Mese: giugno 2015

Le tante (troppe) bugie sulla Grecia

La macchina mediatica delle tecnocrazie si è messa in moto per demistificare il referendum ellenico del 5 luglio e il significato della sfida in campo: c’è un’alternativa all’austerity e all’Europa a due velocità ad egemonia tedesca? Dalla Grecia ci giunge una lezione di democrazia e dignità, ma il governo Tsipras non va lasciato solo.

di Giacomo Russo Spena

Il Corriere della Sera, allarmato, si domanda in prima pagina: “Quanti Tsipras ci sono in Europa?”. Scrive Francesco Giavazzi: “Quest’anno grazie alla cura Tsipras (la Grecia, ndr) è tornata in recessione”.

I commenti, anche da parte di esponenti del centrosinistra, sono severi e senza appelli: “Tsipras ha promesso l’impossibile”, un “anticapitalista coi soldi degli altri”. E poi ancora: populista, sprovveduto. Un Ponzio Pilato. “Un gesto estremo di viltà politica”, l’aver indetto un referendum sulle politiche europee, il prossimo 5 luglio.

Si rispolverano i vecchi cavalli di battaglia – utilizzati per imporre i fallimentari memorandum alla Grecia negli anni scorsi – come l’aver truccato i conti. Secondo la vulgata, la crisi si sarebbe sviluppata per colpa dei greci stessi: un Paese arretrato, statalista, piagato dalle clientele e “fannullone”.

Con le istituzioni europee (e molti media) che hanno colpevolizzato, a volte sottilmente e altre volte meno, un intero popolo (“levantino”) per imporre misure di austerità che invece di curare il malato hanno finito per ucciderlo, o quasi.
Eppure, come raccontava Luciano Gallino su Repubblica, “pochi giorni fa il Parlamento greco ha diffuso un rapporto del Comitato per la Verità sul Debito pubblico. Le conclusioni sono che per il modo in cui la Troika ha influito sul suo andamento, e per i disastrosi effetti che le politiche economiche e sociali da essa imposte hanno avuto sulla popolazione, il debito pubblico della Grecia è illegale, illegittimo e odioso. Pertanto il Paese avrebbe il diritto di non pagarlo”.

Ci si dimentica di almeno due cose: che la Grecia avesse un problema strutturale era risaputo ben prima che il Paese entrasse nell’euro; e tutte le storture del sistema (dalla corruzione allo statalismo) sono state causate da quella classe politica che ha poi inflitto alla popolazione, su mandato di Bruxelles, misure durissime: socialisti e conservatori, in alternanza e poi in una grande coalizione.

Gli stessi partiti e la stessa classe politica che oggi inveisce contro Syriza, che ha all’attivo sei mesi di governo su 40 anni di ritorno alla democrazia. E che dal 2009 in poi la stessa Grecia è il paese europeo che ha fatto più “riforme” di tutti a livello continentale, con esiti disastrosi: un Pil ridotto del 25 per cento è un dato di guerra, unico in tempi di pace.

Syriza ha vinto le elezioni lo scorso gennaio, volendo incarnare una speranza di cambiamento e la discontinuità rispetto ai diktat dell’Unione Europea. Lo ha fatto con un programma di rinegoziazione con la Troika. Così è iniziato lo scontro tra due visioni, due “ideologie” contrastanti. Davide contro Golia. Una partita ad alta tensione dove la posta in gioco è diventata sempre più alta.

Come spiega Christos Mantas nell’intervista rilasciata a MicroMega, il governo greco ha cercato la via della mediazione aprendo a provvedimenti (privatizzazioni, innalzamento età pensionabile) estranei al programma originario di Syriza. La risposta della Troika è stato l’ultimatum: un piano ancor più stringente e sbilanciato che di fatto avrebbe favorito i ceti più ricchi del Paese. Un ennesimo memorandum. Lo scalpo di Tsipras per dimostrare a tutti come non sia possibile riformare e modificare la rotta dell’Europa.

