Archivio for novembre, 2017

IRRUZIONE FASCISTA ALL’ASSEMBLEA DELLA RETE COMO SENZA FRONTIERE

IRRUZIONE FASCISTA ALL’ASSEMBLEA DELLA RETE COMO SENZA FRONTIERE

Comunicato stampa

IRRUZIONE FASCISTA ALL’ASSEMBLEA DELLA RETE COMO SENZA FRONTIERE / FABRIZIO BAGGI (PRC/SE LOMBARDIA) E STEFANO ROGNONI (PRC/SE COMO) :«Vergognosa azione squadrista compiuta durante l’Assemblea della “Rete Como Senza Frontiere” della quale la Federazione Provinciale  di Como di Rifondazione Comunista  è membro sin dalla fondazione.

Tutta la nostra solidarietà a chi ha dovuto subire l’ennesima provocazione si stampo fascista».

«Questa sera,  durante l’Assemblea plenaria della rete “Como Senza Frontiere” un gruppo di fascisti è irrotto ed ha obbligato la platea all’ascolto della lettura di un volantino delirante sul tema dellacosiddetta “invasione”.
L’azione è stata compiuta dalla sedicente “associazione culturale” “Veneto fronte skinead” tra le altre cose, per la seconda volta presente attiva in città.
Da tempo denunciamo una pericolosissima deriva di stampo fascista a Como, in Lombardia, in Italia ed in Europa e purtroppo spessissimo sottovalutata dalle istituzioni.
Il fenomeno migratorio, e la pessima gestione che il nostro Paese ha nei confronti di chi scappa da guerre, fame, e miseria da a questi individui il fianco per unificare, sulla base di false informazioni, i vari gruppuscoli neofascisti che cercano consenso e creano guerra tra poveri, odio razziale, intolleranza e tensione nelle città che vedono attive reti ed organizzazioni di volontarie e volontari solidali con i migranti e che si occupano di accoglienza come fa da più di un anno a questa parte  Como senza frontiere.
Rifondazione Comunista da la sua massima solidarietà a Como Senza frontiere, e chiede con forza e determinazione che le autorità preposte facciano luce sull’identità di chi questa sera ha cercato di intimorire le persone presenti alla riunione assicurandoli alle sanzioni che meritano.

Nessuna persona è illegale, solo i fascisti lo sono».

Como, 28/11/2017

A sostegno della resistenza palestinese, contro l’assurdo rimpatrio di Leila Khaled

A sostegno della resistenza palestinese, contro l’assurdo rimpatrio di Leila Khaled

Pubblicato il 29 nov 2017
Con una decisione gravissima e illegittima, le forze di polizia italiane hanno impedito l’ingresso in Italia alla palestinese Leila Khaled, dirigente del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Leila avrebbe dovuto prendere parte a pubbliche iniziative, già comunicate agli organi di informazione, a Milano, Napoli e Roma. Ma è stata bloccata all’aeroporto di Fiumicino, e costretta a prendere il primo volo di ritorno per la Giordania, Paese in cui si era regolarmente imbarcata.
Questa decisione contraddice quanto invece registrato in occasioni precedenti, in cui Leila Khaled è stata protagonista di importanti conferenze in altri Paesi europei, e presso lo stesso Parlamento Europeo, su invito del Partito della Sinistra Europea e del Gruppo GUE/NGL, di cui anche Rifondazione Comunista fa parte.
Ancora una volta il governo italiano mostra da che parte vuole stare: dalla parte dell’ingiustizia contro la libertà; dalla parte dell’oppressore contro l’oppresso; dalla parte delle autorità israeliane responsabili di atti di violenza e di repressione e, spesso, persino di vere e proprie azioni di carattere terroristico nei Territori Palestinesi Occupati.
Questo gravissimo episodio avviene dopo numerosi attacchi mediatici ed a seguito di forti pressioni esercitate da esponenti ed organizzazioni della “lobby sionista” in Italia, con aggressioni a mezzo stampa, con articoli diffamanti, ai cui contenuti hanno unito la propria voce anche piccoli personaggi della politica napoletana (Carfagna di Forza Italia e Valente del Partito Democratico).

Ciò dimostra l’accondiscendenza, se non la complicità, del governo italiano nei confronti della repressione, dell’arbitrio e dell’occupazione israeliana ai danni del popolo palestinese. Ma allo stesso tempo dimostra quanto faccia paura ai potenti di turno la voce libera di chi lotta per la giustizia e per l’autodeterminazione, di chi incarna i valori della resistenza e della emancipazione dei popoli, di chi è protagonista nella lotta delle donne contro l’occupazione e la repressione.
Basti ricordare le parole stesse di Leila Khaled, nel ribadire il diritto alla resistenza dei popoli oppressi e il diritto inalienabile all’ autodeterminazione dei popoli: «È un’equazione: dove c’è occupazione, c’è resistenza. Nessuno può cambiarlo. È qualcosa di naturale; non si può cambiare il corso del sole e farlo sorgere da ovest. Questa è la verità. Quando sei oppresso, resisti».
Ancora oggi, in Palestina, l’occupazione e la colonizzazione israeliana proseguono incessanti, con un genocidio a bassa intensità, esecuzioni quotidiane di giovani palestinesi, espropri di terre e di risorse (a partire dall’acqua), continue demolizioni di case e costruzioni di colonie, e un assedio a Gaza dove quasi due milioni di persone sono vittime di embargo, costrette in condizioni di vita inumane, sotto continua aggressione.
Dopo la costituzione dello Stato di Israele nel 1948, e la conseguente Nakba, la catastrofe del popolo palestinese, che ha causato la fuga di 800.000 profughi palestinesi dal loro territorio, e dopo le guerre del 1967 e del 1973, con l’occupazione israeliana, prima della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, e poi delle Alture del Golan in territorio siriano, Israele è, a tutti gli effetti, uno stato occupante, che viola sistematicamente il diritto internazionale e la dignità del popolo palestinese.

Ultima di una lunga serie, la stessa Risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, del dicembre scorso, condanna Israele come «potenza occupante»; esprime «grave preoccupazione» per «le continue attività di colonizzazione»; e ribadisce che «la costituzione, da parte di Israele, di colonie nel territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est, costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale».

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea non ha dubbi sulla parte da cui stare: la parte del diritto e della giustizia, contro la repressione e l’occupazione. Mentre denunciamo il comportamento complice delle autorità italiane, confermiamo il nostro pieno sostegno alla resistenza palestinese, per la fine dell’occupazione, e la creazione dello Stato di Palestina, libero, indipendente, sovrano.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – SINISTRA EUROPEA

Roma 28 novembre 2017.

Fabio Libero

Fabio Libero

Ikea, solidarietà alla lavoratrice licenziata. La distruzione dei diritti del lavoro porta a queste aberrazioni

Ikea, solidarietà alla lavoratrice licenziata. La distruzione dei diritti del lavoro porta a queste aberrazioni

24232625_1275889692517691_5639561045046248768_nAvete visto questa storia? Quando diciamo che questo paese sta sprofondando nella barbarie, che il profitto si è imposto su tutto…

Questa donna si chiama Marica Ricutti, 39 anni, una laurea, lavorava a IKEA Milano da ben 17 anni. In 17 anni mai un richiamo, una contestazione, nonostante IKEA imponesse spostamenti e chiedesse molto ai dipendenti.
Qualche giorno fa però una lettera di licenziamento “per giusta causa”. Perché? Perché Marica, separata e con due figli, di 10 e 5 anni – quest’ultimo disabile – aveva fatto presente che non avrebbe potuto cambiare turno e cominciare a lavorare alle 7 del mattino, come le era stato richiesto da IKEA. “Ho spiegato tutto da subito e avevo ricevuto anche delle rassicurazioni verbali, ma purtroppo non sono servite a nulla”.

Marica non poteva materialmente accettare il cambio di orario, perché alle 7 c’è la terapia del figlio disabile, e deve anche accompagnare l’altro figlio a scuola. L’IKEA l’ha licenziata in tronco con una lettera, per fortuna che i suoi colleghi hanno deciso di scioperare in suo supporto.

