Archivio for dicembre, 2017

Giovanni Panosetti, la lunga storia di lotta nel movimento operaio di un nostro grande compagno. Da non dimenticare

Giovanni Panosetti, la lunga storia di lotta nel movimento operaio di un nostro grande compagno. Da non dimenticare

Paolo Ferrero

E’ morto il compagno Giovanni Panosetti.

Nel porre le mie più sentite condoglianze alla moglie e ai figli, voglio dare qui una testimonianza su uno di quegli eroi sconosciuti che hanno lottato per il socialismo e fatto diventare l’Italia – per una fase – un paese civile. Giovanni era nato nel campo di lavoro nazista di Esslingen, vicino Stoccarda, figlio di Vittorio Panosetti e Amalia Scovazzi, deportati. Suo padre morì nel campo di concentramento e Giovanni, tornato in Italia con la madre dovette stare in vari orfanotrofi fino all’età di 15 anni: sua madre doveva lavorare e non aveva i soldi per mantenerlo. Giovanni entrò in fabbrica negli anni 60, come operaio e iniziò subito il suo impegno sindacale che gli costò, nel corso di meno di un decennio, una decina di licenziamenti per rappresaglia. Dopo la Carello, nel 1969 Giovanni era operaio alle meccaniche di Mirafiori ed era una avanguardia di lotta riconosciuta. Nel giugno del 1969, dopo le lotte della primavera, alla FIAT si firmò “l’accordone” sui carichi di lavoro. Questo accordo prevedeva la nomina da parte del sindacato di 56 “esperti”. Il sindacato decise che questi venissero eletti su scheda bianca tra tutti i lavoratori: erano i primi delegati sindacali della nuova stagione del sindacato dei Consigli. Giovanni fu uno di questi primi delegati sindacali, che poi si estesero – nell’autunnno alla Mirafiori vennero eletti delegati per ogni squadra e gli 800 delegati formarono il “Consiglione” – e costituirono per un decennio la spina dorsale del sindacato dei consigli, vera e propria avanguardia delle lotte operaie nell’Italia degli anni ’70. In quegli anni Giovanni, giovane operaio di 26 anni, venne eletto nel Comitato Centrale del PCI. Negli anni successivi Giovanni venne relegato dalla FIAT in un reparto confino a non fare nulla. Pur di renderlo inoffensivo politicamente e sindacalmente lo pagavano per non lavorare. Da quel reparto confino Giovanni uscì solo uscendo dalla fabbrica per andare a fare il funzionario del Partito Comunista. Ma anche qui Giovanni mise sempre la dignità e la propria coerenza politica davanti al posto di lavoro e si dimise dal partito comunista per dissensi. Da disoccupato si reinventò una attività artigiana – da operaio di mestiere quale era – e riprese poi a fare politica attiva con Rifondazione Comunista, dove io l’ho conosciuto nella comune militanza nel Circolo di Pinerolo, lo stesso dove è iscritto anche suo figlio Angelo.
Vi ho raccontato questa storia perchè la memoria di Giovanni, della sua dignità, delle lotte, delle aspirazion,i non deve essere seppellita con il corpo di Giovanni. Una persona è di più della sua esitenza biologica. Giovanni è stato molto di più: è stato un ultimo del mondo che è diventato dirigente e organizzatore della lotta e della trasformazione sociale, senza mai tradire la sua classe e i suoi ideali. Noi dobbiamo conservare e tramandare gelosamente la memoria di Giovanni e di coloro che – come lui – non stanno solo alle nostre spalle. Camminano al nostro fianco.

La terra ti sia lieve compagno Panosetti!

ALLEANZA POPOLARE LOMBARDIA / ASSEMBLEA DI RITORNO / 16_12_2017

ALLEANZA POPOLARE LOMBARDIA / ASSEMBLEA DI RITORNO / 16_12_2017

Con l’assemblea Regionale del 26 ottobre a Milano abbiamo avviato in Lombardia, in vista delle elezioni regionali, la costruzione di un percorso democratico partecipato da cittadini democratici, rappresentanti di realtà di movimento impegnati nelle lotte di resistenza alle politiche neoliberiste, soggetti individuali e collettivi delle tante realtà della sinistra organizzata e diffusae che avevano recepito positivamente l’appello per la convocazione dell’Assemblea al Brancaccio lanciato a giugno da Anna Falcone e Tomaso Montanari.

All’interruzione del percorso unitario nazionale, che ha fatto emergere incongruenze di prospettiva dovute a un operazione politicista messa in campo da alcuni gruppi politici organizzati, ha fatto seguito la novità emersa con l’iniziativa del teatro Italia caratterizzata da una forte sottolineatura del carattere sociale e della collocazione del progetto nell’ambito di politiche alternative al PD e al centro sinistra.

In Lombardia, la positiva assemblea regionale del 26 ottobre a Milano è stata caratterizzata da tante adesioni e da un buon dibattito, ma oggi la discussione su cui sono impegnati i tavoli programmatici rischia di arenarsi in attesa degli sviluppi nazionali, mentre e’ urgente dar seguito da subito concretamente , nei tempi stretti imposti dal calendario delle elezioni regionali, al rilancio del percorso di costruzione di un’alleanza popolare anche per il nostro specifico contesto regionale.

Nell’organizzare l’assemblea regionale abbiamo constatato quanto viva fosse la reale possibilità unitaria di promuovere in Lombardia un programma radicale e un profilo di netta discontinuità col passato. Vogliamo continuare a farlo mettendo a frutto il patrimonio di relazioni che abbiamo costruito con centinaia di compagne/i della sinistra in tutta la regione.

Sentiamo quindi la necessità e il dovere politico di proseguire nel percorso avviato mantenendo l’attitudine unitaria e le porte aperte a tutti i soggetti che hanno partecipato e condiviso il percorso delBrancaccio e a tutti coloro che sono entrati in campo dopo la rottura di quella esperienza e intendono lavorare alla ricostruzione di una sinistra di alternativa.

Per questo proponiamo, come primo passo per riprendere il percorso avviato, una nuova assemblea regionale in cui discutere le proposte programmatiche elaborate dai tavoli. Siamo impegnati a coinvolgere in questa iniziativa tutte le persone, le compagne e i compagni, le aree e le soggettività della sinistra antiliberista e dei movimenti impegnati nei territori nella difesa dei diritti, dal lavoro alla salute, del territorio, dell’welfare, dei beni comuni.

Indiciamo quindi un’assemblea per il giorno 16/12/2017 alle ore 14:30 A Milano presso l’auditorium di via Valvassori Peroni 56

Adriano Arlenghi (Pv), Alessia Loi ( Co), Amedeo Anelli (Lodi), Ettore Onano (Co), Francesco Ilardo ( Va), Lorena Tacco, Marco Noris (Bg), Mario Franzil (Va), Marsilio Gatti (Bs), Massimo Gallina (Pv), Maurizio Stefanini (Bg), Mauro Fadini (Bg), Mimma Aiello (Crema), Paolo D’Amico (Bg), Paolo Ferloni (Pv), Patrizia Colosio (Bs), Rita Zecchini (Mi), Stefania Costa Barbé (Pv), Tiziano Belotti (Bg), Valentino Macario ( Bg)

#AccettoLaSfida. Il manifesto per una proposta di lista popolare per le prossime elezioni in cui si riconosce il Prc

#AccettoLaSfida.  Il manifesto per una proposta di lista popolare per le prossime elezioni in cui si riconosce il Prc

Pubblicato il 10 dic 2017
E’ uscito questa mattina il manifesto di presentazione della proposta di lista popolare alle prossime elezioni. Sul programma continua il lavoro di confronto che sta raccogliendo decine di contributi  e che dovrebbe definire i punti di convergenza. Qui di seguito il testo del manifesto. Domenica 17 dicembre ci sarà una nuova assemblea nazionale a Roma. È stata oggi attivata una piattaforma grazie a cui è possibile avere notizie aggiornate in merito al percorso in atto

http://poterealpopolo.org/manifesto/

Abbiamo aspettato troppo… Ora ci candidiamo noi!

