Mese: febbraio 2015

PRANZO PER SOSTENERE RIFONDAZIONE E COSTRUIRE L’ALTRA VIGEVANO

PRANZO PER SOSTENERE RIFONDAZIONE E COSTRUIRE L’ALTRA VIGEVANO

Vi invitiamo a partecipare al pranzo che abbiamo organizzato per sabato 7 marzo 2015 con inizio alle ore 12,30 presso la Cooperativa Portalupi in via Ronchi 7 alla frazione Sforzesca di Vigevano, per sostenere Rifondazione e costruire l’altra Vigevano.

Sarà un’occasione per stare insieme piacevolmente, contribuire al nostro autofinanziamento, confrontarsi, iscriversi a Rifondazione Comunista (per chi lo vorrà) e soprattutto per iniziare a costruire il progetto della lista “L’Altra Vigevano a Sinistra” che vogliamo far nascere in occasione delle prossime elezioni comunali del maggio 2015.
Interverrà il compagno Roberto Guarchi, che abbiamo proposto come candidato sindaco.
Potete iniziare ad approfondire le nostre proposte visitando il sitowww.rifondazionevigevano.it e la pagina Facebook “La Sinistra per Vigevano”.

Il costo del pranzo è di 15 euro a persona, e gli utili saranno destinati a sostegno delle nostre attività future.
Per partecipare al pranzo, siete invitate/i a segnalare la vostra presenza a Roberto (cell. 328-1028046, chiamare dalle ore 20 alle ore 22) entro la giornata di mercoledì 4 marzo 2015. Questo al fine di permettere alla cucina di organizzare al meglio il pranzo.

Contiamo molto sulla vostra partecipazione a questo appuntamento, per costruire insieme un percorso politico e programmatico serio e partecipato.

Partito della Rifondazione Comunista
Circolo “Hugo Chavez Frias”
Vigevano

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L’intervento in Libia? L’abbiamo già fatto…

Tratto da: L’INFORMATORE del 26 febbraio 2015

L’intervento in Libia? L’abbiamo già fatto…
Dentro la storia. A cura di MARCO SAVINI
Prima dell’interventismo italiano nella Grande Guerra c’era stato quello in Africa Centrale e, poco più di cent’anni fa, quello in Libia contro l’impero Ottomano.
Si tratta di un tema che sta tornando drammaticamente d’attualità proprio in questi giorni.
In una corrispondenza del 22 marzo 1912 per il “Proletario”, settimanale delle leghe contadine della Lomellina, leggiamo la reazione di un corrispondente locale all’entusiasmo per i successi del nostro esercito che aveva contagiato anche i ceti popolari.
Nella forma didascalica dell’apologo e prendendo come interlocutore il figlio, l’autore, Giuseppe Vandone, invita a riflettere sulle tragedie che ogni guerra provoca e cerca di chiarire come, dietro la figura di nemici che neppure si conoscono, ci siano uomini come noi.
Altri tempi, stessi problemi…

“MA A TE PIACE LA GUERRA?”

Sapete cosa aveva fatto Pidrin? S’era messo in strada con altri otto dieci birbe come lui aveva fatto ai turchi e agli italiani.
Un fazzolettaccio con una mezza luna di carta d’argento tolto ad un cioccolatino era il vessillo mussulmano; un pezzo di tenda da finestra con una croce di carta bianca era il vessillo italiano; intorno alle due bandiere si erano raggruppati gli eserciti nemici e lì… botte da orbi!
Ma la battaglia era stata preceduta da una lunga discussione perché nessuno voleva fare il turco.
Pidrin aveva finito con l’acconciarvisi, ma col patto di perdere ad agni costo; quindi tutte le botte erano state per lui.
Ritornò dal suo papà con una fascia traverso la fronte e un’ammaccatura sotto l’occhio sinistro.
Nondimeno appariva molto soddisfatto delle eroiche gesta compiute.
Immaginate quanto dovesse riuscire difficile al babbo il suo smorzare gli ardori bellicosi.

Pidrin cosa hai fatto? La guerra! E perché?

Perché la fanno tutti! Da tutte le parti si combatte: fuori dal paese, per le strade, tutto il giorno si battaglia!

