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Crescita o sostenibilità?

Crescita o sostenibilità?

Crescita o sostenibilità?

(nella solita classe delle superiori)

Giulietta. Prof, ha sentito il governo? Monti ha detto che ora passa alla fase due quella della crescita.
Prof. Non ha detto proprio così, comunque. Però noi dobbiamo passare alla fase due dell’anno scolastico quindi…
Giuliano. Ma lei, prof., è per la crescita?
Prof. Io? Non saprei, forse moderata tanto per uscire dalla crisi e abbassare la disoccupazione, stando alle condizioni attuali.
Candido. Perché tu, Giuly, hai mica il coraggio di essere per la crescita zero?
Giuliano. No io sono per la decrescita felice.
Candido. Spiega un po’ cosa sarebbe ‘sta cosa che ci renderebbe tutti felici.
Giuliano. No, è l’unica scelta che ci permetterà di rimanere vivi.
Candido. Ecco il solito profeta di sventura.
Claudio. Non essere così raffinato, gli ambientalisti sono dei menagramo che godrebbero se andassimo tutti male. Per loro tanto peggio, tanto meglio. Più c’è inquinamento, più loro sono contenti.
Fatima. Non sarà il contrario?
Candido. No ha ragione lui.
Claudio. Tu, Faty, che ne sai della nostra politica? Così poi loro dicono: “avete visto, avevamo ragione noi”.
Vanessa. Così però gli dai ragione tu.
Candido. Non capisci un ca… volo anche tu.
Prof. Non è che chi lancia un allarme sul futuro indica la necessità di cambiare?
Claudio. Lei prof non si schieri, che voglio proprio vedere che argomenti hanno ‘sti catastrofisti.
Candido. E poi, anche ammesso che su qualche cosina abbiate ragione, adesso con la crisi, l’ambiente è diventato un lusso. La gente comune non sa che farsene…
Vanessa. Ma se i sondaggi dicono che è una delle maggiori preoccupazioni delle gente.
Claudio. Più dei soldi… e delle tasse?
Candido. Più del lavoro?
Giuliano. Dall’ambiente viene non solo ogni forma di vita ma anche ogni attività economica.
Candido. Anime belle, non sapete che il cambiamento è un sacrificio, e la gente i sacrifici li fa solo se è costretta.
Giuliano. Lo ammetto, ma il cambiamento è anche sfida, e ora è diventato urgente, necessaria.
Claudio. Per fermare lo spread?
Candido. Poi, animucce buoniste, non sapete che se fermate la crescita impedite ai poveri di progredire.
Giuliano. C’è crescita e crescita, non è possibile che tutti raggiungano i livelli di consumo di noi occidentali.
Claudio. Vuoi star bene solo tu?
Candido. Non vedi che tutti ci imitano, vengono fino a casa nostra, il nostro è il miglior mondo possibile.
Ilir. No, è che altri mondi sono impossibili!
Giuliano. E poi questo tipo di mondo, di società sta per finire, abbiamo superato l’impronta ecologia della Terra, la capacità di carico del pianeta.
Claudio. Parla come mangi. Ci sarebbe da lasciare una bella impronta nel sedere a tutti questi clandestini poi vedresti come staremmo bene.
Fatima. Lei prof lascia dire certe cose, non interviene?
Prof. Voglio vedere dove si va a finire.
Giuliano. Non per fare la Cassandra, ma andiamo verso il collasso, ci hanno già scritto diversi libri.
Vanessa. Sì ci stiamo buttando giù dal burrone e nessuno fa niente, poi vi accorgerete di chi aveva ragione.
Candido. Non darti troppa pena, per un po’ di crisi… Vedrai che con la ripresa tutto si metterà a posto.
Vanessa. Ogni crescita è cattiva!
Giuliano. No Vany, ci vuole lo sviluppo non la crescita. Uno sviluppo sostenibile.
Candido. Ecco lì ti aspettavo e sapresti spiegarcelo questo ossimoro? Ho detto giusto prof?
Prof. Bravo Candido, la forma è giusta, ma in questo modo daresti ragione a Giuliano, affermando che ogni crescita non è sostenibile.
Vanessa. Come avevo detto io.
Giuliano. Io non sarei così drastico, per ora. Io per sostenibilità intenderei, lo dicono i libri, la capacità dell’umanità di dare il tempo alla Terra di ricreare le risorse che consumiamo e di eliminare i rifiuti che facciamo.
Claudio. Pazzo, ma se per il carbone e il petrolio ci vogliono milioni di anni.
Giuliano. Appunto, bisogna lasciare i combustibili fossili e passare alle rinnovabili.
Claudio. Lasciarli a chi?
Giuliano. Alle future generazioni…
Claudio. Ma non basta una generazione o due, scemo.
Vanessa. Magari i nostri figli o nipoti, useranno il petrolio solo per la chimica e non come combustibile.
Candido. Comunque la tecnologia vedrete risolverà tutto.
Vanessa. La tecnologia ha solo creato problemi.
Claudio. Vedi che sei in contraddizione, oca! Se non hai la tecnologia come fai a usare i pannelli solari?
