Mese: ottobre 2014

Caso Cucchi, tutti assolti. Prc:”E’ una vergogna senza precedenti. Ucciso per la terza volta”

Caso Cucchi, tutti assolti. Prc:”E’ una vergogna senza precedenti. Ucciso per la terza volta
La prima corte d’assise d’appello di Roma, presieduta da Mario Lucio D’Andria, ha assolto tutti gli imputati nel processo per la morte di Stefano Cucchi, arrestato il 15 ottobre del 2009 e deceduto dopo una settimana nel reparto di medicina dell’ospedale Sandro Pertini. In primo grado erano stati condannati cinque medici mentre erano stati assolti tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria. La formula adottata dal Tribunale è quella prevista dal secondo comma dell’articolo 530 che in sostanza rispecchia la vecchia formula dell’assoluzione per insufficienza di prove.

Lucia Uva, sorella di Giuseppe, morto nel giugno 2008 in ospedale, a Varese, dopo aver trascorso una notte in caserma, ha così commentato: “E’ uno schifo, i giudici si devono vergognare. Se fosse capitato ad un loro figlio, si sarebbero accontentati di questa verità? Non riesco a crederci. Sono vicina a Ilaria e mi dispiace per lei e per tutta la sua famiglia”. Per Amnesty international, come si legge in una nota, a questo punto ci si aspetta di sapere “perché la Corte abbia deciso di mandare tutti assolti. Quel che è certo è che, a cinque anni di distanza dalla morte di Stefano Cucchi, la verità
processuale non sembra dirci nulla di quel che è accaduto davvero”, aggiunge il presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi.

Sul verdetto c’è anche il commento del segretario del Prc Paolo Ferrero. “L’assoluzione nel processo d’appello per tutti gli imputati per la morte di Stefano Cucchi è una vergogna senza precedenti: è l’autoassoluzione dello Stato. Nel corso del procedimento, infatti, si è dimostrata in modo evidente l’esistenza di un sistema violento nei confronti dei detenuti e di un sistema sanitario quanto meno superficiale. E’ surreale che tutti sappiano cos’è successo a Stefano Cucchi, tutti sanno che è stato pestato a sangue e che non gli sono state somministrate le cure adeguate, ma nessuno paga. L’assoluzione di queste persone è autoassoluzione di uno Stato sempre pi— autoritario. E’ straziante, l’hanno ucciso per la terza volta. Siamo vicini a Ilaria e a tutta la famiglia Cucchi”.

“Riprendiamoci la piazza e la speranza”

Qualche riflessione a caldo di Vladimiro Lionello sulle manganellate agli operai di Terni.

I mandanti sono il pd ed il governo renzi, ossequiosi esecutori delle direttive della troika.

I media asserviti parlano di scontri. Tutti i video mostrano un’aggressione a freddo.

Manifestare è una provocazione? Certamente! Per chi ha ormai sovvertito la Costituzione! A partire da Napolitano che dovrebbe esserne il garante.

Una volta si definiva “fascistizzazione dello stato e della società”.

Non credo sia esagerato denunciare nei giusti termini l’accelerazione verso questa deriva autoritaria e ultra-reazionaria.

Il messaggio è chiaro e forte: Non disturbate i manovratori!

Qualche anima bella –sel, sinistri pd, dintorni sindacali- fa finta di indignarsi e di accorgersene ora. Sono anni che tutti i conflitti sociali vengono repressi militarmente e attraverso i tribunali.

Un esempio su tutti: la repressione contro il movimento popolare Notav.

È stata persino reintrodotta tutta la legislazione speciale che prevede i reati associativi e di terrorismo. Questi qua dov’erano?

E non dimentico neppure il fatto che la Camusso e tutti gli apparati sindacali sono stati complici. E non dimentico neppure che Landini ha civettato fino a qualche mese fa con renzi, contribuendo a fargli accrescere credibilità tra i lavoratori stessi. E ho sempre ben presente tutto l’apparato svendoliano in costante rincorsa per salire sul carro del centro-sinistra, come hanno fatto in Emilia-Romagna e in Calabria, come faranno per le prossime politiche.

Quando parlo dei dintorni sindacali includo anche l’ennesimo squallido tentativo di ricollocazioni personali che passa sotto l’altisonante “partito per il lavoro” che vede protagonisti oltre i soliti noti -sel, “sinistra cgil” (sempre con la maggioranza), punto rosso (una volta!) di Milano, i rimasugli del pdci- anche gli ex-cossuttiani ora “grassiani” (ma sempre stalinisti) che stanno cercando di logorare Rifondazione dall’interno e di sabotare il progetto intrapreso da L’Altra Europa con Tsipras.

