Mese: novembre 2010

“Zerbolò, il paese delle cicogne vuole diventare… il paese della balera?”

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(Riceviamo da Cristina Nera, questo scritto che volenteri condividiamo e pubblichiamo)

Esiste un luogo nel Parco del Ticino, si chiama Cascina Venara ed è a Zerbolò, in cui da 10 anni si fa educazione ambientale, si riproducono le cicogne bianche, si salvano animali selvatici in difficoltà, si realizzano orti botanici dove giungono farfalle ormai quasi estinte.

Il Comune ha deciso di interrompere tutto questo, sfrattando Legambiente, Parco del Ticino e soprattutto l’eccezionale biodiversità tutelata in quel luogo...per farne che???? Un ostello (perso nei boschi…chi ci arriverà???) e udite udite un luogo per ballare!

Tutto questo nonostante la Cascina Venara si trovi in zona B3 del Parco del Ticino, sia in ZPS (Zona di Protezione Speciale).

VERGOGNA! doppia vergogna che tutto ciò avvenga nell’anno dedicato alla biodiversità!
Zerbolò, il paese delle cicogne vuole diventare…il paese della balera???

NON SIAMO D’ACCORDO, FERMIAMOLI ORA!!!!!!!!!!!!!

Per questo nasce questa iniziativa di Storks-mailing dedicata alle cicogne bianche presenti nell’area di Zerbolò.

Mandiamo una protesta gentile, garbata ma decisa al comune di Zerbolò, al suo sindaco:

protocollo@comune.zerbolo.pv.it
sindaco@comune.zerbolo.pv.it

e per conoscenza a:

presidente@legambiente.org
direzione@parcoticino.it

o meglio ancora, come farò io, consegnare a mano all’ufficio protocollo una lettera di protesta indirizzata al sindaco Renato Fiocchi.

Non vogliamo vedere le cicogne morire!!!!!!!!!!!!

Le vogliamo fotografare mentre volano sulle nostre teste, non per terra MORTE!!!

Presentazione del libro "SALVARE L'ACQUA". Incontro con Molinari

LUNEDÌ 13 DICEMBRE 2010 – ORE 21

VIGEVANO – FRAZIONE SFORZESCA

COOPERATIVA PORTALUPI – VIA RONCHI 7

PRESENTAZIONE del libro

“SALVARE L’ACQUA”

di CLAUDIO JAMPAGLIA

e EMILIO MOLINARI

Edizioni Feltrinelli

Interverrà EMILIO MOLINARI

consigliere del

“Comitato Italiano del Contratto Mondiale dell’Acqua”

Il libro, scritto a due mani, affronta il senso politico e culturale della battaglia per l’acqua nel nostro Paese e vuole essere un contributo al movimento referendario che si è messo in moto e che ha raccolto 1,4 milioni di firme. Un risultato straordinario non solo per il Forum dei movimenti che l’ha promosso e per molte delle realtà che si sono impegnate nella raccolta, ma anche per tutti i cittadini e per la democrazia in Italia.

«Abbiamo provato a raccontare il senso di questo movimento attraverso inchieste e racconti di territori e storie più o meno virtuose, attraverso una ricostruzione del funzionamento politico e legislativo della gestione dell’acqua e, infine, provando a rilanciare proposte e soluzioni che suonano come monito ed un appello: alla politica tutta per rivoluzionarsi culturalmente, a ritrovare attraverso l’acqua e il suo ancestrale valore la strada persa della propria “missione” di gestire l’interesse generale; e a noi tutti per ritrovare un linguaggio capace di ricostruire l’altrettanto perso senso della comunità e del bene comune».

Il referendum per l’acqua rappresenterà nei prossimi mesi in Italia una sfida importante alla politica e noi crediamo che insieme potremo vincerla.

Il governo Berlusconi vuole smantellare il settore pubblico e regalare l’Italia pezzo a pezzo ai privati. Con l’articolo 15 del decreto Ronchi si consegna l’acqua alle grandi multinazionali, se ne fa l’oggetto del profitto di pochi ai danni di tutti noi cittadini.

Punto Rosso, Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra sono per una gestione pubblica dell’acqua:

  • una gestione pubblica, efficiente, contro le politiche di rapina dei territori e a tutela del paesaggio e del sistema idrogeologico
  • una gestione che garantisca acqua potabile di qualità a tutti, investendo nel servizio idrico senza aumenti di tariffe
  • una gestione non inquinata da logiche di profitto, che sia definita dagli Statuti Comunali come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.