Siamo le giovani e i giovani che lavorano a nero, precari, per 800 euro al mese perché ne hanno bisogno, che spesso emigrano per trovare di meglio.
Siamo lavoratori e lavoratrici sottoposte ogni giorno a ricatti sempre più pesanti e offensivi per la nostra dignità.
Siamo disoccupate, cassaintegrate, esodati.
Siamo i pensionati che campano con poco anche se hanno faticato una vita e ora non vedono prospettive per i loro figli.
Siamo le donne che lottano contro la violenza maschile, il patriarcato, le disparità di salario a parità di lavoro.
Siamo le persone LGBT discriminate sul lavoro e dalle istituzioni.
Siamo pendolari, abitanti delle periferie che lottano con il trasporto pubblico inefficiente e la mancanza di servizi. I malati che aspettano mesi per una visita nella sanità pubblica, perché quella privata non possono permettersela. Gli studenti con le scuole a pezzi a cui questo paese nega un futuro.

Siamo le lavoratrici e i lavoratori che producono la ricchezza del paese.
Ma siamo anche quelli che non cedono alla disperazione e alla rassegnazione, che non sopportano di vivere in un’Italia sempre più incattivita, triste, impoverita e ingiusta. Ci impegniamo ogni giorno, organizzandoci in comitati, associazioni, centri sociali, partiti e sindacati, nei quartieri, nelle piazze o sui posti di lavoro, per contrastare la disumanità dei nostri tempi, il cinismo del profitto e della rendita, le discriminazioni di ogni tipo, lo svuotamento della democrazia.

Crediamo nella giustizia sociale e nell’autodeterminazione delle donne, degli uomini, dei popoli. Pratichiamo ogni giorno la solidarietà e il mutualismo, il controllo popolare sulle istituzioni che non si curano dei nostri interessi. In questi anni abbiamo lottato contro i licenziamenti, il Jobs Act, la riforma Fornero e quella della Scuola e dell’Università; contro la privatizzazione e i tagli della Sanità e dei servizi pubblici; per la difesa dei beni comuni, del patrimonio pubblico e dell’ambiente da veleni, speculazioni, mafie e corruzione, per i diritti civili; contro le politiche economiche e sociali antipopolari dell’Unione Europea; contro lo stravolgimento della Costituzione nata dalla Resistenza e per la sua attuazione.

Per un mondo di pace, in cui le risorse disponibili siano destinate ai bisogni sociali e non alle spese militari. E ogni giorno ci impegniamo a costruire socialità, cultura e servizi accessibili a tutte e tutti.

Abbiamo deciso di candidarci alle elezioni politiche del 2018. Tutte e tutti insieme. Perché questo pezzo di paese escluso è ormai la maggioranza, e deve essere ascoltato. Perché se nessuno ci rappresenta, se nessuno sostiene fino in fondo le nostre battaglie, allora dobbiamo farlo noi. Perché siamo stanchi di aspettare che qualcuno venga a salvarci…

Abbiamo deciso di candidarci per creare un fronte contro la barbarie, che oggi ha mille volti: la disoccupazione, il lavoro che sfrutta e umilia, le guerre, i migranti lasciati annegare in mare, la violenza maschile contro le donne, un modello di sviluppo che distrugge l’ambiente, i nuovi fascismi e razzismi, la retorica della sicurezza che diventa repressione.

Abbiamo deciso di candidarci facendo tutto al contrario. Partendo dal basso, da una rete di assemblee territoriali in cui ci si possa incontrare, conoscere, unire, definire i nostri obiettivi in un programma condiviso. Vogliamo scegliere insieme persone degne, determinate, che siano in grado di far sentire una voce di protesta, che abbiano una storia credibile di lotta e impegno, che rompano quell’intreccio di affari, criminalità, clientele, privilegi, corruzione.

Potere al Popolo significa costruire democrazia reale attraverso le pratiche quotidiane, le esperienze di autogoverno, la socializzazione dei saperi, la partecipazione popolare.

Per noi le prossime elezioni non sono un fine bensì un mezzo attraverso il quale uscire dall’isolamento e dalla frammentazione, uno strumento per far sentire la voce di chi resiste, e generare un movimento che metta al centro realmente i nostri bisogni.

Vogliamo unire la sinistra reale, quella invisibile ai media, che vive nei conflitti sociali, nella resistenza sui luoghi di lavoro, nelle lotte, nei movimenti contro il razzismo, per la democrazia, i beni comuni, la giustizia sociale, la solidarietà e la pace.
Affronteremo questa campagna elettorale con gioia, umanità ed entusiasmo. Con la voglia di irrompere sulla scena politica, rivoltando i temi della campagna elettorale. Non abbiamo timore di fallire, perché continueremo a fare – prima, durante e dopo l’appuntamento elettorale – quello che abbiamo sempre fatto: essere attivi sui nostri territori. Perché ogni relazione costruita, ogni vertenza che avrà acquisito visibilità e consenso, ogni persona strappata all’apatia e alla rassegnazione per noi sono già una vittoria.

Non stiamo semplicemente costruendo una lista, ma un movimento popolare che lavori per un’alternativa di società ben oltre le elezioni.

Insieme possiamo rimettere il potere nelle mani del popolo, possiamo cominciare a decidere delle nostre vite e delle nostre comunità.

Chi accetta la sfida?
#accettolasfida #poterealpopolo

Per sottoscrivere il manifesto scrivi a accettolasfida2018@gmail.com

Potere al popolo: tante assemblee verso un progetto comune

Potere al popolo: tante assemblee verso un progetto comune

Pubblicato il 8 dic 2017

di Stefano Galieni

Aumentano in continuazione le assemblee territoriali indette a seguito del grande incontro che si è realizzato a Roma il 18 novembre scorso al Teatro Italia.

Il percorso di costruzione di una lista popolare, antiliberista, alternativa al Pd e alla riedizione del centro-”sinistra” quanto alle destre, si va sempre più concretizzando e va raccogliendo adesioni individuali e collettive.

Vi segnaliamo un elenco che verrà aggiornato quotidianamente con gli appuntamenti già condivisi da chi vive, agisce vertenze e conflitti nei territori, di chi ha come riferimento organizzazioni sociali, politiche o di movimento.

Invitiamo le compagne e i compagni del partito ad una forte partecipazione ma anche ad estendere l’invito a chi magari non è stato ancora raggiunto da tali informazioni, oscurati come siamo dal sistema di comunicazione. Invitiamo a far si che partecipino attivamente a questi incontri anche coloro e sono tante/i che avevano intrapreso con entusiasmo il percorso ormai definito come quello “del Brancaccio” e che oggi non condividono le scelte di continuità col centrosinistra fatte dagli altri partiti. Invitiamo a far diventare  queste assemblee luogo di confronto e di costruzione reale di alternativa politica. L’entusiasmo è molto e sta coinvolgendo anche settori, soprattutto giovanili, che ormai avevano rinunciato a porsi anche il tema di una propria rappresentanza politica.

Non deludiamo, in vista dell’assemblea nazionale che si terrà a Roma il 17 dicembre, queste aspirazioni e continuiamo a sostenere la necessità nel nostro paese di luoghi aperti in cui le escluse e gli esclusi, chi non si è rassegnato, possa far sentire la propria voce.

P.S. In questo elenco non sono comprese le città come Livorno, Roma, Salerno e tante altre in cui si sono già realizzati primi momenti di confronto e se ne vanno producendo di nuovi di approfondimento.

potere-al-popoloRingraziamo i compagni e le compagne  dell’ex Opg Je So Pazzo per aver coordinato le diverse interlocuzioni.

