Archivio for gennaio, 2018

Vigevano: giornata della memoria. MAI PIU’ RETICOLATI NEL MONDO

Vigevano: giornata della memoria. MAI PIU’ RETICOLATI NEL MONDO

[QUEL DEPORTATO DI BELSEN MORTO DA SOLO] “se il crimine nazista non viene allargato su scala mondiale, inteso in maniera collettiva, il deportato di Belsen morto da solo per la sua anima collettiva, per quella coscienza di classe che lo ha spinto a far saltare un bullone della ferrovia una certa notte in un certo punto d’Europa, senza capo, senza uniforme, nè testimoni, resterà tradito per sempre” ( cit. Marguerite Duras Il Dolore)

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Cassolnovo, Teatro Verdi per la giornata della memoria, proiezione del film: L’ONDA

Cassolnovo, Teatro Verdi per la giornata della memoria, proiezione del film: L’ONDA

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Mortara: Biblioteca civico 17 – POESIE DAL LAGER

Mortara: Biblioteca civico 17 – POESIE DAL LAGER

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Milos Hajek: Rosa Luxemburg giacobina senza terrore

Milos Hajek: Rosa Luxemburg giacobina senza terrore

Milos Hajek: Rosa Luxemburg giacobina senza terrore
Pubblicato il 15 gen 2018
Nel ricordare l’anniversario dell’assassinio di Rosa Luxemburg (15 gennaio 1919) riproponiamo un vecchio articolo* dello storico cecoslovacco Milos Hajek, protagonista della Primavera di Praga e ex-rettore della scuola di partito, uno dei cinquecentomila comunisti che con Dubcek furono espulsi dal partito dopo l’invasione sovietica. Fu uno dei principali esponenti del dissenso e tra i fondatori del movimento Charta 77. La sua fondamentale Storia dell’Internazionale comunista (1921-1935) fu pubblicata in Italia dalla casa editrice del PCI Editori Riuniti nel 1969.
GIACOBINA SENZA TERRORE
(…) quando i sicari della controrivoluzione monarchica in Germania assassinarono Rosa Luxemburg, venne messa la parola fine, immaturamente, non soltanto alla vita di una nobile donna. Dalla scena della nascente Terza Internazionale scomparve una personalità teorica che era almeno alla pari con Lenin. Con il bolscevismo, infatti, il luxemburghismo fu alla culla dell’Internazionale comunista. Erano ambedue correnti del marxismo rivoluzionario che consideravano il socialismo un compito da realizzare nel futuro immediato e l’unica strada capace di arrivarci per loro era la rivoluzione proletaria, che doveva necessariamente avere la forma di una impietosa guerra civile. Nel suo progetto di programma per la Lega di Spartaco, Rosa Luxemburg dedico non pochi passaggi alla critica della prefazione engelsiana alle Lotte di classe in Francia, del 1895, nella quale l’autore aveva richiamato l’attenzione sul forte peggioramento, nell’ultimo decennio, dei presupposti per l’attuazione di una lotta armata strada per strada. Quell’ultima opera di Engels, considerata fortemente stimolante dalla socialdemocrazia e molto più tardi dal movimento comunista, era vista dalla Luxemburg come una delle fonti cui addebitare la bancarotta della Spd.
E’ però noto che su alcuni problemi di principio Lenin e Rosa avevano posizioni differenti. E se va rilevato che le opinioni della seconda a proposito della questione nazionale e di quella contadina sono superate, la sua concezione della democrazia resta ancora oggi una possibile fonte di ispirazione, soprattutto per i partiti comunisti al governo. Nella sua cella nella prigione di Breslavia la Luxemburg scrisse il saggio La rivoluzione russa, nel quale confutò l’obiezione secondo cui la Russia fosse matura soltanto per la rivoluzione borghese apprezzando in sommo grado l’orientamento dei bolscevichi a favore della rivoluzione proletaria mondiale, ma nel contempo ritenendo necessario porsi criticamente nei confronti del loro modo di procedere, nel quale pure vedeva “il migliore insegnamento per gli operai sia tedeschi che internazionali in vista dei compiti che la presente situazione prepara”.
L’autrice del saggio criticava i bolscevichi soprattutto in relazione al soffocamento della democrazia. E la sua critica non concerneva soltanto singoli atti, ma si muoveva sul piano dei principi generali. Il capitolo del suo saggio dedicato a questo tema è rimasto, per lunghi decenni, l’unico luogo del pensiero comunista che mette in luce gli scogli della violenza rivoluzionaria ed esalta la necessità di una normale e corretta evoluzione di una società socialista.
