Nucleare? Sì grazie?
Prof. Insegnante di scienze.
Piero. Furbo che non vuole fare la lezione
Giacomo. Nuclearista
Ragazzocinese. (o altro) studente straniero in classe
Michela. Astenuta, o meglio, non votante
Raffaella. Antinucleare
Mario. Indeciso, ma interessato
(entra in una classe di 26 studenti l’insegnante di scienze)
Prof. Ragazzi oggi dobbiamo finire la lezione sull’evoluzione, poi devo interrogare.
Piero. (sottovoce) No… ancora quella menata…
Mario. Ma prof cosa pensa del nucleare? Le andrà a votare per il referendum?
Giacomo. E’ favorevole o contrario?
Prof. Una volta gli italiani erano contrari: al referendum dell’87 più dell’80% aveva votato contro le leggi che permettevano la costruzione di centrali nucleari.
Mario. Noi non eravamo ancora nati, ci racconta com’è andata?
Piero. (sottovoce) Bravo! Così non fa lezione e non interroga. Facciamolo chiacchierare…
Prof. Ma la lezione sull’evoluzione? Beh, veniamo all’attualità, in fondo si evolve anche l’opinione pubblica. Chissà, davvero, quanti italiani sono a favore del nucleare adesso?
Piero. E lei prof è contro o a favore?
Prof. Volete proprio saperlo? Ve lo dico ma non voglio influenzarvi. Voi dovete avere sempre un atteggiamento critico anche verso gli insegnanti.
Piero. Ah! Contro di loro l’abbiamo sempre!
Prof. Beh, io, ai tempi, facevo parte di un comitato antinucleare, quindi…
Giacomo. E non ha cambiato idea negli anni? Non ha avuto anche lei un’evoluzione?
Prof. No, nessuna evoluzione. Sono rimasto fedele alle mie idee. Non ho cambiato il mio quadro di riferimento anche se è cambiata la cornice esterna.
Piero. Ma non dicono che si è rivoluzionari da giovani e conservatori da vecchi?
Prof. E io sarei vecchio? Comunque quello che hai detto mi sembra una cavolata, scusate il termine. Quello che ti segna da giovane ti rimane, anche se, ovviamente, viene metabolizzato e riaggiornato.
Piero. Ma a me non mi interessa niente, non mi segna niente!
Prof. Beh, le cose bisogna… parteciparle. Se le fai ti segnano, se ne senti solo parlare ti scivolano addosso. Forse è per questo, lo dico anche a me stesso, che quello che vi insegniamo non vi tocca.
Piero. Prof perché non facciamo un referendum tra di noi?
Altri ragazzi. Sì, dai, proviamo.
Prof. Sì, vediamo. Alzino la mano quanti sono a favore del nucleare: 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6- 7 – 8 – 9 – 10. Perbacco radioattivo! Vediamo quanti sono contro: 1, uno solo! Grazie Raffaella. Ti sono grato, mi hai salvato dalla depressione.
Piero. Ma Raffaella non conta, ha un debole per lei, prof.
Prof. Non scherziamo, per favore. Per cui la maggioranza, ahimé o per fortuna, si astiene. Facciamo la controprova. Alzi la mano chi si astiene: 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 – 10 – 11 – 12 – 13 – 14 … manca uno. Chi non ha votato?
Giacomo. É stata Michela.
Michela. No io non voto, non mi interessa.
Prof. E al referendum non vai a votare?
Michela. No io mi faccio i fatti miei!
Raffaella. Ma allora sono gli altri che decidono per te.
Michela. A me non mi tocca nessuno.
Prof. Ti tocca, ti tocca, vivi in una società mica isolata. Comunque ti consideriamo astenuta, va bene?
Michela. No, io sono una non votante, non mi riconosco in nessuna delle posizioni del referendum: non si può semplificare tutto in un sì o in un no!
Prof. Bene, sono contento se hai una posizione chiara…
Raffaella. Sì, chiara?
Prof. Beh, consapevole, meditata, come volete. E forse è vero non si può semplificare un tema così complesso.
