Riscrittura un po’ più politica del racconto di Ennio Flaiano “Per una Luna migliore”
Ennio. Buonasera professore, come va? Da quante Lune non ci vediamo? Come se la passa?
Prof. Ciao Ennio, insomma per la mia età, se non fosse per certi capogiri. Sai che a volte, così all’improvviso, mi gira tutto attorno e mi sembra di veder le stelle.
Ennio. Tutto il mondo, l’universo gira. Secondo me la sua è nostalgia della Luna. Lei, se non ricordo male, era stato tra i primi ad andarci.
Prof. Bravo, come fai a ricordarti? E’ stato nel ’12. Ero un ragazzo, avevo vinto una borsa di studio.
Ennio. Quindi della Luna ha un ricordo… un po’ da pioniere, un po’ superato dagli avvenimenti.
Prof. Do questa impressione?
Ennio. Prof, lei, scusi se sono franco, sembra uno di quei sentimentali che rimpiangono il passato. Non pensa che sia meglio oggi di quanto non fosse ai suoi tempi?
Prof. C’era del buono anche allora.
Ennio. Che cosa aveva di migliore?
Prof. Non ho detto migliore. Ho detto che c’era del buono anche allora. La Luna era più selvaggia. Ma per anni ci ho passato le vacanze. La ricordo volentieri anche se era … come dire… disorganizzata, con poche baracche e una grande speranza in un mondo migliore. Era piena di una strana pace e di silenzio. Chissà com’è diventata adesso? Saranno trent’anni che non salgo più lassù.
Ennio. Adesso il silenzio se lo scorda. Ma lei non sa che progressi…
Prof. E tu che cosa fai lassù? Lavori là? Sei appena tornato se non sbaglio.
Ennio. E chi lavora ancora qui? Solo i terrestri che hanno paura di volare. Noi extra-terrestri scendiamo giù da voi solo per i nostri vecchi, ma presto ci sarà una generazione senza più vincoli con la Terra, una razza purificata da legami, ricordi e sentimentalismi.
Prof. Ennio, mi sorprendi, non ti riconosco, mi sembravi così sensibile a scuola.
Ennio. (sottovoce) Abbassi la voce prof, quell’uomo laggiù, è un ingegnere, ho fatto il volo con lui. Ma è uno dei nuovi, non sa come sono intransigenti. Potrebbe registrare la nostra conversazione…
(Si avvicina l’ingegnere e Ennio riprende a voce normale) Dunque cosa le piace di quella preistoria? Forse l’esistenza assurda degli uomini prima dell’Evo lunare? L’eterna incertezza sul clima con cui erano costretti a vivere. E le lotte politiche? Lei è per un ritorno alla democrazia, prof? (fa cenno di dire di no)
Prof. No, io sono per la Centralizzazione!
Ennio. Bravo! E rimpiange le tremende istituzioni di un tempo? Le elezioni con tutti quei partiti? E la famiglia, il matrimonio con tutti i suoi problemi, gli amanti da allevare… (fa cenno di dire di no)
Prof. I figli vuoi dire?
Ennio. Già i figli. E rimpiange quella tortura psicologica che veniva dall’istinto di riproduzione. Com’è che si chiamava quella cosa che riempiva i libri dell’Evo inferiore, oggi illeggibili?
Prof. Scusa non ti seguo, sai alla mia età non sono più molto aperto ed elastico, ci sono stati così tanti cambiamenti, mi sento come se mi mancasse la terra sotto i piedi.
Ennio. E sì a furia di stare coi piedi per Terra e non volare più sulla Luna lei è un po’ regredito, scusi la franchezza, prof. Ma non sta più ai tempi: è ancora al tempo di quella cosa che stavo dicendo prima, non mi ricordo più come si chiama.
Prof. Amicizia?
Ennio. No di più, su prof mi aiuti.
Prof. Solidarietà?
Ennio. (sottovoce) Ma è matto prof a dire ancora queste parole proibite, speriamo non l’abbia sentito l’ingegnere.
Prof. Parlerò sottovoce allora. Non so cosa mi chiedi, anche qui sulla Terra non si usano quasi più queste parole, chissà da voi lunatici. Ma forse ci sono: è fratellanza?
Ennio. Ma prof, mi delude… (sottovoce) e mi fa andare nelle grane. Non sa che sono vent’anni che non ci sono più fratelli e sorelle. I giovani sono tutti cloni unici.
Prof. Figli unici, vorrai dire
Ennio. Cloni non figli! Ma non lo sa che adesso la generazione è controllata? Si clonano solo gli esseri superiori, selezionati.
Prof. Scusa è l’abitudine, mi escono le parole di una volta, anche quelle che non si usano più.
Ennio. Ecco stia attento come parla. Ma si rende conto che in un minuto avrà detto 3 o 4 parole vietate dal Codice Centrale. La smetta se no sono costretto a salutarla e ringrazi che non la denuncio.
Prof. Non saresti capace Ennio, se ti conosco ancora un pochino. Eri così solare e amorevole da bambino…
Ennio. Ecco la parola che non mi veniva più in mente, che avevo cancellato…
Prof. O ti hanno fatto cancellare: amore non è vero?
Ennio. Sottovoce, vuol proprio rischiare la vita? E lo rimpiange?
Prof. No, me ne guardo bene, poi alla mia età ancora scapolo, anzi ormai scapolo definitivo!
(si avvicina ancora di più l’ingegnere, Ennio comincia a parlare ad alta voce)
Ennio. Ma ormai lo siamo tutti. Non le piace la Riproduzione Controllata? E la Sistemazione Definitiva? Chiara, facile che anche un giovane trova la sua strada? Non le piace il Pieno Impiego del tempo libero? Parli sono tutt’orecchi. E’ contro anche l’Informazione Totale?