Ma a te piace la guerra?

Il piccino alzò un braccio agitando alto la sua spada di legno e gridò: “Viva la guerra!”
Il papà di Pidrin restò discretamente imbarazzato: come frenare gli istinti bellicosi del piccolo eroe?
Non era cosa molto semplice, ma ci provò.

Vedi Pidrin, hai preso una sassata nella zucca! Supponi un po’ che essa ti avesse ammazzato!…
Come sarebbe rimasta la mamma tua!

Oh! Ma si faceva per ridere!

Ebbene nella guerra che ti piace tanto si fa sul serio e molti giovani ci restano morti per davvero. Figurati le loro povere mamme quando ricevono da lontano la notizia!

Pidrin si fece serio.
Ma allora babbo, la guerra è una brutta cosa?

E’ sempre una brutta cosa anche quando è necessaria!

E quando è necessaria?

Ecco. Per esempio se una nazione straniera volesse invadere l’Italia, noi tutti correremo ai confini per difendere le nostre case e le nostre famiglie! Correrei anch’io ma senza gioia, ti assicuro, come per compiere un penoso dovere. Il pensiero di dover puntare un fucile contro un uomo uguale a me, mi darebbe tristezza. Quante volte non ti ho detto che la vita è il supremo bene e che deve essere sacra per tutti? Ma se quegli uomini venissero per saccheggiare casa nostra? Mi difenderei certamente! Ma ciò non toglie che sentirei dolore nell’uccidere dei soldati che forse neppure sanno perché combattono.

Come non lo sanno?

Non sempre. Quando l’Austria comandava sull’Italia, quei poveri croati avevan le case lontano in mezzo agli abeti, sotto le nevi di Zagabria, avevano il pensiero rivolto alle loro mamme ed ai loro focolari, e ben pochi sapevano, perché l’imperatore d’Austria li mandasse a morire ammazzati in Italia.

E perché fanno la guerra gli imperatori? Domandò Pedrin fattosi pensoso.

Non sono precisamente gli imperatori e i re che fan la guerra, ma le intere nazioni che all’idea di conquistar altri paesi e di farsi onore combattendo, si eccitano, si esaltano e finiscono col desiderare e amare le guerre proprio come fate voi bambini che vi entusiasmate contro i turchi senza sapere chi siano. E, vedi sono entusiasmi pericolosi. Se le guerre fossero tutte a pugni come le vostre, meno male; ma il guaio è che ogni nazione ha i suoi eserciti, le sue divise, i suoi colori, le sue bandiere, le sue musiche, tutta roba che costa molto al popolo, che esalta, e che qualche volta trascina delle guerre vere e proprie, senza saper il perché, come voi non sapete il perché del vostro gioco. E al guerra, in conclusione, non è che il gioco dei grandi, ma gioco che costa lacrime e sangue. Vedi Pidrin: quando le maggioranze considereranno la guerra come la consideriamo noi – un’orrenda tragedia dell’umanità – la pace sarà garantita nel mondo e non vi saranno tante madri a pregar sulla fossa troppo presto aperta pei loro figlioli. E tu Pidrin come la pensi?

Adesso, babbo, la penso… come te!… e alla guerra non ci gioco più!

 

GIUSEPPE VANDONE, Cozzo, “Il proletario”, 22 marzo 1912

MORTARA, IL PRC ANCORA SUI FANGHI

Tratto da: L’INFORMATORE del 26/02/2015

MORTARA, IL PRC ANCORA SUI FANGHI
“Il sindaco abbia il coraggio di vietare in toto lo spargimento”
MORTARA – I tre esponenti del Partito della Rifondazione Comunista Abbà, Gianni De Paoli e Teresio Forti non desistono dal condurre la loro battaglia sullo smaltimento dei fanghi.
In merito all’ordinanza emessa dal sindaco di Mortara Marco Facchinotti affermano: “Se c’è una cosa fastidiosa è essere presi per i fondelli. L’ordinanza di Facchinotti non limita affatto i fanghi e il loro quantitativo, si limita a vietare il loro spandimento al sabato e alla domenica, impone l’aratura dei terreni e la pulizia delle strade”.
“Ricalca norme già in vigore” dicono i tre del Prc. Quindi, visto che la Provincia di Pavia accetta un quantitativo di fanghi ( 390 mila tonnellate) nettamente superiore a quello prodotto in Provincia e visto che la Lomellina è la più penalizzata “ai comuni interessati non resta che praticare la strada del divieto totale dello spargimento”. “Il sindaco è titolare della salute pubblica e deve avere il coraggio di dare un segnale forte”.

