Mese: luglio 2011

Risposta di Giuseppe Abbà all’articolo apparso su “Il Lunedì” riguardante Carlo Giuliani

Pavia 25 Luglio 2011

Su “Il Lunedì” del 25 Luglio 2011 è apparso uno scritto ignobile. A firma di Gianni Cerutti questo scritto definisce Carlo Giuliani, ucciso da un carabiniere durante il G8 del 2001 a Genova, un “delinquente” e si spinge fino a definire “giusta” la sua uccisione. Queste affermazioni ci riempiono di una profonda indignazione. Tutti sanno, o dovrebbero sapere, la storia delle giornate di Genova di 10 anni fa. Il vertice del G8 fu contestato da un amplissimo movimento formato da centinaia di associazioni, dalla Fiom, dalla rete Lilliput, da Rifondazione Comunista, da ambientalisti e da molti altri che sostenevano le idee, come si disse allora di “Un Altro Mondo Possibile”. Di fronte al predominio delle multinazionali e del capitale finanziario, di governi succubi e complici ad essi con le gravi conseguenze di rapina delle risorse, di guerre, di impoverimento dei lavoratori, di restrizione della democrazia si era levato un movimento (partito da Seattle nel 1999 e sviluppatosi nel resto del mondo) che cercava di mandare avanti idee e soluzioni diverse da quelle delle classi dominanti.

Ebbene, a Genova, il governo di allora, uguale a quello di oggi, decise di passare alla repressione violenta. Sono a tutti note le cariche ingiustificate di polizia e carabinieri e di altre cosiddette forze dell’ordine, la vicenda della scuola Diaz, i pestaggi indiscriminati contro persone inermi, le gravi violenze perpetrate a Bolzaneto contro gli arrestati, i lacrimogeni con gas proibiti dalle convenzioni internazionali, tutti episodi che hanno visto anche alcune condanne della Magistratura. Negli avvenimenti del 2001 a piazza Alimonda ci fu una carica ingiustificata dei carabinieri contro un corteo autorizzato e, negli scontri che ne seguirono, fu ucciso da un carabiniere Carlo Giuliani.

Ora, naturalmente, si più essere o meno d’accordo sul movimento altermondialista, sulla necessità o meno di opporsi ai potenti, ma definire un ragazzo ucciso da un colpo di arma da fuoco un “delinquente” e addirittura definire “giusta” la sua uccisione dimostra l’assoluta disumanità di chi ha scritto queste parole, nonché il riemergere di quel concetto fascista per cui, alle proteste, si risponde con il manganello o con il piombo.

Giuseppe Abbà

Segretario Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra

La manovra Tremonti e i "pianti" del Sindaco Sala di Vigevano per la "scarsità delle risorse"

Benvenuto nella realtà, signor Sindaco! Come si fa a non condividere lo scenario “apocalittico” presentato giovedì 21 luglio sull’Informatore dal sindaco di Vigevano Andrea Sala alla luce della recente manovra finanziaria? In effetti ci troviamo davanti ad obiettive e innegabili verità quando il sindaco parla di «ripercussioni pesanti sulle fasce più deboli», «scarsità delle risorse» e di una «realtà come la nostra già in tremenda sofferenza». Evviva l’obiettività!

In tutto ciò, però, qualcosa stona e viene proprio da domandarsi se Sala sia consapevole che il suo partito, la Lega, da sempre vicina alle posizioni del ministro Tremonti, ha votato la recente manovra senza troppe esitazioni. Beh, indubbiamente sì! E quindi da una parte abbiamo il tentativo di mettere le mani avanti, davanti alla cittadinanza, per anticipare e giustificare le politiche da “macelleria sociale” a cui assisteremo e che proveremo sulla nostra pelle nei prossimi anni, e dall’altra emerge la mancanza di una chiara posizione di condanna verso chi questa situazione l’ha creata, Lega in prima fila, non solo con la manovra ma attraverso vent’anni di politiche liberiste incontrollate e selvagge, politiche che di anno in anno hanno tagliato sempre di più lo stato sociale facendo crescere di pari passo la miseria, il malessere e la guerra tra poveri, e di cui l’ultima manovra “lacrime e sangue” rappresenta il colpo di grazia. Un po’ come il boia che prima di tagliarti la testa chiede scusa per quello che sta per fare, giusto per intenderci…

