Archivio for aprile, 2018

VERTENZA TPL PROVINCIA DI PAVIA

VERTENZA TPL PROVINCIA DI PAVIA

POTERE AL POPOLO PAVIA

VERTENZA TPL PROVINCIA DI PAVIA

Ieri sera abbiamo seguito il Consiglio Comunale di Pavia sulla vertenza apertasi nel cambio di gestione del Trasporto Pubblico Locale della Provincia di Pavia, un appalto da 120 milioni di euro per sette anni di gestione del servizio e conseguente dismissione dei mezzi a metano e della stazione di rifornimento sempre a metano.
42 Lavoratori senza più lavoro.

Chi accusava politica e sindacato, o almeno quella parte di essi che denunciava, non il rischio ma la certezza della perdita di posti di lavoro, di essere “pessimista” rassicurando che niente di tutto ciò sarebbe accaduto, ieri sera, ha dovuto chiedere scusa ai lavoratori per non aver dato seguito alle loro paure.

Ieri sera abbiamo capito che non erano pessimisti, addirittura si rasentava l’ottimismo visto che la società aggiudicataria del bando di gara non ha rispettato nemmeno i numeri previsti dal Capitolato d’Oneri:
456 lavoratori dipendenti del consorzio formato dai gestori uscenti (Tplo).
406 lavoratori previsti nel bando.
350 circa quelli assunti dal nuovo gestore (Autoguidovie).

Chiacchierando coi lavoratori scopriamo che quanto paventato circa 2 anni fa è purtroppo accaduto.
Nessuna clausola di salvaguardia per i lavoratori nessun passaggio diretto e tutelato dai vecchi “padroni” a quelli nuovi. Lavoratori licenziati e riassunti in ottemperanza alle “normative vigenti”, vale a dire JOBS ACT.

Persone assunte con concorso pubblico che vengono licenziati da privati.

A questi numeri bisogna aggiungere un tot di lavoratori dei subappalti, numeri che non è dato di sapere.
Gli interventi critici rispetto alla situazione creatasi hanno evidenziato 2 distinti piani di responsabilità:
Responsabilità Sindacali
Responsabilità Politiche

Le responsabilità di Cgil Cisl e UIL nell’aver tenuto una gestione “timida” sono evidenti. Le lotte si fanno prima e non dopo. Le parole senza il coinvolgimento e l’azione diretta dei lavoratori non danno risultati. Non esitiamo nel dichiarare chiusa definitivamente la stagione della concertazione, solo i tre sindacati confederali non se ne sono ancora accorti rendendosi così strumento inadeguato per il periodo storico che dura e durerà ancora per molto tempo.

Altri interventi sindacali (USB e CUB) accusano i confederali proprio di questo.

Le responsabilità politiche sono, se vogliamo, ancora più gravi.
Ieri prendiamo definitivamente atto che il bando di gara era fatto malissimo (cosa confermata dallo stesso Partito Democratico che quel bando ha difeso per ben 4 anni e fino all’altro ieri).

Assistere agli interventi critici e alle accuse lanciate dai gruppi di opposizione (M5S, Forza Italia, Lega) assolutamente sovrapponibili a quelli lanciati dai Compagni dell”USB e dalla CUB è stato imbarazzante.

Sentire le stesse accuse dirette anche ai vecchi e ai nuovi gestori lanciate dal rappresentante dell’ agenzia regionale dei trasporti, regione da 25 anni guidata dal centro destra gli ultimi 5 dalla Lega ha spiegato in 3 parole lo sfacelo politico del PD alle elezioni del 4 marzo.

Sentire il capogruppo di Forza Italia accusare la “sinistra” di aver abbandonato i lavoratori facendo la figura del rivoluzionario di altri tempi, o il capogruppo dei 5 Stelle giganteggiare politicamente al cospetto di muti rappresentanti del PD, consapevoli che le dichiarazioni sono di pura opportunità politica (a parti invertite, col centro destra, sarebbe stato se non peggio quanto meno uguale ma con qualche sindacato concertativo in piazza. Per quanto riguarda il M5S, facciamo notare come la stessa USB, non più tardi di giovedì 12 aprile, mette in condizione di scioperare i lavoratori del GTT-Gruppo Torinese Trasporti a gestione municipale dove la giunta pentastellata dichiara di voler privatizzare alcune linee e lasciare a casa circa 700 lavoratori).

Rimaniamo sinceramente e ideologicamente convinti che una oculata e controllata gestione pubblica di tutti i servizi di pubblica utilità sia di gran lunga l’opzione migliore.

Restano sul campo famiglie senza reddito per il semplice fatto che altri “devono” arricchirsi il più possibile coi soldi pubblici, perché semplicemente di questo si tratta, e questo è oggettivamente inaccettabile.

Non faremo più gare a “chi è più di sinistra” questa convinzione la lasciamo tranquillamente al PD o a chi vuole farne un uso di sola facciata.

Noi siamo quelli che stanno coi lavoratori, coi migranti, coi disoccupati con gli sfrattati, con gli sfruttati e contro gli sfruttatori, noi siamo quelli che voglio una scuola pubblica di qualità, siamo quelli che vogliono una sanità pubblica e universale liberata dai profitti privati, noi siamo quelli che chiedono una pensione giusta e dignitosa e non a 70 anni…

Non chiamateci più “quelli di sinistra”,
noi siamo Potere al Popolo

Continua la raccolta firme per l’abrogazione del pareggio di bilancio e per la proposta della legge d’iniziativa popolare per la scuola.

Continua la raccolta firme per l’abrogazione del pareggio di bilancio e per la proposta della legge d’iniziativa popolare per la scuola.

Continua la raccolta firme per l’abrogazione del pareggio di bilancio e per la proposta della legge d’iniziativa popolare per la scuola.

Nei giorni 7, 8 Aprile si sono tenuti i banchetti di raccolta firme per l’abrogazione del pareggio di bilancio dalla costituzione e per la proposta di legge di inziativa popolare per la scuola; i banchetti sono stati organizzati e gestiti dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale Vigevano Lomellina e continueranno nei giorni 21 e 22 Aprile rispettivamente al mercato e in Piazza Ducale, dalle ore 9 alle ore 12, alla quale ha aderito Potere al Popolo e Rifondazione Comunista.

Il pareggio di bilancio è stato di fatto reso obbligatorio per lo stato con la modifica in senso peggiorativo dell’articolo 81 della costituzione introdotta dal governo Monti nel 2012: tale modifica ha reso obligatorio per lo stato “l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio” rendendo così impossibili investimenti pubblici anche necessari se non coperti da entrate di pari entità.