Borse di studio per le ragazze del Kurdistan

Autore: ANTONIO OLIVIERI

Cari/e,
come già avvenuto lo scorso anno, anche quest’anno siamo impegnati nel realizzare
il progetto Berfin (bucaneve) a favore delle ragazze (le cui storie e aspirazioni potete leggere negli allegati alla presente mail), figlie di detenuti o di martiri della resistenza kurda dell’associazione dei detenuti politici di Van (Thuyad Der) e dei martiri di Yuksekova (Meya Der).
Sono, per adesso, 32 ragazze, tra le più svantaggiate, con genitori in carcere per motivi politici o morti nella resistenza.
Questo è un appello affinché venga rinnovata la borsa di studio che noi, ogni anno, consegniamo loro a marzo, in occasione del Newroz.
Il costo annuale di una borsa di studio è di euro 250.
Anche questa è resistenza!
associazione Verso il Kurdistan Onlus
Per info: Lucia (3335627137) – Antonio (3357564743)
Visita il nostro sito: www.versoilkurdistan.blogspot.com
Facebook: www.facebook.com/pages/Associazione-Verso-il-Kurdistan/549671471802039borse di studio

La valle di Susa solidale con il popolo Greco

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NICOLETTA DOSIO

Care Compagne e Compagni Greci, seguiamo con partecipazione e ansia le vostre vicende che sentiamo anche nostre. Vi chiediamo di non cedere, di non sentirvi soli.
Il vostro punto di forza sta nel programma elettorale sul quale avete ottenuto la fiducia e la partecipazione del vostro popolo, del quale abbiamo conosciuto il coraggio e la dignità..
La Grecia è diventata un esempio per tutti gli oppressi che hanno scelto di non sottomettersi alle prepotenze di un sistema intollerabile, fondato sulla negazione dei diritti e del futuro.
Quello dell’Europa della troika e delle banche non è l’unico orizzonte possibile. Del resto, non abbiamo altro da perdere se non le nostre catene, ma abbiamo un mondo intero da conquistare.
Un abbraccio solidale da Nicoletta Dosio e compagni della Valle di Susa

Non è tempo di giochi

Yanis Varoufakis

Sto scrivendo questo articolo a margine di un negoziato cruciale con i creditori del mio paese – un negoziato i cui risultati potranno segnare una generazione oltre a rappresentare un possibile punto di svolta per l’esperimento europeo e per quello dell’unione monetaria.

Gli esperti di teoria dei giochi tendono ad analizzare i negoziati trattandoli come giochi in cui i contendenti, proiettati esclusivamente sul proprio interesse individuale, tentano di accaparrarsi la fetta più grande della torta da dividere. Data la mia precedente esperienza accademica come ricercatore in teoria dei giochi, molti commentatori hanno affrettatamente avanzato l’ipotesi che, in qualità di nuovo ministro delle finanze della Grecia, avrei operato per ideare stratagemmi, bluff o opzioni nascoste utili a vincere non avendo nulla in mano.

Nulla può essere più lontano dalla verità di quanto è stato scritto in questi giorni.

Se la mia precedente esperienza con la teoria dei giochi ha avuto un effetto su di me, questo è stato quello di convincermi che sarebbe pura follia considerare l’attuale negoziato tra la Grecia e i suoi partner come un gioco da vincere o perdere grazie a bluff o sotterfugi tattici.

Il problema della teoria dei giochi è, come ho sempre tentato di spiegare ai miei studenti, che essa considera le motivazioni dei giocatori come un dato prestabilito a priori. Se si sta pensando ad una partita di poker o di blackjack questa assunzione non è particolarmente problematica. Ma nell’attuale negoziato tra la Grecia ed i suoi partners il punto centrale è esattamente quello di costruire delle nuove motivazioni. Si tratta di costruire una nuova mentalità che vada oltre le divisioni nazionali, che sostituisca una prospettiva pan-europea alla dicotomia creditore-debitore, in grado di porre il bene comune Europa al di sopra di politiche futili e di dogmi di comprovata tossicità se resi universali e una logica del noi a sostituire quella del loro.

