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Menu terza festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

menuVENERDì  24 GIUGNO SERA

PRIMI PIATTI

Risotto funghi e salsiccia

Rotolo spinacci e ricotta

Tagliatelle al ragù

SECONDI

Roast-beef

Pollo alla mediterranea

Mozzarella in carrozza

CONTORNI

Patate al forno

Insalata

DOLCI

Tiramisù

Macedonia

SABATO MEZZOGIORNO

PRIMI

Pennette alla puttanesca

Insalata di riso

Fettuccine al sugo di noci

SECONDI

Lonza alla birra

Scaloppine al vino bianco

Goulash di legumi

CONTORNI

Peperoni in agro dolce

Insalata di patate

Insalata

DOLCI

Strudel di pesche

Macedonia anguria e wodka

SABATO SERA

PRIMI

Pasta al forno

Trofie al pesto

Pappardelle funghi e pomodoro

SECONDI

Vitello tonnato

Rotolini di roast-beef e caprino

Sandiwich melanzane provola e pomodori

CONTORNI

Patate al forno

Insalata mista

DOLCI

Torta pere e cioccolato

Pastiera del Giò

Macedonia

DOMENICA PRANZO LIGURE

PRIMI

Pasta al forno alla ligure

Gnocchi ai 4 formaggi

Riso venere zucchine e gamberetti

SECONDI

Costate ai ferri

Fritto misto

Tortino ligure fagiolini e patate

CONTORNI

Insalata fagiolini e cipolle

Patatine

Insalata

DOLCI

Carpaccio d’ananas con gelato

Pesche ripiene

Cannoli

DOMENICA SERA

PIATTO UNICO + DOLCE €. 10,00

COUS COUS VEGETARIANO O PAELLA

PERE GLASSATE AL CIOCCOLATO

E’ gradita la prenotazione: cell. 3396465858

BUON APPETITO E BUON DIVERTIMENTO

DAL CIRCOLO “LUCIO LIBERTINI”

DEL PARTITO DELLA

RIFONDAZIONE COMUNISTA

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

DI VIGEVANO

In ricordo del sindacalista Vanzati

vanzatiI compagni ti ricordano così.

Ciao Franco

Il 12 e il 13 giugno 4 sì per i referendum. Andiamo a votare.

Immagine anteprima YouTube

La Questura in redazione per una copia di Liberazione

QUESTA IMMAGINE E' TRATTA DA UN FRAME DEL VIDEO- DEL 14/12/2010

«Gestione opaca

dell’ordine

pubblico»