Quindi? “Che fare”?

Solidarietà ai compagni lavoratori aggrediti e alla Fiom!

Creare e far crescere i conflitti!

Unificare le lotte e tutte le soggettività frantumate per creare un nuovo blocco sociale anticapitalista, ragionando sui tempi medio –lunghi. Per soggettività intendo sia quelle collettive ma isolate, sia quelle individuali –prevalenti- perché oggi c’è tanta solitudine in giro. Una testa, un voto!

Lavorare nella Cgil e nel Sindacalismo di Base (superando tanta autoreferenzialità) per arrivare ad uno sciopero generale generalizzato vero contro il governo renzi. ..Come ci manca un sindacato di classe qui in Italia!

Estendere la costruzione del progetto de L’Altra Europa e, in esso, rafforzare Rifondazione Comunista!

E, parafrasando Lolli, “riprendiamoci la piazza e la speranza”! Anche attraverso il diritto all’autodifesa e all’autotutela! Basta ritirate! Basta prenderle!

Saluti comunisti!

Vladimiro

LA PRIMA GUERRA MONDIALE ED I PAPAVERI DI MCCRAE

Tratto da: L’INFORMATORE del 30 ottobre 2014

DENTRO LA STORIA
LA PRIMA GUERRA MONDIALE ED I PAPAVERI DI MCCRAE
A proposito del centenario dell’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, vorrei proporre ai lettori un riferimento non locale, che però mi è sembrato molto poetico ed anche adatto alle prossime ricorrenze dei primi di novembre.
Non so quale fiore sia scelto per la commemorazione dei defunti negli altri Paesi Europei, ma ho letto che il papavero è stato assunto come simbolo dei caduti in guerra.
Il suo color rosso sgargiante è sempre stato evocativo: si diceva che dopo la battaglia di Waterloo fosse spuntata una marea di papaveri dal sangue dei soldati uccisi.
Il medico canadese John McCrae, partito come volontario nella prima guerra mondiale, era stato destinato sul fronte occidentale. Forse segnato dalle ferite dei numerosi soldati cha aveva dovuto soccorrere dopo la disastrosa seconda offensiva su Ypres (luogo tristemente famoso per l’iprite, il gas letale lanciato nelle trincee) scrisse questa poesia nel 1915:

“Sui campi delle Fiandre spuntano i papaveri / in mezzo alle croci, una fila dietro l’altra, / che son lì a segnarci il posto; / e nel cielo volano ardite le allodole continuando a cantare / il loro canto flebile fra i cannoni. / Noi siamo i morti. Pochi giorni fa / eravamo vivi, sentivamo l’alba, / il tramonto risplendeva nei nostri occhi / amavamo ed eravamo amati. Ma adesso qui giaciamo, / sui campi delle Fiandre. / Riprendete voi la lotta col nemico: / a voi porgiamo la torcia con le nostre deboli mani, / e siano le vostre a tenerla alta. / Non abbandonate noi che moriamo, / perché non troveremo riposo, anche se i papaveri / cresceranno sui campi delle Friande”

McCrae morì davvero nel 1918, ma la sua poesia, inviata in forma anonima alla rivista inglese Punch, fu pubblicata poi in tutto il mondo. E contribuì a far diventare il papavero simbolo del ricordo dei caduti sui vari fronti. Papaveri di stoffa furono preparati e poi venduti per aiutare le famiglie degli sfollati dalle zone colpite dalla guerra.
In Inghilterra furono raccolte più di centomila sterline nei primi anni ’20 e, a distanza di un secolo, ancora oggi vengono indossati per ricordare quella che doveva essere la “guerra per fermare tutte le guerre”

MARCO SAVINI

MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA A GHEDI, PATTA (PRC LOMBARDIA): “ADESIONE CONVINTA DEL PRC”

