Mese: giugno 2011

Corte dei miracoli: “MINI-TOUR RESISTENTE”

CORTE DEI MIRACOLI: La Banda del Folk
.: Dall’Irish alle pizziche pugliesi, dalle Mondine ai Partigiani…la musica della Resistenza, della Memoria, della Lotta :.

Il “MINI-TOUR RESISTENTE” dopo il mese di giugno ricco di belle emozioni, prosegue senza sosta… ecco tutti i LIVE di LUGLIO!
Vi aspettiamo…

1 luglio @ Festa di Rifondazione – Bubbiano (MI) c/o Campo Sportivo “Andrea Medici” – ore 21:30

2 luglio @ “la Corte a nozze” – Festa Privata (Turano Lodigiano)

16 luglio @ Casa Circondariale di Pavia

16 luglio @ Carpiano Music Fest – Carpiano (PV) c/o Parco Aironi – ore 21:30

22 luglio @ Festa dell’Unità – Brembio (LO) – ore 22:00

Come sempre…
FOOOOOOOLK!!!


Maggiori info, video Live e tutti i concerti su:
Sito: http://www.cortedeimiracoli.net
Gruppo Facebook: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_208963645806178
Youtube: http://www.youtube.com/cortefolk
MINI_TOUR_RESISTENTE_luglio2011_small

Fateci spazio in stato di agitazione contro la Giunta Leghista di Vigevano

Ciao,

subito una domandina da 1 milione di euro: lasciare che il Fateci Spazio venga fatto a pezzi è un costo sociale che possiamo permetterci?!

Prima buona notizia: Sabato scorso al FS si è tenuta una partecipata Assemblea Pubblica alla presenza dell’Assessore alle politiche giovanili Brunella Avalle. Presto giudicherai tu le sue affermazioni su You Tube.

Seconda buona (?) notizia: Lunedì 4 il Sindaco ci riceverà. Le mamme del Comitato porteranno ad Andrea Sala i saluti dell’Assemblea e la mozione votata Sabato scorso a maggioranza.

Con la mozione le mamme chiedono che:

venga sospesa in Consiglio Comunale l’approvazione della variante al piano regolatore comunale. Tale variante( in votazione a luglio) adibirà l’area del FS a edilizia residenziale. Trasformando così un prezioso bene comune in bene privato a vantaggio di pochi abbienti,

venga aperto ufficialmente un tavolo di confronto con la società civile – e in primis con i genitori e utenti del FS – per trovare una soluzione il più largamente condivisa.

ATTENZIONE!

Se la variante passa, passa la linea della sconsideratezza. Si ufficializza infatti il rischio che tutto il patrimonio di conoscenze e saper_fare accumulatosi per anni nei locali del FS venga fatto a pezzi, letteralmente disperso. Un ennesimo costo sociale che non possiamo permetterci!

Se la variante passa, quindi, dovremo ancora mobilitarci per rivendicare i nostri diritti, e il tuo sostegno e la tua partecipazione diverranno risorse sempre più preziose.

Per favore, se anche Tu ritieni che lasciar chiudere il FS sia un costo sociale che non possiamo permetterci:

  1. firma e fai firmare la mozione votata Sabato che abbiamo messo on line e presenteremo al Sindaco per sospendere l’approvazione della variante. Fallo entro il 3 luglio: è come se anche Tu avessi partecipato all’Assemblea!

http://www.ipetitions.com/petition/nonfateciapezzimozione1/

Inoltra questa mail alla tua list.

Firmiamo e facciamo firmare, più siamo e più contiamo!

Grazie!

Non ci faranno a pezzi!

Non fateci a pezzi!

Comitato Genitori e Utenti del FS

Per contatti:

nonfateciapezzi.jimdo.com

nonfateciapezzi@libero.it

338 9974621

Fatecispazio: i genitori chiedono al Comune di sospendere il progetto di chiusura

(tratto da Inforete)

Fatecispazio: i genitori chiedono al Comune di sospendere il progetto di chiusura

L’asssemblea di oggi (sabato, ore 18) si è conclusa con una richiesta approvata all’unanimità dai genitori presenti: niente variante urbanistica e apertura di un tavolo di confronto

