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Se si tocca l’articolo 18: SCIOPERO GENERALE

Se si tocca l’articolo 18: SCIOPERO GENERALE

articolo 18

Elnagh: morire a 60 anni

Elnagh: morire a 60 anni

(riceviamo dai dipendenti Elnagh questo comunicato che volentieri pubblichiamo)

Il titolo, volutamente provocatorio, denuncia una fine crudele e spietata per un essere umano; pensiamo sia altrettanto crudele però per un marchio storico, per un’azienda che ha lottato per oltre 60 lunghi anni e che ora è giunta al suo infame destino.

Elnagh, fondata più di 60 anni fa, è stata per moltissimi anni il simbolo dei veicoli riscreazionali (caravan prima e camper poi), temuta e rispettata dalla concorrenza italiana ed europea.

Intorno al 2.000, per motivi anagrafici il fondatore cedette la società a imprenditori emergenti, che poi si rivelarono senza scrupoli e per quello che in realtà erano: sciacalli-uomini di finanza in cerca di facili guadagni.

Gli anni a seguire furono quelli dello “sviluppo” tecnologico, l’ammodernamento delle strutture lombarde e il potenziamento di 3 poli produttivi esistenti (1 di proprietà e 2 terzisti), per soddisfare una richiesta di mercato che si aggirava intorno ai 3.500 veicoli l’anno.

La fusione con altri due marchi nazionali, anch’essi di nota fama e molto apprezzati sul mercato italiano ed europeo, doveva essere il punto di svolta (e di rientro dei fondi investiti).

Purtroppo, insieme con altre operazioni speculative esclusivamente finanziarie, creazione ad hoc di altre società nella società per trarne massimo profitto (effetto scatole cinesi) e a un netto calo del marcato di settore, questa operazione scoprì il vaso di Pandora… pieno di debiti e finanziamenti accesi con diversi istituti bancari, e ricchi manager incompetenti si susseguirono alle più alte cariche di una società “mastodontica” e già destinata al fallimento.

Arrivando ad oggi? I mercati, europeo e italiano, negli ultimi 10 anni hanno avuto un’inflessione circa del 10%, la big society (Sea S.p.A. Società Europea Autocaravan) che al momento, dopo aver creato e distrutto altri marchi, include 3 brand Elnagh, McLouis e Mobilvetta (toscani) ha perso più del 30%. Le mire di questi incapaci erano grandiose, più di 10mila veicoli prodotti e venduti, su 3 marchi, all’anno senza pensare minimamente a coltivare commercialmente i propri clienti, sviluppare politiche di qualità migliore per affrontare numerosi ed agguerriti concorrenti nascenti o già esistenti; non si sono superati i 5.000 pezzi per anno negli ultimi 3 anni.

La crisi di mercato e la fetta di torta da dividere sempre in più parti hanno fatto il resto!

Mercati in cui il marchio Elnagh era fiorente, fortemente voluto, riconosciuto ed annoverato sono tuttora scomparsi e/o riluttanti, non stiamo a citare i numeri (reperibili in qualsiasi statistica ufficiale di settore). Ciò ha provocato la chiusura dei 2 terzisti e il trasferimento, per vendita dallo storico immobile di proprietà di Zibido San Giacomo-Mi all’attuale (in affitto) di Trivolzio-Pv.

In due gestioni separate (dal 2.000 al 2.006 e poi dal 2.006 a fine 2.010) l’azienda dichiara d’aver perso oltre 270 milioni di Euro(si pensi che per risanare i territori alluvionati della Liguria ne siano stati stanziati meno di 70).

I manager, strapagati, straviziat e stravoluti dai vari amministratori delegati sono usciti dall’azienda con tasche talmente piene che credo possan far invidia a molti “banchieri”… il risultato purtroppo è dell’inevitabile “pesantezza” strutturale rimasta (stabilimento sovradimensionato per volumi stimati di produzione e di mercato), i piani industriali (fantasiosi e ridiscussi in più occasioni) presentati agli organi competenti sono stati disattesi e violati in ogni forma, dipendenti malcontenti, e linea di Trivolzio (principalmente coinvolta nella produzione del marchio Elnagh) fortemente a rischio di chiusura, con più di 100 famiglie in difficoltà!

Provincia di Pavia e Regione Lombardia, inesistenti! Nessun cenno di chiarimento con l’attuale direzione che tende a discolparsi per i devastanti danni creati dai predecessori ma che, a nostro parere, è evidentemente disinteressata a salavare i posti di lavoro.

