Archivio for gennaio, 2018

No alle censure a scuola sui temi lgbtqi, solidarietà agli studenti del liceo Leonardo di Milano

No alle censure a scuola sui temi lgbtqi, solidarietà agli studenti del liceo Leonardo di Milano

No alle censure a scuola sui temi lgbtqi, solidarietà agli studenti del liceo Leonardo di Milano

COMUNICATO STAMPA: NO ALLE CENSURE A SCUOLA SUI TEMI LGBTQI, SOLIDARIETÀ AGLI STUDENTI DEL LEONARDO
Ieri 30 gennaio gli studenti e le studentesse del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Milano hanno svolto un’assemblea d’istituto dedicata alle tematiche LGBTQI con dibattiti e proiezioni cinematografiche. Hanno esercitato un loro diritto sancito dal Decreto Legge 297/94, che invita a usare lo strumento assembleare come occasione di autoformazione culturale e civile sui problemi e sui bisogni che emergono nella società.
Questa lodevole iniziativa, che colma un vuoto inaccettabile, è stata sabotata da più parti: dalla stampa, che ha pubblicato articoli sarcastici; da alcuni docenti, intervenuti ai dibattiti con finalità distruttive; dalla preside, che ha diffuso una circolare pensata per scoraggiare la partecipazione.
Il Partito della Rifondazione Comunista e i/le Giovani Comunisti/e sostengono le ragioni del comitato studentesco e condannano ogni gesto di censura su tematiche così sentite da una generazione che può vivere, finalmente, in un mondo in cui l’omosessualità non sia considerata un vizio di cui parlare sottovoce e che non dà per scontato questo traguardo, scegliendo di interrogarsi, mobilitarsi, approfondire.
Denunciamo l’ingerenza di stampo clericale, nel Leonardo come in altre scuole pubbliche, che inibisce la libertà di espressione e di autodeterminazione attraverso le crociate “antigender” e mina il principio di laicità dello stato. Nello stesso liceo nel 2015 è stato permesso impunemente a una professoressa di affiggere una lettera sull’”innaturalità” dell’omosessualità.
Ribadiamo la necessità di una formazione inclusiva, aperta, attenta alle differenze e improntata all’uguaglianza: dopo il ritiro nel 2014 degli opuscoli Unar «Educare alla diversità a scuola», nulla è stato fatto.
Silvia Conca, responsabile nazionale Politiche LGBTQI e Intersezionalità – Partito della Rifondazione Comunista
Gabriele Belloli – Coordinatore provinciale Giovani Comunisti/e Milano

Immagini del pranzo per autofinanziamento del Prc di Vigevano

Immagini del pranzo per autofinanziamento del Prc di Vigevano

img_8665

Audio della conferenza sulla Rivoluzione Russa di GIORGIO RIOLO con introduzione di Vladimiro Lionello.

img_8674

 

Potere al popolo! ci sarà «Nostre liste alla luce del sole»

Potere al popolo! ci sarà «Nostre liste alla luce del sole»

Potere al popolo! ci sarà «Nostre liste alla luce del sole»
Pubblicato il 28 gen 2018
Le liste di movimento di Potere al Popolo! – di ANDREA FABOZZI il manifesto –
Sinistra. Raccolte oltre 40mila firme. Viola Carofalo: «Siamo gli unici che non rischiano di sciogliersi prima delle elezioni»
Superato l’ultimo ostacolo in un collegio della circoscrizione Sicilia 1, è adesso ufficiale che alle elezioni del 4 marzo ci sarà anche la lista di sinistra Potere al Popolo! Liste e firme vengono consegnate stamattina alle 11.30 nelle corti d’appello, l’annuncio diffuso ieri ai militanti in giro per l’Italia è già di festa: «Portate i moduli, lo spumante, i dolci, le bandiere, le trombette, fate venire le persone da tutta la regione, trasformiamo un atto burocratico in una grande presa di parola collettiva». Servivano poco più di 25 mila firme, ne hanno raccolte in pochi giorni più di 40mila.
Nata a Napoli in un’assemblea del centro sociale Je so’ pazzo la notte successiva al definitivo fallimento delle assemblee del Brancaccio, la proposta di una lista che tenesse assieme movimenti e partiti della sinistra radicale è cresciuta attraverso 150 assemblee territoriali e l’adesione di Rifondazione comunista, Partito comunista italiano, Sinistra anticapitalista e rete Eurostop. Il nome riprende lo slogan con il quale il centro sociale napoletano conclude da tempo si suoi comunicati – richiamo al motto all power to the people del Black panther party – il simbolo è tutto nuovo. «Ce ne avevano proposto uno incredibile che aveva dentro tutto: la bandiera italiana, la parola sinistra, un pugno, una stella e la falce e martello. Uno dentro l’altro, sembrava disegnato da Escher», raccontano i militanti napoletani. Che hanno fatto di testa loro.
L’invito alle assemblee è stato invece quello di scegliere i candidati nelle liste senza votazioni, ma con la discussione. Qualche volta ci si è persino riusciti. «Mentre tutte le forze politiche dal Pd a Liberi e Uguali litigano sulle candidature per spartirsi tra ceti politici le poltrone in palio – dice Viola Carofalo, portavoce che per la legge elettorale è il capo politico della lista, ma che non sarà neanche candidata – mentre i cinque stelle dimostrano ancora una volta la mancanza di democrazia delle parlamentarie, noi, che abbiamo iniziato dal basso e senza mezzi, siamo riusciti in pochissimi giorni a raccogliere le firme e a elaborare le candidature che vengono soprattutto dalle vertenze e dalle lotte del territorio».
Negli elenchi, maggioranza di donne capolista nel proporzionale alla camera, 35 (il 56%) contro 28 uomini (44%). Tra le candidate la partigiana e pacifista Lidia Menapace a Trento, a Verona Patrizia Buffa, impegnata nelle lotte contro le mafie, Stefania Iaccarino nel Lazio, protagonista della vertenza contro Almaviva, Nicoletta Dosio, storica attivista No Tav, capolista nel plurinominale in Piemonte 2. Altri candidati di movimento sono Giovanni Ceraolo che viene dalle lotte per la casa a Livorno e Gianpiero Laurenzano, impiegato di banca impegnato nel Clash city workers, Giuseppe Aragno, professore di storia che correrà a Napoli nel collegio del Vomero dove Renzi ha schierato Paolo Siani. I segretari di Rifondazione Maurizio Acerbo e del Pci Mauro Alboresi sono capolista rispettivamente a Roma e in Emilia Romagna 3. Giorgio Cremaschi in Campania 1.
«Abbiamo scelto i nostri candidati alla luce del sole – dice ancora Viola Carofalo – per condividere con tutti le scelte e le ragioni del programma. Siamo l’unica lista che non rischia di sciogliersi prima ancora di iniziare la campagna elettorale». La soglia di sbarramento del 3% sembra lontanissima, anche se il fatto di essere ostinatamente esclusi da ogni sondaggio autorizza almeno a sognare. «Se andrà male avremo fatto comunque un passo in avanti, messo in contatto realtà di movimento che non si conoscevano, imparato a fare cose che prima non sapevamo fare. E non finisce qui».