«Sicuramente ogni istituzione democratica ha i suoi limiti e i suoi difetti, come tutte le umane istituzioni umane. Ma il rimedio trovato da Lenin e da Trockij, la soppressione cioè della democrazia in generale, è ancora peggiore del male; esso ostruisce infatti proprio la fonte viva dalla quale soltanto possono venire le correzioni a ogni insufficienza congenita delle istituzioni sociali: la vita politica attiva, libera ed energica delle più vaste masse popolari». Appunto per questo Luxemburg sottolineava la necessità della libertà di stampa, di associazione, di riunione e rilevava che il soffocamento della democrazia suscita il pericolo della burocratizzazione. «La vita pubblica cade lentamente in letargo, qualche dozzina di capi di partito dotati di energia instancabile e di illuminato idealismo dirigono e governano. Tra loro comanda in realtà una dozzina di menti superiori e una élite della massa operaia viene, di quando in quando, convocata a riunioni per applaudire discorsi dei capi e per votare all’unanimità le risoluzioni che le vengono proposte. In fondo, si tratta quindi del governo di una cricca, è una dittatura, ma non del proletariato, bensì di un pugno di uomini politici cioè una dittatura con un chiaro senso borghese giacobino».
Tra i comunisti era forte all’epoca la coscienza di essere gli alfieri della tradizione giacobina. Rosa Luxemburg, per contro poneva l’accento su quei momenti del giacobinismo che i rivoluzionari avrebbero dovuto evitare. Innanzitutto il terrore, la cui necessità invece, era sottolineata dai bolscevichi. «Il terrore dei giacobini in Francia – scrisse – non fu altro che un tentativo disperato di radicalismo da piccoli borghesi, per conquistare e conservare il proprio dominio sulla Francia in un momento nel quale in tutta Europa si affermava per la prima volta il dominio della grande borghesia». E altrove: «La rivoluzione proletaria non ha bisogno del terrore per raggiungere i propri obiettivi, odia e ha ribrezzo delle uccisioni di persone». Rosa Luxemburg si differenziava inoltre da Lenin per il ruolo diverso che nella gerarchia dei valori attribuiva alla democrazia e a ciò si doveva il loro diverso atteggiamento nei confronti dell’insurrezione armata. Ambedue la consideravano una strada inevitabile per giungere alla conquista del potere da parte della classe operaia. Mentre però i bolscevichi ritenevano sufficiente, per l’avvio della rivoluzione, poter disporre della maggioranza del proletariato nel momento determinato e nei centri decisivi, Luxemburg considerava insufficiente tale presupposto. « La Lega Spartaco – scrisse – non prenderà mai il potere altrimenti che sulla base della volontà chiara e univoca della grande maggioranza della massa proletaria della Germania, e non agirà che sulla base del cosciente consenso di questa con le idee, gli obiettivi e i metodi della Lega Spartaco».
A questa diversità di approcci si doveva inoltre il differente atteggiamento dei due teorici rispetto al problema dell’insurrezione armata. Lenin poneva l’accento su questo momento della conquista del potere, Luxemburg ne parlava il meno possibile. I bolscevichi ritenevano fosse loro compito fissare l’inizio dell’insurrezione ed eventualmente il momento del ritiro dalle strade degli operai in armi. L’incomprensione di questo passaggio portò così gli spartachisti a subire tutta una serie di sconfitte negli scontri armati spontanei.
La differenziazione tra leninismo e luxemburghlsmo si manifestò, inoltre, a proposito della costituzione del Partito comunista di Germania e della fondazione della Terza Internazionale. Dal canto loro i bolscevichi auspicavano che si giungesse quanto più rapidamente possibile alla scissione del partiti socialdemocratici, per contro Rosa Luxemburg non intendeva arrivare alla formazione di un partito comunista prima di aver esteso la sua influenza alla maggioranza degli operai rivoluzionari. Non era d’accordo, poi, che l’Internazionale comunista nascesse prima che nella maggioranza dei paesi decisivi si fossero costituiti partiti comunisti di massa. Come i bolscevichi, anche gli spartachisti ritenevano che nella nuova organizzazione internazionale i singoli partiti dovessero sottostare a una disciplina internazionale. Ma Luxemburg non intendeva quella disciplina come diritto dell’esecutivo dell’Internazionale comunista a intervenire anche nelle questioni organizzative dei diversi partiti.
Con la morte di Rosa Luxemburg scomparve l’ideatrice di una dottrina che pure si è già detto fu alla culla della nascente Internazionale comunista, come alleata e insieme come antagonista del bolscevismo. L’esperienza degli anni successivi alla prima guerra mondiale e la riflessione sulla stessa permisero di superare i tratti utopistici del luxemburghismo: la concezione fatalistica della rivoluzione, il culto delle masse e la connessa fiducia nell’istinto di classe di queste che aveva quasi un carattere mistico. Nello stesso tempo, comunque nel movimento comunista finirono per essere respinte o dimenticate quelle idee della rivoluzionaria tedesca di origine polacca che avrebbero potuto rappresentare un correttivo alle ambizioni rivoluzionarie del bolscevismo, innanzitutto la convinzione che il socialismo deve dar vita a un tipo superiore di democrazia.
Questo articolo fu pubblicato sull’Unità il 15 ottobre 1989.
[segnaliamo che nella nostra biblioteca on line trovate molti testi di e su Rosa Luxemburg]
www.rifondazione.it

