Mese: febbraio 2011

Attività Fonti di Pace

kurdistanL’attività dell’associazione ha un unico principio guida: portare aiuto a tutti coloro che vivono in situazioni di diritti negati.

Anche in questo periodo in cui i soldi sono sempre meno e la crisi si sta scaricando sempre più sulle fasce deboli della società e sul volontariato, nel nostro piccolo noi non molliamo.

Quest’anno le nostre risorse saranno indirizzate per:

–          Progetto di Uludere: costruire un acquedotto per portare l’acqua dalla sorgente alle case di un piccolo villaggio montano nel Kurdistan turco

–          Corsi di scolarizzazione rivolti agli immigrati per la preparazione al conseguimento della licenza media

Con il contributo del 5xmille abbiamo sino ad ora realizzato:

Kurdistan         principalmente sul territorio turco

CAMPO PROFUGHI DI AYASMA

A quasi 300 mila profughi curdi abbiamo portato medicine e vaccini per questi bambini in collaborazione con alcuni medici dell’ospedale San Matteo di Pavia.

CENTRO SOCIOSANITARIO DI YUKSEKOWA.

Una città curda ai confini con l’Iran in totale isolamento per la gran parte dell’anno abbiamo terminato di ristrutturare una palazzina dove mettere macchinari medici e un centro di primo intervento per tutta la popolazione.

Palestina         nella striscia di Gaza

ASILO NIDO DI TARQUMIA

Abbiamo finanziato l’arredamento di un asilo nido dove le donne che lavorano in campagna possano lasciare i figli in un posto sicuro e che li guidi all’accesso scolastico.

Striscia di Gaza

Durante i bombardamenti israeliani abbiamo contribuito a fornire derrate alimentari alla popolazione.

Brasile             in collaborazione con i contadini di SEM TERRA nella rivendicazione di poter lavorare le terre abbandonate

SCUOLA DI AGRICOLTURA

Abbiamo finanziato una scuola di agricoltura per coltivazioni diversificate.

Codice fiscale per il vostro 5 per mille

97409660152

Fonti di Pace Onlus

Via Guglielmo Pepe 14

20159 Milano

http://www.fontidipace.it/


L’Italia non segua la Nato in Libia

L'impiccagione di libici che attentarono contro truppe italiane
L’impiccagione di libici che attentarono contro truppe italiane durante il colonialismo italiano che durò ufficialmente dal 1912 al 1947

 

