Mese: maggio 2010

Israele “ostaggio di se stesso” attacca la nave dei pacifisti

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=0NpC7TiRF_8&feature=player_embedded[/youtube]

La comunità internazionale è sotto choch per l’assalto alla nave dei pacifisti verso Gaza. A cominciare dall’alto  commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay, che si e’ detta scioccata per l’assalto israeliano contro la flottiglia di navi diretta a Gaza. Sia per l’assalto in sé, sia per la vecchia, scontata, “scusa” dei terroristi a bordo. Israele attribuisce a militanti filo-palestinesi a bordo della flotta umanitaria la responsabilità delle violenze scoppiate a bordo. La realtà, come spiegano molti analisti e studiosi della questione medio-orinetale, è che Israele si è avventurato sulla strada scivolosa del “fndamentalismo”, di è rifugiato nella poltica estremistica che si alimenta di paure e dogmi. È la politica di arroccamento che ha armato la mano dell’esercito  contro i pacifisti.

«Sono stati loro a dare il via alla violenza – ha detto Mark Regev, portavoce del premier israeliano Benjamin Netanyhahu – Abbiamo fatto ogni sforzo possibile per evitare lo scontro: il mandato ai militari era che si trattava di un’operazione di polizia e di usare la massima attenzione. Sfortunatamente (i militari) sono stati attaccati con violenza dalle persone a bordo, (che hanno utilizzato) sbarre, coltelli e colpi d’arma da fuoco». E segue l’antico adagio, appunto, del ministero degli Esteri ha definito la flottiglia “armata dell’odio e della violenza” e ha accusato gli organizzatori di essere “terroristi” legati ad Hamas.
A bordo ci sono almeno cinque gli italiani  ha riferito Mila Pernice, della Rete romana di solidarieta’ con il popolo palestinese, portavoce in Italia della missione della ‘Flotta della Liberta”. Si tratta della giornalista Angela Lano, del sito internet Infopal.it, del freelance e regista Manolo Luppichini, del tenore Joe Fallisi, del reporter Manuele Zani e del medico Angelo Stefanini. Con loro ci sono anche due cittadini palestinesi residenti in Italia. Non fanno parte del gruppo Fernando Rossi e Monia Benini, del movimento politico ‘Per il bene comune’, costretti a rimanere a terra dalle autorita’ cipriote, che venerdi’ scorso hanno impedito loro di salpare. Mila Pernice ha parlato di “atto di criminalita’ assurdo e palese violazione del diritto internazionale” visto che -ha spiegato- al momento dell’attacco “le navi si trovavano a 75 miglia dalla costa in acque internazionali”. E ha aggiunto: “sono pacifisti inermi e non violenti, la loro e’ un’azione di sostegno politico e umanitario”. Ora la flotta umanitaria, verso la quale dalla notte si sono interrotte le comunicazioni («il telefono satellitare a bordo non e’ piu’ raggiungibile, ma noi continuiamo a chiamare»), e’ sotto il controllo della marina israeliana. “La stanno scortando al porto israeliano di Ashdod”, ha riferito Pernice, “perche’ li’ non ci saranno giornalisti ad attenderli”. L’attivista italiana ha annunciato per le 17:30 un corteo davanti agli uffici dell’Onu di piazza San Marco a Roma, sede del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo. “Ci mobiliteremo tutti”, ha assicurato, “fino a che questa ennesima crisi non sara’ scongiurata. Abbiamo avuto gia’ centinaia di adesioni”.
Il ‘numero due’ della diplomazia israeliana, Danny Ayalon, ha spiegato che sono state trovate almeno due pistole a bordo della flotta con militanti filo-palestinesi e, per giustificare l’azione del commando, ha aggiunto che nessun Paese sovrano avrebbe consentito un’analoga provocazione. «Israele -ha assicurato- non vuole la guerra con nessuno ma non poteva consentire che le navi aprissero un corridoio per contrabbandare armi e terroristi». Del resto, ha continuato, la Flotta della Liberta’ aveva spiegato chiaramente che il suo obiettivo era forzare il blocco marittimo su Gaza e stamane ha “ignorato” gli appelli israeliani a tornare indietro.
Aumenta in modo preoccupante l’escalation di rabbia in Turchia dopo l’operazione della marina israeliana di questa notte. A Istanbul e Ankara si sono formati numerosi cortei, con la partecipazione di migliaia di persone, mentre il governo ha definito “inaccettabile” l’azione israeliana. Nella capitale turca decine di persone si sono riunite davanti alla sede dell’ambasciata israeliana e alla residenza privata dell’ambasciatore Gabby Levy. Ancora più pesante la situazione a Istanbul, dove fin dall’alba centinaia di manifestanti hanno cercato di scavalcare i cancelli del consolato israeliano a Levent, causando anche momenti di scontro con la polizia che cercava di contenere la folla. La gente ha scandito slogan contro Israele, mentre tanti manifestanti sventolavano la bandiera palestinese. Nella tarda mattinata poi una manifestazione di circa 2.000 persone ha iniziato a sfilare nelle strade del centro della megalopoli sul Bosforo, diretta a piazza Taksim, cuore della città. Sullo sfondo della mobilitazione di piazza, la dura reazione del governo di Recep Tayyip Erdogan. Il ministero degli Esteri ha emanato una nota che definisce inaccettabile l’attacco di Israele. E si attende ora un comunicato dal tavolo di crisi convocato dal premier appena saputo dell’attacco. A bordo delle navi della flotta umanitaria diretta a Gaza c’erano anche due deputate tedesche della Linke, Annette Groth e Inge Hoeger, di cui al momento non si hanno notizie. Una collaboratrice dell’ufficio di Annette Groth al Bundestag ha comunicato di non essere riuscita a mettersi in contatto con il cellulare della deputata. “Attualmente non sappiamo come sta”, ha aggiunto. Su una delle imbarcazioni era presente anche lo scrittore svedese Henning Mankell.

