Mese: luglio 2014

Eleonora Forenza (Altra Europa) da domani in Palestina con gruppo di parlamentari per la pace

Pubblicato il 31 lug 2014

Eleonora Forenza, capo delegazione al Parlamento Europeo de L’Altra Europa con Tsipras, parteciperà da domani, 1 agosto, alla delegazione con altri parlamentari  italiani in Palestina, con Luisa Morgantini, già vice presidente del Parlamento Europeo, e dichiara:

“Domani partiremo come gruppo di parlamentari per la pace. Come eurodeputata ritengo inaccettabile il silenzio complice della UE e del governo italiano sulla violazione dei diritti umani e a danno della popolazione palestinese nella striscia di Gaza e in Cisgiordania. Ho sottoscritto, insieme ad altri eurodeputati, una lettera al Presidente Schultz per richiedere un urgente pronunciamento del Parlamento Europeo volto a fermare questo vergognoso massacro. Bisogna fermare le bombe su Gaza, bisogna fermare l’occupazione israeliana”.

Giorgio Gaslini ci ha lasciato

Giorgio Gaslini ci ha lasciato. Ho provato molta tristezza quando l’ho appreso ieri pomeriggio.

Ho avuto la fortuna di ascoltarlo diverse volte in concerto, fin da ragazzo. Possiedo alcuni suoi dischi in vinile.

Sono un semplice ascoltatore, fruitore, diciamo pure utente, della buona musica e, per me, Gaslini è stato un’icona del jazz italiano e internazionale, un artista a tutto campo.

Ne ero ammirato: oltre che per le sue straordinarie doti musicali anche perché era una persona colta. Che avesse una cultura immensa traspariva –senza spocchia, con naturalezza- dai suoi dialoghi, dalle sue conversazioni durante i concerti. Ed era anche una persona naturalmente signorile ed elegante. Emanava fascino.

Mi piace ricordarlo come “intellettuale organico”, in senso gramsciano o, come avremmo detto un po’ di anni fa, “al servizio delle masse popolari”. Perché Gaslini era un compagno che si è sempre schierato, che è stato partigiano, che ha portato la sua arte nei luoghi dei conflitti degli anni settanta: nelle scuole e nelle fabbriche occupate (memorabili i suoi concerti alla Statale) ed anche negli ospedali psichiatrici liberati, a fianco del movimento degli studenti, della classe operaia, dei popoli oppressi.

Proprio in questo frangente drammatico il popolo palestinese perde un amico e un sostenitore. Si aggiunge tristezza al dolore.

Giorgio Gaslini apparteneva –come tanti artisti milanesi- all’area del Movimento Studentesco, poi Movimento Lavoratori per il Socialismo. Mi piace ricordare anche quando si candidò (con Gaetano Liguori, altro grande compagno musicista militante) nelle liste del PdUP per il Comunismo: fu per noi motivo di grande orgoglio avere una candidatura così prestigiosa.

Caro Giorgio,

sei stato musicista, compositore, direttore d’orchestra, con un valore aggiunto: eri un compagno! Perciò ti saluto a pugno chiuso!

Vladimiro

30/07/2014

Perché vi invio un saluto al compagno Gaslini e le riflessioni condivise (più sotto) della compagna Luciana? Perché emotivamente si sommano e politicamente si tengono pure.

Un caro saluto a tutte/i.

Addio a Giorgio Gaslini

29 luglio 2014

 

Il musicista Giorgio Gaslini è morto all’ospedale di Borgotaro (Parma), dove era ricoverato da circa un mese dopo una caduta. Era nato a Milano il 22 ottobre 1929.
Nella sua lunga carriera ha tenuto circa quattromila concerti in tutto il mondo e all’impegno nel jazz ha affiancato anche la musica classica, con una copiosa discografia. 

Pianista, compositore, direttore d’orchestra

Pianista, compositore, direttore d’orchestra milanese, musicista jazz di fama internazionale, ha al suo attivo più di tremila concerti e cento dischi, per i quali ha vinto dieci volte il Premio della Critica.

