Mese: agosto 2013

Siria, Obama tradisce il Nobel: «Sarà attacco limitato»

MONDO

Siria, Obama tradisce il Nobel: «Sarà attacco limitato»

 

Dice di non aver ancora preso la «decisione finale», ma mente: in realtà Obama ha già deciso di andare a bombardare la Siria, manca solo qualche dettaglio. Per esempio aspettare che gli ispettori Onu abbiano lasciato il paese per non rischiare di bombardare anche loro. Per il resto è tutto pronto: i risultati del lavoro di indagine sulle armi chimiche è irrilevante perché gli Usa sostengono di avere già tutte le prove che gli servono.

Dunque, gli Stati Uniti sono pronti, assieme alla Francia, a punire il regime siriano di Assad, perché l’uso di armi chimiche è «una sfida al mondo» e «una minaccia ad alleati degli Usa come Israele, Turchia e Giordania», «una minaccia agli interessi della sicurezza nazionale americana». E guai a toccare la «sicurezza nazionale americana». L’attacco sarà «limitato» e nessuno si fa più illusione che non sia imminente. Il dietrofront della Gran Bretagna non ferma gli americani; anzi, Obama ha fatto sapere di essere disposto a lanciare l’attacco da solo. Con la Francia, ovviamente, elogiata dal segretario di Stato Kerry per essere «il più vecchio alleato degli Usa». E in ogni caso, benché l’amministrazione Usa stia ancora tentando di trovare qualche altro alleato, la cosa non è più così importante: «Ciò che viene preso in considerazione è di una natura così limitata, che non è necessario che vi siano anche altre capacità di altri Paesi», ha affermato una fonte della Casa Bianca dopo che anche la Nato si è chiamata definitivamente fuori.

Kerry ieri ha usato toni ed espressioni da falco, parole dalle quali non si torna indietro. Presentando il famoso rapporto degli 007 americani (quattro misere paginette) che dovrebbe inchiodare Assad, Kerry ha sostenuto che «il governo siriano ha ucciso almeno 1429 civili, tra cui 426 bambini, con armi chimiche» e Assad è un «criminale» e un «assassino. Questo è l’indiscriminato, inconcepibile orrore delle armi chimiche. E’ ciò che Assad ha fatto al suo stesso popolo». Detto dal ministro degli esteri di un paese che ha fatto largo uso di armi chimiche nelle “sue” guerre (vedi il Vietnam) suona paradossale. Ma loro, si sa, sono i buoni.

Il fatto che le prove raccolte dall’intelligence americana non abbiano alcuna credibilità a causa delle bugie sparse a piene mani in passato, non crea alcun imbarazzo alla Casa Bianca. Giura Kerry che le informazioni raccolte sono solide, e gli Usa non hanno alcuna intenzione di «ripetere gli errori» commessi per l’Iraq, quando il suo predecessore Colin Powell espose di fronte al Consiglio di Sicurezza Onu “le prove” (false) che dimostravano il presunto possesso di armi di distruzioni di massa da parte di Saddam Hussein (anche lui definito «assassino e criminale»), poi mai trovate perché non esistevano. Né tantomeno sarà un’operazione stile Iraq o Afghanistan: «Non ci saranno truppe sul terreno e sarà un’azione limitata nel tempo» (per limitare il più possibile la perdita di vite umane americane). «Dopo 10 anni l’America è stanca della guerra. E anche io. Ma abbiamo le nostre responsabilità di fronte al mondo». Per questo spediscono nel Mediterraneo una sesta nave da guerra.

Gli ispettori dell’Onu, intanto, hanno ormai finito il loro lavoro sul campo e in queste ore stanno lasciando la Siria. Domani saranno all’Aja, ma per il risultato dei test ci vorrà del tempo, almeno due settimane (ha fatto sapere il segretario dell’Onu Ban-Ki-Moon) perché i campioni andranno analizzati nei laboratori e tutti sanno quanto sia complicato capire chi effettivamente abbia usato i gas. Ma l’america di Obama non è disposta ad aspettare, nemmeno se serve a scoprire la verità.

