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Incontro dibattito: il Venezuela e l’America Latina oggi

Incontro dibattito: il Venezuela e l’America Latina oggi

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L’abbandono di bambini in Grecia

L’abbandono di bambini in Grecia
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In Grecia sono decuplicati i casi di abbandono di bambini, e non solo quelli appena nati, lasciati ad istituti di carità dai genitori non più in grado di sostenerli. A causa della politica dei tagli imposta dall’Europa e dalla Bce in Grecia è stato fortemente ridotto il servizio di mensa scolastica nelle scuole dell’obbligo. Il risultato è che lo stesso ministro della pubblica istruzione ha dovuto riconoscere lo stato di profonda indigenza e il moltiplicarsi del fenomeno della sottoalimentazione nei scolari greci. La Grecia è la culla della civiltà europea eppure viene massacrata ogni giorno senza pietà dalle ricette neoliberiste e dai piani draconiani di taglio dello stato sociale. Il trattato firmato il 30 gennaio a Bruxelles accentuerà ancora di più la spinte alla grande depressione. Si salvano le banche e si affondano le nuove generazioni nella miseria.

La speculazione finanziaria

La speculazione finanziaria

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Borghesi e proletari

Borghesi  e proletari

(Nella foto: vogliamo passare le feste natalizie così)

C’è qualcosa di pateticamente sconfortante nella dichiarazione con cui Pierluigi Bersani ha provato a scrollarsi di dosso l’imbarazzante affondo di Elsa Fornero contro l’articolo 18.

«Abbiamo appena digerito la manovra sulle pensioni – ha mugugnato – ci si lasci almeno passare in serenità il Natale».

Giusto, rimandiamo tutto a dopo l’Epifania, che tutte le feste le porta via. Dopo, si potranno mettere le mani anche lì. E vedrete che una resistenza dei Democrats sarà al dunque alquanto blanda.

Perché? Per la semplice ragione che quando pensi ai lavoratori e agli imprenditori non già come a portatori di interessi di parte, ma come ad una comunità solidale che opera sotto la luminosa stella del capitale; quando fai tua, senza riserve, la cultura d’impresa; quando attribuisci ad essa una funzione quasi demiurgica, finisci per guardare con sospetto, diffidenza, se non con aperta ostilità, a tutto quanto rappresenta per essa un impaccio: dai diritti individuali dei lavoratori ai vincoli contrattuali, fino allo stesso sindacato, ove questo non si acconci a trasformarsi in docile strumento aziendale.

Diceva Vazquez Montalban che il livello più alto della lotta di classe si verifica quando la classe dei proprietari nega perfino l’esistenza della classe dei proletari. Qualcuno avverta Bersani.

21/12/2011 Liberazione

L’oro blu sotto la sabbia libica che fa gola alle multinazionali

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che fa gola alle multinazionali