Comunicato stampa
MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA A GHEDI, PATTA (PRC LOMBARDIA): “ADESIONE CONVINTA DEL PRC”
La globalizzazione era stata presentata come l’annuncio radioso di un mondo di pace, senza frontiere e limiti alla libertà di muoversi e comunicare, la realizzazione delle “magnifiche sorti e progressive” per tutta l’umanità.
L’ascesa di nuovi paesi che ha ridisegnato gli equilibri economici del pianeta, avrebbe potuto aprire la strada a un mondo di pace, multipolare, governato da organismi internazionali democraticamente eletti.
Invece gli Usa e le potenze occidentali loro alleate hanno scelto il rilancio e l’espansione della Nato come gendarme mondiale funzionale al rafforzamento di un blocco economico e militare occidentale contrapposto e in competizione col resto del mondo.
La corsa al riarmo, i fronti di guerra aperti in medio oriente, in nord Africa e Ucraina sono parte di un’escalation globale, del risorgere delle politiche di potenza miste a pulsioni neocoloniali, di una preoccupante tendenza alla guerra, come risposta alla crisi della globalizzazione neoliberista.
Particolarmente preoccupante l’avventura guerrafondaia ucraina in cui è stata “trascinata” l’Europa, perché interna a un disegno di scontro economico e militare nei confronti della Russia, che ripropone, nel vecchio continente, divisioni, tensioni e paure che si sperava di aver superato definitivamente.
L’Italia e l’Europa potrebbero fare molto per contrastare la tragica precipitazione di questi scenari, uscendo in primo luogo dai fronti di guerra in cui sono impegnate, scegliendo la via della pace e contrastando la logica del ricorso alla guerra e alle armi come mezzo per uscire dalla crisi riaffermando un impossibile ritorno al dominio imperiale sul mondo.
Noi da tempo siamo impegnati insieme a tutti i movimenti per la pace a contrastare la produzione, la commercializzazione, lo stoccaggio di tutte le armi, specie quelle di distruzione di massa e chiediamo la chiusura di tutte le basi militari NATO e USA.
Il problema ci riguarda in modo particolare in Lombardia, dove la Lega Nord potrebbe, attraverso il Presidente Maroni, che ne ha i poteri, avviare iniziative concrete per la chiusura e lo smantellamento delle testate nucleari di Ghedi e Solbiate Olona. Senza di ciò i proclami “antiamericani” di Salvini sono solo sparate demagogiche.
Oggi è, non solo giusto, ma urgente e necessario, l’impegno di tutti per contrastare con forza la partecipazione dell’Europa e dell’Italia alle avventure militari in nome di relazioni internazionali improntate alla convivenza pacifica tra i popoli.
Il Prc parteciperà dunque, condividendone pienamente le parole d’ordine, alla manifestazione, promossa da associazioni e forze politiche, che si terrà a Ghedi l’8 novembre 2014, con concentramento alle ore 14.30 in piazza Roma e invita tutti a partecipare.
Antonello Patta,
Segretario regionale Prc

Ghedi 1

Ghedi 2

Gli operai dell’Ast protestano, la polizia carica. Landini: “Picchiati senza motivo”. Prc: “Governo manganella invece di dare risposte”

Gli operai dell’Ast protestano, la polizia carica. Landini: “Picchiati senza motivo”. Prc: “Governo manganella invece di dare risposte”

Pesante carica della polizia ai danni dei lavoratori Ast e dei sindacalisti impegnati a Roma, nel presidio in difesa delle acciaierie ternane sotto l’ambasciata tedesca. I lavoratori, insoddisfatti dell’esito dell’incontro con l’ambasciata, che non ha preso alcun impegno preciso, avevano deciso si spostarsi sotto il ministero dove è in corso un incontro sulla vertenza.

Ma fatti pochi metri la polizia ha sbarrato il passo ed è partita una pesantissima carica. Manganellate hanno raggiunto diversi lavoratori e rappresentanti sindacali che erano in prima fila, con anche dirigenti nazionali, tra i quali Maurzio Landini e parlamentari (Airaudo). A riportare la conseguenze più serie è stato Gianni Venturi, responsabile della Fiom Nazionale per la siderurgia, che, evidentemente colpito alla testa, si è accasciato a terra in visibile stato di sofferenza ed è stato in seguito portato via da un’ambulanza. E’ stato ferito anche Rosario Rappa della Fiom.Ecco la testimonianza di un operaio: “Eravamo davanti all’ambasciata, i poliziotti pensavano che volessimo entrare. Hanno iniziato a manganellare ovunque, non sappiamo quantificare il numero dei feriti, non hanno guardato in faccia a nessuno. Abbiamo visto alcune persone con sangue alla testa, non si è capito più nulla. Noi non abbiamo mai fatto nulla di violento, bastava che dicessero di fermarci. Stiamo perdendo il lavoro, non siamo delinquenti”, conclude.

Dopo le cariche, gli operai, con in testa il leader della Fiom Maurizio Landini, si sono diretti in corteo verso il ministero dello Sviluppo economico dove intorno alle 14 una delegazione è stata ricevuta dai rappresentanti del governo. I lavoratori sfilano con lo slogan “L’operaio non si tocca”. Il clima è ancora teso, ma la situazione è molto più calma rispetto a quanto accaduto a piazza Indipendenza qualche minuto prima.

