Edilizia, boom di vertenze sindacali

20100618_edile(tratto da “la Provincia Pavese” — 03 agosto 2010   pagina 13   sezione: CRONACA)

PAVIA. Crescono le vertenze sindacali nel settore edile: «Rispetto al periodo pre-crisi – spiega Gianluigi Sgorba, segretario del Fillea Cgil, il sindacato degli edili -, ovvero nel biennio 2006-2008, la crescita è del 25%». Sono 130 quelle aperte, oltre 250 i lavoratori coinvolti.  «La maggior parte – riprende Donata Ferrari, della segreteria Fillea – riguardano il mancato pagamento di mensilità e solo in secondo luogo, l’impugnazione di licenziamenti». Aspettano gli stipendi i 15 impiegati dalla Guarnaschelli, o i 30 della Gibelli che cercheranno di ottenere i loro soldi ora che l’azienda è fallita.  Se l’anno scorso la stragrande maggioranza delle vertenze riguardava proprio i licenziamenti, nei primi sei mesi del 2010 il problema sono i pagamenti. «In media le aziende accumulano arretrati dai due ai tre mesi – spiega Sgorba -. Sopra i due mesi, tuttavia, il lavoratore può dare le dimissioni per giusta causa». Come hanno fatto, per esempio, i tredici lavoratori della Ime e della Rcm, che non ricevevano lo stipendio da aprile. «L’azienda li voleva costringere al licenziamento – spiega Sgorba – ma in questo modo avrebbero perso il sussidio di disoccupazione. Con le dimissioni per giusta causa avranno almeno questo aiuto per sei o otto mesi». Le aziende grandi non pagano «a causa dei ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni – spiega Sgorba -, ma la più alta vertenzialità è con le piccole». Che, spesso, pagano parte dei lavoratori (con cui continuano a lavorare), e non versano invece gli stipendi agli altri.  Non tutti però vanno fino in fondo: «La prima preoccupazione è il posto di lavoro – spiega Ferrari -, difficile trovarne un altro. E quando si inizia una vertenza è difficile mantenerlo». In più ci vuole tempo, e intanto c’è il mutuo da pagare: «Ci vuole almeno un anno e mezzo – illustra Ferrari -. Prima si manda una lettera, poi si convoca la commissione di conciliazione. Che dovrebbe riuscire a trovare un accordo per rateizzare i pagamenti». Ma che, a volte, non basta: c’è chi firma la conciliazione bonaria e poi non paga e chi invece non si presenta in commissione,e a quel punto parte il decreto ingiuntivo. «Se l’azienda paga con bonifico – spiegano dall’ufficio vertenze – è più facile dimostrare il mancato versamento. Se paga in contanti, invece, è complesso soprattutto se il dipendente ha firmato». Per questo è fondamentale che qualora l’importo versato sia diverso da quello indicato in busta, il dipendente scriva la formula «come acconto del mese». «Altrimenti – riprende Ferrari – il datore dimostra di aver pagato tutto».  Il resto delle vertenze riguardano poi la difficoltà di cambiare mansione a operai non più idonei al lavoro per malattia sopraggiunta, e le differenze retributive. «Un lavoratore – spiegano dal Fillea – viene assunto a un determinato livello e svolge poi mansioni riservate a un livello superiore». In quel caso occorre calcolare le percentuali dovute dal datore di lavoro in più rispetto agli stipendi pagati.  Sono 72 le pratiche già chiuse nel 2010 con successo. Ma crescono le aziende per cui viene chiesto il fallimento: «Lo possiamo fare dopo una serie di decreti ingiuntivi o se i crediti dei lavoratori superano i 35mila euro: condizioni sempre più diffuse», conclude Sgorba. – Anna Ghezzi

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