La risposta di Atene è stata quella di far decidere i greci stessi. Di fronte a un vicolo cieco, senza margini di manovra, piuttosto che rompere un patto con i propri elettori, Tsipras ha preferito lanciare un messaggio ai propri connazionali: fin dove siete disposti a spingervi? Tra l’altro, sin dal programma elettorale del 2012, Syriza prometteva ai suoi elettori – testualmente – di “sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei”.

I sondaggi, ad oggi, dicono che il “sì” al pacchetto europeo vince sui “no”. La vittoria dei primi significherà, probabilmente, un cambio di governo, o comunque un rimpasto, escludendo i settori più radicali di Syriza. Ipotesi caldeggiata dai creditori, stufi di trattare con i “piantagrane”. Una vittoria dei “no” da un lato rafforzerebbe Tsipras, dall’altro rischierebbe di far saltare il banco in modo definitivo. “Syriza si è trovato sino ad oggi, politicamente parlando, in una posizione maldestra – ragiona Paul Krugman, su Repubblica – con gli elettori furiosi a causa delle crescenti richieste di austerità ma al tempo stesso riluttanti ad abbandonare l’euro. Conciliare queste due tendenze è sempre difficile, e lo è a maggior ragione oggi. Il referendum di fatto chiederà agli elettori di stabilire le proprie priorità, e di conferire a Tsipras il mandato per fare ciò che deve nel caso in cui la Troika lo porti a un gesto estremo”.

Se Angela Merkel e Jean Claude Junker, oggi, si dichiarano disponibili a nuovi negoziati con la Grecia dopo il 5 luglio è perché sanno che una Grexit non conviene a nessuno. Non la vuole Tsipras, non la vogliono i “mercati”, dato che potrebbe significare l’implosione, definitiva, dell’eurozona. E ovviamente della moneta unica, con conseguenze indecifrabili. Un salto nel buio per tutti.

In tutto questo, l’Italia dove sta? Il premier Matteo Renzi, dopo il famoso regalo della cravatta a Tsipras e i molti vibranti richiami contro l’austerità, si è espresso con un tweet: “Non è un derby tra Commissione europea e Tsipras, ma una scelta tra euro e dracma”. Una semplificazione che non corrisponde alla realtà e che, appunto, aggiunge confusione ad una situazione già di per sé ingarbugliata.

E si scoprono gli altarini di Renzi, le sue storielle sulla fine dell’austerity e l’inizio della crescita sotto il semestre a direzione italiana. Menzogne. Quel premier – che aveva spacciato il quantitative easing di Mario Draghi come l’inizio del cambiamento – ora sembra schierato con Merkel e la Troika. Senza capire che in caso di Grexit, potremmo essere noi le prossime vittime dell’austerity.

Sterile anche l’accusa di chi dice che dietro Tsipras ci sono logiche nazionaliste come dimostrerebbero gli attestati di stima di Marine Le Pen e Matteo Salvini. Demistificazioni. Il blocco degli euroscettici non è altro che l’altra faccia della medaglia della Troika e delle sue politiche di austerity.

Alla lotta del “basso vs alto” (quella contro i mercati, gli speculatori e i poteri forti) risponde con quella tra “basso vs basso”: la guerra tra poveri e il ritorno dei feroci patriottismi. In Grecia, Syriza ha arginato l’ascesa dei nazisti di Alba Dorata. Quindi due strade ben alternative. E in campo non c’è il nazionalismo ellenico perché la battaglia di Tsipras, da sempre, è europeista. Nello stesso momento, si rivendica però sovranità popolare e di decidere il come restituire i soldi del debito. Quel debito così alto a causa di speculazioni e interessi privati. E sempre quel debito che la Germania dopo la Seconda Guerra mondiale non ha pagato grazie alla Conferenza di Londra del 1953.

Syriza finora ha rappresentato un’anomalia nell’intero panorama politico europeo. Il governo Tsipras è stato il primo che, apertamente, ha messo in discussione i dogmi dell’austerità neoliberista condivisi da centrodestra e centrosinistra degli ultimi venti anni. Per questo fa così paura a molti: rappresenta un precedente pericoloso per l’establishment.