Melchiorre Spada

Ieri mattina si è presentato in redazione il commissario Montalbano. Non quello inventato da Andrea Camilleri e interpretato con maestria da Luca Zingaretti nella nota serie televisiva, ma il vero Montalbano, che noi nemmeno sapevamo esistesse. E invece sì che esiste ed è pure simpatico, in linea con il suo alter ego televisivo. Per farla breve, Montalbano è venuto a Liberazione per conto del questore, Francesco Tagliente, chiedendo perché a via Genova, sede della Questura di Roma, non arrivano più le copie del nostro giornale. Se ne devono essere accorti solo ieri mattina. Chissà perché? Immaginiamo la scena quando al telefono qualcuno ha chiamato per dire: «Avete visto Liberazione? Scrivono che le Forze dell’ordine hanno sparato il 14 dicembre scorso da dietro i blindati che ostruivano l’accesso in via degli Astalli. C’è pure la foto». Ma del giornale non c’era maledettamente traccia per le stanze della Questura e così qualcuno è dovuto correre all’edicola più vicina per acquistarne qualche copia. Sì, forse è andata proprio così e se non è così poco ci manca. Certo che non serviva rendere visita al direttore, Dino Greco, per riavere gli abbonamenti di cortesia. Bastava una telefonata. Ma si è capito che Montalbano, oltre ad andar via con la copia omaggio, è venuto ad annusare l’aria ed a farci capire che negli uffici della polizia la denuncia del grave episodio fatta da Liberazione viene presa sul serio. A differenza di quel che ha dimostrato l’intero circo dei media. Zero reazioni, la prima di Liberazione scomparsa dalle rassegne stampa, silenzio assordante per tutta la giornata. Nessun lancio d’agenzie fatta eccezione per la dichiarazione di Paolo Ferrero. Nessun commento dai palazzi della politica con la sola eccezione di Emanuele Fiano, esponente del Pd e membro del Copasir che in un dibattito radiofonico con il direttore Dino Greco ha prima provato a sostenere, senza grande fantasia, che la fiammata presente nella foto apparsa su Liberazione fosse quella di un laciagranate lacrimogene per poi in serata chiedere spiegazioni al ministro dell’Interno Roberto Maroni. In tarda serata arriva dall’Ansa una penosa velina: «la scena immortalata nelle foto pubblicate da Liberazione relative alla manifestazione studentesca di Roma del 14 dicembre, raffigurerebbe il lancio di un lacrimogeno, esploso da un carabiniere dal basso verso l’alto, e non un colpo d’arma da fuoco. A queste conclusioni si sarebbe giunti (chi è il soggetto?), in particolare, esaminando i filmati di quelle fasi della manifestazione e degli incidenti: l’analisi avrebbe appunto evidenziato che non si è trattato di un colpo d’arma da fuoco ma del lancio di un lacrimogeno, il cui fumo è la nuvola che si vede nelle foto». Evidentemente si parla d’immagini diverse, perché nel video da cui è tratto il fermo immagine dal quale sono state ricavate le foto da noi pubblicate la fiammata non è diretta verso l’alto ma è in linea diretta perpendicolare al suolo, anzi si percepisce una leggera inclinazione del polso che impugna la pistola verso il basso, nel tentativo di correggere il tiro ad altezza d’uomo e non sopra le teste dei manifestanti. Soprattutto nessun lacrimogeno viene espulso dall’arma.

La denuncia fatta da Liberazione è stata invece presa molto sul serio dai legali dei manifestanti arrestati e sottoposti a processo per gli scontri avvenuti alla fine del corteo del 14 dicembre. Per Simonetta Crisci, «anche se via degli Astalli non è una delle scene dove si sono svolti i reati contestati, l’episodio è certamente significativo per quella che è stata la gestione della piazza da parte delle forze dell’ordine. Insomma a questo punto occorre domandarsi che ruolo hanno avuto le forze di polizia nel fare in modo che le cose degenerassero». Per Francesco Romeo quanto documenta Liberazione «conferma una gestione opaca della piazza che accumula nel tempo episodi su episodi e che ormai lascia spazi ad azioni quasi da squadrone sud americano. Sembra che in piazza, durante le attività di ordine pubblico si lascino le forze di polizia dare libero sfogo alla più svariate forme di violenza contro i manifestanti. Rischiare la vita per manifestare non è un buon segno». Secondo Romeo, «dopo i fatti di Genova ci si aspettava, come ci è stato più volte detto, che sarebbero cambiate tante cose nell’ordine pubblico. Invece questo episodio ci fa tornare bruscamente indietro. Questi colpi di pistola introducono una versione nuova alla narrazione della giornata del 14 dicembre. Si capisce meglio perché c’è stato quell’epilogo finale».

