Archivio for giugno, 2017

Lettera dal Venezuela alle Italiane e agli Italiani

Lettera dal Venezuela alle Italiane e agli Italiani

Tratto da: http://us14.campaign-archive1.com/?e=&u=6ca95c9509387f6e0c488904d&id=922ce802da

Pubblichiamo una importante lettera sottoscritta da diversi connazionali in Venezuela e inviata agli italiani, sulla strumentalizzazione della “presenza italiana” in questo paese – fatta in più occasioni anche da dirigenti politici e di Governo – e sulla (dis)informazione a senso unico che è rilanciata dai maggiori media italiani sul paese sudamericano. (Segue testo integrale)

 

“Care italiane, cari italiani, cari connazionali,

leggendo nei siti on line di gran parte dei quotidiani italiani ed ascoltando i report radiofonici e televisivi emessi dalla Rai e da altre catene, abbiamo purtroppo registrato che rispetto ai fatti venezuelani, vige una informazione a senso unico che rilancia esclusivamente le posizioni e le interpretazioni di una delle parti che si confrontano.

Abbiamo anche letto e ascoltato spesso che l’attenzione prestata alla situazione venezuelana viene giustificata per la presenza in Venezuela di una “consistente comunità italiana o di origine italiana” in sofferenza e che sembrerebbe essere accomunata in modo unanime alle posizioni dell’opposizione.

Noi sottoscrittori di questa lettera, siamo membri di questa comunità. Ma interpretiamo in modo assai diverso l’origine e le cause della grave situazione che attraversa il paese dove viviamo da tanti anni e dove abbiamo costruito la nostra vita e formato le nostre famiglie. Siamo in questo paese perché vi siamo arrivati direttamente o perché siamo figli e nipoti di emigrati italiani che raggiunsero il Venezuela nel dopoguerra per emanciparsi dalla situazione di povertà o di mancanza di opportunità e di lavoro in Italia.

In tanti abbiamo condiviso e accompagnato il progetto di socialismo bolivariano proposto da Chavez e proseguito da Maduro, sia come militanti o elettori, sia partecipando direttamente il progetto di un Venezuela più giusto e solidale.

Ciò che era ed è per noi inaccettabile è che in un paese così bello e ricco di risorse e di potenzialità, decine di milioni di persone vivessero da oltre un secolo in una situazione di oggettiva apartheid, al di fuori da ogni opportunità di emancipazione sociale e quindi senza i diritti essenziali che sono quelli di una vita dignitosa, cioè quello delle reali condizioni di vita, di lavoro, di educazione, di servizi sanitari pubblici, di pensioni per tutti.

Questa situazione è durata in Venezuela per oltre 100 anni e bisogna chiedersi perché, soltanto all’inizio di questo secolo, con Hugo Chavez, per la prima volta nella storia di questo paese, questi problemi sono stati affrontati in modo deciso. E come mai, prima, questo non era accaduto. Chi oggi manifesta nelle strade dei quartieri ricchi delle città del nostro paese, gridando “libertà!” dove stava, cosa faceva, di cosa si occupava, prima che Chavez fosse eletto in libere elezioni democratiche ?

In questi anni, diverse agenzie dell’Onu e l’Onu stessa, hanno certificato che il Venezuela è stato tra i primi paesi al mondo nella lotta alla povertà, all’analfabetismo, alla mortalità infantile, raggiungendo risultati che non hanno confronti per la loro entità, rapidità e qualità.

Si citano la mancanza di prodotti di primo consumo e di farmaci, ma nessuno dice che è in atto una azione coordinata di accaparramento e di speculazione che ha fatto lievitare i prezzi e fatto crescere in modo esponenziale l’inflazione. Chi ha in mano il settore dell’importazione di questi prodotti ? Alcune grandi e medie imprese private per giunta sovvenzionate dallo Stato. La penuria di questi prodotti è in realtà l’effetto dell’inefficienza di questi gruppi privati nel migliore dei casi, o piuttosto dell’uso politico che essi stanno operando, analogamente a quanto avvenne in Cile, nel 1973 per abbattere il governo democratico di Allende.

E’ evidente che l’obiettivo principale di questa specie di rivolta dei ricchi (perché dovete sapere che le rivolte sono situate solo nei quartieri ricchi delle nostre città) sia rimettere in discussione tutte le conquiste sociali raggiunte in questi anni, svendere la nostra impresa petrolifera e le altre imprese nascenti che operano in settori strategici, come il gas, l’oro, il coltan, il torio scoperti recentemente e in grandi quantità nel bacino del cosiddetto arco minero: l’obiettivo di questi settori sociali è tornare al loro mitico passato, un passato feudale in cui una piccola elite godeva di tanti privilegi e comandava sul paese, mentre decine di milioni languivano nell’indigenza.

Noi non abbiamo una verità da trasmettervi; abbiamo però tante cose che possiamo raccontare e far conoscere agli italiani in Italia. Che possiamo dire ai vostri giornalisti e ai vostri media. A partire dal fatto che la comunità italiana non è, come oggi si vuol dare ad intendere, schierata con i violenti e con i vandali che distruggono le infrastrutture del paese o con i criminali che hanno progettato e che guidano le cosiddette proteste che non hanno proprio nulla di pacifico.

La comunità italiana in Venezuela è composta di circa 150 mila cittadini di passaporto e oltre 2 milioni di oriundi. Questi cittadini, che grazie alla Costituzione venezuelana approvata sotto il primo governo di Hugo Chavez possono avere o riacquisire la doppia cittadinanza, hanno vissuto e vivono insieme agli altri venezuelani i successi e le difficoltà di questi anni. Gran parte di loro hanno sostenuto e sostengono il processo di modernizzazione e democratizzazione del Venezuela. Molti di loro sono stati e sono sindaci, dirigenti sociali e politici, parlamentari della sinistra, imprenditori aderenti a “Clase media en positivo”, ad organizzazioni cristiane come Ecuvives ed hanno sostenuto e sostengono il processo bolivariano. Diversi di loro hanno partecipato alla stesura della Costituzione, che molto ha preso dalla Costituzione italiana. In gran parte hanno sostenuto Hugo Chavez e sostengono Maduro, opponendosi alle manifestazioni violente e vandaliche organizzate dai settori dell’ultra destra venezuelana.

Un’altra parte, limitata, come è limitata l’elite venezuelana, è sulle posizioni dell’opposizione. Grazie a sostegni finanziari esterni svolgono una continua campagna di diffamazione del Venezuela bolivariano in molti paesi, compresa l’Italia.

L’Ambasciata italiana censisce una ventina di associazioni italiane in Venezuela. Si tratta di associazioni costituite sulla base della provenienza regionale dei nostri emigrati, veneti, campani, pugliesi, abruzzesi, siciliane, ecc. che aggregano circa 7.000 soci e che intrattengono relazioni stabili con l’Italia e le proprie regioni. Solo alcune di queste associazioni, insieme a qualche giornale sovvenzionato con fondi pubblici italiani, hanno svolto in questi anni, in piena libertà, una campagna di informazione contro l’esperienza bolivariana; esse hanno costituito talvolta le uniche “fonti di informazione” privilegiate e accreditate da diversi organi di stampa italiani.

Ma questa non è “la comunità italiana” in Venezuela. Ne è solo una parte limitata, le cui opinioni vengono amplificate da alcuni organi di informazione. Il resto della comunità italiana e il resto del mondo degli oriundi italo-venezuelani si organizza e si mobilità in questo paese nello stesso modo in cui si mobilita e si organizza il resto del paese. Vi è chi è contro e chi è a favore del processo bolivariano.

Da questo punto di vista, non vi è alcun pericolo per la collettività italiana in Venezuela. Come in ogni paese latino americano, e come dovunque, si parteggia e si lotta con visioni politiche e sociali differenti.

Strumentalizzare la presenza italiana in Venezuela è un gioco sbagliato, pericoloso e che non ha alcun fondamento se non l’obiettivo di alimentare lo scontro e la menzogna.”