Domenica 4 febbraio 2018: PRANZO PARTIGIANO

Domenica 4 febbraio 2018: PRANZO PARTIGIANO

anpi_tesseramento_2018
PER LE PRENOTAZIONI AL “PRANZO PARTIGIANO” OCCORRE TELEFONARE AL NUMERO 335-7539884 (Salvatore Marrano, presidente della sezione di Vigevano dell’Anpi).

«Sinistra per la Lombardia avvia la propria campagna elettorale».

«Sinistra per la Lombardia avvia la propria campagna elettorale».

COMUNICATO STAMPA

«Sinistra per la Lombardia avvia la propria campagna elettorale».

Lunedì mattina alle ore11,30 in piazza San Fedele a Milano, Massimo Gatti, candidato Presidente per la lista “Sinistra per la Lombardia” in occasione delle elezioni regionali del 4 marzo 2018, terrà una conferenza stampa nella quale presenterà le liste, il programma e le iniziative di avvio della campagna elettorale di Sinistra per la Lombardia.

All’incontro sarà presente Paolo Ferrero Vicepresidente del “Partito della Sinistra Europea” a testimoniare il sostegno di Rifondazione Comunista a Massimo Gatti e alla lista.

Alle ore 21:00 presso la “Casa della Cultura” di Milano (via Borgogna 3), Massimo Gatti e Paolo Ferrero presenteranno tutte le candidate e i candidati della lista della circoscrizione della provincia diMilano e discuteranno le proposte programmatiche.
Siete cortesemente invitati.

Milano, 26/01/2018

Sinistra per la Lombardia / Per Massimo Gatti Presidente

Ufficio stampa
Per contatti:
3358277755
331 9034925

sinistraperlalombardia.2018@gmail.com

logo-sx-per-la-lombardia

Lavoro – Fantozzi (Prc): «Bersani di sinistra? Non facciamo ridere. Gravi le affermazioni sulla legge Fornero».

Lavoro – Fantozzi (Prc): «Bersani di sinistra? Non facciamo ridere. Gravi le affermazioni sulla legge Fornero».

Lavoro – Fantozzi (Prc): «Bersani di sinistra? Non facciamo ridere. Gravi le affermazioni sulla legge Fornero».
Pubblicato il 25 gen 2018

di Roberta Fantozzi, responsabile Politiche economiche di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:
«Intervenendo a Radio 24 Pier Luigi Bersani a proposito della legge Fornero sulle pensioni ha detto che “bisogna un po’ correggerla, toglierla? Non facciamo ridere”.
E’ un’affermazione grave nel merito, e anche per il modo tranchant con cui viene fatta, davvero poco rispettoso delle centinaia di migliaia di persone che stanno pagando le conseguenze della Fornero, e che di tutto hanno voglia meno che di far ridere.
E’ grave non fare i conti con i danni pesantissimi che la controriforma ha prodotto sulla vita di tutti i lavoratori, a cui è stata allungato brutalmente il tempo di lavoro, e delle donne in particolare, “parificate” solo nella sfiga, perché è stato cancellato il riconoscimento del lavoro di cura che ancora ingiustamente grava su di loro e che oggi non è neppure più contabilizzato.
Ed è grave non fare i conti con il muro che quella controriforma rappresenta per i giovani, costretti alla precarietà anche dalla forzata permanenza al lavoro degli adulti/anziani: come non vedere il dato folle che ha visto negli ultimi tre anni la crescita di oltre 1 milione di occupati ultracinquantenni mentre parallelamente i contratti a termine sono aumentati di 600mila unità?
Né è accettabile il ragionamento sui conti: persino Monti prima di varare la controriforma aveva ammesso che il sistema pensionistico era del tutto sostenibile!
Come abbiamo continuato a ripetere il rapporto tra contributi versati e pensioni erogate al netto dell’assistenza e delle tasse, è in attivo dal 1996, un attivo che nel 2015 è stato pari a quasi 26 miliardi.
Quello che è inaccettabile è che sulle pensioni si continui a far cassa, a scapito della vita di tante persone. E che questo venga detto da chi si proclama di sinistra.
Un motivo in più per sostenere Potere al Popolo».

25354132_1147178105415511_7043543542281300744_n

TRAGEDIA FERROVIARIA – MASSIMO GATTI: «CORDOGLIO PER LE VITTIME. ORA SUBITO CHIAREZZA E INVESTIMENTI NELLE INFRASTRUTTURE».

