Mese: giugno 2012

La lettera di Ilaria Cucchi alla madre di Aldrovandi

di Ilaria Cucchi
Noi eravamo presenti al momento della pronuncia della sentenza della Corte di Cassazione. Lucia Uva, Domenica Ferrulli ed io. Perché noi in questi anni siamo diventati una famiglia.
Noi sappiamo cosa significa lottare momento dopo momento per una giustizia che si da per scontata ma che molto spesso non lo è.
Noi sappiamo quanto è importante per noi, e per quelli come noi, che finalmente e definitivamente coloro che hanno tolto la vita a un ragazzino che non aveva fatto niente di male siano stati giudicati colpevoli.
Questa è la giustizia in cui vogliamo credere. Questo ciò che da a noi la speranza di andare avanti.
Questo ciò che è riuscita a fare, da sola, Patrizia Moretti. Per la sua famiglia, per Federico che ora le sorride da lassù ma che mai nessuna sentenza potrà restituirle. Ma anche per l’intera collettività. E per noi, che senza il suo coraggio non avremmo mai trovato la forza necessaria per intraprendere battaglie di simili dimensioni.
Patrizia lo ha fatto sapendo bene che quanto aveva di più prezioso non le sarebbe stato restituito da una sentenza di condanna. Nella quale ella stessa, pur sapendo benissimo come erano andate le cose, avendo imparato a sue spese a conoscere questa giustizia in tanti momenti non ha sperato.
E lo ha fatto anche nell’illusione di poter cambiare una cultura. Quella terribile per la quale chi indossa una divisa ha ragione a prescindere.
Ma contro il pregiudizio e l’ottusità a volte non basta nemmeno questo.
Se oggi, di fronte all’evidenza delle atrocità che hanno fatto coloro che hanno ucciso Federico Aldrovandi, c’è ancora chi ha il coraggio di difenderli.
E non solo. Purtroppo.
Patrizia ha visto calpestata la vita di suo figlio, appena diciottenne e con tutta la vita davanti, ed oggi dopo tanto dolore aggiunto al dolore, quello di una lotta impari affrontata con lo strazio della consapevolezza che ormai la sua vita era finita nello stesso istante in cui era finita quella di Federico, vede calpestata anche la sua memoria.
Ma che senso ha tutto questo?
E la nostra realtà politica non ci aiuta.
Troppo presi evidentemente a fare leggi su misura per loro. Ignorando quali sono i problemi veri della gente comune.
Gente che per merito della nostra giustizia riesce a fatica a far emergere realtà scomode, grazie solo ed esclusivamente alle pubbliche denunce.
Quelle rivolte alla gente normale.
Quelle che fanno indignare il vicino di casa e l’impiegato dell’ufficio postale, che solo in quel momento assumono consapevolezza dei soprusi che avvengono ogni giorno nell’indifferenza generale.
Perché fa comodo a tutti non parlarne.
Così. Come se niente fosse successo.
Perché parlarne vuol dire mettere in discussione l’intero sistema.
Molto meglio chiedere a noi di farcene una ragione.
Sfatiamo questo mito. La giustizia non è uguale per tutti.
Cambiano le persone che comandano questo Paese, ma non cambia la mentalità. Se il ministro degli interni, piuttosto che tacere, ritiene opportuno esprimersi in maniera vaga anziché compiacersi per la vittoria della giustizia, quella vera, una volta tanto.
Cosa dovremmo pensare noi?
Che siamo soli. E ancora una volta qualcuno ce lo ha dimostrato.
Ma niente e nessuno riuscirà a farci desistere dal nostro bisogno di giustizia.
I nostri cari non sono morti per un puro caso, ma per colpa di chi avrebbe dovuto tutelarne i diritti.
E nessuno può chiederci di far finta di niente.
Lo sappiamo bene quanto è e sarà dura.
E sappiamo anche bene che possiamo confidare solo su noi stessi, sul nostro avvocato e angelo.
E sul coraggio di Patrizia.
Che ha cresciuto un ragazzo fantastico, che sarebbe stato accanto a lei per tutti i giorni della sua vita, se quattro assassini non avessero deciso di portarlo lontano da lei.

AFGHANISTAN – MONTI RITIRI SUBITO LE NOSTRE TRUPPE. A QUANTI MORTI DOBBIAMO ARRIVARE?