Questo ulteriore obbligo, sommato agli altri del fiscal compact, può solo farci ricadere in una spirale recessiva: ogni ulteriore taglio di spesa dello stato si trasforma in una mancata attività della nostra economia, così come ogni ulteriore aumento delle tasse si trasforma in una riduzione complessiva della domanda aggregata.

Il nesso con la proposta di legge per una vera buona scuola è evidente: la proposta di legge richiede investimenti ulteriori a quelli che vengono fatti attualmente.

Se infatti si vuole garantire il diritto allo studio fino ai 18 anni per tutti, si devono quantomeno rendere gratuiti i libri di testo; e si vuole una scuola davvero funzionale si deve cominciare a porre dei limiti al numero di alunni in classe, dotare la scuola di strutture adeguate e di organici stabili – ovvero materiale didattico sufficiente, insegnanti di sostegno per i disabili e insegnanti con incarichi a tempo indeterminato

Tutto questo richiede ovviamente una spesa aggiuntiva a quella attuale, cosa che è resa impossibile proprio dal fiscal compact, oltre che dalla volontà politica dei governi che si sono succeduti finora.

Ricordiamo solo per inciso l’ultima perla del governi Renzi, che ha introdotto “l’alternanza scuola lavoro”: i nostri ragazzi saranno così obbligati a fornire lavoro gratuito alle aziende locali come “percorso di formazione” – che sia questo un anticipo di quello che li aspetta?

Fausto De Stefani
Circolo Prc di Vigevano.

LE PRECISAZIONI DI GIUSEPPE ABBA’

LE PRECISAZIONI DI GIUSEPPE ABBA’

LE PRECISAZIONI DI GIUSEPPE ABBA’

Consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista di Mortara.

Tratto da: “L’Informatore” del 19/04/2018

Rianimazione: ecco le mie ragioni

Egregio signor Direttore, la mozione presentata dal sottoscritto sulla difesa dell’ospedale di Mortara, nell’articolo de “L’Informatore” della scorsa settimana viene commentata (praticamente) come priva di “realismo”.
Si tira in ballo anche “l’utopia”. Tutto ciò perché nella mozione si chiede che “la regione Lombardia predisponga un piano operativo, finanziario e di personale per riportare la nostra struttura sanitaria quantomeno ai livelli precedenti e a realizzare un reparto di rianimazione”.

L’articolo parla di “costi spaventosi” per un’eventuale rianimazione.

Mi si permetta qualche precisazione, che espongo di seguito.

1. La mozione ha lo scopo di dare un segnale di opposizione al continuo smantellamento delle strutture pubbliche della Lomellina (vedi le vicende dell’ospedale di Mortara e quello di Mede, in pratica pesantemente ridimensionate).

2. I pretesti per la chiusura (o il grave ridimensionamento) del reparto chirurgia sono la mancanza di una Tac e della rianimazione. Per questo, se è questo il problema, la Regione Lombardia prepari un piano per dotare il reparto delle strutture idonee.

3. Si parla di “costi spaventosi”. Ritengo che, se la Regione Lombardia non avesse buttato via i soldi in un referendum inutile, se la smettesse di penalizzare il pubblico per favorire i privati, se intervenisse seriamente per combattere i fenomeni di corruzione che sono largamente presenti nella sanità lombarda (vedi gli ultimi avvenimenti), si potrebbero trovare facilmente le risorse occorrenti per far funzionare gli ospedali del nostro territorio.

4. Altra questione che sta già ricadendo sugli ospedali più grossi è il pronto soccorso. Dopo Mede, anche Mortara si vede declassato il pronto soccorso e se ne annuncia la prossima chiusura notturna. Anche qui si fa questioni di soldi e del numero degli accessi. L’Asst di Pavia dice che le strutture di pronto soccorso devono avere più di 20 mila accessi l’anno, mentre Mortara ne ha solo 8 mila. Questo prevede la normativa regionale. Ma, evidentemente, la normativa regionale non è un dogma divino, potrebbe essere tranquillamente modificata per venire incontro ad un territorio con Comuni sparsi e con distanze notevoli, anche per l’intasamento del pronto soccorso di Vigevano. Come è evidente, le promesse in campagna elettorale di “lor signori” della giunta regionale rimangono lettera morta. Il nostro territorio, per costoro, va bene per ospitare discariche, fanghi e schifezze di ogni tipo, mentre si tagliano i servizi.

5. Infine: l’utopia può essere un “non luogo” come da traduzione, ma permette di camminare in una determinata direzione. Se vogliamo mantenere almeno i servizi essenziali per la nostra popolazione, miriamo alto. Nella storia umana, almeno qualche volta, l’utopia di ieri è diventata la realtà di oggi.

 

GIUSEPPE ABBA’ Consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista di Mortara

FESTA DELLA LIBERAZIONE, LE CELEBRAZIONI IN CASTELLO

FESTA DELLA LIBERAZIONE, LE CELEBRAZIONI IN CASTELLO

FESTA DELLA LIBERAZIONE, LE CELEBRAZIONI IN CASTELLO

Il programma completo

Tratto da: “L’INFORMATORE” del 19/04/2018

VIGEVANO – Sarà il 73esimo anniversario della Liberazione.

Mercoledì prossimo, 25 aprile, il Comune organizza, con la collaborazione dell’Anpi Vigevano e l’associazione culturale Officina, una serie di celebrazioni.

Ecco il programma completo.

Come da consuetudine, alle ore 8,45 ci sarà il ritrovo di tutte le delegazioni nel primo cortile del palazzo municipale.
Alle 9 la posa delle corone alle lapidi presenti nel cortile e corteo verso la chiesa di San Pietro Martire, dove alle 9,30 verrà celebrata la messa.

A seguire il corteo si sposterà nel cortile del Castello, dove verranno posate le corone alle lapidi che ricordano i resistenti fucilati dai nazifascisti tra il 1943 e il 1945.

Previsto un saluto delle autorità, poi l’orazione ufficiale, che sarà tenuta da Teresa Maria Berzoni, vice presidente della sezione Anpi di Vigevano.
“”25 Aprile, da sudditi a cittadini” sarà il tema dell’intervento.

Subito dopo Luigi Fusani, del direttivo della sezione Anpi vigevanese leggerà una delle lettere dei condannati a morte della Resistenza (Pietro Benedetti, partigiano giustiziato nell’aprile 1944 a Roma).

Infine sarà presentata e inaugurata la mostra “La memoria della Resistenza” (sala 10 della Pinacoteca civica) a cura di Marta Bonzanini, dell’associazione Officina.

