Archivio for ottobre, 2017

Video conferenza Andrea Fumagalli su capitalismo e lavoro

Video conferenza Andrea Fumagalli su capitalismo e lavoro

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Solidarietà e appoggio al Segretario Provinciale di Rifondazione Comunista Fed. di Pavia Piero Rusconi

Solidarietà e appoggio al Segretario Provinciale di Rifondazione Comunista Fed. di Pavia Piero Rusconi

Pavia, 18 ottobre 2017
SOLIDARIETA’ E APPOGGIO AL SEGRETARIO PROVINCIALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

PIERO RUSCONI
Lunedì sera in Consiglio Comunale a Pavia è avventa una scena vergognosa.

Durante il dibattito sul referendum indetto dalla Regione Lombardia il nostro Segretario Provinciale Piero Rusconi, che esprimeva le ragioni contrarie allo svolgimento dello stesso con giuste critiche alla gestione Maroni, è stato oggetto di urla ed offese da parte dei sostenitori del SI’, che, nel tentativo di far tacere una voce discorde, hanno dimostrato in questo modo la loro arroganza e maleducazione e il loro strano concetto di democrazia.

Nell’esprimere piena solidarietà ed appoggio a Piero Rusconi contro l’intolleranza leghista e delle destre, ribadiamo le ragioni per cui invitiamo i cittadini a non partecipare al “referendum truffa”.

Il referendum, con un quesito del tutto irrilevante, è completamente inutile, serve solo a far iniziare la campagna elettorale del 2018 a favore della giunta Maroni.

E’ un espediente per indirizzare il disagio dei cittadini verso bersagli sbagliati e per far dimenticare che la Regione Lombardia ha gravi responsabilità nel taglio della sanità pubblica (vedi la chiusura notturna del Pronto Soccorso a Mede, alla quale seguirà Mortara) e nel favorire quella privata a favore dei “soliti noti”, nelle infrastrutture fatiscenti come strade e ponti, nel favorire autostrade deserte e costose come la BRE-BE-MI; la regione ancora vuole la BRONI- MORTARA, mentre la rete ferroviaria è al collasso proprio per responsabilità primaria della Regione.

Vogliono far dimenticare che la Regione Lombardia ha autorizzato il degrado ambientale del territorio con i fanghi, gli inceneritori, la gestione dei rifiuti in mano a grossi potentati economici.

Per questo cercano di intimidire le “voci fuori dal coro”, ma continueremo sul territorio le battaglie per l’ambiente, per trasporti decenti, a favore dei lavoratori, contro la “distrazione di massa” del referendum.

Alaa Nasser
Teresio Forti
Gianni De Paoli
Giuseppe Abbà

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

DELLA FEDERAZIONE DI PAVIA

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Assemblea provinciale pubblica a Pavia

Assemblea provinciale pubblica a Pavia

La nascita di un nuovo soggetto politico a sinistra alternativo alla omologazione liberista e populista degli altri poli, a livello nazionale e’ in dirittura di arrivo.

L’appello lanciato da Anna Falcone e Tomaso Montanari nello scorso mese di giugno e stato accolto da cittadini associazioni e partiti e ora i territori sono urgentemente chiamati a fare la propria parte che e’ la piu’ importante e determinante per un movimento che nasce dal basso per costruire un programma comune veramente alternativo al neoliberismo e al populismo

L’invito a convocare le assemblee 100 piazze per il programma, e all’appello “Per un’alleanza popolare anche in Lombardia” è la concreta predisposizione del movimento Un Alleanza per Democrazia e Uguaglianza a mettersi a disposizione dei cittadini, le associazioni e i partiti per creare uno spazio di tutti che possa portarci alle elezioni nazionali e regionali della Lombardia della primavera 2018 uniti con un programma costruito insieme.

Tutti insieme dovremo costruire un progetto politico innovativo, chiaro, radicale, che possa concretizzarsi in una lista civica e di sinistra unica nel panorama politico, con candidati credibili e
scelti democraticamente nei territori

I promotori pavesi del movimento Adriano Arlenghi, Stefania Costa Barbé, Paolo Ferloni, Massimo Gallina invitano i cittadini, le associazioni e partiti tutti a partecipare e contribuire allo sviluppo del progetto, in particolare proiettando nella dimensione regionale le tematiche proposte nei 10 punti programmatici.

Cosa fare se non incontrarci,
vi aspettiamo tutti a
Pavia, via Garibaldi 69,
Sala San Martino di Tours
Venerdì 27 ottobre ore 20,45

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Appello per Vettorel e Rapisarda ancora agli arresti dopo il G20 di luglio

Appello per Vettorel e Rapisarda ancora agli arresti dopo il G20 di luglio

Pubblicato il 18 ott 2017
Due giovani italiani – Fabio Vettorel e Alessandro Rapisarda – sono ancora agli arresti dalle giornate del 7-8 luglio per avere partecipato alle manifestazioni di protesta contro il vertice del G20 ad Amburgo.

Altri tre – Orazio Sciuto, Riccardo Lupano ed Emiliano Puleo – sono stati finalmente rilasciati in questi giorni.
Questa lunga carcerazione preventiva è assolutamente immotivata viste le evanescenti accuse nei loro confronti. In nessun caso sono emerse prove tali da giustificare il trattenimento in carcere dei nostri connazionali. In alcuni casi emerge la sproporzione fra i reati contestati – disturbo della quiete pubblica e «appoggio psicologico ai manifestanti violenti» – e le misure adottate.

È stato loro rifiutato persino il rilascio su cauzione o gli arresti domiciliari in Germania in attesa del processo.

Vengono trattati come pericolosi criminali dei giovani per il solo fatto di aver partecipato a delle manifestazioni di dissenso nei confronti delle politiche delle classi dominanti.

Non dovrebbe essere la libertà di dissentire il principale valore dell’Europa democratica?

Denunciamo l’abuso dei diritti umani, l’ingiusta detenzione e la discriminazione nei confronti di cittadini comunitari provenienti da altre nazioni dell’Ue.

La Germania che impone la propria visione a tutti i paesi in nome dell’Unione Europea discrimina giovani di altri paesi in maniera plateale.

Cittadini tedeschi che erano accusati per reati analoghi o più gravi sono stati rilasciati!

Ricordiamo che la «prohibition of discrimination» è sancita dall’articolo 14 della Convenzione Europea per la Protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

È assurdo invocare il pericolo di fuga nei confronti di giovani dell’Unione Europea come se non fosse operante nel continente il mandato d’arresto europeo, sostenuto da un amplissimo coordinamento tra polizie.

Tutte le cittadine e i cittadini che credono nei valori democratici non possono che indignarsi e preoccuparsi per quel che sta accadendo alle decine di manifestanti provenienti da altri paesi europei detenuti in questo momento in Germania.

Fabio, Alessandro e gli altri detenuti non tedeschi appaiono vittime di un disegno politico: la loro ingiusta carcerazione è un minaccioso segnale rivolto a tutti coloro che avessero intenzione di protestare in Germania in futuro.

Chiediamo che questi giovani vengano rilasciati e che ricevano un processo giusto ed equo.

Giovanni Palombarini, Associazione nazionale giuristi democratici, Lidia Menapace, Roberto Lamacchia, Gino Sperandio, Cesare Antetomaso, Raffaele Miraglia, Paolo Cacciari, Claudia Piccolino, Fabio Marcelli, Ugo Mattei, Paolo Maddalena, Marco Revelli, Livio Pepino, Giovanni Russo Spena, Leonardo Arnau, Elias Vacca, Franco Berardi, Maurizio Aacerbo, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Giovanna Capelli, Renato Briganti, Raul Mordenti, Italo Di Sabato, Stefano Galieni

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Ventisei ore in quella cella di Amburgo

Ventisei ore in quella cella di Amburgo

Tratto da:http://popoffquotidiano.it/2017/10/17/g20-il-racconto-di-unattivista-arrestata-ad-amburgo-durante-il-g20/

Il racconto di un’attivista arrestata ad Amburgo durante il G20 pubblicato dall’Osservatorio Repressione
Hamburg ist nicht vorbei.

Il racconto di una attivista sull’arresto e il fermo nella Gesa, durante il G20 di Amburgo e delle 26 ore passate lì dentro.

Un racconto che cerca di dare una prospettiva di genere partendo dal corpo. Dedicato a Fabio, Alessandro e tutti i compagni ancora rinchiusi
“This could be heaven for everyone”
“…e poi occupati della tua rete di alleati più stretti/ prenditi cura di chi si prende cura di te/ e adora i rapporti intimi che costituiscono le tue fondamenta”