Candido. Che poi cosa fa un pannellino?
Giuliano. Ma milioni? Se ogni casa diventasse produttrice di energia…
Claudio. Sì andate nell’isola di Utopia dove tutto è rinnovabile e riciclabile, non ci sarà mai, allocchi.
Vanessa. Allora siete voi in contraddizione, oconi. La tecnologia può tutto meno le rinnovabili, il riciclaggio dei materiali, il risparmio energetico…
Candido. Comunque, mettetela come volete, ma il mercato sistemerà automaticamente tutto.
Ilir. Come adesso, come per le bolle.
Claudio. Senti l’ex-comunista; bel mondo avete fatto voi.
Ilir. A parte che io sono nato dopo che è caduto il muro di Berlino… o non ti è ancora giunta la notizia?
Candido. Certo dove c’era l’economia di stato c’è già stato collasso.
Claudio. Sono gli ambientalisti che sono la causa di questa crisi, con il loro allarmismo che influenza le borse, l’economia…
Giuliano. Magari, ma in un prossimo futuro sarà nelle cose.
Candido. Vuoto ottimismo.
Claudio. No il loro è un pessimismo senza scampo.
Ilir. Chi è che si contraddice?
Fatima. Fatemi capire, voi ambientalisti cosa proponete?
Giuliano. Cambiare mentalità, riconoscere che questa è una crisi strutturale del nostro modello di sviluppo. La crescita è ancora cercata anche se siamo già entrati ormai nell’insostenibilità del pianeta. Ma vedrete: con altri anni di crisi ve ne rendere conto.
Fatima. E come possiamo fermarsi?
Giuliano. Come in macchina: frenando per tempo o andando a sbattere.
Fatima. E allora che cosa proponi?
Giuliano. Di avere il coraggio di cambiare.
Fatima. Ma in concreto?
Claudio. La rivoluzione… dell’araba fenice.
Giuliano. Seriamente passare a fonti di energia rinnovabili, a materiali riciclabili, a una produzione che riduca al minimo emissioni e rifiuti, a un’agricoltura che produca cibi incontaminati…
Claudio. Vai tu poi a fare il contadino?
Giuliano. Sì, perché no, io all’università voglio fare agraria.
Candido. Vedrai cosa ti insegnano, altrochè le tue belle idee.
Giuliano. Cambieranno anche loro, se non l’hanno già fatto. Ma sai di quanti pianeta Terra abbiamo avuto bisogno dal 2010? due! Due Terre, non ce ne basta più una.
Candido. Vedi che sei fuori. Che i vostri dati sono allarmistici e senza senso. Allora abiteremmo sulla Luna se avessimo consumato non una ma, addirittura – mi scappa da ridere – due Terre.
Claudio. Su rispondi se sei capace, utopista dei cavoli amari!
Giuliano. Se in bagno, lo scarico svuota più di quanto il rubinetto riempie, magari hai ancora l’acqua ma per poco. E poi, anche se è misurata in ettari, l’impronta ecologica umana misura la capacità delle risorse naturali di riformarsi o di assorbire per esempio l’anidride carbonica.
Claudio. E l’impronta ecologica canina, non la conti? Guarda che se la pesti sei ben… inquinato.
Vanessa. Ma prof li sente? Si scherza sull’orlo del burrone.
Claudio. C.v.d.: come volevasi dimostrare: catastrofismo allo stato puro. Non è che ‘sto collasso viene nel 2012? Perché se no l’avrebbero già previsto i Maya.
Giulietta. Parlate solo voi, ma io prof volevo fare una riflessione. Non so chi ha ragione, però faccio il paragone con le malattie. Sapete che mio padre è morto. I medici ci hanno detto che se fosse stato preso in tempo… Non voglio dare la colpa a nessuno, però ho un pensiero che perseguita sempre: ma noi abbiamo la percezione dei mali che ci aspettano?
Claudio. Qui sono tutte menagramo!
Prof. Lasciala finire, non banalizzare sempre.
Giulietta. Secondo me o non abbiamo i mezzi, gli strumenti per calcolare i rischi, oppure non li vogliamo usare o peggio ascoltare.
Prof. Dante, e tu non parli oggi?
Dante. So-sono stato ad ascoltare e vorrei trarre una mia conclusione prima che suoni il campanello, se faccio in tempo.
Claudio. So-sostienei anche tu la so-sostenibilità?
Prof. Prego, non interrompetelo.
Dante. Non c’è stata assolutamente unanimità oggi in classe, eppure non c’è neppure sostenibilità se non è condivisa, giusto?
Fatima. Non ti capisco, ma va’ avanti
Dante. Quello che volevo dire è come capire e far capire che stiamo produciamo un’impronta troppo grossa? Dobbiamo crescere, ma di consapevolezza e di capacità di leggere il futuro. Dobbiamo cambiare mentalità, ha ragione Giuliano. Dobbiamo pensare all’economia non è come a un fine, ma come a un mezzo; è l’ecologia che dobbiamo considerarla non un mezzo ma un fine!
(sostenibile arriva il suono dell’intervallo)