rosa

Noam Chomsky: Afrin non deve diventare una nuova Kobane

Noam Chomsky: Afrin non deve diventare una nuova Kobane

Noam Chomsky: Afrin non deve diventare una nuova Kobane
Pubblicato il 21 gen 2018
Accademici e attivisti per i diritti umani nel mondo hanno lanciato una petizione rivolta alle potenze mondiali affinché agiscano contro l’aggressione turca nei confronti di Afrin.
Noi sottoscritti, accademici e attivisti per i diritti umani, chiediamo che i leader della Russia, dell’Iran e degli Stati uniti garantiscano che la sovranità delle frontiere siriane non sia violata dalla Turchia e che il popolo di Afrin (Siria) possa vivere in pace. Afrin, la cui popolazione è per la maggior parte curda, è una delle zone più stabili e sicure della Siria. Pur disponendo di pochissimi aiuti internazionali, Afrin ha accolto talmente tanti rifugiati siriani che negli ultimi cinque anni la sua popolazione è raddoppiata, raggiungendo i 400.000 abitanti.
Afrin è attualmente circondata di nemici: i gruppi jihadisti sostenuti dalla Turchia, al-Qaeda e la Turchia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di attaccare i partner curdi dell’esercito americano – le Ypg curde, ovvero le Unità di protezione del popolo – con le quali gli Stati uniti si sono alleati contro l’Isis. La Turchia accusa le Ypg di essere “milizie terroriste” nonostante esse abbiano per lungo tempo creato consigli locali di amministrazione democratica in tutte le città che hanno liberato dall’Isis e abbiano ripetutamente dichiarato di non avere interessi in Turchia e di voler operare solo come forze per la difesa dei curdi siriani e di altre etnie che vivono nella Federazione democratica della Siria settentrionale (Dfns), altrimenti nota come “Rojava”, di cui Afrin fa parte.
La Turchia ha dispiegato un’enorme potenzia di fuoco alla frontiera con Afrin e il presidente Erdogan ha promesso di attaccare con tutte le forze il cantone controllato dai curdi, distruggendo una enclave di pace e mettendo migliaia di civili e rifugiati in pericolo, tutto per realizzare la sua vendetta contro i curdi. Un attacco del genere contro i pacifici cittadini di Afrin è uno spudorato atto di aggressione contro una regione democratica e la sua popolazione. La Turchia non può compiere questo attacco senza l’appoggio della Russia, dell’Iran e della Siria e senza l’inerzia degli Stati Uniti. Il popolo curdo ha sopportato la perdita di migliaia di giovani uomini e donne arruolatisi nelle Ypg e nelle unità femminili Ypj per liberare il mondo dall’Isis. Gli Stati Uniti e la comunità internazionale hanno l’obbligo morale di sostenere il popolo curdo. Chiediamo che gli ufficiali statunitensi e la comunità internazionale garantiscano la sicurezza di Afrin ed evitino ulteriori aggressioni turche, provenienti sia dall’interno della Siria sia dall’esterno dei suoi confini.
Firmato:
Noam Chomsky, MIT Professor Emeritus
Michael Walzer, Institute for Advanced Study, Princeton University , Professor Emeritus
Charlotte Bunch, Distinguished Professor of Women’s and Gender Studies, Rutgers University
Todd Gitlin, sociologist and Chair, PhD Program in Communications, Columbia University
David Graeber, Professor of Anthropology, London School of Economics
Nadje Al-Ali, Professor of Gender Studies, SOAS University of London
David Harvey, Distinguished Professor of Anthropology and Geography, CUNY Graduate Center
Michael Hardt, political philosopher and Professor of Literature, Duke University
Marina Sitrin, Assistant Professor of Sociology, SUNY Binghamton
Ann Snitow, activist and Associate Professor, New School
Bill Fletcher, Jr., former President of TransAfrica Forum
David L. Phillips, Director, Program on Peace-building and Rights, Columbia University
Joey Lawrence, photographer and filmmaker
Meredith Tax, writer and organizer, North America Rojava Alliance (NARA)
Debbie Bookchin, journalist and author, NARA

Rifondazione di Mortara fa la tac

Rifondazione di Mortara fa la tac

ADRIANO ARLENGHI

Rifondazione fa la Tac

Rifondazione presenta ai compagni il suo bilancio. Anno 2017. Entrate e uscite.

Lo presenta anche se non obbligato perché la trasparenza è un valore. Perchè si sappia l’uso dei denari di chi decide di fare un pezzo di strada con lui, nel suo circolo, insieme ai suoi ideali di libertà e di giustizia. Perché sappia cosa si fa con i suoi soldi.

Spesso i bilanci dei partiti hanno grosse cifre. Pezzi del mondo economico fanno a gara per sottoscriverne quote e in cambio poi anche a chiederne favori.

La corruzione nel mondo della politica assume cifre vertiginose. Non qui, non in questa formazione politica dove contano di più le suole delle scarpe consumate per girare la città per raccontare a tutti l’importanza e il valore delle sue scelte, nelle sanità, nella cultura, nei trasporti, nelle case.

Un bilancio economico a cui seguirà come fanno le aziende più responsabili anche un bilancio sociale. Vale a dire l’efficacia prodotta con le scelte effettuate. Pochi partiti o forse nessun altro a livello locale lo fa. Invece sarebbe utile e interessante, perché la politica deve riacquistare la fiducia della gente, non essere un luogo di affarismo e di intrallazzi. La politica è partecipazione, è trasparenza, è voglia di cambiare il mondo oppure più in piccolo la realtà che ti circonda.

Quando guardo le persone che fanno parte del mio circolo, ho quasi un senso di smarrimento tanto è forte e immarcescibile l’onesta intellettuale e morale che li muove. Le parole si possono spesso intrecciare, azzeccagarbugliare, far credere ciò che non è del tutto vero. La coerenza la si osserva negli occhi e negli sguardi. Quelli non mentono mai, non generano sospetti di sorta.
Dunque il bilancio.

Tra le entrate 1320 euri vengono dalla sottoscrizione dei militanti, una settantina di amici che anno su anno rinnovano la loro voglia di costruire con Rifondazione scalini di futuro.

Poi i pranzi autogestiti di autofinanziamento dove è bello ritrovarsi per chiacchierare e riconoscersi e questo vale 674 euri.

Infine sottoscrizioni varie per euri 3221. Il totale in entrata è di 2315 euro.

Le spese non parlano di regalie e di inciuci. Le tessere al Nazionale costano 580 euri, la campagna elettorale per le elezioni comunali 761 euri, le spese per andare a congressi, convegni e per le affissioni 373,78 euri. Notare anche i centesimi. Perché nulla è dimenticato, anche quelli producono significato.

Infine il riscaldamento che vale 357,50 euri, la luce elettrica della sede con 249,23 euri, la tassa Imu per un locale che Giuseppe Abba ha messo a disposizione di tutti perché quello era la casa e il volere dei suoi genitori, le spese minute per 120,98 euri, l’acqua usata per 77,99 euri.