Elnagh, più di 60 anni di storia buttati nel CESSO in meno di 7. E’ UNA VERGOGNA!

BRIDGEPOINT, fondo azionario attualmente proprietario del gruppo SEA, per colpa di questa inappropriata gestione è fortemente indebitata con diversi istituti bancari, questi ultimi ora chiedono la definitiva risoluzione dei numerosi bilanci chiusi in passivo. Il temuto risultato è quello di “annientare” uno degli stabilimenti più gravosi, quindi temiamo sia stabilito che il capro espiatorio di tutti i mali sia il polo di Trivolzio.

La cassa integrazione, richiesta e sfruttata a singhiozzo, si pensa che sarà a tempo indeterminato fino a completo “svuotamento” dei beni aziendali e, di fatti, ne sono prova la frenesia e il tentativo di “vendere” il prodotto finito stoccato a parcheggio e la dislocazione in strutture esterne, presso fornitori di servizio, del magazzino ricambi e accessori del gruppo ed il conseguente smontaggio dello spazio ad esso dedicato nel polo lombardo.

Con quest’articolo chiediamo CHIAREZZA E DIALOGO per una pacifica risoluzione, nella speranza che ciò sia orientato al mantenimento dei posti di lavoro, per cui offriamo sacrificio ed onestà e chiediamo di esser ugualmente ripagati.

Spero sia data massima visibilità a questo annuncio.

I DIPENDENTI DEL POLO LOMBARDO SEA. Trivolzio – Pavia

P.S. da Eddy Rsu Fiom “Una pessima gestione dei soliti dirigenti improvvisati che ha fatto  in 5 anni un buco di 309 milioni di euro, lascerà 130 lavoratori a casa in mobilità chiudendo lo stabilimento lombardo e trasferendo il lavoro negli altri siti del gruppo, tra Toscana e Umbria. Siamo nel 150° anno dell’unità di italia ma da parte dei lavoratori e sindacati Toscani e Umbri non abbiamo ricevuto nessun segno di solidarietà, anzi ci risulta che stanno facendo gli straordinari e nei programmi produttivi di Febbraio porteranno nelle loro produzioni i 120 Camper Elnagh che avremmo dovuto produrre a Trivolzio……su richiesta dei padroni si prendono il lavoro che avrebbe garantito il pane a noi……..”

Ribellione dei Sindaci a Cremona. Vittoria spettacolare!

Cremona

Cremona. Palazzo Municipale

A Cremona Sindaci determinatissimi riescono a sventare i progetti di privatizzazione dell’acqua.

Ribellione dei sindaci di Cremona!!!!!!!!!!!!!

E’ successo quello che non osavamo sperare!!!

Il presidente dell’Amministrazione Provinciale Salini con pressioni enormi esercitate in questi giorni sui sindaci di tutto il territorio ha cercato disperatamente di far mancare il numero legale oggi alla Conferenza dei Comuni, convocata l’ultimo giorno possibile per l’espressione del parere obbligatorio e vincolante. Purtroppo per lui ha fatto i conti senza l’oste, ovverosia la correttezza di alcuni sindaci (pochi ma buonissimi) della sua stessa parte politica. Che si sono presentati ugualmente, garantendo così il RAGGIUNGIMENTO DEL NUMERO LEGALE! Certificata la presenza iniziale di 62 sindaci su 115 i lavori sono iniziati, un sindaco è scappato (evidentemente era una “lepre”) e si è persa un’ora di dibattimento preliminare poiché il presidente della Conferenza, sindaco Leni, sosteneva che non raggiungendo i sindaci presenti con la sommatoria delle loro quote la maggioranza qualificata (50 per cento più uno degli abitanti della provincia, pari a 362.061/2=181.031) necessaria per votare l’approvazione del piano d’ambito era inutile votare. Alla fine, siccome di fronte a lui c’era una assemblea ferma nel pretendere la messa ai voti dei punti all’ordine del giorno, ha tentato il colpo basso e ha dichiarato conclusa l’assemblea, scappando letteralmente dalla sala con una invero mirabile accelerazione, accompagnato da risate, sguardi allibiti e improperi dei colleghi e degli astanti. A quel punto l’intera assemblea, ribellatasi al sopruso inaudito (poiché il gioco era ormai scoperto), ha continuato la sessione regolarmente registrando l’uscita (meglio la fuga) di un sindaco (Leni) e ha messo ai voti il piano d’ambito, che ha riscosso l’UNANIMITA’ di voti CONTRARI!!!

