Mese: febbraio 2012

Vicini a Luca Abbà e al Movimento No Tav

(Nella foto: macchina di giornalisti in Val di Susa dotati di sirena blu)

Vicini a Luca Abbà e al Movimento No Tav

notavIl Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua è vicino in queste difficili giornate di lotta ai cittadini della Val Susa e al Movimento No Tav, vittime ancora una volta di un linciaggio mediatico che vuole inquadrare le mobilitazioni popolari della Valle come laboratorio di violenze, all’unico scopo di negarne la profonde ragioni di merito.

Ancora una volta si tenta l’associazione tra attivismo e terrorismo, perpetrando il discredito della partecipazione e delle lotte dal basso.

La Val di Susa è da anni vittima e non carnefice di violenze sul territorio e sulle persone.

Governo e istituzioni, dimostrano sempre più ricorrentemente di avere in spregio la volontà popolare, pertanto il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua chiede l’immediato stop degli espropri e della militarizzazione della valle che rappresenta per altro un enorme spreco di risorse che potrebbe essere meglio impiegato per interventi necessari per il “bene comune”, cioè acquedotti, fognature e impianti di depurazione.

La storia del Movimento No Tav ci insegna come la difesa del territorio e dei beni comuni sappia resistere ad ogni tipo di attacco con determinazione, volontà, generosità.

Gli attivisti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua sono particolarmente vicini a Luca Abbà, che dopo aver lottato per la propria terra e per la democrazia reale, oggi lotta per la vita e che presto contiamo di ritrovare tra noi. Rinnoviamo inoltre solidarietà agli attivisti ancora in carcere o agli arresti domiciliari.

PARONA E LE DIOSSINE PRIMI RISULTATI DELLO STUDIO DELL’ISTITUTO MARIO NEGRI

(Tratto da  Alda La Rosa
Presidente dell’Associazione Futuro sostenibile in Lomellina
http://sites.google.com/site/futurosostenibileinlomellinait/
futurosostenibilelom@tiscali.it)



Castello d’Agogna 25 febbraio 2012



Dopo la rassicurante serata di giovedì 23 febbraio, durante la quale sono stati illustrati i primi risultati dello Studio dell’Istituto Mario Negri, i paronesi, tutti noi lomellini e lombardi possiamo dormire sonni tranquilli, perché si sa la scienza non è esatta e soprattutto bisogna aspettare la conclusione dello Studio prevista per il 2014.
Dubito che giovedì notte chi c’era abbia riposato bene ripensando alla rabbia che ha provato nel sentire snocciolare solo numeri e sigle e nel sentirsi dire che l’effetto psicologico è importante.
E anche quando tra quei numeri si evidenziava che a Parona le diossine erano più alte si è cercato di glissare, di tranquillizzare, di minimizzare, ma le persone che gremivano la sala non avevano bisogno di una seduta psicoanalitica, avevano bisogno di risposte a un problema impellente. Molti si sono chiesti se il progetto finanziato dal Clir, Consorzio di comuni per l’Incenerimento dei Rifiuti, comprenderà anche uno studio epidemiologico assolutamente indispensabile per capire che cosa si nasconde nei meandri della bomba a orologeria che è diventata Parona, e non solo, con le molteplici industrie presenti sul territorio.
La diossina, TCDD, tetraclorodibenzoparadiossina è stata definita da chi l’ha studiata “the chemical scythe”, la falce chimica, con ovvio riferimento all’iconografia della Morte. Durante i lavori di bonifica seguiti all’incidente di Seveso, è stato riconosciuto che, come per le radiazioni nucleari, non esiste in realtà un livello minimo di sicurezza della concentrazione di TCDD. E infatti durante quei lavori sono state adottate le stesse misure precauzionali usate per i siti contaminati da radiazioni. Si è assunto un valore limite considerando che comunque la diossina è presente nell’ambiente, soprattutto con gli inceneritori.
Minimizzare è molto pericoloso perché l’intossicazione acuta è solo uno dei pericoli e neanche il peggiore.
La TCDD non è solo cancerogena, è teratogena. Danneggia il feto, causa malformazioni ed è fortemente sospettata di essere mutagena, interferisce cioè con il DNA e quindi può indurre mutazioni della specie.
E’ responsabile che la classe politica continui non preoccuparsi che i limiti fissati non siano rispettati?  Siccome la vita media della diossina nell’ambiente è lunghissima e la produzione continua, questa concentrazione non può che aumentare nel tempo.
Si possono evitare ulteriori emissioni ?
Sì, evitando di bruciare prodotti contenenti cloro o bruciando solo in condizioni ottimali di pressione e temperatura.
Quali impianti sul nostro territorio bruciano in condizioni ottimali?
A queste domande la classe politica è chiamata a rispondere pretendendo da ARPA Lombardia, dalle ASL controlli ferrei, improvvisi e costanti. Una volontà politica che abbia la forza di dire no a impianti di combustione dannosi e spesso sovradimensionati. Volontà che, soprattutto a livello dei singoli comuni, continua a non manifestarsi, quando si pensa di utilizzare con le persone che percepiscono la gravità e l’urgenza dell’insalubrità ambientale la politica del tira e molla, la politica del minimizzare, accontentandosi di ordinare Analisi e Studi a Istituti prestigiosi ma temporeggiando sulle soluzioni da prendere per migliorare i pessimi dati già registrati.
Ciò non rispecchia il dovere della Politica. La Politica, quella che ha cuore la vita, la salute dei propri cittadini, è ben altro.

