Mese: maggio 2013

Israele, l’orrore del lager per minorenni palestinesi. Le testimonianze dal “The Guardian”

Al Jalame è diventata famosa come la prigione israeliana per bambini con la sua infame “Cella 36”, di cui tanti bambini hanno testimoniato.

All’interno del carcere Al Jalame, in profondità a tre piani sotto la superficie è localizzata la cella per bambini piccoli, buchi neri, dove i bambini palestinesi, anche a soli 12 anni sono tenuti in isolamento, alcuni per 65 giorni.

In un’intervista del Guardian due bambini hanno descritto la cella 36:

“la cella è lunga 2m e larga 1m, grande come un materasso. Si mette giù il materasso e nella parte anteriore c’è un WC… Non non c’è nessuna finestra… manca l’aria, si soffoca”.

La stanza è appena più ampia rispetto al materasso sporco sottile che copre il pavimento. Il materasso è molto sottile, solo 5cm di spessore. Una luce gialla è tenuta accesa 24 ore al giorno per impedire di dormire, mentre le pareti presentano sporgenze taglienti impedendo al bambino di stare appoggiato.

La consegna del cibo avviene attraverso uno sportello ancorato alla porta, è l’unico modo per contare i giorni, dividendo il giorno dalla notte. La colazione è servita alle 4 del mattino attraverso lo sportello della porta situato a 30cm dal pavimento. Se il vassoio della colazione non è preso in tempo il cibo si rovescia sul pavimento, il bambino è punito se non riesce a mangiare tutto.

Dove finisce il materasso c’è un basso muro di cemento dietro c’è la toilette: un buco nel pavimento.

La puzza dal gabinetto invade la stanza senza finestre.

Per i bambini l’unica via di fuga da questa gabbia è la stanza degli interrogatori, dove, incatenati mani e piedi, sono maltrattati dalla polizia segreta israeliana per oltre 6 ore alla volta, fino a confessare, solitamente lanciare una pietra corrisponde ad una pena fino a 20 anni.

I bambini descrivono le le sei ore di interrogatorio: “sul terreno c’è un anello di ferro, dove sono agganciate le manette che bloccano entrambi le mani . le caviglie sono bloccate alle gambe della sedia… Non è possibile spostarsi… come una statua. Minacciano che potrebbero arrestare mio padre e mia madre e portarli qui se non confesso”.

I carcerieri ci dicono “Tu ci costringi a portarli qui, cerca di capire che noi abbiamo lo stato di Israele dietro di noi, dietro di te c’è il nulla”

I bambini hanno testimoniato di essere sessualmente abusati dagli interroganti e minacciati di sodomia con un oggetto al fine di costringerli ad una confessione, la prigione di Ofer è gestita da G4S. (G4S è una multinazionale security services fondata in Danimarca “per soddisfare le esigenze nel tempo della sicurezza globale” http://www.g4s.com/)

Durante l’interrogatorio in fase di arresto prima di entrare nella struttura, bambini hanno testimoniato che soldati israeliani utilizzano anche cani.

Un ragazzo ha raccontato come, dopo essere stato incatenato così da non potersi muovere, hanno versato sulla sua testa cibo per cani, il cane si è a scatenato per mangiargli la testa, ha descritto la paura, la saliva dei cani che colava sul suo viso.

Hanno poi messo cibo per cani vicino ai genitali dei ragazzi…

trad. it: Invictapalestina

Franca Rame, una lunga vita dalla parte dei giusti

Franca Rame, una lunga vita dalla parte dei giusti

Questa mattina è deceduta l’attrice milanese, già senatrice della Repubblica, e compagna di vita di Dario Fo

