Mese: ottobre 2011

Pietro Ichino, i licenziamenti e la linea (?) del Pd

di Dino Greco

La manifestazione dei pensionati, quanto mai tempestiva, ha nei fatti inaugurato la sequenza – che ci auguriamo intensa e crescente – delle mobilitazioni sociali contro la lettera del governo all’Ue. Che, come spero ognuno avrà capito, rappresenta un vincolo per l’oggi e per il domani, un solenne impegno di Stato, maturato sotto l’impulso e il sostanziale patrocinio del Presidente della Repubblica. Dunque, un lascito non facilmente esorcizzabile da parte di chi dovesse succedere a Berlusconi, qualunque sia la natura politica della coalizione in futuro abilitata a governare. E’ perciò di grande importanza conoscere ora – e nel dettaglio – cosa pensano le opposizioni. Tutte. A partire, ovviamente, dal Pd e a cominciare dal tema dei licenziamenti, primo discrimine di qualsiasi scelta politica. Come si è visto, Emma Marcegaglia si è affrettata a plaudire a quella che è una storica rivendicazione della borghesia industriale: unire alla flessibilità in entrata (già largamente acquisita attraverso un tripudio di lavori precari) quella in uscita. Del resto, non si poteva pretendere che i padroni (in ispecie quelli di casa nostra) rinunciassero ad un simile regalo, all’istituzionalizzazione cioè di un rapporto di potere, dentro i luoghi di lavoro, che consentirebbe loro di fare letteralmente quello che vogliono, nella più totale assenza di vincoli giuridici che ne limitino, anche labilmente, l’arbitrarietà. Quindi Confindustria incassa e ringrazia, seppellendo definitivamente (e questo non può che essere un bene) l’infelice connubio che aveva caratterizzato le relazioni sindacali con l’accordo del 28 giugno e la lettera congiunta di intenti sottoscritta il 4 agosto anche con le banche. Le stesse che qualche settimana dopo hanno chiesto al Paese, ai lavoratori e ai cittadini italiani di suicidarsi, pagando in solido un debito da loro non contratto. Berlusconi ha creduto di offrire ai lavoratori una spiegazione convincente, garantendo loro che il licenziamento, sebbene non più contestabile e dunque non annullabile per via giudiziaria, sarà tuttavia seguito dalla cassa integrazione. Così, la soppressione di un diritto sarà pagata (dallo Stato) con un pò di assistenza. Insomma, invece di promuovere le assunzioni si incentivano i licenziamenti: bizzarro modo per dare seguito e sostanza a quel passaggio della “Lettera” in cui con enfasi si dichiara l’impegno del governo a «trasformare le aree di crisi in aree di sviluppo». La cosa, naturalmente, non stupisce, essendo sin dall’inizio del tutto chiaro che il provvedimento ha una natura esclusivamente politica ed antisindacale, considerato che la disoccupazione non è mai stata un propellente per lo sviluppo e che la pratica indiscriminata dei licenziamenti, o anche la sola minaccia di ricorrervi, è sempre servita solo a trasformare i lavoratori in silenziosi muli da tiro. Ma il Pd cosa pensa a questo riguardo? E se pensa, cosa pensa di fare? Per ora conosciamo con certezza solo l’opinione di Pietro Ichino, che non è proprio così isolata se la proposta di legge in materia di licenziamenti che porta il suo nome ha raccolto il consenso di altri 54 sentatori: non proprio uno sparuto drappello. Ieri, su Il Sole 24 Ore Ichino ritorna sul suo argomento preferito, per dire che bisogna disfarsi dell’articolo 18, «soluzione troppo rigida» e discriminatoria nei confronti di quanti, lavorando in aziende con meno di 16 dipendenti, non ne possono beneficiare. La soluzione, per Ichino, è di una semplicità solare: i licenziamenti devono tornare prerogativa indiscutibile dell’impresa; essi saranno compensati «con la responsabilizzazione dell’impresa per la sicurezza economica e professionale del lavoratore licenziato». Detto in prosa: l’azienda monetizzerà il proprio diritto di tornare al licenziamento ad nutum (cioè “al cenno”). Il resto, comprese tutte le chiacchiere sulla flexsecurity (più un ossimoro che un virtuoso neologismo) servono a coprire, piuttosto maldestramente, l’idea di fondo secondo la quale l’impresa è e deve essere, nei rapporti sociali, il dominus assoluto, facendo essa, insieme al bene proprio, anche quello dei lavoratori, dell’economia e della patria. Ichino, però, non si ferma qui. E spiega che per addolcire la pillola e guadagnare il consenso necessario all’operazione si potrebbero applicare le nuove norme soltanto ai nuovi assunti, creando così un doppio regime: i lavoratori in forza rimarrebbero protetti dall’articolo 18, gli altri no. Una frattura, prima di tutto generazionale, davvero spaventosa, un mostro politico e giuridico che demolirebbe, insieme al sindacato, ogni vincolo solidale. Ichino ci informa infine che nel novembre dello scorso anno «il senato ha approvato quasi all’unanimità la mozione Rutelli, che impegna il governo a varare una riforma ispirata a quel progetto». Come si vede, tutto si tiene. Ecco perché lo sciopero, annunciato da tutti i sindacati, è cosa matura. Da farsi finché la partita è aperta. Non per celebrare il de profundis a cose fatte.

