Mese: gennaio 2013

Nuovi concerti della Banda del Folk Corte dei Miracoli

CORTE DEI MIRACOLI: La Banda del Folk
.: Dall’Irish alle pizziche pugliesi, dalle Mondine ai Partigiani…la musica della Resistenza, della Memoria, della Lotta :.

Dopo le bellissime serate di gennaio all’Arci Pessina ed all’Arci RadiAut, si ritorna sul palco per un febbraio ricco di concerti…

VENERDI’ 1 FEBBRAIO @ AMBROSOLI A PAVIA
Al termine dell’intervento di Ambrosoli che si terrà alle ore 20:30, chiuderemo la serata in un set super-acustico, sicuri però che Pavia ballerà comunque sulle note del Folk, come ci ha sempre dimostrato! 🙂
P.zza Ciceri (V.le Libertà, difronte ex Blockbuster)
EVENTO FACEBOOK

VENERDI’ 8 FEBBRAIO @ HANGAR 22 (L’osteria)
Via Bressana-Salice 22 (SP1 KM 18) – Retorbido (PV)
*SET-ACUSTICO
www.hangar22.it


SABATO 9 FEBBRAIO @ VINILMANIA
La più importante manifestazione italiana dedicata al collezionismo discografico
Parco Esposizioni di Novegro (MI) *vicino aeroporto di Linate
>> inizio concerto ore 14:30 <<
www.vinilmaniaitalia.com

Siamo in attesa di conferme per altre date a febbraio. Seguiteci sui nostri spazi web (Facebook, Twitter, Sito) e vi terremo aggiornati!

FOOOOOOOLK!!!


Rimani aggiornato sulla Corte! Maggiori info, video Live e tutti i concerti su:
Sito: www.cortedeimiracoli.net
Youtube: www.youtube.com/cortefolk
Twitter: @cortefolk

Iscriviti al
Gruppo Ufficiale su Facebook
: www.facebook.com/groups/cortedeimiracoliband

Per non dimenticare Roberto Franceschi

23 gennaio 1973 – 23 gennaio 2013

<http://www.pernondimenticare.net/iniziative/481-23-gennaio-1973-23-gennaio-2013?format=pdf> PDF

<http://www.pernondimenticare.net/iniziative/481-23-gennaio-1973-23-gennaio-2013?tmpl=component&print=1&page=> Stampa

<http://www.pernondimenticare.net/component/mailto/?tmpl=component&link=930c43a925e284dfd2f9c26a6881b2bb2fd937d4> Email

Roberto Franceschi

“Era un compagno, era un combattente 
per il Socialismo e per la Libertà: 
per questo il governo un plotone mandò 
e un sicario alle spalle sparò.”

E’ la prima strofa della canzone che la commissione musicale del Movimento Studentesco scrisse nel 1973 per ricordare il sacrificio di Roberto Franceschi. Una canzone che negli anni ’70 a Milano era diventata un po’ quel che 10 anni prima era stata “Per i morti di Reggio Emilia” dedicata ai cinque operai uccisi dalla polizia il 7 luglio 1960: un’espressione popolare d’affetto e denuncia per un compagno di lotta assassinato e la trasmissione orale del ricordo del suo sacrificio.

Fu così che anche grazie a “Compagno Franceschi” nell’arco di quasi un decennio molte migliaia di giovani e meno giovani conobbero la figura di Roberto e le circostanze in cui perse la vita. 
Oggi però quella canzone non la canta più nessuno e anche il ricordo di Franceschi, nonostante la mole del monumento alla sua memoria – un mastodontico maglio posto davanti all’università Bocconi -, anno dopo anno rischia di affievolirsi nella coscienza collettiva della Milano democratica. Per questo oltre che invitare a leggere la storia di Roberto nelle pagine del sito Fondazione Roberto Franceschi, vogliamo ricordarla brevemente qui anche noi.

Roberto Franceschi nel 1973 aveva 21 anni, studiava economia politica all’università Bocconi ed era un militante del Movimento Studentesco.