 

Caracas, Venezuela, 23 giugno 2017

 

Giulio Santosuosso – Caracas,
Donatella Iacobelli – Caracas,
Mario Cavani – Cumana,
Cecilia Laya – Caracas,
Angelo Iacobbi Por la Mar – Margarita,
Michelangelo Tavaglione – Maracay,
Giordano Bruno Venier – Caracas,
Mario Neri – Caracas,  
Isa Carascon – Caracas,
Franca Giacobbe – Valencia,
Alfredo Amoroso, Caracas
Evedia M. Ochoa – Caracas,
Beda Sanchez – Caracas,
Antonio Mobilia – Caracas,
Ennio Di Marcantonio V. – Caracas,  
Fulvio Merlo – Caracas,  
Pietro Altilio – Caracas,
Luca Spadageo – Caracas,
Celestino Stasi – Maracay,
Luigino Bracci – Caracas,
Sandra Emanuela Neri – Caracas,
Immacolata Diotaiuti – Caracas,
Stella Coiro – Valencia,
Nancy Guerra – Caracas,
Marco Aurelio Venier – Caracas,
Irving Francesco Sanchez – Caracas,  
Leo Zanelli – Caracas,  
Antonietta  Zanelli – Caracas,
Damaris Alcala – Barcelona,
Giovannina De Vita – Caracas,
Domenico Mosuca – Caracas,
Vittorio Altilio – Caracas,
Marina Yanes – Caracas,
Elio Gallo – Caracas,
Antonio Gerardo Di Santi – Caracas,  
Luisa Fabbro – Caracas,
Vita Napoli – Caracas,
Alfedo Tepedino – Caracas,
Donato Jose Scudiero – Lecheria,
Maria Bernieri – Valencia,
Francesco Misticoni – Caracas,
Gimar Patricia – Valencia,  
Escudiero – Puerto La Cruz,
Margy Rosina Escudiero – El Tigre,
Orietta Caponi – Caracas, 
Mario Gallo – Caracas,
Mercedes de Cavani – Cumana,
Maira Garcia – Caracas,
Arcangelo Manganelli – Valencia,
Franco Altilio – Caracas,
Giuseppe Tramonte – Caracas,
Antonieta Petroni – Guarico,
Nelson Mendez – Puerto la Cruz,
Ennio F. Di Marcantonio – Caracas,
Monica Vistali – Caracas,
Antonio Neri – Barcelona,
Tramonte Andrea – Caracas,
Biagio Scudiero – Lecheria,
Giuliana Geremia – Valencia,
Pasquale di Carlo – Maracay,
Lira Millan – Caracas,
Bruna Mijares – Caracas,
Valeria D’Amico – Caracas,
Maurizio Conforto – Barinas,
Lucia Di Natale – Acarigua,
Antonietta Rivoltella – Puerto la Cruz,
Alessandro Carinelli – Caracas,
Gianni Daverio – Morrocoy,
Giacomo Altilio – Caracas,
Mayira Leandro – Puerto la Cruz,
Marta Trappiello – Valencia,
Vincenzo Gallo – Caracas,
Alfonso Bruni – Caracas,
Claudio Manganelli – Valencia,
Maria Eugenia Tepedino – Caracas,
Luigi Puglia – Caracas,
Mariaelena De Vita – Caracas,
Rosanna Percepese – Caracas,
Gabriela Merlo – Caracas,
Vincenzo Policcello – Barquisimeto,
Ada Martínez – Maracay,
Barbara Meo Evoli – Caracas,

Valeria D’Amico – Puerto la Cruz

 

CBantoniogramsci@hotmail.com

 

 

*. Colectivo de Italovenezolanos Bolivarianos
* V.O.I. – Venezolanos de Origen Italiana;
* CEIC – Colectivo Estudiantes de Origen Italiano
* Circulo   Bolivariano Antonio Gramsci

E-Mail: CBantoniogramsci@hotmail.com

“Abbiamo perso il nostro Presidente della Repubblica”

“Abbiamo perso il nostro Presidente della Repubblica”
MAURIZIO ACERBO
Abbiamo perso il nostro Presidente della Repubblica, quello dell’altra Italia che con i suoi scritti e discorsi non ha mai smesso di rappresentare.
Nel corso degli anni Stefano #Rodota‘ e’ stato un punto di riferimento insostituibile per cultura, intelligenza, onestà intellettuale e dirittura morale.
La sua gentilezza e sobrietà sono state il contrario dei vizi che caratterizzano le nostre classi dirigenti.
Lo ricorderemo come il compagno che ha messo il suo sapere e la sua saggezza a disposizione di tutte le lotte per la difesa e l’estensione dei diritti di tutte e tutti.
Il popolo della #Costituzione perde uno dei suoi uomini migliori.
E’ un giorno tristissimo per la sinistra e per la nostra democrazia.
Purtroppo questo paese ha preferito essere governato da furbi e politicanti e non da uomini di valore assoluto come Stefano Rodota’.
rodota

 

Un saluto a Rodotà, militante autentico per i diritti e i beni comuni

Un saluto a Rodotà, militante autentico per i diritti e i beni comuni
Un saluto a Rodotà, militante autentico per i diritti e i beni comuni
 
 
Siamo vicini alla moglie Carla e ai figli in questo triste momento. Ricordiamo Stefano Rodotà come uomo giusto e generoso e come militante appassionato nelle battaglie politiche e sociali più importanti negli ultimi decenni per far avanzare i diritti universali delle persone.
Lo abbiamo incontrato nella stagione della costruzione del movimento per l’acqua nel nostro Paese e nella battaglia referendaria di 6 anni fa, non solo al nostro fianco per affermare il diritto all’acqua e ai beni comuni, ma come protagonista anche di un’elaborazione teorica innovativa sui beni comuni, senza la quale quella battaglia non avrebbe avuto la qualità e la diffusione che ha realizzato.
Andremo avanti nel nostro impegno e nel nostro lavoro contro le logiche di mercificazione dei beni comuni, con la consapevolezza che il contributo che ad esso ha dato Stefano Rodotà continuerà a vivere.
Roma, 23 Giugno 2017.
                              
 
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
rodota

 

LA SALUTE E’ UN NOSTRO DIRITTO, NON IL VOSTRO BUSINNES

LA SALUTE E’ UN NOSTRO DIRITTO, NON IL VOSTRO BUSINNES

IL GRUPPO CONSILIARE MILANO IN COMUNE INVITA AL CONVEGNO

LA SALUTE E’ UN NOSTRO DIRITTO, NON IL VOSTRO BUSINNES

24 GIUGNO 2017 DALLE ORE 9.00 AL CAM GARIBALDI – CORSO GARIBALDI ,27 MILANO

NE DISCUTERANNO,  TRA GLI ALTRI, BASILIO RIZZO, VITTORIO AGNOLETTO, FULVIO AURORA, ALBAROSA RAIMONDI, ANTONIO CLAVENNA.

DI SEGUITO ED IN ALLEGATO IL PROGRAMMA

Lunghe liste di attesa, rette salatissime per le RSA, gestori al posto dei medici di base: ecco come si distrugge la sanità pubblica. L’obbligo di 12 vaccinazioni: scelta politica o evidenza scientifica ?

 La salute è una dimensione fondamentale della vita di ogni essere umano . Il diritto alla salute è sancito in modo preciso dall’art. 32 della nostra Costituzione : “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” Tale diritto è fortemente messo in discussione dai tagli al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), dal sostegno all’avanzata di interessi privati in campo sanitario, dal costo esorbitante dei farmaci, dalle non casuali e infinite liste di attesa.

La regione Lombardia rappresenta la punta avanzata della distruzione del SSN; ultimo atto di questa privatizzazione selvaggia è la delibera che istituisce i “gestori” per i malati cronici.

Il governo mentre finge di non accorgersi che milioni di cittadini rinunciano alle cure a causa della loro precaria condizione economica, lancia l’allarme epidemie e vara un piano sui vaccini sul quale pesa il sospetto di rispondere più a ragioni di contingenza politica che a una precisa valutazione scientifica.

 Il percorso di Milano in Comune e della Rete delle Città in comune

Basilio Rizzo, Consigliere Comunale Milano in Comune

Come si distrugge la sanità pubblica

Vittorio Agnoletto, medico, docente all’Università Statale, Milano

 Ricoveri in RSA, assistenza domiciliare: chi deve pagare le rette?Fulvio Aurora, associazione Medicina Democratica

La delibera regionale sui malati cronici: dal medico di base al manager

Albarosa Raimondi, medico, esperta in organizzazione sanitaria

Le politiche sui vaccini: scelte politiche o evidenze scientifiche?

Antonio Clavenna, medico, Istituto Mario Negri, Milano

Gruppi di lavoro sui temi proposti

 Conclusioni: Vittorio Agnoletto e un portavoce di Milano in Comune

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G8 Genova, Acerbo: «L’Europa conferma la mattanza cilena e che fu tortura. Ora il reato, senza se e senza ma»

G8 Genova, Acerbo: «L’Europa conferma la mattanza cilena e che fu tortura. Ora il reato, senza se e senza ma»

COMUNICATO STAMPA

G8 GENOVA – ACERBO (PRC): «L’EUROPA CONFERMA LA MATTANZA CILENA E CHE FU TORTURA. ORA IL REATO, SENZA SE E SENZA MA»

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

«Una nuova condanna da parte della Corte di Strasburgo per quella mattanza cilena dei giorni del luglio 2001 a Genova. Questa sentenza dimostra quello che andiamo dicendo ormai da troppi anni e cioè che quella delle forze dell’ordine fu tortura: il Parlamento continua a tergiversare sull’istituzione del reato, mentre l’Europa con ogni evidenza ha preso posizione e condannato quella macelleria messicana. A noi che c’eravamo resta la profonda consapevolezza che avevamo ragione, in quei giorni contro il G8, e che quelle violenze sono una pagina nera di questo Paese, una ferita che mai si rimarginerà. Chiediamo al Parlamento, in nome di Carlo Giuliani e di tutte le persone che vennero massacrate di botte ed umiliate alla Diaz e a Bolzaneto, di ascoltare se non noi almeno i moniti dell’Europa».

22 giugno 2017

Torino – Locatelli (Prc-Se): «L’assedio militare e gli scontri a Piazza Giulia inammissibili. Chi li ha ordinati se ne vada a casa!»

Torino – Locatelli (Prc-Se): «L’assedio militare e gli scontri a Piazza Giulia inammissibili. Chi li ha ordinati se ne vada a casa!»

Ancora una volta Torino è stata teatro di scontri e violenze assurde, inammissibili.