AFGHANISTAN – MONTI RITIRI SUBITO LE NOSTRE TRUPPE. A QUANTI MORTI DOBBIAMO ARRIVARE?
Esprimo il mio cordoglio per la morte del carabiniere italiano e i miei auguri di guarigione agli altri militari feriti oggi in Afghanistan. Chiedo però a quanti morti bisognerà arrivare prima di decidere che la guerra in Afghanistan è un intervento militare vero e proprio, d’occupazione, onerosissimo dal punto di vista delle vite umane e delle risorse, che sta complicando la situazione nel paese invece che risolverla e che soprattutto è contrario all’articolo 11 della Costituzione italiana. Via dall’Afghanistan, subito, il governo ritiri le truppe, senza se e senza ma, se non vuole avere sulla coscienza altri morti, sia tra le nostre truppe che tra i civili, che continuano purtroppo a pagare il prezzo più alto di quel conflitto.

Paolo Ferrero

Prenotazioni per la festa!

Cari compagni/e,

speriamo ed auspichiamo che sarete in tanti ad intervenire, venerdì sera
alle ore 21, alla apertura della nostra Festa con Paolo Ferrero.

Se avete pensato di venire anche a cena, vi chiediamo di prenotarvi
telefonicamente entro mercoledì sera.

Vorremmo rispondere adeguatamente alla maggiore affluenza al ristorante, in
fondo la Festa la facciamo anche per autofinanziarci.

Vi invitiamo, quindi, a prenotarvi entro mercoledì 27 telefonando, in orario
serale, ai seguenti numeri: 0381 346333 ; 342 6489617 .

Grazie. Buona Festa.

Circolo Prc Vigevano

NOI CI SIAMO, MA PER INIZIATIVE CONCRETE

Il circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista ha deciso di non partecipare all’incontro che il Partito Democratico ha organizzato per lunedì 25 giugno, con lo scopo di “riunire le forze locali del centro-sinistra e della sinistra in vista anche di future coalizioni per le prossime elezioni amministrative”.
Condividiamo la necessità di un forte cambiamento riguardo le politiche portate avanti in tutti questi anni a Vigevano dal centro-destra prima e dalla Lega Nord oggi, tuttavia riteniamo che, ora come ora, non ci siano i presupposti per trovare punti programmatici generali comuni tra noi e il Partito Democratico in primis, anche alla luce delle politiche svolte nel quadro nazionale, cosa che di fatto non possiamo ignorare dal momento che le scelte compiute a livello nazionale ricadono sugli enti locali e sulla stessa cittadinanza.
Rifondazione Comunista non parteciperà quindi all’incontro di lunedì e al “tavolo” che ne deriverà. Siamo invece disponibili ad impegnarci e a schierarci su temi e battaglie concrete che usciranno da esso, valutando di volta in volta se ci saranno i presupposti per una convergenza politica nel merito, e allo stesso tempo ci impegniamo (come abbiamo sempre fatto) ad essere propositivi verso il centro-sinistra e le altre forze democratiche della città. Sempre e comunque su iniziative concrete.
Alessio Galli
Segretario del Circolo di Vigevano
del Partito della Rifondazione Comunista – FdS

Per quanto ancora spargerete il nostro sangue?