Purtroppo Renzi – e anche Bersani e quelli di MDP che ora giocano a fare la “sinistra” – hanno cancellato con il Jobs Act l’articolo 18, e la battaglia ora è più difficile.. Vedete a che servivano le nostre mobilitazioni?

A Marica hanno chiesto “come stai?”. Così lei ha risposto:
“Non bene, purtroppo. Ho stati d’ansia che mi procurano forti tremori, questa situazione mi ha provocato anche problemi di salute. Mi sono sempre comportata bene verso l’azienda, ho sempre svolto il mio lavoro fino in fondo. Non mi aspettavo di essere trattata così. Andrò avanti. Impugnerò il licenziamento…
Forse sta venendo meno il valore della dignità umana. Io e tutti i lavoratori non siamo numeri, siamo persone, con una dignità che dovrebbe essere rispettata”.

Marica siamo tutte e tutti con te! Basta con questo capitalismo selvaggio e con una politica complice dei più forti!
Invitiamo tutti a commentare sulla pagina di IKEA: la multinazionale svedese ci tiene molto all’immagine, a presentarsi “amichevole”: facciamo uscire fuori la verità e facciamo ritirare subito questo licenziamento!

Potere al Popolo!

Milano – costruiamo una lista popolare per le prossime elezioni!

Milano – costruiamo una lista popolare per le prossime elezioni!

Daremo voce a chi ha subito sulla propria pelle i sacrifici imposti con la scusa della crisi, mentre in pochi si arricchivano sempre di più. Proveremo a dare risonanza alle battaglie dei tanti che resistono e lottano in un territorio come quello milanese, dove l’apparente benessere nasconde una forbice sociale che si allarga sempre di più. Una realtà che ha visto durissime lotte dei lavoratori sfruttati negli hub della logistica alternarsi ai sempre più frequenti rastrellamenti a danno degli immigrati. Dove l’ambiente e il territorio vengono di regola sacrificati sull’altare del business e dei grandi eventi. Dove la sanità pubblica è gravemente minacciata dalla riforma sanitaria lombarda che rimpiazza il medico di base con un gestore privato, subordinando le nostre cure al profitto.
Non possiamo più permettere che siano altri a parlare a nostro nome. Che, ancora una volta, gli stessi personaggi di sempre, provino a barattare i nostri bisogni con qualche seggio in Parlamento. Dobbiamo irrompere sulla scena, riprenderci la politica e riportarla dove deve stare, nei luoghi di lavoro e nelle piazze.
Potere al popolo!

SABATO 2 DICEMBRE ORE 10, CIRCOLO DI VIALE MONZA 140

Sabato 18 novembre a Roma è successa una cosa straordinaria: 800 uomini e donne, giovani e meno giovani, studenti, disoccupati, lavoratori, pensionati hanno dato vita ad una grande assemblea, accogliendo il nostro pazzo invito a mettersi in gioco e costruire insieme a noi una lista elettorale “di popolo”.

Sono in tanti ad aver condiviso quest’idea folle quanto necessaria: trasformare il teatrino elettorale in un palcoscenico per tutti quelli che di solito possono essere solo spettatori, per tutti noi. Costruire una campagna elettorale che sia prima di tutto una campagna popolare dove a parlare siano le nostre lotte quotidiane, dove le voci siano di lavoratrici, studenti, disoccupati, pensionati; una campagna che rafforzi il mutualismo, la solidarietà, l’organizzazione.

A Roma quelle voci si sono sentite e lo stesso proveremo noi, a partire dall’organizzazione dell’assemblea territoriale. Daremo voce a chi ha subito sulla propria pelle i sacrifici imposti con la scusa della crisi, mentre in pochi si arricchivano sempre di più. Proveremo a dare risonanza alle battaglie dei tanti che resistono e lottano in un territorio come quello milanese, dove l’apparente benessere nasconde una forbice sociale che si allarga sempre di più. Una realtà che ha visto durissime lotte dei lavoratori sfruttati negli hub della logistica alternarsi ai sempre più frequenti rastrellamenti a danno degli immigrati. Dove l’ambiente e il territorio vengono di regola sacrificati sull’altare del business e dei grandi eventi. Dove la sanità pubblica è gravemente minacciata dalla riforma sanitaria lombarda che rimpiazza il medico di base con un gestore privato, subordinando le nostre cure al profitto.

Non possiamo più permettere che siano altri a parlare a nostro nome. Che, ancora una volta, gli stessi personaggi di sempre, provino a barattare i nostri bisogni con qualche seggio in Parlamento. Dobbiamo irrompere sulla scena, riprenderci la politica e riportarla dove deve stare, nei luoghi di lavoro e nelle piazze.

Per questo dopo l’assemblea di Roma abbiamo deciso di lanciare le assemblee territoriali per far conoscere il progetto e raccogliere le adesioni di tutti coloro che vogliano dare una mano e che non vogliono restare alla finestra a guardare.

A Milano, sabato 2 dicembre presso il circolo di Viale Monza 140, si terrà un primo incontro aperto a tutti i singoli, collettivi, associazioni e organizzazioni che si rivendono in questi obiettivi.

Vediamoci, discutiamo, organizziamoci insieme anche qui a Milano.

Il futuro non è scritto! Dal popolo al popolo!

I cinquestelle fanno acqua da tutte le parti. A partire da Roma

I cinquestelle fanno acqua da tutte le parti. A partire da Roma

Tratto da: Popoff http://popoffquotidiano.it/2017/11/28/i-cinquestelle-fanno-acqua-da-tutte-le-parti-a-partire-da-roma/

Acea, Raggi e M5s contro i movimenti per l’acqua. Il paradosso solo apparente delle Giunte M5s
di Marco Bersani

L’approvazione in sede di Conferenza dei Sindaci dell’ATO2 (gestione dell’acqua a Roma e provincia) dell’avvio di un tavolo per la ripubblicizzazione del servizio idrico, dell’inserimento qualificato nello stesso dei Comitati per l’acqua, e della decisione di destinare gli utili di Acea agli investimenti invece che ai dividendi per gli azionisti, porta con sé un apparente paradosso: tutte queste decisioni sono state prese contro l’amministrazione di Virginia Raggi e del movimento 5Stelle, che, anche in quella sede, si sono opposti con determinazione.
Per essere un soggetto che proprio sulla vittoria referendaria del 2011 ha capitalizzato molte delle sue fortune politiche e che ha posto l’acqua pubblica come prima delle sue cinque stelle, la trasformazione parrebbe inspiegabile.

Ma, se analizziamo meglio l’ideologia e la pratica del Movimento 5Stelle, il paradosso smette di essere tale e ne investe tutte le contraddizioni.

Epigoni sin dalla nascita della democrazia diretta, in realtà i 5Stelle non l’hanno mai pensata come espressione della partecipazione sociale diffusa, né come strumento della riappropriazione sociale, bensì come forma del “cittadinismo”, espressione di individui singoli e consapevoli, onesti e meritevoli, le cui aspirazioni sono state negli anni bruscamente fermate dalla malagestione e dalla corruzione dei partiti politici (peraltro fondata).

Questa visione porta con sé due automatismi, ben evidenti ogni volta che i 5Stelle vincono le elezioni per un governo cittadino.

Il primo riguarda l’assetto dei poteri forti, che, identificati solo nei partiti, magicamente spariscono con la loro sconfitta elettorale, permettendo un’era di governo lineare e senza contraddizioni. Impossibile spiegare loro quanto invece affermò, davanti ad una piazza stracolma, l’attuale sindaca di Barcellona, Ada Colau, la sera della sua elezione: “Oggi abbiamo preso il governo di Barcellona, siamo molto lontani da averne preso il potere. Per questo è necessario che le mobilitazioni non si fermino questa sera, delegando a noi il domani, ma che continuino ogni giorno, per permettere a noi tutti dal governo di Barcellona di iniziare a contrastare il potere di Barcellona”.