10/03/2011 Liberazione

Quaquaraquà




Niente politologi, oggi, largo ai cantanti (che magari ci azzeccano…). Intervistato dal Corriere della Sera e “supplicato” di svelare chi è il “bastardo al sole” della canzone che l’ha visto vincitore al Festival di Sanremo, Roberto Vecchioni ha giurato che no, il bastardo non è Berlusconi. Macché, quello – ha detto – è al massimo «un quaquaraquà cosmico». Quaquaraquà, l’insuperata locuzione, che tutto dice e tutto racchiude in una parola, appunto. Celeberrima, mai più tramontata da quando Sciascia, nel romanzo “Il giorno della civetta”, la mette in bocca al mafioso don Mariano, quello delle altrettanto celeberrime categorie in cui, secondo lui, si divide l’umanità, «omini, mezz’omini, ominicchi e quaquaraquà». I quali ultimi, sono proprio gli ultimi, quelli più giù, in fondo in fondo, più in basso di tutti: sono quelli «che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre». Quaquaraquà. Il termine è entrato nei dizionari, anche nel Vocabolario della lingua italiana della Treccani, che ne dà una definizione ben chiara: «Chi parla troppo, chiacchierone (nel gergo della mafia spia), o anche persona alla cui loquacità non corrispondono capacità effettive, e perciò scarsamente affidabile». La parola ha a che fare anche col fonosimbolismo, in quanto ricorderebbe il verso delle oche, papere, anatre e simili (quaquaqua, appunto). Per lo studioso siciliano Salvatore Claudio Sgroi, la parola proviene semplicemente dal siciliano “quacquaraquà” e vale «individuo inutile, inconcludente».
Quaquaraquà (chiamatelo, se volete, Berlusconi).
mrc

01/03/2011 Liberazione


Attività Fonti di Pace

kurdistanL’attività dell’associazione ha un unico principio guida: portare aiuto a tutti coloro che vivono in situazioni di diritti negati.

Anche in questo periodo in cui i soldi sono sempre meno e la crisi si sta scaricando sempre più sulle fasce deboli della società e sul volontariato, nel nostro piccolo noi non molliamo.

Quest’anno le nostre risorse saranno indirizzate per:

-          Progetto di Uludere: costruire un acquedotto per portare l’acqua dalla sorgente alle case di un piccolo villaggio montano nel Kurdistan turco

-          Corsi di scolarizzazione rivolti agli immigrati per la preparazione al conseguimento della licenza media

Con il contributo del 5xmille abbiamo sino ad ora realizzato:

Kurdistan         principalmente sul territorio turco

CAMPO PROFUGHI DI AYASMA

A quasi 300 mila profughi curdi abbiamo portato medicine e vaccini per questi bambini in collaborazione con alcuni medici dell’ospedale San Matteo di Pavia.

CENTRO SOCIOSANITARIO DI YUKSEKOWA.

Una città curda ai confini con l’Iran in totale isolamento per la gran parte dell’anno abbiamo terminato di ristrutturare una palazzina dove mettere macchinari medici e un centro di primo intervento per tutta la popolazione.

Palestina         nella striscia di Gaza

ASILO NIDO DI TARQUMIA

Abbiamo finanziato l’arredamento di un asilo nido dove le donne che lavorano in campagna possano lasciare i figli in un posto sicuro e che li guidi all’accesso scolastico.

Striscia di Gaza

Durante i bombardamenti israeliani abbiamo contribuito a fornire derrate alimentari alla popolazione.

Brasile             in collaborazione con i contadini di SEM TERRA nella rivendicazione di poter lavorare le terre abbandonate

SCUOLA DI AGRICOLTURA

Abbiamo finanziato una scuola di agricoltura per coltivazioni diversificate.

Codice fiscale per il vostro 5 per mille

97409660152

Fonti di Pace Onlus

Via Guglielmo Pepe 14

20159 Milano

http://www.fontidipace.it/


Una bella giornata

giornaleBella giornata, quasi quasi chiamo Checco Zalone. I comunisti hanno ragione e sono pure belli trasparenti, moralmente a posto. Incredibile, a dirlo – anzi a pubblicarlo a chiare lettere in apposito e ben titolato riquadro (qui da noi riprodotto a fianco) – è, non ci credereste mai, il Giornale, sì sì, avete capito bene, proprio quello di proprietà berlusconiana. L’inconfondibile quotidiano del caso Boffo, tanto per citare. I comunisti hanno ragione e sanno il fatto loro in materia di rigore morale e civile: va bene, il Giornale lo deve ammettere anche perché il giudice gli ha dato torto, riconoscendo la fondatezza della querela a suo tempo sporta da Paolo Ferrero nella veste di ministro del Welfare.