Autostrada Broni – Mortara. Delegazione della Fed. della Sinistra di Pavia chiede al Presidente Bosone “di non consentire la prosecuzione di un’opera inutile”

Autostrada Broni – Mortara. Delegazione della Fed. della Sinistra di Pavia chiede al Presidente Bosone “di non consentire la prosecuzione di un’opera inutile”

Pavia 30 gennaio 2012

In data odierna, su richiesta della Federazione della Sinistra della provincia di Pavia (Partito della Rifondazione Comunista – Partito dei Comunisti Italiani), si è svolto un incontro con il presidente della Provincia Daniele Bosone sul tema dell’autostrada Broni-Mortara. All’incontro erano presenti (oltre, naturalmente, al presidente Bosone) Giuseppe Abbà, Teresio Forti, Alessandro Caliandro della Federazione della Sinistra e Giovanna Cerri, Stefania Costa Barbè, Giuseppe Damiani in rappresentanza dei comitati contro l’autostrada Broni-Mortara. È stato fatto presente al presidente Bosone la necessità, sostenuta da parte rilevante dell’opinione pubblica, di non consentire la prosecuzione di un’opera inutile, costosa e devastante per il territorio e di indirizzare le risorse disponibili verso il miglioramento della viabilità ordinaria e del trasporto pubblico, anche per venire incontro alla difficoltà dei pendolari. È stato chiesto al presidente della Provincia che il Piano di governo del territorio provinciale (non ancora approvato e per cui l’amministrazione provinciale precedente ha già speso somme rilevanti, più di 200 mila, tenendo i piani – territoriale e provinciale – nel cassetto) venga approvato tenendo conto della compromissione del territorio già avvenuta in mancanza di regole e per impedire nuove devastazioni ambientali provocate dall’autostrada, dalla logistica selvaggia, dagli inceneritori, dalle centrali elettriche ecc.
Il presidente della Provincia, a sua volta, esprimendo forti perplessità sull’autostrada, ha sostenuto che userà gli strumenti a disposizione della Provincia (Valutazione di impatto ambientale) per mettere in evidenza le criticità del progetto e si è impegnato a mettere a disposizione tutta la documentazione relativa al progetto, sia presente che futura. La delegazione ha chiesto poi che si attui una vera politica di programmazione, anche coordinandosi con le altre Provincie, per evitare che la Regione Lombardia decida sopra le teste della popolazioni interessate.

Teresio Forti – Federazione della Sinistra della provincia di Pavia (Prc – Pdci)

(Nel video: presidio di protesta contro l’autostrada Broni – Mortara fatto il giorno 07 gennaio 2007)

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I vivi e i morti a Dachau. Giorno della memoria a scuola

I vivi e i morti a Dachau. Giorno della memoria a scuola

I vivi e i morti a Dachau
Giorno della memoria a scuola
(libera interpretazione dagli scritti di Giovanni Melodia nella foto)

