Mese: giugno 2010

Cilavegna, operai in fila per il pane

(tratto da “La Provincia Pavese”)

CILAVEGNA. Almeno quaranta persone ogni settimana bussano alla porta della parrocchia per ricevere il pacco alimentare. Negli uffici della Camera del Lavoro si presentano i giovani per chiedere di essere aiutati a trovare un posto. Qualche offerta c’è: aziende di Vercelli cercano un capo cantiere, un elettricista e un pasticciere. Una ditta di Casale ha bisogno di un programmatore. Altre imprese offrono lavoro a Vigevano, Gambolò, Corsico. Ma la bacheca dell’Informagiovani in piazza Garibaldi è lo specchio dei tempi. Oggi anche i giovani di Cilavegna per lavorare devono andare altrove. E’ una sorte comune nei distretti industriali in declino. A Cilavegna è stata la chiusura della Cagi a dare il colpo di grazia al polo della maglieria, che negli anni Settanta occupava 1.200 persone (basti dire che oggi Cilavegna ha circa 5.600 abitanti per capire le dimensioni assunte allora dallo sviluppo industriale). L’emorragia di posti di lavoro è stata in parte assorbita da una rete diffusa di servizi. Molti ex-operai della Cagi lavorano all’istituto per anziani Casa Serena.
L’industria oggi sopravvive nella Comez, l’azienda meccanica che sta cercando di resistere per tra molte difficoltà, in qualche calzaturificio che regge puntando sulla qualità, e in due maglifici superstiti, la “Pisani Carlo laboratorio maglierie”, di cui è titolare l’ex-sindaco Carlo Pisani e il “Maglificio Sant’Anna”. «A lavorare nella maglieria oggi saranno sì e no 30 addetti – dice Pisani -. Tra noi e il Sant’Anna mettiamo assieme una ventina di dipendenti, il resto è in piccole ditte che fanno bande elastiche. Ha resistito il prodotto di qualità, ma si sono persi tanti posti e tante professionalità. Il dramma è per i 40/50enni, più difficili da ricollocare. La Provincia ha organizzato corsi di riqualificazione, ma manca il lavoro».

Federico Vanini ha lavorato 27 anni alla Cagi, è stato delegato sindacale e ora presta opera di volontario alla Camera del Lavoro. «Quando la Cagi, due anni fa, ha cominciato a smantellare lo stabilimento di Cilavegna e a trasferire la produzione a Motta Visconti è stato un dramma – spiega – ma il declino dell’industria è iniziato negli anni Ottanta con il passaggio generazionale dai fondatori delle fabbriche ai figli che sceglievano altre professioni». La globalizzazione ha fatto il resto. «Io – continua Vanini – ho lavorato alla Cagi fino all’aprile 1995, sono stato in mobilità qualche mese, poi sono andato in pensione. Oggi il paese offre pochi sbocchi. Tanti giovani sono disoccupati e si rivolgono alla Camera del Lavoro per chiedere di essere aiutati a trovare occupazione. Dispiace dover dire che, al massimo, possiamo solo inoltrare le loro richieste».
Il sindaco Giuseppe Colli, a capo di una giunta di centrodestra che ha interrotto l’egemonia delle amministrazioni di sinistra in carica dal dopoguerra, ha fatto del rilancio industriale un cavallo di battaglia. «In paese resistono punte di eccellenza industriale, ma la crisi del lavoro c’è – afferma -. Per questo il Piano di governo del territorio prevede aree per insediamenti produttivi e abbiamo già raccolto l’interessamento di alcune ditte».
Si guarda al futuro e intanto si fanno i conti con il presente. «Sono parroco da tanti anni – ricorda don Mario Tarantola – e non ho mai visto una crisi così drammatica. Ogni settimana distribuiamo pacchi alimentari a una quarantina di persone e aiutiamo altri a pagare le bollette. Sono tutti italiani, cassintegrati. Cerchiamo di fare il possibile perchè i poveri vengono prima di tutto».