I VERTICI DEI CARABINIERI FALSIFICARONO IL VERBALE MEDICO DI STEFANO CUCCHI!

I VERTICI DEI CARABINIERI FALSIFICARONO IL VERBALE MEDICO DI STEFANO CUCCHI!

I VERTICI DEI CARABINIERI FALSIFICARONO IL VERBALE MEDICO DI STEFANO CUCCHI!
Da Ilaria Cucchi:
“A Ste!
Oggi i colleghi di coloro che ti hanno ucciso ci hanno detto che quando ti hanno visto la mattina dopo il tuo violentissimo pestaggio, tu stavi malissimo. Ci hanno detto che erano rimasti turbati per le condizioni in cui stavi. Qualcuno di loro scrisse qualcosa di questo nella sua annotazione di servizio. Ma non andava bene ed i superiori decisero che andava modificato. Che non c’era bisogno di essere cosi precisi. Meglio sorvolare. In fin dei conti eri solo un tossico tanto magro.
Per otto anni ci hanno preso in giro. Ho l’impressione, caro fratello mio, che non tutti quelli che dovrebbero sedere al banco degli imputati siano lì.
Ora però tremano, Ste, tremano loro. Allora eri tu a tremare poro fratello mio. E non de freddo. Ora tocca a loro. E non de freddo”.

Siria – Acerbo (Prc): «Attacco di Trump, May e Macron è terrorismo internazionale: Gentiloni servile»

Siria – Acerbo (Prc): «Attacco di Trump, May e Macron è terrorismo internazionale: Gentiloni servile»

COMUNICATO STAMPA

Siria – Acerbo (Prc): «Attacco di Trump, May e Macron è terrorismo internazionale: Gentiloni servile»

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

«L’attacco deciso da Trump, May e Macron è un atto di terrorismo internazionale. Si tratta di un’azione illegale in violazione del diritto internazionale. Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Gentiloni sull’uso di armi chimiche sono giustificazioni implicite dei bombardamenti. Il Presidente del Consiglio ha le prove che nessuno al mondo ha visto? Il servilismo di Gentiloni è vergognoso.
Di fronte a quanto sta accadendo l’Italia, sulla base dell’articolo 11 della Costituzione, ha il dovere di dichiarare l’indisponibilità all’uso delle basi e di dissociarsi apertamente da un intervento militare che è fuori della legalità.
Rilanciamo in tutto il paese mobilitazioni contro la guerra senza se e senza ma».

Comunicato stampa di Gregor Gysi, presidente del Partito della Sinistra Europea:

Sulla situazione in Siria, il presidente della sinistra europea Gregor Gysi dichiara:

«L’attacco internazionale illegale che gli Stati Uniti hanno lanciato insieme a Francia e Regno Unito su singoli obiettivi in Siria deve essere immediatamente fermato. L’incapacità diplomatica associata porta a un’escalation di violenza e non alla risoluzione del conflitto. Questo attacco è illegale sotto qualsiasi punto di vista. Non esiste il diritto all’autodifesa degli Stati Uniti, non esiste il diritto a una incursione aerea preventiva. Un intervento senza un mandato del Consiglio di sicurezza dell’ONU è chiaramente contrario al diritto internazionale. Anche la giustificazione dell’intervento umanitario non lo rende compatibile con il diritto internazionale. Anche l’uso di armi chimiche è ovviamente contrario al diritto internazionale. In primo luogo, tuttavia, deve essere chiarito se esistono. Probabilmente bisogna presumerlo. Ma poi chi ha parlato di armi chimiche, deve dimostrare che ci siano davvero. Di certo non è interesse da parte di Assad e della Russia. Passo dopo passo ottengono successi militari. Trump voleva iniziare il ritiro delle sue truppe. Che interesse dovrebbero avere Assad e Putin nel provocare contrattacchi che li fermino? L’interesse è più probabile per coloro che vogliono un intervento militare statunitense.

Nei nostri pensieri, siamo coi molti civili, i rifugiati, i loro parenti e amici. Sono loro che soffrono nel mezzo di una terribile lotta di potere».

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=33639

14 aprile 2018

NO AI BOMBARDAMENTI! NO A UNA NUOVA GUERRA!

NO AI BOMBARDAMENTI! NO A UNA NUOVA GUERRA!

NO AI BOMBARDAMENTI! NO A UNA NUOVA GUERRA!

Le peggiori previsioni dei giorni scorsi si sono avverate. Nella notte missili e bombe lanciate dalle navi statunitensi, inglesi e francesi nel Mediterraneo si sono abbattuti sulla Siria.
La Casa Bianca annuncia che l’escalation non è terminata, mentre pare sia confermato il coinvolgimento nei bombardamenti delle basi militari installate in Italia (Sigonella e Muos di Niscemi).

Potere al Popolo chiama alla mobilitazione contro la guerra, senza se e senza ma.

Teniamoci pronti a scendere in piazza il prima possibile insieme ad associazioni, comitati, reti. Nessuna base in Italia venga usata per queste azioni.
Il nostro paese non si renda complice e anzi spinga per una soluzione diplomatica dei conflitti. Assurdo che il Parlamento non dibatta su questo.

Assurdo che nessuna forza politica si opponga con decisione a questo ennesimo asservimento del nostro paese verso la NATO. Siamo stanchi ed arrabbiati.

Perché vostre sono le guerre, nostri i morti!

Potere al Popolo, non al complesso militare, agli assassini e agli speculatori!

Abbà: mozione presentata in Consiglio Comunale di Mortara per la grave situazione dell’ospedale

Abbà: mozione presentata in Consiglio Comunale di Mortara per la grave situazione dell’ospedale

Mortara 6 aprile 2018

Alla Presidente del Consiglio Comunale di Mortara

Al Sindaco del Comune di Mortara

OGGETTO: Mozione sulla situazione dell’ospedale di Mortara

Il sottoscritto Giuseppe Abbà, consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista e di “Mortara bene comune”

 Considerata la situazione dell’ospedale di Mortara dove si registra, dato il pesante ridimensionamento del reparto chirurgia, un mancato trasferimento di risorse per più di un milione di euro

 Visto che il reparto chirurgia è operativo solo per piccoli interventi dal lunedì al venerdì

 Constatato che in questo modo è in atto, in forma strisciante e ormai da tempo, un attacco al funzionamento dell’ospedale di Mortara per cui molti pazienti sono costretti a trasferirsi in altre strutture e che questo è avvenuto nonostante le promesse solenni della Regione Lombardia

 Al fine di opporsi ad un taglio dei servizi sanitari che penalizzino ulteriormente Mortara e la Lomellina