Attivo anche nella musicacontemporanea, dopo aver conseguito sei diplomi al conservatorio di Milano, ha composto lavori sinfonici, opere e balletti per il Teatro alla Scala e per i maggiori teatri italiani. Le sue opere sono stampate da Universal Edition di Vienna e da Suvini & Zerboni di Milano.

Iniziatore di correnti musicali e portatore della musica ai giovani in scuole, università, fabbriche, ospedali psichiatrici ha tenuto concerti e partecipato a festival in oltre 60 nazioni.

E’ stato titolare dei primi corsi di jazz nei Conservatori S. Cecilia di Roma (1972-73) e G. Verdi di Milano (1979-80), facendo conoscere una nuova generazione di talenti musicali e aprendo la strada all’ingresso ufficiale del jazz come materia di studio in tutti i conservatori italiani.

Ha collaborato per le musiche di scena con i più prestigiosi registi di teatro e per la televisione.

Per il cinema ha composto numerose colonne sonore: celebri le sue musiche per il film  “La Notte” di MICHELANGELO ANTONIONI, premiate con il NASTRO D’ARGENTO. Ha collaborato inoltre con registi quali CARLO LIZZANI, MIKLOS JANCSO e DARIO ARGENTO.

E’ autore dei libriMusica Totale (Feltrinelli), Tecnica e arte del Jazz (Ricordi), Il tempo del musicista totale (Baldini e Castoldi).

Successo europeo hanno ottenuto nel ’91-’95 le suites “Pierrot Solaire” e “Skies of Europe” con l’Italian Instabile Orchestra.
Nel ‘ 96 ha composto per il Teatro Romano di Verona “Mister O”, prima opera Jazz italiana.
Dal ’97 la Soul Note sta pubblicando su CD la sua opera omnia. Nello stesso anno, con la sua donazione al Comune di Lecco di migliaia di dischi, libri, partiture originali, ha creato presso Villa Gomes il Fondo Musicale Gaslini inaugurato nel 2001, a disposizione di giovani musicisti e studiosi.

Nel 2002 il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli ha conferito il premio alla carriera: diploma e medaglia d’oro, riconoscimento riservato ai benemeriti della cultura e dell’arte.

Nell’estate 2003 ha avuto grande successo con il progetto“U (Ulisse)” realizzato nel sito archeologico di Carsulae (Terni) con il suo quintetto, il trio del jazzista americano Uri Caine, il testo e l’interpretazione di Marco Paolini e la scenografia di Arnaldo Pomodoro.

Nel 2006 l ‘etichetta olandese Mirasound ha pubblicato il CD della sua “Sinfonia delle Valli” per due orchestre e coro (150 esecutori) diretta da Lorenzo della Fonte. La Velut Luna ha realizzato il cofanetto di 5 CD con il suo “Song Book”, 100 canzoni con testi dell’autore. È in preparazione il cofanetto con il suo “Lieder Book“, 30 lieder con testi dell’autore.

Nel 2008/09 ha interpretato il concerto filmico “a Michelangelo Antonioni, Fonte Funda Suite – La Notte” al teatro Dal Verme, all’Auditorium del grattacielo Pirelli di Milano e al Festival di Ravenna, seguito dal CD Soul Note e dal DVD di F. Leprino.

Nello stesso periodo il FESTIVAL INTERNAZIONALE Mi-To al Teatro Manzoni di Milano gli ha dedicato il concerto “GIORGIO GASLINI, COMPOSITORE E PIANISTA” con le sue prime esecuzioni di “Ritual”, “Interludio” (Piano Improvisations) e “Peintres au Cafè- Sonnant” affiancato dal duo pianistico di Paola Biondi e Debora Brunialti con il percussionista Maurizio Ben Omar e il video da concerto di Francesco Leprino.

Nel 2009 è uscito per Silvana Editoriale il libro “Giorgio Gaslini lo sciamano del Jazz” di Lucrezia De Domizio Durini e il DVD con la presentazione dello stesso nell’ambito di PARMA FRONTIERE con la I esecuzione della composizione di Gaslini “Il Bosco di Beyus”.
Inoltre è in uscita il libro-intervista a Giorgio Gaslini a cura di Davide Ielmini.

Il 29 marzo 2009 al teatro Filodrammatici di Milano gli è stato assegnato il prestigioso premioMILANO PER LA MUSICA”.