Mancherà a tanti, al suo compagno di una vita Dario Fo e a tutti quelli che l’hanno amata e hanno apprezzato il suo lungo impegno civile e culturale. Stiamo parlando di Franca Rame, deceduta questa mattina a Milano nella sua abitazione di Porta Romana. Nella prima mattinata si è sentita male ma a nulla sono serviti i soccorsi arrivati dopo la chiamata al 118. Il 19 aprile dello scorso anno l’attrice aveva avuto un ictus che l’aveva costretta ad un ricovero di diversi giorni. Alla Camera dei deputati la notizia, accompagnata da un lungo e commosso applauso, è stata data da Barbara Pollastrini: “Donna coltissima e di altrettanto grandissimo cuore” l’ha definita la deputata del Pd. Anche al Senato, mentre era in corso un dibattito sulle riforme costituzionali, è arrivato il triste annuncio che ha spinto il presidente Pietro Grasso ad interrompere i lavori, ricordando il suo impegno come senatrice nella Quindicesima legislatura. Franca Rame era nata a Villastanza (Parabiago, Mi) il 18 luglio del 1929 da una famiglia di attori. Il padre Domenico Rame era un attore da generazioni e la madre Emilia Baldini fu prima maestra poi attrice e anche il fratello Enrico (1916 -1986) intraprese la carriera di attore. Il suo debutto fu incredibile: era ancora in fasce nel ruolo di neonata nelle commedie allestite dalla famiglia. Nel ’50, in piena epoca di rivista, con la sorella debuttò in Ghe pensi mi di Marcello Marchesi. Proprio durante quegli anni conosce Dario Fo che sposa nel 1954 e da allora sarà l’interprete preferita del Premio Nobel e la sua collaboratrice ai testi. Un anno dopo nasce il loro unico figlio Jacopo. Vanno in scena grazie al loro lavoro commedie efficaci e paradossali come “Chi ruba un piede è fortunato in amore” e “Isabella, tre caravelle e un cacciaballe”. Nel 1958, insieme col marito, fonda la Compagnia Dario Fo-Franca Rame (Dario è il regista ed il drammaturgo del gruppo, Rame la prima attrice e l’amministratrice) che, negli anni seguenti, otterrà grandissimo successo commerciale nel circuito dei teatri cittadini istituzionali. Si fanno conoscere al grande pubblico nel 1962, quando a loro due affidano la popolare trasmissione televisiva del sabato sera “Canzonissima”. Ma la Rai targata Dc non sopporta le loro scenette di denuncia politica, impone la censura che Franca e Dario non sopportano, sbattendo così la porta dell’azienda televisiva statale. Torneranno in Rai soltanto nel 1977 quando Raidue trasmetterà le loro commedie. Durante quegli anni Franca Rame si contraddistingue per il suo impegno politico di sinistra, fortemente critico nei confronti del moderatismo del Pci, e per le battaglie femministe. Con Dario esce dal circuito dell’Eti per fondare il collettivo teatrale Nuova Scena e poi successivamente La Comune con cui interpreta dentro le fabbriche e nelle scuole spettacoli di satira e di controinformazione politica. Di quel periodo sono “Morte accidentale di un anarchico” e “Non si paga”. I due sostengono il Soccorso rosso, che appoggia i detenuti politici con tanto di fondi e avvocati. Paga a caro prezzo il suo impegno femminista nel 1973 quando viene sequestrata da un gruppo di estrema destra che la violenta. Il gravissimo crimine, ordinato da alcuni ufficiali dei carabinieri come disse Biagio Pitarresi al giudice istruttore Guido Salvini, non venne mai punito perché il procedimento penale venne portato a termine 25 dopo e dunque cadde in prescrizione. Questa drammatica esperienza viene portata in scena nel 1981 in uno spettacolo chiamato appunto “Lo stupro”. Nel 1974 Franca e Dario occupano e trasformano la Palazzina Liberty a Milano, dove l’artista cileno Sebastian Matta dipinge murales rivoluzionari. In solitario recita alcuni scritti di Fo sulla condizione femminile come “Tutta casa, letto e chiesa” e “Storia della tigre”. Nel 2006 sceglie di candidarsi con l’Idv diventando così Senatrice della Repubblica, e sempre nello stesso anno Antonio Di Pietro la propone come Presidente della Repubblica. Scelta politica della quale si pente, vista la deriva che prende il partito dell’ex magistrato, tanto da indurla alle dimissioni nel 2008, anche contro la scelta del governo Prodi di rifinanziare le missioni militari all’estero. L’anno dopo scrive insieme al marito la sua autobiografia “Una vita all’improvvisa”. Poi la malattia dello scorso anno e oggi la fine di una vita intensa e bellissima, contraddistinta sempre da una grande coerenza umana e politica.