Il genitore che ha aperto l’assemblea al Centro “Fatecispazio” del quartiere Cascame è Riccardo Maria Rossi. Ha promosso un movimento che è stato chiamato “Non fateci a pezzi”. All’assemblea ha partecipato anche l’assessore Brunella Avalle (Lega) che è stata contestata per il progetto di trasferimento e chiusura del centro di aggregazione giovanile e del centro giochi per l’infanzia “Magigatto”. I motivi nascono dall’amianto presente all’interno delle pareti del centro. Amianto da bonificare? In molti hanno asserito che mantenendo le precauzioni necessarie potrebbe rimanere dov’è. Hanno preso la parola anche alcuni politici: Davide Salluzzo (Civiltà vigevanese) e Roberto Guarchi (Rifondazione comunista). Presenti anche Barbara Verza e Valter Ricci del Pd. Alla fine la mozione approvata da tutti i genitori, da presentare al sindaco di Vigevano Andrea Sala, recitava: «Presentiamo formale richiesta di sospendere l’approvazione della variante urbanistica e di subordinarla all’apertura di un tavolo di confronto».

Menu terza festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

menuVENERDì  24 GIUGNO SERA

PRIMI PIATTI

Risotto funghi e salsiccia

Rotolo spinacci e ricotta

Tagliatelle al ragù

SECONDI

Roast-beef

Pollo alla mediterranea

Mozzarella in carrozza

CONTORNI

Patate al forno

Insalata

DOLCI

Tiramisù

Macedonia

SABATO MEZZOGIORNO

PRIMI

Pennette alla puttanesca

Insalata di riso

Fettuccine al sugo di noci

SECONDI

Lonza alla birra

Scaloppine al vino bianco

Goulash di legumi

CONTORNI

Peperoni in agro dolce

Insalata di patate

Insalata

DOLCI

Strudel di pesche

Macedonia anguria e wodka

SABATO SERA

PRIMI

Pasta al forno

Trofie al pesto

Pappardelle funghi e pomodoro

SECONDI

Vitello tonnato

Rotolini di roast-beef e caprino

Sandiwich melanzane provola e pomodori

CONTORNI

Patate al forno

Insalata mista

DOLCI

Torta pere e cioccolato

Pastiera del Giò

Macedonia

DOMENICA PRANZO LIGURE

PRIMI

Pasta al forno alla ligure

Gnocchi ai 4 formaggi

Riso venere zucchine e gamberetti

SECONDI

Costate ai ferri

Fritto misto

Tortino ligure fagiolini e patate

CONTORNI

Insalata fagiolini e cipolle

Patatine

Insalata

DOLCI

Carpaccio d’ananas con gelato

Pesche ripiene

Cannoli

DOMENICA SERA

PIATTO UNICO + DOLCE €. 10,00

COUS COUS VEGETARIANO O PAELLA

PERE GLASSATE AL CIOCCOLATO

E’ gradita la prenotazione: cell. 3396465858

BUON APPETITO E BUON DIVERTIMENTO

DAL CIRCOLO “LUCIO LIBERTINI”

DEL PARTITO DELLA

RIFONDAZIONE COMUNISTA

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

DI VIGEVANO

VIGEVANO (PAVIA): DAL 24 AL 26 GIUGNO LA TERZA EDIZIONE DELLA FESTA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA E DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

raccolta firme per referendum acqua festa 2010
raccolta firme per referendum acqua festa 2010

Comunicato stampa

VIGEVANO (PAVIA): DAL 24 AL 26 GIUGNO LA TERZA EDIZIONE DELLA FESTA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA E DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

Si avvicina l’appuntamento con la terza edizione della Festa di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra di Vigevano, che quest’anno apre sotto lo slogan “Il capitalismo non funziona. Vivere è un’altra cosa”, una frase “ripresa” da uno striscione esposto nelle scorse settimane in una delle piazze in rivolta della Spagna

L’evento si terrà infatti da venerdì 24 giugno a domenica 26 giugno presso la cooperativa Portalupi, in via Ronchi 7 alla frazione Sforzesca di Vigevano, con il sostegno della sezione di Vigevano dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) e della gruppo locale dell’associazione culturale Punto Rosso.

Come è ormai diventata tradizione, saranno politica, cultura, musica, teatro, arte e buona cucina gli “ingredienti” di questo appuntamento organizzato dal circolo cittadino del Prc.