Come Ministro delle Finanze di un piccolo paese immerso in una crisi fiscale, privo della propria banca centrale e visto dalla maggioranza dei suoi partner come un problematico debitore sono convinto che esista un’unica opzione: respingere qualunque tentazione di usare questo momento cruciale come un opportunità per sperimentare spregiudicate strategie presentando, altresì, in modo onesto, le attuali condizioni socio-economiche della Grecia, mettendo sul tavolo le nostre proposte per riportare la Grecia a crescere, spiegando perché queste sono nell’interesse dell’Europa e rivelando le linee rosse oltre le quali la logica e il dovere ci impediscono di andare.

La grande differenza tra questo governo greco e quelli che lo hanno preceduto è duplice: l’attuale governo è determinato nel volersi scontrare con interessi potenti e consolidati allo scopo di far ripartire la Grecia e riguadagnare la fiducia dei partner; ma è anche determinato nel non voler essere trattato come una colonia debitrice a cui si imponga di patire quel che deve. Il principio dell’austerità più intensa da imporre all’economia più depressa potrebbe apparire bizzarro se non avesse causato tante inutile sofferenze.

Mi viene spesso chiesto: cosa accadrà se l’unica strada per garantire il finanziamento del suo paese sarà quello di oltrepassare quelle linee rosse ed accettare misure che lei considera parte del problema più che della soluzione? Fedele al principio per cui non ho diritto di bluffare, la mia risposta è: le linee che abbiamo detto essere rosse non verranno oltrepassate. Altrimenti, esse non sarebbero delle vere linee rosse ma semplicemente dei bluff.

Ma mi viene anche chiesto: E se questo producesse ulteriori sofferenze per il suo popolo? Chi lo chiede sta implicitamente pensando che non può non esserci un bluff.

Il problema di questa linea di ragionamento è legato alla presunzione, propria anche della teoria dei giochi, che si viva in una sorta di “tirannia delle conseguenze”. Come se non esistessero circostanze per le quali si fa quello che è giusto non perché questo sia il frutto di un ragionamento strategico ma semplicemente perché… è giusto.

Contro questo cinismo, il nuovo governo greco ha intenzione di innovare. Noi dovremo rinunciare, nonostante le possibili conseguenze, ad accordi che siano sbagliati per la Grecia e sbagliati per l’Europa. Il gioco di estendere i termini del debito al prezzo di nuova austerity, cominciato nel 2010 quando il debito pubblico greco è divenuto non più rifinanziabile, finirà. Non più prestiti – non prima di aver definito un piano credibile per far crescere l’economia così da poter ripagare tali debiti, aver aiutato la classe media a rimettersi in piedi sulle proprie gambe e aver risolto l’odiosa crisi umanitaria. Non più “riforme” che si accaniscano contro poveri pensionati o farmacie a conduzione familiare senza scalfire in alcun modo la grande corruzione.

Il nostro governo non sta chiedendo ai suoi partners una via d’uscita per non ripagare i propri debiti. Noi stiamo chiedendo alcuni mesi di stabilità finanziaria che ci consentano di intraprendere il piano di riforme che la maggioranza del popolo greco può condividere e supportare, così da poter tornare a crescere e a essere nuovamente in grado di ripagare i nostri debiti.

Si potrebbe pensare che questo misconoscimento delle regole della teoria dei giochi sia dovuto all’effetto di una linea di sinistra radicale. Non è così. La maggiore influenza qui è quella di Immanuel Kant, il filosofo tedesco che ci ha insegnato come la ragione e la libertà dall’impero degli espedienti sono ottenibili facendo ciò che è giusto.