TRAGEDIA FERROVIARIA – MASSIMO GATTI: «CORDOGLIO PER LE VITTIME. ORA SUBITO CHIAREZZA E INVESTIMENTI NELLE INFRASTRUTTURE».

TRAGEDIA FERROVIARIA – MASSIMO GATTI: «CORDOGLIO PER LE VITTIME. ORA SUBITO CHIAREZZA E INVESTIMENTI NELLE INFRASTRUTTURE».

Dichiarazione di Massimo Gatti – candidato Presidente della Regione Lombardia alle elezioni del 04 marzo 2018 per la lista “SINISTRA PER LA LOMBARDIA” in merito alla tragedia ferroviaria avvenuta oggi a Pioltello.

«Il primo pensiero va alle vittime e ai feriti di questa assurda tragedia e ai loro cari, a cui va il mio più sincero cordoglio. Morire sul lavoro, morire per andare a scuola o al lavoro: quanto sta accadendo a Milano in questi giorni non è più tollerabile.

Oggi è il giorno del silenzio, del cordoglio e dei soccorsi, ma è urgente fare chiarezza su quanto accaduto e su incidenti avvenuti in precedenza, per impedire nuove tragedie.

Da tempo ho chiesto in ogni sede, anche con precisi atti amministrativi, investimenti per la sicurezza e il potenziamento del trasporto pubblico, in particolare su ferro. Investimenti troppo spesso dirottati su opere inutili e dannose.

Si eviti ora il triste spettacolo dello scaricabarile delle responsabilità e si rendiconti invece ciò che è stato fatto per garantire sicurezza e decoro ai cittadini, ai lavoratori, agli studenti, che ogni giorno utilizzano un servizio pubblico essenziale”.
Questa la dichiarazione di Massimo Gatti, candidato alla presidenza della Regione per Sinistra per la Lombardia, dopo la tragedia ferroviaria di Pioltello questa mattina».

Milano, 25/01/2017

Mortara – La denuncia di ABBA’

Mortara – La denuncia di ABBA’

Tratto da: L’INFORMATORE  del 25/01/2018

“UNA STANGATA IMU SUI TERRENI”

MORTARA – Terreni adibiti ad orti classificati come edificabili all’insaputa dei proprietari. Sui quali il Comune, cinque anni dopo, chiede la differenza dell’Imu, con un aliquota molto maggiorata e più salate sanzioni.

La denuncia è contenuta in un’interrogazione di Giuseppe Abbà (Rifondazione – Mortara Bene Comune): “Nei giorni scorsi – scrive – molti cittadini mortaresi si sono visti recapitare cartelle per pagare forti somme di Imu.

Molto spesso sono stati classificati, e quindi tassati, terreni sui quali i proprietari non avevano mai richiesto alcuna classificazione urbanistica”.

Per ABBA’ una pratica “messa in atto per la disperata situazione finanziaria del Comune”, di cui chiede la revisione, cancellando sanzioni e applicando aliquote più basse. 

Treno deragliato a Pioltello, il nostro cordoglio per le vittime

Treno deragliato a Pioltello, il nostro cordoglio per le vittime

Pubblicato il 25 gen 2018
Sul deragliamento del treno dei #pendolari a #Pioltello. Il cordoglio di tutta Rifondazione Comunista alle famiglie delle vittime.

Matteo Prencipe, segretario Prc Milano, ha dichiarato: “Non conosciamo le cause del tragico deragliamento avvenuto nei pressi di Pioltello e saranno le autorità ed i tecnici ad accertarlo. Sappiamo però che un nuovo grave lutto, dopo i tragici morti sul lavoro dei giorni scorsi, colpisce i lavoratori che in maggioranza utilizzano i treni della disastrata #Trenord. Ieri in fabbrica e oggi sui treni. Esprimiamo il nostro cordoglio alle famiglie delle vittime e auguriamo pronta guarigione ai tantissimi feriti, ringraziando quanti si stanno prodigando in queste ore per evitare altre vittime. Pensiamo sia necessario che si accertino le responsabilità ed è inaccettabile il linguaggio burocratico del comunicato emesso da Trenord. Le vite di uomini e di donne non sono merce e non sono una “notizia burocratica”. I dirigenti escano dalle stanze e si rechino sul posto”.

Anpi Casorate Primo e Comune Motta visconti: armamenti pensieri e parole

Anpi Casorate Primo e Comune Motta visconti: armamenti pensieri e parole

anpi-casorate

FINALMENTE UNA VERITA’! DI MAIO “NON FAREMO PATRIMONIALI, NON CE L’HO CON I RICCHI”

FINALMENTE UNA VERITA’! DI MAIO “NON FAREMO PATRIMONIALI, NON CE L’HO CON I RICCHI”

FINALMENTE UNA VERITA’! DI MAIO “NON FAREMO PATRIMONIALI, NON CE L’HO CON I RICCHI”

L’1% degli italiani detiene il 25% della ricchezza nazionale? Esplodono le disuguaglianze sociali? Niente paura, ci pensa Di Maio a tranquillizzarci tutti e dichiarare “”non ce l’ho con i ricchi, non faremo patrimoniali né tasse di successione”. Tutto sommato un programma che non si discosta molto da quello della destra, che propone la flat tax: tutti devono pagare lo stesso, non importa se non arrivi a fine mese o se sei miliardario.

