(riceviamo dai dipendenti Elnagh questo comunicato che volentieri pubblichiamo)
Il titolo, volutamente provocatorio, denuncia una fine crudele e spietata per un essere umano; pensiamo sia altrettanto crudele però per un marchio storico, per un’azienda che ha lottato per oltre 60 lunghi anni e che ora è giunta al suo infame destino.
Elnagh, fondata più di 60 anni fa, è stata per moltissimi anni il simbolo dei veicoli riscreazionali (caravan prima e camper poi), temuta e rispettata dalla concorrenza italiana ed europea.
Intorno al 2.000, per motivi anagrafici il fondatore cedette la società a imprenditori emergenti, che poi si rivelarono senza scrupoli e per quello che in realtà erano: sciacalli-uomini di finanza in cerca di facili guadagni.
Gli anni a seguire furono quelli dello “sviluppo” tecnologico, l’ammodernamento delle strutture lombarde e il potenziamento di 3 poli produttivi esistenti (1 di proprietà e 2 terzisti), per soddisfare una richiesta di mercato che si aggirava intorno ai 3.500 veicoli l’anno.
La fusione con altri due marchi nazionali, anch’essi di nota fama e molto apprezzati sul mercato italiano ed europeo, doveva essere il punto di svolta (e di rientro dei fondi investiti).
Purtroppo, insieme con altre operazioni speculative esclusivamente finanziarie, creazione ad hoc di altre società nella società per trarne massimo profitto (effetto scatole cinesi) e a un netto calo del marcato di settore, questa operazione scoprì il vaso di Pandora… pieno di debiti e finanziamenti accesi con diversi istituti bancari, e ricchi manager incompetenti si susseguirono alle più alte cariche di una società “mastodontica” e già destinata al fallimento.
Arrivando ad oggi? I mercati, europeo e italiano, negli ultimi 10 anni hanno avuto un’inflessione circa del 10%, la big society (Sea S.p.A. Società Europea Autocaravan) che al momento, dopo aver creato e distrutto altri marchi, include 3 brand Elnagh, McLouis e Mobilvetta (toscani) ha perso più del 30%. Le mire di questi incapaci erano grandiose, più di 10mila veicoli prodotti e venduti, su 3 marchi, all’anno senza pensare minimamente a coltivare commercialmente i propri clienti, sviluppare politiche di qualità migliore per affrontare numerosi ed agguerriti concorrenti nascenti o già esistenti; non si sono superati i 5.000 pezzi per anno negli ultimi 3 anni.
La crisi di mercato e la fetta di torta da dividere sempre in più parti hanno fatto il resto!
Mercati in cui il marchio Elnagh era fiorente, fortemente voluto, riconosciuto ed annoverato sono tuttora scomparsi e/o riluttanti, non stiamo a citare i numeri (reperibili in qualsiasi statistica ufficiale di settore). Ciò ha provocato la chiusura dei 2 terzisti e il trasferimento, per vendita dallo storico immobile di proprietà di Zibido San Giacomo-Mi all’attuale (in affitto) di Trivolzio-Pv.
In due gestioni separate (dal 2.000 al 2.006 e poi dal 2.006 a fine 2.010) l’azienda dichiara d’aver perso oltre 270 milioni di Euro(si pensi che per risanare i territori alluvionati della Liguria ne siano stati stanziati meno di 70).
I manager, strapagati, straviziat e stravoluti dai vari amministratori delegati sono usciti dall’azienda con tasche talmente piene che credo possan far invidia a molti “banchieri”… il risultato purtroppo è dell’inevitabile “pesantezza” strutturale rimasta (stabilimento sovradimensionato per volumi stimati di produzione e di mercato), i piani industriali (fantasiosi e ridiscussi in più occasioni) presentati agli organi competenti sono stati disattesi e violati in ogni forma, dipendenti malcontenti, e linea di Trivolzio (principalmente coinvolta nella produzione del marchio Elnagh) fortemente a rischio di chiusura, con più di 100 famiglie in difficoltà!
Provincia di Pavia e Regione Lombardia, inesistenti! Nessun cenno di chiarimento con l’attuale direzione che tende a discolparsi per i devastanti danni creati dai predecessori ma che, a nostro parere, è evidentemente disinteressata a salavare i posti di lavoro.
Elnagh, più di 60 anni di storia buttati nel CESSO in meno di 7. E’ UNA VERGOGNA!
BRIDGEPOINT, fondo azionario attualmente proprietario del gruppo SEA, per colpa di questa inappropriata gestione è fortemente indebitata con diversi istituti bancari, questi ultimi ora chiedono la definitiva risoluzione dei numerosi bilanci chiusi in passivo. Il temuto risultato è quello di “annientare” uno degli stabilimenti più gravosi, quindi temiamo sia stabilito che il capro espiatorio di tutti i mali sia il polo di Trivolzio.
La cassa integrazione, richiesta e sfruttata a singhiozzo, si pensa che sarà a tempo indeterminato fino a completo “svuotamento” dei beni aziendali e, di fatti, ne sono prova la frenesia e il tentativo di “vendere” il prodotto finito stoccato a parcheggio e la dislocazione in strutture esterne, presso fornitori di servizio, del magazzino ricambi e accessori del gruppo ed il conseguente smontaggio dello spazio ad esso dedicato nel polo lombardo.
Con quest’articolo chiediamo CHIAREZZA E DIALOGO per una pacifica risoluzione, nella speranza che ciò sia orientato al mantenimento dei posti di lavoro, per cui offriamo sacrificio ed onestà e chiediamo di esser ugualmente ripagati.
Spero sia data massima visibilità a questo annuncio.
I DIPENDENTI DEL POLO LOMBARDO SEA. Trivolzio – Pavia
P.S. da Eddy Rsu Fiom “Una pessima gestione dei soliti dirigenti improvvisati che ha fatto in 5 anni un buco di 309 milioni di euro, lascerà 130 lavoratori a casa in mobilità chiudendo lo stabilimento lombardo e trasferendo il lavoro negli altri siti del gruppo, tra Toscana e Umbria. Siamo nel 150° anno dell’unità di italia ma da parte dei lavoratori e sindacati Toscani e Umbri non abbiamo ricevuto nessun segno di solidarietà, anzi ci risulta che stanno facendo gli straordinari e nei programmi produttivi di Febbraio porteranno nelle loro produzioni i 120 Camper Elnagh che avremmo dovuto produrre a Trivolzio……su richiesta dei padroni si prendono il lavoro che avrebbe garantito il pane a noi……..”