Vittorio Bonanni

in data:29/05/2013

Liberazione – on -line

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=EdJ_LM2tQtM[/youtube]

RIFONDAZIONE: IL MERCATO ANCHE AL SABATO POMERIGGIO E’ UNA RICHIESTA DI BUON SENSO, CHE DEVE ESSERE ACCOLTA

Una richiesta fondata sul buon senso, e che deve essere accolta. Come circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista valutiamo così la richiesta di molti ambulanti del mercato cittadino di poter lavorare anche nel pomeriggio del sabato, almeno nel periodo estivo.
E’ innegabile che alcuni venditori non abbiano interesse ad esporre per tutta la giornata in quanto specifiche tipologie di acquisto (come quelle legate ai generi alimentari) si svolgono quasi esclusivamente durante la mattina. Ma è altrettanto innegabile che la vendita di altri generi non può essere “classificata” in determinate fasce orarie e di conseguenza la possibilità di poter lavorare anche il pomeriggio può davvero fare la differenza in termini economici, a maggior ragione oggi in questa situazione di crisi sempre più diffusa.
E ciò riguarda anche tutte quelle persone (soprattutto anziani e giovani) che hanno pochi soldi in tasca e preferiscono rivolgersi al mercato cittadino per i loro acquisti, sia per i prezzi contenuti delle merci sia per il rapporto di fiducia consolidatosi con i venditori, piuttosto che andare nei vari centri commerciali, che di sicuro il bene della gente più povera non l’hanno mai fatto, contribuendo per di più ad espandere contratti atipici e forme di precarizzazione del lavoro, soprattutto tra i giovani.
Quando, nel novembre del 2011, il Comune aveva deciso di limitare l’esercizio dell’attività degli ambulanti alla sola mattinata del sabato eliminando la fascia pomeridiana, avevamo sottolineato che se un ambulante, facendo i suoi conti, riteneva che non gli convenisse lavorare durante il pomeriggio aveva tutto il diritto di andarsene, e la fascia oraria d’uscita gli garantiva già allora questa possibilità. Ma tra il dare la possibilità a chi lo desidera di andarsene prima e obbligare invece tutta la categoria a cessare le attività a metà giornata la differenza è molto evidente e significativa, caratterizzandosi come “discriminatoria”.
Alla luce della situazione preoccupante che si è determinata in questo ultimo anno e mezzo al mercato del sabato, con gli ambulanti che lamentano un grave danno a tante attività, riteniamo indispensabile che il Comune accolga la loro recente richiesta di consentire lo svolgimento del mercato anche nel pomeriggio del sabato, almeno nel periodo estivo.
Una richiesta che è “solo” di buon senso.
Roberto Guarchi

già consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista a Vigevano

Ancora sugli autovelox a Mortara

Mortara 23 maggio 2013

Ancora sugli autovelox a Mortara

Ho letto sull’ ” Informatore Lomellino” la risposta dell’assessore Pecchenino al comunicato con cui ho sollevato il problema dell’uso non corretto dell’ autovelox a Mortara.

Pecchenino in realtà non risponde sul merito delle problematiche sollevate e si limita ad esclamare che “non è possibile non apprezzare la prevenzione… della Polizia Locale, ecc … .

Ma di quale prevenzione va parlando? In realtà chiedevo proprio prevenzione e non “trappole” come quelle messe in atto con i vigili in borghese ed un’autocivetta .

Sulle modalità dei controlli Pecchenino si guarda bene dal rispondere. Inoltre dichiaravo che non intendevo affatto incoraggiare chi eccede in velocità ed avanzavo anche precise proposte, dall’uso di agenti visibili e che contestino l’infrazione in loco (anche per evitare l’aggiunta delle spese di notifica), fino all’eventualità di un “Rosso Stop”. Anche su questo Pecchenino non risponde.

Meno male che la Lega, da varie parti e a suo tempo, aveva condotto una campagna contro l’uso non corretto dell’autovelox, definito addirittura “rapina del Nord”. Si vede che quando si amministra ci si dimentica delle proprie parole d’ordine.

Infine ho avuto un incontro con il responsabile della Federconsumatori di Mortara, Salvatore Cirillo, che è disponibile a sollevare il problema nelle sedi competenti, come ha già fatto la Federconsumatori stessa in località della nostra provincia che presentavano casi simili.

Il responsabile della Federconsumatori è presente tutti i martedì alla camera del Lavoro di Mortara (Corso Piave 32) dalle 14.30 alle 17.00 ed è disponibile a ricevere dai cittadini interessati e colpiti dalle sanzioni la documentazione relativa per le opportune azioni.