di Federica Pitoni*

Il sangue gela. Sudore freddo. Lo stomaco stretto in un pugno di acciaio. Gli occhi si socchiudono per poi riaprirsi. La bocca diviene arsa. Il cuore per un attimo cessa di battere, per poi riprendere impetuoso, accelerando il battito e facendo pulsare forte il sangue. Il cervello elabora quel che gli occhi hanno appena fotografato. No! No! No! Io non voglio vedere. Io non voglio sapere. No! No! No! Piccolo corpo straziato, la testa reclinata, il sangue che ti imbratta. Piccolo corpo straziato da una guerra che non vede fine, da una violenza cieca che imbratta l’anima, sangue palestinese che scorre e impregna una terra che nessuno vuole chiamare Palestina, giovane vita che si ferma nella sua corsa, che colpa avevi? Avevi sangue palestinese e correvi per le strade della tua terra. Questa è la tua colpa. Domani avresti combattuto per questa tua terra. Ma qualcuno ha deciso che per te domani non doveva esistere. E ha fermato la tua corsa. No! No! No! Io voglio vedere. Io voglio sapere. Io voglio raccontare. La mia rabbia. Il dolore di un popolo che è anche il mio popolo. Io non chiuderò gli occhi. E urlerò fino a quando non assorderò il mondo con le mie urla. Perché tutti devono sapere. Tutti devono sentirsi responsabili.
«Guardate questo bambino guardatelo bene l’ho fotografato stamattina nell’obitorio.Un carroarmato israeliano l’ha ucciso questa mattina in Khan Younis a sud della Striscia di Gaza. Ali Moutaz Al Shawat aveva 5 anni e mezzo.Queste sono le vittime della follia criminale israeliana. Sono dei pazzi stanno attaccando anche al centro della città in pieno giorno, un altro civile è morto ve lo mostrerò nell’obitorio e molti feriti. Sono da poco tornata a casa con la morte negli occhi e addosso mi viene da vomitare. Vi prego chiedete di fermare questo massacro».
Nel pomeriggio di sabato 23 luglio, Rosa Schiano, l’attivista italiana dell’International Solidarity Movement che vive ormai da tempo a Gaza, ha postato su Facebook la foto che vedete e questo righe. Chiede a tutti noi una presa di coscienza su quanto avviene, celato dal silenzio di tutti i media, a Gaza. Ci chiede di fare qualcosa per fermare il massacro. Da lunedì 18 giugno è in atto una guerra. L’ennesima. Chiamiamo le cose con il loro nome. E’ una guerra che nessuno sta raccontando. E’ una guerra che nessuno conosce. Eppure ha già causato 16 morti e 60 feriti. Almeno. Perché gli attacchi continuano e il bilancio si aggrava di ora in ora. E mentre sto scrivendo sono in corso altri attacchi a Gaza.
Danni collaterali questi morti per il Governo di Israele. Danni collaterali che non fanno notizia. Sui nostri media si parla di altro. Di tutto si parla. Ma mai di Palestina. E di morti palestinesi. Mai si racconta la “normalità” della morte in questa terra, dove è più facile restare uccisi che vivere. Non fa notizia. Sono sessantaquattro anni che non fa notizia, a meno che non si possa dire che i palestinesi sono terroristi.
Questo silenzio uccide come le bombe israeliane. Uccide dentro. Rosa Schiano, con il suo prezioso lavoro, con la sua passione, con il suo coraggio, riesce a spezzare questo silenzio e ci mette di fronte la realtà che racconta e fotografa. Poche parole per dirci l’orrore quotidiano in cui si vive in Palestina. Poche parole per far sapere. E’ importante tutto questo. Per ogni palestinese e per noi che ci siamo fatti palestinesi nell’anima per tentare, ognuno come può, di fare qualcosa. Piccole gocce in quel mare di impegno necessario. Noi non abbiamo giornali. Nessuno pubblicherà le nostre grida, la nostra indignazione. Abbiamo la rete e con questa cerchiamo di far sapere, perché tutti aprano gli occhi e prendano coscienza. La Palestina brucia. Da decenni. Ma quanto sangue palestinese ancora vorrete far scorrere? Quanta sofferenza ancora si spargerà nella terra di Palestina? Per quanto ancora? Chi può faccia qualcosa. Fermi i massacri. Non chiuda gli occhi. Non finga di non sapere. Non gettate altra ingiustizia sulla terra degli ulivi.
*Mezzaluna Rossa Palestinese Italia

Aldrovandi, la parola fine profuma di giustizia

Di Checchino Antonini Tratto da:23800-aldrovandi-la-parola-fine-profuma-di-giustizia

Gli cercarono l’anima a forza di botte. E’ accaduto a Ferrara sette anni fa. Mese più, mese meno. Due giorni fa la Cassazione ha stabilito che le due sentenze di condanna sono validissime, che fu un omicidio colposo, causato dall’eccesso colposo di quattro poliziotti che lo «scambiarono per un mostro capace solo di farsi spaccare la testa e di farsi spezzare addosso due manganelli». Mentre il procuratore generale smontava pezzo per pezzo i ricorsi dei legali degli imputati, sotto al Palazzaccio, quattro agenti della digos se la prendevano con uno striscione di carta arrotolato. C’era scritto, a occhio e croce: 21 giugno finalmente la verità per Federico. Forse l’avevano portato lì alcuni ragazzi che avevano risposto al tam tam girato in rete di venire a dare appoggio alla famiglia del ragazzo ucciso. Gli agenti in borghese dicevano che era una manifestazione non autorizzata, ma non era vero. I ragazzi che avrebbero voluto regalare quello striscione alla madre di Federico. Era vero. Alla madre non interessa il vostro striscione, replicava lo sbirro. Non è vero. Senza la solidarietà di ragazzi e ragazze, pezzi di movimento, ragazzi delle curve, la controinchiesta forse non avrebbe ottenuto questa condanna storica anche se, a leggere le motivazioni, sembrerebbe una condanna per un capo di imputazione strimizito. Eccesso colposo e non omicidio preterintenzionale, cioè cacciare l’anima a forza di botte. Mentre i colleghi in borghese dei quattro imputati prendevano i documenti di un paio di quei ragazzi, in aula i legali dei quattro sembravano stupiti per la condanna: che altro avrebbero potuto fare i nostri assistiti? Come dire esista un modo diverso di fare il poliziotto. C’era anche Ghedini, star del foro e di Montecitorio perché avvocato di fiducia dell’ex premier, l’uomo più ricco d’Italia. Il suo ricorso, secondo il pg era «illogico e incongriente». I suoi colleghi anche hanno insistito a dire che in fin dei conti era un drogato e che l’avrà ucciso la droga secondo una sindrome da delirio da eccitazione, una patologia inventata negli Usa solo per spiegare la morte di persone legate o costrette in caserme, ospedali, prigioni.

