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Cementificazione selvaggia ad Abbiategrasso

Cementificazione selvaggia ad Abbiategrasso
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“Lettera agli amici sulla Val di Susa”

“Lettera agli amici sulla Val di Susa”

( Leggete e fate girare questa lettera, è il mezzo migliore che abbiamo per conoscere, infatti i grandi media in Italia non fanno il loro dovere di informare.)

Care-i,

immagino che come me stiate seguendo con il fiato sospeso quanto sta avvenendo in Valle di Susa. Non so che cosa ne pensiate, ma quello che è certo è che la narrazione da parte dei grandi media nazionali di quanto succede in valle sta mostrando tutta la faziosità e la poca professionalità del mondo giornalistico italiano. Le rimozioni, le mezze verità, le censure si susseguono: è quindi dovere di ogni cittadino/a che ha voglia di farsi un’opinione critica sugli avvenimenti in corso cercare e diffondere canali alternativi di informazione. Permettetemi allora di proporvi di lasciare per un attimo (se già non lo avete fatto) la strada segnata dei media mainstream e inoltrarci lungo i sentieri dell’informazione orizzontale, per cercare di contrastare l’occupazione coloniale non solo di una terra ma anche dell’infosfera che l’accompagna.

1. Le ragioni dei notav

La battaglia contro la ferrovia Torino-Lione va avanti ormai da 21 anni e coinvolge l’intera valle, dai sindaci ai cittadini comuni. I documenti messi a punto dal movimento – con l’aiuto di esperti, professori universitari, ecc. – per contestare un’opera inutile e terribilmente costosa (20 miliardi di euro, destinati a crescere) sono numerosi. Ve ne segnalo alcuni:

- In questo dettagliato articolo, il Prof. Angelo Tartaglia – del Politecnico di Torino – confuta una serie di luoghi comuni sulla necessità di costruire la Torino-Lione

- L’associazione Pro Natura del Piemonte ha elaborato un documentointitolato “150 ragioni per dire no al TAV”

- Il “Fatto quotidiano” pubblica oggi (1.3.2012) un articolo sui profitti legati alla costruzione del TAV:

- Oltre 20 giorni fa 360 tra professori ed esperti hanno firmato un appello per chiedere al presidente del consiglio italiano Mario Monti un ripensamento sulla costruzione del TAV. Fino ad ora non c’è stata nessuna risposta. Qui trovate il testo dell’appello con le argomentazioni dei firmatari. Qui invece potete firmare l’appello se desiderate sostenere la richiesta rivolta a Monti.

2. La grande manifestazione

La battaglia dei notav contro la distruzione del loro territorio è diventata ormai di dimensioni nazionali: la Val di Susa è diventata l’immagine di un’Italia che resiste allo scempio ambientale e che propone un altro modo di intendere il rapporto con il territorio e i beni comuni. Così a poco a poco il movimento si è allargato al di fuori della valle: ad ogni manifestazione è aumentata la partecipazione da tutt’Italia. L’ultima manifestazione, quella del 25 febbraio scorso, ha visto la partecipazione di circa 75mila persone. Qui potete trovare molti video relativi a quella splendida giornata di lotta, mentre qui trovate un’intervista a Luca Mercalli, presidente della socierà meteorologica italiana, raccolta durante la manifestazione.

La sera del 25, dopo la manifestazione, le forze dell’ordine che si erano prudentemente tenute in disparte, riappaiono con violenza presso la stazione di Torino Porta Nuova, attaccando senza nessuna ragione un gruppo di manifestanti che stavano salendo su un treno. Qui potete trovare tutta la documentazione (tra cui la testimonianza di Giorgio Cremaschi, FIOM-CGIL, presente durante i tafferugli) relativa a quei fatti. Gli agenti in tenuta anti sommossa hanno lanciato anche lacrimogeni all’interno dei vagoni del treno. Ricordo che l’utilizzo del gas CS contenuto nei lacrimogeni sparati dalla polizia è stato definitivamente vietato nel 1997 con l’entrata in vigore della convenzione sulle armi chimiche di Parigi, firmata nel 1993.

A seguito di questi scontri, scaturiti da evidenti provocazioni delle forze dell’ordine, il circo mediatico si è messo in movimento: le provocazioni sono state ovviamente attribuite ai manifestanti e i tafferugli sono stati utilizzati per non parlare della straordinaria manifestazione appena conclusa.