Partito della Rifondazione Comunista

Giovani Comunisti/e

Circolo “Lucio Libertini” Via Boldrini, 1 – Vigevano

Punto Rosso Associazione culturale

Sezione “Rosa Luxemburg” – Vigevano

www.rifondazionevigevano.it

Apologo digitale

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Apologo digitale

Indice. Sorelle…

Medio. Guarda che siamo tutti maschi

Indice. Però tutti assieme ci declinano al femminile

Anulare. Eh sì, possiamo appartenere a tutti e due i sessi, senza differenze

Medio. Vuoi mettere la cura che ci dedicano le donne, rispetto alla mancanza di rispetto, scusate il gioco di parole, che ci riservano gli uomini.

Indice. Ma mi lasciate parlare?! Voi divagate sempre, con la vostra voglia di muovervi e di comunicare, non siete precisi come me. State un attimo calme… calmi che vi devo dire una cosa. (Sottovoce) Parlo piano perché lui, il tappo, non senta.

Mignolo. Ce l’hai con noi piccoli? Guarda che senza di noi…

Medio. Taci microbo, lascia parlare l’Indice

Indice. Oh finalmente! Lo vedete che è tutto fasciato (indicando il pollice). Voi non ve ne siete accorti ma io l’ho visto bene: è diventato tutto nero.

Anulare. Si è pitturato, si è intinto nella cioccolata?

Indice. Magari, ma quello, se permettete, lo so fare meglio io. No, si è lasciato prendere in mezzo da una porta e si è fatto schiacciare.

Medio. Certo non è agile come noi, con la sua mole…

Indice. Guarda che è stato per poco, se no eravamo presi anche noi. Tra l’altro, poverino, io ho fatto in tempo a vederlo, è nero anche nell’unghia.

Anulare. E adesso come facciamo che dobbiamo scrivere al computer un sacco di roba?

Medio. Ma lui mica digita, al massimo schiaccia la barra spaziatrice, ma non è indispensabile.

Anulare. Hai ragione, siamo diventati una squadra: non lasciamo più tutto il lavoro agli indici, ma di lui proprio possiamo fare a meno per digitare.

Medio. Solo per digitare e per il resto? Se c’è da insultare basto io: mi alzo mentre voi state giù ed è fatta!

Mignolo. Oppure ci solleviamo solo io e l’Indice, e quello è un bel cornuto!

Anulare. Per infilare gli anelli e, scusate, per dare un po’ di charme alla mano basto io, anche se adesso vorrebbe metterseli anche lui, che tempi!

Indice. E io? Mi dimenticate? Oltre a sobbarcarmi ancora la maggior parte del lavoro alla tastiera, assieme a mio cugino, là dall’altra parte, diciamocelo, chi vi indica la strada?

Mignolo. E per grattarsi? Specie in certe parti. E pulire le orecchie? Se non mi infilassi io… A volte piccolo è bello, e utile.

Medio. Te lo concedo, ma lui, il Pollicione, a cosa serve?

Mignolo. Per l’autostop!

Medio. Sì, bella roba. Ma a parte questo uso rarissimo e non insostituibile, diciamocelo vale di più una bella gamba, cosa sa fare? Mi sembra imbranato come i nostri cugini.

Mignolo. Quali, quelli dall’altra parte? Guarda che se Lui era mancino, ci bagnavano il naso.

Medio. No, dico quelli di giù, i lontani cugini, quelli meridionali.

Indice. Però fratelli, ci pensate se veniva pestata la sua controfigura giù nel piede? Non andavamo più da nessuna parte.

Mignolo. Per quello anche se fosse diventato nero uno dei ditini.

Medio. Non fatela lunga, io non sono razzista, però diciamocelo, la nostra famiglia è superiore. E anche tra di noi c’è qualcuno che non è… all’altezza.

Pollice. Brutti fedifraghi irriconoscenti! È così che mi considerate? E siete anche un bel po’ ignoranti. Io rappresento uno dei più grossi progressi della mano e quindi dell’uomo!

Medio. Proprio tu? Che sei così… ottuso. Noi siamo molto più acuti di te!

Pollice. Senti mediano da strapazzo vai a ficcarti dove dico io e te ti metto all’indice, in quanto a te ti raccordo io sai, e tu in fondo… no ho sentito che fanno il mobbing pure a te, si credono superiori.

Medio. Guarda che noi abbiamo tre falangi e tu solo due.

Pollice. Allora sei proprio un mediocre: ti dai importanza perché sei il più alto, ma i più alti non sono i migliori, quasi mai, e poi ognuno ha il suo ruolo, vorresti che fossimo tutti uguali a te? Staremmo freschi.

Medio. Fossi almeno come loro… piccoli ma snelli… non tozzo come sei!

Pollice. Non hai capito che io sono così perché sono opponibile?

Medio. Sì, adesso hai detto bene, sei proprio l’opposto di noi.