Qualunquemente, il servizio a suo tempo dedicatogli dal foglio berlusconiano non era propriamente da gentiluomini, anzi diffamatorio in senso stretto e sotto un duplice profilo: Ferrero dissipatore in quanto ministro, e ruffiano in quanto politico che beneficia gli “amici”, ovviamente con denaro pubblico elargito ad libitum (secondo il famoso sistema che tanto paga pantalone…). All’uopo era stata dedicata – mercoledì 9 marzo 2008 – una intera paginata a colori, con testatina in bella evidenza, tabelle rosso e blu e una grande foto di Ferrero medesimo a tutto campo. Accusato di aver elargito soldi a gò gò, ancorché all’Arci, per esempio all’Opera nomadi, all’associazione Libera di don Ciotti (addirittura!), alla Pax Christi, ai Bambini di Chernobyl, alle case alloggio per i malati di Aids, persino all’Arcigay, persino alle Acli! Benefattore di amici con soldi non suoi, ma benefattore peloso, anzi “corrotto”; infatti la testatina-galeotta del Giornale recitava: «Verso le elezioni»; e il sommario sottolineava che «i contributi a pioggia per gli amici» erano elargiti «a poche settimane dal voto» (il governo Prodi era infatti caduto).

Paginata inutile, ancorché a colori: dopo «le opportune verifiche» – ma perché non le fanno prima, le verifiche? – hanno scoperto che non era vero niente. Elargizioni a regola d’arte, secondo precise disposizioni della Finanziaria anno 2007.

E poiché Dio non paga solo il sabato, la pubblica smentita al Giornale è toccata di venerdì 21 gennaio. Che è una bella data. Un bell’anniversario.

mrc

Paolo Ferrero diffamato dal “Giornale”

«E’ particolarmente gratificante che, proprio nell’anniversario della fondazione del Partito comunista italiano, Il Giornale della famiglia Berlusconi debba riconoscere l’esistenza di un segno di rigore morale e civile che ha contraddistinto la mia attività in qualità di ministro comunista della Solidarietà sociale». Il segretario nazionale del Prc/Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero, commenta con queste parole «le scuse» pubblicate oggi dal Giornale su disposizione dell’autorità giudiziaria a seguito della querela sporta dallo stesso Ferrero in veste di ministro nei confronti del quotidiano, che il 19 marzo 2008 aveva titolato: «E Ferrero regala 16 milioni a nomadi, gay e cinema Arci».

22/01/2011 Liberazione

Caro Riccardo Agostini, siamo addolorati per la tua morte

Caro Riccardo Agostini, siamo addolorati per la tua morte

Caro Riccardo, siamo addolorati per la tua morte.

Abbiamo indugiato assai prima di renderti questo piccolo ma doveroso “omaggio” in forma pubblica, per pudore e perché si rischia di incorrere nella retorica. Ma il nostro vuole essere nient’altro che un atto di affetto e di stima.

Abbiamo sempre apprezzato la tua intelligenza fine, la tua capacità di ascolto e la tua disponibilità a relazionarti con tutti.

A noi piace ricordarti per il tuo impegno professionale costante e appassionato, sempre a fianco dei più deboli e degli indifesi: quando, negli anni 70, come medico responsabile del Servizio di Medicina Ambiente di Lavoro, ti sei impegnato con i lavoratori ed i loro Consigli di Fabbrica nella lotta per la prevenzione della salute nei luoghi di lavoro (Vigevano, oltre che la “capitale calzaturiera”, deteneva anche il primato delle polinevriti da solventi, benzolo e omologhi presenti nei collanti, una malattia professionale cronica degenerativa di più organi); quando successivamente, come psichiatra, ti sei occupato del disagio psichico o ti sei fatto promotore di concrete forme di auto-aiuto per chi era affetto da dipendenza da alcool.