La sera del 23 gennaio di quell’anno il collettivo M.S. Bocconi, di cui Roberto era un dirigente, aveva indetto un’assemblea tra lavoratori e studenti presso l’aula magna dell’università; il rettore Gaetano dell’Amore contrariamente ad una prassi ormai acquisita aveva vietato l’ingresso nell’ateneo ai non iscritti, cioè di fatto aveva vietato l’assemblea; per imporre quella decisione un reparto di polizia (che allora si chiamava “celere”) era schierato davanti all’ingresso dell’università. 
Non appena gli studenti e i lavoratori giunti per partecipare all’assemblea accennarono una protesta i “celerini” non esitarono a caricarli: ci fu un breve scontro e quando già i manifestanti si stavano allontanando agenti e funzionari di polizia aprirono ripetutamente il fuoco contro di loro con le rivoltelle d’ordinanza. 
Due giovani furono colpiti alle spalle: Roberto Franceschi al capo e Roberto Piacentini, un operaio della Cinemeccanica di Milano, alla clavicola. 
Piacentini nonostante la gravità della ferita si salvò, Franceschi morì il 30 gennaio dopo sette giorni d’agonia.

23 genn 1973 – 23 genn 2013: gli eventi per il 40° anniversario dell’uccisione di Roberto Franceschi

IL MONUMENTO A ROBERTO FRANCESCHI PATRIMONIO DELLA CITTÀ DI MILANO

<http://www.fondfranceschi.it/img/monumento.jpg/image_view_fullscreen> Manifesto monumento

Il 23 gennaio 2013 alle ore 11.00 il Maglio di acciaio alto sette metri posto nel 1977 nel luogo in cui Roberto cadde, in via Bocconi a Milano, di fronte alla sua Università, viene ufficializzato come Monumento Cittadino dal Sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Intervengono Lidia Franceschi, Presidente Onorario della Fondazione Roberto Franceschi Onlus, Enzo Mari, il cui contributo fu decisivo per la realizzazione dell’opera, e il Rettore dell’Università Bocconi Prof. Andrea Sironi.

Il Maglio fu scelto al termine di un lungo ed eccezionale processo di elaborazione collettiva da parte del mondo artistico milanese sia per le sue proporzioni architettoniche, sia in quanto simbolo primario del lavoro. Ai piedi dell’opera è posta una targa di bronzo che riporta la scritta:
“A Roberto Franceschi e a tutti coloro che nella Nuova Resistenza dal ’45 ad oggi caddero nella lotta per affermare che i mezzi di produzione devono appartenere al proletariato”.

La storia del monumento è stata magistralmente raccontata dai Professori Francesco Poli e Ezio Rovida nel libro “Che cos’è un monumento <http://www.fondfranceschi.it/pubblicazioni/book_monumento> “, disponibile gratuitamente come ebook sul sito www.fondfranceschi.it.

SERATA IN RICORDO DI ROBERTO FRANCESCHI

In apertura della serata del 23 gennaio 2013 – alle ore 20.00 – presso l’Aula Magna dell’Università Bocconi in via Gobbi 5 a Milano, Lidia Franceschi e Andrea Sironi, Rettore dell’Università, assegnano le Borse di Studio intitolate a Roberto Franceschi, destinate a finanziare progetti di ricerca su argomenti attinenti ai temi della povertà e della disuguaglianza. I vincitori entrano di diritto a far parte del Network Roberto Franceschi, la rete sovranazionale di studiosi premiati negli anni dalla Fondazione.
The History Boys

La serata prosegue con lo spettacolo “The History Boys” tratto da un testo di Alan Bennett (2004), a cura della Compagnia <http://www.elfo.org/stagioni/20122013/tournee/thehistoryboys.html> Teatro dell’Elfo con la partecipazione di Elio De Capitani, che ringraziamo per la collaborazione. Lo spettacolo, acclamatissimo nelle precedenti stagioni, non è attualmente in cartellone a Milano e viene rappresentato eccezionalmente in questa occasione.

Serata di raccolta fondi destinati all’attività della Fondazione Roberto Franceschi Onlus.
E’ gradita un’offerta libera a partire da 20,00 euro.

Poiché la sala ha un numero limitato di posti, l’ingresso prevede la prenotazione obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni scrivi a <mailto:eventi@fondfranceschi.it> eventi@fondfranceschi.it.

Puoi effettuare la tua donazione tramite:

* bonifico bancario IBAN IT51W0335901600100000013636

* <http://www.fondfranceschi.it/materiale-vari-portale/donazioni-1/> PayPal

Causale del versamento: oltre al tuo nome e cognome, indica “Donazione a favore della Fondazione R. Franceschi Onlus / 23 gennaio 2013”, poiché tutte le donazioni alla Fondazione Roberto Franceschi Onlus sono deducibili o detraibili <http://www.fondfranceschi.it/materiale-vari-portale/donazioni-1> .