Il 24 giugno 2010 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro dal Sindaco di Milano, Letizia Moratti:
“Grande artista milanese. Compositore, Direttore d’orchestra, pianista oltre che intellettuale autentico. Da oltre sessant’anni traduce la sua creatività in suoni, versi e parole.
Protagonista assoluto nella storia della musica italiana, ha contribuito all’affermazione del jazz, ha posto le fondamenta della musica totale europea.
Dopo aver conseguito sei diplomi al Conservatorio di Milano, ha composto lavori sinfonici, opere e balletti rappresentati al Teatro alla Scala e nei più importanti teatri italiani e internazionali.”

www.giorgiogaslini.it

La disfatta morale di Israele ci perseguiterà per anni. Abbiamo superato I 1.000 morti palestinesi. Quanti altri ancora?

L’ articolo di una giornalista israeliana
Perché non si tratta di ” razza” né di religione ma di
oppressione/oppresso invasore/invaso !
Ecco: finché esisteranno persone come Amira Hass…c’é speranza.
” In spe contra spem ”
Anita Sonego
Capogruppo Sinistra per Pisapia – Federazione della Sinistra Presidente
Commissione Pari Opportunità Vice Presidente Commissione Cultura tel.
0288450275 – 3665654332


di Amira Hass,

Haaretz 28 luglio 2014

Se la vittoria si misura in base al numero dei morti, allora Israele e il suo esercito sono dei grandi vincitori. Da sabato, quando ho scritto queste parole, a domenica, quando voi le leggete, il numero [dei morti palestinesi] non sarà più di 1.000 (di cui il 70-80% civili), ma anche di più.[sono 1200 ndt]

Quanti altri ancora? Dieci corpi, diciotto? Altre tre donne incinte? Cinque bambini uccisi, con gli occhi semichiusi, le bocche aperte, i loro piccoli denti sporgenti, le loro magliette coperti di sangue e tutti trasportati su una sola barella? Se vittoria vuol dire causare al nemico una pila di bambini massacrati su una sola barella, perché non ce ne sono abbastanza, allora avete vinto, capo di stato maggiore Benny Gantz e ministro della Difesa Moshe Ya’alon, voi e la nazione che vi ammira.

E il trofeo va anche alla Nazione delle Start Up, questa volta alla start up premiata per sapere e riferire il meno possibile al maggior numero possibile di mezzi di comunicazione e siti web internazionali. “Buon giorno, è stata una notte tranquilla” ha annunciato plaudente il conduttore della radio militare giovedì mattina. Il giorno precedente il felice annuncio, l’esercito israeliano ha ucciso 80 palestinesi, 64 dei quali civili, compresi 15 bambini e 5 donne. Almeno 30 di loro sono stati uccisi durante quella stessa notte tranquilla da una devastante cannoneggiamento, bombardamento e fuoco di artiglieria israeliana, e senza contare il numero di feriti o di case distrutte.

Se la vittoria si misura con il numero di famiglie distrutte in due settimane – genitori e bambini, un genitore e qualche bambino, una nonna e alcune nuore, nipoti e figli, fratelli e i loro bambini, in tutte le variabili che si possono scegliere – allora noi siamo i vincitori. Ecco qui i nomi a memoria: Al-Najjar, Karaw’a, Abu-Jam’e, Ghannem, Qannan, Hamad, A-Salim, Al Astal, Al Hallaq, Sheikh Khalil, Al Kilani. In queste famiglie, i pochi membri sopravvissuti ai bombardamenti israeliani nelle scorse due settimane invidiano la loro morte.

E non bisogna dimenticare la corona di alloro per i nostri esperti giuridici, quelli senza i quali l’esercito israeliano non fa una mossa. Grazie a loro, far saltare in aria una casa intera – sia vuota o piena di gente – è facilmente giustificato se Israele identifica uno dei membri della famiglia come obiettivi legittimi ( che si tratti di un importante dirigente o semplice membro di Hamas, militare o politico, fratello o ospite della famiglia).