(in una scuola superiore)
Prof.ssa. Ragazzi, vi prego silenzio, per favore, oggi  abbiamo un’occasione unica per la giornata della memoria. Al posto del solito film abbiamo un deportato in carne d’ossa, uno degli ultimi viventi, per cui non sprechiamo questo vero e proprio evento. Tra l’altro il signor Giovanni, che è venuto fin da noi, è un dirigente dell’ANED, l’associazione degli ex-deportati politici nei lager nazisti. Dico giusto?
Ex-deportato. No, siamo un’associazione unitaria, non solo dei deportati politici, come me, ma anche dei deportati razziali, come gli ebrei e… gli zingari, non li dimenticate.
Prof.ssa. Il signor Giovanni mi ha detto che preferisce le domande, anche perché immagina che molti di voi sanno già molto dei campi, soprattutto di Auschwitz; lui invece è stato a Dachau. Quindi se volete sapere di quel campo, che era di concentramento non di sterminio, dico giusto? chiedete pure. Su, coraggio? (dopo diversi secondi) Allora rompo io il ghiaccio?
Studente. No, prof, faccio io una domanda. Piuttosto di chiedere di Dachau, che abbiamo già letto in classe: c’erano i preti, i politici tedeschi… vorrei sapere come si è sentito il giorno della liberazione del campo.
Ex-deportato. Sono contento se avete già letto in classe, ma solo Primo Levi? D’altra parte sono già più di dieci anni che si celebra il Giorno della Memoria. Voi ne avrete già parlato almeno dalle medie, per cui c’è il rischio che vi annoiate, perché sapete già tutto o lo credete. Per esempio sapete tutto di noi deportati politici, o del fatto che a Dachau c’era un comitato internazionale clandestino che ha contribuito a liberare il campo, e poi ha avuto un ruolo essenziale nei difficili giorni dopo la liberazione? Non tutto era finito con la fuga delle SS. Sapete quanti morti ci sono stati ancora? C’era da compilare il loro elenco per le famiglie, c’era il problema della cura dei malati, del rimpatrio, della necessità di aggiornare gli internati su cosa avrebbero trovato al loro paese. Abbiamo anche scritto dei bollettini a Dachau, bollettini ciclostilati, abbiamo fatto una quarantina di numeri. E poi l’urgenza di raccogliere le testimonianze, anche per chi non poteva più tornare. E non vi dico di prima, degli ultimi giorni prima della liberazione. Come comitato clandestino avevamo saputo che era arrivato un dispaccio di Himmler che ordinava un programma di annientamento articolato e preciso. I primi a lasciare il lager per essere sterminati dovevano essere i russi e gli ex-combattenti repubblicani in Spagna. Poi i circa 2000 italiani e via via tutti gli altri. Ultimi i polacchi, i più numerosi. Dovevamo essere condotti fuori dal lager e lì, all’aperto, uccisi con le armi automatiche e i lanciafiamme. Un programma che potevamo solo a noi stravolgere. Noi con i nostri corpi piagati ed esausti, con i nostri riflessi corrosi, con la nostra mente annebbiata, noi che da tempo infinito eravamo simili a larve, noi i cenciosi, i piagati, i morenti, noi i subumani, affamati, inesperti, dovemmo affrontare le SS, i professionisti delle stragi. Ci buttammo allo sbaraglio con l’unica forza che ci rimaneva: la disperazione. E ci liberammo.
Ma non divagherò, vengo subito alla domanda.
Come fare e dire, per davvero, ciò che era il Lager anche solo un giorno dopo la liberazione.
Già quel giorno il nostro racconto era già snaturato, se così posso dire, perché la liberazione era avvenuta e ti cantava dentro e non eravamo morti, e tu, cioè io, se potevi narrare era proprio perché tutto quello che era successo non ce l’aveva fatto ad ammazzarti, perché eri sfuggito al massacro, perché ciò che ti aveva gravato dentro, minuto per minuto, s’era dissolto, non era, non poteva essere, che un ricordo, anche se ne portavi, ne avresti portato il segno, in te, per tutto il resto della tua vita; se insomma, nonostante tutto, non gli era riuscito di annientarti interamente, ci avevano tentato ma poi non tutto era andato per il verso loro.
(si interrompe un attimo per bere)
Perché non era la fame, non era il freddo, non era il puzzo del crematorio – parole che io devo esprimere così in fila e per voi non è che un susseguirsi di espressioni che suonano come parole staccate – no quella realtà, già dal primo giorno, era diversa, era tutta un’altra cosa: lì la fame e il freddo, il puzzo, degli altri, morti, vivi, il puzzo tuo, le bastonate, erano cose che ti venivano addosso tutte assieme, da tutte le parti, e si sommavano con la paura, lo sfinimento, lo scoramento, la volontà di sopravvivere, o di lasciarsi andare, di ribellarsi o di morire e che fosse finita – e poi non è neanche vero che si sommavano, si fondevano invece, facevano poltiglia con quello che avevi dentro, l’intontimento, lo smarrimento. E invece ora, a raccontarli, ma anche a ripensarli, dovevi metterli in fila, rifabbricare i fatti con le parole – ed era già un abisso tra le parole e i fatti –. Dunque come facevi a raccontare – come faccio oggi a raccontare – ma anche a pensare, a ripensare, a rivivere, perché dopo fame non ne avevi più, e neppure freddo e puzzo. E poi chi ti avrebbe ascoltato? Appunto appena tornati a casa anche chi ci avrebbe ascoltato aveva pure lui la sua storia dentro: “Ma anche noi sa, i bombardamenti, le paure, il freddo, non creda, sa? anche noi”. E magari anche voi avete le vostre impressioni, le vostre obiezioni dentro: “Ma i gulag, e le foibe, e l’11 settembre, il terrorismo?”
(si interrompe un attimo per bere)
Loro, voi, tutti, non potete capire. Loro, voi, credono già di sapere e invece non sanno niente, o quasi, perché non possono, nessuno può. Sapete qual era il sentimento più grande, nei primi tempi: il rimorso? Lo sentivi come una colpa, quasi, di esserti salvato, tu sì, e loro in tantissimi no. Eppure nonostante il rimorso che ancora affiora ho continuato a raccontare. Ma come si fa a parlare di quella fame? metti in fila la parola fame, mille volte, un milione di volte?
E del freddo? Oggi sta nevicando ma sono al coperto, ho indosso una bella maglia di lana, la stanza è riscaldata. Il freddo! Non sono sicuro di comunicarvelo, di ricordarmelo quel freddo!
Così, scusate, il mio discorso viene fuori scombinato, non è un racconto di fantasia che crei dentro il tuo cervello e dove infili ciò che vuoi, scarti ciò che non ti garba, e fai vivere e fai morire e fai restare e fai partire e fai piovere e fai diluviare o splendere il sole. Qui no, non puoi, devi essere fedele, onesto, preciso, nei limiti della tua recalcitrante memoria e allora parli, racconti. Ti torna in mente, lo ficchi dentro, a forza, quello che non puoi tacere, che non devi. Cerchi di far rivivere le ossessioni di allora e qualcosa dello stato d’animo di allora, che poi era una specie di nebbia fatta di sfinimento, di paure, di istupidimento, e ti rimbomba nella testa un “no, no, no” scomposto, frenetico, come le bastonate che ci arrivavano addosso a folate, dopo ore e ore che eravamo rimasti all’aperto, a congelare, ad avvilirci, a morire.
(si interrompe un attimo per bere)
Scusate mi manca il fiato. Una vecchia bronchite nei miei vecchi polmoni.
Certo che se parlo così scombinato qualcuno di voi storcerà il naso. Forse solo chi c’è stato può capire. Ma già allora ce lo dicevamo: “Se ce la facciamo a tornare, a raccontare, non capiranno, non potranno mai!”. Allora perché parlo, faccio conferenze, scrivo, incontro gli studenti, come voi oggi? Lo faccio per chi non è tornato. E aspetto le reazioni, come quando sentivi il Kapo avvicinarsi col bastone levato e non potevi fare nulla, assolutamente nulla, per stornare il colpo, per liberarti dall’assedio della paura.
(si interrompe un attimo per bere)
Non so, non credo di aver risposto alla tua domanda…
(dopo alcuni secondi scroscia un fragoroso applauso)
Prof. ssa. Sono commossa, come credo anche tutti voi; direi che può bastare, lasciamolo andare il nostro caro Giovanni, ringraziandolo sentitamente per questa sua lezione di storia ma anche di vita e, se mi permettete, di letteratura. Ma permettetemi di chiudere con una citazione, che mi sono preparata. È di Zygmunt Baumann. Il sociologo polacco fa notare una cosa che forse prima di oggi pensavamo anche tutti noi: “La mia idea dell’Olocausto era come un quadro appeso a una parete, opportunamente incorniciato per far risaltare il dipinto contro la carta da parati e sottolinearne la diversità dal resto dell’arredamento”. Ma credo che siate d’accordo: i quadri che abbiamo appeso nelle nostre case, dopo un po’ non li notiamo più, non prestiamo loro più attenzione, come la storia della deportazione che invece, riprendo la citazione, deve essere “una finestra, piuttosto che un quadro appeso alla parete. Spingendo lo sguardo attraverso quella finestra è possibile cogliere una rara immagine di cose altrimenti invisibili”.
La deportazione è una storia che non finisce mai di dirci qualcosa, se non vogliamo non fermarci a un quadro incorniciato e lontano, ma vogliamo guardare come in una finestra per esplorarne la complessità.