Lo scenario che si prospetta per gli anni futuri è davvero devastante e la famosa affermazione “socialismo o barbarie” è più che mai attuale. Non si può pensare che la politica comunale sia qualcosa di scindibile dalla politica a livello nazionale, in quanto i Comuni rappresentano i terminali del nostro sistema politico ed amministrativo, e tutto ciò che viene deciso a livello nazionale si ripercuote su di essi. Diventa quindi abbastanza inutile e falso piangere la mancanza di risorse quando poi a livello nazionale si eleggono “mestieranti” della politica che a loro volta votano scelte scellerate che sono sotto gli occhi di tutti.

L’unica cosa che ormai si può e si deve fare è spazzare via questo modo “osceno” di fare politica, per passare ad una politica che sia la voce dei cittadini e del bene comune e non dei mercati, della logica del profitto e del fare cassa a tutti i costi.

Ovviamente la realtà comunale risente di tutti i limiti amministrativi derivati del fatto di essere l’ultimo “anello” della politica sviluppata a livello nazionale, e risulta quindi abbastanza impensabile che Vigevano possa “rifiorire” senza che prima non ci sia un cambiamento netto e radicale all’origine della catena.

Ciò che si può comunque fare, e deve essere fatto, è aumentare la partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative, come Rifondazione Comunista ha sempre sostenuto. A maggior ragione oggi: davanti ad un contesto di crisi e di povertà in esponenziale crescita anche a livello locale è infatti fondamentale che siano i cittadini ad avere voce in capitolo, e non semplicemente a subire le logiche di taglio e di discriminazione dell’attuale giunta. Progettualità partecipata, bilancio partecipativo e spazi di partecipazione in ogni quartiere cittadino potrebbero essere un buon punto di partenza.

Alessio Galli

Segretario cittadino

del Circolo di Vigevano

del Partito della Rifondazione Comunista

Due importanti eventi di “Fateci spazio”. Festa e presenza a “Vigevano è”

Ciao,

Martedì 19 luglio abbiamo di nuovo incontrato il Sindaco Andrea Sala e la capogruppo Lega Barbara Robecchi per trovare una soluzione alla prevista chiusura, da settembre, del Fateci Spazio al quartiere Cascame.

La loro posizione è questa:

il Fateci Spazio è una “scatola di amianto” e va bonificato, non è possibile una semplice messa in sicurezza.

Il Sindaco e la Giunta non intendono far gravare sul bilancio comunale, e quindi sulle tasche dei cittadini, i costi della bonifica.

Meglio adibire l’area a edilizia residenziale, venderla ai privati e investire il ricavato dagli oneri di urbanizzazione in un progetto condiviso dagli abitanti del quartiere. Progetto da realizzarsi nell’area adiacente del Sedime (adiacente al Fateci e dietro l’asilo Giardino), area che rimane pubblica.

Il Fateci, come attività educative e laboratoriali – se l’Aler rispetta il suo impegno – da novembre sarà al Circolab, in zona Pietrasana.

Noi nutriamo seri dubbi:

sulla tempistica,

sull’impatto (economico, sociale e ambientale),

sulla stessa realizzabilità del disegno.

E paventiamo il rischio dell’ennesima rapina pubblica.

Siamo ragionevolmente sicuri, ci domandiamo, che il costo della bonifica sia superiore ai costi ambientali e sociali del “buco” provocato dalla chiusura?!

Il Fateci Spazio, la sua funzione progettuale, vale più del suo amianto o no?! Come possiamo accettare con questo ragionevole dubbio il bluff del Sindaco, che non garantisce nulla su realizzabilità e tempistica del suo disegno?