Il G20 di Amburgo per noi  comincia un anno fa. Quando esce la notizia iniziamo subito a parlarne,  in quasi ogni assemblea si affronta il nodo, costruendo mano a mano la nostra analisi, il nostro punto di vista, cercando di scostarci dal classico binario vertice-contro vertice. Siamo partiti da noi, dal nostro vissuto di migranti, dal nostro collettivo di squattrinati precari italiani a Berlino e abbiamo voluto fin da subito elaborare la nostra narrazione, che fosse la più condivisibile possibile, in cui tutte e tutti quelli che partono per lasciare “casa” in cerca di fortuna si potessero rispecchiare e trovare un pezzetto della propria personalissima storia. Amburgo per noi non è finita. E’ sempre stato un punto di arrivo e una data fissata da cui ripartire. Anche se siamo già proiettati verso il futuro, guardando oltre quei giorni di grande rivolta, che ci porteranno ad un altro meeting, non della stessa portata di massa ma di convergenza politica dal basso, la Amburgo del G20 la continuiamo a sentire sotto la pelle, ci rimbomba nel cervello come un martello pneumatico.
Prove generali di repressione.
LAGER in tedesco vuol dire MAGAZZINO
“L’Estate, l’Amore e la Violenza”
Il corpo di un essere umano all’interno della logistica Hi-Tech*  della repressione tedesca è al pari di un oggetto inscatolato e riposto su uno scaffale dopo essere stato scansionato e controllato. Massimizzato, reso puramente trasparente, liscio, senza sensibilità, senza vita.
Da quando viene prelevato dalla strada fino a quando giace steso in una cella bianca poco illuminata, insonorizzata, asettica, vuota, viene preso, toccato, analizzato, spinto, sottoposto a torsioni e pressioni, giudicato, umiliato, deriso, offeso.
La mente in una situazione di stress, se capace, razionalizza, riesce ad estraniarsi, prova attraverso un puro processo di dissociazione a reagire, a stare in piedi, a non mollare.
Il corpo sta lì, non può mettere in atto trick psicologici per uscire dal tunnel dell’annichilimento. Può solo cercare di resistere, provando ogni istante a spingersi un pezzetto più in là del limite che gli è consentito.
Quando veniamo arrestati immagino di essere rinchiusa in una stanza. Non so perché ma non riesco ad immaginare più di questo. Anche perché ci hanno già perquisiti in strada, e non troppo alla leggera. Forse sono troppo concentrata nello stringere le mani delle mie compagne fino all’ultimo momento prima che ci dividano, prima di scendere da quella camionetta dove già in cinque avevamo passato due o tre ore in una cella, senza poter neanche andare in bagno.
Tra di noi c’è chi se la sta letteralmente facendo sotto, c’è chi ha le mestruazioni ed esige un cambio, o chi deve soltanto fare la pipì che trattiene da più di cinque ore. E i nostri corpi sono lì che zitti resistono a quelle umiliazioni, alla privazione di potersi esprimere.
Quando piano piano ci fanno scendere dalla camionetta, una alla volta, veniamo portate al bagno, sorvegliate da tre donne vestite con abiti civili, che indossano una pettorina giallo fosforescente con su scritto POLIZEI.
E’ strano quanto potere sussume una persona indossando una “divisa” riconoscibile.
Ci fanno fare la pipì ma con la porta aperta, con sei occhi puntati, chiedendoci anche di tirare lo sciacquone.
Poi ci rinchiudono di nuovo nella camionetta, senza dirci dove siamo e soprattutto perché siamo lì. Una volta finito lo smistamento dei nostri effetti personali in buste di plastica, ci prelevano una alla volta, dividendoci, facendoci sentire sempre più deboli, sempre più vulnerabili.
Dalla camionetta ci portano con le braccia bloccate, in delle stanzette. Una volta dentro veniamo posizionate in una specie di camerino, in cui puoi essere oscurata solo da una tenda che non viene chiusa. Di lato a me veniva perquisito un mio compagno, quindi di fronte alla mia tenda passano uomini senza il minimo problema per quello che accadeva nel camerino di fianco al loro. Sono sempre in tre, sempre sei occhi puntati contro. Iniziano con le scarpe, poi i calzini, la maglietta, la canottiera, i leggins, il reggiseno ed infine le mutande. Ecco sono nuda, di fronte a queste tre donne che potrebbero essere mia madre, o delle amiche di mia madre. Penso davvero che sia finita lì, di nuovo non so perché non penso che si possano spingere oltre, invece lo fanno. In maniera molto goffa e impacciata mi chiedono di piegarmi, guardando i miei genitali. Non capisco a cosa serva farmi fare quella cosa senza verificare più a fondo. Sembra una squallida messa in scena, in cui queste tre donne giocano con vergogna a fare le anti narcos in una serie tv americana di quart’ordine.
Mi chiedono se sono incinta, lì per lì vorrei continuare la farsa, fargli perdere tempo, rivendicarmi la mia pancia per poter provare a non entrare in quel magazzino umano.
Per un attimo lo penso, ora gli dico di sì, poi desisto ammettendo con orgoglio che quella ciccia è tutta roba mia.
Mi fanno rivestire, ma senza canottiera, senza calzini, senza elastico per i capelli, levandomi i lacci dalle scarpe. Io odio portare le scarpe senza calzini, i miei piedi hanno un rifiuto epidermico al contatto con materiali plastici, hanno sofferto molto.
Da lì mi portano nella cella, non ricordo la fila ma il numero è 15. Poco prima di arrivare davanti alla porta incrocio una mia compagna, lei ha la possibilità e la prontezza di riflesso di dirmi che sta in cella con un’altra nostra compagna, e che stanno bene. Quello è l’ultimo ricordo vivo della mia comunità. Arrivata di fronte alla mia porta devo lasciare le scarpe fuori, ed entrare scalza. Una volta dentro, mi ritrovo sola e mi sdraio sulla panca. E’ dura, liscia, con delle guarnizioni che se ci capiti sopra con la nuca ti spezzano in due il cervello. E’ tutto bianco, ed io sono tutta nera.
Rimango sola per un pò, la stanchezza inizia a prendere il sopravvento, mi appisolo per un tempo indefinito, fino a quando penso: “Ma cosa sto facendo? Dormo?”. All’improvviso mi alzo e inizio a sbattere le mani contro al porta e le pareti della cella, i palmi diventano tutti rossi.
Dopo cinque minuti di voluto baccano, vengono a dirmi che non posso urlare e non posso arrampicarmi appendendomi alle sbarre sopra la porta, che non posso stare in piedi sulla panca perché se cado e mi faccio male è loro responsabilità.
Allora mi sdraio di nuovo, e inizio a cantare. Canto di tutto, avevamo iniziato dalla camionetta, insieme alle altre mie compagne. Effettivamente è l’unico modo per stimolare l’udito, pensare aiuta, ma dopo un po’ la testa gira, iniziano le paranoie e i brutti pensieri. Immersa nelle note della mia voce, nonostante sia un suono conosciuto, scopro che mi rilassa e mi incoraggia, immaginando che anche le altre stessero cantando, provando a sentire una vicinanza, un senso di sorellanza.
Dopo un po’ però la memoria inizia a mancare, non ricordo più le parole delle canzoni, mi sento stanca, e anche sulla musica vengono a chiedermi se sto bene, se va tutto bene.
Dopo quelle domande sulla mia tenuta psicofisica mi addormento e mi sveglio poco dopo, o dopo molto, non lo so; mi sveglia la mia prima compagna di cella, una inglese migrata a Berlino da due anni, presa per strada mentre passeggiava con una sua amica. E’ ferita, ha un enorme livido su un fianco, un ginocchio fasciato da cui si intravede una brutta ferita e una mano tumefatta. Anche lei è tutta nera, ma sembra come se stia andando a prendere una birra. Ha dei pantaloncini corti con sotto delle calze nere velate. Sta bene, se bene può essere considerata la misura del pre-sclero. In realtà è scossa. Iniziamo a parlare e poco dopo chiede di essere portata in infermeria per essere medicata. Rimango di nuovo in cella da sola, e mi addormento di nuovo. Di colpo, dopo poco, dopo molto, di nuovo non saprei dire, vengo svegliata ancora una volta. Ora il sonno è più leggero, quindi riesco a sentire passi in lontananza che si fanno sempre più  vicini e il rumore metallico dei chiavistelli che vengono aperti, la porta che si apre lasciando entrare un velo di luce al neon. Entra lei, piccola ma energica donna che esordisce saltando e sorridendo: “Don’t be so sad, now we are together” Io sorrido e dico “I was sleeping, I’m not sad, but now I’m happy”.
“Pas content, jamais content”
Lei è Mira. Iniziamo a parlare in inglese, ma subito capiamo che non è la lingua madre di nessuna delle due, e scopriamo che possiamo parlare in italiano, nonostante viviamo entrambe in altri paesi. Lei è originaria dell’ Est, emigrata in Italia molto piccola, per poi in età adolescenziale migrare di nuovo, stavolta in Francia, dove vive tuttora.
Anche lei è scalza, anche lei come le altre in cella senza elastico per i capelli, senza reggiseno, senza sapere il motivo del perché sia rinchiusa lì dentro. Mira è molto più giovane di me, ma la sintonia c’è, ci troviamo subito nel raccontarci, e nel ripercorrere quelle giornate, nel ricostruire i nostri arresti, nel chiederci se abbiamo visto qualcuno dentro, qualcuno dei nostri compagni. Abbiamo una cosa in comune io e Mira, entrambe, oltre a dei compagni, abbiamo dei familiari rinchiusi lì dentro, in quello stesso magazzino umano, ed entrambe condividiamo la stessa preoccupazione, la stessa morsa al petto nel pensare dove possano essere, se stanno bene, se sono già usciti, se sentono la nostra angoscia e la nostra forza.
Nel frattempo Liz  torna dall’infermeria, siamo tre in cella. In pochissimo tempo diventiamo anche quattro. Per un lasso di tempo indefinito siamo in quattro e più guardo quanto spazio occupano i nostri corpi all’interno di quella scatola bianca, più mi chiedo come possano tenerci ancora lì dentro. Liz ha nuove fasciature, ma senza calze alle gambe. Liz è più calma di prima ma l’assenza delle calze fa trapelare ancora di più la sua carnagione molto chiara e i grandi lividi viola-grigio.
Iniziamo a chiacchierare cercando di mettere insieme elementi comuni e non, cercando di capire come sarebbe potuta andare avanti quella situazione e soprattutto fino a quando.
Per tutto il tempo in cui siamo state in quattro in quella cella si sono alternati momenti di fermento, di agitazione, urla, pianti, silenzi, risate, sudore, freddo, fame, voglia di andare in bagno solo per respirare aria fresca e allargare l’orizzonte della nostra vista. Non avevo mai condiviso uno spazio così piccolo e asettico con nessuno e nonostante la dimensione precaria e di profondo disagio, siamo unite. Se una si ribella, tutte dietro, se una dorme, tutte dormiamo, se una chiede di andare in bagno, tutte le altre a seguire mettono in croce le guardie per andare in bagno. Siamo una squadra. Probabilmente non ci incontreremo mai più, probabilmente dimenticheremo i nomi e le storie, ma dentro questo buco di plastica siamo indissolubili.
E allora penso alle parole di una mia compagna, una donna che ha fatto il carcere vero, l’isolamento, le botte, le torture, per molto tempo. Quando sei dentro la vita continua, e intessi relazioni, scopri nuovi volti e nuove storie, e se lo vuoi non dimentichi niente.
Liz viene chiamata. Ogni volta che devono aprire la porta ci chiedono di allontanarci da essa, e di essere ben in vista, e ogni volta il rumore metallico dei chiavistelli rimbomba nei timpani, ricordandoci dove siamo ma soprattutto che siamo rinchiuse. Loro possono vederci dallo spioncino, noi non possiamo vedere nulla, a meno che non ci arrampichiamo dalle sbarre sopra la porta. Liz esce dalla cella, la accerchiano in 4, le dicono che deve andare davanti al giudice, lei fa delle domande a cui non seguono delle risposte. Prima di indossare le scarpe, prova a dire che sente freddo, che senza le calze si sente nuda, “I feel naked”. Le viene risposto che non è nuda, e che si deve sbrigare perché il giudice non può aspettare.
Noi rimaniamo sospese. Ogni volta che qualcuna esce dalla cella il senso di vuoto aumenta, perché non sappiamo cosa può succedere, se tornerà e come tornerà.
Durante l’assenza di Liz  dormiamo.
“Here’s to you, Nicola and Bart/ Rest forever here in our hearts/ The last and final moment is yours/ That agony is your triumph”
Liz torna, il giudice ha deciso che dovrà uscire lunedì mattina alle 10, è ancora sabato, credo sia notte fonda. Sente ancora freddo, chiede le sue calze, ma le vengono negate perché potrebbe provare a suicidarsi. Allora con insistenza pretende una coperta, qualcosa per coprirsi, non ce la fa più a stare con le gambe completamente scoperte. E appena le portano la coperta, subito tutte noi cominciano a pretendere altre coperte. Mentre ci racconta la dinamica si alternano momenti di silenzio, in uno di questi Mira si blocca, ha la faccia sorpresa, piano piano le nasce un sorriso sereno sul volto. Sente qualcosa, un suono, una musica, no aspetta…- è una voce, è la voce di qualcuno, è una melodia, la conosco, è Jan!, sì è proprio lui, sta cantando, la cantiamo da prima di partire per Amburgo. Mira di colpo balza in piedi, si arrampica appendendosi alle sbarre, riesce ad affacciarsi e inizia a cantare anche lei le note di quella canzone, canta e ride, scende e salta, rimbalza sopra la panca e si appende di nuovo, pronuncia un nome, il loro nome in codice, il suo compagno risponde. Si sono incontrati, si sono riconosciuti, urlano di gioia, e noi insieme a loro. E’  uno dei momenti più profondi dentro quel luogo in cui siamo noi a portare la vita. Mira e Jan capiscono di essere molto vicini, e ogni volta che vogliono dirsi qualcosa, pronunciano la frase in codice, si rispondono, e si aggiornano, parlano in francese, lì quasi nessuna guardia parla francese. Ore prima, la quarta compagna di cella aveva dovuto aspettare tempo immemore prima di poter avere un traduttore francese. L’assurdità della giustizia borghese della democratica Germania, la locomotiva d’Europa, lo stato che accoglie, in cui ogni cittadino, autoctono o straniero, riesce ad integrarsi e a vivere dignitosamente (quello che vogliono far credere), ha organizzato un lager umano in cui rinchiudere centinaia di stranieri provenienti da innumerevoli luoghi sparsi per il mondo, per poi non predisporre di traduttori ufficiali le persone rinchiuse, senza consentire telefonate nel proprio paese. E se hai il numero del legal team scritto sul braccio o sulla gamba (tutti lo avevamo) allora è la prova che hai preso parte a qualcosa, che sei un black block.
“Siamo tutti black block”
Sì! sì lo siamo. Lo eravamo tutti. Tutti eravamo stati ad Amburgo. Tutti avevamo preso parte a quelle giornate, tutti eravamo consapevoli di quello che era successo, e di dove eravamo finiti. E se questo voleva dire essere dei black block, allora lo eravamo. In cella siamo state in quattro, quattro donne diverse, quattro lingue diverse, quattro estrazioni sociali diverse, ma nessuna, nessuna, nessuna mai ha ceduto, nessuna ha vacillato, tutte convinte delle proprie scelte da quelle più recenti a quelle più antiche. Era come se tutto tornasse, come se un filo rosso si fosse sciolto dalla matassa e avesse mostrato ad ognuna di noi il percorso fatto, e quello ancora da fare.
Possono giocare con le parole, possono affibbiarci stemmi e dire che siamo tutti la stessa feccia che devasta e saccheggia, e che per questo meritiamo di marcire in carcere. Possono avere i nostri corpi, possono imprigionarci, farci stare ore senza cibo, senza poter uscire fuori a guardare il cielo, senza sentire sul viso il calore del sole e la brezza dell’aria fresca, possono farci tutto questo, si possono, finché i nostri corpi resisteranno sempre un pelo di più dell’attimo prima, potranno farlo.  Ma la convinzione di non aver sbagliato proprio niente, quella non ce la potranno mai togliere.
“e perciò non mi stupisce che ignoriate il mio dolore/ tenetevi la gloria se volete/ io mi tengo l’amore.”
*In tedesco sarebbe Hi-Tec, ma l’abbreviazione in un testo italiano è un inglesismo e quindi è Hi-Tech