Come abbiamo capito che il nostro modesto piano di politica economica, che rappresenta la linea rossa che non siamo intenzionati ad oltrepassare, sia giusto in termini kantiani? Lo abbiamo capito guardando negli occhi le persone affamate nelle strade delle nostre città, osservando la nostra classe media sofferente e tenendo a mente tutti coloro che lavorano duro in ogni paese e in ogni città della nostra unione monetaria. Dopotutto, l’Europa riuscirà a ritrovare la sua anima solo quando avrà guadagnato nuovamente la fiducia del suo popolo mettendo gli interessi di quest’ultimo al centro della scena.

 

(Yanis Varoufakis dal New York Times del 16 febbraio 2015, trad. Dario Guarascio)

 

Fonte: Sbilanciamoci.info

NO TROIKA, NO TAV!

NO TROIKA, NO TAV!

Rifondazione Comunista aderisce a manifestazione di sabato 21 a Torino

TAV – FERRERO (PRC-Sinistra Europea): «NO TROIKA, NO TAV! SABATO TUTTE/I A TORINO PER LA MANIFESTAZIONE CONTRO “GRANDI” OPERE INUTILI E DANNOSE, CONTRO LE POLITICHE NEOLIBERISTE» 

Paolo Ferrero , segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, sarà alla manifestazione No Tav a Torino sabato 21 febbraio, dalle 14 a piazza Statuto, e ha dichiarato:

«Sabato 21 febbraio Rifondazione Comunista parteciperà alla manifestazione nazionale contro la Tav a Torino. Siamo contro la Tav e contro la troika, questo sarà lo slogan che porteremo in piazza, perché l’alta velocità sulla Torino-Lione è esattamente quello che le politiche neoliberiste della troika vogliono fare in Europa: grandi opere inutili a unico beneficio delle grandi imprese e solo danni per le popolazioni! A questa logica devastante per l’ambiente, il territorio e le persone noi rispondiamo con la più larga mobilitazione possibile: ora e sempre no a quest’opera inutile e dannosa e alla criminalizzazione del movimento No Tav e della popolazione valsusina».

 

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Lo stato del mondo e il Forum Sociale Mondiale. Ancora sulla diseguaglianza, sulla povertà, sulla violenza, sulla guerra