In gioco, infatti, non c’è una moneta né un aiuto a una nazione che ha un peso economico pari a quello della provincia di Vicenza. Di mezzo c’è l’idea stessa di Europa che si ha in mente per il presente e per il futuro. Il braccio di ferro è tutto politico e gli indici economici diventano un pretesto per non parlare di ciò che conta davvero: cioè la vita, i diritti dei cittadini europei. E la democrazia, se davvero ha ancora un senso.

Per questo sarebbe un errore lasciare solo Tsipras. E l’ora di una nuova fase di mobilitazione europea con l’augurio che a novembre, in Spagna, vinca Podemos e a marzo lo Sinn Fein in Irlanda. Un contagio. Con la mobilitazione di movimenti, sindacati e parti sociali, non c’è altra speranza per la sopravvivenza dell’Europa. Il 5 luglio OXI significa democrazia.

(29 giugno 2015)

MOBILITAZIONE STRAORDINARIA E PERMANENTE A FIANCO DELLA GRECIA NO ALL’AUSTERITÀ. SÌ ALLA DEMOCRAZIA!

MOBILITAZIONE STRAORDINARIA E PERMANENTE A FIANCO DELLA GRECIA
NO ALL’AUSTERITÀ. SÌ ALLA DEMOCRAZIA!

VENERDI’ 3 LUGLIO GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE

Rispondiamo insieme all’appello europeo che chiama tutti e tutte a impegnarsi d’urgenza a fianco del popolo greco e per cambiare l’Europa.
Facciamo insieme uno sforzo straordinario di partecipazione per riempire l’Italia venerdì 3 luglio sera di manifestazioni unitarie visibili e partecipate in tante città.
Invitiamo domani martedì 30 giugno in tutta Italia a organizzare riunioni unitarie per far partire da subito la mobilitazione locale.
Ciascuno faccia tutto quello che è possibile, da subito in tutta Italia. Serve la contro-informazione contro le bugie dei media di regime e del nostro governo, schierato come sempre dalla parte dell’austerità.
Mercoledì 1 luglio invitiamo a costruire dove possibile azioni di denuncia contro la follia irresponsabile delle istituzioni e dei governi europei, che operano fuori di qualsiasi mandato democratico.
Data, orario e caratteristiche di tutte le iniziative di questi giorni e delle manifestazioni unitarie di venerdì sera devono essere comunicate a: referendumgrecia@gmail.com
Invitiamo a firmare e diffondere la petizione europea che si trova sul sito: www.change4all.eu
L’Europa è a un bivio. Non stanno solo cercando di distruggere la Grecia, stanno cercando di distruggere tutti e tutte noi. È il momento di alzare la nostra voce contro i ricatti delle oligarchie europee.
Domenica prossima il popolo greco potrà decidere di rifiutare il ricatto dell’austerità votando per la dignità, con la speranza di un’altra Europa. E’ un momento storico, che impone a ciascuno in Europa di schierarsi.
Diciamo NO all’austerità, ad ulteriori tagli alle pensioni, ad altri aumenti delle imposte indirette. Diciamo NO alla povertà e ai privilegi. Diciamo NO ai ricatti e alla demolizione dei diritti sociali. Diciamo NO alla paura e alla distruzione della democrazia.
Diciamo insieme SÌ alla dignità, alla sovranità, alla democrazia e alla solidarietà con il popolo greco.
Questa non è una questione tra la Grecia e l’Europa. Riguarda due visioni contrapposte di Europa: la nostra Europa solidale e democratica, costruita dal basso e senza confini. E la loro versione che nega la giustizia sociale, la democrazia, la protezione dei più deboli, la tassazione dei ricchi.
Basta! È troppo! Un’altra Europa è possibile ed è davvero necessaria.
Costruiamo un forte OXI, un chiaro NO europeo. Troviamo il nostro modo per dire NO in tutte le lingue d’Europa! Troviamo il nostro modo per dire OXI!
Domenica sarà un giorno decisivo per l’Europa. Per noi, popolo europeo. Per i nostri sogni, per le nostre speranze. Difendiamo insieme la dignità, i diritti, la democrazia.

