Mese: ottobre 2009

Stefano che muore senza un perché

di Marco Sferini

su Lanterne rosse.it del 30/10/2009

Stefano è stato picchiato. Stefano è stato lasciato senza cure. Stefano è stato lasciato solo. Non gli hanno permesso di vedere i suoi genitori, sua sorella nemmeno un minuto. Sono passati giorni e giorni e lui muore completamente sfigurato, dimagrito da 43 a 37 chili. Aveva 31 anni, lavorava col padre come geometra nello studio di famiglia. La sera del 16 Ottobre scorso si imbatte nei carabinieri che lo arrestano perché ha in tasca 20 grammi di marijuana.
Lo portano a casa sua per una perquisizione: sta ancora bene. Saluta suo padre all’udienza per direttissima del giorno dopo e già qui cominciano a vedersi dei segni sul suo volto. Ha il volto così tumefatto che viene visitato dal presidio medico del tribunale. Poi fa il giro del Fatebenefratelli per delle radiografie dove gli riscontrano delle vertebre fratturate.
Ma poi tutto diventa ancora più nebuloso, impercettibile e l’ultima immagine di Stefano è quella diffusa dai giornali oggi: un viso irriconoscibile, un corpo dove palesemente la violenza di qualcuno ha agito fino a renderlo esanime.
E ancora una volta tocca scrivere di storie di brutalità, di pestaggi e di chissà cosa d’altro non provocati da risse tra bande rivali come le “gangs of New York”, ma avvenuti nel mentre il giovane arrestato è appunto in potere dello Stato, nelle sue mani, nella sua – così dovrebbe essere – “custodia”.
E un detenuto, per diritto, è sacro, inviolabile, a cominciare dalla fase degli interrogatori: la Costituzione, quella stupenda carta che diventa sempre più “straccia” a causa delle politiche delle destre e del ritorno di fiamma conservatore e xenofobo di tanta parte del popolo italiano, non consente non solo atti di violenza, ma neppure atti moralmente offensivi, ossia insulti e schernimenti che ledano la dignità del presunto reo.
Sappiamo benissimo che questa parte della Costituzione è nei record di violazioni quotidiane. E sappiamo benissimo che è nel triste DNA del cameratismo poliziesco, in quella beffarda definizione di “forze dell’ordine”, una costante propensione all’utilizzo di mezzi e parole che sono violenti, che sono intimidatori, che sono tutto tranne che i termini di garanzia previsti per un arrestato.
Stefano muore, dunque. E questo è il fatto. E muore senza un perché, visto che non è ammissibile finire in una bara per la detenzione di 20 grammi di “Maria” e che neppure la peggiore delle leggi proibizioniste avrebbe come pena la morte per un fatto simile.
Eppure Stefano muore. Come Federico Aldrovandi, come Aldo Bianzino. Muore non di morte naturale, ma di morte violenta. E allora, la domanda dei genitori e di sua sorella è un dito puntato davanti agli occhi dello Stato: “Chi ha ridotto così il nostro Stefano?”.
Qualcuno, per favore, risponda. Lo faccia lei Signor Presidente della Repubblica, perché noi, come vede, scriviamo questi articoli come epigrafi sulle tombe di giovani ragazzi che non possono essere uccisi dalla Repubblica, dalle sue Istituzioni, dai suoi Enti che devono invece prendersi cura dei cittadini tutti, delle cittadine tutte.
Dove nasce la violenza che uccide Stefano, che ha ucciso Federico e che ha messo a termine la vita di Aldo e, tanti e tanti anni fa, anche quella di Franco Serantini, di Giorgiana Masi…
Certo, erano tempi difficili quelli, gli anni ‘70 “nati dal fracasso”, quelli dove lo scontro politico era acceso. Non era e non dovrebbe essere stato mai un alibi per picchiare a morte Franco e lasciarlo morire in un coma solitario nella cella quel 7 Maggio 1972…
Ora parliamo di un ragazzo fermato perché i carabinieri trovano su di lui un po’ di “erba”. E’ possibile che da un arresto ne derivi una morte? E’ inaccettabile, impossibile da concepire, e per questo muove al ribollire del sangue e all’indignazione di ogni poro della nostra pelle il fatto che Stefano non ci sia più.
Che tipo di gestione dell’ordine pubblico si è venuta formando in questi anni in Italia? Quale linea è stata oltrepassata? Di sicuro una linea legale se si guarda alla Costituzione, non se si mette lo sguardo alla repressione sulle droghe leggere equiparate a quelle pesanti, e se si tratta come un pericoloso spacciatore un giovane di 31 anni che rientra a casa all’1.30 del mattino e che, a vista d’occhio, non sta facendo nulla contro persone o cose.
E, comunque, dopo averlo fermato, il potere non è ancora contento e si accanisce su di lui, lo fa diventare un mostro o qualcosa di simile. Forse così lo vedono i suoi aguzzini. Forse così lo vedrebbero anche molti ignoranti e bigotti sostenitori dell’ordine, della sicurezza e della disciplina.
Bell’ordine, bella sicurezza, bella disciplina! Che uccidono un ragazzo, che negano una giovane vita, che violano quella Legge (con la “elle” maiuscola!) che tanto esaltano come principio assoluto di giustizia.
Ed invece Legge e Giustizia molto spesso sono compagne separate, che si incontrano incatenate dalla volontà di un codice, ma non da quella della verità.
I genitori e la sorella di Stefano, ma pure noi tutti, abbiamo bisogno di sapere, di conoscere chi lo ha ucciso, come questo sia avvenuto e cosa abbia mosso alla violenza efferata che ha reso il sorriso di un trentunenne una mesta, triste apertura di labbra che sembrano chiedere un ultimo disperato tentativo di aiuto.