Scontri e violenze scatenate ieri sera a seguito dello stato d’assedio in cui è stata posta Piazza Giulia e quartieri limitrofi dalle forze di polizia intervenute in tenuta antisommossa.

La motivazione: far rispettare l’inutile ordinanza proibizionista della Sindaco Appendino che fa divieto di consumo di alcolici da asporto dalle ore 20. Ma a qualcuno sembra normale che i controlli vengano effettuati da pattuglie di poliziotti in tenuta antisommossa con tanto di scudi? Che vengano fatti oggetto degli scontri in maniera del tutto indiscriminata giovani, cittadini, avventori? No che non è normale!

Un intervento di questo genere non può che suonare provocatorio e suscettibile di ingenerare tensioni e proteste del tutto prevedibili e anche legittime. Siamo al limite di una stato paranoico.

Dopo aver svicolato sulle proprie responsabilità circa i gravi accadimenti di piazza San Carlo del 3 giugno, ci sono istituzioni che reagiscono con un inasprimento repressivo delle condotte sociali e dei conflitti che attraversano una città interessata oltre che da crescenti disuguaglianze, disagio sociale, da domande di socialità e cambiamento.

La strategia del controllo sociale fondato sulla militarizzazione della città e l’escalation dell’uso della forza oltre che ingiusta, antidemocratica, è una strategia fallimentare.

Chiediamo di fermarsi in tempo prima di fare ulteriori danni.

Chi ha suggerito e ordinato l’assedio militare di Piazza Giulia e scatenato cariche violente deve andarsene a casa!

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se Torino

Torino, 21 giugno 2017

La testimonianza di Maurizio Messina (Sinistra X Roma Municipio 9) di ritorno dal Venezuela

La testimonianza di Maurizio Messina (Sinistra X Roma Municipio 9) di ritorno dal Venezuela

La testimonianza di Maurizio Messina (Sinistra X Roma Municipio 9) di ritorno dal Venezuela

Nei giorni 11 – 12 – 13 maggio si è tenuto a Caracas un evento internazionale organizzato dalle istituzioni del Governo Bolivariano sul tema dell’Assemblea Nazionale Costituente.  Erano presenti 74 delegati in rappresentanza di 36 paesi, di cui 7 europei (Spagna, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Russia). La gran parte erano paesi latinoamericani e del Caribe, ma era presente anche l’India. Per l’Italia l’invito è stato rivolto a Rifondazione Comunista, che ho rappresentato in quel contesto.

L’iniziativa aveva lo scopo di far conoscere a soggetti internazionali la situazione del paese da vicino, smontando le bugie diffuse dai media mondiali legati a multinazionali o a potenti famiglie, e in seconda istanza illustrare il processo di Assemblea Costituente appena iniziato.

La prima cosa che salta all’occhio è che Caracas è una città normale, non in stato d’assedio, come si può pensare leggendo giornali e guardando TV occidentali. Per le strade la gente vive la vita normalmente: va al lavoro, aspetta il bus, passeggia, fa acquisti, i centri commerciali il sabato pomeriggio sono affollati come nelle nostre città. Si notano in centro folti presìdi di poliziotti disarmati e non in stato di allerta, dislocati nei punti strategici dove generalmente si presenta l’opposizione di piazza.

Le violenze e le manifestazioni dell’opposizione. Di seguito alcune riflessioni. I focolai di violenza sono limitati a 4 – 5 quartieri nella città, mentre nel 2014 i focolai contemporanei erano una quindicina, quindi l’estensione della protesta stavolta pare più limitata. Anche l’intensità della violenza è minore del 2014, nonostante le tragiche morti. La partecipazione alle violenze è limitata a piccoli gruppi di giovani e giovanissimi, di orientamento fascista, che hanno la gestione della piazza, come abbiamo potuto verificare di persona. La partecipazione di gente più moderata sta diminuendo, anche per una certa stanchezza. Tuttavia gli scontri sono destinati a continuare perché la cabina di regia internazionale ha bisogno di tenere alto il livello del conflitto con lo Stato per poter proseguire con la campagna mediatica di bugie. Gli scontri generano comunque un indubbio disagio, specie quando riescono a bloccare le arterie centrali della città ed impediscono alla gente di andare a lavorare, oltre a provocare danni materiali (in quasi ogni manifestazione viene bruciato un bus) ed alle strutture pubbliche (ospedali, ambulatori, scuole, asili, ecc….) e private oggetto di devastazione Ma si teme una crescita del livello di scontro, di cui già si sono viste le avvisaglie con l’assalto ad una caserma dell’esercito, rimasto per ora a livello dimostrativo, e con l’utilizzo di armi non proprio leggere, come esplosivo, bazooka e così via. Per non parlare dei cecchini appostati sui tetti.

E’ probabile che nella prossima fase l’opposizione violenta faccia un salto di qualità, con l’utilizzo di armi più sofisticate e/o la scelta di obiettivi di livello: in rete circolano già istigazioni agli assassini mirati di personalità politiche nel paese o fuori e suggeriscono di ricorrere al sicariato internazionale. L’esperienza dei sicari nella vicina Colombia per eliminare fisicamente i comunisti e i militanti di sinistra in genere è conosciuta.

Questo potrebbe portare ad una la reazione dura da parte dell’esercito e della polizia (che fronteggiano la piazza disarmati e finora hanno tenuto un basso profilo) che porterebbe ad una degenerazione dello scontro fra Stato ed opposizione preludio alla tanto desiderata (dall’opposizione) guerra civile che spalancherebbe la porta ad un intervento straniero (USA? Coalizione stati latinoamericani fedeli agli USA? Le due cose insieme?). Di certo sarebbe una tragedia dagli esiti imprevedibili, ma un bagno di sangue garantito. Di certo, anche se questa strategia ha preso avvio sotto la presidenza Obama, con l’arrivo di Trump non ci sarà da aspettarsi di meglio, anzi.  Molti morti sono stati casuali, avvenuti lontano dagli scontri: qualcuno è stato colpito da cecchini per caso, 9 sono rimasti uccisi folgorati durante un saccheggio di un negozio di elettrodomestici a causa della caduta di un cavo dell’alta tensione, qualcuno ucciso dai Vigili Urbani (che sono stati incriminati).

A livello politico la destra internazionale sta lavorando molto bene nell’isolamento del Venezuela, prova ne sia la vergognosa sessione dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) del 3 aprile che con una presidenza usurpata (toccava alla Bolivia ed è stata occupata dal Messico), con una votazione invalida per non aver raggiunto la maggioranza richiesta dalla regola, ha condannato il Paese, dando origine cronometricamente alla fase più acuta degli scontri di piazza. Un altro golpe bianco favorito da una non più nutrita presenza di paesi progressisti, a cui il Venezuela ha reagito uscendo dalla OEA stessa. Per non parlare delle condanne fotocopia dei paesi UE che recitando a copione accusano senza uno straccio di prova il Venezuela di repressione violenta delle dimostrazioni pacifiche, di governo dittatoriale, di stato illiberale e così via. Di fatto i paesi amici del processo bolivariano si sono assottigliati: Brasile, Argentina, Messico, Colombia, Canada sono vassalli degli USA.

La crisi economica è reale ed è ammessa dal governo, ma è indotta. I generi di prima necessità scarseggiano nei quartieri popolari (ma sono ben presenti nei centri commerciali a prezzi occidentali e quindi inaccessibili a una parte della popolazione) ed anche i medicinali scarseggiano. Al mercato nero però si trova tutto, a prezzi carissimi. Eppure il PIL, che negli ultimi 2 anni si è leggermente ridotto e nel 2015 si è attestato ai livelli del 2011, è comunque di molto superiore a quello degli ultimi decenni. Il tasso di disoccupazione è del 6%, il consumo di alimenti è rimasto costante negli ultimi 4 anni, superiore a quello degli anni passati, come ci ha illustrato l’economista Pascualina Cursio, ed il tasso di mortalità per denutrizione è in discesa da anni.

I meccanismi di guerra economica sono iniziati nel 2004 ed hanno avuto un picco nel 2013. Venezuela è oggetto di un processo di riduzione di beni programmato e selettivo. Selettivo perché i beni di prima necessità da far sparire dal mercato sono stati scelti con cura, in modo da provocare la reazione popolare, programmato perché c’è una cabina di regia dietro a questo processo. Frutta e verdura sono presenti nel mercato perché prodotti da piccoli contadini. Mais, latte e caffè sono prodotti da grandi imprese nazionali e multinazionali e per questo scarseggiano.  Infine c’è il Bloqueo financiero internacional, che strangola il paese. Le istituzioni internazionali che erogano crediti, come il FMI, impongono tassi molto sfavorevoli e di molto superiori a quelli praticati agli altri paesi.

Da destra, il conflitto è pilotato verso una soluzione simile a quella del Cile 1973, con il golpe strisciante in atto. E’ vero che durante le presidenze di Chavez e Maduro sono state consegnati 1.600.000 appartamenti a famiglie bisognose e sono stati incrementati i salari minimi, che la sanità e l’istruzione (fino all’Università) sono gratuite, etc. ma con la pancia vuota si fa presto a cambiare opinione: l’esempio del Cile di Allende è ancora fresco e da manuale, mi pare che la destra fascista voglia percorrere la stessa strategia, anche se i militari sono fedeli alle istituzioni.