Il governo greco difende i tuoi interessi, per questo lo perseguitano!

Sulla vicenda della Grecia in Italia vi è una enorme disinformazione e giornali e telegiornali italiani raccontano un mucchio di menzogne. La storiella più diffusa è che i greci hanno fatto un mucchio di debiti e non vogliono pagarli, anzi chiedono agli altri paesi europei di continuare a prestargli i soldi senza poi restituirli. Secondo questa storia la Merkel è molto buona e li vuole aiutare ma loro sono truffaldini e mattacchioni e invece di cogliere le generose offerte dell’Unione Europea si mettono a fare casino e indicono un referendum che rischia di portare la Grecia fuori dall’Europa.

Questa storiella è falsa e i fatti sono i seguenti:

1) L’economia greca è stata distrutta dalle politiche di austerità imposte negli ultimi 5 anni dall’Unione Europea: avevano previsto una riduzione del PIL del 5% e c’è stata una riduzione del 25%. Questo disastro ha prodotto un impoverimento della popolazione e milioni di disoccupati.

2) Tsipras ha vinto le elezioni 5 mesi fa con la proposta di non accettare più queste politiche e per questo ha presentato un piano basato su proposte molto semplici: aumentare le tasse ai ricchi invece che tagliare le pensioni ai poveri e smetterla di regalare i soldi dei cittadini agli speculatori attraverso il debito gonfiato da interessi da usura.

3) Contro queste semplici ed efficaci proposte si sono scagliati gli amici dei banchieri e dei ricchi che comandano l’Unione Europea. Pur di impedire al governo greco di dimostrare che esiste una alternativa alle politiche di austerità, Merkel e i suoi servi come Renzi, preferiscono la rottura dell’Europa e il default della Grecia. Hitler invase la Grecia con i carri armati, la Merkel la vuole strozzare con il ricatto economico: dopo 75 anni cambiano gli strumenti ma non il fine di dominio.

La discussione tra il governo greco e l’Unione Europea non riguarda le cifre del bilancio – su questo non ci sono differenze – ma chi le deve pagare: i greci ricchi o quelli poveri? Gli speculatori e le banche o il popolo greco?

I padroni del vapore non vogliono che voi: il popolo italiano, francese, irlandese, spagnolo, portoghese, popoli che hanno beccato stangate su stangate, possiate anche solo pensare che è possibile fare in un altro modo. Non vogliono che voi abbiate un esempio che dimostri che per uscire dalla crisi invece che fare i sacrifici bisogna far pagare i ricchi e gli speculatori. Il governo greco viene perseguitato perché può essere un esempio per voi, può dimostrare che cambiare strada, che uscire dall’austerità, non solo è necessario ma è possibile.

BASTA CON L’AUSTERITA’ IN GRECIA COME IN ITALIA

W IL GOVERNO GRECO E ALEXIS TSIPRAS

Partito della Rifondazione Comunista www.rifondazione.it

QUI IL FILE word DEL VOLANTINO DA ST

Grecia, Ferrero: «Se il governo italiano avesse portato a casa quanto ottenuto da Tsipras il reddito minimo si potrebbe fare domattina!»

Pubblicato il 23 giu 2015

di Paolo Ferrero –

Leggo da varie parti che Tsipras si sarebbe allineato alle posizioni dell’Unione Europea. In pratica Tsipras avrebbe ceduto e accettato di fare le stesse politiche dell’Italia, della Spagna o del Portogallo. Si tratta di una bufala. La riduzione dell’avanzo primario che Tsipras ha ottenuto rispetto a quanto imposto al precedente governo greco – del 2% nel 2015 e del 2,5% nel 2016 – è un grande risultato ed una secca vittoria contro le politiche di austerità. Se il governo italiano avesse contrattato una riduzione pari a quella greca avremmo 30 miliardi nel 2015 e 37 miliardi nel 2016 da spendere in più di quelli che abbiamo. Se Renzi avesse lottato e portato a casa quanto ottenuto da Tsipras, il reddito minimo per i disoccupati si potrebbe fare domattina e avanzerebbero anche una decina di miliardi all’anno per le pensioni. Renzi invece di scondinzolare alla Merkel, veda di imitare Tsipras e tagliare l’enorme avanzo primario italiano.