Per aderire all’appello invia una mail a
enricopistoia@yahoo.it specificando “Verità e giustizia per Stefano Cucchi

COMUNICATO STAMPA 2 Gruppo Consiliare prov.le R.C.

COMUNICATO STAMPA
Sul “caso Gariboldi” e la nostra richiesta di dimissioni del Presidente della Provincia
Di fronte agli sviluppi del “caso Gariboldi” che, al di là delle decisioni della Magistratura, ha comunque messo in luce, con le stesse dichiarazioni dell’Assessore e di Abelli, comportamenti che, in qualunque normale democrazia, non sarebbero minimamente accettati; di fronte all’assunzione di “responsabilità” del Presidente Poma che, nel Consiglio provinciale del 25 Settembre 2009 (dove si discuteva della nostra mozione per il ritiro della delega) dichiarava il pieno sostegno alla Gariboldi e anzi rivendicava testualmente “non chiedete le sue dimissioni, ma le mie”; di fronte ad una deriva dell’Amministrazione provinciale grave sulla questione morale aperta e tale da suscitare sfiducia tra i cittadini verso le stesse Istituzioni, non ci rimaneva, naturalmente, che proseguire la nostra azione con una mozione dove, doverosamente, si chiedevano le dimissioni di Poma.

Ora, nella Conferenza dei Capigruppo, il Presidente del Consiglio provinciale, Bassanese, invocando una norma dello Statuto della Provincia, ha impedito l’inserimento all’ordine del giorno del Consiglio provinciale del 18 Novembre prossimo della nostra mozione.
Riteniamo questo un fatto gravissimo, in quanto, di fronte all’aprirsi di una questione morale di tale portata, l’Amministrazione provinciale doveva confrontarsi in Consiglio provinciale sulla precisa richiesta di dimissioni.
D’altronde, su altre questioni (per es. la politica generale della Provincia) il nostro Gruppo aveva già presentato, a suo tempo, una mozione di sfiducia che fu dibattuta dal Consiglio provinciale.
Ovviamente, non ci aspettiamo che il centro-destra voti la sfiducia, anche perché, al di là di qualche mal di pancia della Lega Nord, questo è ben attaccato al suo potere, ma riteniamo che il ruolo fondamentale dell’opposizione sia quello di sollevare nelle sedi opportune e con gli strumenti possibili questioni che riguardano tutti i cittadini.