Dopo aver fatto la donazione, invia un’email di conferma a eventi@fondfranceschi.it indicando nome, cognome, indirizzo email per ogni partecipante.

MOSTRA “1966-1976 MILANO E GLI ANNI DELLA GRANDE SPERANZA. ARTISTI, STUDENTI, LAVORATORI TRA IMPEGNO E UTOPIA”

<http://www.fondfranceschi.it/img/mostra.jpg/image_view_fullscreen> ._A3_mostra.jpg

La Fondazione Roberto Franceschi Onlus promuove dal 23 gennaio 2013 al 10 aprile 2013 presso gli spazi espositivi dell’Università Bocconi la Mostra “Milano e gli anni della grande speranza”.
L’iniziativa si propone di ricostruire il decennio 1966-1976 attraverso le spinte positive e le grandi speranze che lo caratterizzarono: giustizia sociale, progresso economico e civile, lavoro, diritto allo studio, libertà e diritti civili, liberazione della donna, ricerca della felicità.
La Mostra prende spunto dalla straordinaria mobilitazione degli artisti milanesi per la realizzazione del Monumento a Roberto Franceschi; per questa ragione si è scelto di invitare prioritariamente gli artisti che parteciparono allora con la presenza attiva o col contributo delle loro opere.

Sono state raccolte tra gli artisti o i loro eredi e collezionisti oltre 60 adesioni, grazie a cui sono disponibili opere di:
Gabriele Amadori, Enrico Baj, Iginio Balderi, Paolo Baratella, Vittorio Basaglia, Valentina Berardinone, Gustavo Bonora, Davide Boriani, Antonio Calderara, Ezio Campese, Giovanni Canu, Eugenio Carmi, Nicola Carrino, Pietro Cascella, Enrico Castellani, Alik Cavaliere, Mino Ceretti, Gianni Colombo, Florenzio Corona, Nino Crociani, Dadamaino, Fernando De Filippi, Bruno Di Bello, Agenore Fabbri, Attilio Forgioli, Alberto Fornai, Paolo Gallerani, Alberto Ghinzani, Emilio Isgrò, Enzo Mari, Elio Mariani, Umberto Mariani, Lino Marzulli, Fabio Mauri, Franco Mazzucchelli, Fabrizio Merisi, Paolo Modica, Gottardo Ortelli, Gianfranco Pardi, Lucia Pescador, Vitale Petrus, Pino Pinelli, Arnaldo Pomodoro, Giò Pomodoro, Carlo Ramous, Silverio Riva, Giovanni Rubino, Emilio Scanavino, Paolo Schiavocampo, Mario Schifano, Rino Sernaglia, Francesco Somaini, Guido Somarè, Sandro Somarè, Giangiacomo Spadari, Pino Spagnulo, Pippo Spinoccia, Mauro Staccioli, Emilio Tadini, Alberto Trazzi, Tino Vaglieri, Nanni Valentini, Grazia Varisco, Luigi Veronesi, Luigi Volpi.

Una sezione fotografica permetterà di tematizzare il periodo nei suoi aspetti storici, culturali, sociali attraverso opere di Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Carla Cerati, Uliano Lucas, Francesco Radino e altri. La parte documentaria sarà integrata da manifesti e opere grafiche.

La Mostra sarà inaugurata il 23 gennaio 2013 alle ore 17 presso lo spazio espositivo dell’Università Bocconi in via Roentgen 1 a Milano (M2 Porta Genova – M3 Porta Romana – Tram 9, 15, 29/30 – Bus 79, 90, 91) e rimarrà aperta fino al 10 aprile 2013, dal martedì al venerdì dalle ore 12 alle 20. Sarà inoltre possibile visitare la mostra accompagnati da una guida previa prenotazione all’indirizzo eventi@fondfranceschi.it.

Comitato Scientifico
Ezio Rovida (ideazione, coordinamento del progetto e consulenza storica)
Francesco Poli (curatore artistico)
Francesco Radino (curatore sezione fotografia)
Anna Maria Consadori, Gabriele Mazzotta, Angela Vettese, Alessandro Dalai

Collaborazioni
Studio Origoni-Steiner, Angelo Ghinzani, Angela Madesani, Tiziana Riva, Ranuccio Sodi, Giosanna Terrana, Sergio Vicario

Catalogo
Dalai editore

L’iniziativa è promossa da
Fondazione Roberto Franceschi Onlus

in collaborazione con
Università Bocconi

con il patrocinio di
Comune di Milano

grazie a
Abitare Società Cooperativa
Dalai Editore
Fondazione AEM
Fondazione Cariplo
Libraccio
Milano Energia Srl