“Se questo è ammesso dalle leggi internazionali” mi ha detto un diplomatico occidentale, scioccato dalla posizione a favore di Israele del suo stesso Stato, “vuol dire che qualcosa puzza nelle leggi internazionali.”

E un altro mazzo di fiori per i nostri consulenti, i laureati delle nostre esclusive scuole di diritto in Israele e negli Stati Uniti, e forse anche in Inghilterra: sono certo loro che suggeriscono all’esercito israeliano perché è consentito sparare alle squadre di soccorso palestinesi e impedirgli di raggiungere i feriti. Sette membri delle equipe mediche che stavano cercando di soccorrere i feriti sono stati uccisi da colpi sparati dall’esercito israeliano in due settimane, gli ultimi due solo lo scorso venerdì. Altri sedici sono stati feriti. E questo non include i casi nei quali il fuoco dell’esercito israeliano ha impedito alle squadre di soccorso di arrivare sulla scena del disastro.

Ripeterete sicuramente quello che sostiene l’esercito: ”Le ambulanze nascondevano dei terroristi” – poiché i palestinesi non vogliono veramente salvare i loro feriti, non vogliono veramente evitare che muoiano dissanguati sotto le macerie, non è questo che pensate? Forse che i nostri acclamati servizi di sicurezza, che in tutti questi anni non hanno saputo scoprire la rete di tunnel, sa in tempo reale che in ogni ambulanza colpita direttamente dal fuoco dell’esercito, o il cui cammino per salvare persone ferite è stato bloccato, ci sono davvero palestinesi armati? E perché è ammissibile salvare un soldato ferito al prezzo del bombardamento di un intero quartiere, ma non è consentito salvare un anziano palestinese sepolto sotto le macerie? E perché è proibito salvare un uomo armato, o meglio un combattente palestinese, ferito mentre respingeva un esercito straniero che ha invaso il suo quartiere?

Se la vittoria si misura con il successo nel provocare trauma permanenti a un milioneottocentomila persone (e non per la prima volta) che si aspettano in ogni momento di essere giustiziati – allora la vittoria è vostra.

Queste vittorie si aggiungono alla nostra implosione morale, la sconfitta etica di una società che ora si impegna a non fare un’auto-analisi, che si bea nell’autocommiserazione a proposito di ritardi nei voli aerei e che si fregia dell’arroganza di chi è di è libero da pregiudizi. È una società che ovviamente è in lutto per i propri oltre 40 soldati uccisi, ma allo stesso tempo indurisce il proprio cuore e la propria mente di fronte a tutte le sofferenze e al coraggio morale ed eroismo del popolo che stiamo attaccando. Una società che non capisce quale sia il limite oltre il quale l’equilibrio delle forze gli si ritorcerà contro.

“In tutte le sofferenze e la morte “ ha scritto un mio amico da Gaza “ ci sono tante manifestazioni di tenerezza e di gentilezza. Le persone si prendono cura le une delle altre, si confortano a vicenda. Soprattutto i bambini, che cercano il modo migliore per aiutare i loro genitori. Ho visto tanti bambini di meno di 11 anni che abbracciano e consolano i loro fratellini più piccoli, cercando di distrarli dall’orrore. Così giovani e già si prendono in carico qualcun altro. Non ho incontrato un solo bambino che non abbia perso qualcuno – un genitore, una nonna, un amico, una zia o un vicino. E penso: se Hamas è nato dalla generazione della prima Intifada, quando i giovani che tiravano pietre sono stati presi a fucilate, cosa nascerà dalla generazione che ha sperimentato i ripetuti massacri degli ultimi sette anni?”

La nostra sconfitta morale ci perseguiterà per molti anni in futuro.

Traduzione di Amedeo Rossi

Lettera aperta che Noa, la cantante israeliana, ha pubblicato sul suo blog.