9 dicembre
Rovigo https://www.facebook.com/events/545107765823957/
Crotone https://www.facebook.com/events/135497767113853/

10 dicembre
Pescara (regionale) https://www.facebook.com/events/567145390292662/
Sora https://www.facebook.com/events/168551683881818/
Brindisi https://www.facebook.com/events/335800953562517/

11 dicembre
Viareggio https://www.facebook.com/events/333650887111126/
Cuneo https://www.facebook.com/events/369606496823105/

12 dicembre
Biella https://www.facebook.com/events/356995354710748/
Siena https://www.facebook.com/events/1703558409711399/
Cosenza https://www.facebook.com/events/148626462447217/
Perugia (regionale) https://www.facebook.com/events/1470090749775093/
area nord Napoli https://www.facebook.com/events/2073825219518542/
Bologna https://www.facebook.com/events/146141806034994/
Verona https://www.facebook.com/events/261642004362929/

13 dicembre
Frosinone https://www.facebook.com/events/1925285824151745/
Trieste https://www.facebook.com/events/139266346853065/
Grosseto https://www.facebook.com/events/165278940738663/
Pesaro https://www.facebook.com/events/565205513820583/
distretto ceramico Emilia https://www.facebook.com/events/133700070674746/
Mugello https://www.facebook.com/events/168234167109358/

14 dicembre
Rho https://www.facebook.com/events/151159778978481/15 dicembre
Massa Carrara https://www.facebook.com/events/313543792478455/
Novara https://www.facebook.com/events/475018682894114/
Genova https://www.facebook.com/events/196235597600215/16 dicembre
Viterbo https://www.facebook.com/events/533126063713754/
Lecco https://www.facebook.com/events/527279490965030/

18 dicembre
Ravenna https://www.facebook.com/events/1888324634816206/

22 dicembre
Lampedusa https://www.facebook.com/events/164719560801199/

Vogliamo un secondo binario e treni migliori sulla Mortara-Milano.

Vogliamo un secondo binario e treni migliori sulla Mortara-Milano.

Per firmare clicca sul link:

https://www.change.org/p/associazione-mimoal-vogliamo-il-secondo-binario/fbog/42741201?recruiter=42741201&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish&utm_term=share_page

Vogliamo un secondo binario e treni migliori sulla Mortara-Milano.
Vogliamo il completamento del secondo binario tra le stazioni di Albairate, Abbiategrasso e Mortara!
Lo vogliamo come Associazione pendolari della tratta, lo chiediamo con forza insieme a un investimento importante per nuovi treni e dunque per raggiungere migliori condizioni di trasporto. Chi usa il treno per lavoro, per studio e per turismo lascia su carrozze fatiscenti, perennemente guaste e in ritardo, un pezzo importante della propria vita. Non solo le merci e l’alta velocità sono importanti! Vogliamo una migliore qualità della vita e dell’aria che respiriamo, grazie a un servizio efficiente che attirerebbe una maggiore utenza contribuendo a diminuire le emissioni di CO2.

Chiediamo un progetto di raddoppio e di intervento su questa ferrovia, che aspetta da decenni un intervento serio e strutturale e che sia all’altezza delle necessità di migliaia di utenti del terzo millennio.
Lo chiediamo in particolare ora che il nuovo ponte sul Ticino a Vigevano, voluto dalla Provincia al costo di 51 milioni di euro, ha liberato il vecchio viadotto per il solo traffico ferroviario. Noi crediamo che vanificare un simile investimento sarebbe un’assurdità.
Con le nostre e le vostre firme vogliamo richiedere con forza alla Regione il completamento del raddoppio!
Firmo per questo, firmo per una qualità di viaggio e di vita migliore!

Questa petizione sarà consegnata a:
Associazione MiMoAl
Regione Lombardia
Trenord
4 altri decisori…

Perché il Fiscal Compact fa male all’Italia e all’Europa

Perché il Fiscal Compact fa male all’Italia e all’Europa

Perché il Fiscal Compact fa male all’Italia e all’Europa
Pubblicato il 8 dic 2017
C’è una scadenza imminente a cui la stampa e la politica italiane non dedicano assolutamente alcun risalto, ma che ha invece un rilievo economico e sociale enorme.
Parliamo dell’articolo 16 del Fiscal Compact.
Il Fiscal Compact (o anche Patto intergovernativo di bilancio europeo) stabilisce che entro cinque anni dalla sua entrata in vigore (ovvero entro il 1° gennaio 2018), sulla base di una valutazione della sua attuazione, i 25 paesi europei firmatari – tra cui l’Italia – siano tenuti a fare i passi necessari per incorporarne le norme nella cornice giuridica dei Trattati europei.
A PIÙ RIPRESE espressioni di insofferenza nei confronti del Patto sono state manifestate da parte di politici italiani di varia estrazione; e giuristi attenti alla legislazione comunitaria hanno denunciato che il Patto sarebbe contrario agli stessi principi sanciti dai Trattati europei, e dunque in nessun modo incorporabile in essi.
Peraltro già nel 2013, su iniziativa italiana, il Financial Times aveva pubblicato il “monito degli economisti”, firmato da alcuni dei più noti economisti viventi, che descriveva l’unificazione monetaria come un esperimento destinato a implodere a meno di una profonda rivisitazione del quadro di regole, tra le quali quelle previste dal Patto.
Il dibattito italiano sull’integrazione del Fiscal Compact nei Trattati Ue è dunque relativamente sporadico rispetto all’urgenza della scadenza ormai prossima, ma al tempo stesso acceso e radicale. Non sembra sia diffusa né tantomeno consolidata un’analisi approfondita del suo effettivo funzionamento e dei risultati prodotti.
IL PRIMO PUNTO è l’esigenza, più volte e da più parti richiamata già nei confronti del Trattato di Maastricht, di scorporare gli investimenti pubblici dal computo del disavanzo: una correzione che, rispetto alla finalità di assicurare la stabilità economica e la crescita dell’Unione, è assai più rilevante di quelle derivanti dal possibile allargamento del margine di deficit previsto dal Patto di stabilità e crescita.
Tanto per citare qualche numero, l’incidenza degli investimenti sul Pil si è contratta tra il 2007 e il giugno 2017 di circa 2 punti percentuali nella media dell’Unione, più di 3 nell’Eurozona, quasi 5 punti in Italia, 10 in Spagna, e 17 in Grecia.
Anche al di là del dibattito sull’entità dei moltiplicatori, è ormai chiaro a tutti che in una fase di crisi gli Stati nazionali hanno il dovere di sostenere, con il conforto dell’Unione europea, l’attività dell’economia e l’occupazione con robuste misure di struttura e non solo anticicliche.
Questo tipo di interventi, peraltro, va esteso fino a coprire gli investimenti pubblici in capitale umano: se non l’insieme della spesa pubblica in istruzione e ricerca, troppo vasta e articolata, almeno quella per l’industrializzazione della ricerca di base e l’occupazione di ricercatori e tecnologi.
UN SECONDO ASPETTO critico su cui è indispensabile intervenire è quello in realtà più discusso, ovvero l’obbligo di pareggio strutturale dei conti pubblici.
Il principio presuppone anzitutto la regolarità e l’equivalenza in durata delle fasi positive e negative o almeno la non prevalenza delle fasi recessive, cosa che allo stato attuale dell’economia globale è tutt’altro che scontata. E richiederebbe poi modalità indiscutibili di calcolo della situazione dell’economia rispetto alla sua condizione “potenziale”.
L’attuale procedura utilizzata dalla Commissione europea non risponde né all’uno né all’altro requisito, tant’è che l’Ocse stessa utilizza per il calcolo del “Pil potenziale” un computo ben differente che ad esempio, nel caso dell’Italia, porta a risultati assai più favorevoli, che il nostro governo ha sinora inutilmente illustrato alla Commissione.
ANCHE L’OBBLIGO per i paesi con un debito sopra il 60% del Pil di ridurre l’eccedenza di un ventesimo ogni anno è discutibile.
Quando venne istituito con il Trattato di Maastricht, il parametro del 60% non era altro che il valore medio dei paesi aderenti all’Unione.
Oggi, a fronte dei risultati di crescita non certo brillanti di un quarto di secolo di politiche economiche europee, il valore medio è aumentato fino al 90%. In queste condizioni, e a fronte delle incidenze ancora maggiori che si riscontrano in Giappone e negli Stati Uniti, sarebbe ragionevole proporsi obiettivi più realistici.
NELL’ATTUALE FASE di alleggerimento del Quantitative easing, l’auspicabile apertura a livello sia nazionale che europeo di una discussione seria e approfondita sul Fiscal Compact deve proporsi anche una riconsiderazione della missione istituzionale della Bce, tale da prevedere oltre a quello della stabilità della moneta anche l’obiettivo della minimizzazione della disoccupazione.
SI PENSI A QUANTO più rapida e forte sarebbe stata la ripresa dell’occupazione, e a quanto prima lo stesso sistema bancario si sarebbe rafforzato sorretto dal mercato anziché dalla banca centrale, se uno strumento di sostegno agli investimenti come l’esile Piano Juncker fosse stato finanziato per cifre mensili pari anche a soltanto un decimo della spesa sostenuta per il Quantitative easing.
Mauro Gallegati (Università Politecnica delle Marche), Riccardo Realfonzo (Università del Sannio), Roberto Romano (CGIL Lombardia, Està), Leonello Tronti (Università di Roma Tre), Nicola Acocella (Sapienza Università di Roma), Pier Giorgio Ardeni (Università di Bologna), Rosaria Rita Canale (Università di Napoli Parthenope), Roberto Ciccone (Università di Roma Tre), Carlo Clericetti (Blogging in the wind), Carlo D’Ippoliti (Sapienza Università di Roma), Lelio Demichelis (Università dell’Insubria), Giovanni Dosi (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Sebastiano Fadda (Università di Roma Tre), Sergio Ferrari (ENEA), Guglielmo Forges Davanzati (Università del Salento), Andrea Fumagalli (Università di Pavia), Domenico Gallo (Corte di Cassazione), Claudio Gnesutta (Sapienza Università di Roma), Guido Iodice (Keynes Blog), Riccardo Leoni (Università di Bergamo), Enrico Sergio Levrero (Università di Roma Tre), Stefano Lucarelli (Università di Bergamo), Ugo Marani (Università di Napoli Federico II), Daniela Palma (Enea), Francesco Pastore (Università della Campania Luigi Vanvitelli), Laura Pennacchi (CGIL), Paolo Pirani (UILTEC), Felice Roberto Pizzuti (Sapienza Università di Roma), Vincenzo Scotti (Università Link Campus), Antonella Stirati (Università di Roma Tre), Francesco Sylos Labini (INFN), Roberto Tamborini (Università di Trento), Mario Tiberi (Sapienza Università di Roma), Pasquale Tridico (Università di Roma Tre), Anna Maria Variato (Università di Bergamo), Marco Veronese Passarella (Leeds University), Gianfranco Viesti (Università di Bari Aldo Moro).
———————————————————————-
Nel 2012 mentre il governo Monti con il voto del PD di Bersani e del centrodestra di Berlusconi (compresa la Meloni) votava il Fiscal Compact noi manifestavamo in 50.000 contro oscurati dai media e inascoltati da quelli che pretendono oggi di parlare a nome della “sinistra”.