Pur con percorsi e da approdi diversi, abbiamo sempre apprezzato la tua onestà intellettuale per cui non hai rinnegato la tua militanza giovanile in Lotta Continua e per cui, proprio in virtù di quella straordinaria stagione di vita, hai continuato il tuo impegno sociale e civile, nelle istituzioni e nell’associazionismo, con riconoscimento unanime di serietà e correttezza.

Abbiamo il rammarico di non aver potuto proseguire quel lavoro comune “dal basso” nell’accezione nobile ed etica che abbiamo dell’impegno politico, al di fuori dei politicismi e dei tatticismi- per cercare di ragionare insieme e di unificare realmente il popolo della sinistra anche a Vigevano.

Oltre ad un compagno, caro Riccardo, pensiamo di aver perso un uomo di valore.

Siamo vicini ai tuoi figli e a chi ti ha voluto bene.

Le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista e del Punto Rosso di Vigevano

Dopo le uova è la volta dei suini contaminati dai mangimi della Harles und Jendzsch. L’Ue ridimensiona Diossina, anche il maiale tedesco è velenoso

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Dopo le uova è la volta dei suini contaminati dai mangimi della Harles und Jendzsch. L’Ue ridimensiona

Diossina, anche il maiale tedesco è velenoso

Matteo Alviti

Nel giorno in cui dalla Germania arriva la prima conferma della contaminazione da diossina di carni suine, comunque mai arrivate in commercio, a Bruxelles la Commissione europea lancia ai consumatori messaggi rassicuranti.

Lo scandalo dei mangimi contaminati prodotti dalla tedesca Harles und Jentzsch sarebbe meno pericoloso di quanto si temesse. Dei 4.709 allevamenti chiusi in Germania nel momento di massimo allarme, oggi sono 558 – 330 dei quali in Bassa Sassonia – quelli ancora bloccati perché sottoposti ad indagini volte a verificare la presenza di diossina nei mangimi e nelle carni degli animali.

Ieri del tema si è occupata anche la Commissione europea, con un meeting del Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali, che si è riunito a Bruxelles. Dall’incontro, in cui si è fatto un po’ il punto della diffusione del mangime contaminato e degli avvelenamenti indotti, è emerso che in tutto sono complessivamente diciannove gli allevamenti tedeschi i cui animali sono risultati avvelenati a un livello superiore da quello ammesso dai termini di legge. Tra questi, diciotto sono allevamenti di galline ovaiole, a cui va aggiunto l’allevamento di suini della Bassa Sassonia di cui abbiamo scritto sopra. In totale sono stati finora effettuati test su cinquantasette allevamenti avicoli per la produzione di uova e su quindici allevamenti suini. Comunque al momento, e la cosa è importante, l’allarme sembra contenuto. E soprattutto non è ancora stata verificata alcuna contaminazione tra i bovini, da carne o da latte, né tra il pollame destinato alla macellazione. Una circorstanza che può far tirare un sospiro di sollievo ai produttori e ai consumatori di latte e latticini. Nonostante ciò, lo scandalo diossina ha scatenato in Germania l’assalto da parte dei consumatori ai supermercati biologici, alcuni dei quali hanno finito le scorte di prodotti come le uova e la carne di maiale. Ieri inoltre la Commissione europea alla salute ha reso noto che le uova tedesche importate in Olanda sono risultate negative ai test sulla diossina, e quindi pulite.

Le prime contaminazioni da diossina nei grassi animali, ha chiarito il Comitato a Bruxelles, erano già state registrate lo scorso marzo. Allora la Harles und Jentzsch non avvertì le autorità competenti, perché la percentuale di diossina nel prodotto finale, il mangime, rientrava nei limiti. Saltato il coperchio dello scandalo, però, oggi le autorità tedesche hanno ordinato di sottoporre a nuove analisi tutti i campioni di grasso animale usati per prodotti alimentari e per i mangimi a partire da quella data, marzo 2010, «e forse anche prima».