Legge di bilancio, Fantozzi (Prc): “I soldi ci sono: solo per le imprese”

Legge di bilancio, Fantozzi (Prc): “I soldi ci sono: solo per le imprese”

Pubblicato il 16 ott 2017
Comunicato stampa

Legge di bilancio, PRC: “I soldi ci sono: solo per le imprese”

Roberta Fantozzi, responsabile Politiche economiche di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:
“Vanno avanti con la legge di bilancio le politiche di questi anni. Se la gran parte delle risorse va a copertura della clausola di salvaguardia, per il resto la parte del leone la fanno come al solito i soldi alle imprese, tra prolungamento degli incentivi per industria 4.0 e decontribuzione per i giovani. Come è già successo per il Jobs Act, questo non produrrà altro che assunzioni finalizzate a incassare le risorse disponibili, a cui seguirà una nuova ondata di contratti iper- precari.

Né gli incentivi di industria 4.0 possono essere contrabbandati per una reale politica industriale.

Per il resto nulla sulla sanità in un paese in cui 12 milioni di persone non si curano più, tra ticket e liste di attesa.

Nulla sulla previdenza, cioè via libera ai nuovi inaccettabili aumenti dell’età pensionabile, mentre non c’è traccia della pensione di garanzia per i giovani. E non sono che spiccioli le risorse in più sulla povertà.
Padoan inoltre annuncia nuove privatizzazioni, come previsto dal DEF, con un’ulteriore riduzione del perimetro pubblico.

E’ l’opposto di quello che sarebbe necessario: un ruolo pubblico diretto nel creare buona occupazione, investimenti sul welfare che contrastino davvero povertà e disuguaglianze, reperendo le risorse attraverso un’imposta sulle grandi ricchezze, il ripristino della progressività fiscale colpendo i redditi più alti, un vero contrasto all’evasione stimata in oltre 110 miliardi.

Il governo continua peraltro a rivendicare alle proprie politiche la “ripresina”, manipolando consapevolmente l’opinione pubblica ed occultando il fatto che l’Italia ha dati nettamente peggiori rispetto alla zona euro e a tutta la UE, e continua ad essere molto sotto i livelli pre-crisi, per Pil, investimenti, occupazione.

E’ necessario più che mai costruire mobilitazioni e battersi per un’alternativa”.
16 ottobre 2017

Mercoledì 25 ottobre, alle ore 9,30, appuntamento davanti al tribunale di Alessandria in solidarietà con sindacalisti e braccianti denunciati dai padroni Lazzaro di Castelnuovo Scrivia per i fatti del 2012

Mercoledì 25 ottobre, alle ore 9,30, appuntamento davanti al tribunale di Alessandria in solidarietà con sindacalisti e braccianti denunciati dai padroni Lazzaro di Castelnuovo Scrivia per i fatti del 2012

MERCOLEDI’ 25 OTTOBRE, ALLE ORE 9.00, APPUNTAMENTO DAVANTI AL TRIBUNALE DI ALESSANDRIA IN SOLIDARIETA’ CON SINDACALISTI E BRACCIANTI DENUNCIATI DAI PADRONI LAZZARO DI CASTELNUOVO SCRIVIA PER I FATTI DEL 2012