Piero. Ma se hanno anche istituito un ministero della semplificazione…
Prof. Sì, ma per la semplificazione delle leggi, non per gli altri problemi, mi pare, o no? Comunque torniamo al tema. Visto che mi avete messo in minoranza…
Piero. Estrema minoranza!
Mario. Se fossero state elezioni politiche non sarebbe neppure entrato in parlamento!
Prof. E sì, sarei un extraparlamentare:
Ragazzocinese. Sempre meglio che extracomunitario.
Prof. E tu Ping cosa hai votato?
Ragazzocinese. Ma non ha visto prof? Ho votato a favore, ma non come gli altri per provocazione… noi in Cina abbiamo bisogno di energia.
Prof. Bene, allora se mi permettete vorrei esprimervi le mie convinzioni, ma con uno sguardo anche al di là dei confini dell’Italia.
Raffaella. E dei fini di questo governo. Tra l’altro ci avete pensato, le radiazioni non hanno confini, non hanno bisogno di passaporto.
Giacomo. Ecco che comincia con la paura. Guarda che gli incidenti vanno calcolati con le statistiche, niente è a rischio zero, hai mille volte più probabilità di morire in un incidente stradale che di radiazioni.
Raffaella. Tiè (fa le corna)
Giacomo. Sì fa le corna, che sono una bella prevenzione scientifica.
Raffaella. Ma facevo così per scaramanzia… guarda che so ragionare scientificamente meglio di te. Anche per gli incidenti bisogna completare il discorso: non basta calcolare la probabilità che accadano, e qui ti do ragione: è molto più frequente un incidente stradale che uno nucleare.
Piero. Meno male…
Raffaella. Ma anche il suo impatto: se ho…. se hai un incidente stradale puoi morire tu e al massimo pochi altri, invece sai Cernobyl quanti morti ha fatto… cinquecentomila!
Mario. Così tanti, possibile?
Raffaella. Sì, questa è una stima, e non tutti sono morti subito, ma si sono succeduti negli anni.
Giacomo. Io non ci credo.
Raffaello. Visto che tu hai una mentalità scientifica, leggiti i dati. Naturalmente si calcolano anche i tumori e le malformazioni genetiche.
Giacomo. Guarda che io le leggo le riviste scientifiche e parlare di incidenti e sicurezza non permette di discutere razionalmente.
Raffaella. Dillo agli elettori italiani.
Prof. Sì lasciamo questo argomento, magari lo tratteremo un’altra volta. Sono contento di vedervi discutere così animatamente, ma se posso, vorrei comunicarvi quello che ho imparato sulla questione energetica.
Mario. All’università?
Prof. No, noi all’università… purtroppo, ai miei tempi, non se ne parlava. Come ho cercato di dirvi mi sono formato nella battaglia politica, seguendo dibattiti, esperti.
Ragazzocinese. Ecco gli esperti… io quando li sento in TV… non ci capisco niente. Poi mi sembra che si contraddicano uno con l’altro, non so se è perché sono straniero.
Mario. No anch’io che sono italiano non li capisco. Come si fa prof a sapere chi ha ragione?
Prof. Devi riconoscerlo tu in base al tuo sistema di valori: se sei per la crescita, per nessuna limitazione del benessere o modifica dell’attuale modello di produzione darai ragione ai nuclearisti. Se invece sei per una riduzione dei consumi e sei attento all’ambiente darai ragione ai contrari al nucleare.
Giacomo. Ma è sbagliato affermare che il nucleare è contro l’ambiente, sono le solite semplificazioni ecologiste, le centrali riducono l’effetto serra.
Raffaella. Ma ha sentito prof? Adesso il nucleare non solo è sicuro ma anche pulito! Gli dica qualcosa.
Prof. No, su questo ha ragione: la combustione, tra virgolette, nucleare non produce anidride carbonica. A parte tutta l’energia per produrre le centrali e cercare di smaltire le scorie radioattive.
Raffaella. Sì, bravo, e le scorie dove le mettete?
Giacomo. Primo o poi una soluzione la troveranno, come l’hanno trovata per altre cose. Io ho fiducia nella scienza, non sono mica oscurantista come voi che cercate di convincerci con la paura della radioattività.