 Chiede che nel prossimo consiglio comunale sia votata la seguente

MOZIONE

“Il consiglio comunale di Mortara, constatato il grave ridimensionamento, di fatto, dell’ospedale della città, invita la Regione Lombardia a predisporre un piano operativo, finanziario, sanitario e di personale medico ed infermieristico per riportare la nostra struttura sanitaria quanto meno ai livelli precedenti e, per quanto riguarda il reparto chirurgia, a realizzare un apposito reparto di rianimazione”

Giuseppe Abbà

#Siria – Acerbo (PRC): “Nessuna base italiana per la guerra. L’Italia si schieri con Corbyn”

#Siria – Acerbo (PRC): “Nessuna base italiana per la guerra. L’Italia si schieri con Corbyn”

Comunicato stampa

#Siria – Acerbo (PRC): “Nessuna base italiana per la guerra. L’Italia si schieri con Corbyn”

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

“Quanto diffuso dalle agenzie di tutto il mondo in queste ore deve attivare una immediata mobilitazione. Stati Uniti e Russia sono sul punto di affrontarsi, la vittima continua a essere il popolo siriano. L’attacco preannunciato da Trump è illegale e in violazione della Carta delle Nazioni Unite.
Come scritto chiaramente nella nostra #Costituzione, “l’Italia ripudia la guerra”. Il Presidente della Repubblica e il governo italiano hanno il dovere di esprimersi in tutte le sedi a favore del rispetto del diritto internazionale, contro la pericolosissima escalation militare minacciata da Trump, Marcon e May. E, soprattutto, hanno il dovere di dire no all’uso delle basi italiane per la guerra. Non si tratta di una decisione di ordinaria amministrazione. E’ doveroso che si riuniscano immediatamente le Camere.
Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna sono abituati a fare del terrorismo presentandolo come azioni di polizia internazionale.
Come ha dichiarato coraggiosamente il leader laburista britannico Jeremy #Corbyn, non vi sono prove dell’uso da parte di Assad di armi chimiche. Questo non ci fa certo dimenticare le responsabilità del regime nelle sofferenze del popolo siriano. Ma la storia recente ci insegna che troppo spesso sono state usate autentiche balle da parte dei governi statunitensi e occidentali per giustificare le proprie guerre di aggressione e di rapina.
Le mobilitazioni telecomandate e selettive dell’indignazione mediatica a favore degli interventi militari occidentali puzzano di mentalità colonialista e imperialista, come le bombe che ne seguono. Quanta distruzione e quanti morti sono stati provocati in Iraq, in Libia, in Afghanistan in nome delle “guerre umanitarie” ?
Le motivazioni “umanitarie” stridono con il silenzio complice di fronte al massacro di Palestinesi, Curdi, Yemeniti ed alle mega-vendite di armi (anche italiane) a regimi reazionari dell’area.
Non possiamo restare silenti e rassegnati. Rifondazione Comunista propone a tutte le forze sociali e politiche che vogliono vedere applicato l’art. 11 della nostra Costituzione di alzare la voce in una mobilitazione per dire no alla guerra”.

12 aprile 2018

TANGENTI SANITA’ A MILANO: PATTA (PRC) – BASTA CORRUZIONE, OPACITA’ ED AFFARI CON I SOLDI PUBBLICI.

TANGENTI SANITA’ A MILANO: PATTA (PRC) – BASTA CORRUZIONE, OPACITA’ ED AFFARI CON I SOLDI PUBBLICI.

COMUNICATO STAMPA:

TANGENTI SANITA’ A MILANO: PATTA (PRC) – BASTA CORRUZIONE, OPACITA’ ED AFFARI CON I SOLDI PUBBLICI.

Dichiarazione di Antonello Patta, Segretario Regionale Rifondazione Comunista Lombardia, in merito agli arresti dell’imprenditore e dei quattro medici primari milanesi per le tangenti sulla sanità.

«L’ennesimo scandalo nella sanità lombarda rivela ancora una volta un tessuto di relazioni criminose tra affaristi privati, faccendieri, politici ed operatori della sanità – ha dichiarato Antonello Patta segretario regionale del Prc/SE Lombardia – Un groviglio di affari e corruzione reso possibile, in condizioni “normali” da una strutturale commissione tra pubblico e privato nel quale il secondo è avvantaggiato da leggi e norme prodotte dal centrodestra lombardo che accelerano il cammino verso il totale smantellamento della sanità pubblica.
Ne è un chiaro esempio la delibera sull’affidamento dei malati cronici che consegna ai gestori privati i due terzi delle risorse della sanità lombarda.

In questo caso – tangenti ai primari del Galeazzi e del Pini – si aggiungono – continua Patta – le opacità rese possibili dalla mancanza di norme certe che impediscano traffici illeciti, con la mediazione del dirigente di turno nominato dal centro destra, ed enormi conflitti di interesse tra operatori sanitari senza scrupoli e affaristi privati.

Come in altri casi chi ne esce duramente colpita è la salute delle cittadine e dei cittadini incredibilmente sottoposti ad interventi chirurgici che ne mettono a repentaglio definitivamente la salute. Ma questo in tutta evidenza è da anni l’ultima delle preoccupazioni di chi governa la nostra Regione.

In conclusione Patta dichiara – Per parte nostra siamo impegnati a intensificare, coinvolgendo cittadini ed operatori, le iniziative per impedire lo smantellamento e la definitiva privatizzazione della sanità pubblica. In questo senso saremo promotori di una campagna regionale contro l’affidamento ai gestori privati dei pazienti in condizione di cronicità e in difesa della medicina di base messa oggi gravemente in discussione dalla mancanza di medici e dalla progressiva chiusura dei presidi territoriali».

Milano, 11/04/2018

[trasmette ufficio stampa Prc/SE Lombardia – 331 9034925 – prclombardia@gmail.com]

Mortara: 25 aprile “passeggiata” per ricordare i Partigiani

Mortara: 25 aprile “passeggiata” per ricordare i Partigiani

Adriano Arlenghi

Invito!

L’associazione Culturale Il Villaggio di Esteban firma quest’anno, 25 aprile, insieme all’Anpi mortarese una passeggiata insolita. Chi più si ricorda il valore delle persone, la loro fatica e il sacrificio fatto per riportare libertà e democrazia nel nostro Paese? Per regalarci la Costituzione più bella del mondo?

Così per onorarli e ricordarli anche quest’anno saremo in piazza, cammineremo lungo le vie che a loro sono intitolate, alzeremo lo sguardo verso i rettangoli di marmo che parlano della loro vita e della loro storia, Cagnoni, Balduzzi, Parini, Olivelli e infiniti altri. Non potremo passare a salutarli tutti ma idealmente lo faremo fino alle 10,30 del venticinque di aprile, quando l’amico Piero Carcano e il suo gruppo folk Cantosociale ci racconterà infine la resistenza con parole e musica.