di Lidia Menapace

Alla prima apertura di pagina di un quotidiano, alla prima parola da un teleschermo, l’impressione è di pericolosa meschinità: dico, sulla questione libica. Non che per il resto sia meglio, però è meno pericoloso. Invece la crisi libica, dopo e insieme ai movimenti democratici successi in Tunisia ed Egitto, ci ricorda che il Mediterraneo è una delle zone calde e incerte del pianeta, importante per risorse (petrolio, se non altro), storia (antica e poi coloniale e decolonizzazione vera e finta) e per l’incontro/scontro di civiltà e religioni.
La prima cosa di cui si sente la mancanza sono le Nazioni Unite: se un evento si sarebbe dovuto affrontare – secondo la Carta, là dove sentenzia che la guerra è un crimine e propone di affrontarla dal Consiglio di sicurezza – con corpi di polizia internazionale, che chiedono tribunali e diritto della stessa natura e livello, ci si accorge che di ciò non vi è quasi nulla. Perciò (ricordando quanto le beghe europee per stare nel consiglio di sicurezza abbiano ostacolato il cammino), quando Obama cerca di rimediare all’assenza di strumenti internazionali adeguati, finisce per indicare la Nato e dopo aver interpellato Francia e Inghilterra, telefona anche a Berlusconi chiedendogli di collaborare.
Non avendo predisposto un corpo di polizia internazionale, si ricade nell’ipocrisia delle spedizioni militari travestite da strumenti “umanitari”! La prima cosa da dire a voce spiegata è che una nazione ex coloniale proprio in quel paese, ed espressione di un colonialismo duro e particolarmente disumano, non può essere di nuovo presente in armi lì senza provocare reazioni popolari molto contrarie e quindi aggravare la situazione e non essere di aiuto in operazioni di conciliazione politica e di democrazia. Dunque prima di tutto: no all’inclusione dell’Italia in una qualsiasi spedizione Nato in Libia.
La stasi e assenza europea in una crisi che si svolge ai suoi confini e in paesi che si affacciano sul Mediterraneo è un segno molto preciso della caduta dell’Europa e della sua involuzione profonda. Poiché l’Europa è governata soprattutto da governi di centrodestra, si potrebbe persino pensare a sinistra: adesso se la cavino, dopo che hanno addirittura cercato di far approvare come Costituzione un testo ideologicamente (nel senso cattivo del termine) liberista mercantile e di destra poco liberale: ma la situazione è troppo pericolosa per godersi passivamente questa soddisfazione. Penso che noi dovremmo tenerci in contatto con la Sinistra europea e prendere parte a una forte pressione a Bruxelles anche come “appoggio esterno” perché l’Europa si dia una mossa, lasci i suoi rinascenti egoismi nazionali, trovi una voce che parli ai popoli oppressi e costituisca un Comitato di ascolto e appoggio politico diplomatico e sociale davanti alle giuste rivendicazioni del popolo libico, come di quello tunisino ed egiziano e del Bahrein e di quale altro si affaccerà su questo cammino includendo subito anche la questione israelo-palestinese. Per una volta stiamo legati ai movimenti, come deve fare una Europa di sinistra, disarmista, militarmente neutrale, socialmente progressista. Un bel salto internazionalista ci vorrebbe davvero.
E se restiamo soli in Italia nel rivolgerci alla Sinistra europea, sarà una solitudine scelta, non un isolamento triste in cui potremmo venire cacciati da calcoli meschini. E’ possibile, e dunque bisogna farlo.

in data:26/02/2011 Liberazione

Editoriali

Dialogo tra uno gnomo e un folletto

Dialogo tra uno gnomo e un folletto

(ecologicamente tratto dalle Operette Morali di Giacomo Leopardi)Leopardi

 

Gnomo. Oh sei qua, arioso figlio del Cielo? Dove si va?

Folletto. Mio padre mi ha mandato a vedere che diamine stiano facendo quei furfanti degli uomini, perché è sorpreso: è un pezzo che non lo solcano coi loro aerei striscianti e lo affumicano con i loro tubi di scappamento puzzolenti. Dubita che gli stiano preparando qualche gran cosa contro, a meno che si siano rinsaviti all’improvviso e si siano accordati per frenare i loro fumi di crescita e si siano dati una calmata nei loro appetiti bulimici, che gli pare però poco credibile.

Gn. Voi li aspetterete inutilmente: sono tutti morti.

Fol. Cosa vuoi dire?

Gn. Quello che ho detto. Gli uomini sono tutti perduti e, la vil razza, dannata.

Fol. Ma questa è una notizia da prima pagina dei giornali.

Gn. Sei un po’ folle? Pensi che, morti tutti gli uomini, si stampino ancora giornali?

Fol. È vero! E come faremo a sapere le notizie del mondo?

Gn. Quali notizie? Che il sole è sorto o tramontato, che fa caldo o freddo, che qua o là è piovuto o nevicato o ha tirato vento? Perché, mancando gli uomini, la Storia si è trovata disoccupata e se ne sta con le braccia conserte, guardando le cose del mondo senza più mettervi le mani; non si trovano più repubbliche né dittature; non si fanno più guerre, tutti gli anni si assomigliano l’uno all’altro, come uovo a uovo, tranne che per il mare e la terra che lentamente stanno digerendo la massa dei rifiuti accumulati nell’ultimo secolo, ma così lentamente che quasi non ce se ne accorge, ci vorranno milioni di anni.