Insomma un totale di spesa di 2315,82 euri.

Un disavanzo, ovvero un saldo passivo di 392,60 euri.

Che sarà a breve ripianato con un’altra festa, con una richiesta di sottoscrizione straordinaria .
Sono cifre così piccole che sembrano impossibili a giustificare l’enorme lavoro politico fatto da questo piccolo partito in città, la mole di documenti, articoli, interpellanze, banchetti, volantini, feste realizzate. Eppure questi ragazzi “diversamente giovani” ci riescono e la pubblicazione dei dati numerici racconta sostanzialmente una cosa semplicissima.

Che i partiti devono tornare tra la gente, riconoscersi nei bisogni collettivi, ascoltare le nuove e le vecchie solitudini, lavorare per il bene comune.

Non servono i soldi per fare questo, servono le idee, la tensione morale, l’utopia, le radici del movimento operaio e la suggestione che il sole dell’avvenire non è forse del tutto scomparso all’orizzonte. Può sembrare poco. Non lo è.

Il ricordo Giuseppino Castoldi, un impegno genuino

Il ricordo Giuseppino Castoldi, un impegno genuino

Il ricordo
Giuseppino Castoldi,
un impegno genuino

A ventitre anni dalla tragica scomparsa di Giuseppino Castoldi, avvenuta il 19 gennaio 1995, ancora una volta ricordiamo con commozione il costante impegno di Giuseppino a fianco dei lavoratori all’interno della Cgil e la sua appassionata militanza politica prima nel Pdup, poi nel Pci ed infine in Rifondazione Comunista. Un impegno ed una militanza davvero genuini, che rappresentano – oggi come ieri – un significativo esempio per quanti vogliono costruire una società libera dalle ingiustizie e dallo sfruttamento.
Così come ricordiamo con grande affetto tutto ciò che Giuseppino ha lasciato in termini di umanità e di amicizia e per questo il suo ricordo resterà sempre vivo in chi lo ha conosciuto ed apprezzato per il rigore morale e politico che ha caratterizzato tutta la sua esistenza.
Le compagne e i compagni del Circolo del Partito della Rifondazione Comunista “Hugo Chavez Frias” di Vigevano

Basta morti sul lavoro! Il Prc/Se della Lombardia aderisce alla marcia indetta dai Sindacati venerdì 19 gennaio a Milano.

Basta morti sul lavoro! Il Prc/Se della Lombardia aderisce alla marcia indetta dai Sindacati venerdì 19 gennaio a Milano.

Basta morti sul lavoro! Il Prc/Se della Lombardia aderisce alla marcia indetta dai Sindacati venerdì 19 gennaio a Milano.
Dichiarazione della Segreteria Regionale Lombarda di Rifondazione Comunista in merito al grave incidente accaduto alla Lamina di Milano costato la vita a tre operai e all’adesione del Partito alla marcia indetta dai Sindacati venerdì 19 gennaio a Milano.

«Basta politiche che mettono al centro solo il profitto e continuano ad affossare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e diritto a un lavoro stabile, a un salario dignitoso, ad un ambiente di lavoro dove la sicurezza di chi lavora sia un impegno costante, una componente strutturale della organizzazione del lavoro e degli investimenti dell’impresa.
La Carta Costituzionale sancisce questi diritti e quotidianamente vediamo quanto le politiche neoliberiste la contraddicano.La Lombardia registra anche la percentuale di morti sul lavoro più alte d’Italia, dietro alla quale ci sta il dramma del lavoro nero precario, interinale sotto caporale, ma anche , quando accade in imprese regolari e /o ad alta tecnologia, la sottovalutazione generale della sicurezza nel clima di precarietà.Mancano investimenti, controlli e procedure ineludibili. Non si può andare al lavoro per trovarvi la morte!E’ ora di cambiare.

Rifondazione Comunista/Sinistra Europea aderisce alla marcia indetta dai Sindacati venerdì 19 gennaio, con partenza da Milano Piazza San Babila verso il Presidio davanti alla Prefettura».

Milano, 17/01/2018

Direzione PRC-SE. massimo impegno per raccolta firme e campagna elettorale di “Potere al popolo”

Direzione PRC-SE. massimo impegno per raccolta firme e campagna elettorale di “Potere al popolo”