Nonostante la volontà americana di attaccare comunque, l’attività diplomatica non si ferma. Mosca insiste a dire che azioni fuori dalle decisioni Consiglio di sicurezza dell’Onu, «se si verificassero, attenterebbero gravemente al sistema basato sul ruolo centrale delle Nazioni Unite, dando un colpo serio all’ordine mondiale» e il vice ministro degli Esteri Ghennadi Gatilov ha ribadito che il governo russo rimane contrario «a qualsiasi risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che possa essere usata per un’azione di forza contro la Siria». La cancelliera Angela Merkel spinge perché la Russia cambi atteggiamento affinché all’Onu si arrivi a una posizione comune sulla Siria; così come il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, secondo la quale «anche se sembra più lento, più duro e a volte sembra non riuscire, la pressione diplomatica e politica è l’unica soluzione perseguibile». Anche perché, ha paventato, «da un conflitto drammatico e terribile corriamo il rischio di una deflagrazione addirittura mondiale», sottolineando i rischi di una reazione siriana, ma anche degli Hezbollah libanesi e persino della Russia, che ha importanti interessi nella regione.

 

La Siria: «Kerry bugiardo». Il ministro degli Esteri siriano ha respinto le accuse di uso di armi chimiche avanzate dal segretario di stato americano John Kerry. «Quelle che ha detto sono bugie», ha dichiarato, un «disperato tentativo» di giustificare una «potenziale aggressione». «Quelle che l’amministrazione americana ha definito prove irrefutabili – ha detto il ministro degli esteri siriani, Walid al Muallim, in un comunicato letto alla tv ufficiale – non sono niente di più di vecchie storie diffuse dai terroristi da più di una settimana, con tutto quello che queste comportano di menzogna, di macchinazione e di storie costruite». Il ministro si è detto «meravigliato» per il fatto che «una superpotenza inganni la propria opinione pubblica in questa maniera ingenua e appoggiandosi a prove inesistenti» e «si meraviglia anche che gli Stati Uniti basino le loro posizioni di guerra e di pace su quello che è diffuso dai social network e dai siti internet». Le cifre fornite oggi dal segretario di stato americano John Kerry sul numero di vittime dell’attacco chimico attribuito al governo siriano, secondo la nota ufficiale di Damasco sono «cifre fittizie fornite dai gruppi armati in Siria e dall’opposizione all’estero».

 

in data:31/08/2013 Liberazione

 

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ABOLIZIONE IMU, IL PRC: “E’ UN TRUCCO! CAMBIA SOLO NOME, SI AIUTA LA RENDITA E SI FA PAGARE GLI INQUILINI!”

Milano, 29 agosto 2013.

“Quando un governo non è un governo, ma l’accozzaglia di interessi inconfessabili nascono al suo interno dei mostri. Così si configura la cosiddetta “abolizione dell’ IMU” fatta in tutta fretta per consentire la sopravvivenza del governo Letta. Nei fatti l’ IMU non è stata abolita, cambia solo nome: si alleggerisce sui grandi patrimoni mentre si aggrava, attraverso la richiesta di contribuzione, su chi la casa non ce l’ha: gli inquilini! – è quanto riportato da una nota della Segreteria milanese del PRC – “la neonata Service Tax indica la rendita catastale come base imponibile e fissa, nel caso di abitazioni affittate, il “contributo prevalente” a carico del proprietario di questa componente, ma quasi sicuramente saranno a carico degli inquilini la maggior parte degli oneri relativi alla nuova tassa.

Dobbiamo certamente salvare i servizi sociali dei nostri Comuni, – conclude la nota del PRC – ma questo può avvenire solo se “chi ha di più dà di più”. Non si possono sottrarre dall’imposizione le prime case di benestanti, ricchi e super ricchi. Quanto sta avvenendo penalizza ancora una volta solo e unicamente i lavoratori e loro famiglie. I Comuni devono far sentire la loro voce e chiedere una vera equità fiscale”.

Tifiamo asteroide

Segnaliamo il libro di racconti contro il governo Letta, “Tifiamo asteroide”, a cura del compagno Vanetti di Pavia. A pag. 34 c’è anche un contributo di Salvatore Talia.

Il libro è scaricabile gratuitamente dal sito dei Wu Ming. Ha già avuto più di 70.000 download ed è stato menzionato da vari quotidiani nazionali. L’indirizzo è questo:

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=13891

(Contributo Salvatore Talia)

Harmonices Mundi

Dai banchi del governo, il Presidente del Consiglio leggeva il discorso di presentazione della finanziaria 2014.

L’emiciclo di Montecitorio era completamente vuoto.

Il nuovo regolamento della Camera, approvato all’unanimità pochi mesi prima, prevedeva solo riunioni in videoconferenza. Gli onorevoli seguivano e votavano da casa, via Intranet, attraverso una rete locale controllata dal Ministero dell’Interno, con notevole risparmio per l’erario.