 

Le proposte del governo di Tsipras che sono la base delle trattative

Pubblicato il 23 giu 2015

di Argyrios Argiris Panagopoulos

“Una soluzione sostenibile, senza gravare sui redditi bassi e medi… e senza condannare il paese ad una dura austerità”. Con queste parole il governo greco descrive le linee generali delle sue proposte alle istituzioni europee, sottolineando che è la proposta di un accordo che vuole vedere accompagnato con una soluzione sostenibile per il debito.
Secondo il governo greco:
1. La proposta del governo non rappresenta parte del suo programma. Rappresenta il risultato di duri e difficili negoziati per trovare un accordo che non pregiudica i diritti del lavoro, non dissolve il tessuto sociale e offre una prospettiva. Una proposta che non condanna il paese in una dura austerità e offre una soluzione sostenibile per l’economia greca, senza gravare sui redditi bassi e medi. Il governo non sta cercando un’altro accordo che prolungherà l’incertezza, ma rivendica una soluzione in grado di risolvere le questioni di medio termine che affliggono l’economia e la società greca.
2. In ogni caso si dovrà risolvere la questione del debito e del suo finanziamento nel medio termine per mettere fine al circolo vizioso di incertezza. Per non essere costretto il paese di prendere di continuo nuovi prestiti per pagare i prestiti precedenti. Per questo appunto abbiamo proposto come soluzione sostanziale l’acquisizione delle obbligazioni Trichet [SMP Bonds] di 27 miliardi di euro del ESM al fine di farle scadere dopo il 2022, di avere interessi più bassi, per consentire alla Grecia di partecipare al programma di quantitative easing della BCE.
3. Il progetto di accordo prevede anche il finanziamento dello sviluppo, specialmente nel settore delle infrastrutture e le nuove tecnologie attraverso un pacchetto di investimenti da parte della Commissione europea e la Banca centrale europea.
4. La proposta greca prevede basso avanzo primario del 1% e del 2% per il 2015 e il 2016 rispetto al 3% e del 4,5% che aveva firmato il governo precedente di Samaras e Venizelos. Solo per il 2016 l’economia sarà alleggerita da misure di 8,2 miliardi di euro. Nei prossimi cinque anni complessivamente la manovra fiscale garantirà 15,4 miliardi di euro, che superano il 8,5% del Pil di oggi.
5. Il governo ha modificato le scale alla tassa di solidarietà per non far pagare quelli che hanno stipendi e pensioni basse. Si nota che il governo Samaras e Venizelos aveva annunciato la diminuzione della tassa di solidarietà del 30% solo se il 2014 aveva surplus primario del 1,5% del Pil. Secondo l’istituto di statistica greco Elstat il surplus primario pero per il 2014 era solo del 0,4%, fatto che aveva non porta alla diminuzione della tassa di solidarietà.
* 12.000 – 20.000 euro 0,7% [da 1%]
* 20.001 – 30.000 euro 1,4% [da 2%]
* 30.001 – 50.000 euro 2,0% [da 2%]
* 50.001 – 100.000 euro 4,0% [da 3%]
*100.001 – 500.000 euro 6,0% [da 4%]
* Sopra i 500.000 euro 8,0% [nuova scala]
6. Sulla IVA restano le tre aliquote del 23%, 13% e 6%, da 6,5%. Energia elettrica, acqua, restauranti mantengono la bassa aliquota, mentre si diminuisce per 0,5% l’IVA alle medicine e i libri. Le istituzioni vogliono due aliquote [11% e 23%], con le medicine di essere al 11% e l’energia, l’acqua e i ristoranti al 23%.
7. Le istituzioni hanno chiesto :
L’abolizione del regime speciale di imposta sul reddito.
L’abolizione dei sussidi per il gasolio da riscaldamento.
L’abolizione della Tassa Speciale di Consumo sul gasolio per gli agricoltori (permette agli agricoltori di comprare il gasolio in un prezzo più conveniente).
Uno studio sulla politica sociale per tagliare la spesa dello 0,5% del PIL, pari a 900 milioni di euro.
Il governo non procederà con l’attuazione delle misure di cui sopra. Al contrario, le misure che propone il governo portano il peso agli strati più abbienti, trova nuovi fonti di entrate e riduce i costi, non dal nucleo dello stato sociale, come hanno fatto i governi precedenti, ma da dove ci sono margini.
In particolare:
L’aumento dal 2016, non dal 2015, dell’aliquota per le Società per Azioni e delle Società di Responsabilità Limitata [non dei liberi professionisti e delle imprese individuali] dal 26% al 29%.