E’ stata in seguito messa ai voti ed approvata all’unanimità la destituzione del presidente della Conferenza sindaco Leni ed immediatamente dopo approvata all’unanimità anche la destituzione del cda dell’Ufficio d’Ambito.

Non abbiamo mai visto tanti sindaci così arrabbiati e compatti: e però le ragioni c’erano tutte, poiché il comportamento del presidente Leni, spalleggiato vanamente dal direttore generale dott. Boldori, era la letterale goccia che ha fatto traboccare un vaso riempito di tanti soprusi e comportamenti antidemocratici e lesivi della dignità di sindaci e cittadini succedutisi nelle ultime settimane. Molte persone stasera hanno commentato che non avevano mai assistito a una indegnità simile.

Tornando al piano d’ambito: la votazione finale non raggiunge in peso ponderale la quota necessaria a bocciarlo ufficialmente, ma (secondo le valutazioni dei più, noi compresi) non importa poiché:

1) i sindaci si sono espressi in una assemblea validamente convocata entro i termini previsti, corroborata dal numero legale previsto dalle norme (anzi superato di due unità) ed hanno espresso un parere che deve essere dunque considerato vincolante: questo impedirà al presidente Salini di invocare la norma del silenzio-assenso;

2) la legge regionale prevede che il piano d’ambito per essere approvato riceva il 50 per cento +1 di voti a favore. Questo piano d’ambito ha avuto (in ordine di tempo) 102 sindaci che ne chiedevano unanimemente la revoca e, una settimana più tardi, l’unanime contrarietà di 60 sindaci per un totale di più di 137.000 voti/abitante. Voti a favore: 0.

Tecnicamente il presidente Salini potrebbe arrampicarsi sui vetri e portare ugualmente il piano d’ambito in Regione, appellandosi al fatto che quel piano non è stato ufficialmente bocciato. E probabilmente lo farà, poiché per lui ottenere la privatizzazione del servizio per qualche ragione che cominciamo ad intuire bene (e come noi l’hanno intuito molti sindaci) è vitale. Ma dovrà dimostrare che quel piano è stato approvato, senza poter portare neppure mezzo voto a favore. E trovandosi di fronte a sbarrargli la strada, da stasera, 60 sindaci letteralmente indignati e inviperiti.

Il presidente Salini dopo questa sera ha perso la faccia ed ogni credibilità politica.

Si tratta di una VITTORIA SPETTACOLARE!!!!!!!!!!!! Noi stessi eravamo quasi certi che i sindaci non sarebbero stati presenti in numero sufficiente perché sappiamo che le pressioni che hanno ricevuto sono state terrificanti. E invece i sindaci della provincia di Cremona questa sera hanno dato una sonora, storica, brillante, commovente lezione di democrazia a tutti i loro colleghi assenti (a cominciare dai sindaci dei due centri più popolosi della provincia, pure loro ormai squalificati e delegittimati agli occhi dei loro amministrati) e hanno dimostrato ai cittadini che non si fanno mettere i piedi in testa. Hanno lasciato l’aula della Conferenza tra due ali di popolo dell’acqua che li applaudiva fragorosamente!

Questa è una grande serata per l’acqua pubblica, aperta da un corteo partecipatissimo e accompagnata da un presidio come sempre numeroso, chiassoso e allegro.

La vittoria di questa sera è senz’altro dei sindaci del territorio, ma non sarebbe stata possibile senza la meravigliosa risposta corale e la spinta commovente di centinaia di cittadini.

A tutti loro va il grazie dell’intero popolo dell’acqua nazionale.

Siamo contenti di poter dire che a Cremona questa sera i sindaci si sono riuniti ai loro cittadini.

Da domani si lavora al percorso successivo, questa sera si festeggia.

Dedichiamo questa nuova vittoria a Umberto Chiarini, che ci ha lasciato questa estate e sarebbe stato sicuramente con noi ad esultare questa sera.

“Siamo i partigiani della Costituzione”

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Quei 300 milioni di euro li paghino loro

Parlamento

(Tratto da una lettera a Liberazione)

Cara “Liberazione”, il Governo boccia l’”Election Day”, facendo spendere a noi circa 300milioni di euro. Per interessi esclusivamente loro non vogliono l’Election Day? Purtroppo hanno loro il potere in mano. C’è una soluzione per ristabilire un pò di equità: i 350milioni di euro li devono pagare dai loro conti personali i menbri del Governo e i parlamentari loro sostenitori.

