http://www.youtube.com/user/liberanovara
Giorgio Bocca se ne è andato, a 91 anni dopo averne viste e fatte tante. Ci mancherà anche se non era comunista, anche se per qualcuno, forse troppo miope, era anti comunista e sbagliava. Basta leggere con cura le invettive scritte negli ultimi anni sul Venerdì di Repubblica, basta leggere la sua indignazione verso una forbice che si allargava fra chi più aveva e chi più era escluso. Bocca era stato partigiano, comandante partigiano, e conservava ancora quel lucido schierarsi quel decidere da che parte stare. Coglieva il fascismo della seconda repubblica, non il ciarpame berlusconiano ma i dettagli di una logica neoautoritaria in cui il lavoro non conta più in cui la speculazione e la finanza muovono e decidono su tutto, in cui la politica rinuncia al suo ruolo. Avesse avuto 30 anni di meno lo avremmo forse visto in piazza e non certo dalla parte di Marchionne, con gli studenti e non con la Gelmini, con i precari e non con i retaggi del programma di Sacconi. Bocca restava soprattutto antifascista, nel sangue e nell’occhio con cui guardava il mondo, il Paese e le sue miserie, disprezzava tanto i governanti quanto la finta opposizione, parlava, lui ultranovantenne, dell’importanza di salvare la terra come bene comune. Scriveva su Repubblica solo grazie al fatto che di quel giornale aveva fatto la fortuna, avesse avuto meno prestigio, lo avrebbero già sbattuto fuori, troppo fuori dal coro, così poco adatto ai miasmi veltroniani. Il suo giornalismo era partigiano, antifascista e laico e poco si sposa con la palude quotidiana. Non piaceva a tanti Bocca, gli stessi che oggi lo rimpiangono con lacrime false e fastidiosi omaggi, di quelli che avrebbe scacciato con un calcio, da montanaro rude e diretto, privo di doroteismo. Alcune sue idee erano frutto di pregiudizi assurdi, sul Sud, sui giovani, ma nel piatto della bilancia pesa anche il fatto di aver voluto, forse per primo, considerare la lotta armata non con le solite frasi sbrigative ( problema di ordine pubblico) ma come segno di una profonda inquietudine sociale che nasceva in fabbrica e entrava nelle mutazioni delle città, delle metropoli, forse perché invece di limitarsi a osservare, lui con i militanti delle BR ci parlava. Un giornalista che ci mancherà, un partigiano in meno in un Paese che ha bisogno ancora e molto di partigiani!
Stefano Galieni
«I due referendum sull’acqua affrontano in modo sbagliato e demagogico due problemi veri, aperti dal decreto Ronchi sulla privatizzazione dei servizi idrici e da un altro decreto del 2006». Così, su Il Corriere della Sera del 9 giugno, esordiva l’editoriale di Massimo Mucchetti, col quale si sanciva la discesa in campo a favore del “No” del quotidiano dei poteri forti.
(Tratto dalle lettere di Liberazione)
Cara “Liberazione”, ti invio la lettera da me mandata al “manifesto” che in maniera caparbia continua insieme agli altri mezzi di comunicazione ad oscurarci; ma noi saremo più caparbi e tenaci e continueremo a mostrargli come si lotta contro tutte le difficoltà.
«Caro “manifesto” è da tempo che non ti compro più, da quando leggendoti ho notato un certo cambiamento, non so era una strana sensazione. Sempre più spesso mi trovavo molto confusa rispetto ai tuoi articoli; certo, a volte condividevo, ma molto spesso mi sentivo distante. Oggi per festeggiare la vittoria dei sindaci della sinistra ho voluto vedere come commentavi e ritrovarmi nelle tue parole ma leggendo l’articolo sulla vittoria del neo eletto sindaco di Napoli a firma Francesca Pilla ho notato che nemmeno una volta viene menzionato l’appoggio dato a De Magistris dal Prc-FdS sin dall’inizio, mentre ben evidenziato l’appoggio di Sel al secondo turno. Tant’è che la FdS avrà ben sei seggi contro i quattro del Pd e un unico seggio di Sel. Non sapete leggere i dati o è l’ennesimo tentativo di oscuramento verso di la Federazione della Sinistra? Non avete ancora compreso qual è il messaggio di queste votazioni? Spero di ritrovare il gusto di leggervi, per ora vi saluto».