Prof. Bene. Tralasciamo i problemi di sicurezza che pure ci sono e non riguardano solo gli incidenti ma anche il normale ciclo di funzionamento di una centrale.
Giacomo. Ma anche quando facciamo le lastre prendiamo radiazioni, allora se uno si rompe una gamba non deve più fare i raggi?
Prof. Avevo deciso di non parlare più dei pericoli per la salute e tu invece mi costringi a ritornarci.
Giacomo. Su risponda alla mia domanda.
Prof. Non mi sottraggo. Anzitutto non bisogna abusare dei raggi X, specie voi giovani, che siete in età riproduttiva, e poi bisogna distinguere tra radiazione esterna e contaminazione esterna.
Mario. Che differenza c’è?
Prof. A parità di dose, la radiazione esterna è pericolosa solo per un attimo, mentre se inserisci un elemento radioattivo nel tuo corpo, come lo iodio radioattivo nella scintigrafia, le tue cellule sono continuamente bombardate finché l’elemento rimane dentro di te.
Giacomo. Ma cosa c’entra con le centrali?
Prof. Beh in caso d’incidente è chiaro, non rischia solo chi ci lavora vicino, ma anche chi è colpito dagli effetti della nube radioattiva.
Mario. Cioè?
Prof. Cioè gli atomi radioattivi che trasportati dal vento, cadono anche a migliaia di chilometri possono entrare nella catena alimentare e prima o poi arrivare all’uomo: non so in una certa regione un isotopo cade sull’erba, questa viene mangiata dalle mucche e poi la gente beve il latte e si contamina. Ecco perché dopo l’incidente di Cernobyl ci proibirono di bere il latte fresco per qualche settimana.
Mario. E la gente aveva capito il motivo?
Prof. No, molti no, ma secondo me è stato un provvedimento giusto, anche se evidentemente insufficiente. E vi voglio anche raccontare che nelle zone più vicine alla centrale, oltre all’evacuazione, diedero ai bambini dose massicce di iodio, sapete perché?
Mario. No, questo non lo so, non lo usano nelle scintigrafie per la tiroide?
Prof. Sì, ma quello è un isotopo radioattivo dello iodio, che serve appunto valutare il funzionamento della tiroide, ma quest’ultima fa il pieno di iodio, solo quando ne ha bisogno, quindi somministrandole una dose massiccia di iodio “buono” non ne assorbe più per un pezzo. Capito?
Mario. Io sì, prima invece questo argomento mi era oscuro. Uno a zero per il prof!
Giacomo. Ma avevamo detto che non parlavamo di salute. É un argomento troppo emotivo.
Prof. Per fortuna abbiamo anche un’intelligenza emotiva, forse dovremmo darle retta un po’ più spesso.
Raffaella. Io l’ascolto sempre.
Piero. Voi donne, avete solo quella…
Prof. Per favore, sono tollerante, mi conoscete, ma queste battute non le sopporto. Se volete che continui risparmiatemi certe battute.
Piero. Non si può neanche scherzare?
Raffaella. A volte si dice per scherzo quello che si pensa in verità. Dietro l’ironia si nasconde l’antipatia.
Piero. L’hai inventato tu adesso o è un proverbio che hai sentito?
Prof. Allora che facciamo: continuiamo o riprendiamo la lezione normale?
Ragazzi (in coro) Continuiamo!!
Giacomo. No per me, possiamo pure smettere, tanto ognuno rimane della sua idea.
Prof. Come vuoi, ma mi pare che adesso sei tu in minoranza. Comunque ogni discussione ha due pregi: quello di metterti in gioco cercando di trovare argomenti a favore della tua opinione e quello di accettare che qualcun’altro la possa pensare diversamente da te. Anzi c’è un altro punto positivo: quello eventualmente di poterti far convincere.
Mario. E un quarto: dimostrare a te stesso e agli altri che sai cambiare idea.
Prof. Bravo, ora mi sento legittimato a continuare. Senz’altro sapete e che le centrali nucleari producono solo elettricità.