Roberto F. via e-mail

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Lettera di una madre per un figlio che non c’è più: fermiamo questa strage

Cara “Liberazione”, ti invio una lettera che ci dovrebbe invitare alla riflessione… Tutti quanti. L’ha pubblicata Graziella Marota, madre di Andrea Gagliardoni sul suo profilo Facebook. Io spero, o perlomeno voglio credere, che ci sia almeno un mezzo d’informazione in Italia che avrà il coraggio di pubblicarla integralmente!

Marco Bazzoni operaio metalmeccanico Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Firenze

“Liberazione” fa della battaglia per la sicurezza e contro gli omicidi sul lavoro uno dei fondamenti del suo impegno e della sua stessa esistenza. Per questo, nonostante lo spazio esiguo e la lunghezza della lettera facciamo un’eccezione.

TESTO DELLA LETTERA

Andrea aveva 23 anni quando, il 20 giugno 2006, è rimasto con il cranio schiacciato da una macchina tampografica non a norma. Andrea voleva imparare a suonare la tromba, come se la chitarra da sola gli andasse stretta.Perché a quell’età la taglia dei desideri si allarga e non stai più nei tuoi panni dalla voglia di metterti alla prova, conoscere, guardare avanti. Da li a quattro giorni pure la metratura della sua vita sarebbe lievitata di colpo: dalla sua camera da ragazzo, in casa dei genitori,a un mini appartamento, acquistato dai suoi con un mutuo, a metà strada tra Porto Sant’Elpidio e la fabbrica Asoplast di Ortezzano, dove aveva trovato lavoro come precario per 900 euro al mese. Andrea voleva imparare a suonare la tromba, ma non ha fatto in tempo: una tromba che, rimasta là dov’era in camera sua, suona un silenzio assordante. E neppure l’appartamento è riuscito ad abitare: doveva entrare nella nuova casa sabato 24 giugno 2006, se ne è andato il 20 giugno di 4 anni fa. Oggi Andrea avrebbe 28 anni ma è morto in fabbrica alle sei e dieci dell’ultimo mattino di primavera. E suonerebbe ancora la chitarra con i Nervous Breakdwn e non darebbe il suo nome a una borsa di studio. Sarebbe la gioia di sua mamma Graziella e non la ragione della sua battaglia da neo cavaliere della Repubblica, per cultura sulla sicurezza. Una battaglia finita con una sconfitta dolorosa: nel nome del figlio e a nome dei tanti caduti sul lavoro, senza giustizia: Umbria-Oli, Molfetta, Thyssenkrupp, Mineo… Sono solo le stazioni più raccontate di una via Crucis quotidiana, che per un po’ chiama a raccolta l’indignazione italiana, che poi guarda altrove. Le morti si fanno sentire, ma le sentenze molto meno, quando passano sotto silenzio anche per una sorta di disagio nell’accettarle e comunicarle. I responsabili di questa orrenda morte sono stati condannati a otto mesi di condizionale con la sospensione della pena, anche se il Procuratore generale del tribunale di Fermo aveva parlato «di un chiaro segnale perché questi reati vengano repressi con la massima severità». Andrea è stato ucciso per la seconda volta. La tragedia è finita nel dimenticatoio, con alcune frasi fatte e disfatte, tipo non deve più accadere, basta con queste stragi, lavoreremo per migliorare la sicurezza. Parole piene di buone intenzioni, che lo spillo della smemoratezza buca in un momento. Parole al vento! Alla fine anche Andrea si è perso tra i morti da stabilimento e da cantiere: martiri del lavoro che fanno notizia, il tempo di commuovere, che non promuovono ronde per la sicurezza, spesso rimossi pure nei processi. Tragedie quotidianamente dimenticate da un Paese ignavo e incurante. La tromba silente di Andrea a suonare la sua ritirata. Questo è quanto accade a tutti i morti sul lavoro; di loro restano solo dolore e angoscia dei familiari ma giustamente questo non fa notizia: una mamma che piange tutti i giorni, che guarda sempre la porta di casa aspettando che il suo Andrea rientri perché spera che tutta la sofferenza che sta vivendo sia solo un brutto sogno… Ma tutto ciò non importa a nessuno! Questa è la tragica realtà, di chi rimane e si rende conto di essere emarginato e dimenticato da tutti. Forse ciò che gli altri non conoscono è la realtà del “dopo” di queste tragedie… La vita per i familiari viene stravolta dal dolore e dalla mancanza della persona cara, ti ritrovi a lottare giorno per giorno per sopravvivere e se sei forte riesci in qualche modo a risollevare la testa da quel baratro di depressione in cui sei caduta, altrimenti sprofondi sempre di più! Ti accorgi che sei lasciato solo a te stesso… manca il sostegno psicologico, sono assenti tutte le istituzioni e nessuno è disposto ad ascoltare il tuo dolore perché il dolore fa paura a tutti! Speri nella giustizia ma questa si prende beffa di te, perché otto mesi e sospensione della pena per chi ha ucciso tuo figlio mi sembra una vergogna per un paese che si definisce civile… Vogliamo parlare dell’Inail, questo ente che ogni anno incassa milioni di euro? Ebbene la morte di Andrea è stata calcolata 1.600 euro e cioè rimborso spese funerarie, allora mi chiedo ma la vita di mio figlio che è stato ucciso a soli 23 anni, per la società non valeva nulla? Eppure io quel figlio l’ho partorito, l’ho amato, curato e protetto per 23 anni, era il mio orgoglio e la mia felicità, e quindi tutto diventa assurdo e inaccettabile! Nemmeno l’assicurazione vuole pagare il risarcimento e a distanza di 4 anni e mezzo dovrò subire ancora violenze psicologiche tornando di nuovo in tribunale e ripercorrere ancora una volta questa tragedia… descrivere come è morto Andrea, come lo hanno trovato i colleghi di lavoro, come ho vissuto dopo e come continuo a vivere oggi… Credetemi una pressione che non riesco a sopportare più. Per terminare, anche l’amministrazione comunale di Porto Sant’Elpidio si rifiuta di dare una definitiva sepoltura al mio angelo! Allora mi chiedo e lo chiedo a voi che state ascoltando questa lettera: la vita di un operaio vale così poco? E’ un essere umano come tutti e se per i soldati morti in “missione di pace” si fanno funerali di Stato, per i 1.300 operai che muoiono ogni anno per la mancanza di sicurezza, cosa viene fatto? Nulla, perché non sappiamo nemmeno nome e cognome… sono solo numeri che fanno parte di una statistica.