Vigevano è sostenibile?

Vigevano è sostenibile?

san francesco

san francesco 2

Mobilitazione orizzontale del popolo dell’acqua

Mobilitazione orizzontale del popolo dell’acqua
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Ribellione dei Sindaci a Cremona. Vittoria spettacolare!

Cremona

Cremona. Palazzo Municipale

A Cremona Sindaci determinatissimi riescono a sventare i progetti di privatizzazione dell’acqua.

Ribellione dei sindaci di Cremona!!!!!!!!!!!!!

E’ successo quello che non osavamo sperare!!!

Il presidente dell’Amministrazione Provinciale Salini con pressioni enormi esercitate in questi giorni sui sindaci di tutto il territorio ha cercato disperatamente di far mancare il numero legale oggi alla Conferenza dei Comuni, convocata l’ultimo giorno possibile per l’espressione del parere obbligatorio e vincolante. Purtroppo per lui ha fatto i conti senza l’oste, ovverosia la correttezza di alcuni sindaci (pochi ma buonissimi) della sua stessa parte politica. Che si sono presentati ugualmente, garantendo così il RAGGIUNGIMENTO DEL NUMERO LEGALE! Certificata la presenza iniziale di 62 sindaci su 115 i lavori sono iniziati, un sindaco è scappato (evidentemente era una “lepre”) e si è persa un’ora di dibattimento preliminare poiché il presidente della Conferenza, sindaco Leni, sosteneva che non raggiungendo i sindaci presenti con la sommatoria delle loro quote la maggioranza qualificata (50 per cento più uno degli abitanti della provincia, pari a 362.061/2=181.031) necessaria per votare l’approvazione del piano d’ambito era inutile votare. Alla fine, siccome di fronte a lui c’era una assemblea ferma nel pretendere la messa ai voti dei punti all’ordine del giorno, ha tentato il colpo basso e ha dichiarato conclusa l’assemblea, scappando letteralmente dalla sala con una invero mirabile accelerazione, accompagnato da risate, sguardi allibiti e improperi dei colleghi e degli astanti. A quel punto l’intera assemblea, ribellatasi al sopruso inaudito (poiché il gioco era ormai scoperto), ha continuato la sessione regolarmente registrando l’uscita (meglio la fuga) di un sindaco (Leni) e ha messo ai voti il piano d’ambito, che ha riscosso l’UNANIMITA’ di voti CONTRARI!!!

E’ stata in seguito messa ai voti ed approvata all’unanimità la destituzione del presidente della Conferenza sindaco Leni ed immediatamente dopo approvata all’unanimità anche la destituzione del cda dell’Ufficio d’Ambito.

Non abbiamo mai visto tanti sindaci così arrabbiati e compatti: e però le ragioni c’erano tutte, poiché il comportamento del presidente Leni, spalleggiato vanamente dal direttore generale dott. Boldori, era la letterale goccia che ha fatto traboccare un vaso riempito di tanti soprusi e comportamenti antidemocratici e lesivi della dignità di sindaci e cittadini succedutisi nelle ultime settimane. Molte persone stasera hanno commentato che non avevano mai assistito a una indegnità simile.

Tornando al piano d’ambito: la votazione finale non raggiunge in peso ponderale la quota necessaria a bocciarlo ufficialmente, ma (secondo le valutazioni dei più, noi compresi) non importa poiché:

1) i sindaci si sono espressi in una assemblea validamente convocata entro i termini previsti, corroborata dal numero legale previsto dalle norme (anzi superato di due unità) ed hanno espresso un parere che deve essere dunque considerato vincolante: questo impedirà al presidente Salini di invocare la norma del silenzio-assenso;

2) la legge regionale prevede che il piano d’ambito per essere approvato riceva il 50 per cento +1 di voti a favore. Questo piano d’ambito ha avuto (in ordine di tempo) 102 sindaci che ne chiedevano unanimemente la revoca e, una settimana più tardi, l’unanime contrarietà di 60 sindaci per un totale di più di 137.000 voti/abitante. Voti a favore: 0.

Tecnicamente il presidente Salini potrebbe arrampicarsi sui vetri e portare ugualmente il piano d’ambito in Regione, appellandosi al fatto che quel piano non è stato ufficialmente bocciato. E probabilmente lo farà, poiché per lui ottenere la privatizzazione del servizio per qualche ragione che cominciamo ad intuire bene (e come noi l’hanno intuito molti sindaci) è vitale. Ma dovrà dimostrare che quel piano è stato approvato, senza poter portare neppure mezzo voto a favore. E trovandosi di fronte a sbarrargli la strada, da stasera, 60 sindaci letteralmente indignati e inviperiti.

Il presidente Salini dopo questa sera ha perso la faccia ed ogni credibilità politica.

Si tratta di una VITTORIA SPETTACOLARE!!!!!!!!!!!! Noi stessi eravamo quasi certi che i sindaci non sarebbero stati presenti in numero sufficiente perché sappiamo che le pressioni che hanno ricevuto sono state terrificanti. E invece i sindaci della provincia di Cremona questa sera hanno dato una sonora, storica, brillante, commovente lezione di democrazia a tutti i loro colleghi assenti (a cominciare dai sindaci dei due centri più popolosi della provincia, pure loro ormai squalificati e delegittimati agli occhi dei loro amministrati) e hanno dimostrato ai cittadini che non si fanno mettere i piedi in testa. Hanno lasciato l’aula della Conferenza tra due ali di popolo dell’acqua che li applaudiva fragorosamente!

Questa è una grande serata per l’acqua pubblica, aperta da un corteo partecipatissimo e accompagnata da un presidio come sempre numeroso, chiassoso e allegro.