Si comincia venerdì 24 giugno alle ore 18,30 con l’apertura della festa sancita dall'”aperitivo musicale” di Alessandro Di Maio al pianoforte. Alle ore 22 sarà la volta dello spettacolo teatrale di Maledirezioni che presenterà “Countdown – Il pessimista è uno che si è informato”, un progetto di Martina De Santis, Carlotta Origoni e Sara Urban, con la regia di Carlotta Origoni e, sul palco, Martina De Santis e Sara Urban. Sarà uno spettacolo sull’Italia e sui fatti dell’attualità italiana degli ultimi due anni. “Entro una cornice cronologica, che dal 31 dicembre 2008 arriva sino a oggi, all’oggi della replica dello spettacolo, – spiegano a Rifondazione Comunista – seguiamo gli accadimenti avvenuti nel nostro Paese e apriamo alcuni sipari sul nostro presente. Parlare dell’Italia oggi significa riflettere sui grandi temi della politica, della corruzione, del precariato, della cultura. Significa parlare di chi sta al potere, di chi governa, ma anche di noi cittadini, di noi italiani. Lo spettacolo vuole anche essere un “ritratto per frammenti” dell’Italia che è nelle strade, l’Italia che ognuno di noi vive tutti i giorni: un ritratto del paese reale, ovvero quello degli italiani”.

Sabato 25 giugno, alle ore 17,30, è in programma un “aperitivo letterario” con la presentazione del libro “Il pane bianco” di Onorina Brambilla Pesce, partigiana e presidente onoraria dell’Associazione degli ex-combattenti volontari antifascisti nella guerra di Spagna. Il volume sarà presentato da Giovanna Capelli, della Segreteria regionale del Prc. Onorina Brambilla Pesce (nome di battaglia “Sandra”) racconta con semplicità e quasi distacco, ma con un linguaggio crudo ed essenziale, avvenimenti della sua vita di partigiana come l’arresto a Milano, la vita nel campo di Bolzano, le torture, la richiesta alla madre di quel pane bianco, che era la cosa che più desiderava. “Questo libro – sottolinea l’autrice – l’ho scritto per i giovani, sono loro la speranza per il futuro del nostro Paese”. Sempre sabato 25 giugno alle ore 21,30 inizierà una serata dedicata alla punk music con i gruppi “Sick dogs” (genere punk rock) ed “Ashpipe” (genere antifascist ska-punk), I vigevanesi “Sick dogs” si definiscono una band musicalmente minimale, con sonorità démodé e sporche e rimandi al punk 77 ed al garage rock. Gli “Ashpipe”, che hanno suonato in Italia, Germania e Svizzera con molte band, hanno pubblicato nel 2008 l’album “Waiting for wave” per l’etichetta tedesca “Diffidati Records” ed hanno appena finito di registrare il loro secondo album che uscirà per la fine di quest’anno.

Altro momento significativo della festa sarà domenica 26 giugno, alle ore 12, quando ci sarà l’appuntamento con il “Pranzo in rosso ricordando Genova 2001” insieme a Vittorio Agnoletto, che alle 15 presenterà il libro “L’eclisse della democrazia – Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova” scritto a quattro mani con Lorenzo Guadagnucci. “Genova, luglio 2001: un ragazzo di 23 anni ucciso dai carabinieri, 93 persone pestate e arrestate sulla base di prove false alla scuola Diaz, decine di fermati torturati nella caserma di Bolzaneto… – ricordano a Rifondazione Comunista – Dieci anni dopo, tutte le verità sul G8 di Genova, teatro della più violenta repressione di massa degli ultimi decenni, secondo la definizione di Amnesty International”.

Alle ore 18 di domenica 26 giugno è in programma un “aperitivo musicale resistente” con Marco Villani, mentre alle ore 21 porterà il suo saluto alla festa Basilio Rizzo, capolista della lista “Sinistra per Pisapia” a Milano. Dal 1983 consigliere comunale di Milano, esponente storico della sinistra ed ambientalista, si è sempre impegnato dalla parte dell’altra Milano contro il malgoverno e la corruzione. Con inizio alle ore 22 di domenica, infine, si terrà il concerto del gruppo “Augustico Folk”, una band che si ispira all’esperienza musicale di Augusto Daolio, leader storico dei Nomadi, ed alle sonorità del folki.

La festa ospiterà anche una mostra di pittura intitolata “Vibrazioni”, con l’esposizione dei dipinti dell’artista vigevanese Giampaolo Spedicato, opere “condizionate” soprattutto dal suo interesse per le forme ed i colori di un’immagine più che dal significato intrinseco della stessa.

Come per ogni festa di partito che si rispetti, sarà attivo il servizio cucina con menù tradizionali e vegetariani, aperto nei seguenti orari: dalle ore 12 alle 14,30 per il pranzo (escluso venerdì 24 giugno) e dalle ore 20 alle 22 per la cena. Gli organizzatori della festa ricordano che è gradita la prenotazione telefonica al numero 0381-346333 dal lunedì al venerdì (escluso martedì) dalle ore 21, nonché sabato e domenica dalle ore 10.