Pollice. Perché sei contro l’opposizione? Sei per il partito unico?

Medio. No, cosa vai a dire, ma ognuno resti al suo posto.

Pollice. E il mio posto è all’opposizione. Guai se non ci fosse…

Medio. Lo so: la democrazia, una testa un voto, bla bla…

Mignolo. Però sono razzisti anche ‘sti democratici: dovevano dire una mano un voto…

Indice. Così votavamo due volte! Cresci prima di parlare.

Pollice. Il pluralismo voi proprio non lo capite, o tutti uguali o quasi: uno un po’ più alto, gli altri un po’ più piccoli, ma tutti omologati. Se uno è un po’ troppo diverso, lo disprezzate. E non capite che senza di me non riuscireste ad afferrare niente? Sareste come i piedi, con tutto il rispetto, specie per il mio corrispondente… assonante, che tra l’altro è il più importante della sua famiglia.

Medio. Io continuo a non afferrare, a non capire.

Pollice. Provate voi, esseri superiori, a girare una chiave, a pigiare un telecomando, a digitare un messaggino sul cellulare, se siete capaci da soli.

Indice. Figurati se abbiamo bisogno di te!

Pollice. Allora voglio mettere subito alla prova proprio te. Prendi una penna e scrivi qualcosa.

Indice. Cosa ci vuole? È il mio mestiere…

Pollice. Da solo?

Indice. (provando) Beh, forse non proprio.

Pollice. E voi fratelli superiori perché non brindate alla vostra grandez… altezza, prendete un bicchiere senza di me.

Medio. (provando) Beh, in effetti… Però adesso tu sei handicappato, sei tutto nero!

Pollice. Nero o rosa, sono fatto della tua stessa carne. Senza di me anche tu sei un handicappato! Tutti uguali serviremmo a poco, è la varietà che ci arricchisce, imbecilli!

Mignolo. Sante parole! Ma non prendertela che ti sale la pressione!

Pollice. Scusate, sono un po’ irritato!

Anulare. Scusaci tu. E adesso vieni qui sotto di noi che ti coccoliamo un po’, che così conciato non puoi neppure infilarti nella bocca per farti consolare!

Marco Visita

Fiat Pomigliano, da 28 mesi alla fame

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(Lettera tratta da Liberazione)

Fiat Pomigliano,
da 28 mesi alla fame
Caro direttore, sono 28 mesi che io ed altri 5mila colleghi della Fiat di Pomigliano subiamo l’umiliazione di vivere con 750 euro mensili, sono 28 mesi che ci indebitiamo sempre di più, sono 28 mesi che chiediamo di uscire da questa palude, sono 28 mesi che non ci sentiamo più parte attiva della società, sono 28 mesi e se tutto va bene ne dovranno passare altri 8 per ricominciare a sopravvivere. Tante volte abbiamo denunciato il dramma di chi aveva un lavoro stabile con uno stipendio minimo, ma sicuro. Fino al 2007 tutti noi ci ponevamo il problema di arrivare a fine mese da settembre 2008 il problema è come finire la prima settimana. La Fiat, la grande multinazionale italiana, nei suoi progetti non aveva previsto (o peggio aveva messo in conto) 3 anni di cassa integrazione per lo stabilimento di Pomigliano, cioè dal non assegnare una nuova missione produttiva ad un sito perché era conflittuale e non affidabile siamo passati a non produrre per la crisi globale. Ad oggi dopo 28 mesi di cassa integrazione siamo riusciti ad ottenere sulla carta ed in via di realizzazione nello stabilimento la futura missione produttiva, la nuova Panda. Per ottenere lavoro abbiamo girato l’Italia in lungo e in largo, siamo stati forti nel chiedere e decisi nell’ottenere, attenti nella discussione e caparbi nel vincere un referendum che non era scontato. Purtroppo, seppur siamo stati bravi nel costringere la Fiat ad investire 750 milioni di euro a Pomigliano e a garantire l’occupazione, non siamo stati così bravi da costruire un sistema di tutele a difesa di chi aveva assunto degli impegni con un determinato reddito ed oggi, da 28 mesi, si trova ad affrontarli con il 33% in meno. Mi chiedo spesso, dov’è che abbiamo sbagliato? Come abbiamo fatto a non capire che minor reddito significa maggior impoverimento delle famiglie operaie e allungamento della ripresa sociale ed economica del paese? La verità, come sempre avviene in questi casi, non e mai una sola. Tutti i soggetti sociali ed istituzionali hanno fatto qualcosa per tutelare il popolo lavoratore, ma, nei fatti, si registrano storie di sfratti, pignoramenti, segnalazioni di cattivo pagatore, ganasce fiscali, more, e tutto quello che può succedere ad una famiglia che da 1.300 euro al mese e passata a 750 euro. La cosa che mi fa più rabbia è che non riesco, anzi, non riusciamo ad interloquire con l’assessore regionale al welfare… Assistiamo, giorno per giorno, alla disfatta della classe operaia napoletana, senza che chi di dovere si ponga la domanda di cosa fare per bloccare tutto ciò. A una famiglia composta da 2 figli ed entrambi i genitori quanto ci vuole per vivere? Ogni mese una famiglia fa i conti con le entrate e le uscite, e facendo calcoli semplici senza demagogia e senza vittimismo possiamo affermare che si spendono:500 euro per l’affitto o il mutuo; 30 di condominio; 40 per l’elettricità; 30 per il telefono; 20 per i telefonini; 120 per l’abbonamento del treno per i figli a scuola; 180 come paghetta per i figli (giorni di scuola, sabato e domenica); 80 per l’assicurazione dell’auto…; 10 per la cartolibreria; 40 di libri per la scuola; 10 euro per assorbenti femminili;10 euro per schiuma da barba e rasoi; 15 euro mensili per abbonamento alla Rai; 80 euro per il carburante dell’auto; 10 euro per la manutenzione dell’auto; 15 euro per la tassa di possesso dell’auto; 50 euro mensili per il Gas; 10 euro di medicinali; 19) 250 euro per alimenti. Ovviamente in questa piccola nota non metto le sigarette i giornali e tanta altra roba non necessaria per la vita comune di un individuo e senza contare eventuali imprevisti. Andando a fare i conti ci ritroviamo a spendere circa: 1500 euro mensili. Ora il Governo sia nazionale sia regionale ci spieghi a noi cassintegrati come tagliare del 50% le uscite per combaciarle con le entrate, cioè, 750 euro mensili…
Gerardo Giannone operaio ed Rsu in cassa integrazione da 28 mesi presso la Fiat di Pomigliano