Il centro di Roma era deserto, recintato: “zona rossa” presidiata dalle autoblindo dell’esercito e da pattuglie mobili dei corpi di polizia. Gli abitanti erano stati invitati a non uscire di casa. Comunque quasi tutti erano già sfollati nelle seconde case in località di villeggiatura, perché non si sa mai.

Dal cielo, per ora, solo il rombo degli elicotteri. In lontananza, dalla periferia della città, si udivano provenire paurosi boati e colonne di fumo nero si levavano all’orizzonte. Stava accadendo qualcosa laggiù. Difficile sapere cosa, perché le telecomunicazioni erano state temporaneamente oscurate e Internet funzionava poco e male, evidentemente per intervento della polizia postale e dei servizi. Ma eravamo riusciti ad intercettare la linea Intranet del ministero, e dalla nostra base potevamo seguire la seduta del parlamento; ammesso che la si potesse ancora chiamare così.

I passaggi principali del discorso di Letta erano commentati da tonanti applausi preregistrati. Licenziamento di metà dei dipendenti pubblici (applausi). Chiusura di un terzo delle scuole e di un terzo degli ospedali (applausi). Abolizione dello statuto dei lavoratori (applausi). Nuova legge molto più restrittiva sullo sciopero, sui sindacati, sulla stampa (applausi), innalzamento a 80 anni dell’età pensionabile (applausi), e ancora tagli, tagli, tagli… Aumento dei finanziamenti alle scuole private. Applausi. Aumento delle spese militari. Applausi.

Arrivato al passaggio sulla chiusura dei Conservatori, Letta si interruppe. C’era un sostantivo tedesco, Sphärenmusik. Cosa diavolo voleva dire? Certo, il testo del discorso era arrivato solo un’ora prima da Francoforte, e la segreteria aveva dovuto farlo tradurre in fretta e furia. Ma caspita, pensò il Presidente del consiglio, questo significa lavorare col culo. Anche lì bisognerà licenziare…

Letta non riuscì a completare il pensiero, interrotto da un fatto improvviso e incomprensibile. Gli altoparlanti della Camera, al posto degli applausi finti, avevano iniziato a diffondere il Capriccio n. 24 in la minore per violino solo, di Niccolò Paganini.

Che stava succedendo? Mentre Letta e gli altri componenti il governo si guardavano intorno, disorientati, la musica fu sovrastata da un sibilo acutissimo, che si faceva sempre più forte.

Dopo il boato assordante, con le orecchie che fischiavano, sentivamo ancora quella musica.

Dove fino a un istante prima si trovava Enrico Letta, capo del governo di larghe intese, si apriva una spaventosa voragine. Dall’enorme cratere si levavano nubi di fumo nero.

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Cena solidale "Mediterraneo d'autunno"

Caro amico, cara amica solidale con il popolo negato,

prima della partenza della delegazione che andrà in

Sud Kurdistan (Nord Iraq), abbiamo deciso di organizzare

una CENA SOLIDALE, intitolata “Mediterraneo d’autunno”,

per sostenere il progetto “Hevi U Jiyan – La Speranza e la vita”,

per la costruzione di un ospedale nel Campo profughi di Mahmura.

La cena si terrà presso la RISTORAZIONE SOCIALE in Alessandria,

viale Milite Ignoto, la sera di SABATO 21 SETTEMBRE.

Ricco menù e prezzo contenuto, più video (vedi la locandina allegata.)

Se partecipi, darai un contributo per realizzare un piccolo ospedale,

in quei luoghi, di cui c’è un gran bisogno.

Ricordo che due importanti strutture sanitarie dell’Emilia hanno inviato,

con il nostro aiuto e quello di UIKI, ben 60 mila euro in attrezzature e

materiali sanitari arrivati a Mahmura il 15 agosto.

p. l’associazione Verso il Kurdistan

Antonio Olivieri

cenaKurda2013

 

 

 

 

 

 

 

Cena solidale “Mediterraneo d’autunno”

Caro amico, cara amica solidale con il popolo negato,

prima della partenza della delegazione che andrà in

Sud Kurdistan (Nord Iraq), abbiamo deciso di organizzare

una CENA SOLIDALE, intitolata “Mediterraneo d’autunno”,

per sostenere il progetto “Hevi U Jiyan – La Speranza e la vita”,

per la costruzione di un ospedale nel Campo profughi di Mahmura.