di Giorgio Riolo

Dovremmo occuparci delle vicende in corso in Italia, della politica del governo, del nuovo presidente della repubblica, del Parlamento ridotto a misero notaio delle decisioni prese altrove, delle cosiddette riforme costituzionali fatte con colpi di mano, con la strafottenza di chi si considera “superiore”, political correct, dei “pierini” (don Milani) “democratici”, sedicenti di sinistra. È bene invece volgere lo sguardo altrove. Per importanza di questo orizzonte, per dimensione e importanza dei problemi. E per pulizia mentale.
A Davos, a fine gennaio, si è svolto il Forum Economico Mondiale, l’assise dei dominanti mondiali, con tanto di presidenti e di amministratori delegati di multinazionali, economisti, giornalisti e corredo vario. Questa volta, una autorevole esponente di Oxfam, potente Ong, ha potuto riferire che 85 individui sparsi nel mondo possiedono tanta ricchezza quanto 3,5 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale. E in un anno, il 2014, ancora in piena crisi economica, questi straricchi hanno aumentato la loro ricchezza del 14%.
Il Credit Suisse nell’ottobre 2014 ha reso noto un rapporto sulla ricchezza mondiale. Nel 2000 la ricchezza complessiva mondiale ammontava a 117.000 miliardi di dollari. Nel 2014 questa saliva a ben 262.000 miliardi di dollari. La forbice tra chi sta in alto e chi sta in basso è vertiginosamente aumentata. Lo 1% in alto possiede reddito quanto il 48,5 della popolazione mondiale. Altro dato impressionante: il 70% della popolazione mondiale ha meno del 3% del reddito mondiale. La crisi economica globale dal 2007-2008 ha comportato una paurosa redistribuzione al contrario. Dal basso in alto, da chi meno ha a chi più ha.
Per concludere questa litania. Ricordiamo sempre i “trenta gloriosi” del neoliberismo, da Reagan in avanti. Il rapporto tra reddito da lavoro e reddito da capitale (e reddito dei managers) negli Usa è passato da circa 1 a 42, negli anni ottanta, a 1 a 419 ai primi anni 2000. Oggi si parla di 1 a 500 e passa.
Il comandamento di Reagan era: il ricco produce ricchezza, il povero produce povertà, pertanto aiutiamo i ricchi (meno tasse ecc.). Questa la versione feroce della storiella. Versioni un poco più political correct, più “temperate”, le hanno sviluppate governi di centrosinistra, socialdemocratici ecc. Ragione per cui un documento della Banca Mondiale, dei primi anni 2000, destinato ai soli funzionari della Banca stessa, da non divulgare, diceva esplicitamente che era bene che le cosiddette “riforme” le portassero avanti i governi di centrosinistra. Non ci sarebbero state rivolte, essendo narcotizzate le popolazioni, che queste riforme le dovevano subire sulla propria pelle, dal fatto che le “riforme” le fanno i loro governi “popolari”.
Questo dal lato dello stato del mondo, dei dominanti. Dal lato delle alternative a questo stato, le cose non vanno proprio bene. Quest’anno 2015, il Forum Sociale Mondiale, nato a suo tempo come contrapposizione al Fem di Davos, si terrà a fine marzo a Tunisi. Nel 2013 si era già tenuto nella stessa Tunisi. Come sempre i Fsm sono esperienze umane e politiche importanti, anche esaltanti, di grande impatto, di grande valore culturale e politico. Ma questo fatto del ritornare allo stesso luogo denunzia una vera difficoltà del Forum. Che solo nel 2003, al Fsm di Porto Alegre, Lula, allora candidato alla presidenza del Brasile, definiva “il fatto politico più importante della nostra epoca”.
Dal 2001, all’inizio dei Fsm, pensavamo veramente e fondatamente che “un altro mondo è possibile”, che costituissimo un potenza mondiale in grado di misurarsi con lo strapotere militare, economico, mediatico (di “potere” e basta) dei dominanti. La storia doveva riportarci a una giusta misura. La retorica e la metafisica smentite dai reali rapporti di forza su scala mondiale. E proprio all’apice della forza del Fsm, nel 2003, con la manifestazione mondiale contro la guerra in Iraq, “la seconda potenza rimasta in campo”, inizia il declino. E tuttavia il Forum Sociale Mondiale è il luogo dove attivisti e intellettuali dei movimenti, dei sindacati, delle Ong ecc., di organismi di varia natura e di varia ispirazione, si incontrano e non solo analizzano e denunciano, ma cercano di elaborare proposte, strategie alternative.