Simonetta Cossu
Il Cnt, il Consiglio nazionale transitorio libico si appresta a trasferirsi a Tripoli. Nella capitale tutto scarseggia. Moltissimi non hanno cibo e nemmeno più un tetto, l’acqua è diventata più preziosa del petrolio tanto che ormai costa più della benzina. Ed è la sete in un paese dove la temperatura raggiunge i 40 gradi, l’emblema dell’emergenza umanitaria che tormenta la Libia dopo sette mesi di guerra. Ma parra strano in un paese ricoperto di sabbia, l’acqua non scarseggia, anzi sotto le dune del Sahara si trova la riserva più grande del mondo tanto da spingere qualcuno a suggerire che non solo petrolio, uranio e gas sono il “premio” che gli alleati occidentali cercano in Libia.
E’ passata quasi in secondo piano, ma il mare di acqua dolce esteso quanto la Germania a soli 100 metri di profondità in terra libica, equivale ad un tesoro, non solo materiale ma anche politico in una regione dove l’acqua significa vita e sviluppo sia per la produzione agricola locale sia per l’esportazione in altre nazioni africane.
Si tratta del progetto GMMR (Great Man made River) mirato a portare l’acqua fossile dalla profondità del Sahara alla costa del Mediterraneo. Gheddafi aveva cominciato a costruirlo con ingegneri cinesi finanziandolo di tasca propria, senza cioè servirsi degli onerosi prestiti della Banca Mondiale ma anzi investendo generosamente nella Banca Africana e dando così un pessimo esempio per l’intero globo.
Il tutto ha avuto inizio negli anni ‘50, quando a caccia di petrolio, i libici scoprirono che nella parte meridionale del paese c’erano grandi quantità d’ acqua sotterranea. Si tratta del cosiddetto Nubian Sandstone Aquifer System, una riserva accumulatasi in milioni di anni che oggi si estende tra Libia, Egitto, Chad e Sudan per una superficie complessiva di 2 milioni di chilometri quadrati. Una volta preso il potere Gheddafi capì che quella era una risorsa molto più preziosa del petrolio e diede il via al grande progetto: costruire una grande rete di canali per portare l’acqua del Sahara, a Tripoli, Bengasi e nei centri lungo la costa Mediterranea dove vive il 70% della popolazione libica. Il progetto, venne definito da Gheddafi, ma non solo, “l’ottava meraviglia del mondo” ed è costato ad oggi 25 miliardi di dollari, prevede di scavare migliaia di pozzi a 500 metri di profondità e mettere insieme 5mila chilometri di condutture dal diametro di 4 metri, capaci di veicolare sino a 6 milioni di metri cubi d’acqua al giorno. Cosa di non poco conto se si considera che l’accesso all’acqua è stata per il governo libico fino a poco tempo fa considerato un diritto umano, per cui gratuito. Stando alle stime di consumo d’acqua calcolate nel 2007, la riserva dovrebbe bastare per dare da bere ai libici per altri 1000 anni.
Per realizzare tutto questo, i lavori di costruzione sono stati appaltati a molte aziende straniere. Stati Uniti, Corea, Turchia, Gran Bretagna, Giappone, Cina e Germania hanno dei contratti per ciascuna fase, e alcuni hanno lavorato per decenni in Libia. Dal momento che gli attacchi aerei della Nato sulla Libia hanno avuto inizio nel mese di marzo, la maggior parte dei cittadini stranieri sono tornati a casa, compresi quelli impiegati sul sistema idro.
Il progetto ha avuto riconoscimenti a livello internazionale tanto che l’Unesco nel 1999 ha accettato l’offerta della Libia di finanziare un premio che porta il suo nome, il Grande Man-Made River International Water Prize, il cui scopo è quello di premiare “il lavoro scientifico di ricerca sul consumo d’acqua nelle zone aride”. Gheddafi è stato spesso ridicolizzato in Occidente per sua la perseveranza nel perseguire un progetto così ambizioso. Termini come “un’utopia”, “progetto domestico e di vanità” sono spesso stati usati in Gran Bretagna e Usa dai media per descrivere gli sforzi nel portare a termine questa opera. Ma la verità è che si tratta di un sistema di condutture idriche di livello mondiale, e che spesso è stato visitato da ingegneri e progettisti stranieri che vogliono imparare dalla competenza libica dell’idro-ingegneria.
Il 22 luglio di quest’anno gli attacchi Nato che dovevano avere come scopo quello di proteggere i civili hanno colpito delle condutture d’acqua del GMMR. Per non sbagliare, sempre la Nato, ha pensato bene di colpire anche la fabbrica vicino Brega che produceva i tubi necessari a ripararle. Nel bombardamento sono rimaste uccise anche sei guardie. Inoltre gli attacchi aerei hanno colpito numerosi centri che fornivano energia elettrica, questo significa che le stazioni di pompaggio dell’acqua non operano più anche se le tubazioni sono integre. Questo spiega bene le ragioni della sete di Tripoli. (A proposito, attaccare essenziali infrastrutture civili è un crimine di guerra).
Oggi la fase finale del “Progetto Grande Fiume artificiale” è in stallo, ma siamo pronti a scommettere che ben presto qualche multinazionale, magari francese, si farà carico di portare a compimento l’opera.