in data:31/05/2010 (tratto da Liberazione on-line)

Chi la fa la paghi.

Con una colossale opera di mistificazione della verità, si vuole far credere che la crisi del debito pubblico degli Stati è causata dall’eccesso di spesa pubblica, in particolare dalla spesa sociale.

Al contrario, la causa risiede nell’enorme ammontare di risorse utilizzate per il salvataggio del sistema finanziario, che torna anche in Italia a distribuire lauti dividendi e retribuzioni stratosferiche ai propri dirigenti.

Invece di colpire la speculazione, la risposta dei governi è quella preannunciata nei giorni scorsi dalla grande stampa nazionale ed internazionale e ribadita dal Fondo monetario Internazionale: colpire ciò che resta del modello sociale europeo.

Ancora una volta, l’Europa è usata come pretesto per ridurre il reddito dei lavoratori e i diritti sociali.

Il governo Italiano obbidisce a queste richieste, e dopo aver affermato a lungo che tutto andava per il meglio, adotta una manovra socialmente iniqua ed economicamente nociva.

Vengono messe le mani nelle tasche degli italiani, con il blocco triennale delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, con gli interventi sulle pensioni, con i tagli delle prestazioni sociali che saranno le conseguenze inevitabili dei tagli ai trasferimenti agli enti locali.

Si prepara l’ennesimo condono, nuovo premio agli evasori.

Si accentuano le disuguaglianze sociali, già enormemente cresciute negli ultimi anni, mentre l’attacco ai pubblici dipendenti rientra nella logica della svalutazione delle funzioni pubbliche.

Si riduce il reddito dei lavoratori e quindi la possibilità di sostenere per tale via l’economia reale.

Si determinano così le condizioni per un aggravamento della recessione e della disoccupazione.

Non è vero che questa è l’unica via praticabile. Le risorse necessarie possono essere reperite con una seria operazione di contrasto all’evasione fiscale (che ha raggiunto la cifra di 120 miliardi, 5 volte la preannunciata manovra); con un imposizione progressiva di solidarietà sui grandi patrimoni e sui redditi, pubblici e privati, a partire dalle stock options, e dagli stipendi dei managers; tassando la speculazione finanziaria; riducendo le spese militari, a partire dal ritiro delle truppe italiane dall’ Afghanistan.

LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA AVVIA SU QUESTI TEMI UN’AZIONE DI INFORMAZIONE E MOBILITAZIONE, E CHIEDE A TUTTE LE FORZE DELL’OPPOSIZIONE DI NON CEDERE A LUSINGHE BIPARTISAN, MA DI INCONTRARSI PER DEFINIRE LE MISURE DA INTRAPRENDERE CONTRO LA MANOVRA E CONTRO LA POLITICA REAZIONARIA DEL GOVERNO BERLUSCONI.

Popolo dell'acqua della Provincia di Pavia. Prossimi banchetti.

Popolo dell’acqua, ecco il riepilogo dei banchetti programmati nei prossimi giorni –
Davvero complimenti a tutti i volontari!
Comune


Banchetti
BELGIOIOSO domenica 30 maggio
CASORATE domenica 30 maggio
CASTEGGIO domenica 30 maggio
CORNALE sabato 29 maggio
GROPELLO CAIROLI mercoledì 2 giugno
MEDE mercoledì 26
PARONA 29 (17-19) 30 (10,30-12)
PAVIA sabato 29 e domenica 30
RIVANAZZANO lunedì 31 maggio
ROMAGNESE sabato 5 giugno
SAN MARTINO SICC. domenica 30 maggio
STRADELLA domenica 30 maggio
VIGEVANO tour quartieri..
VOGHERA 25, 28, 29
VIDIGULFO 29 pom e 30 matt
MOTTA VISCONTI domenica 30 maggio

Popolo dell’acqua della Provincia di Pavia. Prossimi banchetti.