Un prelievo speciale del 12% alle imprese con profitto di oltre 500.000 euro.
Aumenta la tassa di lusso [automobili più di 2500 cc, piscine, aerei, imbarcazioni private oltre i 10 metri].
Si applica una tassa alla pubblicità televisiva e ci saranno gare per le licenze televisive e le licenze di telefonia mobile.
Si mette una tassa sui giochi elettronici (VLT).
Si diminuiscono le spese per la difesa per 200 milioni di euro.
8. Amministrazione fiscale
-Le istituzioni hanno chiesto:
Di ridurre la quantità di 1.500 euro e l’abolizione del tetto del 25% sui conti correnti bancari sequestrati per debiti al fisco.
L’aumento del tasso di interesse applicabile al programma di ristrutturazione del debito
-Il Governo basato sul suo programma ha raggiunto e saranno inclusi nell’accordo come segue:
La lotta contro il contrabbando di petrolio, anche attraverso l’individuazione di depositi non registrati.
Intensificazione dei controlli sui trasferimenti bancari [per esempio Lista Lagardere] e applicazione di misure per la dichiarazione volontaria dei beni.
Rafforzare la risoluzione delle controversie amministrative per accelerare lo svolgimento delle cause pendenti.
Promuovere i pagamenti elettronici.
Esenzioni per gli abitanti residenti delle isole con basso reddito.
9. Le pensioni anticipati saranno ridotte gradualmente a partire dal 2016 [anziché dal 30/06/2015] entro il 2025, mantenendo le esenzioni per specifiche categorie [lavori pesanti e insalubri, madri con figli disabili], fatti salvi i diritti acquisiti.
10. La pensione di EKAS non verrà rimossa, ma sarà sostituito a partire dal 2020 da un nuovo quadro per la protezione delle pensioni basse.
11. Non sarà applicata la clausola di deficit zero, che ridurrebbe le pensioni di 500 milioni di euro.
12. Si aumenterà la pensione degli agricoltori dell’OGA non assicurati.
13. Rimangono le tasse a favore di terzi che finanziano il sistema assicurativo.
14. Non si modifica l’età pensionabile a 67 anni, come richiesto per chi va in pensione dal 30 Giugno 2015.
15. Sul mercato del lavoro il governo:
Non si accetta preservare l’attuale quadro della contrattazione collettiva entro la fine del 2015 e si ripristinerà il precedente quadro legislativo.
Non si accettano i licenziamenti collettivi e il diritto sindacale in linea con le “buone pratiche” dei paesi dell’UE
Non si accetta “di non ritirare gli interventi giuridici nel periodo precedente alla legislazione del lavoro”. Ciò significa che [il governo] è pronto a legiferare per ripristinare la contrattazione collettiva e aumentare il salario minimo.
16. Mercati dei prodotti:
Il governo ha presentato una proposta globale sulla lotta contro i monopoli e oligopoli, il calo dei prezzi dei prodotti e il conseguente miglioramento degli standard di vita dei cittadini. La proposta prevede una serie di iniziative per ridurre i costi amministrativi, promuovere le esportazioni, e semplificare le procedure operative delle aziende in collaborazione con le Organizzazioni Internazionali. Esso comprende anche interventi mirati ai mercati chiusi, rifiutando l’approccio delle istituzioni per l’applicazione dei “resti” del programma precedente per quanto riguarda la liberalizzazione del mercato del latte, delle panetterie, delle farmacie e l’apertura dei negozi la domenica.
17. Azione: Il governo ha respinto la proposta delle istituzioni per la privatizzazione delle reti di energia elettrica ADMHE e l’operazione della “piccola Enel” [privatizzando in pratica la società elettrica pubblica DEH]
18. Settore pubblico: Non ci sarà nessun taglio dei salari nel settore pubblico, in base a ciò che esisteva il 31/12/2014.
19. Corruzione: Entro la fine di luglio, il governo presenterà una Strategia Globale contro la corruzione.
20. Sulle privatizzazioni l’accordo prevede:
Investimento minimo per ogni privatizzazione.
Tutela dei diritti dei lavoratori.
L’impegno da parte degli investitori di promuovere l’economia locale.
Partecipazione pubblica obbligatoria nel capitale.
Protezione dell’ambiente naturale e del patrimonio culturale.
21. Si fa eccezione per la vendita delle azioni della società delle telecomunicazioni OTE dalla lista dei prerequisiti che mettono le istituzioni.