Gerusalemme, Prc: «Ue e comunità internazionale fermino quel pazzo di Trump»

Gerusalemme, Prc: «Ue e comunità internazionale fermino quel pazzo di Trump»

Pubblicato il 6 dic 2017
COMUNICATO STAMPA
GERUSALEMME – PRC: «EUROPA E COMUNITà INTERNAZIONALE FERMINO QUEL PAZZO DI TRUMP. RICONOSCIMENTO GERUSALEMME COME CAPITALE ISRAELE è PROVOCAZIONE INDECENTE. GENTILONI SI SVEGLI»

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea e Marco Consolo, responsabile Esteri di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiarano:
«L’intenzione di Trump di riconoscere Gerusalemme come Capitale dello Stato d’Israele e spostarvi l’Ambasciata Usa è pura follia.

Tale decisione significa la fine del già moribondo processo di pace, sepolto dalla colonizzazione e dal muro.
La soluzione dei due Stati, già compromessa e di fatto negata dai governi israeliani, senza Gerusalemme capitale condivisa è semplicemente finita.

Qualcuno, ad esempio l’Ue e la comunità internazionale, dovrebbe opporsi a questa demenziale e demagogica provocazione dell’amministrazione Trump.

Quanto al governo italiano, Gentiloni dovrebbe svegliarsi, e dimostrare di non essere un governo suddito degli Usa.

La verità è che purtroppo l’UE e l’Italia, spettatrici silenti da anni del furto di terra a danno dei palestinesi, della continua violazione del diritto internazionale da parte di Israele, sono incapaci di qualsiasi politica autonoma.

Persino il Papa si è dimostrato più impavido, prendendo posizione contro una scelta che sicuramente allontanerebbe la pace e che dimostra ancora una volta l’arroganza di Israele e dei suoi alleati».

6 dicembre 2017

“Neofascismi e neonazismi stanno raggiungendo un alto livello di pericolosità sociale”. Intervento di Carla Nespolo

“Neofascismi e neonazismi stanno raggiungendo un alto livello di pericolosità sociale”. Intervento di Carla Nespolo

Tratto da: http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2017/12/6/50500-neofascismi-e-neonazismi-stanno-raggiungendo-un-alto/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Oggi in Italia, ma non solo, neofascismi e neonazismi stanno raggiungendo con il loro dinamismo quotidiano un alto livello di pericolosità sociale. Allo stesso tempo va anche detto che importanti segnali antifascisti stanno giungendo da partiti e istituzioni. Per fare degli esempi: cresce il numero di Comuni che adottano delibere per vietare agibilità politica e spazi pubblici alle organizzazioni neofasciste, razziste e omofobe; la manifestazione del 9 dicembre prossimo a Como, promossa da un partito, si sta configurando come una iniziativa unitaria.
Mi paiono fatti da valorizzare perché questa battaglia non può essere condotta solitariamente, questa battaglia deriva dal rispetto della Costituzione – che non dimentichiamolo mai, è interamente antifascista dalla necessità della sua piena attuazione. Ogni cittadina e cittadino deve sentire il dovere di esserci. E’ in ballo la tenuta civile del Paese. L’Anpi nei prossimi giorni riunirà di nuovo gli oltre 20 soggetti democratici, tra associazioni, partiti e movimenti, per fare il punto della situazione e assumere iniziative concrete. Come ho già dichiarato, un approdo naturale dovrebbe essere la richiesta di mettere fuori legge tutte le organizzazioni che si richiamano al fascismo e al nazismo. E, nell’immediato, impedire loro di candidarsi alle elezioni.
Poi certo c’è un contrasto di tipo culturale da realizzare. C’è la questione molto seria dell’influenza che i fascisti “del terzo millennio” hanno sulle giovani generazioni. Dobbiamo utilizzare strumenti educativi moderni, all’altezza dei tempi mediatici. Come sappiamo, la testimonianza diretta, orale dei combattenti per la libertà va via via scomparendo. E sappiamo quanto siano affascinanti e di grande “presa” i loro racconti. Bisogna insistere sulla memoria. C’è un ruolo fondamentale di intervento degli intellettuali ed in particolare degli storici da sollecitare ed utilizzare. Un impegno grande nella scuola, partendo proprio dalla convenzione Anpi-Miur. La nostra Associazione c’è e ci sarà come sta dimostrando, operativamente. Giovani, donne e anziani insieme per dare un nuovo e brillante orizzonte all’antifascismo.

*presidente dell’Anpi

Como, manifestazione antifascista del 9 dicembre 2017

Como, manifestazione antifascista del 9 dicembre 2017

Como, manifestazione antifascista del 9 dicembre 2017 : Antonello Patta (segretario regionale Prc/SE Lombardia) e Fabrizio Baggi (resp. Politiche migratorie Prc/SE Lombardia) hanno dichiarato: «Il 9 dicembre il nostro Partito sarà in piazza con la Rete Como Senza frontiere della quale siamo tra i fondatori. Ci saremo senza adesione politica alla manifestazione del Pd che sfoggia un antifascismo dal sapore elettorale».

Il 09 dicembre, il Partito della Rifondazione Comunista della Lombardia sarà in piazza a Como per rivendicare l’applicazione della Costituzione Antifascista nata dalla Resistenza, e per denunciare ancora una volta la pericolosissima deriva neofascista che da anni attraversa il nostro Paese e la nostra Regione.

Di ciò portano la responsabilità anche le istituzioni, prefetture e ministri degli interni di governi guidati o sostenuti dal partito democratico, nella misura in cui da anni, invece di garantire il Dettato Costituzionale, applicare le leggi esistenti, e sciogliere le organizzazioni neofasciste, mostrano inerzia e tolleranza verso le tantissime manifestazioni di apologia.

Infatti da anni restano inascoltate le proteste degli antifascisti contro la concessione dell’agibilità politica, di spazi pubblici alle organizzazioni neofasciste, anche da parte di amministrazioni a guida PD, che continuano a propagandare indisturbate, con esibizione della paccottiglia di simboli neofascisti e nazifascisti, teorie deliranti sulla cosiddetta “invasione” e l’odio verso i migranti.