Popolo dell’acqua, ecco il riepilogo dei banchetti programmati nei prossimi giorni –
Davvero complimenti a tutti i volontari!
Comune


Banchetti
BELGIOIOSO domenica 30 maggio
CASORATE domenica 30 maggio
CASTEGGIO domenica 30 maggio
CORNALE sabato 29 maggio
GROPELLO CAIROLI mercoledì 2 giugno
MEDE mercoledì 26
PARONA 29 (17-19) 30 (10,30-12)
PAVIA sabato 29 e domenica 30
RIVANAZZANO lunedì 31 maggio
ROMAGNESE sabato 5 giugno
SAN MARTINO SICC. domenica 30 maggio
STRADELLA domenica 30 maggio
VIGEVANO tour quartieri..
VOGHERA 25, 28, 29
VIDIGULFO 29 pom e 30 matt
MOTTA VISCONTI domenica 30 maggio

Al 23 maggio 2010 le firme raccolte per il referendum acqua in Provincia di Pavia sono 5.700

A ritmo di oltre mille firme che si aggiungono ogni settimana, procede l’attività appassionata di coloro che organizzano banchetti in numerose piazze della provincia di Pavia. Al 23 maggio le firme raccolte risultano oltre 5.700.
Altri banchetti si faranno nelle prossime settimane e, in aggiunta, cominceranno ad affluire i moduli compilati dagli attivisti impegnati nei ‘porta a porta’ nei piccoli centri. A fine giugno conteggeremo anche le firme che singoli cittadini possono apporre nei moduli depositati presso le Segreterie Comunali. Insomma ci sono tutte le premesse perché i moltissimi volontari impegnati ai banchetti siano davvero gratificati dai risultati complessivi.
REFERENDUM ACQUA PUBBLICA – FIRME RACCOLTE NEI BANCHETTI
PROVINCIA DI PAVIA
comune n° firme 24 e 25 aprile n° firme 1 e 2 maggio n° firme 7-8-9 maggio n° firme 15-16 maggio N° firme 22 e 23 maggio
BELGIOIOSO 63
BORGARELLO 156
BRONI 120
CASEI GEROLA 28
CASORATE 150
CASTEGGIO 50
CERTOSA DI PAVIA
CILAVEGNA 48
DORNO 40
GARLASCO 80 80
GIUSSAGO 54 60 18
GROPELLO CAIROLI 80
LANDRIANO 130 68
MORTARA 160
PAVIA 63 346 368 336 520
PIEVE DEL CAIRO 54
RETORBIDO 40 85
RIVANAZZANO
SAN MARTINO SICC. 63
SANNAZZARO DE B. 57
STRADELLA 40 120 118
TORRICELLA VERZATE 40
VARZI 200
VIGEVANO 120 180 200 80 250
VOGHERA 200 152 406 65 130
VIDIGULFO
MOTTA VISCONTI 120
Totali 526 1.239 1.663 1.196 1.114
PROGRESSIVO 1.765 3.428 4.624 5.738

La lettera: "vergogna scondizolini.." Il rispetto per i telespettatori!!

(articolo tratto da Repubblica)

ROMA – “Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto”. E’ questo uno dei punti centrali della lettera con cui Maria Luisa Busi ha annunciato l’intenzione di abbandonare la conduzione del Tg1 1. La missiva, tre cartelle e mezzo affisse nella bacheca della redazione del telegiornale, è indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell’azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi. Ecco il testo integrale.

“Caro direttore  ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell’edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me  una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori”.

“Come ha detto  il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: ‘La più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell’ascolto tradizionale”.

“Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E’ stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l’informazione del Tg1 è un’informazione parziale e di parte. Dov’è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti  perché negli asili nido non c’è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo.
E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov’è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il tg1 l’ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale”.

“L’Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte – un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo – e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale”.

“Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto.  Nell’affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E’ lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori”.

“I fatti dell’Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E’ quello che accade quando si privilegia la comunicazione all’informazione, la propaganda alla verifica”.

Nella lettera a Minzolini Busi tiene a fare un’ultima annotazione “più personale”: “Ho fatto dell’onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto:
1)respingo l’accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente – ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI – le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c’è più alcuno spazio per la dialettica democratica al Tg1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2)Respingo l’accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera  dopo l’intervista rilasciata a Repubblica 2, lettera nella quale hai sollecitato all’azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di “danneggiare il giornale per cui lavoro”, con le mie dichiarazioni sui dati d’ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: ‘il Tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche”. Posso dirti che l’unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama – anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta – hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita ‘tosa ciacolante – ragazza chiacchierona – cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali’ e via di questo passo.  Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno”.

E conclude: “Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità.
Quello che nutro per la storia del Tg1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere”.

(21 maggio 2010)