Quindi l’Amministrazione provinciale abbia il coraggio di andare al voto nel Consiglio provinciale su una mozione come la nostra. O forse costoro vogliono evitare lo spettacolo di una loro vergognosa mozione contrapposta come quella del 25 Settembre scorso, dove tutto il centro-destra (Lega Nord compresa) riaffermava la piena fiducia alla Gariboldi?

E’ chiaro che questi espedienti non hanno nessuna efficacia, perché il nostro Gruppo consiliare non tralascerà tutti gli strumenti per dibattere la questione morale apertasi.
Parimenti ci sembra incomprensibile che il P.D., ad espressa richiesta del nostro Capogruppo di firmare la richiesta di dimissioni, abbia preferito rispondere che “imboccheranno un’altra via” che è quella della semplice discussione in Consiglio, accompagnata da una loro richiesta, francamente debole nei confronti di Poma.
Rifondazione Comunista continuerà a battersi in Consiglio provinciale e fuori, tra i cittadini, perché sia combattuto il malcostume e perché, soprattutto di fronte ad una crisi sociale devastante, le Istituzioni democratiche facciano il loro dovere di garanti della vita democratica e di sostegno ai cittadini colpiti dalla situazione economica.

Teresio Forti Consigliere provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
Giuseppe Invernizzi Consigliere provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
Giuseppe Abbà Segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Pavia, lì 28 Ottobre 2009

VOGLIAMO SAPERE! il calvario di Stefano Cucchi.

I familiari di Stefano Cucchi vogliono sapere la verità. In una toccante conferenza stampa al Senato alla presenza di numerosi parlamentari dei due opposti schieramenti, parlano la sorella e il padre di stefano, il quale chiedono, con estrema dignità del perchè della morte assurda del loro caro. un’altra pagina nera delle forze dell’ordine. video integrale:http://www.radioradicale.it/scheda/290037/come-e-morto-stefano-cucchi Stefano Cucchi – Venier: “Ma Alfano crede a ciò che dice?” “Quante persone ‘cadono’ nelle caserme e nelle carceri italiane? Ciò che ha detto il Ministro Alfano è del tutto insuficiente a fare chiarezza su una vicenda che rischia di minare la credibilità delle Istituzioni come è già successo in altri casi terribili. Speriamo di non dover assistere alle stesse sofferenze che hanno dovuto affrontare i familiari di Federico Aldovrandi e Aldo Bianzino per ottenere un minimo di giustizia per la morte dei loro cari”. E’ quanto afferma Jacopo Venier dell’ufficio politico del PdCI – Federazione della Sinistra.

Comunicato stampa Gruppo Consiliare prov.le R.C

Sul “caso Gariboldi” e la nostra richiesta di dimissioni del Presidente della Provincia
Di fronte agli sviluppi del “caso Gariboldi” che, al di là delle decisioni della Magistratura, ha comunque messo in luce, con le stesse dichiarazioni dell’Assessore e di Abelli, comportamenti che, in qualunque normale democrazia, non sarebbero minimamente accettati; di fronte all’assunzione di “responsabilità” del Presidente Poma che, nel Consiglio provinciale del 25 Settembre 2009 (dove si discuteva della nostra mozione per il ritiro della delega) dichiarava il pieno sostegno alla Gariboldi e anzi rivendicava testualmente “non chiedete le sue dimissioni, ma le mie”; di fronte ad una deriva dell’Amministrazione provinciale grave sulla questione morale aperta e tale da suscitare sfiducia tra i cittadini verso le stesse Istituzioni, non ci rimaneva, naturalmente, che proseguire la nostra azione con una mozione dove, doverosamente, si chiedevano le dimissioni di Poma.