II.
Qui è il luogo per riprendere il discorso sulle cause vere, recenti e remote, sull’arcano, da dove originano le violenze, le rivolte, i fanatismi, le brutture nel mondo.
Adesso abbiamo “scoperto” la Libia con l’Isis che avanza. Adesso gli stessi sciacalli e sciacalletti che hanno manomesso e continuano a manomettere, a “giocare con il mondo”, in Libia, in Siria ecc., ci chiamano alle armi. Giove fa impazzire coloro dei quali vuole sbarazzarsi.
In primo luogo, i dominanti riscrivono la storia a proprio uso e consumo e poi la dimenticano. Volendola dimenticare, come “obsolescenza programmata”. Assisi e soddisfatti nelle loro condizioni da benestanti, benpensanti, gente per bene, sicuri, autocompiaciuti, razionali, illuminati, scevri dalla barbarie, sempre degli “altri”. Le vittime del colonialismo e dell’imperialismo no. La memoria è una delle poche cose a loro disposizione. E allora hanno buon gioco i capi dell’Isis a reclutare, a manipolare, a costruire immaginario, a mettere in ginocchio gli occidentali e sgozzare. Usano le immagini come simbolo, come messaggio. Non tanto per impaurire gli occidentali, questo è ovvio, ma soprattutto per reclutare, nelle periferie del mondo e nelle periferie delle città occidentali. Si richiamano così alla memoria, sempre latente, le generazioni, i milioni di essere umani impiccati, uccisi, torturati, messi in ginocchio, umiliati. Quale spaventosa energia, quale spaventosa violenza compressa, e pronta ad esplodere, nel passato e oggi, si cela in queste periferie. Assieme alla povertà, alle ingiustizie sociali nostre contemporanee, il vero giacimento d’odio, di risentimento, di rancore. Frantz Fanon, psichiatra, nero, rivoluzionario, lo aveva spiegato bene nel libro di sempre I dannati della terra. Qualora volessimo esercitare noi, non dominanti dell’Occidente, la memoria.
Gli stessi dominanti un poco sobri, i campioni del realismo politico occidentale, prescrivono sempre che le potenze colonialiste non intervengano direttamente nelle aree del mondo dove hanno compiuto i loro misfatti, appunto i misfatti da colonialismo. L’Italia è proprio l’ultima a pensarsi come da coinvolgere in una guerra in Libia.
Invece di agire sulla fonte prima del fondamentalismo-integralismo islamico, il wahhabismo, la cui culla è stata ed è l’Arabia Saudita e la dinastia saudita. Invece di agire sulle petromonarchie, assolutiste e oscurantiste (Arabia Saudita, Qatar, Emirati ecc.), che il giornalismo prezzolato si guarda bene dal definire “regimi”, stati-canaglia (la litania del baraccone mediatico è sempre: il regime di Putin, il regime di Assad, il regime di Gheddafi, il regime di Chavez, il regime iraniano e via denominando).
Invece di agire sul loro protettore Usa, culla della democrazia, della guerra giusta, della civiltà. Per i quali Usa queste petromonarchie spesso compiono il lavoro sporco. Finanziano, manovrano questi gruppi, eserciti, califfati. Un altro esempio storico di come possiamo addirittura anche considerare questi regimi come fatti da “figli di puttana”, ma, come diceva Henry Kissinger a proposito di Pinochet e dei generali cileni del golpe, sono i “nostri” figli di puttana.
Il Forum Sociale Mondiale di Tunisi 2015 avrà molta materia da trattare. E forse là dove vi è stata una vera “primavera”, la Tunisia, con il protagonismo di popolo e non di potenze straniere, il Fsm potrà riprendere ruolo e importanza e cercare di influire sulle sorti del pianeta. Senza ricadere però nella retorica e nella metafisica.

Milano, 16 febbraio 2015

Il progetto del teleriscaldamento: alti costi e inquinante.

Tratto da: L’INFORMARORE del 19 febbraio 2015

Il progetto del teleriscaldamento: alti costi e inquinante.
Mortara – Il partito della Rifondazione Comunista, con i suoi esponenti storici che fanno politica in città, Giuseppe Abbà, Gianni De Paoli e Teresio Forti, ha preso una dura posizione contro il progetto del teleriscaldamento proposto dall’AsMortara.
Ricordano, in una nota, che già nel 1984 il teleriscaldamento fu bocciato dopo una dura battaglia politica. E consentì, quello scontro, anche acceso, di metanizzare l’intera città.
Oggi la nuova iniziativa progettuale dell’AsMortara è ritenuta dal Prc “inutile, costosa e ambientalmente negativa”.

Il polo scolastico è già alimentato a metano e “la città di Mortara, per come è fatta, non si presta minimamente a impianti di questo tipo, non ci sono grossi blocchi abitativi, le costruzioni sono in gran parte sparse, non ci sono grossi impianti che disperdono calore e quindi il costo della rete di teleriscaldamento sarebbe proibitivo”.

“L’iniziativa è costosa – prosegue Rifondazione – soldi pubblici per interventi sbagliati.

Non vale l’argomento dei finanziamenti per le “energie alternative” non vediamo cosa ci sia di alternativo nell’accendere un’enorme stufa a legna (…) Si bruciano nuovamente sostanze in una città già circondata da fuochi, dall’inceneritore di Parona, al camino della Sit, alla centrale di Olevano. La nostra città supera parecchie volte all’anno i limiti delle polveri sottili, l’impatto della caldaia a pellet andrebbe ad aggiungersi a quello degli altri impianti inquinanti di cui è piena la Lomellina”
Infine Rifondazione aggiunge anche una questione meramente politica: “E’ un progetto varato senza un adeguato dibattito sulle conseguenze ambientali o sulle strategie dei vari “pezzi” in cui purtroppo è stata suddivisa la vecchia Asm (…)
Il metano è tuttora il combustibile a più basso residuo di carbonio, non osiamo pensare come la cenere dello stufone a pellet possa essere smaltita”.