Pubblicato il 15 gen 2018
La Direzione nazionale, riunita a Roma il 14 gennaio 2018, facendo seguito al dispositivo del CPN approvato all’unanimità il 2 dicembre 2017, conferma la partecipazione e il sostegno del PRC-SE alla lista “Potere al Popolo” e ne approva il simbolo.
Considerata l’oggettiva urgenza che ha determinato una legittima e necessitata surroga del CPN e la natura del processo con una procedura diversa da quella statutariamente prevista negli articoli 46, 47 e 71 dello Statuto, la Direzione Nazionale, approvando il lavoro finora svolto, dà mandato alla segreteria nazionale di seguire la fase conclusiva di costruzione delle liste che è uno dei tratti innovativi di un progetto che si è sviluppato dal basso.
In meno di due mesi il nostro partito, insieme a tutte le soggettività che hanno aderito al percorso e poi al “manifesto” di Potere al popolo, ha lavorato per concretizzare un progetto effettivamente alternativo al PD e al Partito Socialista Europeo e agli altri poli politici esistenti che fa delle elezioni un passaggio di un processo aperto verso la costruzione di un polo della sinistra antiliberista e popolare che lavori per un’alternativa di società e non per riedizioni neouliviste del centrosinistra.
Il programma di Potere al popolo è un programma di radicale rottura con le politiche neoliberiste dominanti negli ultimi 25 anni in Italia e in Europa, incentrato sulla difesa e l’attuazione della Costituzione.
Attraverso assemblee in tutto il paese, a partire da quella convocata lo scorso 18 novembre a Roma al Teatro Italia dal centro sociale Ex Opg Occupato – Je so pazzo, è cresciuto un movimento che sta coinvolgendo lavoratrici e lavoratori, giovani, disoccupati e pensionati, attivisti e militanti, partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, comunista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista.
Abbiamo lavorato per favorire al massimo la partecipazione nelle assemblee e metodi democratici per la designazione dei candidati garantendo al tempo stesso il carattere plurale della lista.
Le liste di Potere al Popolo in via di definizione sono state il frutto di questo processo che ha visto nei territori determinare dal basso la scelta delle candidate e dei candidati tra i quali tante compagne e compagni di Rifondazione Comunista.
Parallelamente alle elezioni politiche si terranno anche importanti consultazioni elettorali per il rinnovo dei consigli regionali di Lombardia e Lazio. In entrambe le regioni il nostro partito è impegnato nella costruzione di liste di sinistra, alternative a tutti i poli esistenti, coerenti col percorso nazionale.
L’eccezionale risultato che abbiamo conseguito nel 2017 per quanto riguarda l’indicazione da parte di cittadine e cittadini per il 2×1000 ci incoraggia a lavorare con rinnovato impegno e fiducia pur coscienti delle difficoltà enormi che dobbiamo affrontare.
La Direzione Nazionale impegna tutto il Partito nella raccolta delle firme e nella campagna elettorale per le elezioni politiche e regionali.

documento approvato all’unanimità

“Razza bianca”

“Razza bianca”

MAURIZIO ACERBO segretario nazionale Rifondazione Comunista

Parlare di #razzabianca non può essere liquidato come un lapsus.

Non si può neanche definire di centrodestra un candidato che si esprime come questo Fontana.

La Lega di Salvini da anni alimenta in maniera criminale razzismo e xenofobia per raccattare voti.

Questi camerieri di Berlusconi hanno bisogno di questa demagogia nazista per far dimenticare tutti gli scandali in cui sono coinvolti insieme ai loro alleati.

La Lega ormai parla la lingua delle formazioni neonaziste. E purtroppo il più bieco razzismo viene sdoganato e cavalcato un giorno sì e l’altro pure sui media.

E’ evidente che parlare di “razza bianca” è segno di ignoranza e della miseria culturale di questi politicanti da quattro soldi ma è estremamente rivelatorio che al fondo della propaganda leghista c’è il razzismo.

Stracciate la lettera

Stracciate la lettera

volantino_riforma1-1-page-001STRACCIATE LA LETTERA
Lunedì 15 gennaio cominceranno ad arrivare ai cittadini lombardi con malattie croniche (3.350.000) le lettere dell’ ATS (ASL) che, su proposta della giunta Maroni, chiederanno alle persone con una patologia cronica di affidarne la cura ad un “gestore”.
E’ il primo passo verso la definitiva privatizzazione dell’assistenza sanitaria.
Ogni cittadino e’ libero di scegliere di rimanere con il proprio medico curante e di continuare ad essere seguito dal servizio sanitario nazionale.
Suggerisco quindi di stracciare la lettera.
Vittorio Agnoletto

 

Circolo Prc di Vigevano: insieme per il potere al popolo con pranzo in rosso e festa del tesseramento

Circolo Prc di Vigevano: insieme per il potere al popolo con pranzo in rosso e festa del tesseramento

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Sinistra per la Lombardia. Dichiarazione di Massimo Gatti candidato Presidente.

Sinistra per la Lombardia. Dichiarazione di Massimo Gatti candidato Presidente.

In continuità con le grandi battaglie fatti da tante persone compagne compagni amiche e amici,
che hanno anche scritto un programma fatto sulla base di tante esperienze personali per noi la democrazia è una cosa seria e quando diciamo che c’è la decadenza della democrazia per le privatizzazioni e per il liberismo sfrenato abbiamo in mente ad esempio che in Regione Lombardia, dopo aver sperperato quattrini e terreno agricolo per le autostrade inutili e dannose, è ora di passare alla cura e alla manutenzione del territorio per non piangere quando c’è siccità o quando ci sono alluvioni abbiamo in mente che di fronte alle mafie che fanno della Lombardia la terra dei fuochi 2 come sta dimostrando quello che accade in provincia di Pavia e in provincia di Mi occorre applicare quello che il popolo italiano ha deciso nei Referendum del 2011:
non solo acqua pubblica, ma trasporto pubblico, ma anche una grande iniziativa per il lavoro e la trasparenza nella gestione dei rifiuti abbiamo in mente, infine, che nel momento in cui le persone normali tornano a votare anziché astenersi, possono trovare in noi un punto riferimento, li abbiamo incontrati nei presidi fuori dalle fabbriche e non abbiamo bisogno di sentire le barzellette di ieri in cui si dice che il lavoro aumenta quando invece aumenta lo sfruttamento e il precariato quindi una grande idea che non dimentica che qui abbiamo la partita più grande per la salute pubblica dei cittadini,
e quando diciamo di essere contro il liberismo sfrenato, abbiamo in mente che dobbiamo occuparci dei bambini, delle donne, degli anziani e non di ingrassare come stanno facendo e pensando di fare in queste settimane demolendo anche la parte di salute pubblica rappresentata dai medici di base.
Siamo qui per questo, non per fare testimonianza…

Due per mille ai partiti: al Pd 7,9 milioni, alla Lega 1,8. A sorpresa a Rifondazione 611mila euro

Due per mille ai partiti: al Pd 7,9 milioni, alla Lega 1,8. A sorpresa a Rifondazione 611mila euro

Pubblicato il 12 gen 2018
di Nicoletta Cottone e Vittorio Nuti

 

È il Partito democratico in testa alla disputa del 2xmille assegnato ai partiti politici dai contribuenti con la dichiarazione dei redditi 2017 (dunque relativa ai redditi del 2016).