3. Luca

Luca Abbà, l’uomo inseguito su un traliccio da un poliziotto e precipitato dopo aver preso una scarica elettrica, è un agricoltore i cui terreni sono stati espropriati per farvi passare la ferrovia. Il 27 febbraio, insieme ad altri suoi compagni, ha cercato di resistere allo sgombero della Cascina Clarea, centro di raccolta dei notav, effettuato dalle forze dell’ordine per portare a termine il trasporto dei materiali del cantiere e l’esproprio dei terreni.

Poco dopo l’incidente (ora Luca sembra non essere più in pericolo di vita!) la Polizia di Stato mette in rete un video con il momento della caduta di Luca. Anzi, no: le immagini si interrompono proprio poco prima della caduta, per riprendere poi subito dopo il distacco dal traliccio e mostrare lo schianto a terra. Perché il video è tagliato? Perché è senza audio?

Sulle dinamiche dell’incidente ecco poi una semplice domanda, posta via Twitter da Sandro Ruotolo (@sandroruotolo), giornalista de “Serviziopubblico”:

“@sandroruotolo: #notav se un manifestante sale su un traliccio l’unica cosa che non doveva fare la polizia era quella di arrampicarsi e invece lo ha fatto.”

E poi:

#notav. Bisognava aspettare i vigili del fuoco con i materassi gonfiabili a protezione del manifestante.

Da quel momento il circo mediatico si scatena e dà il peggio di sé stesso, mentre in Val di Susa la popolazione scende per le strade e occupa le principali vie di comunicazione, ad oltranza.

4. Giornalisti con la sirena

Sono un giornalista, ho lavorato per lunghi anni nelle redazioni, sono convinto che la libertà di cronaca sia importante, da difendere a tutti i costi. Ma la mia esperienza mi ha portato a constatare come i giornalisti siano sottoposti a pressioni quotidiane di ogni tipo, a intrusioni politiche nel loro lavoro, a intollerabili ricatti (primo fra tutti quello di una precarietà che è ormai la norma), che spesso li portano a non essere liberi nel proprio giudizio e a interpretare i fatti secondo categorie standardizzate (violenti vs pacifici, ecc.) che è molto pericoloso abbandonare per dare una visione critica di quanto si vede. In più il rapporto che lega a doppio filo media e forze dell’ordine si è stretto ancor di più negli ultimi anni, grazie alla sempre maggiore importanza data ai fatti di cronaca nera: ho cercato di raccontare questo meccanismo in un articolo di qualche tempo fa.

In Val di Susa, durante i blocchi di questi giorni, il giornalismo mainstream italiano ha fallito nel compito di raccontare quanto stava avvenendo, dando luogo anche a vere e proprie manipolazioni della realtà.

La prima è quella che riguarda l’ “insulto” fatto da un manifestante a un agente di polizia in tenuta antisommossa, che ha scatenato le reazioni dell’Italia benpensante. Chiunque abbia frequentato una manifestazione negli ultimi anni in Italia sa che “pecorella” è niente in confronto a quanto gli agenti in divisa dicono normalmente ai manifestanti, donne, bambini, anziani: “troie”, “zecche”, “merde” e altri epiteti si sprecano, con una preferenza per gli insulti machisti e fascisti. A questo proposito vi propongo l’istruttiva lettura di alcune testimonianze di manifestanti internati a Bolzaneto, dopo la manifestazione anti G8 di Genova nel 2001.

Ma torniamo al ragazzo che provoca il poliziotto: qui trovate il video. Il poliziotto ha ricevuto un encomio per non aver reagito: hanno reagito altri al suo posto, con un’eleganza encomiabile. Nella logica dell’”occhio per occhio, dente per dente” che vige nella mentalità dei tutori dell’ordine, è giusto reagire alle parole con le botte.

I media hanno fatto a gara nel condannare la scena del ragazzo che sfotte il poliziotto, eppure hanno dimenticato di citare quello che il ragazzo dice prima(citazione non letterale): “Ce l’hai un segno di riconoscimento? No? Tu sai chi sono, invece io non so chi sei tu. Sei illegale, dovresti portare un segno di riconoscimento”. Il ragazzo ha ragione.