Prof. Il cielo me ne liberi.
Ingegnere. Cos’è questa libertà? Non sa che non si dice più? (a Ennio) E tu dimmi chi è questo troglodita?
Ennio. Lo scusi è un vecchio professore di lingue, è tanti anni che non viene sulla Luna, è rimasto … terra terra.
Prof. Perché cosa ho detto? Non si può più dire “liberi” per dar forza al discorso?
Ennio. Come può un concetto tramontato dare forza a un discorso?
Prof. (turbato) Giusto non può. Scusate ma adesso vi prego di scusarmi, sono un po’ stanco.
Ingegnere. Stanco un corno. Cos’è che non le va? Sia Chiaro!
Prof. Niente. Tutto bene: sulla Luna e per quanto possibile sulla Terra. Colpa mia che sono nato ancora imperfetto, da due genitori, sa com’era una volta. La felicità piena mi turba, la pace piena, la Luna piena…
Ingegnere. Ma non si ricorda che anche la Terra può essere piena o a fette? Dove vive?
Prof. Sulla Terra appunto; mettetevi dal mio punto di vista, dato che oggi, anche se per poco, siete qui anche voi. Quaggiù le cose vanno diversamente; la Terra per voi è… un paese straniero.
Ingegnere. Storie! Pardon, sto usando anch’io una parola scartata…
Prof. Pure storia…. anche quella non si può più dire?
Ingegnere. Ma non sa che si deve usare solo il presente? E’ abolito il passato. Lei ha bisogno di una bella rieducazione.
Ennio (cerimonioso) Lo lasci perdere ingegnere, questi vecchi intellettuali sono irrecuperabili. Mi dica piuttosto come ha trovato la Terra dopo anni che non ci veniva?
Ingegnere. Una delusione. Mi sembra tutto vecchio qui e polveroso. Appena arrivato non riuscivo neppure a respirate senza l’aria depurata delle nostre cupole spaziali. Siete sporchi e pieni di microbi. Ho dovuto fare 15 vaccinazioni per atterrare. E poi troppe lingue, troppe idee, troppi residui di filosofia. E guardatevi! Un guazzabuglio di razze, di popoli, una confusione, bianchi, gialli, neri e… siete troppi, troppi. E continuate in quel vizio assurdo del sesso tra uomo e donna? Come siete antiquati! Lassù siamo tutti uguali, sani, evoluti e condizionati, e i giovani, clonati. Io sono stato uno dei primi, sono senza quel peso dei vecchi genitori. Sapete che sollievo senza quei vecchi anacronistici, che ti viziano, ti consigliano, si preoccupano, ti fanno continuamente le raccomandazioni. Io non lo so direttamente, me lo raccontano. Pensate che non ho rapporti neppure con la persona da cui mi hanno clonato. Così siamo più liberi.
Prof. Liberi? Ma lo dice anche lei?
Ennio. Liberi nel Sistema Condizionato, prof, certo che lo sa.
Prof. Sì, era quello che volevo dire. E cosa vi insegnano a scuola? Ci sono ancora le scuole, vero? Non sono più aggiornato.
Ingegnere. Solo un anno. Noi nasciamo già grandi, abbiamo già le capacità innate, quelle acquisite dal nostro clone.
Prof. Per cui se uno è laureato potreste anche non mandarlo affatto a scuola?
Ingegnere. No un anno è obbligatorio, per disintossicarci dalle idee malsane dei vecchi nati da due genitori, come lei, poverino.
Prof. Io vi invidio, penso che lassù avete raggiunto la Piena Felicità
Ingegnere. Abbiamo abolito anche questo concetto. Noi “siamo” e basta. Certe volte a guardare dalle nostre capsule la Terra illuminata…
Prof. Uno spettacolo fantastico, non è vero? Un’arancia blu, mi ricordo benissimo.
Ingegnere. No adesso non è più blu, è grigia, non vedete quanta polvere! Io quando guardo la Terra mi viene quasi da… svenire. Poi se penso che voi volete ancora scegliere, giudicare, amare…
Prof. Oh no, ingegnere, lei esagera.
Ingegnere. Non esagero. Voi amate! I vostri centri sensori vi spingono continuamente a una scelta. E scegliere è un atto di amore. Voi avete ancora la vostra maledetta libertà.
Prof. Adesso lei ci offende, ingegnere.
Ingegnere. Mi lasci finire. Voi avete ancora la vostra liberta: libertà di muovervi, di oziare, di ridere, di piangere, di amare. Quel che vi manca è un minimo di ordine. Ma state attenti, ho paura che lassù, dove sta venendo fuori una generazione dura e pura, ho paura che qualcuno pensi già di espandersi…
Ennio. Come? A colonizzare la Terra, ingegnere? Ma se è la nostra patria d’origine, non dimentichiamolo.
Prof. E poi, ingegnere, la Terra come potrebbe essere degna di interesse? Così povera, inquinata, imperfetta…
Ingegnere. (sottovoce) Ma viva!
Prof. Come? Non ho capito. E perché allora è ritornato, siete ritornati?
Ennio. Io per curarmi da un grosso esaurimento. Mi hanno licenziato, scartato dal Programma Lunare.
Prof. Anche lei ingegnere? È venuto anche lei a ricaricarsi?
Ingegnere. No io… sono ancora incerto… ma io forse… sono venuto per restare!
(si sentono cani che abbaiano alla Luna)
Un nano sulle spalle di un gigante