In assenza di questa consapevolezza, si finisce per pensare, come è successo ad Acea di Roma, che, sostituendo i membri del Consiglio di Amministrazione deciso dai partiti con nuovi membri decisi dai 5Stelle, la multiutility si trasformi, da esempio di privatizzazione dell’acqua, in strenua difensora dei beni comuni e che le sue scelte, fino a ieri contrastate con forza, vengano oggi difese dai “grillini” a qualsiasi livello istituzionale con un’acriticità che rasenta il fanatismo.

Il secondo automatismo riguarda il concetto di democrazia e di conflitto sociale. Se la visione globale si basa sul “cittadinismo” come sopra declinato, una volta vinte le elezioni è sufficiente dichiararsi “cittadini portavoce” per eliminare qualsiasi dialettica sociale: nasce da qui l’astio dei 5Stelle che, oltre partiti e corpi sociali intermedi, investe i movimenti sociali, i comitati e le realtà di base, che, in quanto portatori di interessi collettivi, vengono automaticamente derubricati in lobby di potere che sovrastano i veri cittadini, i quali, onesti e puri, possono e debbono riferirsi ai loro portavoce che li rappresentano esaustivamente.

E’ così che, nati in risposta alla crisi verticale della democrazia rappresentativa, i 5Stelle ne divengono gli ultimi epigoni, deprivandola della dialettica sociale e trasformandola nell’identificazione adesiva dei singoli con i loro eletti.

Da qui a vedere nei comitati per l’acqua pubblica il nemico il passo è automatico.

Ma poiché la realtà mette le illusioni con le spalle al muro, e niente è più reale dei poteri forti in una città come Roma, ecco che il castello di carte cade al primo soffio di vento: che sia l’acqua, che sia lo stadio, il risultato finale è che, a furia di proclamarsi “amministrazione al servizio dei cittadini”, si finisce per ritrovarsi al servizio di solo alcuni di essi.

I soliti noti.

Glifosato, Forenza (Gue/Ngl)): «Male rinnovo autorizzazione. Europa sempre prona agli interessi delle multinazionali. Continui mobilitazione»

Glifosato, Forenza (Gue/Ngl)): «Male rinnovo autorizzazione. Europa sempre prona agli interessi delle multinazionali. Continui mobilitazione»

COMUNICATO STAMPA
GLIFOSATO – FORENZA (GUE/NGL): «MALE RINNOVO AUTORIZZAZIONE. EUROPA SEMPRE PRONA AGLI INTERESSI DELLE MULTINAZIONALI. CONTINUARE MOBILITAZIONE»

«L’Europa si dimostra ancora una volta serva delle multinazionali, col rinnovo di cinque anni per l’autorizzazione del glifosato – dichiara Eleonora Forenza, eurodeputata Gue/Ngl – .

Nonostante tutte le pressioni delle associazioni ambientaliste e dei movimenti dei consumatori, e nonostante contro il glifosato ci fosse stata una Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) con oltre un milione di firme che vengono così ignorate, 18 Paesi hanno votato a favore dell’erbicida.

Dispiace che il governo tedesco, principale fautore dell’austerità, faccia ora pure da capofila della subalternità alle multinazionali dell’agricoltura.

Ora, prima che la Commissione il 15 dicembre recepisca la decisione, serve continuare e se possibile rilanciare la mobilitazione: nessun regalo alle multinazionali, nessun compromesso al ribasso sulla pelle delle persone e ai danni dell’ambiente».

27 novembre 2017

Je sò pazz. INCREDIBILE: DA NORD AL PROFONDO SUD, QUALCOSA SI MUOVE!

Je sò pazz. INCREDIBILE: DA NORD AL PROFONDO SUD, QUALCOSA SI MUOVE!

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INCREDIBILE: DA NORD AL PROFONDO SUD, QUALCOSA SI MUOVE!
L’Italia delle lotte #accettalasfida! #poterealpopolo!
Quelle che vedete sulla cartina sono le città in cui si sono già definite o si faranno a breve – trovate tutti gli eventi sotto – le assemblee territoriali per dare vita a una lista popolare per le prossime elezioni politiche!
E’ incredibile vedere cosa è successo in una sola settimana, da quell’incredibile assemblea a Roma al Teatro Italia di sabato scorso.
Tutto questo senza nomi illustri, senza copertura mediatica, senza soldi… Davvero c’è voglia di qualcosa di nuovo!
Per la prima volta non si parte da accrocchi o accordi tra dirigenze e ceto politico, ma da un protagonismo reale di territori e popolazione.
Per la prima volta dalle periferia d’Italia, dal Sud e dai quartieri popolari, si mette in moto un processo nuovo, radicale, aperto!
Altre città e province si stanno iniziando a mobilitare: Ravenna, Ferrara, Como, Lecco, Trapani, Siracusa, Cagliari, Fermo, Chieti, Avellino, Caserta, Treviso, Arezzo, L’Aquila, Pisa, Rimini, Lodi, Terni, Grosseto, Lucca, Brescia, Matera, Isernia, Modena…
Se state in queste zone, o anche se siete in territori diversi, contattateci! Vi metteremo in contatto con chi si sta muovendo… Anche pochi, ma organizzati, possono dare un segno diverso alla storia…
Uniamo le forze, riempiamo questa scommessa delle vertenze e delle lotte che ovunque sono diffuse nel paese. In questo paese esiste un esercito in potenza, ma ancora disgregato. Se lo facciamo finalmente vedere, se serriamo le fila, avremo ottenuto già un primo, incredibile, risultato.
Potere al Popolo!
ASSEMBLEE GIA’ ONLINE (IN AGGIORNAMENTO)
– 28 novembre Roma – Assemblea per una Lista Popolare
– 30 novembre Salerno -Costruiamo una lista popolare per le prossime elezioni!
– 30 novembre Livorno – Costruiamo Una Lista Popolare Alle Prossime Elezioni!
– 1 dicembre Il Molise accetta la sfida: costruiamo una lista popolare!
– 1 dicembre Padova – costruiamo una lista popolare verso le elezioni!
– 1 dicembre Bergamo – Costruiamo una lista popolare alle elezioni!
– 2 dicembre Firenze – Assemblea per una Lista Popolare

Sciopero contro la Fornero. «Bisogna andare in pensione da vivi!»

Sciopero contro la Fornero. «Bisogna andare in pensione da vivi!»

Tratto da: http://popoffquotidiano.it/2017/11/24/sciopero-contro-la-fornero-bisogna-andare-in-pensione-da-vivi/

Red Friday alla Same di Bergamo. Sciopero contro la Fornero, il governo. E Camusso. Intervista a Eliana Como, opposizione in Cgil
di Checchino Antonini

«E’ impossibile continuare a spostare quel giorno sempre in avanti perché la gente non regge e i padroni ci buttano fuori dalle fabbriche!». Sotto il palazzone dell’Inps di Treviglio, un giovane operaio spiega al megafono le ragioni del Black friday della Same di Treviglio. Noi l’abbiamo chiamato il Red Friday», corregge Eliana Como, portavoce nazionale de Il Sindacato è un’altra cosa, l’Opposizione in Cgil. Prima i picchetti, che è ancora notte, poi il corteo con oltre 800 lavoratori e lavoratrici. La Same ha contagiato anche altre fabbriche di Bergamo (OVV, Colombo Filippetti, Grazioli, N&W Global Vending) e la I.M.P. di Brescia. «Una giornata di sciopero non solo contro l’aumento dell’età pensionabile contenuto dalla prossima legge di bilancio, ma contro ogni comma e cavillo della legge Fornero», spiega ancora la sindacalista.

Treviglio, quasi 30 mila abitanti tra Milano e Bergamo, è la seconda città della bergamasca, la Same, con quasi 1300 operai che producono trattori, è il primo avamposto della Fiom, roccaforte storica della minoranza combattiva della Cgil.