Noi vogliamo fare esattamente il contrario: aumento degli scaglioni e ripristino della progressività fiscale, per cui chi ha di meno paghi meno e chi ha di più paghi di più; introduzione di un’imposta sui grandi patrimoni; lotta contro l’evasione fiscale, a partire da quella delle grandi multinazionali e redistribuire la ricchezza nazionale verso le fasce più deboli, non verso chi ha continuato ad arricchirsi!
QUI IL PUNTO DEL NOSTRO PROGRAMMA: https://goo.gl/sfRmoS

27336912_581849862157731_2218236031617409363_n

Hugh Masekela, soldato della rivoluzione

Hugh Masekela, soldato della rivoluzione

Hugh Masekela, soldato della rivoluzione
Pubblicato il 24 gen 2018
di Irvin Jim
Il mondo ha perso un grande musicista jazz e un combattente per la libertà. Con la moglie Miriam Makeba durante i lunghi anni d’esilio diffuse in USA e Europa la consapevolezza dell’orrore del regime dell’apartheid in Sud-Africa: “Quando arrivammo negli Stati Uniti c’erano già fascicoli segreti su di noi, eravamo comunisti. Sapete, essere comunisti in America negli anni sessanta era come avere la peste bubbonica o gli ultimi stadi dell’AIDS”.
Lo ricordiamo con le parole del comunicato di cordoglio del più grande sindacato sudafricano. (M.A.)
La dirigenza dell’Unione nazionale dei metalmeccanici del Sud Africa (NUMSA) e tutti i suoi membri e la classe lavoratrice in generale, piangono la partenza di Bra Hugh Masekela.Le nostre più sincere e sentite condoglianze alla sua famiglia, ai suoi amici e alla musica che ama il continente africano. Il mondo ha perso un soldato della rivoluzione, un liberatore, un attivista e un leader culturale del movimento di resistenza che si è opposto e ha combattuto il regime razzista dell’apartheid. Usando la sua musica popolare, ha comunicato al mondo i mali del regime di apartheid.
Bra Hugh ha usato la sua musica per sostenere la Rivoluzione culturale per educare il nostro popolo a odiare e respingere l’oppressione, il dominio, la discriminazione e lo sfruttamento. Ha detto agli oppressi e discriminati di combattere per rivendicare la loro dignità. Era contro tutte le forme di violenza contro donne e bambini.Per la classe operaia, Bra Hugh, attraverso la sua canzone più amata Stimela, ha esposto e istruito tutti nel nostro paese sulla brutalità del sistema di lavoro migrante nell’industria mineraria. Questa canzone racconta al continente africano come l’oligarchia mineraria in Sudafrica, nello sfruttamento dei giacimenti della nostra dote minerale, si sia basata sullo sfruttamento della manodopera africana da tutti gli angoli del continente africano.
Bra Hugh sapeva che si trattava di lavoratori che venivano da tutto il continente africano che producevano la ricchezza nel nostro paese, la cui ricchezza era usata per costruire infrastrutture adeguate per le comunità bianche mentre gli africani rimanevano impacchettati come sardine nelle infrastrutture inferiori delle townships. Bra Hugh odiava l’Apartheid e la geografia dell’apartheid in Sud Africa.
Sapeva che i treni in Africa erano venuti con l’industrializzazione e la disgregazione delle famiglie africane mentre portavano i lavoratori in centri economici per essere sfruttati. Bra Hugh odiava la colonizzazione e l’imperialismo. Odiava il fatto che gli africani non possedessero il loro continente. Voleva che i confini africani venissero demoliti e considerava molti governi che abbiamo in Africa come surrogati dei cartelli imperialisti.
Gli alti livelli di coscienza rivoluzionaria di Bra Hugh erano espressi attraverso le sue canzoni, in cui chiariva che non può esserci spazio nei nostri cuori e nelle nostre menti per l’essere xenofobi nei confronti dei nostri fratelli e sorelle nel continente africano come atteggiamento mentale e modo di vivere. Per lui, tutti i veri rivoluzionari non avrebbero riconosciuto i falsi confini creati dagli imperialisti nella loro corsa per l’Africa, quando divisero il continente tra di loro a Berlino nel 1884.
Bra Hugh fu prodotto dalla polverosa città di Sophiatown. Usò la sua tromba sia come strumento musicale per intrattenere che come arma per combattere l’ingiustizia. Attraverso la sua musica esperta, bella e creativa, ha usato la sua tromba come strumento per far avanzare la lotta contro la polizia e il regime dell’apartheid.
Ricordiamo Bra Hugh fare una performance eccellente per i lavoratori in un congresso del COSATU, cantando la sua bella canzone insieme ai lavoratori, Sifuna ukubuyela e District Six.Ha avuto un’illustre carriera musicale; era un trombettista del più alto talento e un eroe della musica jive della township. Il movimento globale anti-apartheid lo ricorderà per sempre attraverso la sua canzone rivoluzionaria Bring Back Nelson Mandela.
È amato da vecchi e giovani di tutto il mondo che conoscono la sua musica. In Sud Africa, è un simbolo della nostra lotta di liberazione. Dobbiamo continuare la lotta dove l’ha lasciata! La classe lavoratrice nera e africana del nostro paese ama Bra Hugh. Loro hanno perso un soldato impegnato della rivoluzione. Era un internazionalista, antimperialista e anticolonialista.
Ha toccato così tante persone con la sua musica Jazz. Apparteneva a tutte le comunità progressiste e ai loro popoli progressisti. La sua morte è un doloroso promemoria per tutti noi che ciò che è vivo oggi sparirà presto.
Irvin Jim
Segretario generale NUMSA
traduzione di Maurizio Acerbo

Nella foto Hugh Masekela a 16 anni con la tromba che gli aveva inviato in regalo Louis Armstrong:
«Ci identificavamo con il jazz perché a quei tempi il jazz mostrava l’eccellenza di un popolo che era stato schiavizzato e discriminato. Dizzy e Miles non erano amati dall’establishment occidentale. Erano gente nera che non si faceva raccontare balle. Louis Armstrong, Billie Holiday e Count Basie rappresentavano il trionfo sull’oppressione».
Nella foto Hugh Masekela con la moglie Miriam Makeba in esilio negli USA negli anni ’60
Maurizio Acerbo

hugh-masekela

 