04/09/2011 Liberazione

Festa di Rifondazione Comunista di Torrevecchia Pia

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Nichi Vendola e la “non-questione” palestinese

Alcuni giorni fa il Presidente della Regione Puglia Vendola ha ricevuto l’Ambasciatore di Israele ed al termine dell’incontro ha diramato un comunicato stampa contenente alcune sue dichiarazioni che giudico a dir poco allarmanti. Con la scusa della cultura ebraica e del relativo festival in Puglia – e di auspicabili futuri “rapporti economici, commerciali ed istituzionali” che stanno molto a cuore al governo israeliano – Vendola ha colto l’occasione per fare un vero e proprio panegirico dello stato di Israele, citando come suoi meriti “la trasformazione di aree desertiche in luoghi produttivi e in giardini”, e la capacità di Israele di “confrontarsi col tema mondiale del governo del ciclo dell’acqua, dell’energia e dei rifiuti con pratiche di avanguardia”.

Vendola forse non sa, o fa finta di non sapere, della distruzione sistematica di intere aree nei territori della Cisgiordania, occupati illegalmente da Israele, attraverso la costruzione di centinaia di insediamenti e di infrastrutture stradali spesso utili soltanto a separare scientificamente i villaggi abitati dai palestinesi ed a deturpare l’ambiente. Non sa, o fa finta di non sapere, che Israele ha trasformato “il deserto in giardini” grazie al furto sistematico e costante dell’acqua del popolo palestinese (valle del Giordano), della Siria (alture del Golan) e del Libano (area delle Fattorie di Shebaa)… e che lascia migliaia e migliaia di palestinesi vivere al limite della disidratazione.

Vendola parla, inoltre,della grande capacità di Israele di “valorizzare il patrimonio culturale” ignorando che il centro storico di Hebron – dove sono allocate le tombe dei Patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe – è tenuto in ostaggio da poche centinaie di coloni estremisti armati e protetti da migliaia di soldati israeliani. E che i pochi coraggiosi turisti che si recano a visitare Hebron sono accolti dai loro sputi, dal lancio di oggetti e dalle loro minacce. Vendola dimentica che la città Natale di Gesù, Betlemme, è oggi completamente cinta da un vergognoso muro.

Vendola non ricorda e non condanna i 60 anni di occupazione israeliana. Vendola non spende una parola sul muro e sull’apartheid. Vendola non chiede la liberazione degli oltre 10.000 prigionieri politici palestinesi racchiusi nelle prigioni israeliane, per la maggior parte detenuti senza alcun processo ma esclusivamente attraverso ripetuti provvedimenti amministrativi emanati senza alcuna giustificazione, come avvenuto per ben due anni all’attuale sindaco di Nablus, Adli Yaish, eletto democraticamente dai suoi cittadini. Vendola non spende una parola sull’operazione “piombo fuso”, che ha provocato a Gaza meno di due anni fa un massacro di civili, tra cui moltissimi bambini. E non dice una parola sull’assedio inumano a cui ancora oggi sono sottoposti gli abitanti dell’intera Striscia che vanno ricostruendo le loro case non “sulle” macerie ma “con” le macerie, non essendo consentito importare a Gaza alcun materiale edile.

Nulla di tutto questo…. Vendola si limita a fare il panegirico di Israele e pensa ad eventuali possibili affari. Forse Vendola ha realizzato che in Italia per fare carriera politica sia indispensabile diventare sionisti?

Raffaele Porta ordinario di Biochimica, Università di Napoli “Federico II”, presidente Osservatorio euro mediterraneo e del Mar Nero

05/05/2011 lettere a Liberazione

Il Prc esiste ma Fazio non lo sa perché guarda troppa tv

jaime_rai_defChe censura che fa. La Fds manifesta oggi sotto le sedi regionali Rai

