Mese: febbraio 2013

Giorgio Riolo: “l’esito di queste elezioni nazionali e regionali e la bella esperienza della campagna elettorale”

L’esito di queste elezioni nazionali e regionali e la bella esperienza
della campagna elettorale

Non occorre dilungarsi troppo sull’esito elettorale complessivo.
Scrivevamo nell’ultimo messaggio prima delle elezioni “Ribadiamolo
ancora una volta, siamo ancora qui a trepidare in questi ultimi giorni
nel testa a testa tra la nostra coalizione e la coalizione delle
destre a guida Maroni. Non è bastato che ladri, corrotti, mafiosi,
leghisti e formigoniani, fossero presi con le mani nel sacco. Che un
intero sistema di potere franasse per gli scandali che lo hanno
investito. La cultura della legalità, la cultura della democrazia,
l’etica pubblica, per ragioni storiche profonde, hanno poca
cittadinanza in molti settori della società italiana e lombarda, in
alto e in basso, nelle classi dominanti e ahinoi anche nei ceti medi e
nelle classi subalterne. Questo passa il convento.
Tutto ciò ci interpella. E’ il segno di una grave sconfitta culturale,
ancorché di una sconfitta politica”.
Al di là di Berlusconi e del Pdl, sui quali vale quello che abbiamo
appena detto, la novità vera è la enorme dimensione della pur prevista
affermazione del Movimento 5 Stelle. E’ l’affermazione di molte
istanze nostre, dei contenuti dei movimenti di questa fase storica,
sui beni comuni, sulla centralità del pubblico di contro al privato,
sulla moralità, sull’etica pubblica, sulla sacrosanta esigenza, di
molti giovani soprattutto, della buona politica. E’ l’espressione
del
bisogno profondo e irriverente della riforma radicale della esangue e
manipolata democrazia rappresentativa per una democrazia partecipativa
e popolare. Popolare: informe, sanguigna sicuramente, manipolabile
anche. E quindi da sperimentare e da mettere alla prova al momento
della gestione della cosa pubblica, nelle istituzioni, nel fare
politica (spesso politica politicante). Su Grillo e il M5S ha scritto
bene Roberto Biorcio.
Il governo nazionale sarà un bel problema e prepariamoci sicuramente
alle prossime elezioni. Ricordando che il 2013 sarà l’anno più
difficile di questa lunga crisi. L’epoca nostra è un’epoca di
trapasso
e di gestazione di un’altra epoca politica e sociale che fatica a
nascere. Gli elementi caotici e magmatici ci sono tutti, assieme
naturalmente a elementi che prefigurano questo futuro, possiedono un
senso e una direzione.
In Lombardia la coalizione Ambrosoli prevale nei grossi centri. I
piccoli centri, dalle valli pedemontane alla bassa, premiano il Pdl e
la Lega. Maroni e Berlusconi rassicurano queste viscere profonde della
grettezza piccolo-borghese e anche di molta parte delle classi
subalterne. Certo se il M5S avesse fatto un ragionamento diverso per
la Lombardia, il suo pezzo di voti in uscita da sinistra, e non
provenienti dalla Lega, avrebbe assicurato il prevalere della
coalizione Ambrosoli.
Ultimo discorso sulla lista “Etico – a sinistra”. Essa condivide il
generale disastro delle liste di sinistra, a livello nazionale e a
livello lombardo. Non ci sono attenuanti. Sicuramente il voto utile ha
agito (al Pd, alla lista Ambrosoli Patto Civico) e il non essere
conosciuti in una campagna elettorale così breve e compressa ha fatto
la sua parte. Ma il discorso andrebbe approfondito e ci vuole un poco
di distanza temporale per farlo bene.
Infine, ricordiamo ancora una volta: i contenuti come fermo retroterra
e la comunicazione efficace a esseri umani, soprattutto in un’epoca
difficile, di crisi materiale e ideale. Quando troveremo il modo di
parlare alla testa e al cuore delle persone, così come sono fatte,
nella loro dislocazione sociale, culturale e antropologica avremo
fatto un bel passo avanti.
L’esperienza di questa campagna elettorale è stata importante. Come
dicevamo, con essa abbiamo attivato molte energie, molte intelligenze,
molto impegno attorno al Punto Rosso e alla mia persona. E’ quello che
ci prefiggevamo dall’inizio. Una saggia compagna osservò, quando si
doveva decidere se procedere a una candidatura del Punto Rosso, che la
battaglia persa è quella che non si ingaggia. Non è stata battaglia,
dovendo ricorrere a un linguaggio diverso dalle abusate metafore
militari. E’ stato un modo, è stata l’occasione per incontrare
persone, per capire ulteriormente, per confrontarsi con i problemi
della nostra Regione. Per imparare. Lo facciamo ogni giorno nel lavoro
culturale e politico normale del Punto Rosso, ma la campagna
elettorale ha intensificato ciò.
Pertanto, per concludere, un vivo ringraziamento alle persone che ci
hanno aiutato, a partire da chi ha sottoscritto gli appelli a mio
sostegno ai tanti e alle tante che si sono dati da fare con generosità
e dedizione a valorizzare il Punto Rosso e per ottenere le preferenze
alla mia persona. E’ il fondamento umano e culturale su cui poggia e
trae valore la nostra Associazione.
Grazie di cuore.