Val di Susa: forza Luca

di Stefano Galieni

È mezzogiorno quando Luca viene dichiarato fuori pericolo di vita dai medici del Cto di Torino. Per 3 interminabili ore si è temuto il peggio, si era arrampicato su un traliccio, sfuggendo ai controlli, per impedire che, con largo anticipo e con incredibile dispendio di mezzi, le forze di occupazioni militari iniziassero l’esproprio dei terreni e l’allargamento del cantiere presso la baita di Clarea a Chiomonte. Ha preso una scarica elettrica ed è caduto da oltre 10 mt, l’ambulanza che lo ha condotto nel punto da cui poteva partire l’elisoccorso è giunta mezz’ora dopo…

Chiomonte, Maddalena, Bussoleno, da paesini sconosciuti della Val Susa, sono divenuti ormai luoghi simbolo di resistenza, contro un opera inutile dal punto di vista del miglioramento dei trasporti, dannosa dal punto di vista ambientale, efficace solo per sperperare denaro pubblico e arricchire speculatori e investitori. Una battaglia che non conosce fine e che domenica ha visto sfilare pacificamente decine di migliaia di valligiani. Alla loro testa gli amministratori locali, che mille volte hanno spiegato in ogni occasione le ragioni della loro opposizione. Una grande manifestazione che ha ridimostrato quanto ampio e radicato sia questo movimento che non parla solo ad una piccola valle ma pone una questione di democrazia che non ha confini. Contro questo movimento e contro chi lo sostiene è in atto da sempre una campagna mediatica, politica e giudiziaria senza paragoni. Chi contesta il cantiere è considerato criminale in partenza, proto terrorista, “camorrista” (qualcuno si è spinto a dire). La giunta comunale di Torino di centro sinistra e quella regionale a guida leghista, non vogliono più ostacoli, non importa che si tratti di dilapidare miliardi di euro per velocizzare di 15 minuti il tratto ferroviario Torino – Lione mentre contemporaneamente si mandano a morire i treni dei pendolari, si utilizza al 30% la linea già esistente, si ignorano le esigenze degli abitanti dei territori. Con il governo Monti, è bene ricordarlo, chi si avvicina troppo ai cantieri rischia condanne pesanti, detenzione fino ad 1 anno, nelle aree circostanti ormai girano i mezzi militari utilizzati in realtà di guerra come l’Afghanistan, ne sono stati fotografati anche recanti ancora sulle fiancate i contrassegni delle Nazioni Unite. Si è decisa insomma una guerra e si è deciso scientemente di interrompere la democrazia in nome dell’Alta Velocità: arresti, intimidazioni, cariche ad ogni manifestazione con il pretesto sempre più flebile della presenza di “infiltrati”. Lo si è visto domenica al termine della manifestazione quando alla stazione di Porta Nuova a Torino, centinaia di manifestanti che tornavano a casa sono stati caricati a freddo dalle forze dell’ordine, lo si è visto stamattina con l’operazione spettacolare per impadronirsi definitivamente della valle e annientare le sacche di resistenza. Ma la lotta in Val di Susa, l’intero movimento No Tav sono ormai divenuti rappresentativi di un disagio e di una avversione condivisa in tutto il Paese. Dopo l’attacco non previsto di questa mattina a centinaia sono state le persone che si sono riversate a bloccare strade, binari, autostrada, ad organizzare in fretta e in furia una manifestazione per il pomeriggio di oggi con la richiesta immediata della sospensione delle operazioni. «Nell’esprimere la speranza che Luca Abbà possa rapidamente rimettersi – ha dichiarato Paolo