“Ho voglia di prendere la testa tra le mani e scomparire, sulla Luna, se possibile quando leggo i sermoni dei rabbini Ginsburg e Lior, che parlano della morte romantica e dell’omicidio nel nome di Dio. O quando leggo le incredibili parole di razzismo scritte da alcuni miei connazionali, le urla di gioia quando i bambini palestinesi vengono uccisi, il disprezzo per la vita umana.
Il fatto che abbiamo la stessa fede religiosa e lo stesso passaporto per me non vuol dire nulla. Io non ho niente a che fare con certa gente”

Questo uno stralcio della lettera aperta che Noa, la cantante israeliana, ha pubblicato sul suo blog, lettera che richiama le sue posizioni in merito alla situazione palestinese e che le è costato un feroce ostracismo in Israele e non solo. Notizia di queste ore è la cancellazione del concerto che l’artista avrebbe dovuto tenere a Milano al teatro Manzoni il prossimo 27 ottobre, organizzato dall’associazione Adei-Wizo-Donne Ebree d’Italia.
La motivazione risiederebbe nelle posizioni estrememente critiche di Noa nei confronti del governo Israeliano.
(FDP)

http://www.suoniestrumenti.it/notizie/dettaglio/noa_cancellato_il_concerto_a_milano_per_le_sue_posizioni_contro_la_guerra_i

Presidio di artisti, scrittori e musicisti pro Palestina a Milano

Di fronte alla tragedia di Gaza il silenzio è mortale.
Non rassegniamoci all’impotenza, portiamo in piazza la nostra presenza, i nostri pensieri, le nostre parole, la nostra musica per fermare le bombe.
Manteniamo alta e permanente la nostra mobilitazione fino al pieno riconoscimento dei diritti del popolo palestinese.
L’unica pace possibile si basa sulla fine dell’occupazione, sulla pari dignità, sulla giustizia, sull’uguaglianza.
Invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio e artisti, scrittori, musicisti ad aderire all’appello e a portare la propria testimonianza.
MERCOLEDI’ 30 LUGLIO ORE 18.00
Piazzetta Reale / P.zza Duomo
Inoltre
ADERIAMO ALLA
CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI PER PORTARE MEDICINALI A GAZA
La situazione umanitaria a Gaza è al limite della catastrofe. Le strutture sanitarie sono state distrutte e le poche operative sono al collasso. I feriti non possono essere curati per mancanza di elettricità, acqua, medicinali.
Aderiamo all’appello lanciato dalle organizzazioni non governative italiane operanti in Palestina per una raccolta fondi per far arrivare medicinali a Gaza
I medicinali saranno acquistati in Cisgiordania e inviati a Gaza in collaborazione con il Consolato Italiano a Gerusalemme.
PER VERSAMENTI
BANCA POPOLARE DI MILANO – AG. 21
CC 46831 INTESTATO A “MEDICINALI PER GAZA”
Organizzano: Acli Milano – Arci Milano – Camera del Lavoro di Milano – Cisl Milano – Comunità Palestinese Lombardia – Emergency Milano – Fiom Milano – Prc Milano – Sel Milano – Coordinamento Comitati “L’Altra Europa con Tsipras” – Salaam i Ragazzi dell’Olivo –
per informazioni e adesioni all’appello: circoli.mi@arci.it

Venezuela, Maduro acclamato presidente del Psuv

Nico­las Maduro è stato eletto pre­si­dente del Par­tito socia­li­sta unito del Vene­zuela (Psuv), al suo III con­gresso fino a gio­vedì. Oltre alla guida del paese, il capo di stato vene­zue­lano prende così anche quella del par­tito, fon­dato nel 2008 da Hugo Cha­vez e da lui diretto. Un voto «per accla­ma­zione» che verrà for­ma­liz­zato a fine con­gresso, il primo dopo la morte di Cha­vez (il 5 marzo del 2013). Da allora, è comin­ciato per Maduro un per­corso tutto in salita: fin dalla notte del 14, quando è risul­tato vin­ci­tore con uno scarso mar­gine di voti sul suo avver­sa­rio Hen­ri­que Capri­les, lea­der della coa­li­zione Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud). Capri­les ha subito chia­mato le destre alla rivolta, accu­sando Maduro di frode e pre­ten­dendo la riconta dei voti. Le vio­lenze post-elettorali hanno tolto la vita a 11 cha­vi­sti, e inne­scato un lungo periodo di crisi.