Giorgio Riolo

Concerto dei Cantosociale in ricordo di ENZO MORA, ERNESTO GIBIN

BORGOMANERO 2 MARZO 2013
ORE 21.00 AL S.O.M.S EX Cinema Sociale
L’amm.ne Comunale e l’ ANPI
Invitano al concerto-recital dei
C A N T O S O C I A L E

in
Ricordo di Ernesto Mora ed Enzo GIBIN

Via Risorgimento
Corso Resistenza
Piazza della Libertà…

Canti, Musiche,Storie di Gente, di Terre per raccontare
Risorgimenti, Resistenze, Diritti e Libertà
dall’1800 al 2012 passando dal 1945

Partendo dalla storia di MORA e GIBIN MARTIRI DELLA RESISTENZA TRUCIDATI E STRAZIATI IL 23 FEBBRAIO 1945 A CRESSA e con loro di una generazione che ha lottato per ideali di LIBERTA’ e GIUSTIZIA i Cantosociale in questo apettacolo tracciano un filo rosso comune alle esperienze fondanti della Repubblica Italiana ,un nuovo spettacolo, che raccoglie le storie , le canzoni soprattutto le passioni risorgimentali e resistenti in un percorso tra 800’ e 900’ che lega in un filo i temi comuni che hanno caratterizzato le esperienze più alte del popolo italiano: Il RISORGIMENTO, La RESISTENZA, li valori della COSTITUZIONE presenti ancora oggi nonostante tutto, non solo nelle vie e nelle piazze della nostra città, come recita il titolo dello spettacolo. Il concerto che può essere proposto anche in forma di lezione-concerto propone canti, musiche affiancate a monologhi brevi che raccontano storie (da fonti orali) della gente comune , una sorta di storia dal basso che si lega a quella celebrata dei capi di stato e dei generali fino a superarla per contenuti e passionalità . Vicende umane come quelle dei martiri di Borgomanero legate tra loro dall’esigenza di TESTIMONIARE la continuità tra le due più alte esperienze della storia Italiana :la resistenza al nazifascismo e l’opposizione ai diversi “padroni”dell’Italia dagli Austriaci, ai Francesi, dai Borboni ai Savoia ai Papi. Musiche e Testi che ricordano i valori che hanno mosso la gente italica alle lotte sia nell’800’ che nel 900: la ricerca della pace, della giustizia, della libertà che ancora oggi sono la dote lasciata in eredità alla nostra Repubblica e alla sua Costituzione. Un doveroso tributo non solo a chi ha combattuto ma anche a chi ha vissuto patendo la fame, la povertà e ha sofferto per i morti delle lotte e delle guerre, per la lontananza dei propri cari, per il lavoro duro e sfiancante e non ha mai smesso di pensare che la propria Nazione dovesse essere libera e giusta . Un punto di vista popolare della storia del nostro paese che oggi può e deve essere esempio di democrazia partecipata , costruita giorno per giorno non solo da pochi eroi ma soprattutto dalla gente comune.
Questi temi forti saranno le tappe di un percorso guidato da monologhi brevi che rifuggono la facile retorica guidando con toni popolari il racconto degli avvenimenti storici verso il naturale sbocco nei versi delle canzoni.
Il repertorio dello spettacolo infatti è frutto di una accurata ricerca di canti sociali e storici che ha tenuto conto anche della diversa provenienza geografica quindi dei diversi dialetti presenti lungo tutto la penisola. I brani scelti sono talvolta celebrativi talvolta i irriverenti ,talvolta costruiti intorno a strofette oppure da fogli di cantastorie e dall’altra da veri e propri poemetti epici con musiche e versi mutuati dal melodramma. A queste si affiancano canzoni d’autore appositamente recuperate e altre originali scritte dal gruppo; le musiche tradizionali sono secondo lo stile del gruppo, trattate con rispetto seppur riarrangiate con sonorità e ritmi qua e là punteggiati di folk, rock , blues persino rap.
Voci e suoni che ci parlano di gente e luoghi, di modi diversi con i quali è avvenuta la costruzione la successiva riconquista dell’unità italiana, per dar voce da una parte ai mazziniani,ai garibaldini, ai piemunteis ma anche ai briganti a dall’altra a chi a combattuto in montagna e si è opposto con coraggio appoggiando la resistenza e a quelli che con sacrificio lo hanno fatto anche nella vita quotidiana in pianura, nei propri paesi e città spesso emigrando o combattendo guerre di cui poco sapevano. Un filo conduttore interrotto e poi riannodato che lega i vari fratelli Cairoli con diversi i fratelli Cervi fino ad arrivare ai giorni nostri a chi difende quei valori contro le Mafie, le disuguaglianze…. Non è un caso che certi nomi ritornino anche nei canti dall” Inno Garibaldino” a quello partigiano delle “la Brigata Garibaldi” dai “Briganti della Montagna” e “Briganti se more”che certe melodie e testi siano le stesse o molto simili “Oh Venezia che sei la più bella” e Oh Germania che sei la più forte”…
Nello spettacolo tra brani famosi e altri meno non mancheranno oltre ai i classici(Bella Ciao ,Dalle belle città, Fischia il vento…)anche “Camicie Rosse “ di Massimo Bubola , la Strehleriana “Ma mì”, le drammatiche Canto dei Deportati (Fausto Amodei) .
VIA RISORGIMENTO,CORSO RESISTENZA, PIAZZA DELLA LIBERTA’ è in definitiva una sorta di recital, secondo lo stile dei CANTOSOCIALE , gruppo attivo dal 1998 sul territorio nazionale con concerti, lezioni, animazioni culturali in vari contesti; dai teatri alle biblioteche dalle piazze ai centri sociali alle strade. Il quintetto partecipa spesso a feste popolari, rassegne e festival musicali ed è ben conosciuto anche nelle scuole di diverso grado, dalle materne alle superiori oltre che per gli spettacoli specifici su argomenti storici, anche per i numerosi laboratori di animazione alla lettura, di ricerca e teatralizzazione della cultura orale e popolare. In particolare il lavoro in questi anni realizzato su diversi eventi storici e sociali dalle Guerre mondiali alla Civiltà contadina dalla Deportazione fino alla Resistenza, appositamente diversificato sulla base di ricerche orali in diversi territori, li ha fatti apprezzare in tutto il Nord Italia.