Riprenderà il 25 ottobre, alle ore 9.30, ad Alessandria, il processo contro un sindacalista e otto braccianti marocchini denunciati dalla famiglia Lazzaro di Castelnuovo Scrivia per violenza privata e tentativo di occupare l’azienda agricola.
Accuse assurde e totalmente infondate. I fatti sono ben altri: era il 22 giugno 2012, quando, quaranta braccianti marocchini occupati presso l’azienda Lazzaro decisero di scioperare per protestare per i mancati salari e le spaventose condizioni lavorative a cui erano sottoposti: 13 – 14 ore di lavoro al giorno, 7 giorni su 7, mai un riposo; stipendi ridotti all’osso (prima percepivano 5 euro all’ora, poi 4, poi, negli ultimi due anni, più nulla, solo qualche acconto); il vestiario e gli attrezzi da lavoro erano a loro carico; l’acqua da bere , durante le ore di calura estiva, era quella delle canaline d’irrigazione; quattro donne vivevano in cascina, mangiavano e dormivano in un’unica stanza, tra vestiti da lavoro, stivali ed attrezzi, in condizioni bestiali; insulti, derisioni, arroganza, utilizzo di nomignoli e soprannomi da parte dei padroni erano la norma; su una quarantina di lavoratori, ben tredici erano “in nero”. Inoltre, secondo le denunce dei lavoratori, risulta che gli stessi erano costretti a sborsare 2.500 euro per i rinnovi dei permessi di soggiorno. Veri e propri schiavi senza catene!
Nasceva in quell’occasione un presidio di lavoratori e solidali ai bordi della statale, di fronte la cascina, un presidio durato fisicamente 74 giorni e poi sfociato nella costituzione del Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia; lì si discuteva, si solidarizzava, si organizzavano le lotte e i cortei, ci si opponeva ai crumiri chiamati dal padrone.
Il 17 agosto 2012, tutti i lavoratori della Lazzaro venivano licenziati con un cartello affisso ad un palo della luce, di fronte al presidio, che recitava così: “Dal 17/8/2012 i marocchini dipendenti dell’azienda agricola Lazzaro Bruno e Lazzaro Mauro cessano l’attività presso la suddetta azienda e non lavorano più”! Il fatto è talmente grave che acquista le prime pagine della stampa nazionale e del TG3. Il giorno seguente, i lavoratori, accompagnati dal sindacalista, si presentano in azienda per chiedere spiegazioni.
La risposta che ricevono è brutale: richiesta d’intervento della forza pubblica e denuncia per tutti quanti con i capi d’imputazione anzidetti.
Questa in breve la sintesi di quella vicenda che oggi, dopo cinque anni, arriva in Tribunale per la seconda udienza.
Intanto, nulla è dato sapere sulle cause penali avviate dai nostri avvocati nei confronti dei Lazzaro, mentre per le cause civili, quelle riferite al recupero dei salari non pagati ai lavoratori, cause che hanno avuto la sentenza di rigetto, in primo grado, dal giudice del lavoro del Tribunale di Alessandria, sono poi state tutte vinte in appello a Torino.
Questa vicenda ha evidenziato il nervo scoperto dello sfruttamento schiavistico in Bassa Valle Scrivia. In quasi tutte le aziende agricole della zona, esistono condizioni di lavoro simili a quelle praticate da Bruno e Mauro Lazzaro, con retribuzioni orarie che, quando vengono pagate, sono molto al di sotto dei minimi contrattuali, lavoro nero e ricatti sono una pratica quotidiana. Basta andare a vedere i risultati dei recenti interventi di Guardia di Finanza ed Ispettorato del Lavoro di Alessandria. Ma c’è una cosa che vogliamo sottolineare: ad oggi, sono ancora sette i lavoratori che hanno avuto il coraggio di presentare le denunce in base all’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione: ma, seppur sentiti dal magistrato, non hanno avuto alcun riscontro per la loro regolarizzazione e sono stati gli unici a rimetterci perché non hanno trovato più lavoro! Alla faccia delle tante vantate nuove leggi sul caporalato del governo Gentiloni!
PER SOSTENERE QUESTE LOTTE C’E’ BISOGNO DI AIUTI E SOLIDARIETA’ ATTIVA!
SOSTIENI LA CASSA DI RESISTENZA DEI BRACCIANTI FACENDO UN VERSAMENTO AL SEGUENTE NUMERO DI CARTA POSTALE: 4023 6006 6943 9400 (riferimento Antonio Olivieri)
13 ottobre 2017
PRESIDIO PERMANENTE DI CASTELNUOVO SCRIVIA – seguici su FACEBOOK

GESTORI CRONICI: DICIAMO NO ALLA COMMERCIALIZZAZIONE DELLA SALUTE

GESTORI CRONICI: DICIAMO NO ALLA COMMERCIALIZZAZIONE DELLA SALUTE

DICIAMO NO ALLA COMMERCIALIZZAZIONE DELLA SALUTE
Con due delibere, la n. 6164 del 3 gennaio e la n. 6551 del 4 maggio 2017, la giunta regionale lombarda, senza nemmeno una discussione in Consiglio regionale, sta modificando totalmente l’assistenza sanitaria in Lombardia e cancellando alcuni dei pilastri fondativi della legge di riforma sanitaria la n. 833 del ’78, nello specifico quello della medicina generale o di base.
MEDICINA DEMOCRATICA e alcuni sindacati medici, hanno presentato ricorso al TAR per incostituzionalità delle delibere: una delibera non può modificare una legge! Allo stato il Tar ha risposto negando per la sospensiva della delibera, dicendo che il problema era troppo complesso per poter intervenire in sede di urgenza. Da parte nostra e di altri sindacati medici è stato chiesto di fissare l’udienza di merito al più presto. Restiamo in fiduciosa attesa.
La vicenda riguarda, secondo le stime della Regione, circa 3.350.000 cittadini “pazienti cronici e fragili” che sono stati suddivisi in tre livelli a seconda della gravità della loro condizione clinica. Costoro riceveranno in autunno una lettera attraverso la quale la Regione li inviterà a scegliersi un “gestore” (la delibera usa proprio questo termine) al quale affidare, attraverso un “Patto di Cura”, un atto formale con validità giuridica, la gestione della propria salute. Il gestore potrà essere loro consigliato dal medico di base o scelto autonomamente da uno specifico elenco. Il gestore, seguendo gli indirizzi dettati dalla Regione, predisporrà il Piano di Assistenza Individuale (Pai) prevedendo le visite, gli esami e gli interventi ritenuti da lui necessari; “il medico di medicina generale (Mmg) può eventualmente integrare il Pai, provvedendo a darne informativa al Gestore, ma non modificarlo essendo il Pai in capo al Gestore”.
Il Mmg viene quindi privato di qualunque ruolo, sostituito da un manager e da una società; ed è questa una delle ragioni che ha fatto scendere sul piede di guerra diversi sindacati medici. La Regione si sta mettendo sulla strada di cancellare la figura del medico di base, per ora svuotando nei fatti la sua operatività.
Probabilmente, dopo il referendum sull’autonomia regionale, procederà ulteriormente. Sulla sanità – già oggetto di numerosi tagli – ne abbiamo già sentite molte, da Renzi alla Lorenzin e questa non sarà l’ultima.
Una “legge eccezionale”, sostiene la Regione, perché eviterà che cittadini malati, in maggioranza anziani, debbano impazzire con le ricette, le telefonate interminabili ai centralini regionali per fissare le visite, le code agli sportelli, le liste di attesa ecc. ecc. Senza considerare però che la scelta degli esami cui sottoporsi contiene esami inutili, mentre altri utili, non ci sono. Il cittadino che aderisce al sistema dovrà pagarseli.
La Regione Lombardia non dirà che tutti questi disagi sono stati costruiti ad arte, prima da Roberto Formigoni e poi da Roberto Maroni, per spingere i cittadini verso la sanità privata che li aspetta con gioia per lucrare ulteriormente sulla loro pelle. Se il Tar non cancellerà queste delibere e se i cittadini e le organizzazioni della società civile non si ribelleranno è forte il rischio che molti nostri concittadini accetteranno quasi con riconoscenza il piano della Regione; salvo poi accorgersi che ad essere trascurata sarà proprio la loro salute. Ma allora potrebbe essere troppo tardi .
RESPINGIAMO LA LETTERA DEL GESTORE E TENIAMOCI IL MEDICO DI BASE!
Medicina Democratica, Milano 12 ottobre 2017
PRESTAZIONI STABILITE PER I MALATI CRONICI AFFETTI DA IPERTENSIONE
Chimica clinica
Laboratorio in genere
Immunoematologia trasfusionale
Anatomia istologia patologica-genetica
Visita-visita generale
Elettrocardiogramma
Visita oculistica
Microbiologia- virologia
Visita cardiologica
Visita – ortopedia traumatologia
Ecografia addome completo
Eco (color) dopplergrafia cardiaca
Radiografia del torace di routine ,nas
Visita – otorinolaringoiatria
Mammografia bilitarale
Visita- visita di controllo
Eco (color) doppler dei tronchi sovraortici
Visita- dermosifilopatia Radiografia di caviglia-piede
Radiografia di femore, ginocchio, gamba
Visita-medicina fisica e riabilitazione
Radiografia della colonna lombosacrale
Visita-chirurgia generale
Iniezione o infusione di farmaci specifici
Visita-urologia
Radiografia di bacino-anca
Visita-neurologia
Ecografia bilaterale della mammella
ESAMI MANCANTI (SECONDO LE ATTUALI LINEE GUIDA)
Monitoraggio 24 ore pressione
ECG dinamico Holter
Test da sforzo
Eco (color) doppler grossi vasi addominali
Eco (color) doppler arterie addominali
Definizione di uno specifico set di test ematologici

medicina-democratica

Teresio Forti: l’autostrada Broni – Mortara inutile e costosa

Teresio Forti: l’autostrada Broni – Mortara inutile e costosa

Mortara, 16 ottobre 2017

Sull’ultimo numero de “L’INFORMATORE” ho letto del tentativo, da parte di una serie di sindaci, di rilanciare il progetto dell’autostrada BRONI-MORTARA , giustificando ciò con (così dicono) “l’esigenza di un collegamento veloce…..fondamentale per lo sviluppo economico…..per uscire dall’isolamento” ecc.

Ribadisco, a questo punto, la posizione che, come Partito della Rifondazione Comunista, abbiamo sempre sostenuto, all’inizio da soli, sul problema. .

Già il Partito Comunista Italiano, fin dagli anni ’70, fu contrario al progetto della BRONI-STROPPIANA, allora sostenuto soprattutto dai democristiani.