La cena si terrà presso la RISTORAZIONE SOCIALE in Alessandria,

viale Milite Ignoto, la sera di SABATO 21 SETTEMBRE.

Ricco menù e prezzo contenuto, più video (vedi la locandina allegata.)

Se partecipi, darai un contributo per realizzare un piccolo ospedale,

in quei luoghi, di cui c’è un gran bisogno.

Ricordo che due importanti strutture sanitarie dell’Emilia hanno inviato,

con il nostro aiuto e quello di UIKI, ben 60 mila euro in attrezzature e

materiali sanitari arrivati a Mahmura il 15 agosto.

p. l’associazione Verso il Kurdistan

Antonio Olivieri

cenaKurda2013

 

 

 

 

 

 

 

Vogliamo anche noi l’alternativa

Ci è sembrato più corretto pubblicare per intero il comunicato stampa che abbiamo inviato alla PP per rendere più chiara la nostra posizione in merito all’iniziativa del partito democratico di creare una coalizione più ampia per le prossime elezioni amministrative.

 

Vogliamo anche noi l’alternativa.

 

Leggiamo con stupore l’articolo pubblicato sulla vostra testata sabato 24 agosto sull’iniziativa del maggior partito d’opposizione in città, in cui si tenta di dar vita ad una coalizione la più ampia possibile per battere Cattaneo alle prossime elezioni amministrativi. Ci sorprendiamo perché non condividere la visione del Partito Democratico riguardo alla cementificazione di Pavia -basti pensare al loro parere favorevole sull’aumento dell’indice di edificabilità per le aree dismesse alla commissione urbanistica che è un esempio evidente- non è un tirarsi fuori. Voler ripubblicizzare l’ASM e riportare in comune tutti i servizi esternalizzati, non vuol dire favorire Cattaneo. Noi siamo stati tra i maggiori promotori di “Pavia che Resiste” che poi si è trasformata in “Pavia Progetto Comune” per cercare di creare un’alternativa basata sul rifiuto di tutte le scelte che hanno danneggiato e continuano a danneggiare Pavia e aperta a tutti coloro che ne condividono l’impostazione. Questo non si può etichettare come “Tirarsi Fuori” e Chiusi al Dialogo!! Ma visti i presupposti e le decisioni assunte dai gruppi dirigenti di altri partiti di centrosinistra (si badi bene, non centro-sinistra) e da un’auto nominatasi società civile che tende a fare da scendiletto al PD, partito che si è posto in prima linea nello sfacelo della città e del paese intero, la scelta fatta alcuni mesi fa dal partito della rifondazione comunista, si è rivelata assolutamente lungimirante. Noi non ci tiriamo fuori e non vogliamo per nulla favorire Cattaneo e i suoi alleati verdeggianti ma neanche dare l’appoggio incondizionato al PDmenoL. Siamo fermamente convinti che all’interno della compagine di centrosinistra ci siano persone e forze politiche con cui è e sarà possibile dialogare e a questi che ci rivolgiamo. Siamo sicuramente persuasi che, anche a Pavia un modello “candidabile” e con chance di vittoria sul “modello Borgarello” è decisamente possibile.

 

Alaa Nasser

 

Segretario cittadino del Partito della Rifondazione Comunista di Pavia

Arriva la Tares. Rischio chiusura per panetterie, pizzerie e pasticcerie

Secondo Confartigianato con l’arrivo della Tares per alcune imprese c’è un forte rischio salasso: è il caso delle attività artigiane di pizza al taglio operanti in piccoli Comuni che attualmente applicano la Tarsu e che, con l’introduzione della Tares, subirebbero rincari del 301,1%. Non si salverebbero neanche i laboratori artigiani di pasticceria che pagherebbero il 181,7% in più. Aumenti significativi anche per i piccoli produttori di pane e pasta che nel passaggio da Tarsu a Tares sarebbero costretti a sborsare il 93,6% in più.

E’ ora di dire basta ai morti sotto i palchi!

[youtube]http://youtu.be/SkHKe99hU1w[/youtube]

Per firmare la petizione clicca sul link:

https://www.change.org/it/petizioni/sicurezza-per-gli-operai-degli-spettacoli-live-mai-pi%C3%B9-morti-sotto-i-palchi#

A:

Enrico Giovannini, Ministero del Lavoro

Enrico Letta, Presidenza del consiglio

Laura Boldrini, Presidenza della Camera

Pietro Grasso, Presidenza del Senato

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica

Ministero del Lavoro, Ufficio stampa

Mai più morti sotto i palchi!