Dei CANTOSOCIALE, gruppo ormai consolidato fanno parte Cristian Anzaldi, trentenne novarese , stimato maestro di chitarra ben noto per la sua vivace attività musicale in gruppi rock, pop ,blues dell’area novarese –milanese. La sua molteplice versatilità strumentale dalla fisarmonica alle diverse chitarre acustiche ed elettriche oltre a dobro, banjo ha arricchito di colori e timbri la musica del gruppo.Recentemente ha arricchito l’organico Davide Buratti apprezzato contrabbassista di estrazione jazzistica ben conosciuto anche in ambito cantautorale. Il nucleo storico è composto dall’istrionico Piero Carcano che oltre a scrivere i testi, cantare, suonare kazoo e percussioni, recita e anima (quando è il caso)conducendo “empaticamente” per mano il gruppo in simbiosi con il pubblico. A fianco a lui Gianni Rota, l’inseparabile “fratello”artistico, grintoso, ritmico e sensibile accompagnatore con la chitarra acustica, suadente ricamatore di melodie al flauto traverso nonché cantante dalla voce ruvida e “nera”. Il bresciano è un vero e proprio “rambler” di strada al servizio del gruppo, capace di districarsi in ogni situazione. I Cantosociale pur privilegiando l’aspetto emotivo e sociale del canto e della musica con gli anni hanno affinato le interpretazioni riuscendo gradualmente a caratterizzarsi di un suono distintivo : un ” corposo, appassionato e contagioso folk” capace di permeare di forza emotiva e sensibilità le diverse situazioni performanti.

pierocarcano3@gmail,com tel 3335740348
su Facebook: Cantosociale sito.www.cantosociale.it