L’invito a partecipare è per tutti, l’invito è quello di arrivare in piazza leggendo quella bellissima frase di Gramsci del 1917 dove ci informa che davanti alle vergogne e alle bruttezze della storia e di questo nostro mondo non possiamo, ora come allora, rimanere indifferenti.

Odio gli indifferenti scriveva Gramsci. “Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

I nostri compiti. Documento approvato dalla Direzione Nazionale dell’8 aprile 2018

I nostri compiti. Documento approvato dalla Direzione Nazionale dell’8 aprile 2018

Pubblicato il 9 apr 2018
L’arresto del compagno Lula rappresenta la continuazione del golpe mediatico-giudiziario che ha portato alla destituzione della legittima presidente Dilma Rousseff. Nel paese che ha dato vita al Foro Sociale Mondiale da cui si diffuse in tutto il pianeta l’urgenza di un altro mondo possibile si consuma un ennesimo passaggio dell’attacco del capitalismo neoliberista alla democrazia e alle conquiste popolari.
In Medio Oriente Erdogan e Netanyahu, con la complicità della comunità internazionale, massacrano curdi e palestinesi.
In Europa gli scioperi francesi contro la privatizzazione delle ferrovie e dei servizi pubblici rappresentano il momento più alto di resistenza e opposizione sociale alle politiche neoliberiste condivise dalle classi dirigenti pur delegittimate dei paesi UE.
In questo quadro occorre lavorare per il rafforzamento della sinistra antiliberista e anticapitalista che in Europa si oppone alle politiche di austerity, ai trattati UE, alla NATO, alle logiche neocoloniali e di guerra.
La crisi di legittimazione delle classi dirigenti che hanno condiviso e condividono l’agenda neoliberista in Europa, l’ossessiva riproposizione di politiche che accrescono le disuguaglianze, l’avanzata di destre xenofobe e razziste che si presentano come antisistemiche, la bancarotta dei partiti ex-socialdemocratici, pongono alle sinistre radicali e popolari la responsabilità di costruire un’alternativa e una proposta unitaria nei singoli paesi e sul piano continentale alla scelta tra ‘peste e colera’. Il Partito della Sinistra Europea e il GUE-NGL hanno sempre avuto un profilo plurale e questo è un patrimonio da non dissipare. La recente dichiarazione congiunta dei portavoce di Unidos Podemos rappresenta un segnale positivo e un esempio concreto. In vista delle elezioni europee lavoriamo in Italia e in Europa per la costruzione di un forte schieramento unitario di sinistra e popolare.
Il risultato delle elezioni politiche in Italia ci consegna un quadro confuso e il proseguimento di un clima da campagna elettorale. Un clima pericoloso perché può dare spazio a nuove spinte autoritarie e iper-maggioritarie e alla riproposizione del tema della “governabilità” come centrale anche se con attori in parte nuovi e con rapporti di forza diversi nel sistema politico. La sconfitta dei partiti che hanno impersonato le larghe intese e le politiche antipopolari è un fatto positivo. Le nostre critiche e la nostra distanza da M5S e ancor più dalla Lega sono di natura assai diverse da quelle del PD renziano. La posizione del PD appare del tutto strumentale e priva di qualsiasi senso di responsabilità verso il paese: il partito delle larghe intese con Berlusconi e Verdini rifiuta a priori il confronto programmatico e critica. Mentre dall’UE, dalla finanza, da Confindustria, dal Fondo Monetario Internazionale giungono moniti a non abbandonare la linea dell’austerity e delle “riforme”, noi da sinistra dobbiamo costruire un’opposizione che chieda coerenza con gli impegni assunti in campagna elettorale rispetto a temi come la legge Fornero, l’articolo 18, il “reddito di cittadinanza”, e ne evidenzi invece la contraddizione tanto con parole d’ordine come la Flat-Tax o comunque l’ulteriore riduzione della progressività fiscale, quanto con le dichiarazioni di fedeltà alla UE e alla NATO di Di Maio. Un’opposizione che sia dunque in connessione con le aspettative popolari, e che insieme faccia valere il conflitto “basso contro alto”.
Nella crisi sociale e politica italiana c’è bisogno di un punto di vista di sinistra che rimetta al centro gli interessi delle classi popolari e la lotta per l’attuazione della Costituzione. Lo stillicidio di morti sul lavoro e i dati sulla enorme crescita della ricchezza di poche famiglie nell’ultimo decennio (+72% per le 10 famiglie più ricche) in questi ultimi giorni hanno reso evidente quanto l’emergenza immigrazione sia stato un fattore di distrazione di massa rispetto ai processi reali che hanno prodotto aumento delle disuguaglianze e impoverimento di larghi settori della società italiana.
Le forze che sono uscite rafforzate dal voto non vanno criticate da destra come fa il PD in nome della fedeltà ai vincoli europei, ma chiedendo conto da sinistra sul piano dei contenuti e degli impegni assunti.
Oggi più che mai è fondamentale che nel paese la ricostruzione di una sinistra radicale, popolare, antiliberista e anticapitalista alternativa rispetto a tutti i poli esistenti. Per questo va proseguito il percorso di Potere al popolo come movimento politico e sociale, soggettività politica aperta che, in forme democratiche e partecipate, sappia valorizzare pienamente tutte le esperienze di militanza e impegno che si pongono sul terreno dell’alternativa e ne sappia attrarre e sviluppare di nuove. Un processo che deve essere basato sulla partecipazione diretta di chi aderisce, che si definisca a partire dai punti fondamentali su cui abbiamo svolto la campagna elettorale e che sia costitutivamente plurale e democratico e quindi rispettoso delle diverse appartenenze politiche, sociali e culturali. Le campagne di raccolta firme che sosteniamo come Rifondazione Comunista e Potere al popolo – LIP scuola e abrogazione pareggio di bilancio articolo 81 – costituiscono un primo terreno di iniziativa politica di massa nel mentre si discute la concreta strutturazione del movimento.
Rifondazione Comunista persegue l’obiettivo della costruzione di un quarto polo di sinistra e popolare. In questa direzione bisogna coinvolgere tanti compagni e compagne così come altre soggettività della sinistra a partire dall’Altra Europa, dalle Città in Comune e dalle liste e esperienze locali che non hanno preso parte direttamente a Potere al Popolo, ma che sono interessate alla costruzione di un’alternativa ai poli esistenti e ad una prospettiva comune anche in chiave europea. Dentro il processo pur rapidissimo di Potere al Popolo abbiamo dimostrato che su una base politico-programmatica chiara e con metodo democratico è possibile unire le forze della sinistra, le stesse formazioni comuniste con esperienze di lotta, conflitto, mutualismo.
In vista delle prossime elezioni amministrative operiamo per presentare liste di alternativa che non potranno essere contrassegnate da un unico simbolo imposto ovunque su base nazionale ma – situazione per situazione sulla base delle diverse esperienze – ci poniamo l’obiettivo di aggregare il complesso delle forze antiliberiste presenti sul territorio. In tale contesto vanno valorizzate le esperienze delle Città in comune e dei diversi percorsi che hanno caratterizzato la costruzione di alternativa di sinistra aperte a forze politiche, sociali e di movimento. Questa apertura non è da intendersi in antitesi con lo sviluppo del progetto di Potere al popolo ma come prosecuzione della medesima ispirazione a riaggregare le forze disponibili nella direzione indicata dallo stesso “manifesto” della lista. In questo senso, la presentazione del simbolo di Potere al popolo è utile e auspicabile, ma non può essere imposta in presenza di progetti locali che condividendo la medesima ispirazione programmatica riescono a allargare la base di partecipazione e coinvolgimento.
E’ dentro questo contesto e avendo presenti i giganteschi compiti che ci attendono che l’ultimo Comitato Politico Nazionale ha indicato nel rilancio del PRC un obiettivo su cui impegnare i gruppi dirigenti in un lavoro non solo relativo all’organizzazione e all’autofinanziamento ma anche di elaborazione collettiva.
La stessa campagna per il tesseramento e quella per l’autofinanziamento – 2×1000 e rid – rappresentano occasione di mobilitazione di tutto il partito e debbono occasioni di discussione e orientamento.
Non si tratta soltanto di avviare un lavoro di manutenzione organizzativa pur indispensabile ma contemporaneamente un percorso di riflessione collettiva.
Il bicentenario della nascita di Karl Marx e il cinquantennale del 1968 ci offrono l’occasione per lo sviluppo di iniziative in tutto il paese e di una riflessione politico-teorica sui “fondamentali” sviluppando l’elaborazione già sviluppata nell’ultimo congresso.
La costruzione di soggetti unitari come Potere al Popolo non implica il venir meno del ruolo di un partito impegnato nel progetto della rifondazione comunista, anzi possiamo affermare con orgoglio che con tutti i nostri limiti la nostra resistenza controcorrente ha consentito di tenere aperta la prospettiva della ricostruzione di una sinistra di alternativa.
Si pone però la necessità – come sottolineato nell’ultimo CPN – di ridefinire il ruolo storico di un partito comunista nel nostro paese, di farlo concretamente nel contesto che ci consegnano le elezioni e della nostra partecipazione a Potere al popolo e ad altre esperienze unitarie, di rivisitare le forme e le modalità della nostra organizzazione per razionalizzarne il funzionamento e potenziarne l’efficacia politica nelle condizioni date.
La Direzione Nazionale costituisce gruppi di lavoro coordinati da componenti della segreteria nazionale su rivisitazione organizzativa/pratiche e riflessione politico-teorica.
Entro l’estate – indicativamente dal 4 al 6 maggio – lavoriamo a una Tre giorni di Rifondazione che riunisca non solo il CPN ma anche i gruppi dirigenti territoriali, strutturata in sessioni, workshop di autoformazione, forum intrecciando riflessione teorico-politica, programmatiche, proposte di riorganizzazione e condivisione di pratiche.
La Direzione Nazionale impegna tutto il partito:
– nelle iniziative di solidarietà con la sinistra brasiliana e il compagno Lula, con i popoli curdo e palestinese;
– nella campagna del tesseramento 2018 e nella campagna di autofinanziamento mediante 2×1000 e di sottoscrizione RID;
– nelle campagne per le leggi di iniziativa popolare sulla scuola, l’articolo 81, antifascismo;
– costruzione liste per elezioni amministrative;
– sviluppo sui territori del progetto di Potere al popolo;
– rafforzamento dell’iniziativa del partito sul lavoro a partire dal coordinamento delle esperienze sindacali e di lotta.