in data:29/10/2011 Liberazione

Comunicato Stampa della Nuova Stagione sulle diossine di Parona

Comunicato Stampa della Nuova Stagione sulle diossine di Parona

Non è un caso che sulle uova contaminate da diossina, ora indaga anche la Regione, non è nemmeno una coincidenza che gli esami sulle diossine siano stati fatti in pollai vicini ad aree industriali come la nostra. I casi di alimenti contaminati da diossina stanno diventando sempre più frequenti in zone dove sono attivi impianti industriali e in particolare dove sono in funzione impianti d’incenerimento. A parte le analisi autonome concordate tra il Comitato Salute e Ambiente di Parona e il comune, che si possono anche fare, rimane la perplessità sul modo di agire di questa amministrazione. Se leggiamo sotto le dichiarazioni del Sindaco di Castegnato e del direttore dell’Arpa di Brescia, dicono circa le stesse cose che ha sostenuto il capogruppo di minoranza Trovati nel Consiglio Comunale del 30 settembre 2011, che condivido. L’Asl continua a sostenere che in “questi allevamenti ci sono delle pratiche agronomiche scorrette”, ma noi iniziamo a sospettare che le stesse procedure adottate da allevamenti in zone non contaminate, possano dare esiti diversi dagli attuali. Riguardo all’inquinamento del nostro piccolo paese di campagna, vorremmo fare notare che il giorno 21 ottobre 2011, in coincidenza dei forti odori che si sentivano in paese, abbiamo rilevato che la nostra centralina ha misurato 147 µg/m3 e oggi 78 µg/m3 di PM10. Ho scaricato i dati di tutte le centraline delle province della nostra regione, dal sito dell’ARPA della Lombardia e li ho salvati nel documento:

Arpa-PM10-Lombardia-22-Ottobre2011 (PDF 495Kb)

Dati PM10 di Parona dal 13 al 22 ottobre 2011

Parona_PM10-22-10-2011

Visti i dati, chiedetevi se oggi (22 ottobre) è normale che un paese di Campagna di circa 2000 abitanti abbia l’aria più inquinata della Lombardia e i nostri amministratori non fanno niente e dicono di non preoccuparci perché è una situazione generalizzata un po’ ovunque. E non è ancora finita, continuano a edificare e a toglierci il verde anche in aperta campagna, qualcuno si chiede: “com’è possibile fare tutto questo”. Aspetto con ansia il nuovo censimento per vedere cosa hanno ancora sottratto. Inutile ripetersi aggiungendo altro sulle diossine, perché tutto è già stato pubblicato sul sito della Nuova Stagione ed è di facile consultazione. Siamo graziati in primavera e in estate perché rispetto alle città siamo in campagna, sempre che non ci tolgono anche il poco verde che ci rimane.