Come Prc/SE saremo in piazza con la Rete Como Senza frontiere della quale il nostro Partito è membro sin dalla fondazione per denunciare nuovamente come l’assunzione dei temi cari alle destre specie sulle politiche migratorie produca accordi criminali come quello stretto dal Governo Gentiloni con il “non governo” libico ed il decreto Minniti-Orlando e lungi dal contrastarle favoriscono il rafforzamento delle ideologie e delle organizzazioni di estrema destra.

Con questi intenti parteciperemo alla manifestazione, ed invitiamo tutte e tutti a fare lo stesso, in quanto crediamo che l’antifascismo sia un tema trasversale e che quanto successo martedì a Como non debba e non possa mai più ripetersi.

Nello stesso tempo invitiamo tutte e tutti, noi stessi in primo luogo, a proseguire con iniziative e con l’opera di sensibilizzazione ai valori democratici ed antifascisti fino alla “messa fuori legge di tutte le organizzazioni nazifasciste”

Milano, 05/12/2017

[La manifestazione di terrà sabato 9/12/2017 dalle ore 11:00 alle ore 14:00 a Como Lungo Lago Mafalda di Savoia)


PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – FEDERAZIONE PROVINCIALE DI COMO

Liberi e uguali, la sinistra di Grasso e quella che non si rassegna

Liberi e uguali, la sinistra di Grasso e quella che non si rassegna

Pubblicato il 4 dic 2017
di Francesca Fornario
Ho seguito l’assemblea fondativa di quella che i giornali hanno definito per mesi la “lista unitaria”, anche se non sarà l’unica. Se non siete fan dei King Crimson faticherete a ricordare l’attuale formazione, poiché nei mesi sono stati sostituti diversi componenti: restano Sinistra italiana e Possibile, escono Rifondazione e i civici del Brancaccio riuniti da Tomaso Montanari e Anna Falcone, entrano Movimento democratico e progressista e Piero Grasso, resta in bilico Giuliano Pisapia, impegnato in un progetto solista, che sembrerebbe orientato a decidere con chi schierarsi dopo le elezioni, dato che prima non si sa chi vince.
In platea c’erano 1500 delegati dai territori a votare le proposte dell’assemblea ma non c’era niente da votare: né un programma – se ne parlerà a gennaio – né un nome, né un leader. Non c’erano mozioni, non ci saranno primarie. Roberto Speranza di Mdp, Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, Giuseppe Civati di Possibile hanno dato per scontato che il capo politico del “quarto polo alternativo al Pd” sarà Piero Grasso, che fino a ieri era nel Pd.Grasso, intervenuto in quanto capo politico a chiusura dell’assemblea, ha a sua volta dato per scontato e che il nome della lista sarà “Liberi e Uguali”, declinato al maschile, per una lista di quattro maschi: le delegate – immagino lo scoramento – e i delegati devono averlo intuito incrociando le indiscrezioni dei giornali e lo slogan che Grasso ha scandito per tre volte alla fine del suo intervento.
Speranza, Civati, Fratoianni e Grasso sono entrati nel merito di alcuni specifici provvedimenti da adottare, citandone solamente due: la legge sul fine-vita e lo Ius soli. E nel merito di quelli da abolire, citandone solamente due: gli accordi Italia-Libia e la legge Bossi-Fini, la cui abolizione avevano già promesso nel 2013, quando erano coalizzati in “Italia Bene Comune”.
Nessuno dei quattro ha però citato la legge Fornero, il Fiscal compact, il pareggio di bilancio frettolosamente inserito in Costituzione, l’abolizione della Buona Scuola, dello Sblocca Italia, del Jobs act. Nessuno di questi provvedimenti è stato mai evocato, per l’intera mattinata. Gli interventi hanno seguito la traccia del documento unitario di Mdp, Possibile e Sinistra Italiana che Tomaso Montanari aveva rispedito ai mittenti definendolo “inaccettabile”, incompatibile con gli scopi del Brancaccio, che non si dava l’obiettivo di fare il socialismo ma almeno quello di abolire la legge Fornero.
Per quale motivo i provvedimenti più invisi dei governi Monti e Renzi non sono stati mai evocati dai “Liberi e uguali” che vogliono riconquistare gli elettori delusi? Non lo hanno fatto perché la gran parte dei protagonisti di “Liberi e uguali” hanno votato a favore di quei provvedimenti? A favore del pareggio di bilancio in Costituzione e dell’aumento dell’età pensionabile come Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema o a favore del Jobs act come Speranza?
Probabile, ma non sono sicura che evitare l’argomento, come fanno i fidanzati che tornano insieme dopo un tradimento, sia una buona idea. O ci si pente per gli errori del passato e ci si scusa e si spera che gli elettori siano disposti a perdonare, o si rivendicano quelle scelte come fa Matteo Renzi, puntando però a un elettorato diverso da quello che dal Pd si è sentito tradito o mai rappresentato.
Quel che è mancato negli interventi dal palco è l’ingrediente fondamentale di ogni convincente comizio politico: l’atto d’accusanei confronti dei responsabili. L’indicazione dei nemici. Per Silvio Berlusconi erano i comunisti, per i 5 Stelle La Casta, per Salvini gli immigrati e la Bce. E per la sinistra? Per i Liberi e Uguali? Non si può far politica senza avversari. Se non si è avversari, si è complici.
Nel racconto dell’Italia impoverita descritta da Grasso, Fratoianni, Speranza e Civati, nessuno dei quattro “Liberi e Uguali” ha indicato i responsabili dello sfruttamento dei lavoratori che andavano evocando. Nessuno si è scagliato contro le politiche neoliberiste che hanno smantellato le tutele dei lavoratori e rafforzato quelle della grande impresa. Nessuno ha promesso battaglia contro chi ha salvato le banche invece delle persone.
Non sono mancati gli applausi della platea, composta in maggioranza da ex Pd, per Piero Grasso che nei modi e nei toni seri e garbati ricorda il Bersani del 2013. Da allora il rapporto di fiducia tra gli elettori e la sinistra si è però ulteriormente incrinato e il conflitto sociale è montato.
L’unica lavoratrice invitata a parlare è stata Laura, operaia Melagatti. Ha raccontato di come i dipendenti della ditta Veronese si siano avvicendati nel laboratorio per tenere vivo il lievito madre e riprendere la produzione nonostante l’azienda sia in concordato e i dipendenti dispensati dal lavoro: “La nostra non è stata una protesta – ha precisato mite – perché a Verona noi non.. beh, non…” e non trovava le parole per dire che a Verona non si usa, non si protesta davanti ai cancelli della fabbrica. Non era un picchetto, il loro era “Diciamo un presidio di resistenza”, ha concluso Laura con gentilezza, ringraziando tutti e ricordando che i lavoratori Melegatti sono ancora a rischio licenziamento.
Non so se a Verona non si usi protestare, so che – anche se sul palco di Liberi e Uguali non è stata invitata – c’è un’Italia in lotta in centinaia di fabbriche, magazzini, scuole e ospedali. So che quei lavoratori, quegli studenti quelle famiglie non si accontenteranno di una sinistra che all’atto fondativo denunci un unico sopruso: quello dei “quattro Fascisti”, come li definisce Grasso, che hanno fatto irruzione a Como.
“C’è un’onda nera che monta nelle periferie delle nostre città”, denuncia correttamente Grasso, ma non sono quattro fascisti che hanno impoverito e vessato milioni di italiani. Quattro fascisti cavalcano strumentalmente la rabbia e la paura come fa Salvini – che non a caso minimizza il gesto violento dei fascisti – ma non sono loro la causa della povertà che in dieci anni è triplicata, dell’esodo di massa dei giovani, della disoccupazione che in dieci anni è raddoppiata, dell’emergenza abitativa, del fatto che più di 11 milioni di italiani rinunciano alle cure mediche perché non hanno i soldi per pagarle.
Non sono quattro fascisti la causa degli esodati, del crollo dei laureati, dello spaventoso divario salariale tra uomini e donne, della mancanza di asili nido e case popolari. L’antifascismo è elemento necessario ma non sufficiente per dirsi e farsi sinistra. Se non ci sarà una sinistra in grado di additare i responsabili dello sfruttamento dell’uomo e delle risorse ambientali, di lottare contro l’austerity imposta dai trattati europei, di fermare la svendita del patrimonio pubblico, di investire nell’emergenza abitativa e nella scuola invece che nelle spese militari e negli F35, di sostenere il reddito dei lavoratori e liberarli dallo sfruttamento delle agenzie interinali, di sollevarli dai turni massacranti accettati in cambio del rinnovo di contratto e dall’auto-sfruttamento delle false partite Iva, se non ci sarà una sinistra in grado di combattere questa battaglia, quei quattro fascisti diventeranno 400mila.
È per questo che si stanno riunendo a migliaia, in tutta Italia, in risposta all’appello dei giovani dell’Ex Ospedale psichiatrico giudiziario – Je so pazzo. Non si riconoscono nella sinistra che non ha nemici e vogliono dare vita a una lista popolare che metta al centro la lotta alle politiche liberiste che hanno impoverito il 99 per cento a vantaggio dell’uno per cento. Hanno abbozzato un programma e si riuniranno ancora a Roma domenica 17, in un luogo da definire, perché le adesioni sono già migliaia e alla prima assemblea, convocata quando era saltata quella del Brancaccio, avevano riempito il Teatro Italia. Hanno aderito Rifondazione, l’Altra Europa, i consiglieri comunali e gli iscritti che in diverse città si sono autosospesi da Sinistra Italiana in polemica con la decisione del partito interrompere il percorso del Brancaccio. Hanno aderito l’Usb, il Partito comunista italiano, i No Tav, decine di collettivi universitari, i centri sociali, vecchi e giovani che non si erano mai visti e che non sapevano di lottare dalla stessa parte, per le stesse cose.
“Pensate che sia una cosa fattibile?!” ho chiesto alla vigilia della prima assemblea, poiché avevano l’aria di non essersi posti la domanda. “Pensiamo che sia una cosa che va fatta”, mi hanno risposto, con l’aria di chi si era posto questa domanda qui. Spesso la sinistra fa le cose sbagliate, ho pensato, perché si fa le domande sbagliate: “Come facciamo a rientrare in Parlamento?”
Ho seguito tutte le assemblee di tutte le sinistre e solo lì mi sono sentita nel posto che troppo spesso, nella vita sono due. Quello dove bisogna stare e quello dove si sta bene. A scuola e a ricreazione, al lavoro e in vacanza. Sono una sentimentale? Sicuro, ma ne faccio una questione politica.
Da donna, ragiono spesso sulla fortuna che mi è toccata in sorte rispetto alle mie sorelle che in passato e ancora oggi in gran parte del mondo, vengono obbligate a sposare l’uomo che le famiglie scelgono per loro. Penso a quante poche di noi hanno avuto la fortuna di conoscere l’amore e viverlo.
“Sono stata innamorata di un solo uomo”, ci raccontava durante un’intervista una mondina che aveva sognato di fare la sarta ed era sposata da sessant’anni: “Avevo quindici anni, lui mi faceva battere il cuore!”
«E Poi?», le ho chiesto. “Poi, ho sposato Giovanni”.
Sono tanti gli elettori di sinistra rassegnati a sposare Giovanni. Soprattutto i più anziani. Lo fanno in buona fede, per difendere il poco che resta. Alla prima generazione che guadagna meno dei padri, la prima senza il posto fisso, senza le ferie, senza la casa e la pensione, a loro che è rimasto poco da difendere e tutto da riconquistare rispetto ai genitori e nonni, tranne il fondamentale diritto a non sposare Giovanni, viene più naturale partire da qui: stare con chi ti fa battere il cuore. Non è fattibile finché non si fa. Con chi è in buona fede, da una parte e dall’altra, ci si ritroverà, perché non si sta insieme nelle liste, si sta insieme nelle battaglie.