“Vorrei dare un abbraccio e solidarietà ai lavoratori e i dirigenti sindacali caricati dalla polizia”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a proposito della manifestazione sull’Ast di Terni.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, e Roberta Fantozzi, responsabile nazionale Lavoro di Rifondazione Comunista, dichiarano: “E’ di inaudita gravità la notizia della carica violenta della polizia agli operai di Terni e ai rappresentanti sindacali che erano con loro, colpiti perchè dopo un presidio sotto l’ambasciata tedesca volevano spostarsi al Mise. Il governo Renzi invece di intervenire per salvare le acciaierie, impedendo la distruzione di posti di lavoro e del futuro di un intero territorio, interviene manganellando lavoratori e sindacalisti. Il governo Renzi attacca i diritti dei lavoratori, le libertà sindacali e il diritto a manifestare, come mai era avvenuto nella storia recente. E’ un episodio degno dei tempi più bui della nostra storia, incompatibile con la democrazia di un paese. Crediamo che ai lavoratori e ai sindacalisti colpiti debba andare il pieno sostegno di chi ha a cuore i diritti del lavoro e la democrazia”.

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Un soggetto della sinistra e dei democratici italiani

Un soggetto della sinistra e dei democratici italiani
Il Manifesto —  Marco Revelli , 27.10.2014

Il testo che segue è un estratto del testo redatto da Marco Revelli e che L’altra Europa con Tsi­pras pone come punto di par­tenza per la discus­sione per l’aggiornamento e il rilan­cio del pro­getto.
Il testo inte­grale su www​.lista​tsi​pras​.eu
«Cam­biare l’Europa per sal­vare l’Italia». Si potrebbe sin­te­tiz­zare così la pro­po­sta che L’altra Europa con Tsi­pras aveva posto al cen­tro della scorsa cam­pa­gna elet­to­rale. Signi­fi­cava che la par­tita vera, quella per la quale un paese soprav­vive o va giù, si gio­cava sulla pos­si­bi­lità di rove­sciare l’impianto delle poli­ti­che euro­pee incen­trate sull’austerità.

Ora biso­gna aggiun­gere un secondo passo: “Cam­biare l’Italia per cam­biare l’Europa”. Per­ché l’Europa non ha “cam­biato verso”. Nono­stante che le ele­zioni euro­pee abbiano san­cito una dele­git­ti­ma­zione delle “lar­ghe intese” (Ppe e Pse hanno perso elet­tori) l’asse tede­sco Merkel-Schulz è stato impo­sto all’intero con­ti­nente, tra­sfor­mato in un gretto agglo­me­rato di inte­ressi chiuso nel cer­chio opaco del busi­ness e della potenza finanziaria.

Quel cer­chio va spez­zato. Con una mobi­li­ta­zione dal basso, forte, trans­na­zio­nale. Con un fronte alter­na­tivo che abbia al cen­tro i 10 punti che già affer­mammo alle euro­pee, in anti­tesi alla poli­tica e all’ideologia delle “lar­ghe intese”, a cui invece è del tutto subal­terno l’attuale governo italiano.

Tra le ragioni del fati­dico 40,8% c’è anche la mil­lan­tata pro­messa di “farsi sen­tire” in Europa. Un grande, con­sa­pe­vole imbro­glio. Non solo per­ché Renzi ha appro­vato senza colpo ferire la Com­mis­sione Junc­ker. Non solo per­ché si è accuc­ciato davanti ai dik­tat della Bce, con­se­gnando ai ban­chieri cen­trali lo scalpo del sin­da­cato ita­liano. Ma anche e soprat­tutto per­ché il suo pro­gramma è scritto sul palin­se­sto della peg­giore Europa. Dal primo decreto Poletti al cosid­detto “Sblocca Ita­lia”, fino alla inter­pre­ta­zione della spen­ding review come piano di pri­va­tiz­za­zioni e al Jobs act come liqui­da­zione della resi­dua civiltà giu­sla­vo­ri­stica moderna. O alla Legge di sta­bi­lità che simula poli­ti­che espan­sive rispetto ai “con­trol­lori” euro­pei, ma di fatto sca­rica i costi sui ser­vizi ai cit­ta­dini più bisognosi.

Per que­sto noi diciamo che Renzi non è l’alternativa alla Troika. Mat­teo Renzi è la Troika inte­rio­riz­zata. E’ la forma per­so­na­liz­zata che assume la ces­sione di sovra­nità quando viene camuf­fata con la reto­rica del dema­gogo. Lungi dal rap­pre­sen­tarne una qual­che via di uscita Renzi è, al con­tra­rio, la crisi stessa messa al lavoro in poli­tica. E’ la forma che la crisi assume quando il suo poten­ziale distrut­tivo viene tra­sfe­rito sul piano poli­tico e appli­cato alla forma di governo.