SICUREZZA PER GLI OPERAI DEGLI SPETTACOLI LIVE

 

A seguito degli incidenti avvenuti negli ultimi 18 mesi nel settore degli spettacoli live il problema della sicurezza sul lavoro è diventato imprescindibile.

Paola Armellini, madre di Matteo, rigger morto il 5 marzo 2012 a Reggio Calabria, chiede alla Presidenza del Consiglio, ai Presidenti di Camera e Senato e al Ministro del Lavoro, di intervenire affinché siano finalmente emanate leggi adeguate a tutela degli operai costretti a svolgere il loro lavoro in condizioni di scarsa sicurezza o, addirittura, in assenza completa di idonee misure preventive.

 

“Dopo un anno e mezzo dalla morte di mio figlio, durante il montaggio del mega palco per il concerto di Laura Pausini, niente è cambiato. Lo dimostra l’ennesima recente tragedia: solo un mese fa Khaled Farouk Abdel Hamid ha perso la vita durante lo smontaggio del concerto dei Kiss, così come era accaduto a Francesco Pinna durante i lavori d’allestimento del palco di Jovanotti, tre mesi prima della morte di Matteo.”

Rigger, scaffolder, facchini, sono tutti “lavoratori invisibili”!

Operai specializzati adibiti a costruire e gestire le strutture per i grandi eventi live, come i concerti con turni di lavoro illimitati, esasperati dalla necessità di rispettare le consegne programmate, e con personale insufficiente. Condizioni rese ancor più “ad alto rischio” dalla mancanza di revisione dei materiali assemblati e da un’ organizzazione dei cantieri basata più sulla consuetudine che sulle regole e sulle leggi; una prassi che non rispetta la gerarchia formale e sostanziale dei ruoli operativi .

 

Quello dei concerti è un business milionario, l’unico nel mercato della musica in grado di assicurare, ancora oggi, i massicci guadagni di una volta. Una “spettacolarità” ottenuta grazie a strutture che possono superare i 50 metri d’altezza e le 70 tonnellate di peso. È un “gigantismo” che, in mancanza delle necessarie attenzioni progettuali e di una adeguata organizzazione dei cantieri, garantisce certo agli organizzatori un grande risparmio, ma a spese della sicurezza dei lavoratori!

 

E’ ora di dire basta ai morti sotto i palchi!

 

Chiediamo che le norme sulla sicurezza del lavoro e le norme sulle costruzioni attualmente in vigore (D.lgs. 81/08 e DM Infrastrutture 14/01/2008), siano integrate con le seguenti proposte:

 

• Normativa contrattuale specifica per i Lavoratori dello Spettacolo Live, che tenga conto delle diverse mansioni e riconosca il lavoro ad alto rischio;

• Istituzione di un ufficio tecnico nazionale che esamini preventivamente i progetti strutturali e i progetti della sicurezza dei cantieri per gli spettacoli live;

• Sospensione immediata e sequestro delle attrezzature per gli spettacoli organizzati in mancanza dell’autorizzazione dell’ufficio tecnico di cui al punto precedente;

• Copertura assicurativa a carico del committente o datore di lavoro;

• Verifica dell’idoneità delle location che accolgono le strutture da montare;

• Programmazione degli eventi stabilita in base a turni e giornata lavorativa adeguati;

• Obbligo di registrazione dei nominativi dei lavoratori presenti;

• Reperibilità h 24 degli organi competenti preposti (Asl, Ispettorato del lavoro);

• Regolamentazione del sistema di scatole cinesi (appalti e sub-appalti) che lega società di produzione, promoter, service e cooperative nella gestione di tour e spettacoli live;

 

Le morti sul lavoro sono una piaga sociale che non risparmia alcun settore e che ci riguarda tutti!

E’ probabile che queste proposte non siano sufficienti ad evitare in futuro tragedie come quella di Matteo, Khaled o Francesco. Ma una maggiore attenzione da parte delle istituzioni costituirebbe almeno un primo segnale positivo a tutela di giovani “dimenticati”, e un passo concreto affinché questi operai non rimangano “fantasmi del palcoscenico”.

 

Cordiali saluti,

E' ora di dire basta ai morti sotto i palchi!