Se il Venezuela tiene ed arriva alle elezioni del 2018 in piedi ci sono probabilità che le elezioni in altri Paesi vadano bene (Brasile, Paraguay, Honduras il prossimo novembre) e quindi si rimetta in moto la lunga marcia di liberazione dal neoliberismo. Se invece l’esperienza chavista si arresta, si mette a rischio il modello progressista in America Latina per come lo abbiamo conosciuto dall’inizio secolo ad oggi ed anche gli altri paesi che resistono sono destinati all’isolamento ed alla caduta sotto l’offensiva della destra mondiale.

A livello mediatico infine si gioca buona parte della partita. I media internazionali senza eccezioni sono tutti schierati nella condanna senza appello del Venezuela che viene dipinto come ormai avviato alla dittatura, mentre la popolazione, guidata da un manipolo di eroi sprezzanti dei rischi che corrono sfidando la polizia “pacificamente”, starebbe per insorgere e viene repressa. E’ la cosa più ignobile che si sia mai vista e sentita. Perché anche i media considerati progressisti hanno fatto il salto della barricata e sono passati dalla parte della destra mondiale, riprendendo e diramando informazioni false o ampiamente manipolate in maniera acritica o addirittura compiacente. In rete circolano filmati e foto clamorosamente falsi, ma diffusi ampiamente.

In Italia tutti i giornali, da quelli berlusconiani a Repubblica, fino al Fatto Quotidiano, e le TV con la RAI in testa e senza eccezioni sono schierate con la destra. Quando si parla di Venezuela (non molto frequentemente per la verità) si diffondono solo menzogne. Anche al Manifesto qualcuno comincia a vacillare sotto i colpi dei mainstream.

L’Assemblea Nazionale Costituente. Per fronteggiare la situazione e ridare voce al popolo il governo ed il Presidente Maduro hanno deciso di convocare l’Assemblea Nazionale Costituente, aperta a tutto il popolo, per rimettere mano alla Costituzione e adeguarla alle mutate esigenze che il Paese sta vivendo. L’Assemblea sarà composta di membri eletti da tutta la popolazione e fra i settori popolari che costituiscono il paese: operai, contadini, giovani e studenti, Indigeni, pescatori, …… . Verranno consultati i consigli comunali, sindacati, organizzazioni delle donne, ambientalisti, mondo della cultura, Clap, ecc…. I membri della ANC saranno eletti da tutto il popolo per votazione diretta, universale e segreta. L’ANC sarà sovrana e delibererà in merito alla costituzione venezuelana. Come si vede è cosa ben diversa dalle primarie di partito, come erroneamente sono state bollate.

Il processo è già partito, come ci hanno illustrato Elias Jaua, Presidente della Commissione Presidenziale, Adan Chavez, Segretario della Commissione ed il Presidente Maduro. La convocazione della Costituente è perfettamente legale, infatti, l’art. 348 della Costituzione recita testualmente: “L’iniziativa di convocazione dell’Assemblea Nazionale Costituente può essere presa dal Presidente della Repubblica in Consiglio dei Ministri; dall’Assemblea Nazionale, mediante accordo dei due terzi dei suoi membri; dai Consigli Municipali in consiglio comunale, mediante il voto dei due terzi degli stessi; o dal quindici percento degli elettori iscritti ed elettrici iscritte nel Registro Civile ed Elettorale.”  

La convocazione dell’ANC è avvenuta mediante il Decreto Presidenziale n° 2380, approvato nel Consiglio dei Ministri il giorno 1 maggio 2017.   Il Presidente, con il Decreto n° 2381 ha anche designato la Commissione Presidenziale che ha iniziato un ampio processo di consultazioni nei settori sociali, economici, politici, culturali e religiosi del paese per definire le basi di lavoro e l’agenda delle attività del processo costituente.

Con la Costituente il governo si propone comunque di:

  • Varare un nuovo modello di economia produttiva, mista e diversificata,
  • Ampliare le competenze della Giustizia per sradicare l’impunità dei delitti, combattere il crimine organizzato, la corruzione, il contrabbando, il narcotraffico, il terrorismo,
  • Riconoscere dei nuovi soggetti del potere popolare, come le Comuni e i Consigli Comunali,
  • Rafforzare la difesa della sovranità della nazione e la protezione contro l’interventismo straniero,
  • Rafforzare l’identità nazionale e il carattere pluri-culturale del paese,
  • Garantire il diritto al futuro dei giovani, e all’uso libero e cosciente delle tecnologie, al lavoro degno, la protezione delle madri giovani, l’accesso alla prima casa,
  • Sviluppare la protezione della biodiversità e la cultura ecologica nella società.

La destra, almeno quella fascista, che controlla la maggioranza del Parlamento, dopo una prima fase di dubbi ha deciso di non partecipare al processo costituente e chiede le elezioni presidenziali. Non si capisce bene a che titolo, visto che il Venezuela, come tutti i paesi latino-americani e non solo, è una repubblica presidenziale e quindi il Presidente può esercitare il suo mandato a prescindere dalla composizione del Parlamento, come avviene per esempio, a parti invertite fra destra e sinistra, anche in Argentina, com’è avvenuto in passato anche negli USA di Clinton, senza che nessuno si scandalizzasse o mettesse in discussione la presidenza.

Per ottenere la pace nel Paese serve ripensare quindi il modello istituzionale, in modo da poter garantire l’esercizio legittimo delle funzioni dei poteri pubblici, mentre l’attuale costituzione non contiene meccanismi sufficienti per difendersi dalla situazione di guerra economica attuale. Ma non sarà elaborata una “nuova Costituzione” ma rivisitata quella attuale e resa più funzionale alle mutate necessità del Paese.

Ci sono rischi che la destra, che ha deciso il boicottaggio attivo, possa inficiare il processo costituente, sicuramente in parlamento, con l’ostruzionismo e in piazza, impedendo fisicamente che si tengano le riunioni consultive.

Dal successo della Costituente dipenderà molto la tenuta dell’esperienza bolivariana. E’ la maniera pacifica e partecipativa, secondo il modello chavista, contrapposta alla violenza della destra fascista.

 

Maurizio Messina
Maggio 2017

Montanari risponde a Mieli: la nostra sinistra parte dal basso

Montanari risponde a Mieli: la nostra sinistra parte dal basso

Montanari risponde a Mieli: la nostra sinistra parte dal basso

Caro direttore,

provo a rispondere ad alcune delle questioni sollevate dall’impegnato editoriale di Paolo Mieli pubblicato ieri.

L’assemblea del Teatro Brancaccio non c’entrava nulla con Libertà e Giustizia, ma era stata convocata da due semplici cittadini (Anna Falcone ed io), e ha dato la parola (per quattro quinti del suo svolgimento) ad altri cittadini. Hanno parlato ricercatori, membri di associazioni (da Libera all’Arci: ma a titolo personale), volontari, giornalisti, professionisti. Accomunati da un’idea: l’urgenza di rappresentare in Parlamento quella metà degli italiani che non vota più, e che è anche la parte più debole di questo paese.

È un’idea nata dall’esperienza referendaria: perché il 4 dicembre hanno votato anche alcuni milioni di italiani che di solito non lo facevano. E che ora non trovano niente che li rappresenti, a sinistra.

Abbiamo invitato anche i politici di professione: anche i protagonisti della lunga stagione dei governi di centrosinistra, e anche coloro che hanno votato sì al referendum. Senza alcuna proscrizione. Ma mettendo bene in chiaro, per il futuro, che il minimo comune denominatore di questa area di cittadinanza è l’attuazione (e non la rottamazione) della Costituzione, e la ricostruzione del ruolo sociale ed economico dello Stato, disfatto nel corso di lunghi anni in cui il centrosinistra italiano si è esplicitamente ispirato alle politiche di Tony Blair. La Costituzione e lo Stato: può darsi che siano obiettivi settari, estremisti o minoritari. A noi non sembra.

Non è questa l’unica singolarità di questa proposta. Che non punta alle primarie, ma ad un processo di partecipazione dal basso: perché non vuole federare le forze politiche esistenti. Vuole invece provare a fare su scala nazionale ciò che si è fatto per esempio a Padova: dove una coalizione civica di sinistra che riuniva anche alcuni partiti ha preso il 22,7 % dei voti. L’assemblea di ieri ha lanciato una proposta: non una o due leadership. Personalmente ho chiarito che non mi candiderò a nulla: ci sono già troppi leaders in cerca di popolo, a sinistra. Mentre qua c’è un popolo che prova a capire come organizzarsi.

Per molti di noi è l’ultimo tentativo prima dell’astensione: perché non riusciamo a votare partiti che praticano o annunciano politiche di destra (il Pd del decreto Minniti, dello Sblocca Italia, della Buona Scuola, del Jobs’act, della ipocrita legge sulla tortura; un M 5 Stelle sempre più imprenditore della paura).

In modi diversi la Grecia, la Spagna, il Portogallo, la Francia e ora anche il Regno Unito contano forze che mettono in discussione i paradigmi portanti del neoliberismo, quelli per cui «lo Stato provvede da sé a eliminare il proprio intervento o quantomeno a ridurlo al minimo, in ogni settore della società: finanza, economia, previdenza sociale, scuola, istruzione superiore, uso del territorio» (Luciano Gallino). A chi, ieri, era al Teatro Brancaccio non interessano le geometrie variabili delle mille formazioni che sorgono e tramontano a sinistra del Pd, ma interessa comprendere se anche in Italia una forza del genere può provare ad affermarsi.