Ora, nella Conferenza dei Capigruppo, il Presidente del Consiglio provinciale, Bassanese, invocando una norma dello Statuto della Provincia, ha impedito l’inserimento all’ordine del giorno del Consiglio provinciale del 18 Novembre prossimo della nostra mozione.
Riteniamo questo un fatto gravissimo, in quanto, di fronte all’aprirsi di una questione morale di tale portata, l’Amministrazione provinciale doveva confrontarsi in Consiglio provinciale sulla precisa richiesta di dimissioni.
D’altronde, su altre questioni (per es. la politica generale della Provincia) il nostro Gruppo aveva già presentato, a suo tempo, una mozione di sfiducia che fu dibattuta dal Consiglio provinciale.
Ovviamente, non ci aspettiamo che il centro-destra voti la sfiducia, anche perché, al di là di qualche mal di pancia della Lega Nord, questo è ben attaccato al suo potere, ma riteniamo che il ruolo fondamentale dell’opposizione sia quello di sollevare nelle sedi opportune e con gli strumenti possibili questioni che riguardano tutti i cittadini.

Quindi l’Amministrazione provinciale abbia il coraggio di andare al voto nel Consiglio provinciale su una mozione come la nostra. O forse costoro vogliono evitare lo spettacolo di una loro vergognosa mozione contrapposta come quella del 25 Settembre scorso, dove tutto il centro-destra (Lega Nord compresa) riaffermava la piena fiducia alla Gariboldi?

E’ chiaro che questi espedienti non hanno nessuna efficacia, perché il nostro Gruppo consiliare non tralascerà tutti gli strumenti per dibattere la questione morale apertasi.
Parimenti ci sembra incomprensibile che il P.D., ad espressa richiesta del nostro Capogruppo di firmare la richiesta di dimissioni, abbia preferito rispondere che “imboccheranno un’altra via” che è quella della semplice discussione in Consiglio, accompagnata da una loro richiesta, francamente debole nei confronti di Poma.
Rifondazione Comunista continuerà a battersi in Consiglio provinciale e fuori, tra i cittadini, perché sia combattuto il malcostume e perché, soprattutto di fronte ad una crisi sociale devastante, le Istituzioni democratiche facciano il loro dovere di garanti della vita democratica e di sostegno ai cittadini colpiti dalla situazione economica.

Teresio Forti Consigliere provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
Giuseppe Invernizzi Consigliere provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
Giuseppe Abbà Segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Pavia, lì 28 Ottobre 2009

Solidarietà al ferroviere Dante De Angelis

Caro Dante De Angelis,

il Circolo “Lucio Libertini” di Rifondazione Comunista di Vigevano, composto anche da ex pendolari e parecchi lavoratori che utilizzano tutti i giorni i treni sulla tratta ferroviaria disastrata Milano Mortara per recarsi sul posto di lavoro, Ti esprimono calorosa solidarietà, stima ed ammirazione per l’ottimo risultato ottenuto dal tribunale.

Una sentenza che annulla il licenziamento con immediato ordine di reintegrazione e risarcimento di tutte le retribuzioni perdute.Una bellissima vittoria ottenuta con la tenace lotta che hai intrapreso sostenuta da molti cittadini in difesa della sicurezza dei treni su cui viaggiamo tutti i giorni.

La linea ferroviaria Milano Mortara, è per noi un calvario tutti i giorni con: ritardi, incidenti, guasti ai passaggi a livello, sporcizia, porte che si aprono con gravi pericoli per i passeggeri, treni vecchi che si rompono continuamente, pendolari esasperati per gli innumerevoli disagi.

Con la tua lotta hai dimostrato di essere coraggioso e determinante, come hanno fatto gli operai della Innse.

Ora i dirigenti delle Fs ed i politici di destra non hanno più scuse per tenere i treni in queste condizioni. E’ ora che con la sicurezza non si giochi più con il ricatto e l’intimidazione di chi denuncia lo stato inefficiente dei nostri treni.

Ti ringraziamo moltissimo per il tuo impegno personale nell’aver assegnato un duro colpo alla demagogia dei dirigenti Fs ed ottenuto questo importante risultato giudiziario.

La lotta paga.