Sabatina Ragucci Roma-Ostia Lido
1 giugno 2011
Il “capitale sociale” della ‘ndrangheta
Luciano Muhlbauer,
coordinatore cittadino Milano
Invece di scatenare le istituzioni regionali e comunali contro la persona di Saviano, gli esponenti della Lega e Pdl farebbero meglio a lanciare segnali chiari e netti contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta, a partire dall’allontanamento dagli incarichi istituzionali di quegli esponenti definiti dalla magistratura inquirente come “capitale sociale” della ‘ndrangheta. Ci riferiamo in particolare a un necessario chiarimento relativo alla vicenda del coinvolgimento nelle inchieste di uomini dell’entourage dell’ex-assessore e uomo di fiducia di Formigoni, Giancarlo Abelli, e soprattutto al persistere della presenza nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Lombardia del consigliere Massimo Ponzoni. Beninteso, non è nostra intenzione anticipare l’esito delle indagini e dei processi, ma ci pare perlomeno inopportuno e pregiudizievole per la onorabilità delle istituzioni che quanti vengono definiti dagli inquirenti “capitale sociale” del crimine organizzato continuino a svolgere tranquillamente alti incarichi istituzionali. Insomma, se la Lega o il Pdl ritengono che le parole di Saviano, pronunciate durante la trasmissione “Vieni via con me”, siano diffamatorie nei loro confronti, fanno bene a ricorrere agli strumenti legali previsti dallo Stato di diritto, ma finché non si produrranno atti concreti e forti contro le infiltrazioni mafiose e non si farà un po’ di pulizia in casa propria, il tutto suona francamente poco credibile.
Lo confesso.
Ho ceduto alla tentazione di comprare la nuova rivista maschile ‘For men magazine’.
Del resto, come potevo resistere agli affascinanti argomenti annunciati dalla copertina (che, tra parentesi, ritrae un tizio con una faccia da pirla e un asciugamano di spugna bianca che fa tanto ‘figo da spogliatoio’ )?
Almeno quattro i titoli memorabili:
- ‘Falle dire basta stanotte!’
- ‘Ricco entro Pasqua: 15 idee geniali’
- ‘Trucchi: mangi il doppio diventi la metà ‘
- ‘Smetti di fumare e voli ai Caraibi’.
Non vorrei deludere il geniale direttore Andrea Biavardi, ma a far dire ‘BASTA’ a una donna siete già tutti bravissimi da soli poichè di solito ne abbiamo abbastanza dopo i primi tre minuti.
La vostra difficoltà sta nel farle dire ‘ANCORA!’, al limite.
Ci pensi su, per il prossimo numero.
Riguardo allo slogan ‘Ricco entro Pasqua’ beh, signor Biavardi, se vuole fare le cose fatte bene, nel prossimo numero alleghi anche due simpatici gadgets: passamontagna e chiave inglese.
Alla promessa ‘Mangi il doppio e diventi la metà ‘, invece, tenderei anche a credere. Bisogna vedere la metà di cosa. Io se mangio il doppio, signor Biavardi, divento l’esatta metà del Partenone, in effetti.
Infine, sempre in copertina, campeggia la scritta ‘Smetti di fumare e voli ai Caraibi’.
Guardi signor direttore, io non ho mai conosciuto uno che abbia smesso di fumare e che sia andato in un’isola tropicale a festeggiare. In compenso ho sentito un sacco di gente che ha cominciato a fumare sostanze illecite e s’è fatta certi viaggi senza neanche uscire di casa che lei neanche si immagina.
Ma questo è solo l’inizio.
Una si illude che il peggio sia già tutto in copertina e invece no, il meglio è all’interno!
A pagina 52 c’è un avvincente e istruttivo servizio con tanto di foto redazionali su ‘come slacciarle il reggiseno’ che tiene conto dei vari modelli (classico, seduttivo, sportivo…).