Paolo Ferrero: grande è la delusione e lo scoramento

Grande è la delusione e lo scoramento. Voglio quindi dare un grande ringraziamento ai compagni e alle compagne per il loro lavoro e proporvi una prima riflessione a caldo.
I dati sono arrivati e sono chiari: abbiamo perso. Rivoluzione Civile è rimasta schiacciata tra il voto di protesta dato a Grillo e il voto utile dato a Bersani.
Il voto è caratterizzato dal grande successo di Grillo che rappresenta l’insofferenza di massa per le politiche economiche e il sistema politico. Questo è il risultato che fornisce la cifra della consultazione elettorale: un paese che non condivide le politiche neoliberiste e non si riconosce nel sistema politica ma non ha maturato alcuna alternativa. Contemporaneamente un parlamento in cui nessuno degli schieramenti che si è presentato alle elezioni ha la maggioranza.
Quella che ci consegna il voto non è allora una rivoluzione, ne una situazione di stallo, ma una crisi organica, in cui il sistema non è più in grado di dare una risposta stando all’interno delle sue regole. Per descrivere la situazione italiana ho più volte parlato di Weimar al rallentatore, adesso ci siamo finiti dentro in pieno.
Il risultato concreto delle elezioni non è quindi la rivoluzione ma l’implosione del sistema in cui nemmeno il nuovo ricorso alle urne è così semplice: rischierebbero di riprodurre la situazione di stallo.
Parallelamente mi pare difficile che possano ridar vita ad una grande coalizione: la campagna elettorale ha fortemente polarizzato la situazione.
In questo contesto la cosa più probabile e più pericolosa è che i poteri forti aprano una battaglia politica per ottenere un governo a termine che dia vita alle riforme istituzionali, al fine di risolvere attraverso una semplificazione autoritaria il tema della governabilità. Temo cioè che emergerà pesantemente la proposta del presidenzialismo. La stabilizzazione che non è possibile determinare per via politica potrebbe essere perseguita per via istituzionale, aprendo la strada ad una riduzione dei margini di democrazia.
Nostro compito in questa situazione è la proposta di riscrittura attraverso un percorso di partecipazione popolare delle forme e dei contenuti della sovranità popolari al di fuori delle politiche neoliberiste.
Qui mi fermo stasera. Da domani cominceremo a rifletterci meglio a mente lucida.

Da Modena musiche per la lotta di classe

dai territori

Da Modena musiche per la lotta di classe

È uscito il primo disco della Banda POPolare dell’Emilia Rossa

Dal 2009 ogni 25 aprile modenese è il loro. Il cassone di un camion fa da palcoscenico mobile e per le strade della città si ricorda quel giorno cantando gli inni del movimento operaio e comunista. Ma ora con “Rivoluzione permanente. Musiche per la lotta di classe”, la Banda POPolare dell’Emilia Rossa mette tutto su disco. Non potevano scegliere un titolo più esplicito. Tutto nasce infatti dalle passioni e dalla quotidianità proletaria dei suoi componenti. La formazione è infatti composta da tre operai delle più importanti fabbriche metalmeccaniche di Modena (il batterista Giuseppe Violante Rsu Fiom alla Maserati, il bassista Matteo Parlati Rsu Fiom alla Ferrari e il chitarrista Daniele Prampolini operio Terim), una studentessa precaria (la tastierista e cantante Francesca Parlati), un insegnante precario (il tastierista Federico Ferrara) e un Rsu Cobas alla Asl (il chitarrista solista Antonio Negrogno). Il combo è guidato dal frontman e cantante Paolo Brini, direttamente dal comitato centrale della Fiom. «Attraverso la musica vogliamo fare politica divertendo e facendo ballare. Riproponiamo le canzoni di lotta tradizionali del movimento operaio, riarrangiate in chiave rock, ska, folk ecc. facendo tesoro anche di importanti ricerche in materia di canzoni popolari come quelle svolte da Gianni Bosio e dall’istituto De Martino negli anni sessanta». La tracklist certifica il tutto. Si parte con “I ribelli della montagna”, idealmente collegata con i nuovi ribelli No Tav, per poi proseguire con la struggente “Mimma e Balella” (dedicata alle partigiane Irma Bandiera e Gabriella Degli Espositi, uccise rispettivamente all’età di 29 e 32 anni in un tempo in cui «poco era il tempo per le carezze») e con i “Morti di Reggio Emilia”. Ma se questi sono morti «come vecchi partigiani», per la Banda i primi ad esserlo furono i briganti del Sud. Risulta perciò azzeccato il medley “Briganti e partigiani” che racchiude “Brigante se more” e “Il bersagliere ha cento penne”. Spazio ai ritmi caraibici di “Hasta siempre comandante” e al groove funkeggiante di “Riscossa operaia” e alle sempreverdi (o semprerosse?) “La Lega” e “Bellaciao”. Di “O Gorizia” si possono anche assaporare le immagini nel videoclip che da giorni gira su Youtube. Si chiude con un’energica versione di “Bandiera rossa” nella quale ci sta pure uno spaccato di discorso del grande Trotsky. Tante altre le canzoni che i nostri sono pronti a proporci dal vivo: da “Stalingrado” a “Contessa” passando per l’antifascista “Se non li conoscete” di Fausto Amodei e “Chi non vuol chinar la testa”. A proposito di esibizioni live: «La Banda POPolare dell’Emilia Rossa si esibisce rigorosamente e per principio gratis. Come sosteneva Karl Marx “il denaro deve essere solo un mezzo per l’arte che deve essere il fine e non viceversa”. Per questo, al massimo chiediamo un rimborso spese per il viaggio e un bel piatto tipico dei luoghi dove abbiamo l’onore di poter suonare. Chiariamo a scanso di equivoci che non ci interessa “diventare famosi” e per questo non accettiamo di suonare ovunque ci chiedano di andare. Non suoniamo in feste di partiti o movimenti che, come il PD, appoggiano la linea di Marchionne, il liberismo, votano la cancellazione dell’art.18, la privatizzazione di ogni bene pubblico, la TAV ecc. Gli ideali vengono prima di tutto e noi non siamo in vendita». Non resta che contattarli (via mail scrivendo a paolo.brini@gmail.com oppure su facebook alla pagina http://www.facebook.com/BandaPoPolareDellEmiliaRossa).