Giacomo. Sì, ma noi adesso la dobbiamo importare e ci costa.
Prof. Spesso meno di quello che ci costerebbe per produrla noi stessi, visto che altri paesi come la Francia ne hanno in eccesso e hanno la necessità di venderla specie di notte quando c’è meno fabbisogno. Mica si può spegnere una centrale nucleare la sera e riaccenderla al mattino, come si apre o si chiude una condotta forzata di una diga idroelettrica…
Giacomo. Ma a me sembra ipocrita non volere le centrali e poi comperare quella prodotta all’estero.
Prof. Fino a un certo punto. Come vi avrà detto l’insegnante di fisica…
Piero. No lei non ci dice mai niente, non possiamo divagare come con lei prof.
Prof. Ma io divago volentieri se può servire. Stavo dicendo che l’elettricità non è una fonte primaria ma una sua trasformazione.
Mario. Che cosa vuol dire?
Prof. Vuol dire che tu l’elettricità la puoi produrre col carbone, il petrolio, il nucleare oppure con l’acqua, il vento, il sole…
Piero. Cosa c’entra con comperarla all’estero?
Prof. C’entra sì, perché? Provate a ragionare con me. Immaginiamo che l’elettricità che consumiamo adesso in quest’aula sia prodotta da una centrale a carbone molto inquinante. Beh, qui vediamo del fumo o respiriamo gas tossico?
Ragazzi. No.
Prof. Allora vedete che l’elettricità inquina, eventualmente, dove si produce e non dove si consuma.
Mario. Ecco perché le auto elettriche possono sempre circolare in città.
Prof. Bravo ti stai convincendo anche tu. Quindi egoisticamente finché si produce elettricità con fonti inquinanti è meglio che la facciamo fare all’estero. Anche se ci costasse 5 centesimi di euro in più al kwh risparmieremmo tutti i costi ambientali, salute inclusa, che non vengono mai calcolati, ma pesano sulla società.
Mario. A proposito ho sentito in TV che l’elettricità prodotta col nucleare costa proprio 5 centesimi in meno…
Prof. Ma sai che adesso stiamo pagando, dopo anni dalla chiusura delle centrali italiane, ancora 5 centesimi in più al kwh per lo stoccaggio e il trattamento delle loro scorie?
Giacomo. E l’energia per le fabbriche, le macchine, i motori, dove la prendiamo? Il petrolio prima o poi finirà, senza parlare del continuo aumento del prezzo del barile.
Raffaella. Guarda che anche l’uranio finirà: ha tempi di esaurimento simili a quelli del petrolio, quindi anche il suo prezzo è destinato a salire. Giusto prof?
Prof. Sì, brava Raffaella, sei veramente d’aiuto. Aggiungo solo che per le fabbriche, le auto, il riscaldamento non si potrà usare solo elettricità, che, come via avrà detto la prof. di fisica (sbuffi da parte dei ragazzi), ha un basso rendimento, potete verificarlo voi stessi…
Michela. Sì io in cucina ho una piastra elettrica e ci mette il triplo a scaldare l’acqua per la pasta asciutta rispetto al gas.
Giacomo. Ma adesso ti fai convincere, anche tu?
Michela. Guarda che io non ho votato perché onestamente non ero informata, ma adesso comincio a capire qualcosa, tu no?
Giacomo. No, io resto della mia idea, qualsiasi cosa diciate, tanto lo so voi siete ideologici e siete nemici della scienza, volete il ritorno alla candela.
Prof. No, qui ti sbagli! Va bene che anche un insegnante di scienze… un medico, un ingegnere può non avere una mentalità scientifica, ma per accettare la sfida delle fonti rinnovabili e pulite ci vuole più scienza non meno. Pensate al solare…
Giacomo. Sì il solare?! Sa che fornire di energia elettrica l’Italia bisognerebbe coprire di pannelli solari una superficie pari a tutta la nostra provincia…
Prof. Meritereste un brutto voto. Ma l’energia solare è diffusa dappertutto, che senso ha concentrarla in un’enorme centrale e poi portare l’elettricità a centinaia di chilometri? Dovremmo produrre l’energia che ci serve ognuno a casa propria.