Medi e universitari nel corteo Cgil: «Per un futuro libero da precarietà»

http://www.liberazione.it/news-file/Medi-e-universitari-nel-corteo-Cgil—Per-un-futuro-libero-da-precariet—–LIBERAZIONE-IT.htm#article-photo-gallery

http://www.liberazione.it/news-file/Le-immagini-della-manifestazione—LIBERAZIONE-IT.htm

LAVORO

Medi e universitari nel corteo Cgil: «Per un futuro libero da precarietà»

di Daniele Nalbone

Roma 27/11/2010. Manifestazione nazionale della Cgil per il lavoro, i diritti e la democrazia.  Foto Impronte

«Per un futuro dignitoso, libero da precarietà e sfruttamento». Parte da queste rivendicazioni la partecipazione degli studenti medi e universitari della Rete della Conoscenza e della Rete degli Studenti al corteo della Cgil. Sono arrivati da tutta Italia per prendere parte a una grande giornata di mobilitazione inserita proprio in mezzo alla discussione alla Camera sul ddl Gelmini. Contemporaneamente, gli studenti autorganizzati delle scuole di Roma, al grido di «noi non siamo la Cgil» ma senza alcuna volontà di rompere un movimento che confermano essere «più unito che mai» hanno manifestato, in corteo non autorizzato, da piazza Trilussa, quartiere Trastevere, fino al Campidoglio oltrepassando cordoni di polizia che non sono riusciti a fermare la rabbia studentesca. Quindi Lecce con la contestazione a Gianfranco Fini. Palermo con un corteo di oltre tremila studenti appartenenti a oltre trenta scuola in agitazione. E ancora, Napoli e Perugia. Con Bologna e Milano pronte a scattare all’inizio della settimana. Anche ieri la mobilitazione di scuole e università non si è placata. Ma veniamo alla cronaca.
Sono le 8,30. Manca più di mezz’ora alla partenza del corteo che da piazza della Repubblica raggiungerà piazza San Giovanni. Gli studenti sono già lì, «a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici» ci spiegano i portavoce della Rete della Conoscenza. Insieme a loro, insieme alla Flc Cgil, i ricercatori precari. «Siamo scesi per qualche ora dai tetti per essere qui in piazza» scherzano. Le politiche di questo governo non hanno tolto il sorriso a questa che si definisce una «generazione ribelle». Sono in piazza «per reagire, con i lavoratori, alla più grande riforma dello stato sociale degli ultimi trent’anni che questo governo sta mettendo in campo». Una riforma «fatta di piccole e costanti martellate all’apparato di diritti»: dalla privatizzazione della conoscenza al “modello Pomigliano”, «non si vogliono più masse consapevoli ma persone mansuete, servi e ricattabili». Sono studenti, ma parlano di Collegato Lavoro, un provvedimento «che cambierà la nostra vita e quella dei lavoratori in maniera indifferenziata». Il corteo si muove. I ragazzi sono sparsi per tutte le vie di Roma. La Rete degli Studenti sottolinea come la loro scelta di partecipare a un corteo “sindacale” è dovuta al fatto che «questo Governo ha scelto la strada della divisione sociale. Noi, invece, vogliamo andare in direzione opposta e lavorare per l’unità delle lotte». Un’unità che, però, non può “appiattirsi” sulla piattaforma di mobilitazione messa in campo dalla Cgil. Per questo gli studenti hanno deciso di non confluire a Piazza San Giovanni ma di fermarsi prima, all’altezza di via Emanuele Filiberto, e di dar luogo a una sorta di assemblea “di piazza”. Contemporaneamente da piazza Trilussa, cuore della Roma trasteverina, oltre cinquemila studenti autorganizzati delle scuole occupate e in mobilitazione ha dato vita a un corteo non autorizzato che ha paralizzato ulteriormente il traffico della Capitale. Percorso il Lungotevere, il corteo ha superato, all’altezza della Bocca della Verità, un ingente schieramento di forze dell’ordine in tenuta antisommossa avanzando con le braccia alzate. Quindi, ha raggiunto il Campidoglio e ha “occupato” la scalinata che porta al Palazzo Comunale. Contemporaneamente a Lecce, come già accaduto due settimane fa a Bari, l’oggetto della rabbia studentesca è stato Gianfranco Fini. L’occasione è stata la partecipazione del presidente della Camera alla riunione allargata del Senato accademico dell’Università del Salento. Così, mentre fuori dall’ateneo, occupato da venerdì pomeriggio, centinaia di persone erano riunite in presidio, all’interno gli studenti hanno prima letto un documento contestando le dichiarazioni di un Fini che si è detto pro-riforma e ha annunciato il voto favorevole del gruppo di parlamentari di Futuro e Libertà per l’Italia, quindi abbandonando l’aula in segno di protesta non appena il presidente ha preso parola. A Palermo, invece, oltre tremila studenti hanno manifestato ieri mattina per le vie della città dopo l’annullamento del corteo in programma per il pomeriggio a causa dell’incontro saltato con il provveditore al quale avrebbero consegnato le proposte di cambiamento della scuola pubblica. Così davanti al teatro Politeama è stato celebrato il funerale della scuola pubblica. Quindi, nel pomeriggio, assemblea-fiume cittadina all’istituto Pareto per organizzare le mobilitazioni della settimana che sta per aprirsi. Una settimana che si preannuncia calda. A Napoli, dove ieri è stato occupato simbolicamente il tetto della facoltà di Giurisprudenza della Federico II, per tutta la giornata odierna si terrà un’assemblea sui temi della riforma Gelmini. Quindi, lunedì e martedì, assemblee e riunioni in attesa delle votazione finale sulla riforma dell’università. A Perugia, invece, la giornata di ieri è stata caratterizzata dall’occupazione del Palazzo dei Priori, sede del Comune, da dove è stato calato uno striscione: «No Gelmini, ricostruiamo il futuro». E se Bologna si sta preparando alla grande assemblea del 29 (ore 19, via Zamboni 38) per dar vita a una grande manifestazione martedì 30 novembre (ore 11, piazza Verdi) alla quale è chiamata a scendere in piazza tutta la città, Milano risponderà martedì con un nuovo, grande corteo per una nuova, grande giornata di protesta. Una protesta che avrà il suo centro a Roma: martedì prossimo, infatti, Montecitorio sarà invaso per l’ennesima volta. «La Gelmini e Tremonti hanno un’unica possibilità per salvarsi» avvertono gli studenti: «dimettersi».