Tomaso Montanari

I nuovi treni promessi dall’assessore Sorte… sono già in ritardo

I nuovi treni promessi dall’assessore Sorte… sono già in ritardo

Editoriale tratto dall’Informatore di Vigevano di giovedì 15 giugno 2017, a firma del direttore Mario Pacali

I nuovi treni promessi dall’assessore Sorte… sono già in ritardo
L’annuncio il 31 maggio scorso a Mortara: entro dieci giorni saranno in servizio

VIGEVANO –

Evidentemente si tratta di un problema di linea. Ferroviaria, ovviamente. Decisamente sfortunata per non dire peggio. Al punto che anche i 4 nuovi treni promessi dall’assessore regionale Alessandro Sorte il 31 maggio scorso a Mortara e che avrebbero dovuto prendere servizio “entro dieci giorni”, sono già in ritardo.

Una teoria che sta avanzando in queste ore parla di una possibile “contaminazione meccanica”: i nuovi mezzi si sarebbero allineati come tempi agli altri convogli più anziani di servizio che percorrono – quando ci riescono e ci sono – la tratta Milano-Mortara.

Perché nessuno può mettere in dubbio le affermazioni dell’assessore regionale, decisamente risoluto nell’affermare che si tratta «di un provvedimento concreto, non solo slogan». «Fra dieci giorni – aveva detto sempre la sera del 31 maggio scorso a Mortara, Sorte – arriveranno 4 treni del valore di 40 milioni di euro per rinnovare quasi totalmente le linee provinciali e di questo territorio. Si tratta di un investimento epocale per questo territorio. Non finisce qua. Compreremo entro fine anno altri 150 milioni di euro di treni e ci sarà un ricambio che cambierà la qualità del servizio».

Vogliamo mettere in dubbio queste parole pronunciate in piena campagna elettorale? Giammai…

Ok, ora basta scherzare. Di promesse ne abbiamo piene le tasche. È dagli anni Novanta che i vari governatori di Regione Lombardia ci assicurano il doppio-binario (in campagna elettorale).

Non contiamo più gli annunci di nuovi treni (sempre in campagna elettorale, sia per politiche che per regionali, e mai visti).

È da decenni che aspettiamo quella stramaledetta strada che ci porta a Milano.

Sono recenti gli impegni per sostenerci nella battaglia per salvare il Tribunale (persa) e per portarci in Città Metropolitana (messi alla porta da chi ci aveva detto “andate avanti”, vero Maroni?).

A breve ci saranno le elezioni per il Pirellone.

Vi aspettiamo, tutti, con le vostre fantastiche promesse.

Le ascolteremo muniti di pitali.

Rifondazione Comunista sostiene lo sciopero nel settore dei trasporti e della logistica

Rifondazione Comunista sostiene lo sciopero nel settore dei trasporti e della logistica

Rifondazione Comunista sostiene lo sciopero nel settore dei trasporti e della logistica

Nel settore dei trasporti e della logistica, gangli vitali della produzione e dell’ accumulazione capitalistica, settore in potente sviluppo su scala planetaria, lo sfruttamento intensivo della forza lavoro non conosce confini . Nel nostro paese lo sviluppo e la riorganizzazione complessiva del settore si è sviluppata da un lato attraverso le privatizzazioni che si sono via via succedute con esiti devastanti, vedi il caso Alitalia come esempio più noto ed eclatante, le liberalizzazioni imposte nel mercato del lavoro su scala Europea, e dall’altro nella gestione della logistica con l’utilizzo del sistema delle cooperative e degli appalti .

Nel Nord Italia, e non solo, in questi anni  un ciclo di lotte importante, di massa e radicali, ha sedimentato nuovi rapporti di forza e consapevolezza tra le lavoratrici e i lavoratori e  una potente tendenza allo sviluppo e all’estensione dei conflitti, alla loro unificazione. Di questo sono stati protagonisti in larga misura  i sindacati di base che hanno saputo raccogliere le esigenze di organizzazione e difesa maturate in questo settore di classe, con qualche eccezione positiva anche nel sindacato confederale come nel caso del riuscito sciopero generale indetto dall’assemblea di base della Filt di Vicenza.
Lo sciopero di domani 16 giugno e la piattaforma che lo sostiene sono un importante passaggio sulla strada, necessaria, dell’unificazione e della generalizzazione delle lotte nell’intero settore.
Per questo lo condividiamo e lo sosteniamo e saremo presenti domani alla giornata di mobilitazione e di lotta.
Enrico Flamini, segreteria nazionale Prc, responsabile lavoro
Paolo Benvegnù, dipartimento nazionale lavoro Prc

Voucher, Acerbo: «Art.1-Mdp non sia complice della truffa ai danni dei lavoratori e della democrazia»

Voucher, Acerbo: «Art.1-Mdp non sia complice della truffa ai danni dei lavoratori e della democrazia»

Voucher, Acerbo: «Art.1-Mdp non sia complice della truffa ai danni dei lavoratori e della democrazia»

COMUNICATO STAMPA

VOUCHER – ACERBO (PRC-SINISTRA EUROPEA): «ART.1 – MDP NON SIA COMPLICE DELLA TRUFFA AI DANNI DEI LAVORATORI E DELLA DEMOCRAZIA»

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-SE, dichiara:«L’annunciata decisione Art.1-MDP di abbandonare l’aula sul voto di fiducia comporta la sicura approvazione della truffa del governo sui voucher. Il voto contrario o l’astensione dei senatori dell’MDP sul voto di fiducia – quello su cui non può arrivare il soccorso di Forza Italia e della Lega – determinerebbe la bocciatura del provvedimento.
Uscire dall’aula significa far abbassare il quorum e consentire l’approvazione del provvedimento che la CGIL ha giustamente definito “schiaffo alla democrazia”.
Con questa scelta – sulla quale spero vi sia un ripensamento – Art.1 Mdp diventerebbe corresponsabile della truffa.
Chi esce dall’aula di fatto vota si alla truffa contro lavoratori e democrazia.
Con quale faccia gli esponenti di MDP si presenteranno sabato alla manifestazione della CGIL?
E’ davvero desolante assistere al reiterarsi dei comportamenti che hanno condotto giustamente i ceti popolari a perdere ogni fiducia nel ceto politico che dice di essere di sinistra».

14 giugno 2017

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per fare il quadro della vicenda riproponiamo articolo di Nina Valoti da il manifesto:

Voucher, un altro schiaffo alla Cgil: la legge prima della piazza

Sindacato sabato in piazza. Fiducia domani sulla manovrina al Senato, Mdp uscirà dall’aula. Ecco come in due mesi hanno sbeffeggiato i referendum

L’ultimo schiaffo di governo e Parlamento alla Cgil è quasi certificato. Oggi o domani la manovra correttiva sarà approvata definitivamente al Senato grazie alla fiducia che sarà chiesta e subito votata. Una fiducia grazie alla quale i nuovi Voucher diventeranno legge prima che il sindacato di Susanna Camusso scenda sabato in piazza al grido di “Rispetto per la democrazia!”.

LA QUESTIONE VOUCHER torna prepotentemente al centro dell’attualità e – verosimilmente – ci rimarrà a lungo. Una crisi di governo minacciata e ora derubricata a uscita dall’aula al momento della fiducia da parte di Mpd. Una manifestazione nazionale a San Giovanni a quasi tre anni dall’ultima tenuta dalla Cgil. Ricorsi alla Cassazione e alla Corte Costituzionale per la cancellazione del referendum poi aggirato dalla reintroduzione di uno strumento praticamente identico. A tre giorni dalla chiamata in piazza del sindacato rosso appoggiato da buona parte della sinistra (oltre a Mdp, Sinistra Italiana e alcuni parlamentari Pd), vale la pena recuperare il filo di una vicenda al confine tra il farsesco e il vergognoso.

I FATTI, ALLORA. Il 17 marzo scorso a sorpresa il governo decide di emanare un decreto che cancella l’intera legislazione sui voucher. Il presidente del consiglio Gentiloni spiega che la decisione è stata presa perché «l’Italia non aveva certo bisogno di una campagna elettorale su temi come questi». Il testo recepisce integralmente il testo del referendum chiesto dalla Cgil raccogliendo oltre 1,1 milioni di firme – quasi 4 in totale se si contano quelle su articolo 18 (testo bocciato dalla Corte Costituzionale), responsabilità solidale negli appalti (che è ripristinata) e Carta dei Diritti universali (con cui si chiede di riscrivere l’intero diritto del lavoro) – e viene convertito in legge dal Parlamento il 22 aprile.

SUL MOMENTO sembra un grande successo di Susanna Camusso e del sindacato di Corso Italia. Che comunque rimane guardingo rispetto alle voci di una reintroduzione postuma dei “buoni lavoro”. Voci che diventano realtà il 26 maggio con la presentazione di un emendamento del relatore alla manovra correttiva. Il deputato Pd Mauro Guerra, un passato da sindaco con Rifondazione comunista e una lunga esperienza nella sinistra Ds, propone il ritorno dei voucher con un doppio strumento: un Libretto per le famiglie e un “contratto” – che contratto non è – per le imprese fino a 5 dipendenti.