Noi intendiamo capire, con l’ausilio di esperti ed il sostegno della società civile, se esista la possibilità di una soluzione alternativa, che mantenga l’area interamente pubblica, a partire da una perizia sull’impatto ambientale dell’attuale struttura. Perizia – a parere del Sindaco – “inutile e costosa”.

Da settembre lanceremo a tutti la proposta di un tavolo di concertazione per valutare, fra le alternative sul destino di questo bene pubblico, la possibilità di un salvataggio integrale del Centro.

Per intanto ti invitiamo a partecipare a 2 eventi:

Sabato 23 a partire dalle 17, festa di arrivederci al Fateci Spazio, v. Croce 5.

Domenica 31 a partire dalle 18 saremo presenti in via del Popolo in occasione dell’evento “Vigevano è”. Seguirà dettagliato programma.

Per favore, inoltra questa mail alla tua list, informa anche i tuoi amici e conoscenti dell’esproprio in corso!

Partecipa!

Più siamo, più contiamo.

La nostra Democrazia sta nella Tua Partecipazione!

Grazie,

Non ci faranno a pezzi!

Non fateci a pezzi!

Comitato Genitori

e Utenti del Fateci Spazio

Per contatti:

nonfateciapezzi.jimdo.com

nonfateciapezzi@libero.it

338 9974621

Genova 2011, rieccoci oggi a ricucire le lotte

Genova 2011, rieccoci oggi a ricucire le lotte

di Rita Lavaggi* e Walter Massa**

Non è semplice scrivere di Genova, oggi. Una città attraversata da tensioni, in costante diffidenza, quasi immune da quel vento nuovo che pare diffondersi in tutto il Paese all’indomani delle amministrative e, soprattutto dei referendum. Lo scriviamo con il limite degli “addetti ai lavori” e ci riferiamo in particolare a quel mondo, organizzato, che ha ruotato in questi mesi attorno al coordinamento Verso Genova 2011. Non è un amara constatazione però; è il dato di consapevolezza risaputo con cui abbiamo deciso di avviare il percorso che oggi ci ha riportato a Genova. Quanto è accaduto negli ultimi vent’anni – come rileva anche Curzio Maltese nel suo ultimo libro “La bolla” – parla di un Paese schizofrenico: da una parte i fatti hanno dato ragione alle idee della sinistra, dei movimenti pacifisti e no global, con i temi e le lotte che da Seattle in poi sono arrivati a Genova nel 2001; dall’altra, un paese ipnotizzato dalla propaganda di un regime in cui attorno a “Cesare” ha imperversato una rete clientelare che è arrivata fino ad alcuni settori del Vaticano. Nel frattempo dal G8 2001 sono passati dieci lunghi anni di sofferenza e di piccole, fragili soddisfazioni (“Lo Sbarco” degli italiani all’estero del giugno 2010 ne è un piccolo, preziosissimo esempio) ma, soprattutto, di incredulità di fronte a ciò che è potuto accadere in un paese un tempo democratico e civile. Profetiche ed inascoltate, almeno dai più, furono le parole di un grande uomo di cultura come Edoardo Sanguineti che oggi tanto ci manca: «Quando fu ucciso Carlo Giuliani, ci rendemmo conto che non poteva non accadere. Visto come si era svolta la questione. A mio parere era il primo esempio di guerra preventiva a livello di guerra civile». Le iniziative relative al decennale del G8 2001 sono in pieno svolgimento da fine giugno, con l’attivo coinvolgimento di realtà genovesi piccole e grandi che hanno saputo interpretarne in pieno le indicazioni emerse dalle discussioni preparatorie: recuperare, allargare ed aggiornare lo “spirito di Genova”, guardando avanti, al futuro che abbiamo, tutte e tutti, la responsabilità di costruire. Guardare avanti, ovviamente, senza dimenticare il passato, anzi. E un prezioso contributo in questo senso viene da Cassandra, una mostra su questi dieci anni di storia, dal primo forum sociale mondiale di Porto Alegre alla rivolta nel Maghreb. Una mostra il cui percorso comprende una sezione cronologica, una sezione sui fatti di Genova e quattro grandi aree tematiche: guerra-repressione, economia-lavoro, beni comuni, società. Una scelta riconducibile ad una delle parole d’ordine che ci siamo dati: «guardare l’oggi, pensare al domani, anche con gli occhi di ieri». Il percorso che ci ha portati a realizzare il fitto e ricco calendario di eventi è iniziato nel giugno 2010 in un clima politico ben diverso, con una consultazione regionale in cui non c’era stata quella netta affermazione del centro-sinistra che si sperava – 7 regioni su 13 – anche se non mancavano timidi segnali di risveglio politico del nostro paese. Il percorso è stato lungo e complesso, così come impegnativo è stato il confronto tra le diverse componenti – i soggetti che allora c’erano, altri che all’epoca non esistevano e altri ancora che hanno deciso di esserci oggi – tutti concordi nella scelta di contaminarci tra diversi. Elemento sicuramente di rilievo se pensiamo, ad esempio, al significato del coinvolgimento di realtà importanti come i movimenti per l’acqua e contro il nucleare, i variegati movimenti No Tav e anche pezzi più istituzionali come la Cgil. Come coordinamento Verso Genova 2011 abbiamo provato in primis a recuperare un quadro collettivo, unitario per certi versi: un ruolo di cucitura, come già avvenne nel 2001, non perché siamo nostalgici ma perché non conosciamo altro metodo per costruire insieme qualcosa. E’ stato fino ad oggi un ruolo attivo, voluto e condiviso da tutto il coordinamento per rispondere positivamente alla grande aspettativa che da molti settori è emersa in questi mesi. Ci pare proprio di poter dire che uno dei punti di eccellenza di questo percorso è stato aver voluto rendere il più possibile partecipe la città coinvolgendo tutte quelle realtà piccole e grandi che sono presenti nel tessuto sociale di Genova. Non solo nel centro cittadino abituale palcoscenico di tutto ma, in particolare con un lavoro nelle periferie. Va ringraziato per questo lavoro in particolare il Forum Cultura che ha svolto una preziosa tessitura a collegamento tra le iniziative del programma e la città. Ci è parso un “risarcimento”, si potrebbe dire, ad una città che si è vista infliggere ferite profonde che non sono ancora completamente cicatrizzate. Saremo in tanti quindi a Genova, per ricordare certamente ma, anche – e forse sopratutto – per ripartire e ritrovare una speranza e una voglia di futuro mai sopite. Questo è lo spirito di Genova per noi. *Coordinamento Verso Genova2011 **Presidente Arci Liguria