(29 giugno 2010) La Provincia Pavese

Manovra del Governo: sciopero generale

PRC LOMBARDIA ADERISCE ALLO SCIOPERO DEL 25 GIUGNO

COMUNICATO STAMPA

ADERIAMO ALLO SCIOPERO GENERALE DI VENERDI’: CI SAREMO CONTRO LA MANOVRA ECONOMICA DEL GOVERNO E CONTRO L’ATTACCO DELLA FIAT E DI CONFINDUSTRIA AI DIRITTI FONDAMENTALI DEI LAVORATORI.

Il Partito della Rifondazione Comunista della Lombardia aderisce allo sciopero generale indetto dalla Cgil per venerdì prossimo. Le politiche economiche e sociali del governo Berlusconi picchiano in un’unica direzione: contro i lavoratori, i pensionati e il “Paese reale”. La manovra economica proposta dal governo non mette un euro a disposizione del processo necessario di ridistribuzione del reddito; lascia intatti i patrimoni dei ricchi; taglia brutalmente il welfare; blocca i contratti e punta apertamente al massacro sociale. La manovra economica è un tassello del disegno più complessivo della destra politica e economica di abbattere i diritti garantiti costituzionalmente e dallo Statuto dei lavoratori. Ciò che sta avvenendo a Pomigliano, con l’offensiva padronale della Fiat, è infatto il “corrispettivo” sul piano delle relazioni industriali e sindacali di ciò che il governo prova a fare in Parlamento, con la cancellazione dei diritti e di tutti quelli che dissentono e si oppongono. Per tutto questo venerdì saremo a Milano alla manifestazione, a fianco dei lavoratori e di chi si oppone a Berlusconi e a Confindustria. Chiediamo che sia solo l’inizio e che il resto dell’opposizione si svegli e scenda in piazza.

Un diluvio di firme. 10 mila firme raccolte in provincia di Pavia

imagefetch.ashxRagazzi non sto scherzando, 100 qua, 200 là stiamo davvero arrivando a cumulare ben diecimila firme raccolte in provincia di Pavia. E’ davvero un diluvio!

Per chiudere in bellezza e in festa la campagna che ha coinvolto un fracco di gente che si è smazzata moduli e firme, vogliamo ritrovarci tutti in piazza della Vittoria a Pavia domenica prossima fra le ore 16 e le ore 22. (v. volantino allegato)

Potremo raccogliere ancora le firme dei ritardatari e prepararci alle prossime iniziative già in ballo come, te pareva, la raccolta firme sul progetto di legge contro il nucleare “Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima”.

Stiamo invitando per domenica tutte le Associazioni e gruppi ambientalisti ad essere presenti con i loro colori e i loro progetti – fate girare la voce.

Arrivederci a tutti
Antonietta

"L'acqua del Sindaco"

Si al referendum, no alla bottiglia

La prossima volta che andate al ristorante, fate un utile esperimento. Questa la sceneggiatura. Appena seduti, il cameriere, premuroso, vi chiederà subito cosa volete bere. Risponderete: “Acqua”. La successiva domanda concernerà l’acqua che desiderate: “Gasata o naturale?”. E vi mostrerà, speranzoso, l’invitante rastrelliera in cui sfolgorano bottiglie d’acqua minerale delle marche più famose. “Vorrei l’acqua del rubinetto”. A questo punto la scena si divide. Il cameriere italiano, esperto e consapevole, vi guarderà con sufficienza, convinto di trovarsi di fronte a un pezzente. E vi dirà “non gliela consiglio”. Invece un cameriere di recente acquisizione (in genere asiatico o africano) verrà preso dal panico e vi ripeterà la domanda, indicandovi le bottiglie di acqua non gasata. Alla vostra decisa reiterazione, finalmente arriverà sulla tavola una piccola caraffa dell’ottima “acqua del sindaco” proveniente da un pubblico acquedotto. O, se sono “scafati”, vi recapiteranno una grande brocca d’acqua del loro impianto di depurazione e filtraggio (proprio per confermare la contestazione dell’acqua così come sgorga dal rubinetto). Ecco, se a tutti noi, ecologi responsabili, pretendessimo, senza falsi pudori, l’acqua pubblica, rifiutando, anche platealmente, le bottiglie (soprattutto quello di plastica) forse riusciremmo a migliorare l’immagine di un prodotto in difesa del quale si stanno raccogliendo firme per un referendum. Io ho già firmato.