Per ulteriori informazioni sull’iniziativa è possibile visitare il sito internet www.rifondazionevigevano.it. L’evento è presente anche su Facebook cercando “Festa di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra”.

E’ gradita la prenotazione: cell. 3396465858

Uso legittimo della memoria

libro Agnoletto

Checchino Antonini

«Roma, settembre 2010, “Io al suo posto mi preoccuperei”.

Un’ombra d’angoscia appare sul suo viso. Prima di separarci.

Sono passati quasi dieci anni, ma lui ha paura, e pensa che anche noi dovremmo averne.

Due ore, uno di fronte all’altro, seduti in un bar.

“Quante volte mi ha cercato per propormi questo appuntamento?” mi chiede appena ci sediamo.

“Una sola volta, martedì, quando ci siamo parlati”.

Mi mostra il suo cellulare, risultano sei, sette telefonate ricevute da casa mia. Una sarebbe durata sei minuti. La prima risalirebbe al 12 agosto. Ma io quel giorno non ero nemmeno a Milano.

Mi sento raggelare. Glielo dico.

Trent’anni in ruoli di grande responsabilità negli apparati dello stato non gli sono sufficienti per nascondere la preoccupazione.

E’ un istante; la professionalità riprende il sopravvento: “Ci sarà qualcosa che non funziona nel mio cellulare, lo farò controllare”.

Non ci credo. E so che anche lui non crede alle sue stesse parole.

Sa bene come interpretare certi messaggi.

Hanno voluto fargli sapere che “loro” sanno del nostro incontro. Non ha cancellato l’appuntamento, ma ha voluto informarmi subito che ci stanno controllando. E ha scelto di rendere esplicito il nostro incontro. Ora ho capito perché siamo in un bar tutto a vetrate.

Alzo lo sguardo, a un tavolino all’aperto è seduto un giovane uomo, avrà sui trent’anni, è vestito in modo trasandato, indossa un paio di Jeans e ha i capelli lunghi. Armeggia attorno a un computer. Mi pare che stia orientando un microfono verso di noi.

Mi tornano in mente quegli uomini vestiti da Black Bloc fotografati mentre discorrevano tranquillamente con i loro colleghi poliziotti. Era il luglio 2001.

“La ringrazio per aver accettato d’incontrarmi. Con Lorenzo Guadagnucci stiamo scrivendo un libro per il decennale di Genova. Ci interesserebbe molto sentire anche il suo punto di vista”.

Ma le mie domande resteranno senza risposta.

Ha già sfidato una volta il codice d’onore della banda. E il prezzo è stato alto.

Mi guarda dritto negli occhi.

“Ma questo libro dovete proprio farlo? State molto attenti”».

Maggio 2011. Quel libro, alla fine, è uscito. E’ un libro su Genova scritto, dieci anni dopo, dal medico della Lila e dei metalmeccanici scelto come portavoce del social forum, e dal giornalista che venne a Genova per seguire le questioni dell’economia solidale ma si trovò a dormire alla Diaz la notte del 21 luglio. “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova” di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci (Feltrinelli, pag. 288, 15 euro).

Il tono noir del prologo (qui accanto in corsivo) rende conto di altri dieci anni vissuti in mezzo ai misteri italiani che viziano un bel po’ l’aria che respirano i movimenti sociali in questo Paese. Ma non è la sola aria possibile e il libro ha il merito di mettere in fila, in ordine per tempi e per luoghi, una gran quantità di materiali e di ragioni. Legge le risultanze processuali con la lente delle controinchieste, spulcia tra le migliaia di pagine di sentenze, verifica i dati emersi dalla blanda indagine conoscitiva svoltasi all’indomani dei fatti ma da cui sono filtrati pezzi di un mosaico che va composto senza mai dimenticare le ragioni che spinsero centinaia di migliaia di persone a manifestare e i modi con cui trovarono la strada da Porto Alegre a Seattle fino ai giorni nostri.

Solo questo intreccio potrà fornire risposte adeguate non solo a capire ma a consentire una ripresa di parola alle reti del Nord e del Sud del mondo che contrastano questo neoliberismo inferocito dalla sua stessa crisi.