Fol. Non si potrà più sapere a quale giorno del mese siamo, perché non si stampano più lunari.

Gn. Poco male, la luna non per questo sbaglierà la strada.

Fol. E i giorni della settimana non avranno più un nome.

Gn. Perché hai paura che se non li chiami per nome non vengano? O forse pensi che, se sono passati, può farli tornare indietro se tu li chiami?

Fol. Così potremo spacciarci per giovani, come facevano gli uomini, anche se per loro passava il tempo, e quando erano vecchissimi volevano sembrare senza età, come se non li aspettasse la morte?

Gn. Ma la morte è arrivata inesorabile, e li ha presi non uno alla volta, ma tutti assieme.

Fol. E come se ne sono andati quegli incoscienti?

Gn. Parte guerreggiando fra di loro, parte mangiandosi le risorse un popolo con l’altro, parte avvelenandosi l’aria che respiravano, il cibo che mangiavano, l’acqua che bevevano, sommergendosi coi propri rifiuti, serrando sotto cappe torride le loro città, insomma studiando tutte le vie per sentirsi al di sopra della natura.

Fol. Non credo che tutta la specie sia impazzita, non ci sarà stato qualche saggio che si sia salvato, come ai tempi del Diluvio Universale?

Gn. Certe Cassandre verdi ci sono state, ma sono state accusate di allarmismo e sono rimaste minoritarie, anche a causa del potere del denaro, di cui i loro avversari disponevano abbondantemente, per comprarne alcune, zittirne altre e soprattutto irretire e narcotizzare i cittadini inconsapevoli o distratti.

Fol. Ma tu, caro terricolo, sai che ogni bolla prima o poi scoppia.

Gn. Quella è più competenza gassosa, perciò più tua che mia, comunque la tua affermazione sembrerebbe ovvia per ogni essere razionale, tranne che per gli uomini, come si è visto.

Fol. Sarà come dici tu, ma in fondo mi spiace. Anche se sono stati suicidi, e si sono voluti condannare da soli, vorrei che qualcuno della ciurma dell’astronave Terra, risuscitasse, per sapere cosa penserebbe vedendo la loro fine e anche che tutto continua come prima, forse anche meglio, mentre credevano che il mondo si mantenesse solo grazie a loro.

Gn. E sì, si erano persuasi che le cose del mondo non avessero altro scopo che essere al loro servizio. Tutto quello che non sembrava utile al genere umano, la ritenevano una bagatella. Le loro vicende le chiamavano storia del mondo, nonostante gli animali, per esempio, fossero molto più numerosi degli stessi uomini.

Fol. Anche le zanzare e i vermi erano al servizio dell’uomo?

Gn. Sì per loro lo erano, prima per esercitare la loro pazienza, ma poi per vendere prodotti per evitare di spazientirsi.

Fol. E i maiali, per esempio, come li consideravano? Come degli esseri luridi e lascivi, buoni solo per la tavola, insaccati o arrostiti.

Gn. E che dire dei polli.

Fol. Ah quelli pure: li mettevano nei capannoni di concentramento, e li allevavano in serie come una catena di montaggio.

Gn. Tutto era diventato merce, per loro…

Fol. Anche la natura…

Gn. Anche i loro corpi…

Fol. E dire che i più potenti di loro dicevano di essere liberi, di aver fondato un mondo libero…

Gn. Libero da vincoli, da limiti…

Fol. Come se il pianeta non avesse limiti.

Gn. Ma se hanno esaurito un sacco di mie miniere e giacimenti. Ormai erano arrivati a perforare anche in mare aperto.

Fol. Sporcando e macchiando dappertutto.

Gn. E tirando fuori anche quei veleni che finché erano nascosti avevano permesso la vita, ma poi disseppelliti…

Fol. E le cose artificiali che hanno inventato? Che poi scaricavano come gas a casa mia.

Gn. O seppellivano da me. Vuote le miniere, piene le discariche.