Elezioni e partito: ancorare il senso di disagio e ribellione a una causa comune

Elezioni e partito: ancorare il senso di disagio e ribellione a una causa comune

Elezioni e partito: ancorare il senso di disagio e ribellione a una causa comune
Pubblicato il 22 gen 2018
di Ezio Locatelli* –
Sono giorni e settimane d’intenso impegno elettorale. Rifondazione Comunista, insieme ad altre realtà associative, sociali, politiche è impegnata nella presentazione delle liste di “potere al popolo” in una corsa contro il tempo, in particolare per quanto riguarda la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della lista stessa. Eh già, la raccolta firme vale solo per chi è fuori dal parlamento. Siamo in presenza di un sistema politico istituzionale che, trovandosi in forte crisi di legittimità, tende a chiudersi in se stesso, a mettere fuori gioco chi non rientra nella cerchia dei poteri dominanti. Spezzare questo meccanismo di esclusione non è cosa di poco conto ma non per questo vi possiamo rinunciare. Tutt’altro: dobbiamo mettercela tutta.
Le elezioni sono e rimangono un passaggio politico importante. Attenzione però a non mettere in secondo piano il lavoro che attiene all’organizzazione delle nostre forze quale strumento di lotta politica. Mai dimenticare che i cambiamenti non si producono per partenogenesi elettorale. I cambiamenti reali si producono per capacità d’iniziativa politica e di lotta in rapporto ai movimenti ampi delle masse, per capacità di agire il conflitto sociale, la contrapposizione tra sfruttati e sfruttatori, per capacità di ridare impulso a una volontà collettiva di cambiamento.
Stando così le cose vale appieno il vecchio assunto di Antonio Gramsci secondo cui la libertà si realizza quando diventa “libertà organizzata”, “quando gli individui escono dalla loro solitudine e si associano”. È solo allora che la debolezza diventa forza. Ecco perché uno dei compiti essenziali per le comuniste e i comunisti è di lavorare sistematicamente e pazientemente a costruire questa forza. Un lavoro controcorrente poiché è abbastanza diffusa, anche nella cultura di sinistra, la messa in discussione del partito politico quale forma organizzata. A me pare che questa messa in discussione, tout court, sia funzionale allo stadio oggi raggiunto dal dominio del capitale finanziario, il cosiddetto finanzcapitalismo, che privilegia una società liquida, il più possibile atomizzata e dispersa, impossibilitata a esprimere – sul versante degli sfruttati – efficienti organismi di azione collettiva, forme di radicamento sociale e territoriale, manifestazioni estese e non effimere di dissenso e opposizione sociale.
Noi che siamo impegnati a costruire per contrasto sociale una diversa prospettiva dobbiamo avere sempre presenti i problemi pratici che attengono alle forze soggettive. Proprio per questo è importante intrecciare l’impegno elettorale e l’iniziativa politica delle prossime settimane con l’impegno alla conduzione della campagna di tesseramento 2018 per Rifondazione Comunista. Diamoci degli obiettivi al rialzo, aumentiamo le adesioni e il sostegno al nostro partito com’è stato per la campagna del 2Xmille. Facciamolo senza alcuna pretesa totalizzante, in rapporto con tutte le forze potenzialmente o attualmente anticapitaliste, ma facciamolo!
Quest’anno, nel 50esimo anniversario del ’68, abbiamo scelto di connotare la tessera, con lo slogan “ribellarsi è giusto”. Proprio cinquant’anni fa in Italia, e in tutto il mondo, iniziava un periodo di grandi sollevazioni di masse giovanili, operaie, popolari contro autoritarismo, ingiustizie e sfruttamento. Un periodo di grandi lotte di liberazione e di conquiste sociali. Poi, sappiamo, sono venuti gli anni della rivincita padronale, della guerra, della dittatura neoliberista. Ma oggi, come allora, c’è nell’aria “un senso di vigilia”. Nella scandalosa concentrazione di ricchezze e aumento delle disuguaglianze sociali, nell’esaltazione delle diverse forme di sfruttamento, cova l’indignazione, la protesta sociale, il bisogno di cambiamento. Il 2018 sarà l’anno in cui tornerà di grande attualità l’idea che “ribellarsi è giusto” A noi cogliere questo momento di opportunità, lavorare per ancorare il senso di disagio e di ribellione a una causa comune.
*responsabile organizzativo nazionale Prc-Se
Roma,22.01.2018

tessera2018small

Vigevano: giornata della memoria. MAI PIU’ RETICOLATI NEL MONDO

Vigevano: giornata della memoria. MAI PIU’ RETICOLATI NEL MONDO

[QUEL DEPORTATO DI BELSEN MORTO DA SOLO] “se il crimine nazista non viene allargato su scala mondiale, inteso in maniera collettiva, il deportato di Belsen morto da solo per la sua anima collettiva, per quella coscienza di classe che lo ha spinto a far saltare un bullone della ferrovia una certa notte in un certo punto d’Europa, senza capo, senza uniforme, nè testimoni, resterà tradito per sempre” ( cit. Marguerite Duras Il Dolore)

27066936_165127574128136_3585309579272360640_n

Cassolnovo, Teatro Verdi per la giornata della memoria, proiezione del film: L’ONDA

Cassolnovo, Teatro Verdi per la giornata della memoria, proiezione del film: L’ONDA