Mauro Pireddain data:23/02/2013 Liberazione on-line
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=jnLMhodtTpY[/youtube]

Memoria di Stalingrado

Settant’anni fa la battaglia che decretò la sconfitta nazista

Ai sovietici costò un milione di morti. Con la famosa “direttiva 41” su quel fronte Hitler scaraventò 900mila soldati, 1260 cari armati, più di 17mila tra cannoni e mortai, 1640 aerei da combattimento, i quali effettuarono 133mila incursioni nei soli primi tre mesi, una media di quasi 2000 al giorno. È la battaglia che segnò la svolta della Seconda guerra mondiale e decretò la sconfitta nazista. 17 luglio 1942-3 febbraio 1943, Stalingrado. Settanta anni fa.
Se vi capiterà di andare In quella città che oggi si chiama Volgograd ma che allora si chiamava Stalingrado, siano lievi i vostri passi: ogni metro di quella terra fu bagnato dal sangue dei soldati che la difesero casa per casa. Difficile da dimenticare. Sarà stato il 1985, chi scrive si trovava a Volgograd, ai piedi del Colle Mamai, dove arde la Fiamma Eterna in memoria dei caduti. Si avvicina una donna molto vecchia, è avvolta in uno scialle nero, cammina a fatica, si trascina fino in cima, si inginocchia, prende una manciata di terra, se la porta al cuore e scoppia a piangere. Lì era morto il soldato diciottenne che era suo figlio.
È intitolato “Stalingrado”, il libro scritto da Vasili Ciujkov, il generale cui era assegnata la difesa della città. Praticamente è il suo diario di guerra, perché, dice, «non posso morire senza aver narrrato come la mia generazione difese Stalingrado, come lì fu inferto il colpo mortale al nazismo».
“Il Nemico alle porte” è il titolo del film che il regista francese J.J. Annaud ha dedicato alla difesa della città, quando, negli ultimi tre mesi, i nazisti sembrano ormai vicini alla conquista finale. Il Nemico era veramente alle porte. «Per 180 giorni e per 180 notti si prolungò la battaglia sulle vie d’accesso alla città – scrive il testimone oculare Ciujkov – nei sobborghi e nei quartieri stessi, senza che mai cessassero il rombo dei cannoni, il fuoco delle mitragliatrici, le esplosioni, i lamenti dei feriti. La città arse, soffocata dal fumo e dalla polvere. Dalla cima del Colle vedevamo solo gli scheletri degli edifici diroccati e mucchi di macerie. Non resistettero le pietre, ma resistette la gente».
Per impedire al Nemico di fare un solo passo avanti in più, si adotta il “combattimento ravvicinato”, una vera e propria guerriglia urbana (sotto le bombe). «Ogni rovina, ogni scheletro di edificio, ogni pozzo, ogni mucchio di macerie era una postazione. Ci si batteva per ogni metro, per ogni piano, non solo per ogni strada o vicolo».
A questo “combattimento ravvicinato” Ciujkov dedica più di un capitolo. Uno si intitola “Il Colle di Mamai”. «I combattimenti più furiosi si svilupparono alla stazione e nei pressi della borgata Minin. Durante la giornata la stazione passò di mano quattro volte…Dalla mattina del 16 settembre era iniziata quella serie di attacchi e contrattacchi, di scontri mortali corpo a corpo, che durò intorno all’altura fino al gennaio del 1943».
È entrata nella leggenda la “Casa di Pavlov”. Pavlov non è certo il nome del nome del suo proprietario, scrive Ciujkov, bensì quello del comandante che «coi suoi soldati seppe trasformarla in fortezza». I tedeschi non riuscirono mai a prenderla, «il combattimento per questa casa durò per più di 50 giorni e 50 notti». Oggi è un Museo.
La “Casa di Pavlov” è solo un esempio. «In città vi furono decine, centinaia di obiettivi difesi con altrettanto accanimento; in essi si lottava, con alterno successo, per settimane, combattendo per ogni stanza, per ogni ingresso, per ogni gradino delle scale».