Se la Fiom è il sindacato di gran lunga maggioritario, i suoi delegati sono tutti all’opposizione di Camusso e Re David. E questo spiega perché questo sciopero ha una piattaforma più avanzata di quella che Corso Italia proverà ad agitare nelle cinque manifestazioni indette per sabato 2 dicembre. «Passeggiate», dicono Eliana Como e quelli della Same. «Il sabato siamo stanchi!», si sente urlare sotto l’Inps durante il breve comizio di Como.
«Questa giornata di sciopero – spiega Eliana – chiede la cancellazione della Fornero, perché bastino 40 anni (che già sono troppi) di contributi per andare in pensione, perché quella pensione sia calcolata col retributivo. Ci sembra molto meglio di limitarci a chiedere di fermare l’aumento dell’età pensionabile che scatterà a gennaio 2019. Se Camusso dice che 43 anni sono tanti queste tute blu dicono che quaranta anni di catena di montaggio sono già troppi».

Lo sciopero è andato benissimo, la stessa azienda ha ammesso una percentuale del 60%, «che, al netto dell’ingresso dei soliti impiegati ma anche di 150 interinali, meno garantiti, le linee erano ferme», continua Como.
La Same è alla fine di un lungo vialone che collega il centro con Treviglio, forse è l’arteria principale della città. «L’abbiamo bloccata per ore e poi, dopo la sosta sotto l’Inps, abbiamo raggiunto il municipio».
Certo, è una fabbrica particolare, «la definirei roccaforte della coscienza di classe, e da qui si sta lanciando un segnale preciso: che questi operai scioperano anche se Camusso dorme, un segnale all’azienda e a tutti i lavoratori oltre che a Cgil e Fiom, che si sveglino! A noi non bastano le passeggiate di sabato per chiedere che da 42 anni non si passi a 43. La prossima legge di bilancio ha trovato soldi per le imprese che assumono ma nemmeno una lira per le pensioni, specie per chi ha già lavorato troppo. Bene, diciamo basta regali alle imprese. Se i vertici sindacali avessero un briciolo della determinazione di questi lavoratori forse non avremmo la Fornero, il jobs act e nemmeno forse la buona scuola. E ci sarebbe l’art 18. E’ la capacità di lottare che determina l’esito delle vertenze».

Finalmente – domanda il cronista – anche la new economy dà segni di irrequietezza, pensando che, a soli sessantuno chilometri (così dice googlemaps), anche i lavoratori di Amazon hanno incrociato le braccia proprio nel giorno del Black Friday. «Oggi in fondo i lavoratori della Same hanno sciopertato contro un sistema che vuole che pretende che ciascuno di noi consumi, lavori, crepi. Noi in pensione ci vogliamo andare da vivi, per recuperare tempo di vita e, se ci pensi, la protesta di chi lavora in Amazon cade proprio nella giornata simbolo del consumismo sfrenato. Due contesti diversi di sfruttamento selvaggio che provano a intaccare questo circolo vizioso del “consuma-lavora-crepa”. A me colpisce una cosa del Black friday, il fatto che sia legato a una festa religiosa, è la festa del dio consumo. Dopo due millenni di sincretismo cristiano che “sussumeva” le festività pagane, siamo ormai dentro un sincretismo capitalista che si appropria del Giorno del ringraziamento, la celebrazione della fine del raccolto, e lo tramuta in un’orgia di consumi sulle spalle dei lavoratori che vivono condizioni incredibili nel tempio dello sfruttamento selvaggio». Dopo l’ennesimo autunno freddo, continua il cronista, la Cgil s’è decisa a convocare una manifestazione in cinque piazze il 2 dicembre, rigorosamente di sabato, altrettanto rigorosamente senza scioperare. Quale è la strategia di Camusso e Landini, visto che la scelta è colleggiale e condivisa nella segreteria di Corso Italia? «Siamo in evidente ritardo – risponde Como – il governo cerca un accordo più ampio di quello che ha già con chi già ha a penna in mano, Cisl e Uil. A quel punto, la legge di bilancio viene approvata e si apre la fase parlamentare: io non so se Camusso crede davvero che a Montecitorio ci sia chi voglia sostenere sue posizioni. Si rischia di arrivare come nel 2014 quando si fecero quattro ore di sciopero una settimana dopo l’approvazione del jobs act. Non è che si tratta solo di un assist alla ex sinistra del Pd perché si rifaccia una verginità dopo aver votato di tutto in questi anni? Quando si decide la Cgil a convocare lo sciopero generale? Oppure si conta di diluire la lotta nel corso del prossimo anno per ridiscutere dello scatto prima di gennaio 2019 (data in cui scatterebbe l’aumento dell’età pensionabile previsto della Fornero)? Perché magari ci sarà un governo di centro-destra e forse allora la Cgil sarà capace di fare un bello sciopero davvero. Tutto a futura memoria per un futuro governo. Ma noi il 2 saremo nelle piazze non fosse solo per dire che le passeggiate non ci piacciono e che serve lo sciopero generale perché in tante e tanti saranno lì per sentirsi dire dalla Fiom e dalla Cgil che dalla Fornero ci si può liberare».

24 novembre sciopero studentesco. Il Prc/SE Lombardia a fianco delle studentesse e degli studenti in lotta per una scuola della Costituzione.

24 novembre sciopero studentesco. Il Prc/SE Lombardia a fianco delle studentesse e degli studenti in lotta per una scuola della Costituzione.

Comunicato stampa
24 novembre sciopero studentesco.

Il Prc/SE Lombardia a fianco delle studentesse e degli studenti in lotta per una scuola della Costituzione.
Giovanna Capelli, responsabile scuola della Segreteria Regionale del Prc/SE Lombardia ha dichiarato: «Domani gli studenti e le studentesse italiane si mobiliteranno con manifestazioni e iniziative di piazza per rappresentare nello spazio pubblico  il loro disagio personale e il loro punto di vita politico verso  un sistema scolastico completamente in dissesto, colpito  dalla legge della cosiddetta «Buona Scuola « nella sua funzione costituzionale  di strumento per la promozione della uguaglianza .

Infatti da soggetti del diritto allo studio e al sapere  gli studenti sono stati trasformati in clienti di offerte formative parcellizzate di Istituti in competizione reciproca, gestiti in modo privatistico dal Dirigente menager, che marginalizza la centralità della didattica e delle finalità pedagogiche della istruzione pubblica.

L’alternanza scuola lavoro è la rappresentazione simbolica di questa trasformazione subalterna al mercato: addestra studenti e studentesse ad essere forza lavoro senza diritti, a entrare docilmente nel meccanismo della flessibilità, della precarietà, al comando del capitale.

E’ un assaggio del futuro a cui la globalizzazione neoliberista li avvia. Non a caso la legge di stabilità 2018 non aumenta il finanziamento al diritto allo studio e alla istruzione e invece incrementa gli incentivi alle aziende che saranno disponibili ad accogliere gli studenti della alternanza scuola lavoro .

I soldi ci sono per banche ed aziende non per gli studenti e gli insegnanti e per l’ edilizia scolastica.

Rifondazione Comunista condivide gli obiettivi della mobilitazione e invita  docenti, genitori, cittadini a solidarizzare con queste lotte e lavora per connetterle a tutti i conflitti dei soggetti colpiti dalle politiche neoliberiste.

E’ ora di cambiare».

Milano, 23/11/2017

IL MONDO A PARTIRE DA DE ANDRE’, CONFERENZA DEL COLLETTIVO CULTURALE “ROSA LUXEMBURG”

IL MONDO A PARTIRE DA DE ANDRE’, CONFERENZA DEL COLLETTIVO CULTURALE “ROSA LUXEMBURG”

Comunicato stampa

IL MONDO A PARTIRE DA DE ANDRE’, CONFERENZA DEL COLLETTIVO CULTURALE “ROSA LUXEMBURG”

Fabrizio De André tra arte, cultura e politica. Di questo si parlerà nella nuova conferenza a ingresso gratuito della “Scuola di cultura e politica” promossa dal collettivo culturale “Rosa Luxemburg” – Rete delle Alternative di Vigevano.
L’incontro è in programma per venerdì 1 dicembre con inizio alle ore 21 presso la Sala polivalente “Giuseppe Franzoso” della Biblioteca Civica “Lucio Mastronardi” in corso Cavour 82 a Vigevano.
Relatore della serata sarà il saggista e musicista Massimiliano Lepratti, che accompagnerà la sua esposizione con qualche passaggio musicale illustrativo del tema al centro della conferenza: il mondo visto con gli occhi di uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi, che attraverso le sue parole e la sua musica ha “raccontato” la vita con passione, coerenza, originalità e poesia.
Massimiliano Lepratti è studioso dei problemi dello sviluppo su scala mondiale, nel passato e nel presente. Come musicista ha approfondito i testi e le canzoni di Fabrizio De André ed è autore del libro “De André in classe. Proposta didattica a partire dalle canzoni di Faber” pubblicato da Emi editore. Si tratta di approccio didattico ai temi che il grande cantautore genovese ha sviluppato nelle sue canzoni, ma che risulta allo stesso tempo un compendio culturale e politico valido per chiunque si interroghi sui problemi esistenziali, sociali e politici del nostro tempo.