Termino questa lettera con un appello disperato: fermiamo questa strage che serve solo a far arricchire gli imprenditori e a distruggere le famiglie! Ogni essere umano ha diritto alla propria vita e non si può perderla per 900 euro al mese!

Graziella Marota mamma di Andrea Gagliardoni

01/02/2011

REFERENDUM ACQUA : BATTERE LE POLITICHE LIBERISTE SI PUO’

Con il via libera della Corte Costituzionale a due dei tre quesiti referendari promossi dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua una prima vittoria è già stata conseguita.

Abbiamo sempre detto che “si scrive acqua e si legge democrazia”, ovvero che, su un bene essenziale che a tutti appartiene, devono essere le donne e gli uomini di questo Paese a poter decidere : ora tutto questo diventa possibile e nella prossima primavera il popolo italiano potrà pronunciarsi.

E potrà finalmente decidere se l’acqua debba -come i movimenti chiedono- essere riconosciuta un bene comune e un diritto umano universale o continuare ad essere considerata una merce per i profitti dei capitali finanziari e delle grandi multinazionali.

E’ questo il secondo risultato già conseguito: per la prima volta, il pensiero unico del mercato non è più una legge divina, inconfutabile e indiscutibile, bensì una scelta politica, che come tale può essere discussa, confutata e battuta.

Lo hanno già fatto gli oltre 1,4 milioni di donne e uomini che hanno sottoscritto i quesiti referendari, lo potrà ora fare l’intero popolo italiano.

E’ con grande soddisfazione che ci apprestiamo quindi a lanciare la fase decisiva della battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua, un percorso che ha permesso a questo Paese di confrontarsi con una nuova realtà : una amplissima coalizione sociale dal basso, senza padrini politici, senza potentati economici e nel più totale silenzio dei grandi mass media, che è riuscita ad imporre all’agenda politica e istituzionale un tema fondamentale come quello dell’acqua e che, per farlo, non si è affidata ad alcun vecchio o nuovo populismo rappresentativo, bensì ha costruito un percorso reticolare fatto di partecipazione e mobilitazione di tante donne e uomini alla loro prima esperienza di attivismo sociale, di connessione tra comitati locali, reti e associazioni nazionali, di obiettivi comuni tra culture ricche e differenti.