BresciaOggi.it – Provincia – 10 Giugno 2011

Uova contaminate da diossina ora indaga anche la Regione

CASTEGNATO. Il Pirellone dispone nuovi test anche a Ospitaletto, Casto, Sarezzo e Montirone

Il sindaco Orizio soddisfatto a metà «Imbarazzante il silenzio dell’Asl» L’Arpa avverte: «Servono risorse per arrivare alla verità scientifica»

A otto mesi dall’esplosione del caso, la Regione ha deciso di indagare sulle cause delle uova alla diossina scoperte in sei allevamenti domestici privati della provincia. Con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia è diventata dall’altro ieri operativa la mozione presentata dal leghista Alessandro Marelli e approvata dal consiglio del Pirellone che impegna l’ente a varare nuovi controlli e analisi.

Anche se non risparmia un altro affondo alla Asl, esprime soddisfazione il sindaco di Castegnato, il paese dove i rossi tuorli delle ovaiole ruspanti dell’azienda agricola Gottardi contenevano concentrazioni di diossina fino a 5 volte superiori i limiti di legge. «Apprezzo che ci siano nuovi controlli – osserva Giuseppe Orizio – ma devo esprime tutta la mia delusione perché da metà febbraio, dopo che siamo venuti a conoscenza del fenomeno da un quotidiano locale, non ho più avuto nessuna informazione da parte dell’Asl. Non so se sul mio territorio stanno mangiando ancora uova alla diossina».

A fare le analisi dei terreni ci penserà Arpa Brescia, che però dovrà avere anche i mezzi economici e gli strumenti per affrontare queste indagini suppletive. Quindi la volontà politica del consiglio dovrà in tempi brevi essere sostenuta economicamente dall’assessorato all’Ambiente. Ma i tempi a dire il vero restano un’incognita.

POLLAI E INDUSTRIE. Gli allevamenti privati di Castegnato, Ospitaletto, Montirone, Brescia, Sarezzo e Casto si trovano tutti nelle vicinanze di grandi siti industriali, soprattutto impianti siderurgici. Non è un caso che le indagini Asl fossero andate a cercare pollai così vicini alle industrie: glielo aveva imposto un anno fa la direzione regionale Sanità, per indagare le possibili ricadute inquinanti dell’industria sulla filiera agricola. Ora: le uova inquinate si sono trovate nella nostra provincia, come in quella di Mantova e Pavia (un pollaio sospetto è vicino all’inceneritore di Parona).

Ma sulle possibili cause la risposta dell’Asl di Brescia è stata quanto meno semplicistica: la colpa dell’inquinamento sarebbe da imputarsi «alle scorrette pratiche agronomiche» degli allevatori: piccoli roghi di sacchi di plastica e legno verniciato sui terreni dove razzolano le galline, dispersione di oli, plastiche, polistirolo, l’utilizzo di mangiatoie in plastica. Ora invece, grazie alla Regione verranno approfondite le potenziali ricadute delle industrie vicine ai pollai privati.

L’ARPA DI BRESCIA, per bocca del suo direttore Giulio Sesana si dice disponibile a mettersi subito al lavoro.

«L’Asl ha evidenziato che in molti di questi allevamenti ci sono delle pratiche agronomiche scorrette – osserva Sesana -, ma indubbiamente ci sono aspetti di carattere territoriale che vanno approfonditi, a partire appunto da quelle zone della provincia dove insistono determinate realtà industriali. Ricordo che da tempo stiamo indagando le ricadute in termini ambientali delle aziende siderurgiche bresciane. Abbiamo iniziato con Odolo, siamo passati all’Alfa Acciai e adesso proseguiamo su altre zone della provincia, senza paura di dover nascondere nulla». Vero è che tutte queste analisi suppletive richiedono risorse umane e strutturali che si traducono in maggior costi.

«Spero che la Regione provveda a fornire una copertura economica alle indagini suppletive richieste dalla mozione» conclude Sesana.