Fol. Mentre nei milioni di anni precedenti non si erano mai esaurite risorse e accumulati rifiuti!

Gn. Eppure dovevano allarmarsi di questi problemi, molti terrestri.

Fol. E non si preoccupavano che noi del cielo rispondessimo con piogge acide, o piogge alluvionali o, al contrario, con siccità prolungate.

Gn. Era cambiato il clima, ma loro andavano avanti imperterriti, con la loro presunzione.

Fol. Ma dove veniva questa superbia?

Gn. Dai loro pseudo-scienziati…

Fol. Perché pseudo?

Gn. Perché lavoravano per l’industria non per la ricerca.

Fol. Ma la crescita industriale era stata un grosso progresso.

Gn. Ogni cosa, in natura, a un certo punto smette di crescere a meno che diventi un tumore.

Fol. Ma c’è stata più ricchezza per tutti…

Gn. Per gli uomini, e neppure tutti, ma senz’altro un peggioramento della vita di animali, l’abbiamo appena detto, e delle piante, sai quante ne hanno fatto estinguere.

Fol. Anche questo l’abbiamo già ricordato: quelle non immediatamente utili per l’uomo, si è cercato di distruggerle. Oltre gli insetticidi hanno inventanto anche gli erbicidi.

Gn. Ma così sono diventati pure… omicidi.

Fol. In che senso?

Gn. Che si sono estinti da soli.

Fol. Tu, che sei esperto di geologia, dovresti sapere che il caso non è nuovo, e che varie qualità di piante e animali che oggi non ci sono più, ora solo fossili impietriti. Eppure quelle povere creature non mettevano in atto nessuno di quelle azioni, che hanno usato gli uomini per andare in perdizione.

Gn. Vuoi dire che era nelle cose del mondo la loro estinzione? Ma loro l’hanno anticipata e di parecchio.

Fol. Non è un ciclo, come per le glaciazioni?

Gn. Ma intanto sono andati in…. esaurimento. Meno male che l’evoluzione continua e…

Fol. Speriamo che compaia un uomo nuovo…

Gn. Figlio prodigo…. che ritorni nella famiglia della Natura, con Madre Terra…

Fol. E Padre Cielo.