Ferrero, presente alla manifestazione di domenica – voglio denunciare con forza che il suo ferimento è il frutto diretto della sconsiderata azione delle forze dell’ordine. L’esecuzione dell’esproprio di un terreno diventa un’azione militare in cui le regole d’ingaggio dei militari e della polizia sono molto più aggressive di quelle utilizzate in Afghanistan dai militari italiani. Luca Abbà è rimasto fulminato e caduto a terra, inseguito su per un traliccio dell’alta tensione mentre protestava per l’esproprio dei suoi terreni: è una cosa mai accaduta in Italia. Invito tutti i cittadini a riflettere sul fatto che in Val di Susa le forze dell’ordine si comportano come un esercito di occupazione con l’unico compito di “conquistare il territorio” anche a scapito della vita delle persone. Si tratta di un fatto grave e chiedo una volta ancora che il governo abbandoni quest’opera inutile e dannosa e sospenda immediatamente l’esproprio». Ezio Locatelli, segretario del Prc di Torino ha chiesto in aggiunta la rimozione dei dirigenti di polizia che hanno gestito le operazioni e il ritiro delle truppe.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=74RlA52cDRA&feature=player_embedded[/youtube]

http://www.notav.info/top/la-diretta-di-luca-a-radio-black-out-prima-di-cadere/

No Tav

Ezio Locatelli

Ci hanno provato anche questa volta i fautori dell’alta velocità e delle grandi opere a dipingere i valsusini e i No Tav, venuti da molte parti d’Italia, come pericolosi eversivi ”inclini alla violenza antisistema”. La manifestazione di oggi, partecipatissima e variopinta come non mai (circa 70mila persone, molto nutrita e visibile la partecipazione delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista) svoltasi sui 10 km che collegano Bussoleno a Susa tappezzati da scritte, bandiere e manifesti No Tav, è stata la migliore risposta a queste irresponsabili prese di posizione.
Ma proprio perché la manifestazione e andata a gonfie vele la polizia in tarda serata non ha trovato di meglio che far scattare la solita provocazione da dare in pasto alla stampa, caricando i manifestanti che stavano raggiungendo i treni.
Evidente l’intento di fomentare la repressione e la criminalizzazione di una protesta che dura da 20 anni (lo si è visto ultimamente con gli arresti del 26 gennaio).
Una protesta sacrosanta e legittima di una comunità contro la distruzione di un territorio perpetrata dal progetto di un’opera inutile e affaristica. Un  progetto dannoso non soltanto per chi vive lungo il percorso dell’alta velocità, ma anche per tutti coloro che vivono lungo il percorso di un’economia, di un modello sociale e di sistema di mobilità  improntato agli interessi di un blocco politico affaristico. La Tav ha costi spaventosi, comporta  un gigantesco consumo di territorio, comporta altresì un disinvestimento e una marginalizzazione del trasporto pubblico ordinario, usato dalla stragrande maggioranza della popolazione. A maggior ragione in un momento di crisi economica, di taglio delle pensioni e dello stato sociale, di grave disoccupazione, sprecare decine e decine di miliardi nell’alta velocità è una scelta semplicemente insensata. Molto applaudito l’intervento a conclusione della manifestazione del segretario nazionale Paolo Ferrero, sul palco insieme, tra gli altri, a Maurizio Landini, Giorgio Cremaschi, i sindaci valsusini e gli esponenti No Tav.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=khTxAW8uid4&feature=player_embedded[/youtube]