Lula, 7 aprile 2018

Lula, 7 aprile 2018

Lula, 7 aprile 2018
Pubblicato il 8 apr 2018
7 aprile 2018, São Bernardo do Campo, San Paolo. Il 4 marzo 2016 la polizia federale effettuava per ordine del giudice di prima istanza di Curitiba Moro il sequestro dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva con l’accusa di ostruzione alla giustizia; la mobilitazione e la non autorizzazione di accesso allo spazio aereo impedirono il trasferimento coatto con incarcerazione a Curitiba. Era il segnale dell’inizio del golpe attivo contro il governo di centro sinistra, concluso in una prima fase con la deposizione illegittima e anticostituzionale il 30 agosto 2016 della presidente Dilma Rousseff. A metà settembre 2016 il ministero pubblico di Curitiba iniziava la persecuzione giudiziaria contro Lula per corruzione, i n assenza di prove. A inizio luglio 2017 Moro sempre senza prove condannava Lula a 9 anni di prigione, il 24 gennaio 2018 il collegio giudicante di secondo grado di Porto Alegre, sempre senza prove, accresceva la pena a 12 anni, il 4 aprile il Supremo tribunale federale/STF respingeva la richiesta della difesa di Lula al diritto costituzionale di habeas corpus fino al termine di tutti i gradi di giudizio; il 5 aprile il giudice Moro chiedeva l’arresto entro 24 ore di Lula; sabato 7 aprile Lula si consegnava e veniva trasferito a Curitiba per la detenzione preventiva. Lungo tutto l’iter giudiziario la Costituzione del 1988 è stata ripetutamente calpestata, le procedure giudiziarie gettate alle ortiche, il rigore del diritto vilipeso. Pur in un susseguirsi di oltraggi al diritto, forse il punto più miserevole è stato raggiunto nella seduta del STF del 4 aprile: la negazione del diritto di innocenza fino alla condanna finale che regge in ogni paese con sistemi democratici la convivenza civile.
La prima risposta all’indecente mandato di arresto del 5 aprile da parte di Lula, del PT/Partito dei lavoratori, dei partito di sinistra come PCdB/Partito comunista del Brasile, Psol/Partito del socialismo e della libertà e dei movimenti sociali coma MST/Movimento del lavoratori senza terra, MTST/Movimento dei lavoratoti senza tetto e delle centrali sindacali, è stata una risposta politica del più alto livello. Il 4 aprile Lula ha atteso il verdetto del STF nella sede del sindacato dei metalmeccanici di São Bernardo do Campo, nella Grande San Paolo dove Lula è diventato negli anni ’70-’80 leader sindacale delle grandi fabbriche della zona. Lì è rimasto fino alle 19 di sabato 7 aprile, quando si è consegnato alla polizia. Una immensa folla di democratici ha presidiato il grande edificio del sindacato e l’area circostante per tutta la giornata del 6, la mattina del 7 una imponente cerimonia ha accompagnato una messa in memoria di dona Marisa Léticia, la amata sposa di Lula che avrebbe compiuto in questa giornata 67 anni, ma la morte per crepacuore forse per persecuzione mediatico-giudiziaria se la è portata via a gennaio 2017. Guidata dal vescovo padre Angelico che accompagna da sempre la famiglia Lula, con presenze interconfessionali, la cerimonia ha avuto un livello spirituale ed emotivo altissimo. Al termine del Padre nostro conclusivo, Lula ha parlato per la prima volta dopo la votazione del STF e in quell’occasione ha comunicato alla immensa massa presente la sua decisione.
Di seguito si riporta la traduzione in parte riassunta dall’audio del discorso di Lula. Si consiglia di guartdare il video della cerimonia approntato dall TVT/tv dei lavoratori che si strova in molto siti come Brasil de Fato e Brasil 247.
Mi permetto di giustificare la lunghezza del testo richiamando l’attenzione sul fatto che quanto avviene in una grande potenza mondiale come il Brasile non è una piccola questione di un qualsiasi paese al sud dell’Equatore. La rottura del sistema democratico e la pura e semplice obliterazione dei principi di base del diritto in questa realtà ci riguardano molto da vicino, sono un segnale di una sperimentazione autoritaria in un mondo fortemente interconnesso. T.I.