Marco Visita

Prime conseguenze per l’Italia: gas bloccato e meno petrolio

gasdottodi Roberto Farneti

In Libia bruciano i palazzi del potere ma in Italia la Borsa non festeggia, anzi, perde più che altrove. Come si spiega? Semplice: per ragioni storiche, politiche e geografiche, il nostro è il paese europeo maggiormente esposto economicamente e finanziariamente con Tripoli. Ed è, quindi, quello che dovrebbe subire i contraccolpi più pesanti per quanto sta avvenendo. Il primo c’è già stato: da lunedì sera il gasdotto di Greenstream, che collega Mellitah, sulla costa libica, con Gela, in Sicilia, è completamente fermo. Anche l’erogazione di petrolio è stata ridotta, ma la presenza di scorte sufficienti e di altre fonti di approvvigionamento fa sì che, al momento, la situazione non venga ritenuta preoccupante dal governo. Di sicuro sono a rischio i rapporti commerciali tra i due paesi. Petrolio, infrastrutture, sistemi per la difesa: è in questi settori dal grande interesse economico, che trova spiegazione la radicata presenza nel paese nordafricano di molte società italiane quotate a Piazza Affari, a partire dall’Eni.
La società del “cane a sei zampe”, in Libia dal 1959, è qui il primo operatore “oil” internazionale, con una produzione di circa 244mila barili di petrolio equivalente al giorno, il 13% della produzione totale libica. Non solo: Tripoli è anche il nostro maggior fornitore di gas naturale (9,4 miliardi di metri cubi nel 2010). Una partnership energetica solida e in crescita. Nel giugno 2008 Eni e la società petrolifera di Stato Noc hanno infatti siglato un accordo che ha esteso di 25 anni la durata dei titoli minerari della società italiana fino al 2042 per le produzioni a olio e al 2047 per quelle a gas.
Sempre nel 2008, l’Eni ha avviato il potenziamento del gasdotto di Greenstream, lungo circa 520 chilometri, per consentire un aumento della capacità di trasporto a 11 miliardi di metri cubi/anno entro il 2012. La controllata Saipem ha invece un contratto in via di finalizzazione per la nuova autostrada libica in “joint venture” con Maire Tecnimont e altri operatori.
Quest’ultima è anche la principale opera infrastrutturale del “Trattato di amicizia italo-libico”, siglato nell’agosto 2008 dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal colonnello Muammar El Gheddafi. Accordo che, in sintesi, prevede: il versamento alla Libia di 5 miliardi di dollari in venti anni da parte dell’Italia per risarcire l’ex colonia dei danni risalenti al periodo coloniale; il rafforzamento della cooperazione tra le Forze armate dei due Paesi e il pattugliamento congiunto delle coste libiche; 250 milioni di dollari l’anno di stanziamenti destinati ad imprese italiane che costruiranno infrastrutture in Libia. Secondo il progetto originale, l’autostrada in questione dovrà percorrere l’intera costa libica, dal confine tunisino ad est fino all’Egitto ad ovest. L’appalto sarà diviso in cinque lotti, uno dei quali dovrebbe essere assegnato alla Impregilo, il gruppo di costruzioni guidato da Massimo Ponzellini che nel frattempo ha già vinto un ordine di circa 300 milioni di euro per opere di urbanizzazione della capitale libica e che è attualmente impegnato a Tripoli nella costruzione della sede della nuova sala conferenze (285 milioni di euro). Impregilo ha siglato inoltre contratti per la realizzazione di tre nuovi centri universitari in altri parti del paese (Misurata, Zliten, Tarhunah).
Con circa 5-6 miliardi di dollari all’anno di spese nel settore della difesa militare, Gheddafi è uno dei clienti più importanti di Finmeccanica, presente nel paese libico con le sue controllate. Dal 2004 AgustaWestland ha una “joint venture” con la Liatec (Libyan Italian Advanced Technology Company) e uno stabilimento di assemblaggio per elicotteri. Altrettanto attiva è Ansaldo Sts, che per alcuni lavori appena iniziati, ha già incassato anticipi per oltre 190 milioni di euro (il 15% del portafoglio, ovvero 650-680 milioni di euro si riferiscono ad una linea ferroviaria da realizzare in 5-6 anni). Il caos libico potrebbe però avere impatti negativi sull’assegnazione di nuove commesse: addestramento del personale per la linea ferroviaria di 60-70 milioni e la metropolitana di Tripoli, una gara da 200 milioni di euro comunque non prevista prima del 2012. La Libia è inoltre presente nell’azionariato di Finmeccanica con circa il 2,1% del capitale (0,6 miliardi di euro).
Anche Unicredit è legata a doppio filo con la Libia, visto che la Banca centrale di Tripoli possiede il 4,61% dell’istituto di piazza Cordusio e la Lia il 2,59%. I libici sono anche presenti nel capitale della Juventus, con il 7,5% e di Retelit (14,8%). Se a ciò si somma l’1% di partecipazione nell’Eni, se ne deduce che il valore corrispondente degli investimenti di Gheddafi in Italia è di 6,3 miliardi di euro.
Al di là dei grandi colossi, sono complessivamente 125-130 le imprese italiane che operano in Libia, di cui 112 registrate presso la locale sede dell’Istituto per il Commercio Estero. «Per un terzo – spiega Umberto Bonito, responsabile della sede Ice in Libia – si tratta di aziende che operano nella componentistica come subappaltatori di Eni; una trentina di aziende operano nelle costruzioni, e poi altre nella distribuzione di beni e servizi. La maggior parte delle aziende italiane impiega manodopera proveniente da altri Paesi, e pochissimi libici». Prima della rivolta, gli italiani presenti in Libia erano circa 600, tra lavoratori e loro familiari. Molti di essi sono già stati rimpatriati.