in data:27/11/2010 Liberazione

A Milano Pdl e Lega finanziano gruppi di estrema destra

POLITICA

A Milano Pdl e Lega finanziano gruppi di estrema destra

di Saverio Ferrari

Nel maggio scorso, a seguito delle continue manifestazioni promosse dell’estrema destra a Milano, il quotidiano israeliano Haaretz pubblicò un lungo e preoccupato dossier sottolineando come nel Nord d’Italia «il fascismo» tornasse «di moda». Nell’indagine di Haaretz il fenomeno venne messo in relazione alla forte crescita della Lega nord. «Nel clima politico attuale – scrissero le due giornaliste autrici dell’inchiesta – i sostenitori della destra non si vergognano più di esprimere posizioni razziste», rilevando come il successo della Lega consentiva anche al neofascismo di tornare alla ribalta. In quegli stessi giorni anche il Corriere della Sera titolò Milano “capitale” dei naziskin.
In effetti, Milano, tra aprile e maggio, era stata teatro di diversi avvenimenti. Si era iniziato con una fiaccolata, il 29 aprile, per le vie di Città studi «in ricordo di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani, caduti per mano dell’odio comunista». Più che un corteo, da Forza nuova a Azione giovani, sfilò una vera e propria parata stile Germania anni Trenta: file da cinque, tamburi a scandire il passo, decine di fiaccole e molte bandiere con la croce celtica. Circa ottocento i presenti. Il tutto tra saluti romani ritmati e camicie nere. Mai prima a Milano si era visto qualcosa di simile. La domenica successiva, il 2 maggio, si tennero, invece, prima un concerto nazirock in zona Porta Venezia con l’esibizione di Skoll, nome di battesimo Federico Goglio, un cantautore il cui nome d’arte, per sua stessa ammissione, si ispirerebbe a un «lupo feroce» della mitologia germanica, dedito «alla violenta cancellazione della vita sulla terra azzannando il pianeta e riempiendo l’universo di spruzzi di sangue» (il tutto con il patrocinio e il sostegno economico del consiglio di zona 3), quindi un torneo di calcetto al Lido, in memoria di Sergio Ramelli, con la partecipazione di squadre tipo Forza nuova, Azione giovani, Hammerskins, patrocinato dal Comune e sponsorizzato dalla Provincia.
Ma non era finita. Sabato 22 un corteo nazionale di Forza nuova «contro banche e finanza», con la presenza di una delegazione del partito di estrema destra ungherese Jobbik (estimatore delle Croci frecciate, collaborazioniste dei nazisti durante l’occupazione tedesca), fu vietato e trasformato in un comizio in piazza Aspromonte, mentre il 29 maggio successivo, circa 400 teste rasate, provenienti da Spagna, Francia, Germania, Svezia e Svizzera, si erano ritrovate a Cinisello Balsamo, sotto un tendone, per celebrare il ventesimo anniversario del circuito europeo degli Hammer. Da allora la situazione è andata ulteriormente peggiorando. In settembre ha aperto in viale Brianza, a poche centinaia di metri dalla stazione Centrale, una nuova sede degli Hammer, una sorta di “avamposto”, così è stato definito, per «contrastare l’invasione di immigrati e zingari». Nei locali messi a disposizione dall’Aler, con tanto di vetrina sulla strada, la prima iniziativa, tenutasi il 3 novembre, ha riguardato una conferenza in onore di Lèon Degrelle, un tempo generale delle Waffen-SS, poi condannato come criminale di guerra. Tra i partecipanti anche Roberta Capotosti, consigliera provinciale del Pdl. Il 25 ottobre è invece emerso che per la mostra fotografica in ricordo della battaglia di El Alamein, allestita allo Spazio Oberdan, promossa dall’assessorato alla Cultura della Provincia in collaborazione con le associazioni d’Arma e con il patrocinio del Ministro della Difesa e dell’Esercito, gli spazi espositivi erano stati appaltati alla Ritter, una delle principali case editrici di riferimento della destra neonazista.