Teresio Forti

Partito della Rifondazione Comunista

Circolo “A. Mascherpa” – Mortara

"Ciao, compagno Gallo"

Paolo Ferrero: “Ciao, compagno Gallo”

«È morto don Gallo. Il vuoto che lascia nelle nostre vite è grande quanto la sua carica umana, la sua simpatia, il suo impegno. Ciao compagno Gallo, la terra ti sia lieve. Un abbraccio a tutti gli amici e le amiche della Comunità di S.Benedetto al Porto».

in data:22/05/2013

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=QBPl5Li0_LI[/youtube]

Intervento di Don Gallo in Piazza Duomo a Milano il giorno 28 gennaio 2011 mentre si svolgeva la manifestazione dei metalmeccanici della Fiom in sciopero generale.
Le immagini non sono ottime perchè la ripresa è stata fatta senza cavalletto e faceva molto freddo, ma l’audio è buono. Don Gallo sei un mito!

CANCELLARE LA “MULTISERVIZI”, TORNARE ALLA GESTIONE DIRETTA. NO ALL’AUMENTO DELLE RETTE E AL TAGLIO DEI SERVIZI

Chiudere l’esperienza della Multiservizi e tornare alla gestione diretta da parte del Comune di Vigevano di tutte le attività oggi affidate all’Asmv. A nostro parere, è questa l’unica soluzione per evitare che la vicenda del “buco di bilancio” della Multiservizi diventi il “grimaldello” per giustificare aumenti delle rette e delle tariffe dei servizi o per ridurre la qualità e la quantità delle attività sociali, sanitarie ed assistenziali offerte fino ad oggi dal Comune.
La progressiva esternalizzazione di tutte queste attività, con il loro conseguente affidamento ad un’azienda speciale svincolata dal controllo politico e democratico, si è dimostrata un totale fallimento, perché fondata unicamente sulla decisione di aggirare lo scellerato “Patto di stabilità interno” imposto dai Governi Berlusconi (che costringe a tagliare la spesa corrente) “portando fuori” dal bilancio comunale i costi per l’erogazione di servizi di alto valore sociale.
In mancanza di una progettualità politica complessiva, questa decisione ha prodotto solo un’ulteriore frattura tra le necessità dei cittadini e le risposte fornite dall’Amministrazione Comunale, finendo con il caricare proprio sulle spalle delle persone più deboli i costi dei servizi.
Non solo: la moltiplicazione delle strutture dirigenziali ed amministrative, la mancanza di una visione complessiva della gestione di tutti gli interventi sociali e alcune scelte quantomeno discutibili hanno contribuito a produrre l’attuale “buco di bilancio” della Multiservizi.
Ma la risposta a questo “buco” non può essere né la messa in discussione degli attuali livelli occupazionali (che devono invece essere garantiti), né – a maggior ragione – l’aumento delle rette e delle tariffe e il taglio dei servizi.
A livello politico occorre mettere al più presto in discussione il “Patto di stabilità”, creando un percorso congiunto con le altre realtà comunali della provincia.
Al tempo stesso, è indispensabile tornare alla gestione diretta da parte del Comune di Vigevano di tutte le attività oggi affidate all’Asmv. Si potrà così ottenere un risparmio nei costi amministrativi e restituire al consiglio comunale ed alla giunta la piena responsabilità politica della gestione di tutti i servizi sociali, sanitari ed assistenziali. In questo modo sarà possibile perseguire l’obiettivo di potenziare le attività di sostegno ed aiuto alla parte più debole della popolazione, che devono essere aumentate proprio per cercare di ridurre le difficoltà provocate dall’attuale crisi sociale ed economica.
Per raggiungere questo obiettivo, sarà anche necessario ricostruire rapporti e forme di collaborazione con il mondo del volontariato locale, che sicuramente potrà offrire il suo contributo (aggiuntivo, non sostitutivo del ruolo del Comune) per assicurare lo sviluppo della rete di protezione e sostegno sociale.
Non si pensi neppure per un momento di far pagare ai cittadini le scelte sbagliate compiute negli ultimi anni… Questa città non lo accetterà mai!
Roberto Guarchi
Alessio Galli

per il Circolo di Vigevano “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista

Quella golf nera che seguiva Checchino Antonini

Quella golf nera che seguiva Checchino Antonini

Pedinato per un mese il redattore di Liberazione. La solidarietà immediata
di Paolo Ferrero

«Apprendiamo che il giornalista Checchino Antonini, già cronista di
Liberazione, sarebbe stato pedinato per un mese. Mi chiedo se quest’episodio
inquietante sia opera di personaggi fuori da ogni controllo. Se davvero il
pedinamento non rientra nelle normali attività giudiziarie allora si può
parlare di spionaggio o di intimidazione, nel caso in cui i pedinatori
abbiano voluto farsi scoprire. Antonini è uno dei giornalisti più attivi
nelle denunce di “mala polizia” e della repressione, ha scoperchiato su
Liberazione casi come quelli degli omicidi di Federico Aldrovandi, Aldo
Bianzino, Giuseppe Uva e Stefano Cucchi e ultimamente si è occupato di uno
strano suicidio, quello dell’agente dell’Aise Barba o anche di alcuni
episodi di spese indebite da parte di alcuni uffici dei servizi».
Così Paolo Ferrero comenta a caldo le rivelazioni del sito Globalist.it a
proposito del pedinamento subìto dal nostro redattore Checchino proprio
mentre era impegnato nella realizzazione dei primi numeri dell’edizione on
line di questo giornale.
«Qualcuno ha pedinato e probabilmente spiato il giornalista Checchino
Antonini per circa un mese. Più o meno da metà gennaio e metà febbraio –
scrive il sito – Chi? Perché? Su ordine di chi? Domande al momento senza
risposta sulle quali, prossimamente, dovrebbero essere presentate
interrogazioni parlamentari.
Checchino Antonini, attualmente candidato al Campidoglio con la Repubblica
Romana di Sandro Medici, è un giornalista di inchiesta che si è occupato in
questi anni di vicende scomode o dai contorni inquietanti. Lui, ad esempio,
è stato uno dei principali animatori della battaglia di verità che ha fatto
emergere i retroscena della morte di Federico Aldrovandi e tutti i tentativi
di insabbiare l’omicidio.
E’ capitato, così, che per un mese intero qualcuno, forse una squadra, gli
sia stato alle calcagna, seguendolo nei suoi spostamenti. Troppa insistenza
per non essere notati. Ed è emerso che i misteriosi spioni seguivano
Checchino Antonini utilizzando una Golf nera in cui primi numeri erano EN57.
Il giornalista usciva di casa e la macchina era parcheggiata nei dintorni.
Andava da qualche parte ed ecco comparire, nei dintorni, la misteriosa Golf
nera. Uno degli occupanti si chiamava François: almeno così un testimone ha
sentito qualcuno chiamarlo con quel nome francese.
Questi, più o meno i fatti. Magari qualcosa di più sarà raccontato nei
prossimi giorni.
Restano le domande iniziali. Chi, perché, su ordine di chi.
Prima ipotesi: Checchino Antonini è finito sotto inchiesta della
magistratura per qualche ignoto motivo e i pedinamenti sarebbero una
corretta attività della polizia giudiziaria. Ma si può escludere questa
ipotesi non solo perché Antonini non è un terrorista o persona dedita a
commettere reati o a far parte di associazioni a delinquere, ma per il fatto
che la Golf nera, a quanto pare, risulta di proprietà di un autonoleggio. La
polizia giudiziaria, però, non si avvale si autonoleggi. Questa è roba che
fanno i servizi segreti o gli investigatori privati. Al limite qualche
gruppo eversivo/criminale, ma non userebbero l’autonolo. E quindi pensare
che il giornalista sia stato illegittimamente seguito è molto più che
un’ipotesi ragionevole. Come è ragionevole pensare che all’origine di questa
attività di spionaggio interno ci sia qualcosa di scomodo che Checchino
Antonini ha scritto negli ultimi mesi. Che ha dato fastidio. Molto fastidio.
Visto che avere alle costole una squadretta per un tempo così lungo costa.
Costa molto. Roba da fondi riservati o da committenti danarosi.
Chi ha pedinato Checchino Antonini? La parola al Parlamento. O al Copasir.