in data:23/02/2011 Liberazione

Un tour culturale per la Lomellina

risaiaUn tour culturale per la Lomellina. A torto considerata  terra prima di riso e poi di rudo. C’e’ una ricchezza inesplorata  e non valorizzata  in questa terra, spesso sconosciuta anche ai tanti che ci vivono.
Si tratta del  suo patrimonio artistico e urbanistico, fatto di chiese e castelli che grondano di storia, di  arte, di cultura. Della sua gente tra la quale  si annoverano tanti esperti del territorio, capaci di vivisezionarlo in modo suggestivo e professionale in ogni sua sfumatura   e con tanta voglia di raccontarsi e raccontare.
Esiste la possibilità’ di creare e costruire  sui saperi e sull’ambiente un nuovo sviluppo capace di non distruggere il territorio, di non consumarlo,  ma all’opposto  di dargli  il compito , certo complicato ma non impossibile, di inventare una nuova narrazione del futuro? Che faccia leva sulla green economy, sul turismo culturale, sulla responsabilità’ sociale di impresa, sulla tutela ecologica?
Magari con un pensiero all’Expo Universale di Milano ormai alle porte.
Perchè’ questo sogno sia un po’ più realtà le nostre due associazioni di Legambiente in Lomellina , “Il Colibri”  e “L’airone” unitamente al contributo creativo dell’Ecomuseo  del Paesaggio lomellino con sede a Ferrera e della Biblioteca civica di Valle Lomellina, hanno pensato di realizzare un tour culturale. Per andare  alla scoperta dell’arte tra le nostre risaie. In particolare  un viaggio per ammirare la pittura murale e egli affreschi nelle chiese lomelline.
L’iniziativa gratuita,  aperta a tutti,  e’ fissata  per domenica 6/3/2011, quando ci troveremo alle ore 9,30 con auto private al punto di partenza previsto  in Piazza Corte Granda  a Valle  .
Qui  visioneremo gli affreschi  quattrocenteschi della chiesetta di Santa Maria di Castello, poi ci sposteremo a Langosco dove  visiteremo la Madonna con Bambino e Santi di San Bernardo di Mentone, passeremo da Candia  per ammirare lo stupendo  affresco  dell’Adorazione dei Magi nella Chiesa di San Michele .
Infine gli affreschi della chiesetta di S. Rocco a Sant’Angelo di  Lomellina .
Qui la Proloco ci offrirà  a modico  prezzo, 10 euro, un happening culinario  con specialita’ gastronomiche locali.
Alle 14 il tour riprenderà .Termineremo a Mortara verso le ore 17, dopo avere visitato Madonna del Campo e l’Abbazia di Sant’ Albino. L’iniziativa di Legambiente si inserisce in una imanifestazione  nazionale di valorizzazione dellnostro patrimonio artistico denominata “Abbracciamo la cultura”.
La nostra guida sarà lo storico Giuseppe Castelli con il contributo della Dott. Simona Spinella mentre a Mortara avremo la presenza di Padre Nunzio De Agostini . Saranno distribuite  guide turistiche sulle  opere viste. E non mancherà l’occasione di conoscere le attività dell’ecomuseo , questo incredibile  regno della cultura materiale e immateriale che a Ferrera ospita la memoria collettiva di una comunità e del suo habitat. E questa presenza è sicuramente degna di nota. Il suo lavoro sul territorio ricorda quella frase del libro “Le Memorie di Adriano” nel quale la scrittrice  Margherite Yourcenair  invitava  a  costruire biblioteche o musei anche nel tempo presente, cosi  come una volta si costruivano granai. Dove ammassare riserve dell’etica e del bello  in attesa di un inverno che da molti indizi, suo malgrado, lei stessa sentiva arrivare.

 

adriano 0384/92896