Ancora infiniti ringraziamenti e un forte abbraccio dai compagni e le compagne pendolari e non del circolo Prc di Vigevano.

Inquinamento in Cina

Pollution in China è un progetto di Lu Guang fotografo free lance cinese, un documentario per immagini su quello che è oggi l’inquinamento in Cina. Gli scatti si sono aggiudicati il primo premio alla XXX edizione del W. Eugene Smith Memorial Fund.

Tra le immagini anche foto dedicate alle conseguenze dell’inquinamento sui più piccoli e sulla gente, per cui consiglio di visionarle solo se non si è facilmente impressionabili, anche se gli scatti di Lu Guang restituiscono ai soggetti grande dignità e rispetto e non sono mai morbosi.

La Gallery completa è su ChinaHush

Fonte: ecoblog.it

Bene se rompe il bipolarismo

di Andrea Fabozzi
su il manifesto del 27/10/2009

«Al governo insieme? Sarebbe un inganno»

Anche Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, ha fatto gli auguri a Bersani «ci mancherebbe, abbiamo un ottimo rapporto personale» ma più in là non va. Da questa parte della sinistra «extraparlamentare» non ci si aspettano grandi novità nel rapporto con il Pd. Opposizione comune al governo sì – ma proprio oggi Ferrero presenta una manifestazione di Prc e Comunisti italiani con Di Pietro – alleanza per il governo no.

Segretario Ferrero, cosa cambia per voi con l’elezione di Bersani?
La cosa principale è l’uscita dal veltronismo, inteso come autosufficienza del partito democratico. Un’idea che si teneva insieme con il tentativo di cancellare della sinistra attraverso le soglie di sbarramento e il voto utile. In secondo luogo da parte di Bersani mi pare che ci sia un’attenzione maggiore al quadro sociale.

Lo dice per il riferimento che ha fatto all’«alternativa»?
Al momento è solo uno slogan diverso, vedremo cosa c’è dentro e se qualcosa cambierà sul serio. Io me lo auguro, ma il fatto che Bersani non eluda la questione sociale non vuol necessariamente dire che saprà proporre risposte di sinistra. Perché si tratta non solo di andare contro le politiche di Berlusconi ma anche quelle di Confindustria. Su questioni come la redistribuzione del reddito e l’intervento dello stato nell’economia. Ci confronteremo ma resto prudente. La vera novità è quella sul sistema politico, la fine della «vocazione maggioritaria».

Che però faceva il paio con la vostra scelta, da sinistra, di rompere con il Pd. È tempo di rivedere anche questa posizione?
No, io penso che il problema più urgente sia superare il bipolarismo così com’è. Altrimenti l’alternativa che ci viene posta è sempre quella tra il voto utile e l’andare al governo con Mastella. Bersani mi sembra disponibile ad andare oltre questo bipolarismo chiuso che è poi il terreno di crescita del berlusconismo e insieme l’arma di distruzione della sinistra. Col bipolarismo non si sposta niente, le lotte sociali non incidono. La Cgil ha fatto i suoi scioperi ma nulla si è mosso.

Al momento Bersani si limita a riaprire le porte a un’alleanza a sinistra, nel quadro dell’alternanza centrosinistra-centrodestra.
E noi confermiamo che non ci sono le condizioni per fare un accordo di governo con questo centrosinistra. E che siamo ovviamente interessati a costruire un’alleanza per battere Berlusconi, ma non per riprodurre lo schema bipolare.

Non teme l’isolamento nel momento in cui Sinistra e Libertà è più disponibile a cercare un accordo?
Non si possono fare pasticci. Non si può firmare un accordo di governo e poi scoprire che sulle liberalizzazioni la pensiamo in modo opposto, che sulla guerra in Afghanistan non siamo d’accordo per niente. Vedo lo spazio di un discorso comune per battere Berlusconi, ma in questo contesto gli elementi di unità sono tutti da cercare.