Giacomo. Ma io l’ho letto in un libro, non mi ricordo il titolo.
Prof. Adesso sei convinto che è un’idea assurda e che bisogna essere critici anche verso i cosiddetti esperti?
Piero. Prof posso uscire, non resisto più!
Prof. Alla discussione? Ormai manca poco all’intervallo, faccio giusto tempo a interrogare uno di voi.
Piero. No, prof resisto, ma continui, sono molto interessato alla discussione.
Prof. Interessato? E hai cambiato opinione, mi pare che tu avevi votato a favore, se non sbaglio.
Piero. Sì, ma non se la prenda con me, io ho votato così… per sport.
Prof. Ma qui non è mica come per il calcio. Io tifo Inter, tu Milan, tu Juve e ci divertiamo sostenere la nostra squadra anche se all’improvviso cambiasse tutti i giocatori, li prendesse tutti in blocco dalla squadra rivale.
Piero. Io tiferei ancora Milan, anche se avesse tutti i giocatori che adesso ha l’Inter.
Ragazzocinese. Forse potresti sperare di vincere qualcosa finalmente.
Piero. No, non m’importa, il Milan è un’idea!
Prof. Ecco, vieni nel mio ragionamento. Ma sul tema energetico non si può fare il tifo per una parte o per l’altra emotivamente, se no ha ragione Giacomo, diventiamo ideologici. E poi non è in gioco… solo un campionato o una coppa.
Giacomo. Ma torniamo ai problemi concreti: abbiamo di fronte un’impennata dei prezzi del petrolio: quindi dobbiamo differenziare le fonti per evitare una crisi energetica; c’è la minaccia dell’effetto serra, che fa già sentire i suoi effetti anche se molti pensano siano cambiamenti climatici naturali, quindi bisogna passare al nucleare!
Prof. O meglio alle fonti rinnovabili.
Giacomo. Sì ai mulini a vento!? Mi sembra un don Chisciotte prof!
Mario. Oltretutto sono antiestetici, rovinano il paesaggio.
Raffaella. Perché i tralicci e i ponti autostradali lo abbelliscono?
Prof. Tu scherzi sull’energia eolica, Giacomo, ma guarda che è già ora la più economica e l’Italia, con tutte le coste e le montagne che ha, si presterebbe ottimamente.
Giacomo. Allora vuole passare ai biocarburanti, che non solo inquinano ma possono affamare il Terzo Mondo?
Raffaella. Addirittura?
Prof. No in quello ha ragione Giacomo. Sono sì una fonte rinnovabile, derivando da vegetali, quindi l’anidride carbonica prodotta dalla combustione verrebbe poi recuperata dalla crescita di nuove piante, ma è vero che sono inquinanti e che poi hanno, già ora, fatto aumentare i prezzi dei cereali in tutto il mondo e abbassato i livelli alimentari dei paesi poveri.
Giacomo. Quindi mi dà ragione!?
Prof. Sì, sui biocarburanti sì. Ma ci sono anche le biomasse.
Ragazzocinese. E non sono la stessa cosa?
Prof. No, sono sempre derivati da esseri viventi, quindi rinnovabili, ma non è necessario sostituire coltivazioni alimentari. Li produciamo continuamente: pensate ai rifiuti: se riuscissimo finalmente a separare quelli organici… e poi le deiezioni…
Ragazzocinese. Che cosa?
Piero. La merda!
Prof. Un po’ di finezza, non hai una parola un po’ meno… Va beh, non siamo più ai tempi in cui andavo a scuola io. Stavo parlando delle deiezioni, dello sterco prodotto negli allevamenti. Oltre a essere un ottimo concime, che ci farebbe risparmiare fertilizzanti chimici, si può produrre biogas.
Ragazzocinese. Scusi, ma anche questo non so che cos’è.
Piero. È quello che fai anche tu, quando hai dei disturbi intestinali.
Prof. Piero insisti, o non parli o… Comunque la fermentazione anaerobica…, scusate, senza contatto con l’aria, dello sterco produce questo biogas che ha un alto contenuto di metano.