Complicata poi la questione di eventuali risarcimenti ai produttori tedeschi. L’Ue non ne vuole sapere. Forse la Germania potrebbe pensare a una forma di risarcimento per gli allevatori messi in ginocchio dalla Harles und Jentzsch, ma dovrebbero scattare prima un ordine di abbattimento e poi un’autorizzazione formale da parte della Commissione. Ieri la ministra dell’agricoltura tedesca, la cristianosociale Ilse Aigner, ha difeso l’operato del governo dalle critiche delle opposizioni. Serve una maggiore cooperazione tra il governo federale e le regioni, «obblighi più stringenti» per gli allevatori e si dovrà inoltre discutere un eventuale inasprimento delle sanzioni previste per violazioni tanto gravi della legge. Secondo indiscrezioni ieri a Bruxelles si è discusso anche dell’ipotesi di separare la produzione di mangimi, che troppo spesso sono stati la causa dei problemi sorti nella catena alimentare, da qualsiasi altra attività industriale. Nel caso tedesco la contaminazione era infatti avvenuta in un’impianto che, oltre ai mangimi, produceva oli industriali.

In seguito alle notizie provenienti dalla Germania la Confederazione italiana agricoltori ha chiesto il «blocco delle importazioni di carne suina dalla Germania». La Coldiretti ieri ha ricordato che «l’Italia è un forte importatore di carne di maiale dalla Germania, che viene soprattutto destinata alla produzione di prosciutti (circa 13 milioni di pezzi all’anno)». Nei primi nove mesi del 2010 sono stati importati nel nostro paese ben 220 milioni di chili di carne suina, con un aumento del 12% rispetto allo scorso anno, ha aggiunto Coldiretti. Che ha inoltre consigliato ai consumatori italiani di scegliere prodotti Dop o dei Consorzi italiani. Tra breve dovrebbe inoltre passare dalla Commissione agricoltura della Camera una proposta di legge che obbliga i produttori all’etichettatura d’origine. Quando la legge sarà approvata in via definitiva l’Italia si troverà in anticipo rispetto all’Europa, dove attualmente ancora si discute l’introduzione di una legislazione sull’etichettatura, senza che si sia arrivati a un punto d’accordo.

12/01/2011 Liberazione

Appello della segreteria nazionale dell’Anpi affinchè sulla vicenda Fiat si trovino “soluzioni ampiamente concertate”.

http://www.anpi.it/alla-fiat-trovare-soluzioni-concertate

“Alla Fiat trovare soluzioni concertate”

Appello della segreteria nazionale dell’Anpi

Appello della segreteria nazionale dell’Anpi affinchè sulla vicenda Fiat si trovino “soluzioni ampiamente concertate”.

Questo il testo del comunicato diffuso oggi 5 gennaio.

“L’ANPI, custode dei valori di libertà, pace ed eguaglianza che hanno mosso

l’agire coraggioso e responsabile degli antifascisti, dei partigiani e da ultimo

dei padri costituenti, non può che ribadire con forza e determinazione

l’inalienabilità del diritto per tutti ad un lavoro dignitoso e civile, fondamento

primo della nostra Repubblica.

La Costituzione, in questo senso, fornisce un dettato chiaro e non

manipolabile: condizioni di lavoro rispettose della dignità personale e delle

esigenze materiali dell’individuo, libera rappresentanza sindacale.

Questi sono i principi che devono guidare l’agire di coloro che in questi giorni

hanno la responsabilità di decidere il futuro di migliaia di lavoratori: governo,

FIAT, forze sindacali. Ogni passo che tenda a sovvertirli rischia di sovvertire

lo stesso impianto democratico del Paese, che ad oggi ha sempre garantito

stabilità e civile convivenza.

L’ANPI fa quindi appello affinché sia massimo lo sforzo per trovare soluzioni

ampiamente concertate e affinché il necessario sviluppo economico non sia

in nessun caso disgiunto dalle regole e dai diritti”.

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