Per il 3 dicembre, sempre l’assessorato alla Cultura della provincia, guidato da Umberto Maerna (sorpreso da alcuni giornalisti nel 2007 mentre salutava romanamente davanti alle tombe dei repubblichini al Campo X del cimitero Maggiore), ha pensato bene di sostenere, con il proprio patrocinio, un convegno in ricordo dei 174 bambini del quartiere Gorla, periti il 20 ottobre 1944 in un bombardamento, sotto le macerie di una scuola. Nel convegno: nessuna menzione delle responsabilità del fascismo per l’entrata in guerra dell’Italia, un esplicito omaggio alla “grande tradizione” dell’Asso di bastoni e dei suoi “intrepidi aviatori”, un reparto dell’aeronautica della Rsi (loro sì che potevano mitragliare e bombardare i bambini degli altri paesi), nel logo, infine, la riproduzione del manifesto della Rsi stampato dopo la tragedia, disegnato da Gino Boccasile, tenente delle SS italiane.
Ciò che sta accadendo è il prodotto di più fatti. Da un lato, dopo le elezioni politiche del 2008, con la sconfitta del cartello de La Destra con la Fiamma tricolore, si è assistito al rifluire nel partito di Berlusconi di molte realtà del neofascismo milanese: Area identitaria, proveniente da Cuore nero, Comunità in movimento di Lino Guaglianone, Destra per Milano di Jonghi Lavarini. Dall’altro, al radicalizzarsi stesso di Pdl e Lega.
A Milano il Popolo della libertà è in mano alla famiglia La Russa: Romano ne è il coordinatore provinciale, mentre il cognato, Marco Osnato (guarda caso dirigente Aler, a proposito di sedi date all’estrema destra), svolge le funzioni di vice coordinatore cittadino. Dietro di loro Fare occidente e Destrafuturo, le due correnti entro cui sono confluiti i militanti provenienti dall’estrema destra.
Attorno al Pdl, sponda Comunione e liberazione, ormai ruota anche gran parte della destra cattolica oscurantista, in primis Alleanza cattolica. La Lega, a sua volta, tramite la componente di Borghezio, svolge un ruolo di copertura e sostegno dei gruppi neofascisti. Casa Pound Milano, in attesa di una sistemazione migliore (sembrerebbe ci stia pensando l’assessore regionale alle politiche giovanili Massimo Buscemi), è ospitata nella sede dei Volontari verdi di via Bassano del Grappa, a tutti gli effetti ormai una sede fascista. Sarà proprio lì, infatti, che l’11 dicembre, si terrà il prossimo “raduno” dell’Associazione degli ex combattenti della X Flottiglia Mas, presente Mario Bordogna, uno dei più stretti collaboratori di Junio Valerio Borghese.
Nel capoluogo lombardo si voterà in primavera per il nuovo Sindaco. Intanto Letizia Moratti, il 21 novembre, ha fatto visita a un convegno de La Destra, suo prossimo alleato nella corsa alla riconferma, presenti Adriano Tilgher, condannato per ricostituzione del partito fascista, e Francesco Cappuccio, l’ex capo di Cuore nero, mentre Forza nuova in un suo comunicato nazionale ha annunciato che il 18 dicembre «si impossesserà per un giorno intero del centro cittadino» con l’apertura di una nuova sede in Corso Buenos Aires, messa loro a disposizione dal Comune. A Milano, è vero, il fascismo sta tornando di moda.