FULCO PRATESI (Presidente onorario del WWF Italia)

(articolo tratto dalla rivista dei soci wwf.PANDA n° 4 maggio 2010)

Assemblea a Milano contro la crisi e la manovra del Governo il 28 giugno

Il giorno 28 giugno alle ore 20.30 sala Congressi della Provincia  via Corridoni ci sarà un’importante iniziativa della Federazione della Sinistra contro la crisi e la manovra del Governo.

Interverranno rappresentanti di partiti della sinistra europea, tra cui la capogruppo della Linke al parlamento europeo.

Sono previsti anche interventi delle  più importanti situazioni  di lotta di Milano e provincia.

Interverranno : Fabio Amato(Resp.Esteri Nazionale PRC

P. Sallustri del PdCI

concluderà           Cesare Salvi      attuale portavoce FdS.

"Solidarnosc"

“La Fiat gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati altri. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend).

A un certo punto, verso la fine dell’anno scorso, è iniziata a girare la voce che la Fiat aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso, per esempio, ha pagato solo il 40% dei bonus, benchè noi avessimo superato ogni record di produzione.

Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo “Giorno di Protesta” dei lavoratori di Tychy non sarà educato come l’anno scorso. Che cosa abbiamo ormai da perdere?

Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre. In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostyro lavoro a Tycky, ma per mostrare alla Fiat che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizioni di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione. E’ chiaro che però tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente. per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso. Lavoratori, è ora di cambiare”.

Questa è la lettera di un gruppo di lavoratori

della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai compagni di Pomigliano

in procinto di votare se accettare o meno l’accordo

ammazzadiritti che stabilisce le condizioni imposte dalla Fiat

per riportare in Italia la produzione Panda

oggi effettuata nello stabilimento polacco.

La lettera di una moderna "schiava" della Fiat

La verità
su “Fabbrica Italia”
Caro direttore, ti invio la lettera che ho scritto a mio figlio in risposta allo spot “Fabbrica Italia” trasmesso in questi giorni in tv.

Mi piacerebbe che “Liberazione” la pubblicasse.

«Caro figlio mio, siccome non riesco a dormire per i mille problemi che mi affollano la mente, voglio raccontarti la verità di questo piano industriale che la Fiat sta attuando per incrementare i propri profitti economici… “In 5 anni raddoppia la produzione di veicoli e raddoppia l’esportazione anche in America…”. Beh, questo la Fiat lo ha visto nella sfera di cristallo che possiede Marchionne, visto che da quando è Ad della Fiat è in grado di predire il futuro. Cucciolo mio, le sole cose che raddoppieranno saranno gli utili nei conti Fiat e il carico di lavoro d noi poveri operai… E per me raddoppieranno le possibilità di ammalarmi per colpa di turni massacranti e postazioni di lavoro sempre più pesanti. Così, quando mi chiederai di portarti al parco a giocare, al mare o semplicemente a fare una passeggiata o a mangiare un gelato, dovrò dirti di “no” perché il mio lavoro non me lo permetterà… Sarò assente da casa per tutti i giorni della settimana e in quelle poche ore che sarò presente sarò così stanca e così stressata che non avrò nemmeno la forza di abbracciarti. Cosa farò? Se acquisterò un auto? …E chi se lo potrà permettere! E anche se un giorno sarai tu a sceglierne il colore, forse, nella migliore delle ipotesi, io non sarò più in grado di guidarla… se non peggio! Bimbo mio, quando mi chiederai chi sono, potrò solo dirti che sono una “schiava” della Fiat, moderna, ma pur sempre schiava di un sistema che ci massacra per i propri interessi pagandoci sempre meno e togliendoci spazio per la nostra vita sociale e familiare oltre ad averci tolto tutti i diritti… Tesoro mio, come vedi la verità è un’altra… E’ la lotta di ogni giorno per condizioni di lavoro umane e rispettose della dignità di ogni persona. Non le chiacchiere senza senso trasmesse sulle reti nazionali da “Fabbrica Italia”».

Anna Solimeno mamma di 3 bambini, operaia Fiat deportata al reparto confino di Nola

16/06/2010 Liberazione