Onore alle armi. Ciujkov riporta un brano testuale tratto dal libro del generale tedesco Hans Doerr, intitolato “La campagna di Stalingrado”. «Il periodo di combattimenti iniziato alla metà di settembre per la zona industriale di Stalingrado può essere definita guerra di posizione o di “fortezza”. Per ogni casa, per ogni stanza, per ogni cisterna d’acqua si ingaggiava una lotta furiosa. La distanza tra le nostre truppe ed il nemico era estremamente minima. Ma, nonostante il massiccio impiego dell’artiglieria e dell’aviazione, era impossibile disimpegnarsi dal settore del combattimento».
Il cecchino del film di Annaud, Vasili, non è un’invenzione cinematografica. Vasili Zaitsev, il comandante Ciujkov lo ha conosciuto bene. E racconta di come Vasili fu incaricato di eliminare il maggiore Konings. «Accadde alla fine di settembre. Una notte i nostri uomini catturarono una “lingua” che ci disse che da Berlino era arrivato in aereo il direttore dei tiratori scelti, maggiore Konings, con il compito di uccidere prima di tutto il migliore tiratore scelto sovietico». Chi ha visto il film, sa chi ha vinto. Nel libro di Ciujkov, lo racconta lo stesso Zaitsev. Appena Kulikov, il suo compagno di missione, «lentamente, come solo sa farlo un tiratore molto esperto, cominciò a sollevare l’elmetto, il nazista sparò. Convinto di aver finalmente ucciso il tiratore sovietico cui dava la caccia da quattro giorni, il tedesco fece uscire mezza testa da sotto la lamiera. Era quello che aspettavo. Feci centro. La testa del nazista si abbatté ed il cannocchiale del suo fucile, immobile, splendette al sole fino a sera».
Sono i giorni terribili. «Le nostre perdite erano molto pesanti. Il 15 ottobre le divisioni di Zholudev e di Gorishny persero circa il 75 per cento dei loro effettivi…Nella 112a divisione e nella 115a brigata di fanteria sono rimasti in tutto 152 uomini…L’armata è stata nuovamente tagliata in due…I resti della 137a divisione sostengono duri combattimenti…L’aviazione tedesca aumentò di nuovo le incursioni fino a 2000 al giorno»…
E altri immensi problemi incombono. Molte delle regioni industriali sono ormai in mano al nemico: bisognava «fare entrare in funzione al più presto i centri industriali per la difesa trasferiti all’est, organizzare la messa in opera degli stabilimenti evacuati, praticamente dal nulla, assicurare loro la mano d’opera, l’energia, le materie prime».
Sono in marcia i cavalieri dell’Apocalisse. E però a pagina 268 compare il capitolo “Le fonti della vittoria”‘, lì dove si racconta come «la 62ma armata coprì combattendo la distanza tra il Volga e Berlino».
Stanno per iniziare gli ultimi tre mesi per von Paulus. «Il 19 novembre è iniziata la controffensiva dei fronti sud-occidentali e del Don. Il 20 novembre passa all’offensiva anche il fronte di Stalingrado». Il disegno sovietico è di «rinchiudere in una tenaglia» tutto il raggruppamento nemico della città. «Il 23 novembre l’accerchiamento è una realtà».
Ancora sessanta giorni di durissimi scontri. Ed è la fine per quel Nemico alle porte. «Il 31 gennaio i soldati della 64ma armata presero prigioniero il comandante della 6a armata tedesca, generale feldmaresciallo von Paulus, con tutto il suo Stato Maggiore. La sera stessa i soldati della 62a armata catturarono lo Stato Maggiore della 295a divisione di fanteria tedesca con il suo comandante generale Korfes». Ciujkov conosce i nomi. «Questi generali hitleriani furono fatti prigionieri da tre soldati della 62a armata, guidati dal diciottenne segretario del Komsomol di un reggimento di collegamento, Mikhail Porter, che era giunto alla riva del Volga dopo aver combattuto a Odessa, Sebastopoli e Kerc».
A Berlino il primo T34 sovietico entrò il 9 maggio 1945.

Maria R. Calderoniin data: 24/02/2013 Liberazione-on-line
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Sosteniamo il presidio dei braccianti di Castelnuovo Scrivia