Per una lista della sinistra antiliberista alternativa al Pd e alle destre

Per una lista della sinistra antiliberista alternativa al Pd e alle destre

Documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del PRC del 2-3/12/2017
Il progetto politico che abbiamo perseguito in tutti questi anni e che continuiamo a perseguire, è la costruzione della sinistra antiliberista, autonoma e alternativa rispetto ai soggetti politici esistenti, fondata sulla democrazia e sulla partecipazione.
Con questa ispirazione abbiamo partecipato al “percorso del Brancaccio”, accogliendo l’idea di una lista che unificasse la sinistra sociale e politica e le tante forme di civismo e partecipazione, su un programma di attuazione della Costituzione e di netta alternativa al PD, le cui politiche da anni sono “indistinguibili da quelle della destra”.
Lo abbiamo fatto nella prima assemblea nazionale, lo abbiamo fatto lavorando in maniera determinante, assieme con L’Altra Europa, nella promozione delle tante assemblee territoriali che si sono svolte in questi mesi e che avrebbero dovuto portare, attraverso un percorso partecipato ed inclusivo, a determinare per le prossime elezioni la presenza di una lista unitaria di una sinistra nuova e radicale.
Abbiamo accettato la sfida con una disponibilità assai diversa da quella di altre formazioni politiche che al di fuori di quel luogo unitario hanno costruito un’aggregazione che va definendosi con caratteristiche assai distanti da quelle auspicate inizialmente dai promotori del Brancaccio.
Fin dall’inizio, e come ribadito nel documento approvato dalla Direzione Nazionale il 28 ottobre, abbiamo evidenziato che “un programma radicale e un profilo di netta discontinuità col passato” erano le condizioni che potevano determinare l’unità auspicata dalle assemblee del Brancaccio.
Per questo abbiamo giudicato negativamente l’interruzione del percorso e l’annullamento dell’assemblea convocata per il 18 novembre, assemblea che avrebbe dovuto, fare la sintesi programmatica del lavoro delle assemblee, e confrontarsi sulle condizioni politiche per una lista unitaria.
Per questo diamo una valutazione negativa sui contenuti e sul profilo politico dell’aggregazione che si è determinata tra MPD, SI e Possibile ha bloccato ogni ipotesi di costruzione democratica e dal basso di una sinistra nuova e radicale, come aveva invece proposto il Brancaccio. La riproposizione strategica del centro sinistra a cui si tratterebbe di costruire la gamba sinistra, è un errore. Se in questo paese sono cresciute la sfiducia verso la politica e all’interno di questa hanno ripreso piede proposte razziste e fasciste questo è dovuto proprio al disastro sociale determinato dalle politiche neoliberiste che sono state praticate dai governi di centro destra e di centro sinistra che si sono succeduti in questi anni. Il nodo è la costruzione di una sinistra di antiliberista che sappia mettere in discussione il complesso delle politiche liberiste, dal pareggio di Bilancio in Costituzione alla legge Fornero, dal pacchetto Treu al Jobs act, dalle privatizzazioni alla buona scuola.
Non vengono però meno le ragioni che avevano motivato il nostro impegno nel processo innescato dall’assemblea del Brancaccio né il patrimonio di relazioni che abbiamo costruito con migliaia di compagne e compagni della sinistra in tutto il paese con cui abbiamo discusso e ci siamo confrontati. A tutti questi compagni e compagne, alle forze che hanno partecipato a questo processo, rivolgiamo un forte appello affinché partecipino al processo di costruzione della lista della sinistra di alternativa.
Rifondazione Comunista non rinuncia alla costruzione di una proposta di sinistra per le prossime elezioni con una proposta che abbia le caratteristiche programmatiche delineate nel documento della Direzione Nazionale del 28 ottobre. Per questo continuiamo a lavorare per il coinvolgimento di tutte le persone, le compagne e i compagni, le aree e le soggettività della sinistra antiliberista e anticapitalista, dei movimenti, a partire dal movimento delle donne e a tal fine porta avanti un’interlocuzione larga con spirito inclusivo e unitario.
Il Comitato Politico Nazionale del PRC dà quindi mandato alla Direzione Nazionale e alla Segreteria di proseguire nel percorso avviato di costruzione di una lista della sinistra di alternativa mantenendo l’attitudine unitaria e avanzando una proposta aperta a tutti i soggetti che intendono lavorare per la costruzione di una lista della sinistra antiliberista: a partire da coloro che hanno partecipato e condiviso il percorso del Brancaccio, le esperienze civiche territoriali, l’associazionismo impegnato nella solidarietà e nelle pratiche mutualististiche,  i movimenti di lotta, i centri sociali, le organizzazioni politiche della sinistra antagonista.
Il CPN ritiene necessario avanzare una proposta credibile ed effettivamente alternativa al centrosinistra che faccia delle elezioni un passaggio verso la costruzione di una forza e di uno schieramento popolare che lavori per un’alternativa di società. Una proposta che unisca programmi, lotte, conflitti, pratiche sociali e mutualismo, che punti a costruire un’aggregazione su basi solide e credibili. Una proposta che tenga insieme le tante forme del fare politica oggi: partiti, movimenti, sindacati, centri sociali, una proposta radicale, che fondi il consenso sulla capacità di conflitto e trasformazione del senso comune, che valorizzi chi ogni giorno fa militanza con sacrificio e passione. Una proposta che si intrecci con il movimento delle donne, la mobilitazione per la scuola pubblica e le lotte sociali, a partire da quelle contro la precarietà e per l’abolizione della riforma Fornero che stanno attraversando il paese e che pongono con forza la necessità di uno sciopero generale contro le politiche del governo e dell’Unione Europea. L’unificazione e lo sviluppo di queste lotte, il dispiegarsi di un forte conflitto di classe e popolare nel paese è condizione essenziale per aprire concretamente la strada dell’alternativa e per sconfiggere la logica della guerra tra i poveri di cui si nutrono le destre fascistoidi e razziste.
In tale direzione va la nostra partecipazione all’assemblea del Teatro Italia svoltasi il 18 novembre u.s. a Roma, convocata dalle compagne e dai compagni dell’Ex-OPG – Je so pazzo, assemblea che valutiamo molto positivamente per la capacità di far esprimere – nonostante il tempo brevissimo della convocazione – esperienze di lotta, pratiche solidali, volontà di partecipazione, nuovo entusiasmo e di cui accettiamo la sfida. Una proposta che giudichiamo importante per quel lavoro di costruzione del blocco sociale, di riconnessione tra sociale e politico in cui rifondazione comunista è strategicamente impegnata.
Consideriamo positivo l’approccio proposto per costruire una proposta politica che unisca le forze politiche e sociali antiliberiste e anticapitaliste, ambientaliste, antisessiste, antirazziste per una alternativa di società. Riteniamo altresì necessario che questo processo si articoli e radichi in forme democratiche e partecipate sui territori, al fine di poter costruire dal basso una lista della sinistra antiliberista. Nella crisi della politica che caratterizza l’ora presente le forme democratiche e partecipate di costruzione della lista, lungi dall’essere una questione formale, sono essenziali al fine di ottenere un effettivo allargamento dei soggetti protagonisti della costruzione della lista e del carattere effettivamente sociale e popolare della stessa. Il Prc si impegna quindi a lavorare a una costruzione unitaria, con tutte le forze politiche e sociali interessate, e un percorso partecipato nei territori, in vista della presentazione alle prossime elezioni politiche di una lista antiliberista, popolare, del “basso contro l’alto”, quindi di sinistra. Una lista  contro la gabbia neoliberista dei trattati europei e i processi di militarizzazione dell’Unione Europea.
Il PRC conferma e rilancia la campagna contro la legge Fornero. La controriforma delle pensioni ha rappresentato il provvedimento più violento per la vita delle lavoratrici e dei lavoratori in produzione, ha colpito in particolar modo le donne, su cui continua inaccettabilmente a scaricarsi il doppio lavoro produttivo e riproduttivo, ha costruito un nuovo muro nell’accesso al mondo del lavoro per le giovani generazioni. E’ una delle maggiori ferite aperte nel paese, e la nostra iniziativa (la raccolta delle firme nei luoghi di lavoro e online, la costruzione di iniziative e assemblee) su questo terreno può e deve parlare alla rabbia che attraversa tanta parte del mondo del lavoro, come alla disoccupazione e alla precarietà, configurandosi come uno dei terreni di un processo di ricomposizione sociale. Allo stesso tempo ci poniamo in relazione con i processi di mobilitazione esistenti, che riteniamo debbano svilupparsi e avere uno sbocco con lo sciopero generale.