Il mancato rispetto della volontà popolare porta la Cgil a indire una manifestazione nazionale per il 17 giugno. Anche la parte del Pd che ha appoggiato Andrea Orlando alle primarie è molto critica: chiede di togliere la norma ma non va oltre.

L’EMENDAMENTO viene approvato da una maggioranza che grida vendetta: renziani, centristi, Forza Italia, Lega. Un emendamento che fa parte del testo della manovra correttiva su cui il governo mette la fiducia. Mdp e Udc escono dall’aula facendo abbassare la soglia di Sì a quota 315, con 142 No. Una maggioranza che non basterebbe al Senato dove la manovrina è arrivata lunedì in commissione e oggi in Aula. La richiesta di Mdp di togliere l’emendamento per poter votare la fiducia ha avuto una risposta molto decisa: la fiducia sul testo è già stata decisa e ha reso inutili gli 800 nuovi emendamenti presentati in Commissione. «Non parteciperemo al voto in Aula», ha ribadito il capogruppo Mdp Maria Cecilia Guerra dopo che l’emendamento per stralciare i nuovi voucher è stato bocciato ieri: «A favore – ha riferito ancora – ci siamo espressi io e i due senatori di M5S, tutti gli altri hanno votato contro. Come annunciato, non possiamo votare la fiducia su questo provvedimento». Al netto della ipotetica assenza dei 16 senatori di Mdp e dei quattro dell’Udc, i voti sicuri per il governo a Palazzo Madama si attesterebbero intorno ai 154, meno della maggioranza assoluta, senza assenze, che ammonta a 161 voti. Ma saranno i centristi a salvare il governo: per loro i nuovi voucher vanno benissimo e «il rapporto politico è venuto meno con Renzi ma non con il premier Gentiloni».

LA REAZIONE DELLA CGIL è decisa. «Tutto questo rende ancora più importante scendere in piazza sabato», commentano gli ultimi eventi da Corso d’Italia. «Se il Senato voterà a favore i nuovi voucher saranno figli di due voti di fiducia». Per questo ieri Susanna Camusso ha mandato una lettera agli quasi 6 milioni di iscritti per chiedere di partecipare ad «una manifestazione nazionale straordinaria perché urgente, perché parla soprattutto di democrazia e perché contesta comportamenti antidemocratici che non hanno precedenti nella storia repubblicana. Il Governo e il Parlamento – scrive il segretario generale della Cgil – non hanno abrogato i voucher ma i referendum, ovvero il diritto dei cittadini di esprimersi. Mai era avvenuta una violazione così palese dell’articolo 75 della Costituzione. Un Parlamento ed un governo che in 35 giorni votano una legge e poi il suo contrario, minano la loro credibilità ed autorevolezza e la stessa fiducia nelle istituzioni». «Non hanno avuto il coraggio – prosegue – di confrontarsi a viso aperto sul merito dei quesiti, ma ci hanno solo impedito con l’inganno di votare ai referendum. Bisogna impedire che questo diventi un precedente per impedire referendum non graditi», conclude Camusso.

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Sono partite le feste di Rifondazione Comunista

Sono partite le feste di Rifondazione Comunista

Sono partite le feste che vedono protagonisti tanti compagni/e di Rifondazione Comunista. Dal 8 giugno al 18 giugno Cassano d’Adda la Festa per la Libertà dei Popoli, Dal 14 giugno al 26 giugno A Novate Milanese RIFOINFESTA 2017, Dal 15 al 18 giugno Milano Cascina Monterobbio FESTA PRC MILANO SUD, Festa Regionale del Prc/SE Lombardia edizione 2017 si terrà dal 22 giugno al 02 luglio 2017 a Cernusco sul Naviglio, dal 6 al 9 luglio Vizzolo Predabissi dal 6 al 9 luglio Vizzolo Predabissi 4^ FESTA di RIFONDAZIONE COMUNISTA di San Giuliano Milanese – Melegnano e Vizzolo a VIZZOLO PREDABISSI,Dal 20 al 30 luglio COMUNISTINFESTA 2017 Cornaredo

http://www.rifondazionemilano.org/nws/le-feste-dellalternativa-le-feste-del-prc/

Elezioni amministrative: prime valutazioni sui risultati e un enorme grazie

Elezioni amministrative: prime valutazioni sui risultati e un enorme grazie

Elezioni amministrative: prime valutazioni sui risultati e un enorme grazie

di Maurizio Acerbo (segretario nazionale PRC-SE) e Raffaele Tecce (responsabile nazionale Enti locali PRC-SE)

I risultati delle elezioni amministrative di ieri evidenziano un dato che l’informazione e le principali forze politiche fanno finta di non vedere: la significativa affermazione di liste civiche e di sinistra alternative al Pd quando si presentano con candidati credibili e sono frutto di lavoro, iniziative sociali  e programmi costruiti dal basso, capaci di aggregare movimenti, associazionismo, settori popolari e protagonismo giovanile. Pensiamo in particolare all’affermazione della coalizione civica a Padova, guidata da Lorenzoni che sfiora il 23% e all’affermazione a Catanzaro di Nicola Fiorita al 22%, per riferirci solo ai maggiori capoluoghi.

A L’Aquila Claudia Cimoroni che con la coalizione sociale, espressione dei comitati e di Rifondazione Comunista, è al 6,27% e il nostro compagno Enrico Perilli risulta il più votato. Importante è l’esperienza genovese della lista Chiamami Genova guidata da Paolo Putti che sfiora il 5% mentre i bersaniani dell’Mpd, alleati come quasi ovunque del Pd ottengono solo il 3%. Anche in questo caso un nostro compagno – il segretario di federazione Davide Ghiglione – risulta il più votato della lista.

E ancora liste e sindaci da noi sostenuti raggiungono buoni risultati: Piacenza 6%, Taranto 9%, Belluno 13%, Frosinone 5%. A Vicenza complessivamente il 4,6%.

In generale rilevanti sono le affermazioni delle liste di sinistra alternativa e movimenti, espressione di una sinistra popolare ed aperta ai nuovi soggetti espressione della crisi, con candidati a Sindaco di Rifondazione Comunista, come a Cuneo con Nello Fierro oltre il 9%, a Cernusco sul Naviglio con Rita Zecchini oltre  il 15% ed a Molfetta con Gianni Porta intorno al 16%, frutto anche di un rapporto unitario con le altre forze dalla sinistra alternativa al Pd come PRC, Possibile, Sinistra Italiana ed a Molfetta anche Mpd.

Anche laddove eravamo l’unico partito a sostenere una lista di alternativa e cittadinanza attiva – come per esempio a La Spezia con il nostro candidato sindaco Massimo Lombardi – abbiamo abbondantemente superato il 4%. Rifondazione è oscurata dai media ma nei territori è presente anche più di sigle che occupano permanentemente gli spazi televisivi.

Rilevante è anche il successo della lista di Sinistra Comune a Palermo, costruita col metodo unitario e dal basso sul modello delle esperienze spagnole (con un impegno generoso ed unitario del PRC, di SI, dell’Altra Europa, dei comitati e del sindacalismo di base), che supera il 7% in una coalizione guidata da Leoluca Orlando, che ottiene la riconferma  al primo turno su un programma basato, in particolare, sulla lotta alle privatizzazioni delle partecipate e l’accoglienza.

Ovviamente ci sono molti altri risultati interessanti e anche evidenti difficoltà e limiti su cui ci soffermeremo nelle prossime ore.

Dal voto, insomma, non emerge assolutamente una ripresa elettorale del PD (che si salva solo dove è in coalizione con verdi o forze civiche e della sinistra come Mpd) né tantomeno il ritorno al bipolarismo con la destra che, invece, effettivamente, quando si unisce (esempio Liguria)cresce.

Il movimento 5 stelle che arriva in pochi comuni al ballottaggio e complessivamente perde voti rispetto agli ultimi anni, registra i risultati peggiori proprio dove si affermano le liste e le coalizione di sinistra e civica che sanno dare una risposta concreta e radicale di partecipazione e di lotta ai bisogni popolari.

I risultati delle liste civiche e di sinistra e delle coalizioni alternative al Pd e il calo del  M5S incoraggiano la costruzione di una lista per le prossime politiche che si costruisca dal basso con un programma di netta rottura con le politiche neoliberiste portate avanti dal Pd.

Un enorme grazie alle compagne e ai compagni di Rifondazione Comunista che in tutta Italia hanno promosso, animato, partecipato, sostenuto le liste e le coalizioni alternative al PD renziano e alla destra. I risultati sono di differente entità ma quasi sempre positivi, a volte persino esaltanti. Anche se invisibili per i media media in tutto il paese ci sono compagne e compagni di Rifondazione che lavorano con umiltà e pazienza unitaria a ricostruire una sinistra degna di questo nome.