Parliamo allora dell’insulto che – secondo i media assetati di sangue – giustifica cariche, botte e dietro cui si tenta nascondere l’occupazione militare di una valle: “sei una pecorella”. Fiuuu, ragazi, pesante! Complimenti al poliziotto, resistere cinque minuti senza menare le mani davanti a un manifestante disarmato che ti insulta pesantemente… Come avrà fatto? E l’arbitro che ogni domenica si fa dare del cornuto da milioni di italiani o il vigile urbano che ne sente di tutti i colori per una multa? Cosa dovrebbero fare? Un massacro a suon di AK47? Qui c’è evidentemente un problema di proporzioni, ma l’equazione per i media è bell’e fatta: quello che si costruisce è un nesso tra una supposta causa, l’”insulto” (che serve a dare l’idea di manifestanti estremisti, maleducati), e un effetto: la militarizzazione di una valle intera, costruendo un’equazione assurda e insensata.

Beh, vi interessa sapere chi è veramente il manifestante in questione e come è andato a finire il suo dialogo con il poliziotto che occupava la sua valle per un progetto inutile? Leggete qui.

Resto, su questa questione, del parere che ho espresso a caldo via Twitter:

#pecorella più che insulto è (bonaria) analisi sociologica del rapporto tra forze dell’ordine, potere e branco, da #Genova in su #notav

Nel pomeriggio del 29 febbraio un’altro fatto ha mandato in fibrillazione il mondo del giornalismo italiano. Ecco il testo di un’agenzia su quanto avvenuto:

“Una troupe di Corriere Tv, che riprendeva la protesta in Valsusa dei No Tav, è stata aggredita da una trentina di ragazzi con il volto coperto che, sotto minaccia di coltelli, si son fatti consegnare tutte le attrezzature tecniche. Ferito al setto nasale un operatore.”

Le reazioni indignate non si fanno attendere, è un rincorrersi di prese di posizione e condanne. Ma nulla di quanto raccontato è vero. A poco a poco le notizie si precisano, scompaiono i coltelli, i volti coperti, il furto delle attrezzature. Restano dei giornalisti che viaggiano con un mezzo dotato di sirena e lampeggiante e che, intercettati dai notav, sono stati gentilmente, anche se con fermezza, rimandati indietro, come spiegato nel comunicato ufficiale del movimento che mostra anche un video del mezzo su cui viaggiavano i “giornalisti”.

Ma il danno è già stato fatto e il comunicato dei notav non interessa nessuno: questi giornalisti oscuri e senza volto diventano eroi della libertà di informazione, che più che altro pare essere interpretata come libertà di distorcerla.

5. Notte di follia

Ma, a fronte della potenza mediatica messa in campo dall’informazionemainstream italiana per condannare il ragazzo con la barba e i notav che cacciano i giornalisti, c’è quantomeno una grande ritrosia nel diffondere con la stessa forza le testimonianze della violenza delle forze dell’ordine che – nella notte tra il 29 febbraio e il primo marzo – mettono in campo un’offensiva senza precedenti per mezzi e uomini impiegati allo scopo di sgomberare i presidi notav. Un’offensiva che ha – tra le sue prime vittime – la libertà di informazione: in questo video potete vedere chi in verità è aduso a scacciare i giornalisti che testimoniano delle violenze perpetrate.

Violenza che si sfoga in inseguimenti nei paesi e rastrellamenti casa per casa: qui potete vedere come un gruppo di poliziotti assalti un bar gremito di pericolosi estremisti (tra cui una donna incinta) sfondando la porta d’entrata. “C’è il diritto di cronaca” – dice l’operatore. Risposta: “Per adesso no”.

Ecco, appunto, “Per adesso no”: la libertà di cronaca può essere sospesa, gli uomini con l’elmetto hanno anche questo potere.

6. Conclusioni

Cosa possiamo fare, noi? Resistere. Diffondere le informazioni che i media non diffondo, partecipare, se possibile, alle manifestazioni sui territori in solidarietà alla val di Susa. Quello che sta succedendo lì ci riguarda così tanto che oggi non c’è battaglia più importante, per salvare il nostro futuro e questo paese, che sta affondando nei residui tossici della sua mediocrità, che non sa più indignarsi di fronte allo scempio dell’ambiente e delle risorse pubbliche, davanti alla violenza di Stato.

Se questo testo vi è parso utile diffondetelo, fatelo girare, discutetene, ampliatelo, aggiornatelo.

Mattia

PS: questa lettera la trovate anche su internet seguendo questo link.