“ARANCE DI NATALE… ARANCE PER LA VITA”

“ARANCE DI NATALE… ARANCE PER LA VITA”

“ARANCE DI NATALE… ARANCE PER LA VITA”

Come ogni anno, parte, da oggi, la Campagna “Arance di Natale…arance per la vita” a sostegno del Centro socio-sanitario – ASEM – per migranti del quartiere Kunkapi di Istanbul, con lo scopo di finanziare la fornitura di medicinali ai migranti in transito da Istanbul diretti in Europa (vedi allegati alla presente mail)
Le arance provengono dalle terre del Sud d’Italia. A raccoglierli sono stati lavoratori italiani e immigrati, in regola, pagati con un giusto salario da produttori locali.
E’ un’iniziativa di “Arance di Natale onlus” in collaborazione con l’Associazione “Verso il Kurdistan onlus” di Alessandria.
L’offerta minima per le arance è la seguente:
– cassetta da 10 chili – euro 15
– vasetto di marmellata di arance – euro 3
A fronte di ordinazioni significative, c’è la disponibilità al trasporto in loco da parte dell’associazione.
Per informazioni e prenotazioni (da effettuarsi il prima possibile): Lucia 333 5627137 – Antonio 335 7564743
“Spremi gli agrumi, non i braccianti”
Associazione Verso il Kurdistan onlus
www.versoilkurdistan.blogspot.com
versoilkurdistan@libero.it
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Codice fiscale utile per il 5 x 1000 : 96036900064
IBAN Associazione: IT61 U033 5901 6001 0000 0111185
arance
Prenotazioni per chi abita a Vigevano e dintorni: telefonare alla
Cooperativa Portalupi: 0381346333 o 3426489617, entro il 9 dicembre.

Per il ritiro: in Cooperativa e pagamento alla consegna; sarete avvisati da
che giorno si potranno ritirare e in quali orari.

Acerbo (PRC-SE): Non saremo nella lista di D’Alema e Bersani. Domani la proposta alternativa di Rifondazione Comunista

Acerbo (PRC-SE): Non saremo nella lista di D’Alema e Bersani. Domani la proposta alternativa di Rifondazione Comunista

COMUNICATO STAMPA
Oggi e domani si riunisce a Roma il Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea.
Acerbo (Prc-Se): «Non saremo nella lista di D’Alema e Bersani. Domani la nostra proposta»
Il segretario nazionale PRC Maurizio Acerbo incontrerà i giornalisti alle 11 di domani, domenica 3 dicembre presso il Roma scout center, in largo dello Scautismo 1.
«All’ordine del giorno – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – la decisione sulla presentazione alle prossime elezioni politiche di una lista della sinistra antiliberista che abbia un programma di netta rottura con le politiche dei governi degli ultimi 25 anni.
Non saremo nella lista di D’Alema e Bersani perchè riteniamo che rappresenti una minestra riscaldata, la riproposizione della vecchia classe dirigente che ha votato la legge Fornero e mille altre schifezze e ora pretende di rappresentare la sinistra per poi ricontrattare l’alleanza col PD dopo le elezioni.
Abbiamo lavorato per mesi nel percorso del Brancaccio per costruire un vasto schieramento capace di parlare a milioni di persone che non vanno più a votare o sono state dalla rabbia spinte verso il M5S.
Purtroppo MDP-Si-Possibile hanno preferito un accordo di vertice bloccando ogni ipotesi di costruzione democratica e dal basso di una sinistra «nuova e radicale».
Avremmo potuto contrattare anche noi qualche seggio ma riteniamo che mai come oggi in Italia ci sia bisogno di costruire un’alternativa credibile.
Lavoreremo quindi per una lista che dia voce alle classi popolari. Lavoriamo per aggregare la sinistra sociale e politica che fa cose di sinistra: nei conflitti sociali, nelle lotte, nei movimenti per la democrazia, i beni comuni, l’ambiente, la giustizia sociale, la solidarietà, la pace.
C’è una sinistra reale fatta di mille esperienze nei territori, di competenze, intelligenze, militanza, attivismo che può unirsi per costruire un processo nuovo.
Per questo ci siamo trovati in sintonia con la proposta venuta dal centro sociale napoletano Ex Opg Occupato Je so pazzo di una lista popolare per le prossime elezioni.
In tutta Europa i nostri compagni – Unidos Podemos, Melenchon, Syriza e tanti altri – hanno dimostrato che nuove aggregazioni, che uniscono sinistra radicale e esperienze di movimento , possono dare voce a chi oggi non è rappresentato da forze che portano avanti politiche che rendono i nostri paesi sempre più ingiusti e poveri».
2 dicembre 2017

Invito a LIBERaMORTARA

Invito a LIBERaMORTARA

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Domenica 10 dicembre 2017 alle ore 21.00 nella Sala Conferenze di Palazzo Cambieri di Mortara l’Associazione Culturale Il Villaggio di Esteban propone a tutti, come ogni anno l’Evento nell’Avvento: una iniziativa voluta per incontrare e dare risalto a realtà ed associazioni di volontariato che operano nel nostro territorio. Quest’anno a collaborare con noi e portare a portare la propria esperienza nel Villaggio sarà “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” l’associazione di Don Ciotti che, proprio a tre passi da Mortara, a Vigevano, ha uno dei suoi presidi più forti e organizzati.
Con Libera parleremo di Legalità. Legalità sono quei percorsi che Libera anima in oltre 4500 scuole, anche in Lomellina, perché diceva  Nino Caponnetto “la mafia teme la scuola più della giustizia. L’istruzione taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa”.