Foto: al termine della cerimonia in memoria di dona Leticia Lula è abbracciato la militanti democratici.

( Nella prima parte del suo discorso, Lula ha ricordato le lotte sindacali degli anni ’80 che lo hanno visto in primo piano proprio in quel sindacato. Anche allora era stato, nel 1980, arrestato durante un lungo sciopero. Ha poi fatto riferimento al processo attuale per il quale è condannato).
“Io sono l’unico essere umano che sono processato per un appartamento che non è mio e loro sanno che la Globo (la rete Tv monopolista) ha mentito quando ha detto che l’appartamento era mio. La polizia federale della Lava Jato (il processo sulla corruzione alla Petrobras) quando ha fatto l’indagine ha mentito dicendo che era mio, il ministero pubblico quando ha fatto l’accusa ha mentito dicendo sempre che l’appartamento era mio. Io pensavo che Moro avrebbe risolto, e lui ha mentito dicendo che era mio e mi ha condannato a nove anni. E per questo io sono un cittadino indignato … io non li perdono perché hanno passato alla società l’idea che io sono un ladro … creando quasi un clima di guerra in questo paese, negando la politica in questo paese. Io dico tutti i giorni che nessuno di loro ha il coraggio o dorme con la coscienza tranquilla dell’onestà con cui dormo io. Io non sono al di sopra della giustizia. Se io non credessi nella giustizia, non avrei fatto un partito politico, avrei proposto una rivoluzione in questo paese. Ma io credo nella giustizia … basata negli atti del processo dell’accusa e della difesa, nella prova concreta dell’arma del crimine. Quello che non posso ammettere è un procuratore che ha fatto un power point ed è andato alla TV a dire che il PT è una organizzazione criminale nata per rubare al Brasile e che Lula, essendo la figura più importante di questo partito è il capo e quindi, ha detto il procuratore, io non ho bisogno di prove, io ho convinzioni. (Poi l’ex presidente ha ricordato la ininterrotta campagna dei mass media contro di lui. Ha aggiunto che non ha paura dei magistrati, che gli piacerebbe fare un dibattito con loro per vedere le prove).
Io sono un costruttore di sogni, molto tempo fa io ho sognato che era possibile governare questo paese includendo milioni persone e di persone povere nell’economia, nelle università … Ho sognato di portare i ragazzi delle periferie nelle migliori università per non avere solo giudici e procuratori delle élites. Avremo fra poco giudici e procuratori nati nelle favelas, in Hiliopolis… Questo crimine io l’ho commesso e loro non vogliono che lo commetta di nuovo. È per questo crimine che ci sono già 10 processi contro di me… Se questo è un crimine che ho commesso, dico che continuerò, sarò criminale in questo paese perché farò molto di più …
Io credo che il TRF-4 (il tribunale di seconda istanza di Porto Alegre), la Lava Jato, la Globo hanno un sogno di consumo, che il golpe non è finito con la (deposizione di) Dilma), il golpe solo finirà quando loro riusciranno a convincere che Lula non può essere candidato a presidente della Repubblica nel 2018. Loro non vogliono solo che io non sia eletto nel 2018, non vogliono che io partecipi, non vogliono Lula di nuovo perché nelle loro teste il povero non può avere diritti, non può mangiare carte di prima qualità… Altro sogno di consumo loro è la fotografia di Lula arrestato.
Io rispetto il loro mandato (di arresto) e lo rispetto perché voglio fare il trasferimento di responsabilità. Loro pensano che tutto quello che avviene in questo paese avviene per mia causa. Io sono già stato condannato a molti anni perché non ho bisogno di armi, ho una lingua tagliente e bisogna fare tacere Lula e se non si fa tacere Lula continuerà a dire frasi come “chegou a hora da onça beber agua”. … Loro non sanno che il problema di questo paese non si chiama Lula, ma si chiama voi, la coscienza del popolo, PT, PCdB, MST, MTST, centrali (sindacali). Ci sono milioni e milioni di Boulos, Manuela, Dilma. Non serve di cercare di porre fine alle mie idee, stanno già volando nell’aria e non si può prenderle. Non serve di cercare di fermare il mio sogno, perché quando io smetterò di sognare, sognerò con la testa di ciascuno di voi. Non serve pensare che tutto si fermerà il giorno che Lula avrà un infarto, il mio cuore batterà attraverso il vostro cuore, milioni di cuori. Non serve credere che loro faranno sì che io mi fermi, io non mi fermerò perché non sono più un essere umano, sono una idea, una idea mescolata con l’idea vostra. Sono certo. Io rispetterò il mandato, e voi dovrete trasformarvi, chiamarvi da ora in avanti Lula, andando attraverso questo paese, facendo quel che va fatto, ogni giorno, è ogni giorno.
Loro devono sapere che la morte di un combattente non ferma la rivoluzione, devono sapere che faremo definitivamente una regolazione dei mezzi di comunicazione perché il popolo non sia vittima di bugie ogni giorno. (Lula fa poi un riferimento alle molte proposte di chiedere asilo politico, da lui respinte senza esitazione). La mia età è tale da affrontarli occhi negli occhi, io li affronterò, accettando di combattere. Voglio sapere quanti giorni pensano di detenermi, perché quanti più giorni, quanti più Lula ci saranno in questo paese.
Sto facendo una cosa molto cosciente, molto cosciente. Se dipendesse dalla mia volontà, non andrei. Ma vado. Perché se no da domani diranno che Lula è fuggito, si nasconde. No, io vo là, “na barba deles”, perché sappiano che non ho paura, non correrò, che proverò la mia innocenza. E facciano quello che vogliono. Facciano quello che vogliono. Io finisco con una frase che ho ascoltato nel 1982, non so da chi, in una strada del nordeste: i potenti possono uccidere una, due, tre persone, ma non possono mai fermare l’arrivo della primavera. La nostra lotta è alla ricerca della primavera, loro devono sapere che vogliamo più case, più scuole, non vogliamo ripetere la barbarità che hanno fatto con Marielle a Rio de Janeiro, con i ragazzi neri delle periferie.
Con testa alta voglio andare dal delegato e dire: sono qui. E la storia, la storia, fra qualche giorno dirà che chi ha commesso il crimine è il commissario che mi ha accusato, il giudice che mi ha condannato,il pubblico ministero che è stato superficiale con me.
Io uscirò da questa situazione più forte, più vero e innocente perché voglio provare che sono stati loro a commettere un crimine politico di perseguitare un uomo con 50 anni di vita politica. Non posso ripagare la gratitudine, la gentilezza, il rispetto che mi avere dato in questi molti anni e è motivo di orgoglio di essere parte di una generazione che sta al proprio fine e vedere nascere due giovani che vogliono disputare il diritto di competere per essere presidente della Repubblica.
Il mio collo non si curva. Vado a testa alta e uscirò con il petto eretto perché proverò la mia innocenza.