Gli orga­ni­smi inter­na­zio­nali e le isti­tu­zioni giu­ri­di­che vene­zue­lane hanno poi con­fer­mato la lega­lità del voto. E gli elet­tori hanno ridato un’ampia mag­gio­ranza al governo Maduro durante le comu­nali del dicem­bre scorso. Rin­fran­cato dalle urne e dal soste­gno di piazza, l’ex auti­sta del metro ha così inau­gu­rato il «governo di strada», chia­mando i set­tori popo­lari a una costante gestione assem­bleare, e «la classe media» al dia­logo e alla col­la­bo­ra­zione. Destre, grandi imprese e cor­renti gol­pi­ste hanno però deciso di por­tare un affondo, prima di tutto sul ter­reno eco­no­mico: deviando dalla filiera dei prezzi con­trol­lati ton­nel­late di pro­dotti, riven­duti poi ad altis­simo costo al mer­cato nero, come hanno evi­den­ziato i costanti seque­stri effet­tuati dagli ispet­tori governativi.

E poi, i mesi di pro­te­ste vio­lente, sca­te­nate dall’opposizione oltran­zi­sta con la cam­pa­gna «la salida»: ovvero la sua cac­ciata vio­lenta dal governo. E ancora la rete desta­bi­liz­zante ordita ai suoi danni, den­tro e fuori il paese, i colpi bassi e il discre­dito ten­tato a livello inter­na­zio­nale, le denunce per vio­la­zione dei diritti umani, sem­pre finite nel nulla. E infine le cri­ti­che interne, arri­vate anche da una voce qua­li­fi­cata come l’ex mini­stro di Pia­ni­fi­ca­zione, Jorge Gior­dani: che lo ha accu­sato di non essere all’altezza del ruolo e di sci­vo­lare verso il mode­ra­ti­smo ascol­tando le sirene di una certa finanza europea.

«Sono un uomo del popolo, non posso tra­dirne i prin­cipi», ha però ribat­tuto Maduro, da una parte invi­tando al dia­logo, dall’altra tuo­nando con­tro «i dog­ma­tici». E oggi ricon­ferma la sua lea­der­ship, forte di alcuni suc­cessi e accordi con­se­guiti a livello inter­na­zio­nale: in primo luogo con la Rus­sia e con la Cina, come è emerso durante il ver­tice dei Brics in Bra­sile. Oggi ini­zia a Cara­cas il sum­mit del Mer­co­sur, che discu­terà la pro­po­sta di accordo com­mer­ciale con l’Unione euro­pea. I pre­si­denti socia­li­sti dell’organismo regio­nale hanno pre­sen­ziato al con­gresso: i più applau­diti, insieme alla dele­ga­zione pale­sti­nese e a quella russa.

Al tea­tro Teresa Car­reño, dove si riu­ni­sce il Psuv, è arri­vato anche il con­sole Hugo Car­va­jal, per­so­nag­gio sto­rico del cha­vi­smo, dete­nuto per qual­che giorno sull’isola di Aruba (olan­dese) per via di un man­dato di cat­tura emesso dagli Usa per nar­co­traf­fico e soste­gno alla guer­ri­glia mar­xi­sta colom­biana delle Farc. Maduro si era appel­lato alla con­ven­zione di Vienna e aveva denun­ciato l’ambivalenza degli Stati uniti (primo acqui­rente del petro­lio vene­zue­lano) presso cui Cara­cas ha recen­te­mente inviato nuo­va­mente un inca­ri­cato d’affari.
«Da qui al 2019 l’agenda prin­ci­pale della Rivo­lu­zione boli­va­riana sarà quella eco­no­mica — ha detto Maduro al con­gresso — annun­ciando una Con­fe­renza nazio­nale straor­di­na­ria per discu­tere, con invi­tati spe­ciali a livello nazio­nale e inter­na­zio­nale, «il pro­getto economico-sociale della rivo­lu­zione». Ha pro­messo di appro­fon­dire i pro­grammi sociali, il «potere popo­lare costi­tuente», le comuni e la for­ma­zione dei mili­tanti. Una ple­na­ria del con­gresso è stata dedi­cata a Cha­vez, nei sessant’anni della sua nascita, ricor­data ieri anche dalle sini­stre alter­na­tive di vari paesi europei.