Ha scelto solo il 3,01% degli oltre 40,7 milioni di contribuenti che avrebbero potuto dare un contributo al finanziamento dei partiti.

In totale ai partiti sono andati 15,3 milioni di euro, in crescita di 3,5 milioni rispetto agli 11,7 milioni incassati nel 2016.

Al partito guidato da Matteo Renzi andranno 7.999.885 euro, come disposto da 602mila cittadini (pari all’1,48% del totale dei contribuenti).

 

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Elezioni Regionali in Lombardia. Partita truccata

Elezioni Regionali in Lombardia. Partita truccata

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Sinistra per la Lombardia

Sinistra per la Lombardia

Si è svolta questa mattina davanti a “Palazzo Lombardia” la conferenza stampa di presentazione della lista “SINISTRA PER LA LOMBARDIA” e del candidato Presidente MASSIMO GATTI.

E’ una lista che intende dare voce a quanti in questi anni si sono opposti, inascoltati, alla devastazione del territorio alle privatizzazioni della sanità e del patrimonio residenziale pubblico, alla svendita dei beni comuni alla negazione dei diritti delle donne, ad una cultura razzista, all’abbandono della scuola pubblica, all’ignavia di fronte al declino dell’economia lombarda.

Con Massimo Gatti entreranno finalmente nel consiglio regionale le istanze sociali e la domanda di diritti fino ad ora calpestati.

Il nostro programma indica proposte articolate per:

– un reddito minimo garantito
– un servizio sanitario pubblico universale e gratuito
– la centralità della scuola pubblica
– Il diritto allo studio
– Gli investimenti nell’edilizia scolastica
– Soddisfare il grande fabbisogno abitativo tramite il rilancio dell’edilizia pubblica senza consumo di suolo
– Una nuova economia agricola ecologica.
– La salvaguardia del territorio dalla cementificazione e dalle grandi opere inutili e dannose.
– La salvaguardia dei beni comuni
– Un modello economico a basso impatto energetico ed ambientale
– Una Lombardia denuclearizzata

Sinistra per la Lombardia da appuntamento a domani, 11 gennaio, dalle ore 10:30 a Milano in Piazza della Scala angolo Galleria, per iniziare la campagna di raccolta firme per la presentazione della lista e denunciare il fatto che le elezioni regionali si configurano come una partita truccata a causa dell’abnorme numero di firme previste per la presentazione delle liste: 20.000 firme che dovremo raccogliere in pieno inverno, tante quante ne servono in tutta Italia per presentare la lista nazionale.

 

 

INCENDI RIFIUTI: PRC /SE_LOMBARDIA: «DA REGIONE LOMBARDIA SOLO SEGNALI DI FUMO».

INCENDI RIFIUTI: PRC /SE_LOMBARDIA: «DA REGIONE LOMBARDIA SOLO SEGNALI DI FUMO».

COMUNICATO STAMPA:
INCENDI RIFIUTI: PRC /SE_LOMBARDIA: «DA REGIONE LOMBARDIA SOLO SEGNALI DI FUMO».
INCENDI E DIOSSINA – LA MALA GESTIONE DEI RIFIUTI PRODUCE DANNI ALLA SALUTE E ALL’AMBIENTE.
Si fanno più affari con i rifiuti che con la droga, è una delle frasi intercettata dagli inquirenti nelle indagini sul traffico di rifiuti non trattati e che avevano portato la scorsa estate all’arresto di tre manager, altri dirigenti indagati e sequestri di impianti collegati. L’inchiesta era partita da Brescia e ha interessato impianti di A2A oltre che siti di altre piccole società di intermediazione. Ma non è tutto, ci sono altri evidenti segnali di mala gestione che provengono da ben una decina di incendi che si sono verificati in provincia di Pavia nei mesi scorsi. Il più grave a settembre, in un colossale deposito della ditta Eredi Berté a Mortara (dieci giorni di impegno dei vigili del fuoco per spegnere le fiamme), il più recente a Corteolona (3 gennaio) dove sono andati in fumo i rifiuti abusivamente compattati all’interno di un capannone abbandonato. In quest’ultima occasione l’ARPA ha segnalato l’emissione di diossine quaranta volte superiore alla soglia indicata dall’OMS.
Dal nuovo Prefetto di Pavia è arrivato un concreto segnale di attenzione, e finalmente i Comuni cominceranno a mappare tutte le situazioni a rischio.
Dalla Regione, invece, arrivano ancora segnali di fumo. Infatti l’assessore Terzi – al decimo incendio – ha dichiarato che ‘sarebbe opportuno attivare un ‘tavolo per la legalità’ del territorio pavese. Ovviamente l’assessore non ha fatto menzione delle competenze e delle responsabilità dirette della Regione in materia di rifiuti.
Dall’Unione Europea, alle organizzazioni internazionali che si occupano di salute, alle associazioni ambientaliste, ai centri di ricerca, arrivano da anni precise indicazioni : dare priorità alla riduzione dei rifiuti in origine, organizzare racconta differenziata spinta, recuperare materia. Invece Regione Lombardia continua a puntare su inceneritori e produzione di energia elettrica. E’ deleterio bruciare rifiuti, mettendo a repentaglio la salute di tutti, per produrre interessi a favore di Società che operano a scopo di utile. Non conviene nemmeno ai Comuni che pagano alte tariffe di smaltimento anziché organizzare la raccolta separata.
E’ particolarmente evidente, in questo campo, la contrapposizione fra interesse pubblico e interesse privato. E’ ora di cambiare questo modello di gestione. Cambiamo la Lombardia !
Milano, 08/01/2017
La Segreteria Regionale Prc/SE Lombardia

Comunicato per la Conferenza stampa di “Sinistra per la Lombardia “.