Da questo punto di vista, la chiarezza con cui la Corte ha cassato il quesito sull’acqua proposto dall’Italia dei Valori va salutata con altrettanta soddisfazione : perché era un’iniziativa che cercava -in modo peraltro confuso e contradditorio- di mettere il cappello su un’esperienza che cappelli non ne ha mai voluti : il referendum è uno spazio pubblico a cui vogliamo che tutti partecipino, non uno spazio privato di cui qualcuno possa impossessarsi.

La battaglia dell’acqua è un percorso che viene da lontano e che ha sedimentato in anni di lavoro una nuova narrazione sui beni comuni, un percorso fatto di proteste e di proposte : alle lobbies di Federutility e di Anfida ( i poteri forti della privatizzazione dell’acqua), a cui piace denigrare dicendo che vogliamo trasformare l’Italia nella Corea del Nord, diciamo che una nostra proposta di legge, con oltre 400.000 firme giace da oltre tre anni nei cassetti delle commissioni parlamentari, senza che alcuna delle attuali forze politiche parlamentari si sia posta il problema di leggerla o di discuterla.

Ma non potranno nascondersi oltre : da subito, non solo chiediamo, ma esigiamo che sia approvato un decreto di moratoria sugli effetti dell’attuale ‘Legge Ronchi’ : troviamo infatti inaccettabile, nel merito e nel metodo, che su una normativa che tra qualche mese potrebbe essere abrogata, si continui a procedere, accelerando le privatizzazioni in tutti i territori.

Chiediamo inoltre, e faremo tutti i passi istituzionali necessari, che si opti da subito per l’accorpamento della data del voto referendario con quella delle prossime elezioni amministrative : una richiesta di buon senso in un paese normale, un obiettivo di lotta in questo paese dalla democrazia smarrita.

Adesso si apre la fase più importante di questa battaglia di civiltà : ottenuti i referendum, occorre costruire una sorta di grande agorà, di confronto e discussione capillare in ogni angolo del paese per costruire conoscenza e partecipazione.

Con una grande consapevolezza di partenza : con i referendum sull’acqua -e il concomitante quesito contro il nucleare- si apre per questo paese la straordinaria opportunità di conseguire, dopo decenni, una prima grande vittoria popolare contro le politiche liberiste.

Per questo riteniamo che il filo comune che lega le mobilitazioni per l’acqua a tutte le lotte territoriali per i beni comuni, alle mobilitazioni studentesche e del mondo della ricerca e della formazione, alle lotte dei precari e dei lavoratori metalmeccanici debba divenire trama di un nuovo tessuto sociale che, sulla riappropriazione collettiva dei diritti sociali e dei beni comuni e sulla loro gestione partecipativa, indichi un nuovo modello di società.

Fuori dalla loro crisi, dentro le nostre speranze di futuro.

Marco Bersani – Attac Italia

Liberazione 14/01/11

Appello della segreteria nazionale dell’Anpi affinchè sulla vicenda Fiat si trovino “soluzioni ampiamente concertate”.

http://www.anpi.it/alla-fiat-trovare-soluzioni-concertate

“Alla Fiat trovare soluzioni concertate”

Appello della segreteria nazionale dell’Anpi

Appello della segreteria nazionale dell’Anpi affinchè sulla vicenda Fiat si trovino “soluzioni ampiamente concertate”.

Questo il testo del comunicato diffuso oggi 5 gennaio.

“L’ANPI, custode dei valori di libertà, pace ed eguaglianza che hanno mosso

l’agire coraggioso e responsabile degli antifascisti, dei partigiani e da ultimo

dei padri costituenti, non può che ribadire con forza e determinazione

l’inalienabilità del diritto per tutti ad un lavoro dignitoso e civile, fondamento

primo della nostra Repubblica.

La Costituzione, in questo senso, fornisce un dettato chiaro e non

manipolabile: condizioni di lavoro rispettose della dignità personale e delle

esigenze materiali dell’individuo, libera rappresentanza sindacale.