Sanità, i dati drammatici del Censis: dodici milioni rinunciano alle cure. Intervista (audio) al dottor Cavallero (Anaao-Assomed

Sanità, i dati drammatici del Censis: dodici milioni rinunciano alle cure. Intervista (audio) al dottor Cavallero (Anaao-Assomed

Sanità, i dati drammatici del Censis: dodici milioni rinunciano alle cure. Intervista (audio) al dottor Cavallero (Anaao-Assomed)

Disparità crescenti, spesa privata e sanità negata sono sempre più i fenomeni chiave del rapporto degli italiani con la sanità. Anche quest’anno il Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentato nell’ambito del Welfare Day 2017, offre un quadro ampio e dettagliato dei principali risvolti sociali dell’evoluzione di uno dei pilastri fondamentali della qualità della vita delle persone e della coesione delle nostre comunità: il sistema sanitario.
Secondo il Censis, sono ormai oltre 12 milioni i nostri connazionali che rinunciano a curarsi o rinviano le cure per motivi economici.
E con il sistema sanitario pubblico quasi al collasso per mancanza di risorse. Rispetto all’anno scorso sono ben un milione in più. Aumenta il ricorso alla sanità privata ma aumenta anche la sanità negata, quella che diventa inaccessibile perché le famiglie non hanno i soldi per pagarla, all’interno di una situazione di disparità crescenti fra le diverse sanità regionali.

Non si ferma il boom della spesa sanitaria privata, rileva il Censis: questa grava sulle spalle degli italiani per 35,2 miliardi di euro nel 2016, con un aumento del 4,2% in termini reali nel periodo 2013-2016 (un aumento maggiore della spesa totale delle famiglie per i consumi, pari a +3,4% nello stesso periodo). Spiega l’istituto: “La conseguenza sociale è un gorgo di difficoltà e disuguaglianze crescenti che risucchiano milioni di persone.
“E’ un sistema in via di privatizzazione di fatto”, sottolinea in una intervista il dottor Giorgio Cavallero, vice-segretario dell’Anaao-Assomed. “E non si capisce perché non si investono soldi pubblici in un settore in cui la domanda è altissima”. L’Anaao-Assomed si sta battendo, tra l’altro, per il rinnovo del contratto di lavoro per i medici del servizio sanitario nazionale ed ha già effettuato e dichiarato alcuni scioperi insieme a tutte le altre sigle del settore.

clicca qui per ascoltare l’intervista a Cavallero

Fonte: http://www.controlacrisi.org/notizia/Welfare/2017/6/7/49562-sanita-i-dati-drammatici-del-censis-dodici-milioni/

Uk, Acerbo: «Successo Corbyn sonora lezione per Blair e i suoi imitatori italiani»

Uk, Acerbo: «Successo Corbyn sonora lezione per Blair e i suoi imitatori italiani»

Uk, Acerbo: «Successo Corbyn sonora lezione per Blair e i suoi imitatori italiani»

COMUNICATO STAMPA

 

Gran Bretagna – Acerbo (Rifondazione Comunista-Sinistra Europea): «Successo Corbyn sonora lezione per Blair e i suoi imitatori italiani»

 

«La sorprendente rimonta del compagno Jeremy Corbyn – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea –  ha smentito le funeste previsioni e le tesi di Tony Blair che si era persino rifiutato di fare dichiarazione di voto a favore del leader di quello che dovrebbe essere il suo partito.

La tesi blairiana che si vince al centro e con un programma a favore del mondo degli affari si è rivelata essere la scusa infondata per giustificare l’abbandono di valori e programmi socialisti e di sinistra, la conversione al neoliberismo e la partecipazione alle guerre imperiali.

La sonora lezione di Corbyn vale anche per gli imitatori italiani di Blair, cioè l’intero gruppo dirigente del centrosinistra, da D’Alema, Veltroni e Fassino fino a Renzi.

Le biografie contano: Corbyn conquista la fiducia dei giovani e della classe lavoratrice perché per trent’anni e’ stato coerentemente schierato dalla parte giusta.

Purtroppo nel centrosinistra italiano, dentro e intorno al PD, non c’è nessun Corbyn ma un ceto politico corresponsabile delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro, dei tagli al welfare, del ricorso alla guerra».

 

9 giugno 2017

jeremy-corbyn

Con Corbyn: il socialismo è vivo, moribonde sono le finte sinistre al servizio del capitalismo liberista

Con Corbyn: il socialismo è vivo, moribonde sono le finte sinistre al servizio del capitalismo liberista

Con Corbyn: il socialismo è vivo, moribonde sono le finte sinistre al servizio del capitalismo liberista

Comunque vadano le elezioni in Gran Bretagna la clamorosa rimonta del compagno Jeremy Corbyn dimostra che una piattaforma socialista è in grado di risvegliare entusiasmo e mobilitare i giovani e i lavoratori. La campagna martellante della stampa inglese contro il comunista e marxista Corbyn si è trasformata in un boomerang.
Corbyn ha dalla sua una biografia di coerente fedeltà agli ideali del socialismo e di battaglie per i diritti dei lavoratori, delle donne, delle minoranze, di gay e lesbiche, di difensore del welfare e di impegno pacifista e antimperialista.
Corbyn è stato all’opposizione della Thatcher e ha contrastato la politica di Blair. Purtroppo in Italia nel PD e tra i fuoriusciti non ci sono biografie come quella di Corbyn ma soltanto imitatori di Blair.
Corbyn può parlare sui palchi dei festival rock senza essere fischiato perchè i giovani ne conoscono la storia e l’integrità.
Il socialismo è vivo, moribonde sono le finte sinistre che si sono messe negli ultimi 25 anni al servizio del capitalismo neoliberista.
C’è bisogno di una sinistra che come afferma Corbyn si batta per il “socialismo del XXI secolo”.
A Corbyn l’abbraccio fraterno di tutte le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista e della Sinistra Europea.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

Paolo Ferrero, vicepresidente del Partito della Sinistra Europea

Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza

Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza

Anna Falcone e Tomaso Montanari

Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza

Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame.
La grande questione del nostro tempo è questa: la diseguaglianza. L’infelicità collettiva generata dal fatto che pochi lucrano su risorse e beni comuni in modo da rendere infelici tutti gli altri.
La scandalosa realtà di questo mondo è un’economia che uccide: queste parole radicali – queste parole di verità – non sono parole pronunciate da un leader politico della sinistra, ma da Papa Francesco. La domanda è: «E’ pensabile trasporre questa verità in un programma politico coraggioso e innovativo»? Noi pensiamo che non ci sia altra scelta. E pensiamo che il primo passo di una vera lotta alla diseguaglianza sia portare al voto tutti coloro che vogliono rovesciare questa condizione e riconquistare diritti e dignità.
Per far questo è necessario aprire uno spazio politico nuovo, in cui il voto delle persone torni a contare.
Soprattutto ora che sta per essere approvata l’ennesima legge elettorale che riporterà in Parlamento una pletora di “nominati”. Soprattutto in un quadro politico in cui i tre poli attuali: la Destra e il Partito Democratico – purtroppo indistinguibili nelle politiche e nell’ispirazione neoliberista – e il Movimento 5 Stelle o demoliscono o almeno non mostrano alcun interesse per l’uguaglianza e la giustizia sociale.
Ci vuole, dunque, una Sinistra unita, in un progetto condiviso e in una sola lista. Una grande lista di cittadinanza e di sinistra, aperta a tutti: partiti, movimenti, associazioni, comitati, società civile. Un progetto capace di dare una risposta al popolo che il 4 dicembre scorso è andato in massa a votare “No” al referendum costituzionale, perché in quella Costituzione si riconosce e da lì vorrebbe ripartire per attuarla e non limitarsi più a difenderla.
Per troppi anni ci siamo sentiti dire che la partita si vinceva al centro, che era indispensabile una vocazione maggioritaria e che il punto era andare al governo. Da anni contempliamo i risultati: una classe politica che si diceva di sinistra è andata al governo per realizzare politiche di destra. Ne portiamo sulla pelle le conseguenze, e non vogliamo che torni al potere per completare il lavoro.
Serve dunque una rottura e, con essa, un nuovo inizio: un progetto politico che aspiri a dare rappresentanza agli italiani e soluzioni innovative alla crisi in atto, un percorso unitario aperto a tutti e non controllato da nessuno, che non tradisca lo spirito del 4 dicembre, ma ne sia, anzi, la continuazione.
Un progetto che parta dai programmi, non dalle leadership e metta al centro il diritto al lavoro, il diritto a una remunerazione equa o a un reddito di dignità, il diritto alla salute, alla casa, all’istruzione.
Un progetto che costruisca il futuro sull’economia della conoscenza e su un modello di economia sostenibile, non sul profitto, non sull’egemonia dei mercati sui diritti e sulla vita delle persone.
Un progetto che dia priorità all’ambiente, al patrimonio culturale, a scuola, università e ricerca: non alla finanza; che affronti i problemi di bilancio contrastando evasione ed elusione fiscale, e promuovendo equità e progressività fiscale: non austerità e politiche recessive.
Un simile progetto, e una lista unitaria, non si costruiscono dall’alto, ma dal basso. Con un processo di partecipazione aperto, che parta dalle liste civiche già presenti su tutto il territorio nazionale, e che si apra ai cittadini, per decidere insieme, con metodo democratico, programmi e candidati.
Crediamo, del resto, che il cuore di questo programma sia già scritto nei principi fondamentali della Costituzione, e specialmente nel più importante: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3).
È su questa piattaforma politica, civica e di sinistra, che vogliamo costruire una nuova rappresentanza. È con questo programma che vogliamo chiamare le italiane e gli italiani a votare.
Vogliamo che sia chiaro fin da ora: noi non ci stiamo candidando a guidarla. Anzi, non ci stiamo candidando a nulla: anche perché le candidature devono essere scelte dagli elettori. Ma in un momento in cui gli schemi della politica italiana sembrano sul punto di ripetersi immutabili, e immutabilmente incapaci di generare giustizia ed eguaglianza, sentiamo – a titolo personale, e senza coinvolgere nessuna delle associazioni o dei comitati di cui facciamo parte – la responsabilità di fare questa proposta. L’unica adeguata a questo momento cruciale.
Perché una sinistra di popolo non può che rinascere dal popolo.
Invitiamo a riunirsi a Roma il prossimo 18 giugno tutti coloro che si riconoscono in questi valori, e vogliono avviare insieme questo processo.