FONDAZIONE ROBERTO FRANCESCHI ONLUS
Sede organizzativa: Via Val d’Ossola, 19 – 20162 Milano – Tel. 02 3669 5661 – Fax 02 3672 8471
eventi@fondfranceschi.it <mailto:fondazione@fondfranceschi.it> – www.fondfranceschi.it <http://www.fondfranceschi.it/homepage>

Azioni sul documento

* <http://www.fondfranceschi.it/notizie-varie/23-gennaio-1973-23-gennaio-2013-eventi/sendto_form>

La chiamavano Italia. Auditorium Comunale di Mortara il 15 febbraio.

AUDITORIUM COMUNALE DI MORTARA
IL 15 FEBBRAIO H. 10 PER SCUOLE ED ASSOCIAZIONI
(e per over 80) big. 3,50

IL 16 FEBBRAIO H. 21 per PUBBLICO


se hai visto l’anteprima dello spettacolo del 30 novembre al Teatro Odeon e ti è piaciuto ! hai ora l’occasione di rivederlo e di segnalarlo a tutti i tuoi amici!!!! Perchè sabato 16 febbraio “LA CHIAMAVANO ITALIA” di e con Alex Di Maio sarà a MORTARA !!!!! non mancare!!!!!

Se invece ancora non lo hai visto…. non perdertelo un’altra volta!!!!

ANCHE A QUESTO APPUNTMENTO COLLABORERAI CON SOLETERRE AL PROGRAMMA INTERNAZIONALE DI ONCOLOGIA PEDIATRICA per garantire a migliaia di bambini malati di cancro cure mediche ed assistenza psicologica!!!!!!

“La chiamavano Italia” è uno spettacolo teatro-musicale che attraverso
un monologo teatrale colto ed ironico, alternato alle più amate
canzoni italiane ed alla proiezione di immagini storiche e di testate
giornalistiche, racconta con allegra nostalgia la storia del nostro
Paese e del Made in Italy, dal gennaio del 1946 ad agosto 2012.
Lo fa attraverso una storiella metaforica molto divertente che
racconta le avventure di una famiglia Italiana a cui nel 1946 nasce un
figlio stranamente di colore: la famiglia già raccontata dal brano
napoletano del dopoguerra “Tammuriata Nera”… Si creano quindi
situazioni divertenti, commoventi ed imbarazzanti che si intersiano ed
a volte simboleggiano i principali avvenimenti storico sociali della
prima e della seconda repubblica Italiana.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE PER I RAGAZZI
Recentemente assistiamo ad una inesorabile fuga dei più giovani verso
altri paesi. Non solo dei cervelli ma anche di braccia: ormai non più
solo i giovani intellettuali decidono di andare all’estero per cercare
lavoro ma anche persone più semplici. Lavoratori che nel nostro paese
non riescono a ritagliarsi un’esistenza decente in cui poter costruire
una vita e magari una famiglia serenamente. Si sta sempre più creando
nei giovani un senso di sconfitta e di rassegnazione nei confronti
della vita in Italia e questo è certamente dettato dalla crisi
economica, dagli sconvolgimenti politici ma soprattutto dal fatto che
il popolo italiano ha perso di vista tutto ciò che rappresenta
l’enorme patrimonio culturale, artistico ed intellettuale di cui ogni
italiano dovrebbe sentirsi fiero custode, fruitore ed operatore.
La regola prima per riuscire in una qualunque impresa è prendere
coscienza di ciò in cui si è più forti e capaci per potenziarlo al
massimo!

“Quante volte ogni giorno sentiamo i nostri connazionali lamentarsi,
imprecare, e criticare il nostro Paese ! ” e ci ritroviamo ad
ascoltare passivamente pensando: “come dargli torto?” eppure dentro di
noi ogni volta di più sentiamo qualcosa che soffoca nel profondo: è
l’Amore per la Bellezza. l’Amore per il nostro Bel Paese. L’Italia è
una Terra sinestetica, capace di risvegliare e stimolare al meglio
tutti i nostri sensi: terra di arte, terra del bel canto, della buona
cucina e della moda. Una terra quasi completamente circondata dal mare
e dal sole. Di contro il nostro Paese è anche contraddittorio: a tanta
bellezza corrisponde purtroppo spesso altrettanta bruttura. Tutto ciò
che negli anni è riuscito a farci dimenticare il piacere di essere
Italiani e di vivere in uno dei paesi più belli del mondo.