*Coordinamento Verso Genova2011 **Presidente Arci Liguriain data:19/07/2011

Rifondazione Comunista Mortara: organizza giovedì 21 luglio una serata sui 10 anni del G8 a Genova

A Genova, esattamente 10 anni fa, vi è stato uno scontro. Da una parte, il movimento no global, un movimento politico e di opinione mondiale che poneva problemi che non potevano più essere ignorati: l’ambiente, e cioè come si può salvare un pianeta ancora per poco abitabile  e tramandarlo alle generazioni future; la cultura, cioè come si può garantire la sopravvivenza alle migliaia di etnie, lingue, tradizioni di popoli colonizzati dai Paesi economicamente dominanti;  l’economia, e dunque come si può arginare il crescente divario tra la ricchezza di pochi e la disperata povertà dei molti. Dall’altra parte, il G8: gli otto capi di stato più importanti del mondo. Chi è stato a Genova in quell’estate del 2001 non dimenticherà la città blindata, la sospensione della democrazia, l’odore dei lacrimogeni, la voglia di creare un altro mondo possibile.
Giovedì 21 luglio Rifondazione Comunista di Mortara organizza una serata sui 10 anni del G8 da Genova, con recitazione, filmati, testimonianze, musica. L’appuntamento è per le ore 21 presso la sede di Rifondazione Comunista, via Cadorna 5. La serata si svolgerà in una sala attrezzata a pochi chilometri da Mortara, trasporto garantito.
Per Rifondazione Comunista di Mortara, Adriano Arlenghi: 0384/92895, 340/0667971.
Mortara, 17 luglio 2011