In Ita­lia, la neo­nata Rete di soli­da­rietà con la rivo­lu­zione socia­li­sta boli­va­riana — che riu­ni­sce movi­menti, migranti, gior­na­li­sti, pezzi di sini­stra e sin­go­la­rità, ha ricor­dato Cha­vez con mura­les e comu­ni­cati: con lui — scrive la Rete — il Vene­zuela dei diritti e della giu­sti­zia sociale, rivolta « a quelli a cui le classi domi­nanti riser­vano solo fatica e dolore» è diven­tato «una pre­ziosa e con­creta indi­ca­zione di rotta» anche «per que­ste nostre sponde, che atti­rano e inghiot­tono, met­tendo gli ultimi con­tro i penul­timi, secondo gli schemi del grande capi­tale internazionale».

Geraldina Colotti

La discarica di amianto a Ferrera Erbognone e la proposta di partecipazione di AsMortara

Leggo, sui giornali locali, che il presidente dell’AsMortara Simone Ciaramella “corre in soccorso” della discarica di amianto a Ferrera Erbognone, offrendo l’adesione dell’AsMortara al posto del Clir alla società Acta che, appunto, dovrà gestire la discarica stessa.

Ora occorre ricordare che, se il Clir è in difficoltà ad aderire alla discarica, è perché i Comuni che dovrebbero ospitarla o confinano con essa (Ferrera Erbognone e Sannazzaro) sono contrari a tale impianto, come è contraria l’opinione pubblica della zona interessata (e difatti ci sono state iniziative e manifestazioni).

Le ragioni di tali opposizioni sono basate su dati di fatto da prendere in seria considerazione come:

il sito della discarica posto in Lomellina che, come è noto è geologicamente inadatta in quanto la falda acquifera è prossima alla superficie, la vicinanza ad elevato impatto ambientale come la raffineria, il problema del traffico, ecc.

Non sono state prese in considerazione altre soluzioni per il problema dello smaltimento dell’amianto, soluzioni del tutto possibili, ma evidentemente in contrasto con i gruppi economici che si sono buttati “sull’affare amianto”.

Per questo ci sembra estremamente scorretto da parte di un’azienda servizi di un Comune distante 25 chilometri dalla discarica offrirsi come alternativa ad un Clir diviso al proprio interno.

Come minimo si configura tale proposta come una pressione indebita.

L’AsMortara farebbe bene ad occuparsi dei problemi che riguardano la sua presenza in città, dalla depurazione che purtroppo accoglie rifiuti di una vasta area del Nord Italia, al destino dei dipendenti addetti alla spazzatura.

Non dimentichiamo che della vecchia AsM di Mortara è rimasta ben poca cosa dopo la cessione del ramo gas e dell’acqua.

La “vecchia” AsM era un’azienda efficiente creata negli anni ’80, pubblica, economicamente solida.

Era un’azienda che riuscì a metanizzare Mortara, comprese le frazioni più lontane, ad affrontare l’emergenza idrica del 1986, approfondendo i pozzi dell’acquedotto e portando acqua potabile anche alle frazioni, nonché a costruire, ad ampliare e a gestire il depuratore (che allora serviva solo per gli scarichi civili e industriali della città).

Ora invece, dopo essere ridotta al solo spurgo e allo spazzamento (che verrà messo in appalto), l’azienda servizi si propone compiti che non c’entrano nulla con la sua funzione e anzi trasformano in atti ostili contro enti locali ed i cittadini che si oppongono alla discarica di amianto in una zona del tutto inadatta.

Notiamo che la lega Nord, attraverso i suoi esponenti come Ciaramella, il sindaco di Mortara Facchinotti, il sindaco di Mede Demartini si è schierata da gran tempo a favore della discarica di amianto in Lomellina.

Per contro la nostra posizione a favore della soluzione dei problemi ambientali della nostra provincia attraverso la richiesta di una corretta programmazione pubblica e soprattutto per bloccare nuovi impianti in un territorio già zeppo di insediamenti inquinanti e che ha già largamente “dato” è nota da gran tempo e si è espressa in consiglio provinciale nonché aderendo alle iniziative dei vari comitati.

TERESIO FORTI

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

CIRCOLO DI MORTARA

Mortara, 25 luglio 2014