Il ren­zi­smo porta a com­pi­mento la crisi ter­mi­nale della demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva. Così è stato in occa­sione dell’indecente bat­ta­glia di ago­sto per la liqui­da­zione del Senato. Così è per il rap­porto tra Potere Legi­sla­tivo e Potere Ese­cu­tivo, con l’umiliazione siste­ma­tica del primo e l’assolutizzazione del secondo. Di que­sta umi­lia­zione la vicenda par­la­men­tare della mozione di fidu­cia sul Jobs Act costi­tui­sce un punto di verità straor­di­na­rio. Così è per la natura e il ruolo dei par­titi poli­tici, a comin­ciare dal Pd, il quale ha subìto una muta­zione gene­tica tra­sfor­man­dosi da aggre­gato ete­ro­ge­neo di gruppi d’interesse e di ammi­ni­stra­tori in “par­tito del capo” e, ten­den­zial­mente, “par­tito unico della nazione”, una pla­tea ple­bi­sci­ta­ria che, dopo la sti­pu­la­zione del Patto del Naza­reno, ricon­se­gna a un lea­der squa­li­fi­cato e pre­giu­di­cato il ruolo di part­ner costituente.

Le con­se­guenze poli­ti­che di tutto que­sto sono evi­denti: lo stra­vol­gi­mento dell’assetto politico-istituzionale e la muta­zione del qua­dro delle iden­tità poli­ti­che crea un’inedita neces­sità di mobi­li­ta­zione per inver­tire una ten­denza. Serve ela­bo­rare un’effettiva alter­na­tiva al ren­zi­smo, una rispo­sta cre­di­bile, capace di coglierne i punti di forza e di rove­sciarli, non solo sve­lando l’inganno, ma offendo solu­zioni praticabili.

Dob­biamo con­trap­por­gli una linea di uscita, se non dalla crisi – che è ende­mica di que­sto capi­ta­li­smo glo­bale e in par­ti­co­lare nel modello euro­peo – almeno dall’emergenza. Un pro­gramma altro rispetto a quello det­tato dalla Ue, pochi punti, chiari, a comin­ciare dalla que­stione del debito e del suo neces­sa­rio “con­so­li­da­mento”, dalla rot­tura dei patti cape­stro euro­pei, da un piano ecce­zio­nale per l’occupazione, per la messa in sicu­rezza del ter­ri­to­rio, per la ristrut­tu­ra­zione ener­ge­tica, per la rap­pre­sen­tanza dei lavo­ra­tori in fab­brica e il supe­ra­mento vero della jun­gla con­trat­tuale tra gli “atipici”

Un punto di forza di Renzi è l’evocazione siste­ma­tica della rot­tura e del “nuovo ini­zio”, che affonda le radici nell’impossibilità di vedere un futuro, nella con­sa­pe­vo­lezza che “così non si può andare avanti”. A quella domanda di rot­tura giu­sti­fi­ca­tis­sima dovremmo riu­scire a rispon­dere noi.

Ma qui inter­ven­gono i nostri punti di debo­lezza. Quello che fa fug­gire la gente nor­male lon­tano da noi è la nostra ende­mica liti­gio­sità. Per rico­struire una pro­spet­tiva cre­di­bile ser­virà in primo luogo un taglio netto con pra­ti­che con­suete e stili di lavoro improponibili.

E poi ser­virà una straor­di­na­ria mobi­li­ta­zione di intel­li­genza e cono­scenza per­ché il nostro pen­siero è oggi insuf­fi­ciente di fronte alle tra­vol­genti tra­sfor­ma­zione della società che vor­remmo inter­cet­tare: “unire ciò che la crisi e il neo­li­be­ri­smo hanno diviso” è un buon pro­po­sito, ma come que­sto possa essere fatto dob­biamo cer­carlo ancora.

Per non dire della crisi delle forme orga­niz­za­tive, a comin­ciare dalla “forma par­tito”. Sarebbe una cata­strofe se noi pen­sas­simo di rico­struire una casa per gli esuli di quel crollo, senza porci il pro­blema, di cosa si sosti­tui­sce al modello orga­niz­za­tivo del “par­tito di massa” che ha domi­nato l’orizzonte poli­tico nove­cen­te­sco e che con quel secolo si è inabissato.

Per que­sto noi non pro­po­niamo un “sog­getto poli­tico” già bello è fatto. Pro­po­niamo un pro­cesso di lunga durata in grado di pro­iet­tare l’esperienza de L’Altra Europa oltre la vicenda, feli­ce­mente con­clusa, di Lista elet­to­rale. Un pro­cesso da ini­ziare subito, nel quale dav­vero si avanzi doman­dando, in cui sia ben chiaro il rap­porto tra le tappe inter­me­die e la meta, ovvero la volontà di creare un “sog­getto poli­tico euro­peo della sini­stra e dei demo­cra­tici italiani”.