(Traduzione di Teresa Isenburg. Altri articoli su www.rifondazione.it e www.latinoamerica-online.it.)

Esplode un’autoclave, morti due lavoratori. L’ennesima strage, ancora in Lombardia. Quarto caso di incidente mortale multiplo nel 2018.

Esplode un’autoclave, morti due lavoratori. L’ennesima strage, ancora in Lombardia. Quarto caso di incidente mortale multiplo nel 2018.

Tratto da: http://www.controlacrisi.org/notizia/Lavoro/2018/4/1/51056-esplode-unautoclave-morti-due-lavoratori-lennesima-strage/

Due operai sono morti in seguito all’esplosione di un serbatoio utilizzato come essiccatoio di farine alimentari per animali domestici. Una delle vittime è Giuseppe Legnani, di vittima Casirate. L’altra vittima sarebbe un trevigliese, Gian Battista Gatti. Entrambi sono padri di famiglia, di circa 50 anni.

L’ennesima strage sul lavoro (dopo quella alla Lamina nei pressi Milano poche settimane fa), secondo le prime informazioni dei vigili del fuoco, è avvenuta presso l’azienda ‘Ecb’ di Treviglio in provincia di Bergamo.

All’interno del plesso possono al momento accedere soltanto i vigili del fuoco per la cospicua presenza di anidride carbonica, mentre la zona è interdetta al resto dei soccorritori. I vigili del fuoco stanno provvedendo al raffreddamento dell’impianto e dell’area interessata, in modo da poter poi operare in condizioni di sicurezza.

La probabile causa, stando ai primi rilievi, sarebbe l’esplosione di un’autoclave all’interno di una cisterna per l’essiccazione dei mangimi.

Tensione tra i parenti e gli amici delle vittime accorsi sul posto.

La Ecb è stata fondata nel 1966 da Lorenzo e Franco Bergamini, che lo scorso anno è stata acquisita dal gruppo tedesco Saria, produttore internazionale di prodotti agroalimentari.

“Ci stringiamo attorno ai familiari dei due lavoratori deceduti, Giambattista Gatti di Treviglio e Giuseppe Legnani di Casirate, quest’ultimo nostro iscritto, e di tutti i dipendenti della ECB”, ha detto Valentino Rottigni, segretario generale della FLAI-CGIL di Bergamo, arrivando sul posto in tarda mattinata. “Ora è il momento del cordoglio ma occorre intensificare gli sforzi per invertire la tendenza.

In questo 2018 sono già troppe le morti sul lavoro. Chiediamo che il Protocollo appena firmato in Prefettura entri subito in vigore e, nel coinvolgere tutti i soggetti, subisca un’accelerazione e produca effetti prima possibile”.
“Serve un’azione straordinaria di monitoraggio di tutti gli impianti a rischio di esplosione nella provincia di Bergamo e una formazione specifica di tecnici esterni specializzati che mappino e monitorino a livello provinciale la situazione: lo chiediamo come prossimo impegno al nuovo Comitato di Controllo Provinciale INAIL e alla Commissione ex articolo 7 presso l’ATS di Bergamo” ha aggiunto Angelo Chiari, responsabile del Dipartimento Sicurezza della CGIL provinciale, portando la solidarietà e il cordoglio di tutta la CGIL di Bergamo.

Con i due morti nel bergamasco, salgono a 151 i lavoratori morti sui luoghi di lavoro nel 2018. Stando al conteggio dell’Osservatorio Indipendente di Bologna si tratta di un numero notevolmente superiore rispetto ai 113 dello stesso periodo del 2017. L’anno scorso i morti sui luoghi di lavoro sono stati nel co mplesso 632.

Con 20 morti è il Veneto la Regione che conduce la triste classifica, segue la Lombardia e poi Piemonte.

È Milano, con 8 decessi la provincia con più morti sul lavoro, seguono due province venete, Treviso e Verona con 7 morti.

Nel 2018 è il quarto caso di morti multiple: il 20 marzo due vigili del Fuoco sono morti a Catania, mentre il 28 marzo due lavoratori sono morti nel Porto di Livorno.

A seguire i tre morti della Lamina, a Milano. I due pompieri sono morti in un appartamento nel centro storico di Catania. La squadra dei pompieri era intervenuta per una fuga di gas. Anche i due operai di Livorno sono stati uccisi da una esplosione: stavano concludendo le operazioni di svuotamento del serbatoio 62, contenente acetato di etile, nella zona industriale del porto.

A Milano i tre lavoratori sono rimasti intossicati, un quarto è ancora gravemente ustionato.