Giacomo. Ma non le sembra un po’ poco rispetto al fabbisogno di energia della nostra società?
Prof. Sì, se le cose stanno così, ma come sai la principale fonte energetica, la più immediata, è il risparmio, come dice uno slogan: il kwh più ecologico è quello che non consumi. Poi c’è l’autoproduzione: se ogni casa, ogni fabbrica, ogni azienda agricola si rendesse autosufficiente o addirittura riuscisse vendere energia…
Giacomo. Sì chi mi compra l’energia che produco a casa mia?
Prof. Ma mi meraviglio: un amante della scienza come te, Giacomo. Si fa già adesso: con i pannelli fotovoltaici: tu accumuli energia di giorno e la vendi all’Enel e di notte la ricompri, alla fine del mese fai il conguaglio e sicuramente ci guadagni. È il concetto di rete: va bene per Internet, perché non dovrebbe funzionare per l’energia? Certo che, sempre parlando di energia elettrica, se restiamo legati al modello di grandi centrali e lunghe condotte ad alta tensione, non solo abbiamo degli sprechi, ma siamo anche a rischio di black-out.
Raffaella. Come è già successo.
Giacomo. Il dibattito sull’energia è aperto ma le scelte devono guardare avanti.
Raffaella. E allora abbandoniamo quelle senza futuro.
Prof. In effetti la domanda è questa: in Italia abbiamo le risorse sufficienti da investire nella tecnologia nucleare, considerato che la prima centrale non potrebbe funzionare prima di 12 o 15 anni, proprio quando le fonti rinnovabili saranno competitive perché avranno rendimenti migliori e i loro costi, diversamente da quelli del petrolio… e dell’uranio, saranno drasticamente ridotti.
Giacomo. Ma resteranno sempre fonti di nicchia. Insufficienti. Al massimo posso ammettere un mix nucleare-solare.
Piero. Il diavolo e l’acqua santa…
Raffaella. Ma ti rendi conto che il solare e il nucleare sono incompatibili, a meno di lasciare il solare in una nicchia, come dici tu.
Giacomo. Ma io parlo di ricerca. A quella voi non ci pensate mai, volete che restiamo indietro rispetto agli altri paesi. E poi vuoi mettere con il nucleare quanta occupazione ci sarebbe, quanti capitali, investimenti…
Prof. Il nucleare non è certo un settore che garantisce alti livelli di profitto: ha costi enormi, sia di progettazione che di costruzione, oltre che di mantenimento… e di smantellamento, ha bisogno di misure di sicurezza straordinarie. Certo, se si procederà alla costruzione di nuove centrali, i soldi, tanti soldi, circoleranno. Gli investitori, che tu dici, tenderanno ad attingere a piene mani dalle casse dello Stato, ovvero dalle tasche dei cittadini. Senza parlare delle possibili collusioni mafiose o speculative.
Giacomo. Questo è da provare. E poi basterebbero controlli severi. Comunque mettetela come volete… cosa farete quando resteremo senza energia?
Prof. Tu fai un ragionamento solo di tipo “contabile”: cioè quanta energia ci serve. Ma bisogna riflettere anche sul modello di sviluppo che si vuole seguire: che cosa produrre, quanto e come produrlo, quanto e come consumare.
Giacomo. Sì ma la nostra società è questa e non quella che piacerebbe a voi. E consuma energia in un certo modo e funziona in un certo modo. Allo stesso tempo non può dipendere sempre dall’estero.
Raffaella. Guarda che il sole ce l’abbiamo anche noi, e non poco.
Giacomo. Sì bisogna investire anche su quello.
Prof. In questo ti do ragione. Oggi in Italia non pochi imprenditori hanno il coraggio di investire sul serio nel campo delle energie alternative, cioè rinnovabili. Hanno capito la portata del problema, come in Germania.
Raffaella. Ma prof dà ancora ragione a lui?.
Prof. No la mia è solo una constatazione. Ma sono d’accordo con te che il nucleare succhierebbe risorse colossali, bloccando indirettamente ricerca e investimenti sulle energie rinnovabili.