La manovra di vendetta di chi ha perso il consenso

Se volessimo cercare un filo conduttore tra le misure draconiane messe in campo dal governo Berlusconi per fronteggiare la crisi finanziaria dentro la quale sta precipitando il nostro paese, oltre all’evidente elemento di classe – pagano sempre la fasce deboli – non sarebbe possibile evitare di pensare anche all’elemento della vendetta. Un mese fa, dopo una straordinaria campagna di sensibilizzazione sociale che ha attraversato ogni angolo dell’Italia, la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto ha inondato di SI le urne, chiedendo l’uscita dell’acqua e dei servizi pubblici dal mercato e l’uscita dei profitti dall’acqua.
Con quel voto si è registrata, per la prima volta dopo decenni, la prima vera sconfitta delle politiche liberiste in questo paese e si è aperta la strada per un nuovo progetto di società, basato sulla riappropriazione sociale dei beni comuni e la loro gestione partecipativa.
Con quel voto – e soprattutto per come è stato costruito – si è registrata una nuova e forte affermazione di democrazia reale, basata sul protagonismo diretto delle persone e sulla partecipazione sociale.
Ebbene, su cosa il Governo decide di puntare per quietare i grandi capitali finanziari? Sull’imposizione di una nuova e violenta stagione di privatizzazioni, che porterebbe alla fine di un qualsiasi ruolo dello Stato nella programmazione economica e al definitivo collasso di tutti gli enti locali.Si vuole spostare un eventuale default dello Stato sul certo default di centinaia di migliaia di famiglie.
Ad un paese che dopo decenni di ubriacatura del pensiero unico del mercato ha rialzato la testa chiedendo a gran voce di invertire la rotta, si risponde con la definitiva svendita di tutti i beni comuni e i servizi pubblici.
Ad un paese che dopo decenni di passivizzazione esprime un nuovo protagonismo sociale e una domanda di democrazia diretta, si risponde con l’imposizione autoritaria di misure che, in quanto emergenziali, non possono essere in alcun modo discusse.
E’ la vendetta di chi sa di avere perso il consenso sociale, è il sacro terrore di chi teme l’effetto contagio della straordinaria esperienza del movimento per l’acqua.
Con l’ulteriore aggravante di una nuova unità nazionale dei fatti, che segnala le opposizioni parlamentari come il vero gruppo dei responsabili e il Capo dello Stato come garante tutt’altro che super partes. Questa manovra, che verrà approvata senza colpo ferire da un Parlamento autistico, dovrà essere respinta nelle piazze e nei territori.
Perché il futuro ci appartiene e la democrazia ci attende.
* Attac Italia