Per François Houtart. Un breve e doveroso omaggio

Per François Houtart. Un breve e doveroso omaggio

Per François Houtart. Un breve e doveroso omaggio

di Giorgio Riolo –

È difficile riassumere la ricchezza della vita, dell’azione e del pensiero, di François Houtart e di ciò che ha rappresentato per la nostra generazione. Instancabile organizzatore e ispiratore. La vera anima internazionalista, senza protagonismo, modesto, come le grandi personalità vere sanno essere.
Il “prete rosso”, come fu definito dai conservatori e dalla destra in Belgio, in realtà egli fece sempre la scelta evangelica, della testimonianza cristiana, del cristianesimo delle origini, per gli ultimi, i poveri, la classe operaia, i contadini. Quella che poi la Teologia della Liberazione definirà “l’opzione preferenziale per gli oppressi”. L’opzione preferenziale per le periferie del mondo, per l’Asia, l’Africa, l’America Latina. Allora il marxismo e il cristianesimo, così come le altre correnti storiche miranti all’emancipazione umana, come strumenti preziosi per la liberazione dei subalterni, dei discriminati, degli oppressi.
Fu uno dei più giovani professori all’Università Cattolica di Lovanio, nella quale insegnava sociologia delle religioni, uno dei consulenti nel Concilio Vaticano II. Fu sempre nelle correnti cristiane e poi dei movimenti sociali per il cambiamento, dalla Teologia della Liberazione ai Cristiani per il socialismo. Sempre a fianco della rivoluzione cubana e della rivoluzione nicaraguense e poi del “socialismo del XXI secolo”, in Venezuela, in Ecuador, in Brasile, in Bolivia ecc.
Fondatore del Centre Tricontinental (Cetri) di Lovanio e della rivista Alternative Sud, nel 1997, con Samir Amin, diede vita al Forum Mondiale delle Alternative, una delle anime originarie del movimento altermondialista e del Forum Sociale Mondiale, da Porto Alegre 2001 in avanti.
Ha scritto molto, numerosi articoli, saggi, libri. La sua riflessione sull’agricoltura contadina su scala mondiale, sulla Teologia della Liberazione, sulla giustizia ambientale, unita sempre alla giustizia sociale, e, negli anni recenti, il suo “Manifesto per il Bene Comune dell’Umanità” rimangono pietre miliari nei processi di emancipazione su scala mondiale.
Recentemente operava a Quito, città nella quale è scomparso all’età di 92 anni, ospite grazie al rapporto storico con Rafael Correa, allievo a suo tempo all’Università Cattolica di Lovanio.
La tempra di François è stata la tempra, sempre più rara, del costruttore, del tessitore, del curatore amorevole delle relazioni umane e delle relazioni politiche per il cambiamento necessario del corso della società e della storia. Suscitatore di coscienze, come fu don Lorenzo Milani, come fu Giulio Girardi, per la giustizia sociale e per un mondo dal volto umano.
Normalmente si dice che ci impegniamo a continuare la sua opera. Qui invece diciamo semplicemente che la sua è una perdita grande, incolmabile.

Mortara: catena umana contro l’insediamento dell’ECOTRASS

Mortara: catena umana contro l’insediamento dell’ECOTRASS

Adriano Arlenghi

7 giugno 2017

Il manifesto di una comunità non indifferente sul balcone del Teatro. Le mani dei tanti che l’avevano firmata ieri con i colori pastello sono state lavate dalla pioggia. La pioggia, tuttavia, non ha potuto togliere dal cuore delle circa 150 persone che hanno attraversato la città ieri in vari momenti della giornata la loro indignazione per una scelta che temiamo ormai presa. L’arrivo in città di una nuova azienda che crea e sparge fanghi.

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Ecco il nostro comunicato ai giornali delle ore 12.

Comunicato stampa

Perdere il senso del luogo dove si vive è una delle cose peggiori che possano accadere ad una città, ad una comunità. Succede quando la città o il territorio vengono investite da scelte e politiche e pratiche inquinanti, depauperatrici degli ecosistemi umani e naturali.

Così è per i fanghi e così sta accadendo nel disinteresse quasi generale in Lomellina. E’ probabile il parere favorevole ,tra pochi giorni o settimane, all’insediamento di una nuova azienda che tratta e vende fanghi: Eco Trass. Una scelta che, se effettuata andrà ad arricchire il titolo di “Lomellina pattumiera della Lombardia”. I motivi della nostra opposizione, i motivi per cui vogliamo tutelare la nostra salute, il nostro ambiente sono noti.

Per questo ieri siamo scesi in piazza. Era nostro dovere etico dire “basta”. Siamo persone comuni, siamo insegnanti, professionisti, pensionati, giovani, anziani, uomini e donne che abitano da sempre in questa terra. Per questo non siamo indifferenti al suo destino. Per questo sempre più spesso facciamo nostro il motto che fu di Don Milani. “ I care”, mi interessa , mi appartiene.

Dire basta. Lo abbiamo detto ieri davanti alle telecamere della televisione regionale, nel pomeriggio giocando ad una diversa rappresentazione del futuro con i nostri bambini con maschere, bolle, mani colorate, percussioni, sino a quando un temporale estivo ha annacquato i nostri colori ma non la nostra determinazione, la nostra passione. Alle 19 abbiamo creato una catena umana di un centinaio di persone che ha attraversato la città sino a Piazza Trento dove abbiamo offerto a tutti una risottata “senza fanghi”. Con una azione di disobbedienza civile abbiamo appeso e fatto scendere sulla piazza dal balcone del teatro il nostro” Ora basta”, decine di mani colorate, il manifesto della nostra indignazione.

Non potevamo non venire in piazza e chiamare la gente ad essere con noi. Non potevamo fare finta di niente e pensare alle vacanze. Non potevamo stare in silenzio accettando passivamente l’ennesimo sfregio alla nostra città, alla nostra comunità. Non è stato un gioco . Ci è costato, tutto questo, tanta fatica, abbiamo speso mari di parole per spiegare a tanti, per capire . Siamo andati ovunque in ogni cantone della Lomellina per raccontare il valore di una terra ecologicamente non deturpata. Con la consapevolezza che di fronte a scelte politiche miopi e sbagliate non potevamo semplicemente stare a guardare. Non potevamo farlo dopo avere guardato negli occhi i nostri bambini e anche i ragazzi delle scuole medie locali che avevamo a classi intere incontrato lunedì scorso ed aver capito che non era sufficiente offrire loro un’esistenza dorata in una terra dei fuochi, insalubre e carica di natura violentata.

La politica deve essere più responsabile delle proprie scelte. Questo abbiamo voluto affermare ieri, con forza , con determinazione. Non eravamo soli, c’erano con noi tanti amici che ci hanno spronato dai social ad andare avanti, c’erano in piazza gli amici di Vigevano Sostenibile con le loro magliette arancioni, quelli del Wwf. In una giornata difficile dal punto di visto meteorologico e per l’ impegno lavorativo.

Non è facile cogliere e rappresentare il pensiero di una città, di una comunità. Questo è certo. Ci sembra però di aver percepito una sempre più profonda e impaziente richiesta di discontinuità.

“Ora basta” ci dicono e ci scrivono molti. Ora basta l’abbiamo urlato nel primo pomeriggio di ieri in Piazza del Municipio davanti alle telecamere della televisione, ora basta l’abbiamo scritto sul lenzuolo bianco appeso sul Teatro . Invitiamo il sindaco di Mortara a non toglierlo. E’ il simbolo di una città che parla di etica, di resilienza, di una nuova dimensione di futuro.
Sgocciola, ancora oggi sgocciola, non per la pioggia caduta ieri, sgocciola di dignità, coerenza e legalità, valori che esso vuole rappresentare. Per questo chiediamo che rimanga lì per sempre: è il manifesto della nostra indignazione.

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Menù della 9^ festa di RIFONDAZIONE COMUNISTA di Vigevano

Menù della 9^ festa di RIFONDAZIONE COMUNISTA di Vigevano

Il servizio di cucina con menù tradizionali e vegetariani sarà aperto nei seguenti orari:

per il pranzo (escluso il venerdì 16) dalle ore 12 alle ore 14,30,

per la cena dalle ore 20 alle ore 22.

E’ gradita la prenotazione telefonica al numero 3426489617 dal martedì al venerdì dalle ore 20 alle ore 22.

Sabato e domenica dalle ore 11, oppure telefonando al numero 3281028046 (dalle ore 20 alle ore 22)

Per il programma completo della festa clicca su questo link:

http://www.rifondazionevigevano.it/programma-9-festa-di-rifondazione-comunista-di-vigevanomenu_festa_2017