Giacomo. Io invece su questo non sono d’accordo. Se vogliamo la crescita, che vuol dire benessere e occupazione, non bisogna precludersi nessuna opzione.
Prof. E pensare che fino a pochi mesi fa c’era il dibattito sulla decrescita…
Ragazzocinese. Di che cosa si tratta, prof?
Prof. Vedi tu sei già alto e forse crescerai ancora però a un certo punto ti fermerai. Così l’economia mondiale non può avere una crescita infinita in un pianeta con le risorse limitate. Per te sarà un po’ difficile da accettare, ma per noi paesi occidentali vuol dire rallentare i consumi e la produzione che significa risparmiare energia, risorse…
Raffaella. E rifiuti!
Prof. Vuol dire non essere schiavi dell’aumento del PIL, la produzione interna lorda, cioè la quantità di scambi monetari, solo quelli, che avvengono in un paese. I beni e non il benessere si misurano con il PIL!
Ragazzocinese. Ma il progresso… e il lavoro per tutti?
Prof. Beh l’aumento del PIL non te lo garantisce, perché la ricchezza mica è ripartita in modo uguale, anzi negli ultimi anni in Italia…
Giacomo. Comunque, nell’Italia attuale, le previsioni danno un aumento del consumo di energia del 3% all’anno.
Raffaella. Esagerato! Ma non hai visto che gli italiani hanno imparato a viaggiare meno in auto o addirittura a lasciarla a casa, da quando è cresciuto il prezzo della benzina?
Prof. E pare che, con il caro-petrolio, si stia riducendo il commercio mondiale su lunghi percorsi. Sapete quelle cose assurde che vediamo anche nei supermercati: il vino dell’Australia, le ciliege del Cile, le noci della California. Ma avete mai pensato quanti km deve fare un cibo prima di arrivare sulla nostra tavola. Senza parlare di tutto il resto…
Ragazzocinese. Allora tra un po’ non vedremo più tutti quei prodotti con scritto “Made in China”, ma che so… “Made in Albania”.
Prof. Sarebbe già un risparmio. Ma meglio ancora sarebbe produrre il massimo possibile a casa nostra.
Giacomo. Sì torniamo all’autarchia! Prof mi meraviglio di lei.
Prof. Non dico l’autarchia, ma consumare i prodotti locali, specie alimentari… quelli a “km zero”
Ragazzocinese. Che cosa sono: le auto aziendali?
Raffaella. Ma no, svegliati un po’, sono quelli che richiedono zero o pochissimi chilometri per passare dal produttore al consumatore. Vero prof?
Prof. Sei bravissima, ma devi essere più tollerante con chi non ha ancora capito… ma vuole capire.
Michela. Oh ma è diventato un dibattito solo fra di voi, e noi ci escludete?
Prof. Michela, ma tu non sei quasi mai intervenuta, eppure mi sembravi attenta. Ti sei fatta un’opinione anche tu?
Michela. Sì, ora sì, e penso che adesso andrei a votare, ma non le dico per cosa.
Prof. Sì è un tuo diritto: il voto è segreto.
Mario. Ma i sondaggi no! Proviamo a rifare il referendum tra di noi, prof, magari la discussione ha fatto cambiare idea a qualcuno, grazie ai suoi argomenti.
Prof. E ai tuoi (rivolto a Raffaella)… o a quelli di Giacomo…
Michela. Ma noi il referendum l’abbiamo già fatto….
Prof. Ha paura del risultato? Possiamo riprovare. Certo ci sarebbe ancora molto da dire e da approfondire, noi abbiamo appena toccato l’argomento. Ma sentiamo voi. Tu Giacomo, come riassumeresti la tua posizione con una battuta, con uno slogan? Sai che ai miei tempi si diceva: Nucleare? No grazie!
Giacomo. Io invece direi: “Nucleare, yes we can!
Prof. E tu Raffaella?
Raffaella. E io direi: “Nucleare: week end (scandito bene)… della ragione”.
Prof. Bene adesso tocca a voi (lettori). Procediamo al sondaggio. Chi è a favore delle centrali nucleari…
Chi è contro…
Astenuti…