Per que­sto la prima tappa è giun­gere alle pros­sime ele­zioni poli­ti­che con una lista in grado di unire tutte le com­po­nenti di una sini­stra non arresa alla auste­rità euro­pea e alla sua ver­sione auto­ri­ta­ria ita­liana incar­nata dal ren­zi­smo, deter­mi­nata a sfi­darlo in modo cre­di­bile sul dop­pio ter­reno dell’egemonia e della capa­cità d’innovazione. La sfida elet­to­rale sul livello nazio­nale è senza dub­bio la com­pe­ti­zione giu­sta per lan­ciare il pro­cesso qui descritto. Alla sua piena riu­scita è neces­sa­rio com­mi­su­rare ogni altra nostra mossa.

In que­sto pro­cesso il risul­tato della Lista L’altra Europa con Tsi­pras del 25 mag­gio, può essere con­si­de­rato un buon punto di par­tenza. Ma le con­di­zioni della cam­pa­gna euro­pea erano ecce­zio­nali e ci favo­ri­vano. Quelle con­di­zioni non ci sono più: ora biso­gna con­durre un per­corso con­di­viso, che porti ad una defi­ni­zione di forme di rap­pre­sen­tanza pie­na­mente legit­ti­mate, e pro­ce­dere a un lavoro diplo­ma­tico di con­ver­genza, rispet­toso di tutte le sto­rie e di tutte le iden­tità, ma anche con­sa­pe­vole della neces­sità di supe­rare distin­zioni sem­pre più parziali.

Rite­niamo che sia neces­sa­rio ini­ziare a trac­ciare il campo dei par­te­ci­panti al pro­cesso attra­verso l’adesione indi­vi­duale ai punti qua­li­fi­canti di que­sto docu­mento E, in con­nes­sione con ciò, la pro­po­sta che chie­diamo di discu­tere è di aprire l’Associazione L’Altra Europa con Tsi­pras all’adesione indi­vi­duale di massa, scri­ven­done lo Sta­tuto (entro nove mesi) in una chiave par­te­ci­pa­tiva e democratica.

Ai sog­getti col­let­tivi, d’altra parte, (par­titi, movi­menti, asso­cia­zione) non è richie­sto di scio­gliersi come con­di­zione di par­te­ci­pa­zione al per­corso, ma ne auspi­chiamo l’impegno con­vinto e l’assunzione dell’obbiettivo finale così come è stato per le ele­zioni europee.

Intorno a noi, c’è un mondo di donne e di uomini che ogni giorno si sbatte per resi­stere e per cam­biare, o comun­que che “non ci sta”: c’è una “sini­stra fuori dalla sini­stra”, che non trova sponda in ciò che c’è (o che si vede) e che meri­te­rebbe una rap­pre­sen­tanza poli­tica degna di que­sto nome. È con loro che dob­biamo camminare.

testo integrale a: http://listatsipras.eu/blog/item/2798-revellitesto.html

Un Partito che agisce e discute per essere utile

Se vogliamo attrezzarci alla difficilissima fase politica che ci aspetta in Italia e in Europa per sconfiggere le politiche di austerità, di precarizzazione e di smantellamento delle Costituzioni nate dalla Resistenza dopo il secondo conflitto mondiale dobbiamo curare il Partito, garantirgli l’esistenza e intensificare nel Partito le occasioni di dibattito, di confronto di verifica della linea politica.

Il nostro Partito vive da ora in poi senza alcun finanziamento pubblico. Le argomentazioni con cui questo è stato azzerato sono state la lotta contro la
casta e il risparmio del denaro pubblico, ma in realtà il risultato finale è un’altra somma ingiustizia politica perchè la classe operaia e le classi impoverite dalla crisi economica partono in questo contesto ultrasvantaggiate economicamente, direi azzerate nel loro necessario processo di riorganizzazione della propria presenza politica e anche della propria rappresentanza.