in data:27/11/2010 Liberazione

LIBERAZIONE – DOMENICA INSERTO SULLA SATIRA DI SINISTRA DELL’ITALIA UNITA

COMUNICATO STAMPA

LIBERAZIONE – DOMENICA INSERTO SULLA SATIRA DI SINISTRA DELL’ITALIA UNITA

A 25 EURO 50 righe a cura di Cosimo Rossi (Ufficio Stampa Prc) CON GENTILE PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE

Roma, 26 nov. 2010 – “Compagna satira”. Questo il titolo dello speciale (la cui copertina è in allegato) realizzato da Liberazione sulla storia della satira di sinistra dalle guerre di indipendenza a oggi che sarà in edicola domenica 28 e lunedì 29 novembre al prezzo straordinario di sottoscrizione di 25 euro.
In un contesto in cui le iniziative per i 150 anni dell’Unità d’Italia si smarriscono tra squilli retorici e sperperi agiografici, Liberazione si è trovata a combinare in modo originale la ricorrenza nazionale con la più stringente urgenza di sottoscrizione per la sopravvivenza del giornale. Cade così, un po’ per caso, nel novero delle iniziative del centocinquantenario l’inserto a colori di 28 pagine con 70 vignette selezionate in ordine cronologico e per testata e un ricco corredo di documentazione storico editoriale.
“Abbiamo inteso realizzare un’antologia che, pur nella sua parzialità, fino a oggi non ci pare sia stata realizzata con una latitudine così ampia che va dall’Ottocento fino ai giorni nostri – spiega il direttore di Liberazione Dino Greco – Ci pare perciò un prodotto con una sua originalità, anche rispetto alla messe di materiali che circolano in concomitanza con la ricorrenza risorgimentale, tra l’altro non privo di una sana dose di autoironia sempre troppo lesinata a sinistra”. L’obiettivo principale, aggiunge ovviamente Greco, “è quello di aiutare economicamente un giornale sempre in lotta per la sopravvivenza propria e delle proprie idee”. Perciò: “Carpe diem”, invita il direttore di Liberazione. In quanto lo speciale sarà in edicola solo domenica 28 e lunedì 29 (anche se, rivolgendosi all’ufficio diffusione di Liberazione, 06/441831, i circoli del Prc possono prenotarne per la vendita militante, di cui 20 euro vano al giornale e 5 al circolo).
Il criterio adottato per la realizzazione dello speciale è stato naturalmente quello di privilegiare la satira di sinistra come filo conduttore. Ne è risultato un compendio storico stringato ma senza omissioni, riletto attraverso la lente dell’invettiva umoristica: dalla prima metà dell’Ottocento ai giorni nostri.
L’introduzione-presentazione porta la firma di Giuseppe Caliceti. Le testate prese in considerazione sono: L’Asino (Podrecca e Galantara); Il Becco Giallo (1924-31); L’Avanti! (cioé Giuseppe Scalarini); Chiappori e Fortebraccio (vignette  e testi tratti dal volume “Il belpaese”, 1973); Il Male; Tango; Cuore (tre pagine e 10 vignette, con intervento di Michele Serra); Frigidaire. Disegni di Vauro, Enzo Apicella e Mauro Biani presentano invece la satira di Liberazione, dai suoi esordi fino ad oggi. Ad Ellekappa è dedicata un’intera pagina e per Altan un paginone, con annesso “colloquio con Cipputi” (a cura di Checchino Antonini).
Con il titolo “Marxismo-umorismo” sono riportati anche due rari pezzi satirici che portano rispettivamente la firma di Karl Marx e di Antonio Gramsci (con introduzione di Raul Mordenti). Un’ampia intervista a Dario Fo di Tonino Bucci e una serie di schede sulle singole testate prese in considerazione completano il fascicolo.