A chiamare l’avvocato di Berlusconi in questo processo è stata una associazione convinta che in Italia ci sia un problema di diritti umani negati per soldati e poliziotti come quelli che assaltarono la scuola Diaz a Genova nel 2001. Una specie di Amnesty International alla rovescia. La leader dell’associazione dice che in questa storia i genitori sono stati molto bravi. Non suona come un apprezzamento. Allora, oltre a pagare le spese legali per chi finisce sotto processo si organizzano corsi di guida e di tiro mica di educazione civica. Quella è roba da comunisti. Se ti negano un diritto niente di meglio di una pistola e di una macchina veloce. In realtà, se qualche diritto è negato ai cittadini con le stellette è la piena sindacalizzazione. Ma da un po’ i sindacati di polizia sembrano più preoccupati a sostenere le versioni ufficiali in casi come quelli della Diaz o di Aldrovandi che a rivendicare migliori condizioni di vita o di lavoro. Sembrano assillati dall’assistenza legale a colleghi impegnati nei massacri contro i no tav o contro operai egiziani licenziati vicino Cremona per poter assumere altri operai egiziani a prezzi dimezzati. Quando il giudice della quarta sezione ha pronunciato la sentenza, la presidentessa dell’associazione ha detto che per lei sono comunque innocenti. La rivedremo il 5 luglio alla sentenza di Cassazione per la notte cilena della Diaz.

Dopo tre gradi di giudizio, una ministra tecnica di polizia – la Cancellieri – usa ancora il condizionale – sembrerebbe che quei quattro abbiano combinato un guaio – forse per paura di tirarsi addosso gli strali di una galassia sindacale che sei anni fa coprì di insulti un ministro degli interni solo perché incontrando il padre di Aldrovandi e, dopo aver letto le carte, si augurò che si aprisse un reolare processo. Apriti cielo. Come quando un senatore del Prc, Gigi Malabarba, scoprì nel 2005 che due funzionari immortalati nelle violenze genovesi del 2001 avevano ricevuto il massimo dei voti per il servizio svolto quell’anno. Anche lì, apriti cielo contro il sovversivo senatore. Eppure quando nacquero i sindacati di polizia sembrava aprirsi una nuova stagione di democratizzazione. Anche il questore di Ferrara, all’epoca del delitto Aldrovandi, era considerato un democratico, uno che aveva fatto riunioni segrete per la sindacalizzazione.

Eppure solo Rifondazione comunista ha sempre sostenuto le battaglie per estendere la sindacalizzazione a ogni lavoratore con le stellette. Da sola ha chiesto che non si mandassero al macello nei teatri della guerra globale. E, sempre da sola, Rifondazione è stata l’unica organizzazione a commentare la sentenza, in sintonia con quanto ha detto anche Amnesty International. Paolo Ferrero ha detto che bisognerebbe trovare il modo per cui fatti del genere non accadano più, magari addestrando meglio gli agenti facendogli studiare la Costituzione. Magari introducendo un codice alfanumerico per quei servitori dello stato che operino in ordine pubblico. Magari introducendo il reato di tortura, ha insistito Amnesty, come chiede la comunità internazionale. Ma la comunità internazionale è l’alibi per i sacrifici umani mai della prevenzione dei sacrifici umani. Il resto della politica, quelli che bisogna aspettare l’ultimo grado di giustizia ha taciuto. E mentre la Cassazione rigettava i ricorsi, il senato compiva un altro furto di demcrazia tagliando il numero dei parlamentari come si tagliano i servizi pubblici.