Appartenenza al Partito e condivisione di questa urgenza sono un nesso necessario. Il senso di appartenenza cresce se la linea politica è condivisa
e soprattutto costantemente discussa e verificata. Per questo deve intensificarsi il dibattito interno e il legame costante fra gruppi dirigenti nazionali e circoli e federazioni, che sono i punti diffusi nel territorio (che molti ci invidiano) con cui il Partito agisce nello spazio politico e intercetta le vite delle donne e degli uomini di questo Paese.
Per questo abbiamo scelto come Segreteria Nazionale di ripetere l’esperienza positiva delle assemblee dei Segretari di circolo, 5 in tutta Italia nelle
varie aree geografiche, tranne il Nord Est che fisserà al più presto l’incontro. Non saranno discussioni astratte, ma la verifica dell’azione del Partito nel rafforzamento dell’opposizione alle politiche del governo Renzi, nella costruzione della sinistra di alternativa a partire da “l’altra Europa”. Invitiamo le compagne e i compagni ad intervenire numerosi.

__________________________

Calendario delle Assemblee:

1) Nord Ovest (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta) – Torino  domenica 9
novembre ore 10-17

Via  Brindisi 18C   Roberta Fantozzi-Nando Mainardi

2) Centro- Roma sabato  8 novembre ore 10-17

sede regionale PRC Via Dancalia   9

Maurizio Acerbo-Paolo Ferrero

3) Sud – Napoli domenica 9 novembre ore 10-17

sede regionale PRC Piazza Dante 52

Eleonora Forenza-Paolo Ferrero

4) Sicilia – domenica 9 novembre  Palermo ore 10-17

sede PRC Via E. Albanese 19

Raffaele Tecce

5) Sardegna – domenica 9 novembre Nuoro  ore 10-17

Hotel Grillo Via Monsignor Melas 14

Giovanna Capelli

N.B.: La Lombardia, l’Emilia Romagna, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige faranno la loro assemblea in un fine settimana successivo da definire.

Congratulazioni per la vittoria del Frente Amplio (FA)

Roma 27-10-2014
Att. Compagna Monica Xavier
Presidente del Frente Amplio

CC/ Comissione Rapporti Internazionali- Frente Amplio

Cara Presidente,
con grande allegria vi inviamo le nostre più fervide congratulazioni per la vittoria del Frente Amplio (FA) nel primo turno elettorale.
Questa vittoria, e la conquista della maggioranza parlamentare, sono il risultato degli obiettivi raggiunti dal governo frenteamplista e della grande mobilitazione delle organizazioni che fanno parte del FA.
Nella sua lunga storia, il FA ha rappresentato un punto di riferimento internazionale per la sua capacità unitaria, la sua ampiezza, la sua morale e la sua etica, la sua caratteristica di coalizione di partiti e di movimenti, la sua capacità di sintesi.

Nel pieno della contro-offensiva imperialista in America Latina, il FA ha il compito di contribuire all’approfondimento del processo di trasformazione, confermato con questa victoria al primo turno, per governare a favore delle grandi maggioranze escluse storicamente dalla ricchezza.

Augurandovi il miglior risultato nel secondo turno, ci è grata l’occasione per inviarvi il nostro fraterno e rivoluzionario saluto.
Paolo Ferrero Fabio Amato
Segretario Nazionale Resp. Dip. Esteri
PRC-SE PRC-SE

Congratulazioni spedite ai Presidenti del PT (Partito dei Lavoratori) e del PCdoB (Partito Comunista del Brasile) a firma del Segretario Nazionale del PRC, Paolo Ferrero.

Roma 27-10-2014
Attenzione:
Compagno RUI FALCÃO
Presidente Nazionale del Partido dos Trabalhadores

Cc: Compagna MONICA VALENTE
Responsabile Rapporti Internazionali del Partido dos Trabalhadores
Caro Presidente
Con la presente voglio inviare le nostre congratulazioni più calorose a te ed a tutta la militanza del Partido dos Trabalhadores per la bella vittoria di Dilma, a cui ti prego di trasmettere il nostro abbraccio affettuoso.

Una vittoria importante per il Brasile, per le forze di trasformazione del continente e del mondo intero. Così come un’eccellente notizia anche per il nostro Partito, impegnato in una dura battaglia in Italia e nell’Unione Europea.

Questo risultato elettorale dimostra che, nonostante gli attacchi della destra e dei suoi mezzi di comunicazione contro il PT ed il governo Dilma, il popolo brasiliano ha confermato il suo appoggio all’opzione di cambiamento che il tuo partito rappresenta.

Caro compagno, a nome del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea dell’Italia e mio personale, voglio inviarti il mio abbraccio solidale e rivoluzionario.

Paolo Ferrero
Segretario Nazionale
PRC-SE


 

Roma 27-10-2014
Attenzione:
Compagno JOSÉ RENATO RABELO
Presidente del Partido Comunista do Brasil

Cc: Compagno RICARDO ABREU (ALEMAO)
Responsabile Rapporti Internazionali del Partido Comunista do Brasil

Caro Presidente
Con la presente voglio inviare le nostre più sincere congratulazioni a te ed a tutti i militanti del Partido Comunista do Brasil per la bella victoria della Presidente Dilma Roussef. Sappiamo bene che il contributo del PCdoB a questa vittoria è stato decisivo.

