Liberazione, giornale comunista, deve vivere!

Liberazione, giornale comunista, deve vivere!

… Sì, car* Compagn*, la questione è essenzialmente politica: tra chi lavora al rilancio di un progetto politico del PRC (ancora vago) per la riaggregazione della sinistra anticapitalista, femminista, ecologista-animalista e comunista e chi persegue l’obiettivo della chiusura o dello snaturamento (sarebbe uguale) di Liberazione e della distruzione del Partito, con le provocazioni  gli insulti e soprattutto il sabotaggio, in continuità con la precedente direzione dissipatrice di Sansonetti (6500 euro mensili si beccava!). Si realizzerebbe così l’obiettivo di fare terra bruciata definitivamente a sinistra del pd, con la soddisfazione di quei grandi pensatori e statisti come i veltroni e i d’alema e con la complicità di quei vanesi mercanti della politica come i bertinotti-vendola-sansonetti (tutti insieme concorrono ad una bella rappresentazione della “miseria della politica” a sinistra).

Lo so che la questione è sempre politica -non dubitate che ho anche molte critiche da muovere a tutto il gruppo dirigente (cosa che ho fatto in varie circostanze), dato che le ragioni profonde riguardano il modello di partito, la democrazia, la partecipazione dei militanti, la formazione e la rotazione dei gruppi dirigenti e degli eletti, quasi essenzialmente di genere maschile, etc. etc.- ma costoro hanno dato un apporto fondamentale all’attuale sconfitta e le ferite bruciano ancora molto.

Questa vicenda ha molte analogie con quella vissuta con il manifesto nel 1978/79, quando la redazione sottrasse di fatto il quotidiano al Partito di riferimento, il PdUP per il Comunismo che gli aveva permesso di crescere e di consolidarsi come giornale nazionale (tralascio l’entusiasmo e l’impegno per le diffusioni bisettimanali, le sottoscrizioni straordinarie e tutte le iniziative di sostegno intraprese dalla nascita il 28 aprile del 1971 da tutti gli iscritti). Ecco, quella esperienza non intendo proprio riviverla.

Sono abbonato a Liberazione da quando è quotidiano e “da sempre” ho contribuito a diffonderla, con i compagni del mio Circolo, durante le “feste comandate” del 25 Aprile  e del Primo Maggio e in occasione di altre manifestazioni pubbliche ma anche facendone frequente omaggio “mirato” (a seconda degli argomenti affrontati) ad amici o colleghi. Anche durante la “gestione sansonetti”, perché l’ho sempre ritenuta uno strumento indispensabile per l’in/formazione, la crescita, l’inchiesta, la lotta politica culturale e sociale.

Ben venga quindi anche la nostra nuova rivista Su la testa perché abbiamo bisogno di cultura e di comunicazione, di studio e di dialettica per assolvere anche ad una funzione pedagogica e formativa. Penso che ci fosse la necessità di una rivista e penso che ci siano pure la potenzialità per renderla un luogo di dibattito unitario vero e originale. Si deve quindi assolutamente evitare di pensare ad una redazione “lottizzata” secondo i correntismi interni. Sarebbe un non senso, oltre che fallimentare.

Bisogna concentrare tutte le risorse intellettuali organizzative ed economiche su questi due strumenti-obiettivo, Liberazione e Su la testa: la loro realizzazione riguarda veramente il futuro del PRC.

E’ ora, perciò, di farla finita sul serio con i correntismi (spesso si trasformano in autoreferezialità e si riducono a personalismi) e con le rispettive rivistine per concorrere ad un unico progetto: quello della Rifondazione Comunista.

Compagn*, oltre a sostenere Liberazione con l’acquisto e l’abbonamento o la sottoscrizione, penso che sia opportuno esprimere la nostra solidarietà al direttore Greco e ai 7 compagni redattori, inviando brevi ma efficaci messaggi al giornale. Facciamoci sentire, non facciamoci scippare Liberazione. Se necessario, penso che sarebbe opportuno anche passare ad azioni dimostrative più eclatanti come l’occupazione simbolica del giornale. Siamo noi –lettori diffusori iscritti militanti- i veri editori o no?

Ne approfitto per augurare a tutt* qualche meritato giorno di riposo e di serenità. Saluti comunisti.

Vladimiro Lionello – Vigevano

About the Author