[youtube]http://youtu.be/SkHKe99hU1w[/youtube]

Per firmare la petizione clicca sul link:

https://www.change.org/it/petizioni/sicurezza-per-gli-operai-degli-spettacoli-live-mai-pi%C3%B9-morti-sotto-i-palchi#

A:

Enrico Giovannini, Ministero del Lavoro

Enrico Letta, Presidenza del consiglio

Laura Boldrini, Presidenza della Camera

Pietro Grasso, Presidenza del Senato

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica

Ministero del Lavoro, Ufficio stampa

Mai più morti sotto i palchi!

SICUREZZA PER GLI OPERAI DEGLI SPETTACOLI LIVE

 

A seguito degli incidenti avvenuti negli ultimi 18 mesi nel settore degli spettacoli live il problema della sicurezza sul lavoro è diventato imprescindibile.

Paola Armellini, madre di Matteo, rigger morto il 5 marzo 2012 a Reggio Calabria, chiede alla Presidenza del Consiglio, ai Presidenti di Camera e Senato e al Ministro del Lavoro, di intervenire affinché siano finalmente emanate leggi adeguate a tutela degli operai costretti a svolgere il loro lavoro in condizioni di scarsa sicurezza o, addirittura, in assenza completa di idonee misure preventive.

 

“Dopo un anno e mezzo dalla morte di mio figlio, durante il montaggio del mega palco per il concerto di Laura Pausini, niente è cambiato. Lo dimostra l’ennesima recente tragedia: solo un mese fa Khaled Farouk Abdel Hamid ha perso la vita durante lo smontaggio del concerto dei Kiss, così come era accaduto a Francesco Pinna durante i lavori d’allestimento del palco di Jovanotti, tre mesi prima della morte di Matteo.”

Rigger, scaffolder, facchini, sono tutti “lavoratori invisibili”!

Operai specializzati adibiti a costruire e gestire le strutture per i grandi eventi live, come i concerti con turni di lavoro illimitati, esasperati dalla necessità di rispettare le consegne programmate, e con personale insufficiente. Condizioni rese ancor più “ad alto rischio” dalla mancanza di revisione dei materiali assemblati e da un’ organizzazione dei cantieri basata più sulla consuetudine che sulle regole e sulle leggi; una prassi che non rispetta la gerarchia formale e sostanziale dei ruoli operativi .

 

Quello dei concerti è un business milionario, l’unico nel mercato della musica in grado di assicurare, ancora oggi, i massicci guadagni di una volta. Una “spettacolarità” ottenuta grazie a strutture che possono superare i 50 metri d’altezza e le 70 tonnellate di peso. È un “gigantismo” che, in mancanza delle necessarie attenzioni progettuali e di una adeguata organizzazione dei cantieri, garantisce certo agli organizzatori un grande risparmio, ma a spese della sicurezza dei lavoratori!

 

E’ ora di dire basta ai morti sotto i palchi!

 

Chiediamo che le norme sulla sicurezza del lavoro e le norme sulle costruzioni attualmente in vigore (D.lgs. 81/08 e DM Infrastrutture 14/01/2008), siano integrate con le seguenti proposte:

 

• Normativa contrattuale specifica per i Lavoratori dello Spettacolo Live, che tenga conto delle diverse mansioni e riconosca il lavoro ad alto rischio;

• Istituzione di un ufficio tecnico nazionale che esamini preventivamente i progetti strutturali e i progetti della sicurezza dei cantieri per gli spettacoli live;

• Sospensione immediata e sequestro delle attrezzature per gli spettacoli organizzati in mancanza dell’autorizzazione dell’ufficio tecnico di cui al punto precedente;

• Copertura assicurativa a carico del committente o datore di lavoro;

• Verifica dell’idoneità delle location che accolgono le strutture da montare;

• Programmazione degli eventi stabilita in base a turni e giornata lavorativa adeguati;

• Obbligo di registrazione dei nominativi dei lavoratori presenti;

• Reperibilità h 24 degli organi competenti preposti (Asl, Ispettorato del lavoro);

• Regolamentazione del sistema di scatole cinesi (appalti e sub-appalti) che lega società di produzione, promoter, service e cooperative nella gestione di tour e spettacoli live;

 

Le morti sul lavoro sono una piaga sociale che non risparmia alcun settore e che ci riguarda tutti!

E’ probabile che queste proposte non siano sufficienti ad evitare in futuro tragedie come quella di Matteo, Khaled o Francesco. Ma una maggiore attenzione da parte delle istituzioni costituirebbe almeno un primo segnale positivo a tutela di giovani “dimenticati”, e un passo concreto affinché questi operai non rimangano “fantasmi del palcoscenico”.

 

Cordiali saluti,