Dal letame non nascono più i fiori

Dal letame non nascono più i fiori

ASSEMBLEA PUBBLICA
GIOVEDÌ 30 NOVEMBRE
PALAZZO CAMBIERI
CORSO GARIBALDI, 44
ORE 20:45

mortara-30-novembre

Piero Rusconi segretario Provinciale Rc invita ad un incontro di grande spessore e che parla di ambiente e di salute. Non mancate!

Pubblicato da Circolo Rifondazione Comunista Mortara su Mercoledì 22 novembre 2017

 

Pensioni, Fantozzi (Prc-Sinistra Europea): «Inaccettabile la proposta del Governo. Va cancellata la legge Fornero!»

Pensioni, Fantozzi (Prc-Sinistra Europea): «Inaccettabile la proposta del Governo. Va cancellata la legge Fornero!»

Pubblicato il 21 nov 2017
COMUNICATO STAMPA

Pensioni, Fantozzi (Prc-Sinistra Europea): «Inaccettabile la proposta del Governo. Va cancellata la legge Fornero!»

«Le misure proposte dal governo Gentiloni sulle pensioni sono inaccettabili – dichiara Roberta Fantozzi, responsabile Politiche economiche di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea -.

Invece di bloccare per tutte le lavoratrici e i lavoratori la follia di un ulteriore aumento dell’età pensionabile, si continua a procedere con eccezioni che interessano un numero limitatissimo di persone.

Per quel che ci riguarda continuiamo a batterci per la cancellazione della controriforma Fornero, che ha portato l’Italia ad avere l’età di pensionamento più alta d’Europa, e che sta producendo danni devastanti a tutta la società.

Danni alla vita di chi è in produzione a cui si chiede di continuare a lavorare in età avanzata, danni alle donne penalizzate dal lavoro di cura che ancora ingiustamente grava su di loro, danni ai giovani: non solo nelle pensioni future ma nella loro possibilità di accedere ad un lavoro dignitoso oggi.

Continuiamo a sottolineare il dato folle che vede in meno di tre anni l’aumento di 1 milione di occupati ultracinquantenni, largamente addebitabile alla legge Fornero, mentre parallelamente dilaga la precarietà.

Gli adulti/anziani sono inchiodati al lavoro, mentre ai giovani non restano che i “lavoretti” poveri, senza diritti né prospettive.

E continuiamo a ribadire che la sostenibilità del sistema previdenziale non c’entra nulla: il rapporto tra contributi versati e pensioni erogate al netto delle tasse e dell’assistenza è in attivo dal 1996 e nel 2015 questo attivo è stato di oltre 25 miliardi di euro.

C’entra invece la scelta di continuare a fare cassa sulle pensioni: inaccettabile in un paese in cui l’evasione fiscale ammonta a oltre 110 miliardi annui ed in cui il 5% più ricco della popolazione ha un terzo della ricchezza complessiva.

I soldi si prendano di lì!

Saremo in piazza il 2 dicembre con la Cgil, sosteniamo lo sciopero degli straordinari, della flessibilità e dei turni indetto dalla Fiom.

E’ necessario un percorso di mobilitazione e conflitto vero. La misura è colma».

21 novembre 2017

Per una lista della sinistra antiliberista alternativa al PD e alle destre

Per una lista della sinistra antiliberista alternativa al PD e alle destre

Per una lista della sinistra antiliberista alternativa al PD e alle destre
Pubblicato il 20 nov 2017
Pubblichiamo il documento politico e l’odg approvati dalla direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea domenica 19 novembre 2017.
Per una lista della sinistra antiliberista alternativa al PD e alle destre
Rifondazione Comunista da anni lavora per aggregare la sinistra antiliberista nel nostro paese. Abbiamo partecipato al “percorso del Brancaccio” accogliendo l’idea di una lista che unificasse la sinistra sociale e politica e le tante forme di civismo e partecipazione su un programma di attuazione della Costituzione e di netta alternativa al PD le cui politiche da anni sono “indistinguibili da quelle della destra”.
Lo abbiamo fatto nella prima assemblea nazionale, lo abbiamo fatto lavorando in maniera determinante, assieme con L’Altra Europa, nella promozione delle tante assemblee territoriali che si sono svolte in questi mesi e che avrebbero dovuto portare, attraverso un percorso partecipato ed inclusivo, a determinare per le prossime elezioni politiche la presenza di una lista unitaria di una sinistra nuova e radicale.
Abbiamo accettato la sfida con una disponibilità assai diversa da quella di altre formazioni politiche che al di fuori di quel luogo unitario hanno costruito un’aggregazione che va definendosi con caratteristiche assai distanti da quelle auspicate inizialmente dai promotori del Brancaccio.
Fin dall’inizio, e come ribadito nel documento approvato dalla direzione il 28 ottobre, abbiamo evidenziato che “un programma radicale e un profilo di netta discontinuità col passato” erano le condizioni che potevano determinare l’unità auspicata dalle assemblee del Brancaccio.
Giudichiamo negativamente l’interruzione del percorso e l’annullamento dell’assemblea convocata per il 18 novembre, assemblea che avrebbe dovuto fare la sintesi programmatica del lavoro delle assemblee e confrontarsi sulle condizioni politiche per una lista unitaria.
Non vengono però meno le ragioni che avevano motivato il nostro impegno né il patrimonio di relazioni che abbiamo costruito con migliaia di compagne e compagni della sinistra in tutto il paese con cui abbiamo discusso e ci siamo confrontati.
Rifondazione Comunista non rinuncia alla costruzione di una proposta di sinistra per le prossime elezioni che abbia le caratteristiche programmatiche che abbiamo delineato nel documento del 28 ottobre e continua a lavorare per il coinvolgimento di tutte le persone, le compagne e i compagni, le aree e le soggettività della sinistra anticapitalista e antiliberista e dei movimenti e a tal fine porta avanti un’interlocuzione larga con spirito inclusivo e unitario.
In tale direzione va la nostra partecipazione e l’intervento del segretario nazionale all’assemblea del Teatro Italia, assemblea che valutiamo molto positivamente per la capacità di far esprimere – nonostante il tempo brevissimo della convocazione – esperienze di lotta, pratiche solidali, volontà di partecipazione, nuovo entusiasmo.
La direzione nazionale dà mandato alla segreteria di proseguire nel percorso avviato mantenendo l’attitudine unitaria e le porte aperte a tutti i soggetti che hanno partecipato e condiviso il percorso del Brancaccio e a tutti coloro che intendono lavorare alla ricostruzione di una sinistra di alternativa.
Bisogna avanzare una proposta credibile ed effettivamente alternativa al centrosinistra che faccia delle elezioni un passaggio verso la costruzione di una forza e di uno schieramento popolare che lavori per un’alternativa di società: una sinistra antiliberista, antirazzista, antisessista, democratica e ambientalista che si batta per l’attuazione della Costituzione.
 
Favorevoli 26
1 astenuti
9 contrari 
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Ordine del giorno
La DN del Prc esprime una valutazione ampiamente positiva sulla assemblea svoltasi ieri 18 novembre 2017 a Roma convocata dalle compagne e dai compagni dell’Ex- OPg – Je so pazzo. Consideriamo positivo l’approccio proposto per costruire una proposta politica che unisca le forze politiche e sociali antiliberiste e anticapitaliste, ambientaliste, antisessiste, antirazziste per una alternativa di società.
Invitiamo tutte le donne e gli uomini che hanno partecipato alle assemblee del Brancaccio a essere protagoniste del percorso che si sta avviando dopo che l’accordo di vertice Mdp-Si-Possibile ha bloccato ogni ipotesi di costruzione democratica e dal basso di una sinistra «nuova e radicale».
Il Prc si impegna a lavorare a una costruzione unitaria, con tutte le forze politiche e sociali interessate, e un percorso partecipato nei territori, in vista della presentazione di una lista di sinistra, popolare di alternativa per le prossime elezioni politiche.
 