Per approfondire:

notav.info

notav.eu

Venerdì 3 febbraio 2012 a Pavia, assemblea pubblica provinciale acqua bene comune

Venerdì 3 febbraio 2012 a Pavia, assemblea pubblica provinciale acqua bene comune

Assemblea acqua a Pavia

Milano: un punto e luogo del dibattito internazionale dei beni comuni

Milano: un punto e luogo del dibattito internazionale dei beni comuni

Cari Amici, come vedete da allegato nella nostra città verrà promossa una importante iniziativa in preparazione del FORUM MONDIALE dell’acqua di Marsiglia.
L’iniziativa è importante dopo il referendum. Ma vogliamo che diventi importante per Milano, che faccia di Milano un punto un luogo del dibattito internazionale. Assuma un ruolo e un prestigio sui grandi temi che travagliano del Mondo e lo travaglieranno sempre più. Vogliamo che MIlano giochi un ruolo nell’assise mondiale di Marsiglia, come Parigi, e come lo sta diventando Napoli.
Un punto di riferimento per i movimenti sociali della partecipazione e dei beni comuni.
In una parola una Milano che nella prospettiva di Expo esca dalla dimensione provinciale e si proietti fuori abbia poter parlare al mondo al sud del mondo in particolare. Fare ciò è un obbiettivo che ci riguarda tutti.
Vogliamo che Milano assuma una Carta dell’acqua che faccia della città la città dell’acqua: per la sua darsena, le sue fontanelle le sue case dell’acqua, ma sopratutto perchè è la città del diritto all’acqua, del risparmio dell’acqua, della partecipazione alla gestione dell’acqua potabile: Pubblica – Senza profitti – buona e sicura per i cittadini.
Per far ciò abbiamo bisogno di tutti voi di tutti i movimenti e le reti milanesi.
Abbiamo bisogno che partecipate numerosi per dare forza non tanto a noi promotori: ma alla giunta e alla città.
Emilio Molinari

acqua

Cattura

cattura 2

Cantosociale: concerti per la giornata della memoria. DAI CAMPI DEL DOLORE

Cantosociale: concerti per la giornata della memoria. DAI CAMPI DEL DOLORE

cantosociale 3+1 e moni ovadiai  CANTOSOCIALE
Presentano nell’ambito delle manifestazioni della
GIORNATA DELLA MEMORIA 2012
il concerto-tematico dei

DAI CAMPI DEL DOLORE

Storie, Canti, Musiche, Memorie di Deportazione
————————–
ENTRATA LIBERA

26 GENNAIO ore 9.30 e ore 21.00
GAMBOLO’(PV) Auditorium Scuole Medie

27 GENNAIO ore 14.30
ROBECCHETTO CON INDUNO  mi Auditorium Scuole Medie

27 GENNAIO ore 9.30 e 21.15
CANEGRATE Aula Consiliare

28 GENNAIO ore 21.00
GAGGIANO (MI) Auditorium Comunale

I CANTOSOCIALE
Presentano nell’ambito delle manifestazioni della
GIORNATA DELLA MEMORIA 2012
il concerto-tematico dei

DAI CAMPI DEL DOLORE

Storie, Canti, Musiche, Memorie di Deportazione
————————–
” Poiché grazie a Dio  abbiamo avuto a Dachau  alcune giornate di gelo
, abbiamo finalmente potuto  risolvere il problema degli esperimenti
di sopravvivenza  di soggetti esposti all’aria aperta  a temperature
bassissime. I soggetti immersi in acqua a temperatura  da 2° a 10°
sono stati poi lasciati all’aperto a temperature di diversi gradi
sotto lo zero….Per più di 260 esperimenti ho registrato 98 casi
mortali…in alcuni casi i soggetti, per lo più prigionieri russi o di
razza zingara,  sono sopravvissuti  contro ogni ragionevole
previsione.”
dal Rapporto provvisorio concernente  gli esperimenti di ipotermia nel
campo di Dachau”
inviata dal resp Dr Rascher ad Himmler  4 Aprile 1943.
———————————
CARCANO Piero voce recitante, canto, animazione, percussioni, kazoo…
GRISOLIA Vittorio violino, mandolino, flauti etnici, ocarine, baghèt,
armonica a bocca …
ROTA Gianni chitarra acustica, flauto traverso, voce, percussioni…
BURATTI Davide contrabbasso, basso elettrico, voce
ANZALDI Cristian chitarra classica, elettrica, fisarmonica, banjo,
percussioni,voce …
————————————————————————–