Comunicato per la Conferenza stampa  di “Sinistra per la Lombardia “.

Parte la lista “Sinistra per la Lombardia, che unisce la sinistra sociale e politica, quella che si è distinta nelle lotte che nella nostra regione si sono opposte alla gestione regressiva del centro destra di Maroni e alla politica dei governi nazionali di centro-destra e di centro- sinistra, entrambi interni alle logiche liberiste: distruzione del welfare, privatizzazione dei servizi, grandi opere inutili, consumo di suolo,drenaggio di fondi dal pubblico al privato a partire dalla sanità e dalla istruzione . Il risultato è sotto gli occhi di tutti, la nostra Regione, la punta avanzata della economia italiana ed europea subisce un declino spaventoso: indice di disuguaglianza più alto nel nord- Italia, crescita della povertà (il 10 % contro il 6% nazionale,la rapina dei beni comuni considerati occasione per gli affari ( Brebemi, Pedemontana , Tem , etc .. (vedi programma ).
Bisogna cambiare !!
Partiamo subito e senza indugi perché siamo consapevoli di affrontare nel concreto anche una grande e decisiva battaglia per la democrazia: dovremo raccogliere più di 20.000 firme in tutta la Lombardia , tante quante si raccolgono in tutta Italia per le politiche. Noi non abbiamo infatti il privilegio accordato ai gruppi consiliari esistenti in Consiglio regionale . In questi giorni si sono già messi in moto i trasformismi più indicibili ,per mettere insieme gruppi raffazzonati pur di non raccogliere le firme. Noi contesteremo in tutte le sedi e in tutti i modi queste norme,che fanno delle elezioni regionali una partita truccata , una barriera innalzata da un ceto politico che si considera inamovibile e privilegiato.

Milano, 08/01/2017
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In risposta a Panebianco e il suo editoriale “I politici e la cuoca di Lenin”

In risposta a Panebianco e il suo editoriale “I politici e la cuoca di Lenin”

Caro Angelo Panebianco, stamattina abbiamo letto l’editoriale dal titolo “I politici e la cuoca di Lenin” sull’importanza delle competenze in politica.

I temi che affronti sono molto interessanti e molto vasti, però permettici di fare delle considerazioni e farti delle domande per alimentare il dibattito, visto che noi la pensiamo in maniera radicalmente diversa e ci siamo sentiti tirati direttamente in ballo dato che abbiamo iniziato un bellissimo percorso politico con la nascita della lista “Potere al Popolo”.

Partiamo da un paio di domande fondamentali:

COS’È PER TE LA DEMOCRAZIA? A noi risulta che democrazia, partendo dalla sua etimologia, vuol dire potere del popolo, vuol dire che le classi popolari, gli strati sociali più bassi e umili, possono e devono partecipare per decidere del loro destino e possono e devono essere rappresentati nei luoghi preposti, sul piano locale, regionale, nazionale, internazionale.

Come giustamente scrivevi, quando i partiti erano forti c’erano grandi competenze e una lunga gavetta prima di arrivare ad occupare posizioni di grande responsabilità. Infatti quella era un’epoca in cui i politici conoscevano davvero i territori, erano nelle vertenze, nelle lotte, sapevano parlare alla gente comune. Quel modello è fallito perché non ha mai dato alla base la trasparenza e i meccanismi di controllo necessari per evitare l’eccessiva burocratizzazione e la grande corruzione.

Oggi invece i lavoratori, i disoccupati, gli strati sociali più bassi sono abbandonati dai partiti e non decidiamo su nulla, i governi vanno avanti a botta di fiducie, sono rappresentati solamente gli interessi di grandi industriali e banchieri.

Loro possono evadere le tasse, hanno politici di riferimento, non pagano quasi mai il conto con la giustizia.
Il punto quindi non è dire no alla professionalizzazione della politica perché è chiaro che le competenze servono, il punto però è mettere di nuovo la politica a servizio del popolo e non dei potenti.

CHI DEVE QUINDI FARE POLITICA SECONDO TE? Comunque, da quello che scrivi ci sembra che credi che la politica è meglio se la lasciamo ai professionisti, ai burocrati che sanno bene come funziona la macchina dello Stato. Peccato che, come dicevamo, abbiamo già visto di cosa è capace questa classe politica, abbiamo visto gli appalti truccati, le grandi opere inutili, la logica dell’emergenza che favorisce la speculazione, la devastazione ambientale, i regali alle banche e alle imprese. Non ci sono mai sembrate mosse da grandi statisti, non ti pare?