Quando più di dieci anni fa fu rilanciato il progetto, sostenuto da tutte le principali forze politiche (PD compreso, che poi, sotto la pressione di un vasto movimento contrario, ha cambiato idea, invero non tutti gli amministratori del PD, vedi Spialtini) fummo tra i pochi ad opporci al progetto.

Non solo intervenimmo nel Consiglio Provinciale (dove ero capogruppo di Rifondazione Comunista) e nei Consigli Comunali, ma fummo presenti anche nel movimento di ambientalisti, di coltivatori e di cittadini che si opposero all’autostrada. Le ragioni per opporsi a tale opera sono:

1) L’AUTOSTRADA BRONI-MORTARA va contro una corretta pianificazione del territorio: è una “diagonale” che taglia la provincia in direzione EST-OVEST mentre, come tutti sanno, i problemi dei trasporti nella nostra provincia sono in direzione NORD-SUD, cioè in direzione di Milano, dove ogni giorno si recano a lavorare o a studiare decine di migliaia di pendolari dalla nostra provincia. E’ evidente che le risorse devono essere destinate non alla realizzazione di un’autostrada inutile e costosa, bensì al miglioramento della viabilità verso Milano, al ripristino della rete stradale provinciale che è profondamente rovinata, alla riparazione dei ponti (non c’è, ormai, quasi nessun ponte intatto) e, soprattutto, al miglioramento della rete ferroviaria ridotta in drammatiche condizioni (vedi la MORTARA-MILANO) principalmente per colpa della Regione Lombardia. Fa specie che il sindaco leghista di Gambolò Antonio Costantino sostenga l’autostrada parlando di una ferrovia che non funziona e dimenticando completamente di citare le responsabilità della Lega Nord e delle destre alla guida della Lombardia.

2) LA QUESTIONE AMBIENTALE Già il nostro territorio è vittima di una devastazione ambientale e territoriale senza precedenti. Basti ricordare inceneritori, depositi di rifiuti, centrali elettriche che bruciano legna, i fanghi in agricoltura. Per l’autostrada Broni- Mortara è previsto, dato che scorre in rilevato, un movimento di terra che provocherà l’ulteriore raddoppio del “piano cave” della Provincia che, per altro, è già il doppio del fabbisogno.

3) Spialtini parla di “infrastrutture viabilistiche che ……attraggono nuovi investimenti”. Ma quando mai?!? Altre esperienze simili hanno dato risultati che sono andati a beneficio solo di determinati potentati economici, più o meno trasparenti. L’esperienza della BRE-BE-MI (un’autostrada costosissima e deserta) non dice nulla a questi amministratori? Già a livello nazionale si è, almeno per ora, tenuto conto di quanto hanno sostenuto i vari movimenti e comitati contro l’autostrada.

Vedendo le posizioni molto miopi e non rispettose del territorio, prese da alcuni sindaci ed alcune categorie economiche per rilanciare la BRONI-MORTARA, riteniamo necessaria una nuova mobilitazione di tutti coloro che hanno a cuore il nostro territorio e che vogliono indirizzare le risorse economiche sui veri nodi della nostra Provincia: le ferrovie e la viabilità ordinaria.

Teresio Forti
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Venezuela: i golpisti appoggiati da Usa ed Unione Europea che per mesi hanno dato vita ad azioni terroristiche contro il Governo Venezuelano, perdono le elezioni regionali!

Venezuela: i golpisti appoggiati da Usa ed Unione Europea che per mesi hanno dato vita ad azioni terroristiche contro il Governo Venezuelano, perdono le elezioni regionali!

VENEZUELA: I GOLPISTI APPOGGIATI DA USA ED UNIONE EUROPEA CHE PER MESI HANNO DATO VITA AD AZIONI TERRORISTE CONTRO IL GOVERNO VENEZUELANO, PERDONO LE ELEZIONI REGIONALI!!!!
🔴IL CHAVISMO VINCE LE ELEZIONI🔴
17 regioni ai partiti che appoggiano Maduro contro i 5 all'opposizione.
PSUV/GPP 54% MUD/AD/PJ 45%
La destra perde lo stato piú importante del paese: Miranda, che corrisponde all'est di Caracas, è la parte ricca del paese, quella dove risiedono tutti i leader oppositori. È lo stato simbolo della destra, quello dove nei mesi scorsi durante i disordini di piazza vennero bruciati i chavisti ed assaltati asili ed ospedali dagli incappucciati che speravano di far cadere Maduro.
L' opposizione conquista invece gli stati di frontiera con la Colombia che precedentemente erano governati dal PSUV.
🔴Amazonas: 58.03%
🔵Anzoátegui : 52.01%
🔴Apure: 51.92%
🔴Aragua: 56.83y%
🔴Barinas: 52.88%
🔴Carabobo: 51.96%
🔴 Cojedes : 55.48%
🔴 Falcón : 51.86
🔴 Guárico :61.68%
🔴 Lara :57.65%
🔵 Merida: 51.05%
🔴Miranda:52.54%
🔴Monagas:54.86%
🔵 Nueva Esparta :51.81%
🔴Portuguesa:64:24%
🔴Sucre:58.89%
🔵Tachira:63.29%
🔴Trujillo:59.09%
🔴Yaracuy:61.88%
🔵Zulia:51.06%
🔴Delta Amacuro: 58.78%
🔴Vargas:52.35%

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Antagonisti di tutto il mondo ri-uniamoci: si riparte dalla terra. Grande successo del Contro-vertice dell’agricoltura e dell’alimentazione a Bergamo. Interviste audio a Ezio Locatelli e Roberta Maltempi

Antagonisti di tutto il mondo ri-uniamoci: si riparte dalla terra. Grande successo del Contro-vertice dell’agricoltura e dell’alimentazione a Bergamo. Interviste audio a Ezio Locatelli e Roberta Maltempi

Pubblicato il 16 ott 2017
Del “contro-G7 dell’agricoltura e dell’alimentazione” non ha parlato quasi nessuno.

I mass media hanno preferito occuparsi della domenica sportiva e amenità varie.

Questo in qualche modo racconta del suo successo. Perché mettendo in secondo piano “l’estetica dello scontro di piazza” è riuscito a focalizzare la sua attenzione sui contenuti.

Quasi cento le realtà associative che vi hanno partecipato, due giorni di assemblee e workshop e una manifestazione, “come non se ne vedevano da tempo a Bergamo” che ha sottolineato mistificazioni e contraddizioni del vertice ufficiale in “Città alta”.

Il sindaco di Bergamo Gori ha tentato di “oscurare” il contro-vertice dipingendo di greeneconomy la retorica della fame nel mondo ed ha invitato Vandana Shiva; ma nella sorpresa generale questa è andata a fare una assemblea con 1.500 studenti raccontando della distruttività del profitto nella lotta alla fame nel mondo.

Il contro-vertice ha rappresentato l’inizio di un percorso, come sottolineano sia Roberta Maltempi che Ezio Locatelli in questa intervista (clicca qui per ascoltare le due interviste), che non solo è riuscito a mettere insieme tante realtà che ogni giorni affrontano temi come lo sfruttamento del territorio, la dignità del lavoro, l’agricoltura sostenibile e le cucine popolari, ma che ha richiamato l’attenzione di gruppi e situazioni che lottano contro le grandi opere piuttosto che  portando la loro critica alla finanziarizzazione dell’economia. Senza contare il grande contributo dato da tutte quelle realtà che stanno lottando contro Ttip e Ceta.

“Abbiamo registrato – racconta Maltempi – una grande empatia a lavorare insieme. E questo ci fa ben sperare per il futuro”

http://www.prcbergamo.it/2017/10/10/10-10-17-no-allinganno-del-g7-sullagricoltura-a-bergamo/

Vigevano: SABATO 21 OTTOBRE COMMEMORAZIONE DELL’ANPI IN CASTELLO PER RICORDARE GIOVANNI LEONI

Vigevano: SABATO 21 OTTOBRE COMMEMORAZIONE DELL’ANPI IN CASTELLO PER RICORDARE GIOVANNI LEONI

Comunicato stampa

VIGEVANO: SABATO 21 OTTOBRE COMMEMORAZIONE DELL’ANPI IN CASTELLO PER RICORDARE GIOVANNI LEONI

Un momento di commemorazione per ricordare la figura di Giovanni Leoni, antifascista vigevanese e primo caduto della Resistenza in provincia di Pavia, fucilato da soldati nazisti nel cortile del Castello di Vigevano il 21 ottobre del 1943.

La cerimonia è organizzata dalla sezione e”Francesco Soliano” di Vigevano dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) pr sabato 21 ottobre 2017 alle ore 12,20 nel cortile del Castello, proprio nello stesso giorno e alla stessa ora di 74 anni fa in cui avvenne l’efferata esecuzione.

“E’ morto il giorno 21 ottobre 1943 alle ore 12 e minuti 20 nel Comune di Vigevano nella casa posta in via Littorio al numero 36. Annotazioni: nessuna”.

Questo è il freddo atto burocratico conservato negli archivi che certifica la morte di Leoni, e non contiene alcuna indicazione sulla sua fucilazione da parte dei tedeschi.

Come spiega Salvatore Marrano, presidente locale dell’Anpi, nell’annunciare l’iniziativa «ricorderemo la sua figura con una breve commemorazione sotto la lapide posta nel cortile del Castello ed invitiamo tutti i cittadini antifascisti a partecipare, un invito che naturalmente è rivolto anche agli studenti vigevanesi, a cui proprio in questi giorni abbiamo proposto un concorso sulla Resistenza».

Nato a Macerata il 22 gennaio 1903 e residente a Vigevano dal 1932, al momento dei tragici fatti Giovanni Leoni lavora come geometra dell’Ufficio Tecnico del Comune, è capo dei vigili del fuoco ed è persona molta stimata in città.