4722126961609_2033779486907173_2045357148460772367_o

Mortara: Biblioteca civico 17 – POESIE DAL LAGER

Mortara: Biblioteca civico 17 – POESIE DAL LAGER

locandina-memoria-2018-1

Milos Hajek: Rosa Luxemburg giacobina senza terrore

Milos Hajek: Rosa Luxemburg giacobina senza terrore

Milos Hajek: Rosa Luxemburg giacobina senza terrore
Pubblicato il 15 gen 2018
Nel ricordare l’anniversario dell’assassinio di Rosa Luxemburg (15 gennaio 1919) riproponiamo un vecchio articolo* dello storico cecoslovacco Milos Hajek, protagonista della Primavera di Praga e ex-rettore della scuola di partito, uno dei cinquecentomila comunisti che con Dubcek furono espulsi dal partito dopo l’invasione sovietica. Fu uno dei principali esponenti del dissenso e tra i fondatori del movimento Charta 77. La sua fondamentale Storia dell’Internazionale comunista (1921-1935) fu pubblicata in Italia dalla casa editrice del PCI Editori Riuniti nel 1969.
GIACOBINA SENZA TERRORE
(…) quando i sicari della controrivoluzione monarchica in Germania assassinarono Rosa Luxemburg, venne messa la parola fine, immaturamente, non soltanto alla vita di una nobile donna. Dalla scena della nascente Terza Internazionale scomparve una personalità teorica che era almeno alla pari con Lenin. Con il bolscevismo, infatti, il luxemburghismo fu alla culla dell’Internazionale comunista. Erano ambedue correnti del marxismo rivoluzionario che consideravano il socialismo un compito da realizzare nel futuro immediato e l’unica strada capace di arrivarci per loro era la rivoluzione proletaria, che doveva necessariamente avere la forma di una impietosa guerra civile. Nel suo progetto di programma per la Lega di Spartaco, Rosa Luxemburg dedico non pochi passaggi alla critica della prefazione engelsiana alle Lotte di classe in Francia, del 1895, nella quale l’autore aveva richiamato l’attenzione sul forte peggioramento, nell’ultimo decennio, dei presupposti per l’attuazione di una lotta armata strada per strada. Quell’ultima opera di Engels, considerata fortemente stimolante dalla socialdemocrazia e molto più tardi dal movimento comunista, era vista dalla Luxemburg come una delle fonti cui addebitare la bancarotta della Spd.
E’ però noto che su alcuni problemi di principio Lenin e Rosa avevano posizioni differenti. E se va rilevato che le opinioni della seconda a proposito della questione nazionale e di quella contadina sono superate, la sua concezione della democrazia resta ancora oggi una possibile fonte di ispirazione, soprattutto per i partiti comunisti al governo. Nella sua cella nella prigione di Breslavia la Luxemburg scrisse il saggio La rivoluzione russa, nel quale confutò l’obiezione secondo cui la Russia fosse matura soltanto per la rivoluzione borghese apprezzando in sommo grado l’orientamento dei bolscevichi a favore della rivoluzione proletaria mondiale, ma nel contempo ritenendo necessario porsi criticamente nei confronti del loro modo di procedere, nel quale pure vedeva “il migliore insegnamento per gli operai sia tedeschi che internazionali in vista dei compiti che la presente situazione prepara”.
L’autrice del saggio criticava i bolscevichi soprattutto in relazione al soffocamento della democrazia. E la sua critica non concerneva soltanto singoli atti, ma si muoveva sul piano dei principi generali. Il capitolo del suo saggio dedicato a questo tema è rimasto, per lunghi decenni, l’unico luogo del pensiero comunista che mette in luce gli scogli della violenza rivoluzionaria ed esalta la necessità di una normale e corretta evoluzione di una società socialista.
«Sicuramente ogni istituzione democratica ha i suoi limiti e i suoi difetti, come tutte le umane istituzioni umane. Ma il rimedio trovato da Lenin e da Trockij, la soppressione cioè della democrazia in generale, è ancora peggiore del male; esso ostruisce infatti proprio la fonte viva dalla quale soltanto possono venire le correzioni a ogni insufficienza congenita delle istituzioni sociali: la vita politica attiva, libera ed energica delle più vaste masse popolari». Appunto per questo Luxemburg sottolineava la necessità della libertà di stampa, di associazione, di riunione e rilevava che il soffocamento della democrazia suscita il pericolo della burocratizzazione. «La vita pubblica cade lentamente in letargo, qualche dozzina di capi di partito dotati di energia instancabile e di illuminato idealismo dirigono e governano. Tra loro comanda in realtà una dozzina di menti superiori e una élite della massa operaia viene, di quando in quando, convocata a riunioni per applaudire discorsi dei capi e per votare all’unanimità le risoluzioni che le vengono proposte. In fondo, si tratta quindi del governo di una cricca, è una dittatura, ma non del proletariato, bensì di un pugno di uomini politici cioè una dittatura con un chiaro senso borghese giacobino».
Tra i comunisti era forte all’epoca la coscienza di essere gli alfieri della tradizione giacobina. Rosa Luxemburg, per contro poneva l’accento su quei momenti del giacobinismo che i rivoluzionari avrebbero dovuto evitare. Innanzitutto il terrore, la cui necessità invece, era sottolineata dai bolscevichi. «Il terrore dei giacobini in Francia – scrisse – non fu altro che un tentativo disperato di radicalismo da piccoli borghesi, per conquistare e conservare il proprio dominio sulla Francia in un momento nel quale in tutta Europa si affermava per la prima volta il dominio della grande borghesia». E altrove: «La rivoluzione proletaria non ha bisogno del terrore per raggiungere i propri obiettivi, odia e ha ribrezzo delle uccisioni di persone». Rosa Luxemburg si differenziava inoltre da Lenin per il ruolo diverso che nella gerarchia dei valori attribuiva alla democrazia e a ciò si doveva il loro diverso atteggiamento nei confronti dell’insurrezione armata. Ambedue la consideravano una strada inevitabile per giungere alla conquista del potere da parte della classe operaia. Mentre però i bolscevichi ritenevano sufficiente, per l’avvio della rivoluzione, poter disporre della maggioranza del proletariato nel momento determinato e nei centri decisivi, Luxemburg considerava insufficiente tale presupposto. « La Lega Spartaco – scrisse – non prenderà mai il potere altrimenti che sulla base della volontà chiara e univoca della grande maggioranza della massa proletaria della Germania, e non agirà che sulla base del cosciente consenso di questa con le idee, gli obiettivi e i metodi della Lega Spartaco».
A questa diversità di approcci si doveva inoltre il differente atteggiamento dei due teorici rispetto al problema dell’insurrezione armata. Lenin poneva l’accento su questo momento della conquista del potere, Luxemburg ne parlava il meno possibile. I bolscevichi ritenevano fosse loro compito fissare l’inizio dell’insurrezione ed eventualmente il momento del ritiro dalle strade degli operai in armi. L’incomprensione di questo passaggio portò così gli spartachisti a subire tutta una serie di sconfitte negli scontri armati spontanei.
La differenziazione tra leninismo e luxemburghlsmo si manifestò, inoltre, a proposito della costituzione del Partito comunista di Germania e della fondazione della Terza Internazionale. Dal canto loro i bolscevichi auspicavano che si giungesse quanto più rapidamente possibile alla scissione del partiti socialdemocratici, per contro Rosa Luxemburg non intendeva arrivare alla formazione di un partito comunista prima di aver esteso la sua influenza alla maggioranza degli operai rivoluzionari. Non era d’accordo, poi, che l’Internazionale comunista nascesse prima che nella maggioranza dei paesi decisivi si fossero costituiti partiti comunisti di massa. Come i bolscevichi, anche gli spartachisti ritenevano che nella nuova organizzazione internazionale i singoli partiti dovessero sottostare a una disciplina internazionale. Ma Luxemburg non intendeva quella disciplina come diritto dell’esecutivo dell’Internazionale comunista a intervenire anche nelle questioni organizzative dei diversi partiti.
Con la morte di Rosa Luxemburg scomparve l’ideatrice di una dottrina che pure si è già detto fu alla culla della nascente Internazionale comunista, come alleata e insieme come antagonista del bolscevismo. L’esperienza degli anni successivi alla prima guerra mondiale e la riflessione sulla stessa permisero di superare i tratti utopistici del luxemburghismo: la concezione fatalistica della rivoluzione, il culto delle masse e la connessa fiducia nell’istinto di classe di queste che aveva quasi un carattere mistico. Nello stesso tempo, comunque nel movimento comunista finirono per essere respinte o dimenticate quelle idee della rivoluzionaria tedesca di origine polacca che avrebbero potuto rappresentare un correttivo alle ambizioni rivoluzionarie del bolscevismo, innanzitutto la convinzione che il socialismo deve dar vita a un tipo superiore di democrazia.
Questo articolo fu pubblicato sull’Unità il 15 ottobre 1989.
[segnaliamo che nella nostra biblioteca on line trovate molti testi di e su Rosa Luxemburg]
www.rifondazione.it