La vittoria di questa sera è senz’altro dei sindaci del territorio, ma non sarebbe stata possibile senza la meravigliosa risposta corale e la spinta commovente di centinaia di cittadini.

A tutti loro va il grazie dell’intero popolo dell’acqua nazionale.

Siamo contenti di poter dire che a Cremona questa sera i sindaci si sono riuniti ai loro cittadini.

Da domani si lavora al percorso successivo, questa sera si festeggia.

Dedichiamo questa nuova vittoria a Umberto Chiarini, che ci ha lasciato questa estate e sarebbe stato sicuramente con noi ad esultare questa sera.

Comunicato Stampa della Nuova Stagione sulle diossine di Parona

Comunicato Stampa della Nuova Stagione sulle diossine di Parona

Comunicato Stampa della Nuova Stagione sulle diossine di Parona

Non è un caso che sulle uova contaminate da diossina, ora indaga anche la Regione, non è nemmeno una coincidenza che gli esami sulle diossine siano stati fatti in pollai vicini ad aree industriali come la nostra. I casi di alimenti contaminati da diossina stanno diventando sempre più frequenti in zone dove sono attivi impianti industriali e in particolare dove sono in funzione impianti d’incenerimento. A parte le analisi autonome concordate tra il Comitato Salute e Ambiente di Parona e il comune, che si possono anche fare, rimane la perplessità sul modo di agire di questa amministrazione. Se leggiamo sotto le dichiarazioni del Sindaco di Castegnato e del direttore dell’Arpa di Brescia, dicono circa le stesse cose che ha sostenuto il capogruppo di minoranza Trovati nel Consiglio Comunale del 30 settembre 2011, che condivido. L’Asl continua a sostenere che in “questi allevamenti ci sono delle pratiche agronomiche scorrette”, ma noi iniziamo a sospettare che le stesse procedure adottate da allevamenti in zone non contaminate, possano dare esiti diversi dagli attuali. Riguardo all’inquinamento del nostro piccolo paese di campagna, vorremmo fare notare che il giorno 21 ottobre 2011, in coincidenza dei forti odori che si sentivano in paese, abbiamo rilevato che la nostra centralina ha misurato 147 µg/m3 e oggi 78 µg/m3 di PM10. Ho scaricato i dati di tutte le centraline delle province della nostra regione, dal sito dell’ARPA della Lombardia e li ho salvati nel documento:

Arpa-PM10-Lombardia-22-Ottobre2011 (PDF 495Kb)

Dati PM10 di Parona dal 13 al 22 ottobre 2011

Parona_PM10-22-10-2011

Visti i dati, chiedetevi se oggi (22 ottobre) è normale che un paese di Campagna di circa 2000 abitanti abbia l’aria più inquinata della Lombardia e i nostri amministratori non fanno niente e dicono di non preoccuparci perché è una situazione generalizzata un po’ ovunque. E non è ancora finita, continuano a edificare e a toglierci il verde anche in aperta campagna, qualcuno si chiede: “com’è possibile fare tutto questo”. Aspetto con ansia il nuovo censimento per vedere cosa hanno ancora sottratto. Inutile ripetersi aggiungendo altro sulle diossine, perché tutto è già stato pubblicato sul sito della Nuova Stagione ed è di facile consultazione. Siamo graziati in primavera e in estate perché rispetto alle città siamo in campagna, sempre che non ci tolgono anche il poco verde che ci rimane.

BresciaOggi.it – Provincia – 10 Giugno 2011

Uova contaminate da diossina ora indaga anche la Regione

CASTEGNATO. Il Pirellone dispone nuovi test anche a Ospitaletto, Casto, Sarezzo e Montirone

Il sindaco Orizio soddisfatto a metà «Imbarazzante il silenzio dell’Asl» L’Arpa avverte: «Servono risorse per arrivare alla verità scientifica»

A otto mesi dall’esplosione del caso, la Regione ha deciso di indagare sulle cause delle uova alla diossina scoperte in sei allevamenti domestici privati della provincia. Con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia è diventata dall’altro ieri operativa la mozione presentata dal leghista Alessandro Marelli e approvata dal consiglio del Pirellone che impegna l’ente a varare nuovi controlli e analisi.

Anche se non risparmia un altro affondo alla Asl, esprime soddisfazione il sindaco di Castegnato, il paese dove i rossi tuorli delle ovaiole ruspanti dell’azienda agricola Gottardi contenevano concentrazioni di diossina fino a 5 volte superiori i limiti di legge. «Apprezzo che ci siano nuovi controlli – osserva Giuseppe Orizio – ma devo esprime tutta la mia delusione perché da metà febbraio, dopo che siamo venuti a conoscenza del fenomeno da un quotidiano locale, non ho più avuto nessuna informazione da parte dell’Asl. Non so se sul mio territorio stanno mangiando ancora uova alla diossina».

A fare le analisi dei terreni ci penserà Arpa Brescia, che però dovrà avere anche i mezzi economici e gli strumenti per affrontare queste indagini suppletive. Quindi la volontà politica del consiglio dovrà in tempi brevi essere sostenuta economicamente dall’assessorato all’Ambiente. Ma i tempi a dire il vero restano un’incognita.

POLLAI E INDUSTRIE. Gli allevamenti privati di Castegnato, Ospitaletto, Montirone, Brescia, Sarezzo e Casto si trovano tutti nelle vicinanze di grandi siti industriali, soprattutto impianti siderurgici. Non è un caso che le indagini Asl fossero andate a cercare pollai così vicini alle industrie: glielo aveva imposto un anno fa la direzione regionale Sanità, per indagare le possibili ricadute inquinanti dell’industria sulla filiera agricola. Ora: le uova inquinate si sono trovate nella nostra provincia, come in quella di Mantova e Pavia (un pollaio sospetto è vicino all’inceneritore di Parona).