L’uccisione a Vigevano nella sera del 20 ottobre 1943 del milite fascista Mario Toso, avvenuta probabilmente a opera di suoi commilitoni (ragazzi sbandati reclutati nella Milizia volontaria per la sicurezza nazionale), fornisce il pretesto per fucilare Leoni, che già nel periodo seguito al 25 luglio ’43, nelle manifestazioni per la caduta del governo Mussolini, era stato individuato come antifascista e sottoposto a controllo.

Il 21 ottobre viene prelevato dal suo ufficio in Municipio, portato nel cortile del Castello e fucilato da tedeschi.

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Dopo la fucilazione avviene il saccheggio della sua abitazione compiuto da fascisti vigevanesi, lasciando la vedova, con due bambine, nella più completa disperazione e indigenza. Essi arrivano addirittura a sparare alla lapide apposta alla sua tomba, sommersa dai fiori dei concittadini nella ricorrenza dei Morti.

«Ricordare Giovanni Leoni – conclude Marrano – vuole essere un momento di educazione alla verità che, sola, permetterà di isolare l’ignoranza, la violenza dei nuovi fascismi e il pericoloso negazionismo che riprende forza.

L’Anpi ritiene che se si vuole contrastare il sorgere di nuovi nazionalismi l’unica “arma” sia quella della conoscenza.

Ricordiamo il monito dell’ex presidente della Repubblica e partigiano Sandro Pertini, al momento della Liberazione: “Disarmiamo le nostre mani e armiamo le nostre menti”».

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) 

Sezione “Francesco Soliano” di Vigevano

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No alla fiducia sulla legge elettorale

No alla fiducia sulla legge elettorale

Indignati. Esasperati. Disgustati.
Questi i sentimenti che proviamo davanti allo spettacolo inqualificabile a cui siamo costretti ad assistere, ancora, in Parlamento, dove una pseudo maggioranza pone, di nuovo, la fiducia sulla legge elettorale con il concorso interessato della Lega e del partitino di Alfano e di Forza Italia.
Blindano un provvedimento che umilia tutti noi elettori, che toglie ai cittadini la piena potestà di scegliere i loro rappresentanti, che favorisce coalizioni di facciata destinate a sciogliersi dopo il voto, a scapito delle formazioni non coalizzate e della pari dignità dei cittadini elettori.
Presidio di protesta
Giovedì 12 ottobre, ore 18:00

elezioni
Piazza Guicciardi, davanti alla prefettura

 

La salute è un nostro diritto non un vostro business

La salute è un nostro diritto non un vostro business

La salute è un nostro diritto non un vostro business

Nonostante fosse un lunedì sera la sala del consiglio comunale di Casorate Primo si è riempita in fretta, soddisfatti i compagni della sez. locale di Rifondazione Comunista che hanno messo all’ordine del giorno la delibera regionale sui malati cronici e il problema delle lunghe liste d’attesa per esami e prestazioni mediche.
Relatrice della serata ALBAROSA RAIMONDI medico che in passato ha ricoperto il ruolo di vicedirettore del Policlinico di Milano che ha sostituito egregiamente Vittorio Agnoletto, che insieme a Medicina Democratica hanno fatto luce sull’ennesimo tentativo di privatizzare ulteriormente la sanità pubblica.
(per capire il contenuto della delibera alleghiamo di seguito un articolo di Vittorio Agnoletto e ALBAROSA RAIMONDI che illustrano chiaramete i contenuti di tale riforma “maroniana”)
Maroni ha recentemente dichiarato che bisogna votare SI al referendum perché la prima cosa che la Regione chiederà è di essere autonoma dal servizio sanitario nazionale, significa che se la Regione non avesse avuto il vincolo che la sanità dipende ancora da una legge nazionale avrebbe di colpo abolito i medici di medicina generale per trasformarli tutti in gestore”.
Nel 1978 ci siamo dotati di un sistema sanitario nazionale molto avanzato (invidiato da molte democrazie occidentali), con i primi provvedimenti nel 1993 di formighiana memoria ci siamo indirizzati verso un ridimensionamento del pubblico a favore sempre più del privato accreditato per arrivare oggi ad avere in Lombardia un rapporto quasi al 50%.
In questo i tagli lineari governativi, il mancato turnover, il blocco delle assunzioni stanno stravolgendo lo stesso SSN, per questo smascherata l’operazione è richiesto a tutti i soggetti in campo, in primis i cittadini che dovrebbero informarsi perché al momento tutto è confinato nelle segrete stanze regionali.
Medicina Democratica e alcuni sindacati medici hanno proposto ricorso al TAR della Lombardia: per la sospensiva il TAR ha risposto negativamente data la complessità del problema.
E’ in corso da parte dei ricorrenti la richiesta di fissazione dell’udienza di merito. Le ragioni essenziali del ricorso riguardano la non costituzionalità della delibera (una delibera che modifica le leggi?), nonché nelle sue conseguenze in termini di confusione, estrema complicatezza, inappropriatezza, infine privatizzazione del sistema; Il tutto nella più totale assenza di informazione dei cittadini.
La serata si è conclusa con una disamina puntuale della D.ssa Albarosa sul tema delle liste d’attesa ( usate spudoratamente per avallare il nuovo sistema), in cui viene evidenziato come queste siano create ad hoc per foraggiare il privato, il loro superamento è possibilissimo e passa esclusivamente per la volontà politica di eliminarle, in primis da parte dei vari direttori sanitari.
L’impegno che ci siamo presi come Partito sarà quello nei prossimi mesi di sviluppare un forte campagna di sensibilizzazione sui temi in questione, saremo di fronte alle strutture sanitarie territoriali con volantinaggi per richiamare tutti alla difesa e per la sua attuazione di quanto contenuto nella nostra bella Costituzione.
Art .32 La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti……
Per tenersi informati l’invito è quello di sintonizzarsi sulle frequenze di Radio Popolare ogni giovedì dalle 10.35 alle 11.30 per la trasmissione dedicata alla nostra salute “37 e 2”.
Gianni Radici
Segr. Circolo di Casorate Primo-Motta Visconti-Bereguardo-Bubbiano

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di Vittorio Agnoletto e Albarosa Raimondi

Regione Lombardia: sei malato? Non chiamare il medico, ora c’è il gestore.

Il titolo, purtroppo, non è uno scherzo, ma è quello che sta avvenendo in Regione Lombardia. Per ora riguarda una sola Regione ma, se dovesse realizzarsi, è probabile che in pochi anni troverà estimatori anche in molte altre parti d’Italia. E’ una vicenda (volutamente) complicata ma proverò a spiegarla nel modo più semplice possibile, convinto che ognuno abbia diritto di essere pienamente informato su quello che riguarda il presente e il futuro della sua salute.

Con due delibere, la n. 6164 del 3 gennaio e la n. 6551 del 4 maggio 2017, la giunta regionale lombarda, senza nemmeno una discussione in Consiglio regionale, sta modificando totalmente l’assistenza sanitaria in Lombardia e cancellando alcuni dei pilastri fondativi della legge di riforma sanitaria la n. 833 del ’78.

La non costituzionalità di tali delibere è stata sollevata attraverso un ricorso al Tar dall’Unione Medici Italiani ed un altro ricorso è in arrivo da Medicina Democratica. Gli Ordini dei medici di Milano e della Lombardia sono insorti: la giunta regionale si è limitata ad inserire qualche modifica di facciata proseguendo a vele spiegate verso una terza delibera attuativa attesa in questi giorni.

La vicenda riguarda, secondo le stime della Regione, circa 3.350.000 cittadini “pazienti cronici e fragili” che sono stati suddivisi in tre livelli a seconda della gravità della loro condizione clinica. Costoro riceveranno in autunno una lettera attraverso la quale la Regione li inviterà a scegliersi un “gestore” (la delibera usa proprio questo termine) al quale affidare, attraverso un “Patto di Cura”, un atto formale con validità giuridica, la gestione della propria salute. Il gestore potrà essere loro consigliato dal medico di base o scelto autonomamente da uno specifico elenco.

Il gestore, seguendo gli indirizzi dettati dalla Regione, predisporrà il Piano di Assistenza Individuale (Pai) prevedendo le visite, gli esami e gli interventi ritenuti da lui necessari; “il medico di medicina generale (Mmg) può eventualmente integrare il Pai, provvedendo a darne informativa al Gestore, ma non modificarlo essendo il Pai in capo al Gestore”.

La Regione ha individuato 65 malattie, per le quali ha stabilito un corrispettivo economico da attribuire al gestore a secondo della patologia presentata da ogni persona da lui gestita. Se il gestore riuscirà a spendere meno della cifra attribuitagli dalla Regione potrà mantenere per sé una quota dell’avanzo, eventualmente da condividere con il Mmg che ha creato il contatto. Il gestore non deve per forza essere un medico, può essere un ente anche privato e deve avere una precisa conformazione giuridica e societaria e può gestire fino a… 200.000 persone.

E’ facile immaginare che nelle scelte dei gestori conterà maggiormente il possibile guadagno piuttosto che la piena tutela della salute del paziente, il quale potrà cambiare gestore ma solo dopo un anno. Scomparirà ogni personalizzazione del percorso terapeutico e ogni rapporto personale tipico della relazione con il medico curante. Per una società che gestirà 100/200.000 Pai (Piani di Assistenza) ogni cittadino è un numero asettico potenziale produttore di guadagno.