rosa

Noam Chomsky: Afrin non deve diventare una nuova Kobane

Noam Chomsky: Afrin non deve diventare una nuova Kobane

Noam Chomsky: Afrin non deve diventare una nuova Kobane
Pubblicato il 21 gen 2018
Accademici e attivisti per i diritti umani nel mondo hanno lanciato una petizione rivolta alle potenze mondiali affinché agiscano contro l’aggressione turca nei confronti di Afrin.
Noi sottoscritti, accademici e attivisti per i diritti umani, chiediamo che i leader della Russia, dell’Iran e degli Stati uniti garantiscano che la sovranità delle frontiere siriane non sia violata dalla Turchia e che il popolo di Afrin (Siria) possa vivere in pace. Afrin, la cui popolazione è per la maggior parte curda, è una delle zone più stabili e sicure della Siria. Pur disponendo di pochissimi aiuti internazionali, Afrin ha accolto talmente tanti rifugiati siriani che negli ultimi cinque anni la sua popolazione è raddoppiata, raggiungendo i 400.000 abitanti.
Afrin è attualmente circondata di nemici: i gruppi jihadisti sostenuti dalla Turchia, al-Qaeda e la Turchia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di attaccare i partner curdi dell’esercito americano – le Ypg curde, ovvero le Unità di protezione del popolo – con le quali gli Stati uniti si sono alleati contro l’Isis. La Turchia accusa le Ypg di essere “milizie terroriste” nonostante esse abbiano per lungo tempo creato consigli locali di amministrazione democratica in tutte le città che hanno liberato dall’Isis e abbiano ripetutamente dichiarato di non avere interessi in Turchia e di voler operare solo come forze per la difesa dei curdi siriani e di altre etnie che vivono nella Federazione democratica della Siria settentrionale (Dfns), altrimenti nota come “Rojava”, di cui Afrin fa parte.
La Turchia ha dispiegato un’enorme potenzia di fuoco alla frontiera con Afrin e il presidente Erdogan ha promesso di attaccare con tutte le forze il cantone controllato dai curdi, distruggendo una enclave di pace e mettendo migliaia di civili e rifugiati in pericolo, tutto per realizzare la sua vendetta contro i curdi. Un attacco del genere contro i pacifici cittadini di Afrin è uno spudorato atto di aggressione contro una regione democratica e la sua popolazione. La Turchia non può compiere questo attacco senza l’appoggio della Russia, dell’Iran e della Siria e senza l’inerzia degli Stati Uniti. Il popolo curdo ha sopportato la perdita di migliaia di giovani uomini e donne arruolatisi nelle Ypg e nelle unità femminili Ypj per liberare il mondo dall’Isis. Gli Stati Uniti e la comunità internazionale hanno l’obbligo morale di sostenere il popolo curdo. Chiediamo che gli ufficiali statunitensi e la comunità internazionale garantiscano la sicurezza di Afrin ed evitino ulteriori aggressioni turche, provenienti sia dall’interno della Siria sia dall’esterno dei suoi confini.
Firmato:
Noam Chomsky, MIT Professor Emeritus
Michael Walzer, Institute for Advanced Study, Princeton University , Professor Emeritus
Charlotte Bunch, Distinguished Professor of Women’s and Gender Studies, Rutgers University
Todd Gitlin, sociologist and Chair, PhD Program in Communications, Columbia University
David Graeber, Professor of Anthropology, London School of Economics
Nadje Al-Ali, Professor of Gender Studies, SOAS University of London
David Harvey, Distinguished Professor of Anthropology and Geography, CUNY Graduate Center
Michael Hardt, political philosopher and Professor of Literature, Duke University
Marina Sitrin, Assistant Professor of Sociology, SUNY Binghamton
Ann Snitow, activist and Associate Professor, New School
Bill Fletcher, Jr., former President of TransAfrica Forum
David L. Phillips, Director, Program on Peace-building and Rights, Columbia University
Joey Lawrence, photographer and filmmaker
Meredith Tax, writer and organizer, North America Rojava Alliance (NARA)
Debbie Bookchin, journalist and author, NARA