Ufficio stampa Prc/Federazione della Sinistra
Cosimo Rossi

LIBERAZIONE – DOMENICA INSERTO SULLA SATIRA DI SINISTRA DELL'ITALIA UNITA

COMUNICATO STAMPA

LIBERAZIONE – DOMENICA INSERTO SULLA SATIRA DI SINISTRA DELL’ITALIA UNITA

A 25 EURO 50 righe a cura di Cosimo Rossi (Ufficio Stampa Prc) CON GENTILE PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE

Roma, 26 nov. 2010 – “Compagna satira”. Questo il titolo dello speciale (la cui copertina è in allegato) realizzato da Liberazione sulla storia della satira di sinistra dalle guerre di indipendenza a oggi che sarà in edicola domenica 28 e lunedì 29 novembre al prezzo straordinario di sottoscrizione di 25 euro.
In un contesto in cui le iniziative per i 150 anni dell’Unità d’Italia si smarriscono tra squilli retorici e sperperi agiografici, Liberazione si è trovata a combinare in modo originale la ricorrenza nazionale con la più stringente urgenza di sottoscrizione per la sopravvivenza del giornale. Cade così, un po’ per caso, nel novero delle iniziative del centocinquantenario l’inserto a colori di 28 pagine con 70 vignette selezionate in ordine cronologico e per testata e un ricco corredo di documentazione storico editoriale.
“Abbiamo inteso realizzare un’antologia che, pur nella sua parzialità, fino a oggi non ci pare sia stata realizzata con una latitudine così ampia che va dall’Ottocento fino ai giorni nostri – spiega il direttore di Liberazione Dino Greco – Ci pare perciò un prodotto con una sua originalità, anche rispetto alla messe di materiali che circolano in concomitanza con la ricorrenza risorgimentale, tra l’altro non privo di una sana dose di autoironia sempre troppo lesinata a sinistra”. L’obiettivo principale, aggiunge ovviamente Greco, “è quello di aiutare economicamente un giornale sempre in lotta per la sopravvivenza propria e delle proprie idee”. Perciò: “Carpe diem”, invita il direttore di Liberazione. In quanto lo speciale sarà in edicola solo domenica 28 e lunedì 29 (anche se, rivolgendosi all’ufficio diffusione di Liberazione, 06/441831, i circoli del Prc possono prenotarne per la vendita militante, di cui 20 euro vano al giornale e 5 al circolo).
Il criterio adottato per la realizzazione dello speciale è stato naturalmente quello di privilegiare la satira di sinistra come filo conduttore. Ne è risultato un compendio storico stringato ma senza omissioni, riletto attraverso la lente dell’invettiva umoristica: dalla prima metà dell’Ottocento ai giorni nostri.
L’introduzione-presentazione porta la firma di Giuseppe Caliceti. Le testate prese in considerazione sono: L’Asino (Podrecca e Galantara); Il Becco Giallo (1924-31); L’Avanti! (cioé Giuseppe Scalarini); Chiappori e Fortebraccio (vignette  e testi tratti dal volume “Il belpaese”, 1973); Il Male; Tango; Cuore (tre pagine e 10 vignette, con intervento di Michele Serra); Frigidaire. Disegni di Vauro, Enzo Apicella e Mauro Biani presentano invece la satira di Liberazione, dai suoi esordi fino ad oggi. Ad Ellekappa è dedicata un’intera pagina e per Altan un paginone, con annesso “colloquio con Cipputi” (a cura di Checchino Antonini).
Con il titolo “Marxismo-umorismo” sono riportati anche due rari pezzi satirici che portano rispettivamente la firma di Karl Marx e di Antonio Gramsci (con introduzione di Raul Mordenti). Un’ampia intervista a Dario Fo di Tonino Bucci e una serie di schede sulle singole testate prese in considerazione completano il fascicolo.

Ufficio stampa Prc/Federazione della Sinistra
Cosimo Rossi