Il Mmg viene quindi privato di qualunque ruolo, sostituito da un manager e da una società; ed è questa una delle ragioni che ha fatto scendere sul piede di guerra i camici bianchi. Se avesse potuto la Lombardia avrebbe cancellato la figura dei Mmg, ma per ora una Regione non può modificare i pilastri di una legge nazionale come la legge 833. Ma all’orizzonte c’è il referendum sull’autonomia regionale voluto dal presidente leghista, un referendum consultivo ma che verrà fortemente enfatizzato. Ci sentiremo dire che l’autonomia da Roma permetterà di rendere pienamente operativa questa “eccellente riforma regionale”. Di bufale sulla sanità ne abbiamo già sentite molte, da Renzi alla Lorenzin e questa non sarà l’ultima.

Una “legge eccezionale”, sosterrà la Regione, perché eviterà che cittadini malati, in maggioranza anziani, debbano impazzire con le ricette, le telefonate interminabili ai centralini regionali per fissare le visite, le code agli sportelli, le liste di attesa ecc. ecc.

La Regione Lombardia non dirà che tutti questi disagi sono stati costruiti ad arte, prima da Roberto Formigoni e poi da Roberto Maroni, per spingere i cittadini verso la sanità privata che li aspetta con gioia per lucrare ulteriormente sulla loro pelle. Se il Tar non cancellerà queste delibere e se le organizzazione della società civile non si ribelleranno è forte il rischio che molti nostri concittadini accetteranno quasi con riconoscenza il piano della Regione; salvo poi accorgersi che ad essere trascurata sarà proprio la loro salute. Ma allora sarà troppo tardi.

13 ottobre:sciopero studentesco dell’alternanza

13 ottobre:sciopero studentesco dell’alternanza

Comunicato stampa
Milano, 11 ottobre 2017
Sciopero studentesco dell’alternanza.

Giovanna Capelli Segreteria Regionale Lombardia  Rifondazione Comunista, responsabile Scuola, Università, Ricerca ha dichiarato: «Condividiamo pienamente le ragioni che animano la mobilitazione studentesca nazionale indetta per il 13 ottobre. Uno sciopero dunque contro una delle norme più devastanti della cosiddetta “Buona Scuola”».
13 ottobre:sciopero studentesco dell’alternanza

RIFONDAZIONE COMUNISTA condivide pienamente le ragioni che animano la mobilitazione strudentesca nazionale indetta per il 13 ottobre prossimo sotto la parola d’ordine « Sciopero dell’alternanza». Uno sciopero dunque contro una delle norme più devastanti della cosiddetta «Buona Scuola,, quella che la connette strutturalmente alla logica perversa del mercato, della privatizzazione, l’alternanza scuola lavoro. Ore di studio e di approfondimento sostituite obbligatoriamente da stages senza senso e da lavoro gratuito senza diritti e senza tutele, un addestramento al futuro lavoro precario e senza qualità.(sono stati fatti accordi ministeriali con MC Donald e Zara !!!)     Uno scandalo che mette spesso in gioco anche la incolumità degli studenti e delle studentesse. Basta citare il recente caso dello studente ferito a La Spezia mentre guidava un muletto durante le ore di alternanza .
Tutte e tutti in piazza dunque venerdì 13 ottobre con tutti gli studenti e le studentesse che vogliono una scuola secondo la Costituzione libera e svincolata da interessi di parte, capace di costruire quel futuro che le politiche neoliberiste stanno rubando alle nuove generazioni.
Giovanna Capelli
Segreteria Regionale Lombardia
Rifondazione Comunista,responsabile Scuola, Università,Ricerca
sciopero dell’alternanza

Sciopero Ilva, Rifondazione Comunista: “Siamo con lavoratori e sindacati”

Sciopero Ilva, Rifondazione Comunista: “Siamo con lavoratori e sindacati”

Pubblicato il 9 ott 2017
COMUNICATO STAMPA
Sciopero Ilva, Rifondazione comunista: “Siamo con lavoratori e sindacati”
Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, ed Enrico Flamini, responsabile Lavoro di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiarano:
«I lavoratori e i sindacati di tutti i stabilimenti Ilva con la pressoché adesione totale allo sciopero e alle mobilitazioni di oggi hanno detto chiaramente no al piano annunciato da ArcelorMittal, un piano che non propone nulla sul versante della riconversione ambientale e che annuncia oltre 4mila esuberi in tutta Italia, determinando inoltre il licenziamento per gli altri 10mila dipendenti con la successiva riassunzione senza le tutele dell’articolo 18. Questi sono i veri risultati delle politiche economiche e del lavoro degli ultimi venti anni, questi sono i risultati del Pd, dell’assenza di una politica industriale e del Jobs Act.

Rifondazione comunista è e sarà a tutti i livelli a sostegno di lavoratori e sindacati perché l’unica sinistra che serve al paese è quella in grado di ridare valore e dignità al lavoro.

Per salvaguardare lavoro e territorio in Francia si nazionalizza.

Anche in Italia bisogna difendere le aziende strategiche e imporre la salvaguardia dei posti di lavoro e del risanamento ambientale.

I lavoratori che oggi stanno scioperando a Taranto e Genova non vanno lasciati soli».
9 ottobre 2017

Pavia dibattito sul referendum Regione Lombardia: la falsa autonomia

Pavia dibattito sul referendum Regione Lombardia: la falsa autonomia

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Campagna sulle pensioni

Campagna sulle pensioni

Pubblicato il 8 ott 2017
Care compagne e cari compagni,
in allegato trovate:
1. un documento di approfondimento sulle pensioni
2. un volantino sempre sulle pensioni
Sono materiali utili sia per la discussione programmatica all’interno del percorso avviato al Brancaccio sia per una campagna autonoma del Partito sulla legge di Bilancio.
Come è noto, ad oggi il DEF appena approvato non prevede nessun intervento migliorativo sulle pensioni (su cui si sarebbe invece dovuta aprire la cosiddetta seconda fase di confronto con le organizzazioni sindacali) e quindi l’età pensionabile aumenterà nuovamente, per l’effetto delle norme sull’adeguamento all’aspettativa di vita.
Riteniamo che un nuovo aumento dell’età pensionabile sia inaccettabile e continuiamo a pensare che l’obiettivo debba essere quello della cancellazione della legge Fornero, che ha prodotto e continua a produrre danni gravissimi alla vita delle persone e all’insieme della società.
Riteniamo che un nuovo aumento dell’età pensionabile sia inaccettabile e continuiamo a pensare che l’obiettivo debba essere quello della cancellazione della legge Fornero, che ha prodotto e continua a produrre danni gravissimi alla vita delle persone e all’insieme della società.
Vi chiediamo di organizzare volantinaggi davanti ai luoghi di lavoro, dibattiti, iniziative di diverso tipo, conferenze stampa, e di comunicarcelo, in modo da poterle pubblicizzare.
Vi è un peraltro un calendario di mobilitazioni e scioperi significativo (14 ottobre manifestazioni organizzate da CGIL, CISL, UIL davanti alle prefetture, 27 ottobre sciopero generale Cub, SGB – SI Cobas, 10 novembre sciopero generale USB, Confederazione Cobas e CIB Unicobas) a cui parteciperemo ed in cui far vivere la nostra iniziativa. Ovviamente su tutti questi appuntamenti, manderemo anche altro materiale specifico.
Un caro saluto
Roberta Fantozzi,
politiche economiche e del lavoro/programma
(Continua a leggere)

pensioni-fornero

Comune di Cassolnovo: 2^ Rassegna “Il Teatro Verdi”

Comune di Cassolnovo: 2^ Rassegna “Il Teatro Verdi”

cassolnovo-teatro-verdiIntroduzione alla 3^ stagione teatrale – musicale Comune di Cassolnovo ottobre 2017-Marzo 2018
C’è bisogno di Teatro ?
Il teatro può dire tutto, di gioia di vivere e di mal di vivere , di solitudine, di denuncia, di gente e genti, di fiabe e magie; dell’isola che non c’è, di maschere ,alberi, ombrelli, bullismi e…temporali , paure, violenze, fantasie e…persin di animali.Di afflati urbani e di truffe agli anziani. Di apatia di opulenza e anoressia. Di carcere e di un’ altra via ,di poesia.
Lo fa con la parola , la musica, i gesti, gli sguardi…
Il Teatro c’è , c’è sempre stato e ci sarà sempre , poiché è NECESSARIO e OGGI lo è anche più di ieri
Perché E’LA CURA , LA MEDICINA per potersi affrancare da scatole, scatoloni, scatolette elettroniche programmate e che ci programmano quotidianamente l’esistenza. Perché Il Teatro può per qualche ora (ma il buon teatro continua a frullarci in testa anche finito lo spettacolo) liberarci dal mondo di plastica che ci avvolge, stretti stretti come il domopak perché è interazione, necessita di attiva compresenza tra pubblico attori, palcoscenico e platea.
Il Teatro porta altrove , astrae al contempo scava dentro di noi, obbligandoci a mettere il naso nei meandri della società, non da’ soluzioni , piuttosto solleva dubbi e accende la mente, fa circolare idee, emozioni.
È Per tutto questo che anche quest’anno pur tra le crescenti difficoltà di ogni tipo ( bilancio, costi di produzione di organizzazione…)l’amministra zione Comunale di Cassolnovo propone la rassegna teatrale IL TEATRO AL VERDI insieme a quella musicale SU DI TONO !!! alla portata di tutti , senza imporre costi e cercando di alzarne il livello culturale ed artistico .
La nave del TEATRO AL VERDI pur tra mille marosi il 14 ottobre salperà e per 6 mesi ci porterà in un viaggio tra generi, storie ,temi diversi con oltre 15 spettacoli per tutti e tutti i gusti; spettatori piccoli , grandi, semigrandi…grandissimi .
Cassolesi divertitevi, appassionatevi, incontratevi , pensate ,partecipate…
Si c’è bisogno di Teatro e c’è bisogno di TE che vieni con la tua FAMIGLIA , i tuoi AMICI A TEATRO
IL TEATRO AL VERDI .…