Blasco (Red)

in data:16/05/2013

SOLIDARIETA’ DEL CIRCOLO HUGO CHAVEZ PRC VIGEVANO

Caro compagno, Checchino Antonini, Ti scrivo per esprimerti la più completa solidarietà dei compagni e compagne del Circolo “Hugo Chavez del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano” per il gravissimo atto intimidatorio di cui sei stato oggetto e che il compagno Ferrero ha denunciato pubblicamente. Ti rinnoviamo la nostra stima per il tuo importante impegno giornalistico e politico, assicurandoti il nostro sostegno.
Un fraterno saluto.
Arrigoni Rino
per il circolo Hugo Chavez del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.

Checchino Antonini:
Grazie Rino, grazie a tutti voi, è importantissima la solidarietà fra noi, importante organizzarci per continuare il lavoro comune. Strapperemo le barbe finte dal mento di questi impostori!!! grazie

Asmv: per il “buco” risposta banale

Tratto dalle lettere dell’INFORMATORE di Vigevano. 16 maggio 2013

Asmv: per il “buco” risposta banale

Spettabile redazione dell’Informatore, volevo fare una mia considerazione sulla questione del buco di bilancio di 660 mila euro della Asmv.
Personalmente non mi scandalizzo del fatto che una Multiservizi che opera principalmente nel sociale abbia a fine anno un bilancio in perdita, in quanto la sua missione è erogare servizi apprezzabili ai cittadini e non produrre utili. Quello che mi preoccupa, invece, è verificare l’uso corretto del denaro pubblico e quindi se l’entità delle perdite non sia l’effetto di una cattiva gestione dei nostri soldi. Ebbene in questa ipotesi le inserzioni pubblicitarie apparse sul vostro giornale e su altri giornali locali, a firma del Presidente e del Direttore della Asmv, mi sembra si configuri proprio in questa fattispecie.
Mi chiedo se dal punto di vista dell’efficacia e dell’efficienza economica e comunicativa abbia senso spendere denaro per un comunicato di 15 righe, tra l’altro abbastanza banali e superficiali. Non nego il diritto dei vertici della Multiservizi a difendersi dalle accuse che sono piovute da più parti nei loro confronti, anzi penso che fosse un dovere rispondere in merito a queste e fornire spiegazioni sul loro operato. Per fare ciò però potevano presentarsi in consiglio comunale e dibattere con i rappresentanti dei cittadini, oppure organizzare una conferenza stampa in cui esprimere le loro ragioni e sottoporsi alle domande dei giornalisti. Due possibilità ad un costo economico pari a zero e che, oltretutto, avrebbero sicuramente offerto maggiori informazioni rispetto alle 15 righe dell’inserzione. Perché anche qui, a parte dirci quanto sono belli e quanto sono bravi, i vertici dell’Asmv non hanno suffragato le loro affermazioni con uno straccio di dato o di riscontro oggettivo.
Ad esempio, esiste un report sul grado di soddisfazione dell’utenza rispetto ai servizi erogati dalla multiservizi? è stata effettuata un’analisi comparata dei costi e delle rette rispetto ad altre realtà simili? La nostra Asmv può vantare qualche certificazione di qualità?
Non parliamo poi dell’affermazione conclusiva sul fatto che “se la gestione fosse stata a carico del Comune i costi sarebbero stati ancor più gravosi”. Possono gentilmente spiegarmi il Signor Leone e la Signora Gallante da dove deriva questa loro presunzione di superiorità?
Io, se devo dire la verità, proprio dalla pubblicazione di quegli spazi pubblicitari mi sono fatto l’idea opposta, perché se per difendere il proprio operato i due invece di confrontarsi pubblicamente decidono di incrementare ulteriormente le perdite aziendali per compiere un’operazione di pura immagine o “fuffa” (cosa che la nostra città di questi tempi proprio non può più permettersi) proprio non ci siamo e se devo prendere questo episodio come esempio della loro gestione allora comincio a farmi qualche ipotesi sulle responsabilità di tale ammanco.
Un’ultima considerazione: giungono voci su possibili aumenti delle rette per coprire il buco. A questo proposito, prima di mettere le mani nelle tasche dei cittadini, gradirei fossero pubblicati, magari sul sito, i bilanci dell’azienda ed i compensi degli amministratori (un’operazione di trasparenza che l’Asm di viale Petrarca attua da anni), giusto per capire se qualcosa si può ottenere anche da quel lato lì.
Carmine Pinto