IL gruppo dei CANTOSOCIALE in collaborazione con l’associazione
culturale ALAMBRADO e l’Archivio di storia Orale e Popolare “Fiorella
Scaglioli” presenta DAI CAMPI DEL DOLORE un concerto-testimonianza in
memoria e per tener viva la memoria dell’Olocausto e tutte le le
vittime dei Lager:.
I diversi percorsi  che hanno portato le vittime della follia nazista
ai Campi dell’Orrore: dagli ebrei ai rom ai russi  ,agli omosessuali ,
a quelli politico sindacali , i renittenti alla leva ,i disertori, i
religiosi, gli asociali, i disabili, i malati di mente.
Un percorso dalla cattura al viaggio alla vita nei campi di
concentramento caratterizzato dall’orrore e talvolta dalla speranza e
poi  il lavoro massacrante , la fame , la paura, la morte. Nello
spettacolo  che è al terzo anno di repliche dopo essere stato
rappresentato in numerosi centri del nord Italia,le storie , i
pensieri, le testimonianze emergono dai monologhi costituiti da
letture di poesie e da racconti e soprattutto canti e canzoni che li
contestualizzano. Una lettura frutto di ricerche  sul filo della
memoria e del racconto orale in linea con il lavoro che accompagna da
sempre i Cantosociale. I canti e le musiche di diversa provenienza
anche etnica, provengono in gran parte dai lager e sono  spesso frutto
di rifacimenti di canzoni d’epoca,popolari e militari, di melodie che
venivano cantate addirittura dagli stessi aguzzini delle SS e venivano
poi riproposte dai deportati con nuovi testi dissacranti. forti da
testimonianze, poesie che entrano nei monologhi e soprattutto da canti
e canzoni.. Canti divenuti in gran parte simbolo in diverse nazioni,
dell’opposizione all’occupazione nazista;capaci di aggregare  persino
accompagnare talvolta atti di  ribellione. Alcuni canti sono in forma
di preghiera corale, per infondere speranza e forza morale a dispetto
delle condizioni tragiche in cui si era costretti vivere. Versi di
incredibile forza riescono a parlare d’amore a dispetto dell’orrore,
come la “Ninnananna del crematorio” scritta da un deportato costretto
a portare il cadavere del proprio figlio e della moglie dalla camera a
gas all’inceneritore,  altri addirittura riescono ad ironizzare anche
sulle camere a gas.  Non mancheranno le musiche persino le danze della
tradizione popolare yddish e zingara . Per  questo sono state
appositamente recuperate dall’oblio alcune canzoni d’autore
appositamente riarrangiate ,come del resto gli altri brani di
repertorio. Tra queste “Se il cielo fosse bianco di carta” di Ivan
Della Mea, un omaggio all’autore recentemente scomparso tratto dalla
lettera del ragazzo galiziano Chaim lanciata oltre il filo spinato del
lager di Pustkow e straniera come “Yellow Triangle”del cantautore
irlandese Christy Moore sui diversi triangoli cuciti sui cappotti che
contraddistinguevano le diverse categorie di deportati e “Tredici
milioni di uomini “ dei Cantacronache sull’assurdità del genocidio
ebreo.
Musiche e brani originali dei Cantosociale infine riporteranno  alla
giusta attenzione anche  le vicende degli I. M. I., gli internati
militari italiani catturati e costretti al lavoro coatto nei campi dai
nazifascismi, il loro rifiuto ad aderire al nazifascismo dopo l’8
settembre li obbligherà a umiliazioni, lavoro duro e soprattutto la
fame e per molti oltre 60.000 su 600.000 li porterà alla morte.Per
finire canzoni originali del gruppo( alcune frutto di rielaborazioni
di poesie d’autore) toccheranno  gli altri gruppi di  deportati;
appunto gli asociali, i malati di mente, i poltici-sindacali…
info:www.cantosociale.it     PieroCarcano cell: 3335740348
email: pierocarcano3@gmail.com   pagina  facebook:cantosociale