Un libro su Genova, circola da quasi un mese, non ha l’onore del piccolo schermo. Nemmeno in quelle trasmissioni che hanno preteso di cucirsi addosso l’aura di paladine della libertà d’informazione. Perché quell’aura è possibile solo dentro il teatro mediatico, che il movimento mandò a gambe per aria, del bipolarismo. Fuori dai suoi canevacci non avrebbe più senso, rischierebbe di non saper spiegare – solo per fare un esempio – perché mai se da una parte ci sono i buoni di centrosinistra e dall’altra i cattivi di centrodestra, alla guida del Wto, dieci anni dopo Genova, ci sia un ex parlamentare francese: un socialista come Pascal Lamy.

Un libro su Genova fa paura. Specialmente questo. Perché sul mainstream tira più il gossip. E qui di pettegolezzi non ce n’è ombra. Fa paura perché oggi e domani milioni e milioni di italiani chiederanno che l’acqua resti pubblica e l’energia sia pulita, rompendo in massa per la prima volta alcuni dei tabù della globalizzazione liberista. E questo desiderio di liberazione e le competenze che ne sono scaturite vengono da lì, da quelle giornate di macaia in cui si solidificò, rendendosi visibile, per un attimo, la galassia fluida dei movimenti.

Il punto di partenza è l’inchiesta impossibile, quella sui vertici di polizia implicati nella “macelleria messicana” alla Diaz, condotta da due pm coraggiosi, Zucca e Cardona Albini che qui riferiscono la «proposta indecente»: «Arriva dalla polizia una richiesta esplicita, una sorta di patto: voi rinunciate ad andare a fondo delle inchieste sulla polizia, noi facciamo altrettanto sui manifestanti». Era il settembre del 2001. La ricostruzione che ne esce è senza precedenti per la molteplicità di prospettive seguite e per i frammenti inediti che gli autori sono stati capaci di trovare. Perché per nascondere la verità non sempre la censura è lo strumento più efficace. A volte è sufficiente evitare di fare collegamenti, enfatizzare dei fatti a scapito di altri, alzare il volume del rumore di fondo per coprire voci altrimenti nitide. Che è proprio la gamma delle possibilità esplorate prima, durante e dopo quel maledetto G8 del 2001. A metterle in fila riemergono dall’oblio le veline che avrebbero dovuto riorientare l’immaginario collettivo sui no global, fin dalla primavera precedente, modulandolo su un cliché deformato per dirottare un’opinione pubblica già allora in evidente sofferenza per le contrazioni continue dell’area dei diritti sociali a causa dei diktat neoliberali. Al fuoco di fila di indiscrezioni su fionde, sangue infetto, alianti e catapulte che i no global sarebbero stati in procinto di usare vanno senz’altro aggiunti alcuni episodi misteriosi che avrebbero alzato la temperatura mentre il Gsf tesseva una delle reti di relazioni più ampie che si fosse vista fino ad allora.

Tra questi c’è senz’altro il rinvenimento di un documento anonimo, a Roma, in via della Vite, il 5 giugno del 2001. Stile, notizie e modalità di rinvenimento fanno pensare ai servizi. E la previsione che un operatore delle forze dell’ordine, inesperto e stressato, possa uccidere un manifestante apparirà, il pomeriggio del 20 luglio, la più fosca delle profezie che si autoavvera.

La memoria di Vittorio e Lorenzo non tralascia nulla e la loro ostinazione riesce a illuminare più di una zona d’ombra. Riescono a svelare i retroscena di quell’impresa, le pressioni di chi minacciava reazioni incontrollabili della polizia, gli ostacoli di ogni tipo all’inchiesta, lo scenario di una polizia che – dal Viminale fino alla disastrata questura genovese, teatro in questi anni di molti altri scandali (l’inchiesta su un uomo d’affari siriano nella black list dell’Onu per armi e riciclaggio farà spuntare sorprendenti relazioni tra questi e pezzi di quella questura) – proverà a occultare quella che fu – dentro al più massiccio attacco ai diritti umani del dopoguerra italiano – un’operazione che doveva servire a De Gennaro, nominato da Amato (e Amato lo chiamerà a sé quando lascia il Viminale), per saltare il fosso, accreditarsi col nuovo governo Berlusconi dopo aver vendicato le figuracce in strada dei giorni precedenti.