Pietro Gorlani

la Provincia Pavese – 22 ottobre 2011

Parona, nuove analisi per la diossina

PARONA Il Comune farà analizzare due uova deposte da galline di allevamenti avicoli locali per capire se contengono diossine e policlorobifenili. La decisione è stata presa di concerto con il Comitato dei cittadini per la salute e l’ambiente al termine dell’ultimo consiglio comunale. Gli amministratori vogliono integrare i campioni esaminati quasi un anno fa dalla Regione Lombardia e dal Servizio veterinario dell’Asl di Pavia, dopo che erano stati rinvenuti residui di diossine e di pcb in uova deposte da galline di allevamenti avicoli rurali. «Abbiamo ritenuto di dover incrementare le analisi utilizzando un laboratorio di Bologna, in modo da rassicurare maggiormente la popolazione di Parona», riassume l’assessore al’Ambiente, Mauro Sommi. Nell’aprile scorso il dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asl di Pavia aveva comunicato gli esiti delle prime indagini, secondo cui i campioni di latte erano risultati conformi alla normativa, mentre in due dei tre campioni di uova analizzati erano risultate concentrazioni di diossine superiori al limite consentito. «Gli accertamenti condotti dal dipartimento Asl avevano evidenziato condizioni preoccupanti sotto il profilo igienico-sanitario a danno della sicurezza per la comunità e, in modo particolare, per gli eventuali consumatori di uova deposte da galline di un nostro allevamento avicolo – commenta il sindaco Silvano Colli – Da accordi con il Comitato dei cittadini, il Comune è intenzionata a effettuare, autonomamente e indipendentemente dal lavoro svolto dall’Asl, una verifica qualitativa e quantitativa su dei campioni di uova prelevati dall’allevamento avicolo rurale in cui era stata riscontrata la presenza di diossine, sia per verificare il rispetto delle ordinanze che avevo emanato in primavera sia per avere ulteriori riscontri da sottoporre all’Asl». Umberto De Agostino

Saluti

Soffritti Renato (cell:333-6025582)

vicolo Andrea Costa,3

27020 Parona Lomellina

Sito Web: www.nuovastagione.eu

Fateci spazio: assemblea pubblica il 16 ottobre in Via Treves, 5 Vigevano

fateci spazio

Ciao,

forse lo sai: l’area dove sorge il Fateci Spazio è in vendita! Il bando di gara scade a fine mese. Noi ci stiamo opponendo. Vogliamo che il Fateci riapra e si moltiplichi. Se ben gestito e progettato, crediamo che il Fateci sia un modello vincente di coesione sociale.

Vogliamo che anche il tuo quartiere abbia il suo Fateci: un centro dove ritrovarsi con gli amici, fare feste, condividere informazioni, saperi e attività.

Fantascienza? No, salvare il Fateci (e moltiplicarlo) è possibile!

Abbiamo messo a punto un PIANO DI SALVATAGGIO E RILANCIO: una soluzione che crediamo ragionevole, finanziariamente ecosostenibile e partecipata, impedita solo dalla mancanza di volontà politica di questa Giunta.

Se hai a cuore questo BENE COMUNE, e vuoi salvarlo, dimostrando il Tuo BASTA!

L’all’arbitrio fazioso, sordo ad ogni ragionevole proposta, alla mancanza in città di un “progetto giovani” degno di questo nome, all’assenza istituzionale di una progettualità di medio-lungo periodo sui temi della solidarietà e dell’integrazione, partecipa all’Assemblea pubblica

Domenica prossima (16 ottobre), ore 17 davanti al Fateci Spazio (v. Treves, 5).

In caso di pioggia l’Assemblea si terrà presso l’Auser di v. Cararola, 66.

Per favore, limitarsi a far girare questa mail non basta più: partecipa e fai partecipare.

Dobbiamo ridurli al dialogo e alla ragione, e solo la pacifica e determinata forza del numero può farlo.

<<Non è perché le cose sono difficili che non osiamo; è perché non osiamo che sono difficili>> (Seneca)

Grazie,

“Non fateci a pezzi!”

Comitato Genitori e Utenti

del “Fateci Spazio”

V. Treves, 5 – Vigevano

Per contatti: nonfateciapezzi.jimdo.com

338 9974621