Ma sulle possibili cause la risposta dell’Asl di Brescia è stata quanto meno semplicistica: la colpa dell’inquinamento sarebbe da imputarsi «alle scorrette pratiche agronomiche» degli allevatori: piccoli roghi di sacchi di plastica e legno verniciato sui terreni dove razzolano le galline, dispersione di oli, plastiche, polistirolo, l’utilizzo di mangiatoie in plastica. Ora invece, grazie alla Regione verranno approfondite le potenziali ricadute delle industrie vicine ai pollai privati.

L’ARPA DI BRESCIA, per bocca del suo direttore Giulio Sesana si dice disponibile a mettersi subito al lavoro.

«L’Asl ha evidenziato che in molti di questi allevamenti ci sono delle pratiche agronomiche scorrette – osserva Sesana -, ma indubbiamente ci sono aspetti di carattere territoriale che vanno approfonditi, a partire appunto da quelle zone della provincia dove insistono determinate realtà industriali. Ricordo che da tempo stiamo indagando le ricadute in termini ambientali delle aziende siderurgiche bresciane. Abbiamo iniziato con Odolo, siamo passati all’Alfa Acciai e adesso proseguiamo su altre zone della provincia, senza paura di dover nascondere nulla». Vero è che tutte queste analisi suppletive richiedono risorse umane e strutturali che si traducono in maggior costi.

«Spero che la Regione provveda a fornire una copertura economica alle indagini suppletive richieste dalla mozione» conclude Sesana.

Pietro Gorlani

la Provincia Pavese – 22 ottobre 2011

Parona, nuove analisi per la diossina

PARONA Il Comune farà analizzare due uova deposte da galline di allevamenti avicoli locali per capire se contengono diossine e policlorobifenili. La decisione è stata presa di concerto con il Comitato dei cittadini per la salute e l’ambiente al termine dell’ultimo consiglio comunale. Gli amministratori vogliono integrare i campioni esaminati quasi un anno fa dalla Regione Lombardia e dal Servizio veterinario dell’Asl di Pavia, dopo che erano stati rinvenuti residui di diossine e di pcb in uova deposte da galline di allevamenti avicoli rurali. «Abbiamo ritenuto di dover incrementare le analisi utilizzando un laboratorio di Bologna, in modo da rassicurare maggiormente la popolazione di Parona», riassume l’assessore al’Ambiente, Mauro Sommi. Nell’aprile scorso il dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asl di Pavia aveva comunicato gli esiti delle prime indagini, secondo cui i campioni di latte erano risultati conformi alla normativa, mentre in due dei tre campioni di uova analizzati erano risultate concentrazioni di diossine superiori al limite consentito. «Gli accertamenti condotti dal dipartimento Asl avevano evidenziato condizioni preoccupanti sotto il profilo igienico-sanitario a danno della sicurezza per la comunità e, in modo particolare, per gli eventuali consumatori di uova deposte da galline di un nostro allevamento avicolo – commenta il sindaco Silvano Colli – Da accordi con il Comitato dei cittadini, il Comune è intenzionata a effettuare, autonomamente e indipendentemente dal lavoro svolto dall’Asl, una verifica qualitativa e quantitativa su dei campioni di uova prelevati dall’allevamento avicolo rurale in cui era stata riscontrata la presenza di diossine, sia per verificare il rispetto delle ordinanze che avevo emanato in primavera sia per avere ulteriori riscontri da sottoporre all’Asl». Umberto De Agostino

Saluti

Soffritti Renato (cell:333-6025582)

vicolo Andrea Costa,3

27020 Parona Lomellina

Sito Web: www.nuovastagione.eu

Il gruppo consiliare di Rifondazione Comunista di Pavia, contro il progetto di discarica per lo smaltimento di cemento-amianto/inerti sul sito di “Cava Villa”

Pavia, lì 18/11/2010

PROVINCIA DI PAVIA

Gruppo Consiliare

P.R.C.

Al Presidente

della Provincia di Pavia

Vittorio POMA

S E D E

Al Presidente del

Consiglio provinciale

Bassanese Luigi

S E D E

OGGETTO: Mozione sul progetto di recupero di “Cava Villa” come deposito controllato di rifiuti inerti e speciali non pericolosi.

I sottoscritti Forti Teresio ed Invernizzi Giuseppe, Consiglieri provinciali del Partito della Rifondazione Comunista –Federazione della Sinistra:

- consapevoli che, la presenza di cemento-amianto nella nostra provincia è un problema cha va assolutamente affrontato;

- convinti che, il modo più adeguato per affrontarlo sia una corretta programmazione in ambito provinciale che parta da dati certi risultanti da un serio censimento del quantitativo realmente presente nella nostra provincia;

- ritenuto che, tali dati siano indispensabili per determinare le congrue dimensioni dei siti necessari allo smaltimento per le sole esigenze provinciali;

- consci che gli stessi siti debbano essere individuati anche attraverso approfonditi studi idrogeologici del territorio;

- appreso che la Società “Risorse Future srl” ha già presentato un progetto di recupero sul sito “Cava Villa” (Cava Manara-San Martino Siccomario) per lo smaltimento dei rifiuti in oggetto;

-tenuto conto che, è già stata convocata per il 02/12/2010, presso la Regione Lombardia, la “Conferenza dei Servizi” per il S.I.A. (Studio Impatto Ambientale), dalla quale sono stati inspiegabilmente esclusi i Comuni limitrofi;

chiedono che nel prossimo Consiglio Provinciale sia discussa la seguente mozione

“Il Consiglio Provinciale della Provincia di Pavia si esprime in senso contrario al progetto di discarica per lo smaltimento di cemento-amianto/inerti sul sito di “Cava Villa” e impegna questa Provincia a promuovere in tutti i Comuni, il censimento della quantità di cemento-amianto, al fine di predisporre un piano adeguato per il suo smaltimento attraverso una corretta programmazione pubblica che tenga conto, nell’individuazione dei siti, anche delle indicazioni risultanti dagli studi idrogeologici”.

