La strage di Sant’Anna di Stazzema

Immagine anteprima YouTube

Articolo tratto da Liberazione dalla pagina delle “lettere” 19 agosto 2010

Sant’Anna, pagina vergognosa.

Cara “Liberazione”, sono passati 66 anni dalla strage di Sant’Anna di Stazzema, probabilmente una delle pagine meno conosciute della nostra storia, ma sicuramente una delle più violente, tragiche e drammatiche avvenute durante l’occupazione nazista in Italia. Tutto iniziò all’alba del 12 agosto 1944, quando a Sant’Anna di Stazzema, nelle colline sopra Lucca, arrivarono quattro colonne di Ss con circa 300 effettivi, comandati dal “celebre” maggiore Walter Reder. Dopo poche ore quel piccolo paesino di montagna sulle Alpi Apuane non esisteva più, furono 560 i morti alla fine, molti dei quali donne, anziani e bambini. Simbolo della feroce sete di sangue dei nazisti fu la sorte toccata a Evelina Berretti, una giovane donna che in casa attendeva la levatrice. Furono i militari tedeschi a “sbrigare il lavoro”, aprendole il ventre con le baionette e lanciando il feto in aria sparandogli alla testa. Altro episodio rilevante dell’eccidio fu il massacro della famiglia di Antonio Tucci, un ufficiale di marina che lavorava a Livorno e che aveva condotto la sua famiglia a Sant’Anna di Stazzema. Nella strage morirono 8 dei suoi figli, la cui età andava dai pochi mesi ai 15 anni, e la moglie. Soltanto lui si salvò proprio perché in servizio a Livorno. Tra quei massacratori c’erano anche i collaborazionisti italiani in camicia nera, che guidarono i nazisti tra le impervie mulattiere che portavano a Stazzema, individui col volto coperto, che parlavano italiano, addirittura in dialetto versiliese. Italiani che non si limitarono alla infame opera di spie, carcerieri, aguzzini nelle celle di tortura e nei campi di concentramento, ma che vollero anche macchiarsi del delitto più atroce: la strage di 560 innocenti. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella ricorrenza del 66° anniversario, ha avuto parole inequivocabili sull’importanza di ricordare e comprendere, attraverso le pagine più dolorose della storia italiana, i principi che ispirarono le scelte dei tanti coraggiosi cittadini che si sono impegnati nella Resistenza e nella lotta di Liberazione per restituire all’Italia il bene supremo della libertà e della dignità nazionale, creando le condizioni perché forze politiche e orientamenti culturali diversi dessero vita alla Carta fondamentale del nuovo Stato democratico. Parole che dimostrano quanto bisogno ci sia ancora oggi di riaffermare ed attualizzare quei valori che sono il patrimonio di tutti gli italiani, ma soprattutto parole che pesano come macigni per quanti hanno l’illusione di riscrivere la storia per convenienza politica, tributando onori e gloria a quei vigliacchi che 66 anni fa non ebbero nessuno scrupolo nel fiancheggiare servizievolmente gli invasori che violentavano, torturavano e massacravano il popolo italiano, proprio come a Sant’Anna di Stazzema.
Alessandro Fontanesi Anpi Reggio Emilia

About the Author