Marco Bersani – Attac Italiain data:15/07/2011

Ecco l’Italia bipartisan che piace a lor signori

La manovra concordata sotto traccia da governo e opposizioni taglia oggi il traguardo. Una volta compreso che, sotto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, la bordata sarebbe andata a segno senza soverchi problemi, l’esecutivo ci ha dato dentro senza remore e ritegno. Le forbici hanno continuato a tagliare, compulsivamente, facendo lievitare, di ora in ora, l’entità dell’operazione giunta ormai a superare, sul filo di lana, i 70 miliardi di euro.
Proviamo ad elencare, scontando il rischio di perdere per strada qualche capitolo del salasso propinato.
Ricompaiono i tickets su visite diagnostiche e pronto soccorso; le pensioni – anche quelle di modesto e modestissimo importo – non saranno rivalutate che parzialmente; il pensionamento, già a far data dal 2013 slitterà in rapporto alla speranza di vita; è prorogata la moratoria sui contratti e sugli incrementi retributivi degli statali; d’ora in avanti, il lavoratore che adirà le vie legali in relazione a contenziosi in materia di lavoro, dovrà pagare una tassa che, palesemente, inibirà molti ricorsi; resta, malgrado i primi segni di ravvedimento, l’improvvido balzello sui titoli finanziari, anche per risibili pezzature; c’è il taglio lineare del 15 per cento su pressoché tutte le voci di spesa che incrociano col welfare, col sistema di protezione sociale: vengono così decurtate le agevolazioni fiscali su asili, spesa sanitaria, redditi da lavoro, figli a carico, studenti unversitari.  Insomma, una vera gelata, che si abbatte come un flagello sulla parte più debole della società, già provata da un altissimo livello di disoccupazione e di precarietà, soprattutto giovanile. Alla quale fa da infame contrappunto l’inesistenza di un pur labile provvedimento che chieda ai ricchi di concorrere al rientro dal debito o che provi a intaccare i privilegi di casta, a partire da coloro che in queste ore stanno adottando, senza batter ciglio, misure draconiane sulla pelle del proprio popolo. Si aggiunga a questo idilliaco quadretto – come documenta l’Istat – che l’aumento dei generi alimentari di prima necessità (3,5%), quello della benzina (11%) e quello dei trasporti ferroviari 8(%) hanno già mortificato i redditi più bassi.
Ma, come abbiamo sottolineato nell’edizione di ieri, il colpo più micidiale, quello che imprime il proprio marchio ad una più generale strategia economica e sociale è il colpo di scure con cui si penalizzano i comuni cosiddetti «non virtuosi», vale a dire quelli che non si acconciano ad alienare, a vendere, a privatizzare servizi essenziali (come i trasporti) e aziende pubbliche, come le municipalizzate, secondo una logica che impone l’ipoteca del profitto sul patrimonio della collettività, sui beni comuni, rovesciando diametralmente – come ci spiega più sotto Marco Bersani – l’orientamento popolare affermatosi con i referendum.
Non ha torto Liberal, che su questo genere di cose ha la vista lunga, e che titolava l’edizione di ieri con un eloquente «L’Italia bipartisan va meglio» e che si chiedeva, non meno esplicitamente, «perché non trasformare l’unità di questi giorni in un governo». Su quella strada sembra esserci solo l’ostacolo di un ormai stracotto Berlusconi. Ma il cerchio sta chiudendosi. A quali condizioni, a quale prezzo e per andare dove ora è sotto gli occhi di tutti. Insomma, una vera gelata, che si abbatte come un flagello sulla parte più debole della società, già provata da un altissimo livello di disoccupazione e di precarietà, soprattutto giovanile. Alla quale fa da infame contrappunto l’inesistenza di un pur labile provvedimento che chieda ai ricchi di concorrere al rientro dal debito o che provi a intaccare i privilegi di casta, a partire da coloro che in queste ore stanno adottando, senza batter ciglio, misure draconiane sulla pelle del proprio popolo. Si aggiunga a questo idilliaco quadretto – come documenta l’Istat – che l’aumento dei generi alimentari di prima necessità (3,5%), quello della benzina (11%) e quello dei trasporti ferroviari 8(%) hanno già mortificato i redditi più bassi.
Ma, come abbiamo sottolineato nell’edizione di ieri, il colpo più micidiale, quello che imprime il proprio marchio ad una più generale strategia economica e sociale è il colpo di scure con cui si penalizzano i comuni cosiddetti «non virtuosi», vale a dire quelli che non si acconciano ad alienare, a vendere, a privatizzare servizi essenziali (come i trasporti) e aziende pubbliche, come le municipalizzate, secondo una logica che impone l’ipoteca del profitto sul patrimonio della collettività, sui beni comuni, rovesciando diametralmente – come ci spiega più sotto Marco Bersani – l’orientamento popolare affermatosi con i referendum.
Non ha torto Liberal, che su questo genere di cose ha la vista lunga, e che titolava l’edizione di ieri con un eloquente «L’Italia bipartisan va meglio» e che si chiedeva, non meno esplicitamente, «perché non trasformare l’unità di questi giorni in un governo». Su quella strada sembra esserci solo l’ostacolo di un ormai stracotto Berlusconi. Ma il cerchio sta chiudendosi. A quali condizioni, a quale prezzo e per andare dove ora è sotto gli occhi di tutti.

Dino Grecoin data:15/07/2011