Approvato con 26 favorevoli, 4 astenuti

Addio alla maestra Partigiana. La scomparsa di Noemi Tognaga, una vita dedicata all’insegnamento e all’antifascismo

Addio alla maestra Partigiana. La scomparsa di Noemi Tognaga, una vita dedicata all’insegnamento e all’antifascismo

Tratto da: L’Informatore 

http://www.inforete.it/articoli/594554/Addio-alla-maestra-partigiana

Si è spenta nella prima mattina di oggi (lunedì) all’età di 95 anni Noemi Tognaga, per molti anni insegnante elementare in città e una delle figure di spicco della Resistenza vigevanese.

Negli anni del regime fascista collaborò attivamente con il locale Comitato di Liberazione Nazionale. Nel 1945 si iscrisse al Pci dove continuò la sua attività politica, e fu anche eletta in consiglio comunale.

Nel 2010 venne candidata alle elezioni amministrative di Vigevano come capolista per Rifondazione Comunista. Per quasi trent’anni è stata segretaria della sezione cittadina dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi).

La sua salma si trova presso la Sala del Commiato dell’Asm di Vigevano, dove domani (martedì) dalle ore 18 alle ore 19 si svolgerà una veglia funebre.

Mercoledì alle ore 9 il rito funebre laico.

25 Novembre ore 21,15 7 Teatro VERDI CASSOLNOVO ( PV) Anais DRAGO & The JELLYFISH meet Frank Zappa

25 Novembre ore 21,15 7 Teatro VERDI CASSOLNOVO ( PV)  Anais DRAGO & The JELLYFISH meet Frank Zappa

23622519_2002362130048909_3935099116470689253_nUn saluto ed un invito ad un concerto unico per la prima volta la straordinaria violinista e il suo gruppo di virtuosi in un concerto che omaggia il grande genio di Frank zappa
grazie

25 Novembre ore 21,15 7
Teatro VERDI CASSOLNOVO ( PV)
Anais DRAGO & The JELLYFISH meet Frank Zappa
ENTRATA ad OFFERTA LIBERA
Destinata alle scuole di Cassolnovo e Molino del Conte per acquisto di strumenti didattici
Info : Piero 3335740348 Uff socioculturale : 0381910150 – 0381 911252

Una straordinario talento con una band altrettanto funambolica , la giovane violinista Anais DRAGO un concerto da non perdere

Dopo il trascinante concerto di CISCO Stefano Bellotti e del suo trio in un Teatro Verdi tutto esaurito con un pubblico entusiasta , prosegue e si conclude la terza edizione delle rassegna SU DI TONO !!! con un concerto d’eccezione sia per i protagonisti sia per la musica suonata e la dedica che il gruppo farà al grande genio musicale di Frank Zappa .
Non si tratterà di un omaggio con la ripresa filologica dei suoi brani ma un punto di partenza dal quale, la band e la violinista Anais Drago, svilupperanno brani originali con digressioni ,sconfinamenti e soprattutto spazieranno tra i generi, dal rock al blues alla classica al progressive all avanguardia persino all hard rock e naturalmente al jazz lnguaggio a lui molto caro. Sarà un piacere per ascoltare e ammirare dal vivo la grande qualità dei musicisti , il virtuosismo, la tecnica strumentale e la presenza scenica di un gruppo di talentosi giovani musicisti emergenti dal futuro artistico assicurato..
25 Novembre ore 21,15 Teatro VERDI CASSOLNOVO ( PV) Entrata ad Offerta
Anais DRAGO & The JELLYFISH meet Frank Zappa
(jazz,rock,classica ,prog,avantgard…)
Chiude la rassegna cassolese SU DI TONO con il concerto atteso della straordinaria Anais Drago e del suo gruppoThe JELLYFISH,la violinista nonostante la giovane età non solo ha maturato numerose esperienze di altissimo livello come strumentista ma è anche apprezzata corista e cantante di musica leggera e lirica nonché arrangiatrice insegnante Già talento precoce studia sviluppa una tecnica notevole fin dai 3 anni ottenendo nel 2013 il diploma col massimo dei voti al conservatorio di il Conservatorio di musica ”A. Steffani” di Castelfranco Veneto. Da li in poi studia e arrangiamento e realizza concerti con diverse formazioni orchestrali del Piemonte, tra le quali l’ Orchestra Master dei Talenti di Torino nel progetto Diderot-edizione 2013 con la quale .partecipa a numerosi festival e tournee in Italia e all’ estero , a Ginevra in collaborazione con l’ente UNICEF e in Thailandia presso la sede delle Nazioni Unite suona per denunciare lo sfruttamento minorile nel Terzo mondo.La sua onnivora curiosità la spinge a cimentarsi col suo violinoanche in altre aree musicali,sempre mostrando grandi capacità virtuosistiche. Nel 2009 fonda la band di folk-irlandese, ”Folhas” aperta non solo alla musica celtica ma anche al gipsy al rock e persino allo ska, maturando un proprio linguaggio originale testimoniato dal primo EP dal titolo ”Papri-qua” contenente solo brani inediti. Dal 2015 i ”Folhas” sono un trio femminile, che prosegue il repertorio della band e continua a produrre materiale inedito, esibendosi spesso nella veste di artisti di strada. Dal luglio 2012 all’ottobre del 2016 è violinista dell’ affermata country band ”Lake 47” , con cui svolge numerosi concerti in Italia e d in Europa proponendo un repertorio new-country americano e anche pezzi inediti contenuti nel “Youbet” di cui ha curato anche gli arrangiamenti. Suona a fianco di diversi musicisti e band di area rock pop di alto livello(L.. Schiavone, Colombo, M. Solieri, R. Portera) e soprattutto collabora con cantautori emergenticomeFabrizio Zanotti, Pier Michelatti.e Giacomo Lamura col quale ha costituito i “Torpedo Blu” in omaggio alla migliore canzone italiana d’autore :Gaber, Jannacci ma anche Modugno, Buscaglione…

Parallelamente coltiva ai massimi livelli anche la passione per il jazz formandosi alla Berklee college di Boston ,suonando con i mostri sacri del jazz italiano come Giovanni Tommaso , Enrico Fazio in grandi festival come Umbria Jazz 2014 e Umbria Jazz Winter 2015 , Festival Jazz di Lucca nel 2016 anno che vede la realizzazione del suo primo cd jazz.

Il suo ultimo e più maturo progetto è il gruppo The Jellyfish che nasce nel 2017 in occasione della sua tesi di laurea in composizione e orchestrazione jazz. Il progetto ambizioso e di gran fascino si basa sullo studio e la rielaborazione della grande eredità musicale lasciata da Frank Zappa ma il repertorio dell’indimenticato grande musicista e compositore americano è un punto di partenza da dove la Drago sviluppa proprie composizioni e rielabora i brani dell’ autore con arrangiamenti particolarmente accurati e originali spaziando dal jazz al rock alla progressive alla classica toccando persino la musica d’avanguardia.In questo è degnamente supportata dall’ensemble molto equilibrato composto da giovani talenti emergenti che mostrano in più di un occasione doti soliste di gran qualità.La band è formata da Andrea Beccaro alla batteria, Viden Spassov al basso, Gabriele Ferro alla chitarra, Gianpiero Malfatto al trombone, Riccardo Sala e Giulio Gianì ai sax e naturalmente Anais Drago al violino. In definitiva tutto lascia pensare ad un scoppiettante gran finale per SU DI TONO !!! all’ insegna della musica senza confini in pieno stile “buone vibrazioni “ che ha caratterizzato l’intera rassegna.
Adatto ai bambini

NO a nuovi aumenti dell’età pensionabile!