A parte l’intelligenza del servizio in sè, vorrei soffermarmi sul consiglio per slacciare rapidamente il modello sportivo, che è:
’se lei è spiritosa dacci un taglio con le forbici!’.
Biavardi, io le garantisco che sono una donna alquanto spiritosa, ma se un uomo che magari conosco da poco, in un momento di intimità mi tira fuori dal taschino un paio di forbici, io come minimo penso che sia il mostro di Milwaukee e nella migliore delle ipotesi gli assesto un calcio nelle palle che il mese dopo il soggetto in questione passa dal suo For Men Magazine a Donna Moderna.
A pagina 50 poi, si tocca l’apice grazie ad un servizio che affronta la spinosa questione: ‘Se l’iguana domestico ci prova con tua moglie’.
Nell’articolo si sostiene infatti che ci sono diversi casi di molestie sessuali da parte di iguana nei confronti di donne con il ciclo.
Senta signor Biavardi, lei l’ha mai vista una donna col ciclo? Mi segua signor direttore, non parlo di una donna in sella al motorino. Parlo della donna in quei giorni lì. Ecco guardi, io in quei giorni ho la cera del cugino IT e l’affabilità di Godzilla, non mi si avvicinerebbe a meno di cento metri un velociraptor si figuri un iguana.
E infine, l’apoteosi vera e propria: il test ’sei uno stallone o una schiappa?’.
Le domande sono tra le cose più esilaranti che io abbia mai letto in vita mia. In pratica sei ritenuto uno stallone se rispondi sì a domande come questa:
‘Ti è mai capitato di farlo con una donna e poco dopo, con la sua compagna di stanza?’
‘Un sacco di volte! Alla casa di riposo ‘Domus Mariae’.
O ‘Di essere chiamato da una donna che ti chiede se può venire da te alle nove del mattino?’
Sì certo, da una rappresentante della Folletto.
Mi fermo qui. Donne, consoliamoci: noi una volta al mese avremo pure le nostre cose, ma loro una volta al mese hanno For Men Magazine in edicola.
Mica lo so chi sta peggio!!
Saluti
Le agenzie non avevano ancora finito di battere le notizie sull’arresto del direttore sanitario dell’Asl Carlo Antonio Chiriaco (nella foto), indagato per concorso in associazione mafiosa, che già nel pomeriggio di quel 13 luglio il vertice dell’azienda si affrettava a diramare un comunicato stampa «al fine di sgomberare ogni dubbio ed ogni possibile errata interpretazione»: l’inchiesta, assicurava il direttore generale Simona Mariani, «non riguarda né l’attività di questa Azienda sanitaria locale né tutte le attività connesse al ruolo istituzionale rivestito dal direttore sanitario all’interno di questa azienda, trattandosi esclusivamente di contestazioni a lui imputate di carattere personale, totalmente estranee alla funzione da lui ricoperta in Asl».
Ad avere dubbi sul ruolo di Chiriaco ora è anche il ministero dell’Interno visto che, dopo poco più di due mesi, il prefetto di Pavia Ferdinando Buffoni su delega del Viminale, ha istituito una commissione d’indagine chiamata a fare luce proprio su questi aspetti e verificare se sia stata «strumentalizzata da Chiriaco la posizione di assoluto rilievo occupata dallo stesso nell’organigramma dell’Asl». Sono stati nominati tre commissari: il viceprefetto vicario Riccardo Argentieri, l’ex questore di Pavia Giovanni Calesini e l’ex dirigente della Regione Lombardia Lucio Mastromatteo, già a lungo direttore generale degli Spedali Civili di Brescia. Dovranno accertare tra l’altro se Chiriaco ha utilizzato il suo ruolo per procurare ricoveri sicuri in provincia, sotto falso nome, a boss della ‘ndrangheta come il latitante Francesco Pelle, che proprio a Pavia, alla Maugeri, venne scovato nel settembre 2008. La commissione ha tre mesi per preparare una relazione da inviare al prefetto.