Piero Carcano
Ass.re cultura ,spettacolo,istruzione,associazioni

Prende il via il 14 ottobre la stagione teatrale- musicale del Teatro Verdi a Cassolnovo, anche quest’anno promossa dall’ amministrazione comunale unitamente all’ Assessorato alla cultura istruzione e spettacoli. Come gli altri anni la stagione si snoderà da ottobre a marzo con numerosi spettacoli e concerti tutti con entrata ad offerta libera . Una scelta che continua pur in un momento di crisi economica che naturalmente tocca anche i comuni ma che con sforz e lavoro costante l’ amministrazione riesce a confermare la proposta cultura che spesso si sposa anche con temi sociali . Si inizia sabato 14 ottobre alle ore 21 con un gustoso “fuori sede” ovvero al di fuori del consueto palco del Teatro Verdi di Via Oberdan che ospiterà tutti gli altri venti sarà la chiesa di S. Bartolomeo ad ospitare il concerto de ORCHESTRA DEL LICEO MUSICALE “CASORATI” DI NOVARA che si esibirà unitamente al CORO DEL CIVICO ISTITUTO MUSICALE BRERA DI NOVARA. Si tratta complessivamente tra coristi e musicisti di oltre 100 elementi che ovviamente non potevano essere contenuti dalla tradizionale struttura. Il programma è alquanto allettante, dedicato interamente ad ANTONIO VIVALDI verranno infatti proposte alcune delle sue opere più celebri a cominciare dal movimentato divertente e scintillante concerto per violino e orchestra in sol maggiore opera RV0310 e la più importante tra le opere sacre: il Gloria Rv 589, per orchestra , soli e coro a quattro voci miste . Introdurrà e condurrà la serata col consueto garbo e la competenza Mario Mainino promotore culturale, presentatore, critico e commentatore musicale, regista opere liriche, conduttore trasmissioni radiofoniche, giornalista, fotografo il vigevanese già collaboratore in diverse iniziative culturali cassolesi negli ultimi anni è diventato attraverso il suo sito concertodautunno.it. il punto di riferimento per la cultura non solo del nostro territorio.Il concerto “vivaldiano” sarà un occasione unica per ascoltare le musiche del grande maestro vissuto a cavallo di 1600 e 1700 eseguite da un così imponente ensemble di orchestrali e coristi di ottimo livello.

ORCHESTRA DEL LICEO MUSICALE “CASORATI” DI NOVARA
L’orchestra, nata nel 2010-11 con l’istituzione del Liceo Artistico Musicale Casorati di Novara (una tra le trentaquattro sedi scelte in tutta Italia per dar vita al nuovo percorso liceale), ha già al suo attivo numerosi concerti soprattutto nella provincia di Novara. Da tre anni partecipa al LAIV (Laboratorio delle Arti Interpretative dal Vivo, progetto ideato e sovvenzionato da Fondazione Cariplo) presso il Teatro Elfo Puccini di Milano, presentando produzioni originali che comprendono musica, canto e danza, e riscuotendo un generale consenso di pubblico e critica.
Congiuntamente alla sezione coreutica e artistica, l’Istituto è guidato dal Dirigente Dott. Arch. Salvatore Palvetti.
Per maggiori informazioni: http://www.liceodellearticasorati.gov.it/
CORO DEL CIVICO ISTITUTO MUSICALE BRERA DI NOVARA
Il Coro del Civico Istituto Musicale Brera di Novara affonda le sue radici nella tradizione ormai ultracentenaria dell’Istituto. Ha preso parte attiva a spettacoli nelle regioni Lombardia, Val d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Veneto, e ad importanti manifestazioni organizzate nella città di Novara. Tra le esecuzioni più significative i Requiem di Faurè, Cherubini, Mozart, Verdi (collaborando con Orchestre quali “Gli Archi della Scala”, “Filarmonica di Piacenza”, “Classica di Alessandria”, “Sinfonica di Lubiana”), i Carmina Burana di Orff; numerose opere liriche, soprattutto di tradizione italiana. Si è dedicato inoltre allo studio di composizioni del repertorio barocco eseguendo la “Resurrezione” di H. Schütz, “Membra Jesu nostri” di D. Buxtehude, “Gloria” di A. Vivaldi, “Passio secundum Joannem” di A. Scarlatti, “Stabat mater” di G.B. Pergolesi, “The Messiah” di G.F. Haendel. “Te Deum” e “Messe de Minuit” di M.A. Charpentier.
Nel 1993 (anno di insediamento dell’attuale Direttore Francesco Iorio) ha preso parte alla riapertura del Teatro Coccia di Novara con “Les Huguenots” di G. Meyerbeer. Nel 2004 è stato invitato a Chalon-Sûr-Saône (FRANCIA) dove ha tenuto un Concerto nel locale Conservatorio. Nel 2007 ha eseguito, sotto la direzione di D. Rizzo, la prima esecuzione in tempi moderni del “Miserere” di A. Luchesi; sempre nel 2007 è stato invitato alla manifestazione tortonese “Perosiana” dove ha eseguito un Concerto (trasmesso da Radio Vaticana nel Marzo 2008) con musiche di Perosi e di Faurè. Ha eseguito inoltre, sotto la direzione di A. Albertini, la “Messa da Requiem a tre voci d’uomo” di Perosi a Tortona per “Perosiana” e a Venezia nella Basilica di Santa Maria de’ Frari per la Fondazione Levi. Nel 2009 l’esecuzione di “The Messiah” di G.F. Haendel nel 250° anno della morte del compositore. Nel 2011, con il duo pianistico Bianchi-Ballista, il Requiem di Mozart a Novara e a Varallo Sesia nella versione per pianoforte a 4 mani di Carl Czerny, il “Te Deum” di M.A. Charpentier, la “Missa Choralis” di Franz Liszt nel bicentenario della nascita del compositore. Nel 2012 la “Messe de Minuit” di Charpentier in una originale versione che alterna i canti popolari natalizi francesi (a cui Charpentier si è ispirato per costruire le parti della sua messa) alle parti tradizionali della liturgia. Nel 2013 una serie di concerti celebrativi del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi. E’ abitualmente invitato a partecipare a “Passio”, importante rassegna biennale novarese. Più di recente, da sottolineare, l’esecuzione della poco rappresentata Messe des pêcheurs de Villerville di Fauré e Messager, Cineconcerti (spettacoli di musica ed immagini dedicati alle più belle colonne sonore), Concerti Sacri dove musica e canto sono guidati da letture di scrittori famosi.
Nel 1999 ha inciso un CD con musiche di autori che dal 1800 ad oggi hanno contribuito all’evolversi della storia musicale novarese (Coccia, Mercadante, Manfredi, Ferrante, Colonna); nel 2006, per il settimanale “Panorama”, “Don Giovanni” e “Requiem” di W.A. Mozart. Di prossima uscita un CD con la “Messa da Requiem a tre voci d’uomo” e la cantata “In cœna Domini” di L. Perosi. Tra i prossimi significativi impegni l’incisione di un CD con musiche di Andrea Luchesi, misconosciuto compositore veneto insegnante di Beethoven a Bonn.
Nel 2009 il Coro si è costituito nell’Associazione Culturale denominata ERATO, che si propone di promuovere e diffondere la conoscenza della cultura musicale in genere, con una particolare attenzione alla musica corale ed alle attività ad essa connesse. I soci dell’Associazione sono attualmente circa una cinquantina tra uomini e donne, quasi tutti parte attiva del coro: età diverse, attività “principali” diverse, accomunati dalla medesima passione per la musica e il canto.
Per maggiori informazioni: http://www.associazioneerato.org/home
Amm.ne Comunale e Ass.to Cultura e Spettacoli Comune di Cassolnovo presentano :
CASSOLNOVO
14 Ottobre 2017 ore 21
Chiesa S. Bartolomeo
2^Rassegna “Il Teatro al VERDI”
C o n c e r t o
ANTONIO VIVALDI
(1678-1741)
CONCERTO PER VIOLINO E ORCHESTRA
in SOL Maggiore, RV310
GLORIA RV 589
per orchestra, soli e coro a quattro voci miste
Gloria in excelsis – Et in terra pax hominibus – Laudamus te – Gratias agimus tibi – Propter magnam gloriam – Domine Deus – Domine Fili Unigenite – Domine Deus, Agnus Dei – Qui tollis peccata mundi – Qui sedes ad dexteram – Quoniam tu solus Sanctus – Cum Sancto Spiritu
ORCHESTRA, SOLISTI e CORO del
LICEO ARTISTICO MUSICALE E COREUTICO “CASORATI”
Maestro del Coro Rosella GABOLI
Solisti Cecilia CONTE, Giovanni OLDANI, Carlotta LINETTI
e
CORO del CIVICO ISTITUTO MUSICALE
“BRERA” DI NOVARA
Maestro del Coro Francesco IORIO
Direttore Dino SCALABRIN
Presentatore Mario MAININO
ENTRATA LIBERA info 3335740348

Con gli operai Ilva contro i licenziamenti di Arcelor Mittal

Con gli operai Ilva contro i licenziamenti di Arcelor Mittal

Pubblicato il 7 ott 2017
E’ scattata “l’ora X” per i lavoratori dell’Ilva. Il piano occupazionale presentato dalla multinazionale Arcelor Mittal – circa 4.000 esuberi in tutto, di cui quasi 3.000 a Taranto e 600 a Genova – è inaccettabile. Tanto più perché i lavoratori assorbiti dalla nuova società perderanno i diritti acquisiti, mentre per gli altri gli ammortizzatori sociali saranno garantiti soltanto fino al 2023. Così come inaccettabile è il ricatto di fronte al quale verranno poste a breve le organizzazioni sindacali: firmare l’accordo o far saltare l’intera procedura di vendita.

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