«Crediamo che in Trentino abbiamo da rivendicare le tante attività svolte dai circoli territoriali, la nostra costante presenza in comitati, associazioni, nelle manifestazioni, in sintesi la nostra concreta e utile presenza sul territorio a fronte di una scarsa o assente copertura mediatica». Questo messaggio, con cui Rifondazione comunista e la Federazione della sinistra, annunciano il presidio di oggi pomeriggio della sede Rai di Trento, è una sintesi precisa della presenza sociale di quei soggetti politici invisibili ai radar della grande stampa. Anche a quelli ipersensibili di quello che dovrebbe essere il servizio pubblico.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, e che ha prodotto questa chiamata odierna sotto tutte le sedi Rai d’Italia, è stata l’infelice battuta di Fabio Fazio per cui Rifondazione comunista non esisterebbe più. Si tratta dell’ennesimo scivolone politico del conduttore genovese che, alla fine di ottobre, fu autore di un’indimentabile intervista “sdraiata” al «metalmeccanico»  Sergio Marchionne che un operaio vero per guadagnare quello che il suo ad s’intasca in un anno dovrebbe lavorare 160 anni. Mentre il presentatore guadagna in una stagione “solo” l’equivalente di 67 anni di salario meccanico. Per cui potrebbe dedicare anche parte del suo tempo a perfezionare la conoscenza di quanto accade fuori dal suo studio.  Allora verrebbe a sapere che Rifondazione è diffusa capillarmente dalla Val d’Aosta alla Sicilia con circa 47mila iscritti, seimila dei quali sono giovani. Ha eletto 14 consiglieri regionali e in tre regioni, Puglia, Toscana e Umbria, è in Giunta con un assessore. Apprenderebbe anche che il Pdci, l’altra anima della FedS, ha 22mila iscritti di cui il 35% proviene dalla Fgci, la federazione giovanile. Ha eletto 5 consiglieri regionali e suoi assessori sono presenti nelle giunte di Emilia Romagna e Liguria. Con un minimo di applicazione supplementare potrebbe anche venire a sapere che Socialismo 2000 e Lavoro e solidarietà, assieme a quei due partiti hanno avviato un percorso unitario che si chiama Federazione della sinistra, appunto. Ma è meglio che Fazio, per documentarsi, non si avvalga dei repertori Rai più recenti perché difficilmente troverebbe tracce di questo lavoro politico. «Rifondazione comunista esiste. Se Fazio non lo sa, forse guarda troppa televisione», dice il volantino che sarà distribuito oggi. Alle ultime elezioni, la Fds ha raccolto il 3,4% dei voti restando, a volte, fuori dalle assemblee elettive grazie a leggi elettorali fatte apposta per escludere il conflitto sociale dai luoghi della politica.
Oggi, dunque, le bandiere della FedS sventoleranno sotto i palazzi della Rai per chiedere al servizio pubblico la fine dell’oscurantismo. A Roma l’appuntamento è a Saxa Rubra per le 16 quando il portavoce della FedS Massimo Rossi, Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi e Gianpaolo Patta incontrareranno il presidente della Rai Galimberti.
«Siamo stati in tutte le piazze per la difesa dell’articolo 21 della Costituzione – spiega Rosa Rinaldi, della segreteria nazionale del Prc, ai microfoni del Federica Pezzoli Channel – e oggi ci riprendiamo la parola. Pensiamo che non esista più la libera informazione che ha il dovere di rappresentare la realtà così com’è. Paghiamo il canone, siamo cittadini, chiediamo solo il diritto di cronaca. E chiediamo diritto di replica. Se ci oscurano noi ci faremo sentire, rivendichiamo il diritto all’esistenza. Non vi chiediamo simpatia ma solo di esistere anche nell’informazione. Forse avete diritto a delle simpatie ma non alla censura». E Fabio Fazio? «Ci venga a trovare, vedrà quante persone militano e quello che facciamo tutti i giorni. Oggi ci troverà sotto una qualsiasi delle sedi Rai».
Sulla scia dei celebri elenchi della trasmissione “Vieni via con me”, la Feds ha preparato due volantini. Uno con i dieci buoni motivi per non censurare la Federazione, l’altro sulle ragioni per cui, invece, la censura c’è. Il primo spiega che l’informazione politica non può essere ridotta a spettacolo mediatico e che la Feds si batte per il diritto di tutti a essere informati. L’altro denuncia che il bavaglio avviene proprio perché, riducendo la politica a litigio fra leader mediatici, oscura chi costruisce lotte fuori e contro il bipolarismo.

