Tribunale di Vigevano: perché la città è assente?

Tribunale di Vigevano: perché la città è assente?

Tratto dall’Informatore del 26 luglio 2012

L’intervento
Tribunale: perché la città è assente?
Spett.le redazione de l’Informatore, lunedì della scorsa settimana ho partecipato, come dipendente e come rappresentante sindacale, all’assemblea che si è svolta in Tribunale in merito alla chiusura degli Uffici Giudiziari cittadini della quale il vostro Claudio Bressani ha fornito un esauriente resoconto.
Per l’ennesima volta si è dibattuto a lungo e concitatamente ma, come ho voluto sottolineare anche nel mio intervento, sempre tra di noi “addetti ai lavori” oltre che con qualche rappresentante politico ed istituzionale. Quello che mi stupisce, in tutta questa vicenda, è la totale assenza della città da questa discussione, la non presa di coscienza dei cittadini di cosa comporterà il venir meno di un servizio pubblico essenziale come la Giustizia. Questa apatia si può sintetizzare con la frase tipo che da un po’ di tempo in molti mi rivolgono: «Allora vi chiudono!».
Allora forse occorre chiarire una volta di più che la soppressione del Tribunale e della Procura per noi dipendenti comporterà una serie di disagi e di danni economici che influiranno negativamente sulla nostra vita quotidiana, ma la stessa cosa avverrà per i cittadini ogni qualvolta vorranno, o dovranno, usufruire del servizio Giustizia.
Oltre a ciò la cosa che più mi preoccupa, perché residente in questa città, è il vuoto che si creerà attorno alla chiusura del Tribunale. In questa città, dove già sono ben visibili gli effetti di questa pesantissima crisi economica e sociale, la soppressione degli uffici giudiziari non comporterà soltanto la chiusura di un presidio di legalità e di giustizia sul territorio, ma anche (e non bisogna essere dei catastrofisti per prevederlo), la chiusura di attività terziarie, commerciali e professionali legate, a vario titolo, al Palazzo di Giustizia e alle centinaia di persone che tutti i giorni lo frequentano. In pratica ci sarà quanto meno un trasferimento di risorse e di ricchezza da Vigevano a Pavia e questo, per la nostra città, potrebbe essere il colpo finale, quello che la farà definitivamente retrocedere al rango di “paesone”.
A fronte di tutto ciò mi chiedo come mai, a differenza di altre città, da noi non sia nata una mobilitazione generale per contrastare questa evenienza. Come mai ordini professionali, rappresentanti di categorie economiche, artigianali, commerciali, ma anche movimenti di consumatori, rappresentanti delle istituzioni, della società civile, delle associazioni, della scuola, della chiesa, dei partiti politici e delle organizzazioni sindacali non abbiano, a livello locale, affrontato questo problema con più determinazione.
Voglio pensare che forse ci si è illusi che alla fine le cose si sarebbero sistemate per il meglio, che era il solito bluff all’italiana. Ma ora sappiamo che non è così, che lo schema di decreto che prevede la soppressione del Tribunale e della Procura di Vigevano potrebbe essere firmato nel giro di pochi giorni, e allora è arrivato il momento di chiedere a gran voce: per la città di Vigevano, e per i suoi abitanti, il fatto che chiudano gli uffici giudiziari è o non è un problema?
Se la risposta è no, va bene, ci ritroveremo pigiati sugli autobus che portano a Pavia a sbuffare e ad imprecare al Governo tecnico-ladro; se la risposta è sì allora non c’è tempo da perdere ed occorre quanto prima ritrovarsi attorno ad un tavolo per organizzare al meglio una risposta a questa minaccia. A chi spetta poi il ruolo di capotavola? E’ presto detto Signor Sindaco, a chi, a marzo di due anni fa, decise di farsi eleggere a massimo rappresentante della città assumendosi tutti gli onori e tutti gli oneri che questa carica comporta.
Carmine Pinto

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