“LA CHIAMAVANO ITALIA” racconta le due repubbliche in una maniera
nuova: la bellezza e l’amore per il paese vengoni accostati in maniera
divertente agli eventi, a volte drammatici e subdoli ma sempre
affrontati attraverso l’amara ironia dei personaggi della storia.
Tutto questo accompagnato da centinaia di immagini storiche
videoproiettate dei simboli del Made in Italy e dei personaggi sani e
vincenti della nostra attività culturale, imprenditoriale e sociale
italiana. Ogni immagine è commentata per iscritto da brevi
informazioni giornalistiche prese dalle testate dell’epoca.
Il pubblico uscirà da questo spettacolo divertito, commosso e
nostalgico ma soprattutto si fa auspicio che i ragazzi, alla fine di
questo spettacolo, possano ritrovare stimoli, fiducia ed ispirazione
per le proprie attività future in Italia: siano esse culturali,
artistiche, imprenditoriali o manovali. Riscoprendo quindi l’amore per
il Made in Italy e ritrovando la forza per ripartire e la serenità per
ricostruire i tessuti sociali e le dinamiche vincenti del nostro bel
Paese.
Inoltre i ragazzi studieranno qui la storia dell’Italia dal dopoguerra
ad oggi: parte del programma spesso trascurato per questioni di tempo.

LINK SPETTACOLO:
http://www.radioexpo2015.it/LACHIAMAVANOITALIA/HOME.html

ingresso E. 7

per info e prenotazioni 0381091811
dimaio.alessandro@gmail.com

E CON LA PARTECIPAZIONE DI STEFANIA BONOMI
alla presentazione.

Rivoluzione civile, il dentro e il fuori di noi

Rivoluzione civile, il dentro e il fuori di noi

Livio Pepino ha ragione da vendere, nell’articolo di domenica su il Manifesto, a dire che “Rivoluzione civile” non è sfuggita ad una gestione verticistica del processo di formazione delle liste elettorali. Condivido pensando con rammarico, tra le altre cose, alla mancata assunzione delle candidature di Nicoletta Dosio e di Vittorio Agnoletto sostenute da larga parte del movimento e della società civile oltre che da Rifondazione Comunista. Ma quello che non bisogna perdere di vista, pure a fronte delle traversie nella definizione delle candidature, è il motivo fondamentale per cui abbiamo contribuito alla nascita della coalizione “Rivoluzione civile”, la necessità di tener aperto uno spazio politico a sinistra in un momento in cui tutti gli spazi rischiano di chiudersi, di rimettere in campo una resistenza ai meccanismi di assoggettamento al mercato, la necessità di far vivere una contraddizione e di ricostruire un’opposizione al liberismo.
Olli Rehn, commissario europeo all’economia, proprio in questi giorni ha ricordato che «chiunque vinca le elezioni in Italia ha la strada segnata» dalle riforme avviate dal governo Monti e dagli impegni europei. Riforme e impegni che non sono altra cosa da quelli precorsi dal governo Berlusconi. Pd e Sel, tanto per non smentire, hanno cominciato a dire che con il centro e Monti bisogna disporsi a un’intesa postelettorale. Che risposte diamo a una coazione a ripetere che non stiano sul piano del disimpegno o delle sortite di Grillo – tutt’altro che antisistema – aperturiste nei confronti dei fascisti di casa Pound, volte contemporaneamente a fare tabula rasa di partiti e sindacati?
Partiamo dal fatto di grande rilievo – richiamato dallo stesso Pepino – che «il programma di Rivoluzione civile è l’unico autenticamente antiliberista». Fuori di noi esiste una forte domanda di cambiamento che sta riponendo fiducia in uno schieramento unitario di opposizione e di sinistra cui è necessario dare delle risposte travalicando (non ignorando) discussioni meramente interne. Facciamo della lista “Rivoluzione civile” uno strumento per impedire che avanzi un processo di normalizzazione politica. Partiamo per l’appunto, con la convinzione che di là dalla campagna elettorale da parte nostra non può e non ci deve essere alcuna rinuncia a perseguire una “rivoluzione dal basso” e una “rifondazione profonda” dei processi di formazione delle decisioni e della rappresentanza in senso realmente democratico, processi per i quali nessuno si illuda di poter fare a meno, di volta in volta, del contributo dei movimenti o dei partiti.

Ezio Locatelli, segretario prov. Prc Torino in data:21/01/2013