I CANTOSOCIALE attivi da dieci anni sul territorio nazionale con
concerti, lezioni, animazioni culturali in vari contesti; dai teatri
alle biblioteche dalle piazze ai centri sociali alle strade;
partecipano spesso a feste popolari, rassegne e festival musicali e
sono ben conosciuti anche nelle scuole di diverso grado, dalle materne
alle superiori oltre che per gli spettacoli specifici su argomenti
storici, anche per i numerosi laboratori di animazione alla lettura,
di ricerca e teatralizzazione della cultura orale e popolare. In
particolare il lavoro in questi anni realizzato sulla Storia del
nostro Paese con specifici spettacoli-tematici  :dai  Deportati nei
Lager, alla Resistenza, dal Risorgimento alla 1^ Guerra Mondiale
frutto di ricerche storiche oraliste differenziate per territorio, li
ha fatti apprezzare in tutta Italia. Del gruppo ormai consolidato
fanno parte Vittorio Grisolia , violinista e pluristrumentista
(ocarine, baghèt, flauti popolari, mandolino, armonica a bocca…) di
valore assoluto nel panorama del folk italiano. Fondamentale anche
l’apporto di Christian Anzaldi, trentenne novarese , stimato maestro
di chitarra è noto per la sua vivace attività musicale in gruppi rock,
pop ,blues dell’area novarese –milanese. La sua molteplice versatilità
strumentale dalla fisarmonica alle diverse chitarre acustiche ed
elettriche oltre a dobro, banjo ha arricchito di colori e timbri la
musica del gruppo.Recentemente ha arruicchito l’organico Davide
Buratti apprezzato contrabbassista di estrazione jazzistica ben
conosciuto anche in ambito cantautorale. Il nucleo storico è composto
dall’istrionico Piero Carcano che oltre a scrivere i testi, cantare,
suonare kazoo e percussioni, recita e anima (quando è il
caso)conducendo “empaticamente” per mano il gruppo in simbiosi con il
pubblico. A fianco a lui Gianni Rota, l’inseparabile
“fratello”artistico, grintoso, ritmico e sensibile accompagnatore con
la chitarra acustica, suadente ricamatore di melodie al flauto
traverso nonché cantante dalla voce ruvida e “nera”. Il bresciano è un
vero e proprio “rambler” di strada al servizio del gruppo, capace di
districarsi in ogni situazione. I Cantosociale pur privilegiando
l’aspetto emotivo e sociale del canto e della musica con gli anni
hanno affinato le interpretazioni riuscendo gradualmente a
caratterizzarsi di un suono distintivo : un ” corposo, appassionato e
contagioso folk” capace di permeare di forza emotiva e sensibilità le
diverse situazioni performanti. info : www.cantosociale.it Piero
Carcano cell: 3335740348 email: pierocarcano3@gmail.com

I musicisti :
Carcano Piero : voce,percussioni,kazoo
Grisolia Vittorio: violino, mandolino, flauti pop., baghèt, armonica bocca
Rota Gianni:chitarra acustica ed elettrica ,flauto, percussioni,voce
Buratti Davide contrabbasso, basso elettrico, voce
Anzaldi Cristian : fisarmonica, chitarre elettriche e acustiche, banjo …

pierocarcano3@tiscali.it       tel 3335740348
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Mobilitazione orizzontale del popolo dell’acqua

Mobilitazione orizzontale del popolo dell’acqua
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Ribellione dei Sindaci a Cremona. Vittoria spettacolare!

Cremona

Cremona. Palazzo Municipale

A Cremona Sindaci determinatissimi riescono a sventare i progetti di privatizzazione dell’acqua.

Ribellione dei sindaci di Cremona!!!!!!!!!!!!!

E’ successo quello che non osavamo sperare!!!

Il presidente dell’Amministrazione Provinciale Salini con pressioni enormi esercitate in questi giorni sui sindaci di tutto il territorio ha cercato disperatamente di far mancare il numero legale oggi alla Conferenza dei Comuni, convocata l’ultimo giorno possibile per l’espressione del parere obbligatorio e vincolante. Purtroppo per lui ha fatto i conti senza l’oste, ovverosia la correttezza di alcuni sindaci (pochi ma buonissimi) della sua stessa parte politica. Che si sono presentati ugualmente, garantendo così il RAGGIUNGIMENTO DEL NUMERO LEGALE! Certificata la presenza iniziale di 62 sindaci su 115 i lavori sono iniziati, un sindaco è scappato (evidentemente era una “lepre”) e si è persa un’ora di dibattimento preliminare poiché il presidente della Conferenza, sindaco Leni, sosteneva che non raggiungendo i sindaci presenti con la sommatoria delle loro quote la maggioranza qualificata (50 per cento più uno degli abitanti della provincia, pari a 362.061/2=181.031) necessaria per votare l’approvazione del piano d’ambito era inutile votare. Alla fine, siccome di fronte a lui c’era una assemblea ferma nel pretendere la messa ai voti dei punti all’ordine del giorno, ha tentato il colpo basso e ha dichiarato conclusa l’assemblea, scappando letteralmente dalla sala con una invero mirabile accelerazione, accompagnato da risate, sguardi allibiti e improperi dei colleghi e degli astanti. A quel punto l’intera assemblea, ribellatasi al sopruso inaudito (poiché il gioco era ormai scoperto), ha continuato la sessione regolarmente registrando l’uscita (meglio la fuga) di un sindaco (Leni) e ha messo ai voti il piano d’ambito, che ha riscosso l’UNANIMITA’ di voti CONTRARI!!!