Rifondazione di Mortara fa la tac

Rifondazione di Mortara fa la tac

ADRIANO ARLENGHI

Rifondazione fa la Tac

Rifondazione presenta ai compagni il suo bilancio. Anno 2017. Entrate e uscite.

Lo presenta anche se non obbligato perché la trasparenza è un valore. Perchè si sappia l’uso dei denari di chi decide di fare un pezzo di strada con lui, nel suo circolo, insieme ai suoi ideali di libertà e di giustizia. Perché sappia cosa si fa con i suoi soldi.

Spesso i bilanci dei partiti hanno grosse cifre. Pezzi del mondo economico fanno a gara per sottoscriverne quote e in cambio poi anche a chiederne favori.

La corruzione nel mondo della politica assume cifre vertiginose. Non qui, non in questa formazione politica dove contano di più le suole delle scarpe consumate per girare la città per raccontare a tutti l’importanza e il valore delle sue scelte, nelle sanità, nella cultura, nei trasporti, nelle case.

Un bilancio economico a cui seguirà come fanno le aziende più responsabili anche un bilancio sociale. Vale a dire l’efficacia prodotta con le scelte effettuate. Pochi partiti o forse nessun altro a livello locale lo fa. Invece sarebbe utile e interessante, perché la politica deve riacquistare la fiducia della gente, non essere un luogo di affarismo e di intrallazzi. La politica è partecipazione, è trasparenza, è voglia di cambiare il mondo oppure più in piccolo la realtà che ti circonda.

Quando guardo le persone che fanno parte del mio circolo, ho quasi un senso di smarrimento tanto è forte e immarcescibile l’onesta intellettuale e morale che li muove. Le parole si possono spesso intrecciare, azzeccagarbugliare, far credere ciò che non è del tutto vero. La coerenza la si osserva negli occhi e negli sguardi. Quelli non mentono mai, non generano sospetti di sorta.
Dunque il bilancio.

Tra le entrate 1320 euri vengono dalla sottoscrizione dei militanti, una settantina di amici che anno su anno rinnovano la loro voglia di costruire con Rifondazione scalini di futuro.

Poi i pranzi autogestiti di autofinanziamento dove è bello ritrovarsi per chiacchierare e riconoscersi e questo vale 674 euri.

Infine sottoscrizioni varie per euri 3221. Il totale in entrata è di 2315 euro.

Le spese non parlano di regalie e di inciuci. Le tessere al Nazionale costano 580 euri, la campagna elettorale per le elezioni comunali 761 euri, le spese per andare a congressi, convegni e per le affissioni 373,78 euri. Notare anche i centesimi. Perché nulla è dimenticato, anche quelli producono significato.

Infine il riscaldamento che vale 357,50 euri, la luce elettrica della sede con 249,23 euri, la tassa Imu per un locale che Giuseppe Abba ha messo a disposizione di tutti perché quello era la casa e il volere dei suoi genitori, le spese minute per 120,98 euri, l’acqua usata per 77,99 euri.

Insomma un totale di spesa di 2315,82 euri.

Un disavanzo, ovvero un saldo passivo di 392,60 euri.

Che sarà a breve ripianato con un’altra festa, con una richiesta di sottoscrizione straordinaria .
Sono cifre così piccole che sembrano impossibili a giustificare l’enorme lavoro politico fatto da questo piccolo partito in città, la mole di documenti, articoli, interpellanze, banchetti, volantini, feste realizzate. Eppure questi ragazzi “diversamente giovani” ci riescono e la pubblicazione dei dati numerici racconta sostanzialmente una cosa semplicissima.

Che i partiti devono tornare tra la gente, riconoscersi nei bisogni collettivi, ascoltare le nuove e le vecchie solitudini, lavorare per il bene comune.

Non servono i soldi per fare questo, servono le idee, la tensione morale, l’utopia, le radici del movimento operaio e la suggestione che il sole dell’avvenire non è forse del tutto scomparso all’orizzonte. Può sembrare poco. Non lo è.

Il ricordo Giuseppino Castoldi, un impegno genuino

Il ricordo Giuseppino Castoldi, un impegno genuino

Il ricordo
Giuseppino Castoldi,
un impegno genuino

A ventitre anni dalla tragica scomparsa di Giuseppino Castoldi, avvenuta il 19 gennaio 1995, ancora una volta ricordiamo con commozione il costante impegno di Giuseppino a fianco dei lavoratori all’interno della Cgil e la sua appassionata militanza politica prima nel Pdup, poi nel Pci ed infine in Rifondazione Comunista. Un impegno ed una militanza davvero genuini, che rappresentano – oggi come ieri – un significativo esempio per quanti vogliono costruire una società libera dalle ingiustizie e dallo sfruttamento.
Così come ricordiamo con grande affetto tutto ciò che Giuseppino ha lasciato in termini di umanità e di amicizia e per questo il suo ricordo resterà sempre vivo in chi lo ha conosciuto ed apprezzato per il rigore morale e politico che ha caratterizzato tutta la sua esistenza.
Le compagne e i compagni del Circolo del Partito della Rifondazione Comunista “Hugo Chavez Frias” di Vigevano