"A Melfi il più brutale fordismo dei primi del '900. Eppure si resiste"

Intervento di Giorgio Cremaschi
Ora su Twitter Renzi fa concorrenza a Chiambretti pubblicizzando l’Alfa Romeo. Pochi giorni fa il presidente del consiglio era andato in visita allo stabilimento Fiat di Melfi facendo un po’ di selfie assieme a Marchionne e a personale selezionato, ma non abbastanza visto che una lavoratrice aveva rifiutato di stringergli la mano. Il capo della FCA e quello del governo sono da tempo sodali e lo stabilimento lucano del gruppo è diventato l’emblema della propaganda sulla ripresa grazie alla distruzione dei diritti del lavoro. La Fiat di Melfi ha annunciato un migliaio di assunzioni ed è così diventata l’immagine vincente del Jobsact. Un’immagine diffusa dal solito regime mediatico compiacente, dietro la quale però si nascondono il supersfruttamento del lavoro e l’aggressione permanente alla salute e alla dignità delle persone.

Ogni settimana quasi 200 lavoratrici e a lavoratori si recano in infermeria. Una parte lo fa per le contusioni dovute alle postazioni scomode e affollate, che fanno sì che le persone urtino frequentemente contro le scocche e gli impianti. Molte e molti altri invece si ricoverano perché manifestano sintomi di collasso provocati da eccessivi ritmi di lavoro.