Questi sono i principi che devono guidare l’agire di coloro che in questi giorni

hanno la responsabilità di decidere il futuro di migliaia di lavoratori: governo,

FIAT, forze sindacali. Ogni passo che tenda a sovvertirli rischia di sovvertire

lo stesso impianto democratico del Paese, che ad oggi ha sempre garantito

stabilità e civile convivenza.

L’ANPI fa quindi appello affinché sia massimo lo sforzo per trovare soluzioni

ampiamente concertate e affinché il necessario sviluppo economico non sia

in nessun caso disgiunto dalle regole e dai diritti”.

Da gennaio, pensioni ridotte per 5,5 milioni di pensionati

Tratto dal seguente sito: http://www.spi.cgil.it/

Spi Cgil: il governo intervenga!

Dal primo gennaio 2011, a meno di modifiche dell’ultima ora da parte del governo, circa 5 milioni e mezzo di pensionati si ritroveranno con una pensione ridotta. A farne le spese, denuncia lo Spi Cgil, saranno coloro che percepiscono più di 1.100 euro netti al mese (1.380 lordi, compresa eventualmente anche la seconda pensione). Scade, infatti, in questi giorni l’accordo governo-sindacati stipulato nel 2007, col quale, oltre all’aumento delle pensioni fino a 800 euro al mese, si decideva che l’adeguamento annuale all’andamento dei prezzi venisse potenziato per i tre anni successivi.

” CI COMPRATE LA VITA PER 1200 EURO”, lettera di un cassaintegrato a Marchionne


” CI COMPRATE LA VITA PER 1200 EURO”, lettera di un cassaintegrato a Marchionne

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24.12.2010 00:14

Dott. Marchionne
il suo mi è sembrato un ragionamento antico,morto.
Lei dice che lavora 18 ore al giorno?
Visto che dichiara di amare la cultura, la letteratura, l’arte Le chiedo dove trova il tempo per leggere un libro, per ammirare un opera d’arte, per vedere un film.
Le chiedo quando sta con i suoi figli, quando gioca con loro,le chiedo quando fa l’amore con sua moglie.

Un’operaia si alza al mattino alle 5 per il primo turno rientra a casa dopo le 14 ,pulisce casa, fa la spesa , va a recuperare il figlio al post scuola , con tutti i sensi di colpa che ha una mamma che non riesce a stare con suo figlio come dovrebbe e vorrebbe. E poi i compiti ,il calcio , prepara cena , sparecchia lava i piatti , metta a letto il bambino, una carezza da mamma …
E arrivata mezzanotte sono 19 ore che l’operaia è in piedi e domattina alle 5,00 suona la sveglia.
Tutto per 1200 Euro al mese.
Dott. Marchionne lei mi dice “Io vendo macchine” Le ricordo che queste macchine le fanno gli uomini, lei sta parlando di persone, esseri umani.

Di persone che si vantano di lavorare 20 ore al giorno ne ho piene le tasche , lei ci propone un modello che è la morte di questa nostra vita, che è un non vivere, che non ti permette di sognare, non c’è spazio per l’arte, la cultura,non c’è spazio per l’amore verso tuo figlio verso il proprio compagno.

Tutto questo non vivere ci circonda, ne vediamo i risultati nelle famiglie sfasciate, ruoli di genitori annullati, una società violenta frustrata dalle continue umiliazioni. Ci comprate la vita per 1200 euro al mese.

Sono quelli come lei, i responsabili, voi col vostro sistema che arricchisce pochi e umilia e annulla tanti.

Lei Dott. Marchionne dice “è il mercato che detta queste regole, per essere competitivi per salvarci non abbiamo alternative”.
Il mercato è fatto dagli uomini, lei dott. Marchionne sta impegnando tutte le sue energie (20 ore al giorno) per sostenere questo sistema che annulla l’uomo, lei dott. Marchionne questo sistema lo ha fatto suo.

Sa perché non la stimo dott. Marchionne perché io ho stima per persone che si spendono per migliorare le condizioni di vita in cui viviamo, persone che mettono la propria intelligenza al servizio dell’uomo.

Lei dott. Marchionne ha sbagliato direzione sta sbagliando strada.
Sta tirando la volata delle multinazionali del capitalismo selvaggio, dove l’uomo è solo uno strumento da utilizzare per l’arricchimento di pochi sui tanti.
Lei è responsabile di questo.

Un cassaintegrato (1 dicembre 2010)

Fonte: nuovasocieta.it

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