Si tratta di una vittoria di enorme importanza per il popolo brasiliano, per le forze di trasformazione del continente, e per la sinistra del mondo intero. Una eccellente notizia anche per il nostro Partito, impegnato in una dura battaglia in Italia e nell’Unione Europea.

Questo risultato elettorale conferma l’appoggio del popolo brasiliano all’opzione di cambiamento che il vostro partito rappresenta, nonostante gli attacchi dei mezzi di comunicazione della destra contro il governo Dilma, attacchi che si sono rafforzati con i mondiali di calcio realizzati con successo nel vostro Paese.

Siamo sicuri che il PCdoB saprà portare avanti una nuova battaglia contro il capitalismo, per una profonda trasformazione socialista del Brasile.

Caro compagno,
a nome del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea dell’Italia e mío personale, vi invio il mio più solidale e rivoluzionario abbraccio.
Paolo Ferrero
Segretario Nazionale
PRC-SE

Io, con quel milione in piazza sabato a Roma: donne e uomini che non vogliono un futuro da incubo

Io, con quel milione in piazza sabato a Roma:
donne e uomini che non vogliono un futuro da incubo

No, checché ne dica il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, a Roma sabato scorso non c’era una “piazza nostalgica”.

Lungo le strade della capitale ed in piazza San Giovanni io ho visto un fiume gigantesco formato da donne, uomini, giovani ed anziani che chiedevano a gran voce lavoro, diritti e dignità. E lo hanno chiesto anche a questo gruppo dirigente della Cgil che tanti errori ha commesso fino ad oggi, che si è trovato a dover mobilitare finalmente il suo “popolo” perché la linea del Governo Renzi è così pesante che non permette alla Cgil grandi margini di movimento, perché l’obiettivo ultimo sembra proprio essere quello di “fare fuori” il più grande sindacato italiano.

Certo che il mondo del lavoro è cambiato. E lo si è visto anche in piazza San Giovanni, con i giovani che hanno parlato della loro “precarietà a vita” e con gli operai della Fiom che hanno raccontato le battaglie quotidiane per non perdere il posto di lavoro, con la denuncia delle lettere di dimissioni firmate in bianco e con la descrizione dello sfruttamento delle false cooperative.

Ma proprio per questo serve uno Stato che crei occupazione, combatta la precarietà e non cancelli i diritti di tutti.
Da quel milione di persone che hanno manifestato a Roma è uscito un messaggio chiaro: sono i lavoratori che combattono ogni giorno la precarietà, non certo Renzi che vuole far credere che aiuta i giovani demolendo lo Statuto dei Lavoratori. E con le battute sull’iphone il Presidente del Consiglio offende la gente che non arriva alla fine del mese. Persino peggio di come ha fatto in passato Berlusconi!

In quel fiume gigantesco di bandiere rosse io ho visto non la nostalgia descritta da Renzi ma la determinazione a respingere la libertà di licenziamento, la precarizzazione totale del lavoro ed una legge di stabilità che demolisce lo stato sociale.

Donne e uomini in carne ed ossa, che guardano al futuro non al passato, che capiscono benissimo che quando il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi dice «ho sentito che si realizzava quasi un sogno» riferendosi alle recenti misure del Governo, per i lavoratori ed i precari il futuro si trasforma ancora di più in un incubo.

E davanti a tutto questo, quanto mi sono sembrate “piccole” le presenze (tanto enfatizzate nei telegiornali e su gran parte della stampa nazionale) di quegli esponenti del Partito Democratico critici con Renzi, ma poi disciplinati nel votare in Parlamento la legge sul lavoro…

Per me che non rinuncerò mai a stare “dalla parte del torto”, è evidente che ora bisogna dare continuità a questa imponente manifestazione, costruendo al più presto lo sciopero generale ed una piattaforma unificante dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori, dei pensionati, e di tutti quelli che sono colpiti dal taglio del welfare. Occorre riuscire a dare vita ad blocco sociale alternativo a quello che sta mettendo in piedi Renzi, che ha la Confindustria come unico punto di riferimento vero. Perché per il resto è solo propaganda.

E perché soltanto la continuità delle lotte e della mobilitazione popolare possono rovesciare le politiche di austerità.
Guardando i volti delle donne e degli uomini che sabato hanno sfilato in corteo a Roma, non si può “pretendere” meno di questo.

Roberto Guarchi
già consigliere comunale del Partito
della Rifondazione Comunista a Vigevano