Checchino Antonini in data:13/04/2011 Liberazione

Immagini del presidio contro la guerra in piazza Ducale a Vigevano

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Verso la mobilitazione nazionale del 2 aprile contro la guerra Le ragioni della pace si riprendono le città

Verso la mobilitazione nazionale del 2 aprile contro la guerra  Le ragioni della pace  si riprendono le città

Checchino Antonini

Contro la guerra per sostenere le lotte per la libertà dei popoli mediterranei, per l’accoglienza dei profughi, contro le occupazioni militari, per il disarmo e un’economia più giusta, per fermare i bombardamenti sulla Libia e aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica. Per tutto questo ci sarà una mobilitazione diffusa sabato prossimo, a Roma e in tantissime altre piazze d’Italia. Per tutto questo si sta già manifestando e si farà ancora dopo il 2 aprile. L’elenco delle adesioni alla giornata di mobilitazione è lunghissimo: dai partiti della sinistra alle reti di centri sociali e sindacati di base, dai collettivi studenteschi alla Fiom fino alle grandi associazioni Libera, Arci, Emergency. Ieri, a Trapani e Roma si sono tenute due manifestazioni no war.

Al grido di “Trapani non é in guerra. Riaprite l’aeroporto civile di Birgi”, un corteo è partito da Marsala per la piena riattivazione dello scalo civile chiuso dal 21 marzo per consentirne l’uso al 37mo Stormo dell’Aeronautica militare per i bombardamenti in Libia e di fronte al quale, nei giorni scorsi, c’è stato un presidio promosso da Rifondazione. Riferisce Marco Santopadre, direttore di Radio Città Aperta di Roma, che la protesta di ieri è stata organizzata da un comitato spontaneo composto da «operatori turistici e dipendenti aeroportuali. Massiccia la partecipazione di esponenti politici, amministratori locali, di rappresentanti della Camera di commercio e della Confcommercio. A manifestare anche studenti, tassisti, albergatori e lavoratori penalizzati dalla chiusura al traffico civile come i dipendenti dell’Airgest in presidio permanente». I No War romani si sono incontrati nel pomeriggio di fronte alla Bocca della Verità: «La vera protezione da garantire è quella per gli immigrati in fuga da guerre e miseria», spiegano i promotori del Coordinamento Romano “Niente sangue per il petrolio” che si prepara, insieme alle altre forze mobilitate nel resto d’Italia, sia alle piazze di sabato, sia ad un’altra giornata di lotta prevista per il prossimo 9 aprile.

Sul fronte della diplomazia dal basso, Carlo Petrini, fondatore di Slow food, immagina di mettere a un tavolo pescatori tunisini, egiziani, libici, marocchini e algerini a fare la pace con quelli italiani dopo tanti anni di competizione. Ieri Petrini ha sollecitato Genova a ospitare a fine maggio almeno 50 pescatori nordafricani in occasione di Slow fish. Non è un caso che Slow food faccia parte del percorso per il decennale delle giornate del Genoa social forum. Restando sotto la Lanterna bisogna ricordare le pacifiste e i pacifisti che da undici anni, da 461 mercoledì, contestano la guerra “umanitaria” in Afghanistan sui gradini del palazzo Ducale di Genova. Succederà anche oggi quando i pacifisti genovesi riproporranno dieci domande che smontano il senso comune bellicista e che volentieri riproduciamo:

Perché solo ora la comunità internazionale si accorge che Gheddafi è a capo di un regime autoritario?

Chi sono gli insorti libici, e chi rappresentano?

Perchè il Parlamento italiano non ha disdetto il Trattato economico e militare con la Libia?

Perchè l’Italia ha venduto le armi alla Libia?

Quali sono stati gli effetti dei più recenti interventi militari “umanitari”?

Perchè il Consiglio di Sicurezza ha votato un documento generico che consente a chiunque di bombardare la Libia anzichè inviare osservatori e forze di interposizione a difesa dei civili?

Perché l’Onu schiera a difesa degli insorti i paesi ex coloniali con grossi interessi economici in Libia;

e perchè coinvolge la Nato e non paesi veramente “terzi”?

Perché gli insorti libici provocano l’indignazione internazionale mentre altri massacri (Palestina, Bahrein, Sudan) sono di serie B?

Perché l’Arabia Saudita si è schierata a fianco degli insorti libici ma reprime ogni tentativo interno di democratizzazione e ha spedito soldati a reprimere le proteste in Bahrein

(45 morti)?

Perché l’Italia respinge i barconi con i profughi, se ha a cuore le sorti delle vittime della guerra?

Perché i sinceri difensori della nostra Costituzione non scendono in piazza a difendere l’articolo 11?

Chi ha proposto Barack Obama per il Nobel per la pace?

30/03/2011 Liberazione