I Consiglieri di P.R.C.

Forti Teresio

Invernizzi Giuseppe

Salvaguardia del territorio nella Provincia di Pavia

Il 17 Novembre 2010 i Consiglieri provinciali del Partito della Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra Teresio Forti e Giuseppe Invernizzi, accompagnati da due rappresentanti del Comitato contro la Centrale di Confienza, si sono incontrati con il Prefetto per continuare nella battaglia di salvaguardia del territorio, contro il proliferare di centrali elettriche, di impianti per lo smaltimento di rifiuti e per lo spargimento di fanghi sul terreno, di cave di ghiaia e di sabbia, le progettate discariche di amianto su terreno alluvionale.

Il Gruppo consiliare ha chiesto che il Prefetto si impegni nel cercare di risolvere anche la situazione della Soc.tà Ecogomma in comune di Castelletto di Branduzzo, in particolare il Prefetto ha risposto che a breve verrà attuata una soluzione definitiva del problema.

Si è fatto rilevare che ormai il territorio della provincia di Pavia è saturo di impianti che vanno ben oltre il fabbisogno e costruiti senza alcuna programmazione pubblica, nel solo interesse di potenti gruppi economici.

E’ stata sottolineata la preoccupazione del nostro Gruppo consiliare per la salute dei cittadini, in quanto 200 medici della nostra Provincia hanno steso un documento già presentato al Presidente Poma, dove si evidenzia l’aumento nel territorio di varie patologie, principalmente respiratorie.

Inoltre è stato evidenziato il fatto che tutte le scelte effettuate sono passate senza alcun coinvolgimento dei cittadini, ciò suscita preoccupazione sia di democrazia (per le scelte decise da pochi) e persino di ordine pubblico.

Pur sapendo che le competenze del Prefetto (che il nostro Gruppo consiliare ringrazia per la disponibilità dimostrata e per l’apprezzamento dell’intervento dei cittadini su queste tematiche) sono limitate, il nostro Gruppo ha ritenuto molto utile questo incontro, nel quadro della battaglia più generale per un uso corretto del territorio.

Pavia, lì 18 Novembre 2010

Teresio Forti

Giuseppe Invernizzi

Mozione gruppo consiliare Prc Pavia contro Società Enerty S.R.l. al progetto “recupero ambientale”

CodevillaIl territorio comunale di Codevilla è situato nell’agro al confine fra la Pianura Padana e le prime colline dell’Oltrepò Pavese.

Pavia, lì 11/11/2010

PROVINCIA DI PAVIA

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Gruppo Consiliare

P.R.C.

Al Presidente

della Provincia di Pavia

Vittorio POMA

S E D E

Al Presidente del

Consiglio provinciale

Bassanese Luigi

S E D E

OGGETTO: Mozione contro il recupero ambientale in comune di Codevilla (PV)

I sottoscritti  Forti Teresio e Invernizzi Giuseppe Consiglieri provinciali del Partito della Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra:

- appreso che la Soc.tà  Enerty S.r.L. intende attuare un progetto di “recupero ambientale” nell’area ex cava R1515/A  in comune di Codevilla;

- rilevato che questo Progetto, dal  nome discutibile e quanto mai impreciso di “recupero ambientale”, prevede  attività che comportano la realizzazione di nuove escavazioni finalizzate alla creazione di una discarica ed alla realizzazione di tutte quelle opere accessorie connesse a tali tipologie di impianti: reti di raccolta del percolato, comparti in cemento armato per la messa in riserva dei rifiuti, bacini di contenimento;

considerato che dal punto di vista idrogeologico si tratta di un’area  che vede la presenza sia a monte che a valle di falda idrica dalla quale i Comuni di Torrazza Coste e Montebello della Battaglia hanno i pozzi di approvvigionamento idropotabile per i relativi acquedotti;

- rilevato che questo progetto, oltre ad essere al di fuori di ogni corretta programmazione provinciale, viene realizzato senza alcun coinvolgimento delle popolazioni interessate;

- visto che in questi ultimi tempi si è costituito un Comitato di cittadini di Codevilla e dei Comuni limitrofi contro la realizzazione della discarica  e per la difesa del territorio e si sono svolti Consigli comunali “aperti” sia nei Comuni di Codevilla che di Torrazza Coste dove si sono manifestate tutte le criticità a questo tipo di progetto;

- ritenuto profondamente sbagliata l’accettazione nel nostro territorio, già così duramente provato da interventi di ogni tipo (centrali elettriche, rifiuti, cave, fanghi) di un ulteriore impianto;

chiedono

che nel prossimo Consiglio provinciale sia discussa la seguente

mozione

“Il Consiglio provinciale della Provincia di Pavia si esprime in senso contrario al progetto di “recupero ambientale” presentato dalla Soc.tà Enerty S.r.L. in comune di Codevilla in mancanza di una corretta programmazione sia per quanto riguarda il Piano Cave che il Piano Rifiuti e per la forte contrarietà delle popolazioni dei Comuni coinvolti.

I Consiglieri di P.R.C.

Forti Teresio

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Invernizzi Giuseppe

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