Il Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia nato quest’estate dalla lotta dei 74 giorni dei braccianti marocchini dell’azienda agricola Lazzaro, è di nuovo in emergenza. Sapevamo tutti che la vicenda non poteva dirsi risolta con l’apparente soluzione di ricollocare solo una parte di lavoratori sul territorio provinciale attraverso borse lavoro di 3 mesi senza nessuna garanzia di continuità occupazionale perché sapevamo anche che al termine dei 3 mesi le aziende che avevano assunto quei lavoratori li avrebbero di sicuro lasciati a casa. E così è stato.
Ad oggi solo 4 su 40 lavorano ancora: 1 presso l’azienda agricola “Bruno Lazzaro” e 3 presso la cooperativa CLO di Rivalta Scrivia; intanto la coop. “Work service” di Brescia continua a far lavorare i lavoratori indiani che già all’inizio dell’estate avevano sostituito i lavoratori marocchini in sciopero. Molti dei braccianti della ditta Lazzaro non vedendo soluzioni alternative hanno scelto di tornare in Marocco per trascorrere l’inverno ma ora stanno pensando di tornare chiedendo di lavorare nelle aziende agricole della zona dato che a marzo riprenderanno i lavori.
C’è un vergognoso silenzio e un clima di omertà su questa vicenda che non aiuta questa lotta. E questa lotta non è solo dei braccianti rimasti senza salario e senza lavoro. E’ una lotta di tutti e che mette ognuno di noi davanti al dovere di sostenerla. In attesa degli sviluppi delle indagini della Procura di Torino e delle vertenze sindacali il presidio resta in piedi ed è proprio per questo che ha bisogno del sostegno, anche materiale, di tutti. E’ nostro dovere sollevare il velo di omertà che si è creato intorno alla questione per favorire l’unione delle lotte tra lavoratori che vivono le medesime condizioni.
La Brigata di Solidarietà Attiva – Pavia sta raccogliendo generi di prima necessità per aiutare il presidio a sopravvivere.
Questa è la lista delle cose urgenti che raccogliamo: Pelati, fagioli, lenticchie, latte lunga conservazione, farina, tonno, pasta, riso, cous cous, acqua, pane, succhi di frutta. Segnaliamo anche la Cassa di resistenza a favore dei braccianti. Il numero di conto postapay è il seguente: 4023600623581008.
Il punto di raccolta è: Sede di Rifondazione Comunista, Corso Garibaldi, 38 Pavia
Da Giovedì 21 Febbraio 2013 a Venerdì 1 Marzo 2013 dalle 18.00 alle 20.00
Chi non riesce a passare dal punto di raccolta nei giorni e negli orari sopra indicati può telefonarci e uno di noi passerà a ritirare a domicilio i generi offerti.
Riferimenti:
Manuela: 3388824443
Giovanni: 3294426957
Giuseppe: 3357284479

Alle elezioni regionali votiamo ETICO A SINISTRA.

Alle elezioni regionali votiamo ETICO A SINISTRA.

Invitiamo ad esprimere la preferenza per il candidato della Lomellina,

il compagno TERESIO FORTI

Il compagno Teresio Forti, nato a Mortara nel 1952, è stato operaio alla Parein di Mortara dove, nel consiglio di fabbrica ha diretto le grandi lotte in difesa dell’occupazione. E’ stato assessore comunale allo sport nelle amministrazioni di sinistra di Mortara. E’ stato capogruppo al consiglio provinciale di Pavia per il Prc-Federazione delle Sinistra e consigliere comunale a Mortara. Si è battuto sui problemi del lavoro, dell’ambiente, del territorio, dell’edilizia scolastica, della trasparenza e della legalità e su molte altre questioni.

etico(1)

Partito della Rifondazione Comunista

Circolo Lucio Libertini

Vigevano

Censurati e minacciati, ma la sfida al Potere continua

Sta per chiudersi la campagna elettorale più brutta della storia repubblicana. In cui Tutti hanno promesso a Tutti di restituire Tutto. In cui Tutti, nell’impossibilità di offrire cifre, hanno dato i numeri. In cui Tutti, per un pugno di voti in più o per qualche voto in più, hanno blaterato di “condoni tombali”, di “restituzione dell’Imu”, di “abolizione dell’ Irpef”, di “desistenza”, di “voto utile”…

Bersani e Monti sperano disperatamente di allearsi un minuto dopo l’apertura delle urne. Bersani e Monti fanno finta di non volersi alleare un minuto dopo l’apertura delle urne. Nichi Vendola un giorno promette che “non sarà un cagnolino al guinzaglio della coalizione” e il giorno dopo “che sarà un soldatino ubbidiente della coalizione”. Berlusconi promette abusivismo, falso in bilancio, crociate contro l’Europa, goal di Balotelli (unica promessa sinora mantenuta). Giannino “sale” in politica (anche lui) con certificati di laurea taroccati. Il capo dello Stato Napolitano rilascia patenti in bianco a Monti (ancora!) che affida alle mani di Obama, che sembra guardarlo un po’ sorpreso. Grillo, con piazze stracolme, fa il suo personalissimo remake del 25 aprile, Casa Pound inclusa. Si potrebbe continuare.