NO a nuovi aumenti dell’età pensionabile!

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Sinistra antiliberista, com’è andata l’assemblea dei “pazzi” a Roma

Sinistra antiliberista, com’è andata l’assemblea dei “pazzi” a Roma

La cronaca dell‘assemblea popolare per la costruzione di una lista alternativa al Pd e al centrosinistra per le prossime elezioni politiche
di Checchino Antonini
Tratto da:http://popoffquotidiano.it/2017/11/18/sinitra-alternativa-lassemblea-di-je-so-pazzo-a-roma/

Si chiamerà forse Bella ciao o Potere al popolo o in un altro modo. Nessuno lo sa ma in molti sanno che ci sarà. Comunque. La “pazza idea” di una lista alternativa della sinistra antiliberista, ostile al Pd, estranea al politicismo che ha soffocato il Brancaccio, ha preso corpo in un teatro di Roma a metà strada tra Termini e Tiburtina. Lunedì arriverà nelle caselle mail di quanti si sono accreditati, all’assemblea popolare lanciata dal centro sociale napoletano Je so’ pazzo, una bozza di programma, seguiranno passaggi nei territori, assemblee cittadine, e un nuovo appuntamento nazionale fra due, più probabilmente, fra tre settimane. Finisce così, senza un documento già scritto in precedenza, e già questo è irrituale, questo appuntamento che ha colmato gran parte delle disillusioni seguite alla liquefazione delle prove tecniche di unità a sinistra che, volgarmente, chiamiamo Brancaccio. Nuove generazioni e militanti più consumati si sono parlati, annusati, riconosciuti. Hanno cominciato a disegnare la mappa – ancora incompleta – delle vertenze territoriali, delle lotte operaie, delle traiettorie politiche, delle battaglie contro la repressione. No Muos, No Tap, No Tav (anche se l’intervento di Nicoletta Dosio, dalla ValSusa salta per motivi tecnici), Almaviva di Roma, autoconvocati della scuola, rete alternativa al G7, rete per l’autorganizzazione popolare, Bsa, Osservatorio Repressione, Napoli direzione opposta, un operaio dell’Ast di Terni (certamente mi sto dimenticando qualcuno), lavoratori romani contro la privatizzazione dei servizi pubblici, ricercatori precari. E poi le organizzazioni politiche: da Rifondazione al Pci, fino a Eurostop e Sinistra anticapitalista (anche questo elenco è deficitario). In sala, tra gli altri, pezzi dell’Altra Europa e della Rete delle Città in comune, Sandro Medici, Francesca Fornario, la ricercatrice Marta Fana, pezzi dissidenti di Sinistra italiana da Marche e Toscana.
Nei saluti finali, Salvatore, per tutti Saso, spiega che l’assemblea vuole parlare alla diaspora comunista e socialista, a chi non va più a votare, a chi si sente solo. Da qui alla prossima puntata nazionale, si conta di coinvolgere altri pezzi della galassia della sinistra politica e sociale. Ma, di fronte alla possibilità di “esche” che possano essere lanciate in questo campo da altri tavoli, all’ipotesi (forse di scuola) che le segreterie scavalchino una chiamata dal basso, quelli dell’ex Opg, i “pazzi”, lo dicono chiaro: «Noi andremo avanti, fosse pure in un solo collegio». E il paragone è con quelli del Gramna, Fidel, il Che e quei pochi che però riuscirono a entrare in connessione con i contadini cubani e portare a termine la rivoluzione.
Domani Rifondazione terrà la sua direzione nazionale e, quindici giorni dopo, il Cpn che dovrebbe sancire l’approdo ma Maurizio Acerbo ha pronunciato parole che sembrano di non ritorno: «Se ci sarà una lista di sinistra, sarà quella che esce da questa sala!». Il segretario di Rifondazione lo ha detto in fondo a un intervento in cui ha provato a spiegare che il suo partito, più che mettere il cappello, è interessato a partecipare alla ricostruzione di una sinistra popolare e di massa «che non sia quella confiscata da quelli del governo Renzi, del governo Monti, del governo Gentiloni».
«Basta con il meno peggio e con l’illusione di tirare per la giacchetta governi amici», dice anche Sergio Cararo di Eurostop annunciando che una decisione potrà arrivare dalla loro assemblea del 2 dicembre.
A fare da filo conduttore è l’idea di una riappropriazione collettiva della politica, della rappresentanza, della connessione con le pratiche sociali. All’orizzonte, la fine dell’equivoco, il «paradosso clamoroso», come lo definisce Franco Turigliatto di Sinistra Anticapitalista, che chi ha guidato «vent’anni di neoliberismo che hanno cambiato tutto», chi ha bombardato, gestito l’austerità e distrutto l’unità di classe e tra le generazioni, oggi voglia guidare la ricostruzione della sinistra. Turigliatto riprende l’osservazione che già aveva fatto nell’intervista a Popoff, che saranno decisive le lotte, e da lì bisogna ripartire.
Dopo cinque ore di interventi fitti, l’entusiasmo è alle stelle, specialmente tra i napoletani di Je so’ pazzo, il centro sociale occupato nell’ex Opg che ha lanciato questo appuntamento romano subito dopo la fuga “col pallone” dei due tutori del percorso del Brancaccio, Falcone e Montanari. Comunque vada, hanno dimostrato che in tre giorni è possibile riempire un teatro di 800 persone in una città diversa da quella in cui sono radicati. Non che a Roma siano dei perfetti sconosciuti visto che i loro compagni dei Clash City Workers sono conosciuti da quasi tutte le vertenze operai della Capitale per la capacità di intervento ai cancelli, nei picchetti, nelle assemblee. Mica è un caso che, dopo l’introduzione di Viola di Napoli, è stata Stefania di Almaviva a prendere la parola per raccontare la vicenda di lavoratori che non hanno piegato la testa e, per questo (aver rifiutato la proposta di un taglio del 17% a salari di 600 euro) sono stati licenziati dall’azienda e linciati dai sindacati concertativi e dalla stampa per bene, quella che conta. E che in sala non c’è.
Alle 10 c’erano già alcune decine di persone al Teatro Italia per un’assemblea convocata solo per un’ora dopo.
«Alla fine un teatro ce lo siamo dovuto affittare per poter intervenire!», ha esordito Viola dell’ex Opg alludendo a quando lei stessa contestò Gotor, l’emissario di D’Alema sul palco del Brancaccio. «Del Brancaccio – continua – non ci piacevano certi compagni di viaggio». Viola insiste sulla barbarie che avanza, lo spostamento a destra ormai conclamato, su Minniti che si presenta ai funerali di 26 donne migranti uccise dalle sue leggi. C’è una Costituzione da applicare soprattutto quando dice che vanno rimossi gli impedimenti sociali che sono alla base di disuguaglianze crescenti. Ha un linguaggio semplice e diretto, Viola, e più volte viene interrotta dagli applausi: «Facciamo le cose al rovescio», dice spesso esortando il teatro a superare i politicismi, i tatticismi, “le addizioni”, le chiama lei. «Dov’era il No facciamo il Sì!»: l’Internazionale di Fortini, evoca il mutualismo, il controllo popolare, l’esperienza del suo centro sociale nell’ascolto degli esclusi per «riprederci quel popolo che ci hanno levato». I passaggi che suggerisce il suo intervento prevedono una serie di assemblee popolari nei territorio prima di tornare a Roma fra due-tre settimane con poche parole d’ordine, un «programma minimo» capace di far breccia nel popolo.
Cosa sia il “popolo” lo spiegherà, dopo di lei, Manuela, 24 anni, accento campano e pelle nera, nata a Santa Maria Capua Vetere nel ’93 ma senza diritti di cittadinanza. Martedì, per l’ennesima volta, varcherà la soglia di una questura per farsi prendere le impronte digitali e richiedere il permesso di soggiornare nel paese in cui è nata. Bene, è lei a ripulire la parola popolo da ogni ambiguità populista e interclassista: «Sono le persone escluse, violate, sfruttate». Ossia, spiega Eleonora Forenza, eurodeputata Prc-Altra Europa, è la maggioranza della popolazione che il capitalismo divide in minoranze, mette in competizione, condanna alla solitudine. Forenza, una delle prime a essere contagiata dalla “pazza idea”, coglie la suggestione di una esperienza che parte proprio dalla riappropriazione di un luogo, un manicomio, in cui il capitalismo segrega persone condannate da esso stesso a un destino di patologia e devianza. Forenza chiede una campagna elettorale di cui non ci si debba vergognare, che sia chiaro che chi sta col Pse è un avversario di classe e non un possibile alleato. La diretta facebook è disponibile sulla pagina dell’ex Opg che, nelle prossime ore, distribuirà un report certamente più preciso di queste prime note.