Va a finire che proprio l’elezione di Bersani scaverà un solco tra voi e Sinistra e Libertà. Vi eravate mandati messaggi concilianti negli ultimi tempi, il rapporto col Pd può far crollare tutto?
Chi oggi vede lo spazio per alleanze di governo non si capisce perché non si sia alleato con il Pd già nel 2008. È sbagliato immaginare adesso tranquillamente un accordo con il Pd senza valutare cosa è successo col governo Prodi. Chi lo fa ha un’altra linea politica: si pone come una corrente esterna del Pd. È legittimo ma è un’altra cosa. Il discorso è però prematuro, questo è il momento di mandare a casa Berlusconi con un’opposizione comune.

Anche con l’Udc?
Più larga meglio è, ma sempre sui contenuti. Bisogna passare da una discussione tutta sulla moralità del premier alle questioni economiche e sociali.

Non vi sarà indifferente la possibilità che dal Pd si scindano teodem e rutelliani.
Il fatto che se ne vada qualcuno non sposta automaticamente a sinistra quelli che restano. Io nei due anni di governo Prodi non ho litigato solo con Mastella ma con tutto il resto del governo sulle politiche economiche, sulla guerra e le grandi opere. Per questo considero poco serio fare finta di non vedere quei nodi politici che abbiamo già incontrato soltanto perché Bersani viene da una storia più di sinistra di Franceschini. Altrimenti riproduciamo lo stesso schema: ogni dieci anni facciamo un governo che alla prova dei fatti non reggiamo.

Il caso Garigoldi

Torniamo sul “caso Garigoldi”, perché ci pare gravissimo che la maggioranza di centro-destra nel Consiglio Provinciale abbia respinto la nostra mozione che chiedeva il ritiro della delega assessorile.
Noi non siamo “giustizialisti”, ma quando appaiono notizie di una gravità estrema sul piano della moralità politica crediamo sia buon uso da parte di un amministratore pubblico farsi da parte.

Un conto cifrato a Montecarlo, uno dei paradisi fiscali, di ben 500.000 (cinquecentomila) euro (un miliardo delle vecchie lire) a cui si sono aggiunti più di 100.000 (centomila euro) di “guadagni” in un “affare” non meglio precisato condotto con l’imprenditore ed amico di famiglia Giuseppe Grossi (fra l’altro in rapporti economici con la Regione Lombardia e altre Amministrazioni Locali) non è una bazzecola.

Gravissime sono poi state le dichiarazioni della Sig.ra Gariboldi e del marito Giancarlo Abelli (noto “capo” del P.D.L.) dove si affermava “al massimo pagherò una multa per evasione fiscale” e anche che il Grossi, amico di famiglia con cui si va a caccia in Argentina (affermazione di Abelli) ha la “grande capacità di fare affari”, per cui gli si danno soldi che ritornano sul conto cifrato di Montecarlo aumentati di molto.

Solo l’arroganza del potere può permettere di fare dichiarazioni simili, oltretutto alla faccia di milioni di lavoratori e pensionati che faticano ad arrivare alla fine del mese e che le tasse le pagano, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica, lavoratori e pensionati che non hanno conti cifrati nei paradisi fiscali, né vanno a caccia in Argentina…..
In Paesi con una borghesia un po’ più attenta all’etica, tali dichiarazioni sarebbero state sufficienti ad allontanare dalla gestione della “cosa pubblica” chi le avesse fatte.
Già, ma noi siamo in Italia, dove il Governo Berlusconi approva lo “scudo fiscale”, per i capitali all’estero, depennando scandalosamente anche i reati commessi.
Fino a quando l’opinione pubblica sopporterà tali comportamenti?
Per quanto riguarda il Presidente della Provincia di Pavia, che si erge a difensore della Signora Gariboldi sfidando a chiedere le sue dimissioni, in quanto è lui che sceglie gli Assessori, gli ricordiamo che a suo tempo il Gruppo consiliare del Partito della Rifondazione Comunista ha presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti e dell’intera Amministrazione provinciale, mozione naturalmente respinta con il voto del centro-destra.

Teresio Forti
Giuseppe Invernizzi

Consiglieri provinciali del
Partito della Rifondazione Comunista