E’ stata in seguito messa ai voti ed approvata all’unanimità la destituzione del presidente della Conferenza sindaco Leni ed immediatamente dopo approvata all’unanimità anche la destituzione del cda dell’Ufficio d’Ambito.

Non abbiamo mai visto tanti sindaci così arrabbiati e compatti: e però le ragioni c’erano tutte, poiché il comportamento del presidente Leni, spalleggiato vanamente dal direttore generale dott. Boldori, era la letterale goccia che ha fatto traboccare un vaso riempito di tanti soprusi e comportamenti antidemocratici e lesivi della dignità di sindaci e cittadini succedutisi nelle ultime settimane. Molte persone stasera hanno commentato che non avevano mai assistito a una indegnità simile.

Tornando al piano d’ambito: la votazione finale non raggiunge in peso ponderale la quota necessaria a bocciarlo ufficialmente, ma (secondo le valutazioni dei più, noi compresi) non importa poiché:

1) i sindaci si sono espressi in una assemblea validamente convocata entro i termini previsti, corroborata dal numero legale previsto dalle norme (anzi superato di due unità) ed hanno espresso un parere che deve essere dunque considerato vincolante: questo impedirà al presidente Salini di invocare la norma del silenzio-assenso;

2) la legge regionale prevede che il piano d’ambito per essere approvato riceva il 50 per cento +1 di voti a favore. Questo piano d’ambito ha avuto (in ordine di tempo) 102 sindaci che ne chiedevano unanimemente la revoca e, una settimana più tardi, l’unanime contrarietà di 60 sindaci per un totale di più di 137.000 voti/abitante. Voti a favore: 0.

Tecnicamente il presidente Salini potrebbe arrampicarsi sui vetri e portare ugualmente il piano d’ambito in Regione, appellandosi al fatto che quel piano non è stato ufficialmente bocciato. E probabilmente lo farà, poiché per lui ottenere la privatizzazione del servizio per qualche ragione che cominciamo ad intuire bene (e come noi l’hanno intuito molti sindaci) è vitale. Ma dovrà dimostrare che quel piano è stato approvato, senza poter portare neppure mezzo voto a favore. E trovandosi di fronte a sbarrargli la strada, da stasera, 60 sindaci letteralmente indignati e inviperiti.

Il presidente Salini dopo questa sera ha perso la faccia ed ogni credibilità politica.

Si tratta di una VITTORIA SPETTACOLARE!!!!!!!!!!!! Noi stessi eravamo quasi certi che i sindaci non sarebbero stati presenti in numero sufficiente perché sappiamo che le pressioni che hanno ricevuto sono state terrificanti. E invece i sindaci della provincia di Cremona questa sera hanno dato una sonora, storica, brillante, commovente lezione di democrazia a tutti i loro colleghi assenti (a cominciare dai sindaci dei due centri più popolosi della provincia, pure loro ormai squalificati e delegittimati agli occhi dei loro amministrati) e hanno dimostrato ai cittadini che non si fanno mettere i piedi in testa. Hanno lasciato l’aula della Conferenza tra due ali di popolo dell’acqua che li applaudiva fragorosamente!

Questa è una grande serata per l’acqua pubblica, aperta da un corteo partecipatissimo e accompagnata da un presidio come sempre numeroso, chiassoso e allegro.

La vittoria di questa sera è senz’altro dei sindaci del territorio, ma non sarebbe stata possibile senza la meravigliosa risposta corale e la spinta commovente di centinaia di cittadini.

A tutti loro va il grazie dell’intero popolo dell’acqua nazionale.

Siamo contenti di poter dire che a Cremona questa sera i sindaci si sono riuniti ai loro cittadini.

Da domani si lavora al percorso successivo, questa sera si festeggia.

Dedichiamo questa nuova vittoria a Umberto Chiarini, che ci ha lasciato questa estate e sarebbe stato sicuramente con noi ad esultare questa sera.

Fateci spazio: assemblea pubblica il 16 ottobre in Via Treves, 5 Vigevano

fateci spazio

Ciao,

forse lo sai: l’area dove sorge il Fateci Spazio è in vendita! Il bando di gara scade a fine mese. Noi ci stiamo opponendo. Vogliamo che il Fateci riapra e si moltiplichi. Se ben gestito e progettato, crediamo che il Fateci sia un modello vincente di coesione sociale.