Federico Aldrovandi aveva compiuto diciotto anni due mesi prima. Tornava a casa dopo una nottata con gli amici, sabato sera, che diamine. Incontrò due pattuglie, una dopo l’altra, di fronte al parchetto dell’ippodromo. Forse il suo passeggio notturno infastidì qualcuno intossicato dalla droga sicuritaria che circolava in abbondanza e non solo in Emilia. Forse le volanti erano già lì. Il mistero è evocato, ma non spiegato, anche nelle motivazioni delle sentenze. Quando gli cavarono l’anima a forza di botte, però, una donna vide tutto e non solo lei. Ma parlò lei sola nonostante fosse l’unica testimone ricattabile: straniera, madre single, in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno. Gli italiani preferirono mormorare, negare, ritrattare, spedire lettere anonime, girare la testa dall’altra parte. Tra quegli italiani anche i giornali, almeno finché il caso, grazie a Liberazione, bucò il velo spesso della nebbia ferrarese, mormorarono, insinuarono che chissà cosa volessero dimostrare i genitori. Patrizia, la mamma, fu trattata come uno straccio negli studi di Maurizio Costanzo. Patrizia e Lino, nello studio di Mirabella, si sentirono dire da Giovanardi che era solo un drogato quel figlio sformato dalle botte. Giovanardi è uno dei padri della legge omicida sulle droghe. Ancora Ferrero, dopo la sentenza: il proibizionismo è una barbarie che favorisce le mafie e i grandi spacciatori e concentra la repressione sui giovani.

Giovani erano Stefano Cucchi, Pino Uva, Carlo Giuliani, Marcello Lonzi, Manuel Eliantonio, meno giovane era Ferrulli Michele, come Riccardo Rasman. La lista la fermo qui ma sembra interminabile. Alcuni di questi casi sono stati archiviati, altri sono al centro di un regolare processo. Questa sentenza servirà anche a loro. Ma serviranno sempre avvocati coraggiosi, giornali indipendenti, giudici dignitosi e familiari disposti a rivivere mille volte il loro strazio per inseguire verità e giustizia. E servirà l’intelligenza di tutti perché questo profumo di giustizia non costi vite umane.

Menù 4^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

Menu’ 4^ festa di Rifondazione Comunista Vigevano

Venerdì sera giorno 29 giugno

Primi: risotto con salmone e vodka – pasta al forno vegetariana

Secondi: roast-beef – coniglio alla senape – torta radicchio, patate e provola

Contorni: patate al forno – insalata di finocchi

Dolci: macedonia con gelato – strudel di pesche e crema pasticcera

sabato mezzogiorno 30 giugno

Primi: pappardelle ai funghi – insalata fredda di farro

Secondi: involtini di roast-beef – vitello tonnato – torrette di melanzane

Contorni: insalata di fagioli – fagiolini al burro

Dolci: fragole con panna – bonnet

sabato sera

Primi: ravioli spadellati – riso venere con gamberetti e zucchine

Secondi: arrosto di vitello – polpo con patate – strudel di verdure

Contorni: patate al forno

Dolci: torta di pere e cioccolato – macedonia

domenica mezzogiorno 1 luglio

Primi: pennette alla puttanesca – pasta al forno tradizionale

Secondi: fritto misto di pesce – vitello tonnato – parmigiane di zucchine

Contorni: patate al forno – pomodorini gratinati

Dolci: torta speziata – torta amaretti e mandorle

domenica sera

Piatto unico: cous-cous di verdure – cous-cous di pesce – tiramisù

prezzi

piatto unico €. 10,00

venerdì e sabato sera: trippa €. 5,00

prosciutto e melone €. 6,00

caprese €. 4,00

salame duja €. 4,00

salamelle €. 3,50 (con o senza panino)

birra e salamella €. 5,50

primi €. 4,50

secondi €. 6,00

secondi vegetariani €. 5,00

contorni €. 2,50

dolci €. 3,00

Buon appetito !

E’ gradita la prenotazione telefonando nelle ore serali ai seguenti numeri:

0381346333

3426489617

Sciopero generale indetto dall'Usb del 22 giugno 2012

di Paolo Ferrero
Aderiamo e sosteniamo con convinzione lo sciopero generale indetto dall’Usb per venerdì 22 giugno e parteciperemo alla manifestazione in programma a Roma. Lo sciopero generale è l’unica risposta possibile allo scempio dei diritti dei lavoratori che sta compiendo questo governo nemico di lavoratori e pensionati: è importante che vi sia la più larga mobilitazione possibile il 22 giugno, invito per tanto tutte e tutti a scioperare e a scendere in piazza.

Roma, 21 Giugno 2012