Di illegalità, lo sappiamo bene, ce n’è molta anche in questa nostra terra, criminalità organizzata, strani incroci. Tanto  che  una commissione parlamentare d’inchiesta  studierà il fenomeno degli incendi divampati negli ultimi mesi sul territorio e più di 70 associazioni  ambientaliste pavesi hanno chiesto di far nascere un Osservatorio  che contrasti la diffusione dell’illegalità nella nostra terra.

Idealmente questa serata, posta all’inizio dell’inverno vuole rappresentare un ponte verso l’inizio della primavera, quel 21 marzo da anni Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di tutte le mafie. Il giorno in cui si celebra, ovunque in Italia, giustizia, verità e dignità.

Racconteremo con poesie, narrazioni, interviste, musica e filmati tutto questo, ed anche la nostra voglia di legalità, il nostro amore verso questa terra e verso chi la abita.

Interverranno Alice ed altri volontari del Presidio Libera di Vigevano, il gruppo musicale dei Gandaranda con le percussioni di Wadudu Abdul Ibrahim, Marisa Palomella e Corrado Bega a curare regia e letture
Ingresso libero

ALLEANZA POPOLARE LOMBARDIA / ASSEMBLEA DI RITORNO / 16._12_2017

ALLEANZA POPOLARE LOMBARDIA / ASSEMBLEA DI RITORNO / 16._12_2017

Con l’assemblea Regionale del 26 ottobre a Milano abbiamo avviato in Lombardia, in vista delle elezioni regionali, la costruzione di un percorso democratico partecipato da cittadini democratici, rappresentanti di realtà di movimento impegnati nelle lotte di resistenza alle politiche neoliberiste, soggetti individuali e collettivi delle tante realtà della sinistra organizzata e diffusae che avevano recepito positivamente l’appello per la convocazione dell’Assemblea al Brancaccio lanciato a giugno da Anna Falcone e Tomaso Montanari.

All’interruzione del percorso unitario nazionale, che ha fatto emergere incongruenze di prospettiva dovute a un operazione politicista messa in campo da alcuni gruppi politici organizzati, ha fatto seguito la novità emersa con l’iniziativa del teatro Italia caratterizzata da una forte sottolineatura del carattere sociale e della collocazione del progetto nell’ambito di politiche alternative al PD e al centro sinistra.

In Lombardia, la positiva assemblea regionale del 26 ottobre a Milano è stata caratterizzata da tante adesioni e da un buon dibattito, ma oggi la discussione su cui sono impegnati i tavoli programmatici rischia di arenarsi in attesa degli sviluppi nazionali, mentre e’ urgente dar seguito da subito concretamente , nei tempi stretti imposti dal calendario delle elezioni regionali, al rilancio del percorso di costruzione di un’alleanza popolare anche per il nostro specifico contesto regionale.
Nell’organizzare l’assemblea regionale abbiamo constatato quanto viva fosse la reale possibilità unitaria di promuovere in Lombardia un programma radicale e un profilo di netta discontinuità col passato. Vogliamo continuare a farlo mettendo a frutto il patrimonio di relazioni che abbiamo costruito con centinaia di compagne/i della sinistra in tutta la regione.

Sentiamo quindi la necessità e il dovere politico di proseguire nel percorso avviato mantenendo l’attitudine unitaria e le porte aperte a tutti i soggetti che hanno partecipato e condiviso il percorso del Brancaccio e a tutti coloro che sono entrati in campo dopo la rottura di quella esperienza e intendono lavorare alla ricostruzione di una sinistra di alternativa.
Per questo proponiamo, come primo passo per riprendere il percorso avviato, una nuova assemblea regionale in cui discutere le proposte programmatiche elaborate dai tavoli. Siamo impegnati a coinvolgere in questa iniziativa tutte le persone, le compagne e i compagni, le aree e le soggettività della sinistra antiliberista e dei movimenti impegnati nei territori nella difesa dei diritti, dal lavoro alla salute, del territorio, dell’welfare, dei beni comuni.

Indiciamo quindi un’assemblea per il giorno 16/12/2017
A Milano presso la sala (che comunicheremo da questa casella di posta nei prossimi giorni).

Adriano Arlenghi (Pv), Alessia Loi ( Co), Amedeo Anelli (Lodi), Ettore Onano (Co), Francesco Ilardo ( Va), Lorena Tacco, Marco Noris (Bg), Mario Franzil (Va), Marsilio Gatti (Bs), Massimo Gallina (Pv), Maurizio Stefanini (Bg), Mauro Fadini (Bg), Mimma Aiello (Crema), Paolo D’Amico (Bg), Paolo Ferloni (Pv), Patrizia Colosio (Bs), Rita Zecchini (Mi), Stefania Costa Barbé (Pv), Tiziano Belotti (Bg), Valentino Macario ( Bg)

Lettera ANPI Vigevano al sig. Sindaco Andrea Sala e al Prefetto dott. Attilio Visconti

Lettera ANPI Vigevano al sig. Sindaco Andrea Sala e al Prefetto dott. Attilio Visconti

Lettera ANPI Vigevano al sig. Sindaco Andrea Sala e al Prefetto dott. Attilio Visconti

ANPI Vigevano, associandosi alla indignazione di ANPI Como e di ANPI Nazionale, esprime la propria forte preoccupazione a fronte di una ondata nera che non trova sufficiente freno da parte delle istituzioni della Repubblica. A Como una riunione di liberi cittadini è stata proditoriamente interrotta e anche in Lomellina e nella città di Vigevano assistiamo al ripresentarsi di iniziative che si richiamano più o meno esplicitamente ai fondamenti ideologici del ventennio.

L’interruzione, a Como, di una libera assemblea per leggere con toni di minaccia un comunicato razzista e xenofobo, appellandosi alla “difesa della patria” e alla “nostalgia” di un mondo di “ordine”, già messo al bando dalla storia come crimine, rappresenta l’esatto contrario di una manifestazione democratica del proprio pensiero.
Il silenzio di parte delle istituzioni ci lascia attoniti e sinceramente preoccupati, non meno delle manifestazioni di vicinanza di parte del mondo politico a questi gruppi aggressivi e arroganti, che si auto insigniscono del diritto di rappresentare la “patria italiana”, “patria” che ha avuto nella Lotta di Liberazione il momento più alto del proprio riscatto storico.

Esprimiamo al Sindaco di Vigevano la nostra preoccupazione per la disattenzione con cui spazi pubblici deputati alla diffusione della cultura vengono concessi in uso associazioni politiche che pubblicamente proclamano la loro simpatia per quei gruppi fascisti e razzisti e alle loro folli farneticazioni che offendono la convivenza civile e democratica.

La Amministrazione Comunale, a nostro avviso, deve esplicitamente esprimere e rappresentare le fondamenta democratiche e antifascista, limpidamente espresse nella carta costituzionale, prima legge dello stato e frutto della lotta di liberazione nazionale.

Ci rivolgiamo anche al Prefetto, certi della attenzione che ha dimostrato sin dal momento del suo insediamento per una azione intesa a richiamare con forza e concretezza la radice antifascista della Repubblica.

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