RIFONDAZIONE: SOSTEGNO ALLO SCIOPERO GENERALE DELLA FIOM, CONTRO L’ATTACCO AL MONDO DEL LAVORO

Il Partito della Rifondazione Comunista è impegnato fortemente per la riuscita dello sciopero generale di venerdì 9 marzo indetto a livello nazionale dai metalmeccanici della Fiom-Cgil. La cancellazione dei diritti dei lavoratori e del contratto nazionale di lavoro iniziata con Pomigliano dal precedente governo Berlusconi e portata avanti in modo più radicale, oggi, da Monti e dal suo governo rappresentano un disegno ben preciso del tipo di società che “lor signori” hanno intenzione di creare nel nostro Paese. La “riforma” delle pensioni, la cancellazione della rappresentanza sindacale non allineata alle politiche padronali, i tentativi di rendere precaria l’intera società invece di combattere ogni forma di precariato ed infine la controriforma del lavoro con la ciliegina sulla torta dell’articolo 18 sono infatti lì a ricordarci che la posta in gioco è molto alta, e richiede una grande mobilitazione per battere le politiche neoliberiste.
Ma sarebbe limitativo, nonché deleterio alla comprensione della situazione di crisi attuale, limitare la riflessione esclusivamente all’Italia, in quanto non sono gli Stati di per sé ad essere in crisi ma è il sistema produttivo capitalista mondiale ad essere giunto al collasso. Ciò a cui stiamo assistendo oggi in Italia ed in Europa è quindi una durissima lotta di classe che viene portata avanti dall’altra parte (imprenditori, banchieri, speculatori) con lo scopo di aumentare i propri profitti ed assicurarsi un continuo prelievo di risorse da immettere nei mercati finanziari attraverso il ricatto permanente del debito pubblico. Tutto ciò passa attraverso una soppressione dei diritti dei lavoratori, dei giovani e più in generale dei cittadini e della democrazia. E il governo Monti è espressione di questo “fondamentalismo” ultra-liberista, così come si può dire lo stesso del suo alter-ego greco Papademos… giusto per comprendere come la natura di questo progetto vada ben oltre i confini nazionali.
Alla lotta di classe portata avanti dai poteri forti si può solo rispondere con un’altrettanto dura ed organizzata lotta di classe portata avanti dal popolo. Altre soluzioni non esistono.
Per questo Rifondazione Comunista sarà presente allo sciopero generale accanto alla Fiom, insieme ai metalmeccanici, ai lavoratori, ai precari e agli studenti per dimostare come sia viva e pulsante l’opposizione sociale a queste scellerate politiche.
Alessio Galli
Segretario del circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista

RIFONDAZIONE: SOSTEGNO ALLO SCIOPERO GENERALE DELLA FIOM, CONTRO L'ATTACCO AL MONDO DEL LAVORO

Il Partito della Rifondazione Comunista è impegnato fortemente per la riuscita dello sciopero generale di venerdì 9 marzo indetto a livello nazionale dai metalmeccanici della Fiom-Cgil. La cancellazione dei diritti dei lavoratori e del contratto nazionale di lavoro iniziata con Pomigliano dal precedente governo Berlusconi e portata avanti in modo più radicale, oggi, da Monti e dal suo governo rappresentano un disegno ben preciso del tipo di società che “lor signori” hanno intenzione di creare nel nostro Paese. La “riforma” delle pensioni, la cancellazione della rappresentanza sindacale non allineata alle politiche padronali, i tentativi di rendere precaria l’intera società invece di combattere ogni forma di precariato ed infine la controriforma del lavoro con la ciliegina sulla torta dell’articolo 18 sono infatti lì a ricordarci che la posta in gioco è molto alta, e richiede una grande mobilitazione per battere le politiche neoliberiste.
Ma sarebbe limitativo, nonché deleterio alla comprensione della situazione di crisi attuale, limitare la riflessione esclusivamente all’Italia, in quanto non sono gli Stati di per sé ad essere in crisi ma è il sistema produttivo capitalista mondiale ad essere giunto al collasso. Ciò a cui stiamo assistendo oggi in Italia ed in Europa è quindi una durissima lotta di classe che viene portata avanti dall’altra parte (imprenditori, banchieri, speculatori) con lo scopo di aumentare i propri profitti ed assicurarsi un continuo prelievo di risorse da immettere nei mercati finanziari attraverso il ricatto permanente del debito pubblico. Tutto ciò passa attraverso una soppressione dei diritti dei lavoratori, dei giovani e più in generale dei cittadini e della democrazia. E il governo Monti è espressione di questo “fondamentalismo” ultra-liberista, così come si può dire lo stesso del suo alter-ego greco Papademos… giusto per comprendere come la natura di questo progetto vada ben oltre i confini nazionali.
Alla lotta di classe portata avanti dai poteri forti si può solo rispondere con un’altrettanto dura ed organizzata lotta di classe portata avanti dal popolo. Altre soluzioni non esistono.
Per questo Rifondazione Comunista sarà presente allo sciopero generale accanto alla Fiom, insieme ai metalmeccanici, ai lavoratori, ai precari e agli studenti per dimostare come sia viva e pulsante l’opposizione sociale a queste scellerate politiche.
Alessio Galli
Segretario del circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista

Risposta del Forum acqua bene comune al Presidente Senatore Bosone

Gentile Presidente Daniele Bosone,

abbiamo letto le comunicazioni da Lei diramate a seguito delle rimostranze manifestate dal Comitato Pavese 2Si per l’Acqua Bene Comune circa l’emendamento da Lei proposto al decreto del Governo attualmente in discussione in Parlamento. Per massima chiarezza, riportiamo qui di seguito il testo dell’emendamento,:

«a-bis) limitatamente ai servizi idrici integrati, l’affidamento della gestione dei servizi avviene

esclusivamente a favore di:

1) società a capitale misto pubblico privato nelle quali l’ente locale detenga una partecipazione di controllo e il socio privato sia scelto attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza

pubblica, nel rispetto delle norme« interne e comunitarie in materia di concorrenza e della disciplina dell’Unione europea in materia di appalti pubblici e di servizi pubblici, secondo le linee di indirizzo emanate dalle autorità competenti;

2) a società a capitale interamente pubblico, partecipate dall’ente locale, che hanno i requisiti prescritti dall’ordinamento comunitario per la gestione diretta ’’in house’’».

Non vi è dubbio che quanto proposto nel Suo emendamento si pone in palese contrasto di quanto sancito con il voto referendario. E’ esattamente con emendamenti di questo genere che si cerca di impedire la modalità di gestione in house, mediante azienda di diritto pubblico, per i servizi pubblici locali e segnatamente per il servizio idrico integrato.