#accettolasfida #poterealpopolo

Sinistra antiliberista, lavori in corso: vietato fermarsi!

Sinistra antiliberista, lavori in corso: vietato fermarsi!

Sinistra antiliberista, lavori in corso: vietato fermarsi!
Pubblicato il 17 nov 2017
di Andrea Ferroni, Portavoce Nazionale Giovani Comunisti/e –

Il 18 Novembre avremmo dovuto partecipare – dopo oltre 100 assemblee territoriali – ad una assise decisiva del percorso iniziato al teatro Brancaccio di Roma il 18 Giugno scorso.

Il Brancaccio ha rappresentato per me una reale occasione, un vero momento di discussione e partecipazione tra i tante e le tante (non tutti purtroppo) che in questi anni hanno resistito e continuano a resistere faticosamente, ma con un coraggio da leoni, nelle strade, nelle città, nelle province, nei luoghi di lavoro e in ogni aspetto della propria vita alle politiche neoliberiste.

Penso a tutti noi, a chi milita nelle associazioni, nei movimenti, negli spazi sociali, nei partiti; a chi, organizzando e partecipando ai comitati del NO al Referendum del 4 Dicembre ha festeggiato con noi la vittoria nella battaglia in difesa della costituzione; a chi ancora riempie le piazze, a chi si getta anima e corpo nelle lotte, a chi ancora insegue la certezza che un altro mondo non solo sia possibile, ma sia anche necessario.

Per me questo è stato, e rimane, il percorso del Brancaccio, un modo per rovesciare tutto, per invertire la rotta di un paese ormai vittima da tanti anni delle politiche neoliberiste, portate avanti sia dal centro-destra che dal centro-sinistra. L’espressione “rimane” non è casuale, abbiamo l’occasione e la necessità di non rovinare quanto di buono fatto in questi mesi e migliorare il percorso.

La necessità è quella di dare voce alle mille vertenze di conflitto sociale aperte in questo Paese, pensiamo alla campagna Stop-Ttip, agli operai dell’Ilva che occupano la fabbrica, agli studenti che scendono nelle piazze italiane per dire No all’alternanza scuola-lavoro, ai No-Tav, ai No-Tap e molti altri ancora, questi dovranno essere il nostro programma vivente.

Per farlo va ribadito che il percorso del neoliberismo in Italia non inizia con la stagione del renzismo, quindi con Jobs Act e Buona Scuola, ma delle riforme precedenti che hanno fatto da spartiacque a quest’ultime, pensiamo alla riforma Treu sul lavoro e alla riforma Berlinguer per la scuola.

Per questo l’appello lanciato dai compagni dell’Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo di Napoli (che viene fuori dalla pancia e dal cuore) di riaprire e ravvivare a partire dalle assemblee territoriali e da tutte le forze pulite li presenti un percorso dato dai media per morto non può che essere accolto, condiviso e rilanciato con entusiasmo.

A questi compagni sono grato anche perché la proposta parte proprio da chi dal Brancaccio si era sentito sbattuto fuori.

Alla luce di queste mie brevi riflessioni, mi unisco al loro appello e chiedo perciò a tutti/e (in primis ai Giovani Comunisti, ma in maniera più ampia anche a tutta la mia generazione) uno sforzo sovraumano che, a partire da questo sabato, possa davvero ambire a ricompattare le numerose, generose e fondamentali esperienze dell’alternativa socialista reale disseminate nei nostri territori, troppo spesso, ahimè, atomizzate.

Il 18 Novembre andiamo tutti e tutte a Roma, partecipiamo all’assemblea da protagonisti, dimostriamo che il popolo, quando sa organizzarsi, non ha bisogno di mentori, leader, messia o padroni.

Dimostriamolo lavorando insieme per costruire la rappresentanza delle istanze di chi subisce l’ingiustizia e la marginalizzazione sociale e della parte migliore del paese, quella propositiva e solidale. Possiamo ambire a rappresentarli perché loro siamo noi.

E possiamo costruirla dalla base, perché noi siamo la base. Sono anni che ci dipingono come nichilisti, superficiali svogliati e individualisti: non siamo appassionati alla politica, siamo disinteressati alla società, rassegnati e indifferenti; dimostriamo che non è così.

E’ arrivato il momento di riprenderci il presente per costruire un futuro diverso. E cambiare questo paese da protagonisti. Stavolta davvero.

SINISTRA – ACERBO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) A FRATOIANNI: «BENE APPELLO ALL’UNITA’ DELLA SINISTRA. MA CHE SIA SINISTRA ALTERNATIVA AL PD PRIMA E DOPO LE ELEZIONI, OPPURE A NOI NON INTERESSA».

SINISTRA – ACERBO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) A FRATOIANNI: «BENE APPELLO ALL’UNITA’ DELLA SINISTRA. MA CHE SIA SINISTRA ALTERNATIVA AL PD PRIMA E DOPO LE ELEZIONI, OPPURE A NOI NON INTERESSA».

COMUNICATO STAMPA
SINISTRA – ACERBO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) A FRATOIANNI: «BENE APPELLO ALL’UNITA’ DELLA SINISTRA. MA CHE SIA SINISTRA ALTERNATIVA AL PD PRIMA E DOPO LE ELEZIONI, OPPURE A NOI NON INTERESSA».

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Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-S, dichiara:
«Nicola Fratoianni ha lanciato un “accorato appello” all’unità rivolto tra gli altri a Rifondazione Comunista. Ne apprezzo il tono ben diverso da quello delle interviste recenti.
Spero che non si agiti il tema dell’unità in maniera strumentale ma con seria preoccupazione. Trovo poco plausibile per esempio invitare a subire un accordo di vertice che evidentemente non funziona. È stato un tragico errore depotenziare il Brancaccio per chiudere più facilmente un accordo elettorale, anteponendo a tutto l’asse con MDP.
Per quanto ci riguarda lanciamo anche noi un accorato appello all’unità: vengano accolti i punti proposti da Tomaso Montanari – che noi abbiamo sempre condiviso – per liste rinnovate senza uomini di governo del passato e aperte a forze nuove.
Si esprima chiaramente una linea di alternativa al PD prima e dopo le elezioni: impossibile non dire dove si vuole andare, se l’obiettivo è quello di un polo autonomo della sinistra o la riedizione dell’alleanza con il PD. Un punto davvero dirimente, e che del Brancaccio è stato fondativo.
Si proponga un programma di radicale rottura, capace di parlare alle ferite aperte della nostra società. Assurdo lasciare a Salvini e Di Maio l’obiettivo della cancellazione della riforma Fornero delle pensioni.
Assurdo non tenere ferma una posizione di critica radicale dei trattati europei.
La Cgil definisce il Fiscal Compact nemico di crescita, sviluppo e coesione. Come si fa a fare la sinistra senza impegnarsi a non ratificarlo e insieme a cancellare il vergognoso pareggio di bilancio in Costituzione?
Si ricostruiscano infine percorsi democratici capaci di non frustrare nuovamente il protagonismo e la partecipazione delle tante e dei tanti che in questi mesi hanno organizzato assemblee, discusso di programmi, messo a disposizione tempo, intelligenza, passione politica.
La formazione che dovrebbe nascere il 2 dicembre, se non ci saranno ripensamenti, non avrà l’aspetto della “sinistra nuova e radicale” invocata dal Brancaccio.  Ed è un problema che dovrebbero porsi anche le compagne e i compagni di Sinistra Italiana».

17/11/2017