Vogliamo che anche il tuo quartiere abbia il suo Fateci: un centro dove ritrovarsi con gli amici, fare feste, condividere informazioni, saperi e attività.

Fantascienza? No, salvare il Fateci (e moltiplicarlo) è possibile!

Abbiamo messo a punto un PIANO DI SALVATAGGIO E RILANCIO: una soluzione che crediamo ragionevole, finanziariamente ecosostenibile e partecipata, impedita solo dalla mancanza di volontà politica di questa Giunta.

Se hai a cuore questo BENE COMUNE, e vuoi salvarlo, dimostrando il Tuo BASTA!

L’all’arbitrio fazioso, sordo ad ogni ragionevole proposta, alla mancanza in città di un “progetto giovani” degno di questo nome, all’assenza istituzionale di una progettualità di medio-lungo periodo sui temi della solidarietà e dell’integrazione, partecipa all’Assemblea pubblica

Domenica prossima (16 ottobre), ore 17 davanti al Fateci Spazio (v. Treves, 5).

In caso di pioggia l’Assemblea si terrà presso l’Auser di v. Cararola, 66.

Per favore, limitarsi a far girare questa mail non basta più: partecipa e fai partecipare.

Dobbiamo ridurli al dialogo e alla ragione, e solo la pacifica e determinata forza del numero può farlo.

<<Non è perché le cose sono difficili che non osiamo; è perché non osiamo che sono difficili>> (Seneca)

Grazie,

“Non fateci a pezzi!”

Comitato Genitori e Utenti

del “Fateci Spazio”

V. Treves, 5 – Vigevano

Per contatti: nonfateciapezzi.jimdo.com

338 9974621

3 affermazioni “opinabili” dell’assessore Avalle della Giunta di Vigevano

http://www.youtube.com/watch?v=Ss51xJY4MaE&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=oAP_9RTZBFY&feature=related

Ciao,

se hai visto l’assessore Avalle su You tube (canale <non fateci a pezzi>), avrai forse individuato le sue 3 affermazioni “opinabili”. I primi 10 che hanno già risposto hanno vinto una cena su piatti in amianto a casa del Sindaco (;-))

1° affermazione: il Comitato “Non Fateci a pezzi!” è strumentalizzato dai partiti. FALSO, perché il Comitato è temporaneo e di scopo. L’adesione al Comitato è stata e sarà trasversale e apartitica (e fra i genitori ci sono ex elettori della Lega).

2° affermazione: il Fateci Spazio ha amianto sul tetto e nelle pareti. VERO, ma la soluzione non passa necessariamente per l’abbattimento integrale della struttura. L’amianto può essere bonificato e confinato (e bonificare il tetto impiantando pannelli fotovoltaici dà diritto, fra l’altro, a un incentivo fiscale superiore alla norma).

3° affermazione: il Fateci Spazio non chiude, viene solo spostato al Circolab, “pronto per ottobre”, cioè dopodomani. FALSO, perché il Circolab è ancora un rudere inagibile. Vai a vederlo! (ed il Sindaco si nasconde dietro il dito che i lavori di ristrutturazione sono a carico del proprietario, l’Aler).

Dunque attenzione!

Ti stanno facendo fesso/a: con il pretesto dell’amianto ti stanno scippando l’ennesimo bene pubblico.

Noi del Comitato “Non Fateci a pezzi!” stiamo alacremente lavorando ad un piano di salvataggio e rilancio che contiamo di presentare alla città e ai media nelle prossime settimane.

Per favore:

_inoltra questa mail ai tuoi contatti.

Non lasciamo che la Lega ceda in pasto ai privati l’ennesima fetta di suolo pubblico.

_partecipa in prima persona.

Viviamo un periodo storico in cui è rischioso continuare a delegare ai più volonterosi la difesa dei propri diritti.

_firma la petizione ai banchetti, se non l’hai già fatto.

Saremo presenti Sabato 17 dalle 16 alle 20 in P.za Ducale. Domenica 25 al “live voluntary” in Cavallerizza e – se ci dai una mano – in contemporanea a “Vigevano è” in v. del Popolo.

Aiutaci a mantenere pubblico un luogo gratuito di socializzazione, crescita e integrazione per Te e per i Tuoi figli.

Il Fateci Spazio è anche Tuo,

difendilo!

Grazie,

“Non fateci a pezzi!”

Comitato Genitori e Utenti del FS

Per contatti:

Iniziative del Comune di Napoli per la raccolta differenziata

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