Rileviamo che le Sue opinioni circa la gestione del sistema idrico integrato non coincidono con le nostre. In particolare troviamo censurabile la Sua affermazione che l’affidamento del servizio ad una Società di capitali vada nella direzione auspicata dal Referendum. Anche l’analogia da Lei supposta fra una Società consortile a totale capitale pubblico e un’Azienda Pubblica è priva di fondamento giuridico. La differenza c’è, ed è sostanziale, come evidenziato, ad esempio, dalla Corte Costituzionale nella sentenza 320/2011 della quale riportiamo di seguito un breve estratto:

“La disposizione regionale censurata prevede, sia pure con riferimento alle sole infrastrutture idriche, un caso di cessione ad un soggetto di diritto privato – la società patrimoniale d’ambito a capitale pubblico incedibile – di beni demaniali e, perciò, incide sul regime giuridico della proprietà pubblica.”

Contestiamo la Sua affermazione secondo la quale “non esiste altra formula societaria possibile che quella votata in modo unanime dal nostro Consiglio Provinciale” .

Le nostre convinzioni sono suffragate da direttive europee, da norme di legge in vigore, sia ante che post referendum, da valutazioni formulate dalla Corte Costituzionale in sede di ammissione dei quesiti. Precisamente

a) La direttiva europea, contrariamente a quanto ancora oggi molti insistono a far credere, non vincola la gestione dei servizi pubblici locali alle regole della concorrenza, anzi, l’art. 106 comma 2 del TFUE recita, al contrario, “ Le imprese incaricate della gestione dei servizi di interesse economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale sono sottoposte alle norme del presente trattato e in particolare alle regole di concorrenza, nei limiti in cui l’applicazione di tali norme non osti all’adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata.

b) La Legge 267/2000 art. 114 stabilisce: “L’azienda speciale è ente strumentale dell’ente locale dotato di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di proprio statuto, approvato dal consiglio comunale o provinciale”.

c) La Corte Costituzionale con sentenza 24/2011 “….appare evidente che l’obiettiva ratio del quesito n. 1 va ravvisata, come sopra rilevato, nell’intento di escludere l’applicazione delle norme, contenute nell’art. 23-bis, che limitano, rispetto al diritto comunitario, le ipotesi di affidamento diretto e, in particolare, quelle di gestione in house di pressoché tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica (ivi compreso il servizio idrico)”.

Perciò, Signor Presidente esistono, sono legittime e attuabili (anche in ambiti provinciali) modalità di gestione dei Servizi Pubblici Locali tramite affidamento diretto a soggetti di diritto pubblico.

Deduciamo, da quanto Lei scrive, che gli orientamenti emersi nel Consiglio Provinciale di Pavia sono dettati dalla esigenza di ‘mettere insieme’, ai fini della gestione, diverse società di più comuni. Le sarà certamente di conforto la condivisione in tal senso del Comitato Pavese 2Si per l’Acqua Bene Comune che da sempre sostiene la validità del servizio offerto dalle ex Municipalizzate e paventa la dispersione del patrimonio fisico e di know how costruito dai cittadini e dai comuni nel secolo scorso. La dispersione di tale patrimonio è stato avviato nello scorso decennio con la trasformazione delle Aziende in Spa. Il Forum Italiano e i Comitati che lo compongono, in stretta e diretta coerenza alla finalità propugnata con la raccolta di firme per i Referendum, ripropongono con forza un percorso di ripubblicizzazione del servizio Idrico, a partire dalla ri-trasformazione delle singole Spa in singole Aziende Speciali, o,parimenti, dalla ri-trasformazione e fusione in unica Azienda Speciale.

Sperando di averLe fornito utili elementi di riflessioni circa le modalità di gestione possibili in quanto legittime, e circa le scelte politiche che i rappresentanti nelle istituzioni sono chiamati compiere in adempimento e attuazione dell’esito dei Referendum, distintamente La salutiamo.

Comitato Pavese 2Si per l’Acqua Bene Comune – – Antonietta Bottini- Viale Damiano Chiesa 2, Pavia – antoniettabottini@gmail.com

Coordinamento del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – Segreteria operativa – Paolo Carsetti

Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225
www.acquabenecomune.orgwww.referendumacqua.it