Rivoluzione civile, di contro, ha condotto una campagna elettorale esemplare. Ha incontrato giovani disoccupati, cassintegrati, pensionati, nuovi poveri, casalinghe, lavoratori di piccole fabbriche in agonia … Non ha dato numeri. Ha fornito qualche cifra: a quanto ammonta, ad esempio, l’inviolabile fatturato di corruzione, evasione fiscale, riciclaggio e mafie riunite. E quanto costerebbero i 131 cacciabombardieri sui quali Monti e Bersani preferiscono sorvolare.

Perché meravigliarsi, allora, se Ingroia sta antipatico al sistema dei partiti, agli antipartito come Grillo, alla galassia dei media, televisiva e cartacea? Ingroia, quando diede vita a Rivoluzione Civile – suppongo – sapeva di lanciare una sfida aperta ai mammasantissima del Potere italiano, di fare qualcosa di molto ma molto “politicamente scorretto”. Qualcosa mi dice che un buon numero di italiani ha ricevuto e capito il messaggio. E siccome chi ha orecchie per intendere ha inteso, è venuto giù il sipario nero della censura televisiva di questi ultimi giorni, con annesse minacce di morte che, in casi del genere, non guastano mai.

In conclusione: sta andando proprio come doveva andare. E nessuno, in queste ultime ore, deve mollare.

Saverio Lodato

Candidato alla Camera dei deputati per Rivoluzione Civile

La mia cassetta verde in questi giorni trabocca di facce elettorali.

La mia cassetta verde in questi giorni trabocca di facce elettorali.

Che parlano di impegno -coerenza e partecipazione. Per risolvere “i grandi problemi del paese”.
Non li butto mai via, devo dire. Se sono quelli della Bennet la loro storia e’ predeterminata. Dalla culla al cassonetto senza fermate intermedie.
Ma la propaganda elettorale no. Assolutamente no. Anzi ritengo che chi ha il coraggio e la capacita’ di proporsi per la gestione della cosa pubblica meriti di essere letto con profondo rispetto. Rispetto per le idee di tutti e di ognuno. Penso anzi come diceva Voltaire al quale avevamo dedicato un circolo Arci a Mortara tanti lustri fa ” Io posso non essere d’accordo concio’ che tu dici, ma mi battero’ fino alla morte perche’ tu lo possa dire”
Tuttavia sono sobbalzato sulla sedia quando ho letto la lettera elettorale di Silvia  nella quale si dice ” La Lombardia aspetta da Roma 72miliardi di Euro per le cure prestate ai clandestini” Si certo e’ giusto, ho ragionato . La regione ha un credito e questo deve essere onorato. Ma e’ tutta la frase cosi come e’ semanticamente congegnata che mi e’ sembrata molto cattiva. Silvia Piani (nella foto) che si presenta alle Regionali per la Lega Nord e’ giovane, simpatica, studiata. A prima vista guardando la brochure elettorale le darei 25 anni.
Rileggo la frase, e ancora la trovo triste e cattiva. Perche parla di clandestini. Come se fossero infestanti vegetali come la gramigna o infestanti animali come le pantegane. Non volti, non persone , non storie magari difficili, sbagliate ma comunque uomini e donne e bambini che per dirla alla Zanotelli ” hanno comunque anch’essi tanta voglia di danzare la vita”.
Hanno usato le cure sanitarie lombarde senza averle pagate. Certo. Le ha pagate qualcun altro. E allora? Non dovevamo dare loro assistenza? Lo so, lo immagino che Silvia non pensi questo. Del resto lavora, mi dice la sua brochure, come infermiera e dunque conosce la sofferenza che ogni giorno vede scorrere nei reparti del suo ospedale, la voglia di vita di chi sta male e che magari si aggrappa ad un camice bianco per sperare di tornare a giocare con le sfumature del mondo.
E dunque lavora la’ dove il giuramento di Ippocrate continua ad essere prima ancora che legge dello stato , legge morale.
Pero’ quelle parole evocano colpe, diritti che non spettano, servizi rubati ad altri. Non so perche’ ma leggerlo e’ un po’ come un pugno allo stomaco.
Mi do dello stupido, dopo tanti anni dovrei essere un po’ piu’ realista e cinico di fronte alle cose del mondo.
Non ci riesco e devo confessare che tutte le volte che passo per il centro in bici e vedo sui cartelloni nuovi di zecca della mia citta’ la faccia gentile, carina , simpatica di Silvia mi chiedo sempre :” ma come puo’ una ragazza di 25 anni a stare dentro ad una visione cosi stretta del mondo?
Non egoista, stretta. A quella eta’ e’ innaturale, non si puo’ gia essere notai dello status quo dell’esistente, si dovrebbe ancora inseguire cieli e terre nuove. E magari una nuova filosofia di relazioni tra gli uomini e le donne di questo pianeta, un nuovo umanesimo.
Una nuova narrazione che non escluda, che parli di speranza, di futuro, di felicita’.
Di solito, purtroppo non sempre.

Adriano Arlenghi