E’ un testo utile per capire cosa ci facevano tre parlamentari (due di An e uno della Lega) nella sala operativa dei carabinieri proprio mentre un capitano “disobbediva” agli ordini e attaccava il corteo delle tute bianche. Serve a capire, in generale, la strategia complessiva e l’impatto che ebbe su un organismo fragile come quello disegnato dal patto di lavoro del Gsf. Tra le righe si troverà che la risposta sull’inchiesta mai fatta dal Parlamento sul G8 non è quella semplice che accolla la responsabilità a un dipetrista ma risiede nel fatto che la sinistra non ha saputo “isolare i Violanti”.

E’ uso legittimo della memoria, tutto ciò, perché parla all’oggi. Non soltanto a chi sta per tornare a Genova.

12/06/2011

Acqua pubblica: il “no” peloso del Corriere (e dei poteri forti)

giornali«I due referendum sull’acqua affrontano in modo sbagliato e demagogico due problemi veri, aperti dal decreto Ronchi sulla privatizzazione dei servizi idrici e da un altro decreto del 2006». Così, su Il Corriere della Sera del 9 giugno, esordiva l’editoriale di Massimo Mucchetti, col quale si sanciva la discesa in campo a favore del “No” del quotidiano dei poteri forti.
Proviamo a smentirne le motivazioni, con obbligatoria schematicità.
a) «Non vero che si privatizza l’acqua – sostiene Mucchetti – acqua e reti rimangono di proprietà pubblica». Nessuno ha mai detto il contrario. Peccato che, come si impara su un qualunque dizionario di economia, tutti sanno che chi gestisce direttamente è chi ha il vero controllo, sia perché detiene le informazioni, sia perché è in grado di determinare l’accesso o meno al bene in oggetto: che se ne fa della mera proprietà pubblica formale il cittadino a cui, non potendo pagare l’acqua, viene interrotta la fornitura?
b) Il servizio idrico è un monopolio naturale; di conseguenza -contrariamente a quanto sostiene Mucchetti – non è possibile alcuna liberalizzazione dello stesso. In ogni territorio passa un solo acquedotto, pertanto le uniche alternative disponibili sono fra la gestione pubblica e quella privata dello stesso. Ed è altresì falso che la messa a gara dello stesso produca la tanto decantata concorrenza: la gara serve solo ad individuare il futuro monopolista.
c) Il primo quesito, che chiede l’abrogazione del decreto Ronchi, vuole fermare la definitiva ed obbligatoria consegna delle gestioni del servizio idrico al mercato, in favore di una nuova normativa che rimetta in campo la gestione pubblica, attraverso aziende speciali consortili che, in quanto enti di diritto pubblico, non sono orientate al profitto, bensì all’efficacia sociale del servizio. Per ottenere la quale è necessaria una gestione partecipativa dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità locali, come ben sancisce l’articolo 43 della Costituzione.
d) Il secondo quesito, che chiede l’abrogazione della «adeguata remunerazione del capitale investito», ovvero dei profitti garantiti in tariffa -almeno il 7% annuo – ben lungi dall’impedire gli investimenti – come paventato da Mucchetti- sancirebbe il definitivo superamento dell’attuale fallimentare modello del full cost ricovery, ovvero del ricarico in tariffa di tutti i costi – profitti compresi – del servizio.
L’empasse di tale modello è stata riconosciuta perfino da Federutility – l’associazione di imprese schierata per il “no” – perché innesca un classico circolo vizioso: per effettuare investimenti pari a 40 miliardi in 20 anni occorrerebbero aumenti esponenziali delle tariffe, l’impossibilità dei quali renderebbe inattuabile l’effettuazione degli stessi. Occorre invece un diverso modello di finanziamento del servizio idrico pubblico, come i movimenti dell’acqua hanno ufficialmente proposto: un modello basato sulla leva tariffaria, sulla fiscalità generale senza costi aggiuntivi e su strumenti di finanza pubblica (il prestito irredimibile) capaci di reperire risorse senza aumento del debito pubblico.
Come si può vedere, un servizio idrico pubblico, capace di effettuare gli investimenti necessari – 200.000 posti di lavoro! – per garantire accesso universale, qualità del servizio e gestione democraticamente controllata e socialmente orientata, non solo è possibile, ma è più che mai necessario. La straordinaria campagna di sensibilizzazione di massa, portata avanti in questi anni in tutti i territori dai movimenti per l’acqua, ha reso la gente consapevole ed attiva in prima persona.
Proprio per questo – contrariamente alle conclusioni di Mucchetti – non vi è alcun dubbio sul voto di domenica e lunedì: 2 Sì per l’acqua e per la democrazia.
Marco Bersaniin data:11/06/2011 Liberazione