Abbiamo visto invece nella storia come gli avanzamenti progressisti in questo paese siano stati portati avanti soprattutto grazie alle mobilitazioni popolari, dalla resistenza antifascista che ha fondato la nostra Repubblica alle proteste, ai cortei, ai referendum che hanno permesso di avanzare sul piano dei diritti politici, civili e sociali. Dallo Statuto dei Lavoratori al diritto al divorzio e all’aborto, spesso e volentieri la cosiddetta “società civile” era già più avanti e pronta al progresso di una classe politica ormai ottusa ed arretrata.
Per questo secondo noi tutti devono fare politica!
Come diceva don Milani in Lettera a una professoressa, “ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio, uscirne da soli è avarizia, uscirne tutti insieme è politica”. Il mutualismo, le attività sociali gratuite come ambulatori e sportelli legali che cominciano a rispondere ai nostri comuni bisogni, le vertenze sul lavoro, le lotte ambientali, sono le armi che abbiamo cominciato ad usare e che speriamo si estendano capillarmente in tutto il paese. Ci permettono di ritornare a risolvere insieme i nostri problemi, di scoprire l’enorme potere costituente e le grandi competenze che abbiamo quando uniamo le forze e mettiamo da parte individualismi e competizioni per un obiettivo comune. Su questa base chiunque può proporsi per essere eletto, chiunque può essere immediatamente revocato secondo modalità e criteri che decidiamo insieme. Lo stipendio di un politico però non deve rappresentare un privilegio rispetto a qualsiasi altro lavoro dipendente, non deve creare “burocrazie”, per questo con la lista “Potere al popolo” abbiamo deciso che lo stipendio degli eventuali parlamentari non dovrà superare i 2000 euro e che bisogna mantenere la massima trasparenza perché tutti possano valutarne l’operato.
In conclusione, caro Angelo, noi ci auguriamo al contrario che crescano i movimenti di protesta e cresca la partecipazione di persone nuove alla politica, che crescano le pratiche di solidarietà e di controllo popolare sul funzionamento delle istituzioni e dei privati. Che crescano tante comunità resistenti in ogni territorio sullo spirito che ha portato alla scrittura dei principi della nostra Costituzione. Costruiamo già, ogni giorno, nei fatti, gli elementi di partecipazione che portano anche le cuoche a discutere di come amministrare lo stato ma siamo consapevoli che la strada che abbiamo davanti è ancora lunga e piena di ostacoli.
Ma soprattutto, caro Angelo, vogliamo ricordarti che Cuba e il suo popolo di eroi, non secondo i sondaggi di qualche gruppo comunista ma secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale, ha prestazioni di gran lunga migliori delle nostre in proporzione sia per educazione sia per sanità, a Cuba non esistono senzatetto e nessuno viene lasciato senza cure e vaccini, Cuba non partecipa a missioni militari internazionali ma solo a missioni di solidarietà tra i popoli inviando medici e insegnanti, Cuba, che è un’isoletta sotto embargo economico, resiste da sola di fronte alla più grande potenza economica e militare sull’altra sponda dell’oceano.

Insomma se questi sono i risultati, noi non lo chiameremmo un disastro ma un’incredibile storia di lotta e resistenza che parla ancora a tanti grazie a figure incredibili come Fidel Castro e Ernesto “Che” Guevara, che, per la cronaca, non hanno mai avuto lo scambio che raccontavi.

Potere al popolo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In risposta a Luciana Castellina e il suo articolo “L’errore di strategia della lista Potere al Popolo

In risposta a Luciana Castellina e il suo articolo “L’errore di strategia della lista Potere al Popolo

in-risposta-a-luciana-castellina-e-il-suo-articolo-lerrore-di-strategia-della-lista-potere-al-popoloCara Luciana,
sono Viola, portavoce nazionale di “Potere al popolo!”.

Tu non mi conoscerai, ma io sono cresciuta con i tuoi testi, apprezzando la tua apertura mentale, e ti confesso di essere rimasta delusa dal tuo breve scritto di oggi, per come liquida un’esperienza larga e finalmente entusiasmante come “Potere al popolo!”.

“Potere al popolo!” nasce in seguito all’appello di un gruppo di giovani del centro sociale napoletano “Je so’ pazzo”, con l’idea di sfruttare questa tornata elettorale davvero deprimente per far sentire la voce degli esclusi, per rappresentare i non-rappresentati, che in questo paese sono maggioranza. Questo appello ha emozionato al punto che in un solo mese migliaia di persone in tutta Italia hanno deciso di lanciare più di 100 assemblee che hanno rimesso insieme non solo il variegato mosaico della sinistra “partitica”, ma soprattutto associazioni, comitati, centri sociali, singoli senza partito ma con tanta voglia di attivarsi.

Questa partecipazione dal basso, che è solo all’inizio e che andrà ben oltre le elezioni, può diventare la culla di una nuova organizzazione delle classi popolari, e non a caso è stato subito riconosciuta da Podemos, da Momentum, da France Insoumise…

La nostra strategia è chiara: ricostruire un terreno sociale tramite pratiche di lotta, mutualismo, solidarietà, controllo popolare delle istituzioni; ri-politicizzare ampi settori di masse; riportare una grossa fetta giovanile a parlare di politica, a sentirla come uno strumento, a sentirsi protagonisti del loro futuro, a ricominciare a sognare.

La strategia che invece tu ci proponi è di andare insieme a D’Alema, Speranza, Bersani, a coloro che sono fra i responsabili del collasso della sinistra e dell’arretramento delle nostre condizioni di vita, odiati dalle masse. Politici che, persa la lotta di potere dentro al PD, cercano di raccogliere voti per riproporci un nuovo centrosinistra. Non ci pare una grande strategia, ma la riproposizione di qualcosa che la storia ha già sconfitto. Qualcosa di triste e di corto raggio. Dubitiamo fortemente che, come tu scrivi, Lenin, Gramsci e Togliatti sarebbero stati sostenitori di D’Alema e Bersani. Poi magari li abbiamo letti male noi, eh. Di sicuro quello che ti chiediamo non è di condividere il nostro progetto, ma di informare correttamente. Di continuare a essere curiosa, anche solo portando avanti questo confronto, e soprattutto di pensare ai giovani, non soffocando nella culla ogni loro speranza di trasformare davvero questo paese.

Grazie e speriamo a presto!

Viola Carofalo

Portavoce Nazionale “Potere al Popolo!