Da un indagine fatta negli ospedali della regione risulta che da quando il lavoro è ripreso a pieno regime dopo la cassa integrazione, con peggiori ritmi di lavoro, le richieste da parte degli operai di controlli cardiologici sono aumentate in modo abnorme.
Altro che modernità, a Melfi si lavora secondo i più brutali canoni del fordismo dei primi del 900, con condizioni persino offensive per la dignità delle persone. In una postazione del montaggio , esattamente nel reparto motori, i due operatori sono costretti a lavorare uno sopra l’altro, fisicamente attaccati, anche se sono un uomo ed una donna…
Nella lastratura si lavora costantemente in un’ambiente viziato dagli odori e dai fumi provocati dai tanti robot che saldano i vari pezzi della scocca, disagio aggravato dal fatto che in tutta la fabbrica in questi mesi estivi il caldo è insopportabile. Anche perché l’azienda del munifico Marchionne, che nel 2014 ha intascato 60 milioni di euro in emolumenti e benefit, risparmia energia sui condizionatori d’aria, che sono stati lasciati spenti fino a che non sono cominciate le proteste.
Nel 2004, dopo ventun giorni di sciopero, per i lavoratori Fiat finirono le terribili turnazioni di sabato e domenica. Ora si è tornati a lavorare per tutta la settimana, per cui al peso dei rimi di lavoro insostenibili si aggiunge la cancellazione dei ritmi di vita, in particolare di quelli familiari, per donne e uomini in gran parte pendolari da lunghe distanze. Oltre che i collassi psicofisici ci sono così quelli di nuclei familiari, nei quali i figli piccoli son lasciati senza genitori il sabato e la domenica.
La grancassa mediatica ha molto tuonato per le centinaia di assunzioni con contratti precari realizzate per lanciare la ripresa produttiva. I giovani, in gran parte entrati attraverso i soliti canali meritocratici cioè con raccomandazioni varie, sono stati sconvolti da come si lavora in Fiat. Avevano creduto alla propaganda sulla fabbrica moderna ultratecnologica dove si sarebbe maturata un’alta professionalità, e si sono trovati ammucchiati nella più brutale ed antica catena di montaggio. Diversi non hanno retto e hanno abbandonato.
Ma non c’è solo passività. Un nucleo di delegati e lavoratori della FIOM ha cominciato ad organizzare una dura e difficile resistenza. Scioperi contro i turni massacranti e gli straordinari, intervento sulle condizioni di lavoro, denunce. La fabbrica non era più abituata al conflitto perché il dominio dei sindacati complici, FIM, UlLM, Fismic, che hanno sottoscritto tutti i peggioramenti delle condizioni dai lavoro, aveva coltivato la rassegnazione. Ma il nucleo FIOM, spesso neppure supportato dalla direzione nazionale, ha dato l’esempio ed ora sui ritmi alla Charlot cominciano a comparire contestazioni diffuse. Ci vorrebbe molto di più naturalmente , ma purtroppo la Fiat di Melfi è davvero una vetrina del paese, come sostengono Renzi e Marchionne. La vetrina di un paese ove si alimenta il senso comune secondo cui chi lavora è già fortunato e non ha null’altro da domandare, un paese ove proprio per questo continuano a comandare i peggiori governanti e i peggiori imprenditori.

Per una visione dialettica, globale, interdipendente del mondo e del capitalismo: papa Francesco e Yanis Varoufakis

Per una visione dialettica, globale, interdipendente del mondo e del capitalismo: papa Francesco e Yanis Varoufakis

di Giorgio Riolo
Alcune brevi considerazioni a partire da due figure e da due profili culturali e antropologici molto diversi.
Nella miseria intellettuale e morale del nostro tempo, sono da accogliere come salutari, balsami per lo spirito (e poi lo sarà per il corpo, per la vita reale e quotidiana), l’enciclica ultima di papa Francesco e un breve intervento a un convegno del maggio scorso del ministro greco delle finanze Yanis Varoufakis. L’accostamento non è peregrino. È intenzionale. Ci serve per mostrare che si può riscoprire un’ispirazione originaria e genuina a partire dalla crisi drammatica che stiamo attraversando.
Nel suo intervento (vedi sul benemerito blog di Daniele Barbieri labottegadelbarbieri.org), Varoufakis spiega la natura del suo marxismo e di come concepisce il capitalismo. Non interessato all’ortodossia, al marxismo scientista, ancorato com’è alla visione e alla centralità delle granitiche “leggi economiche” che regolano la storia e la vita, egli respinge, in campo marxista, la cosiddetta teoria del “crollo” del capitalismo, ma è invece attratto dalla visione dialettica di Marx. Esistono i salariati, lavoratrici e lavoratori, poiché esistono i padroni. Non esattamente dei filantropi, come le armonie economiche contemporanee, anche in molto centrosinistra nostrano, vorrebbero farci credere. Esistono i padroni poiché esistono i salariati e via dicendo.
Ma egli si considera marxista “irregolare”, critico, poiché recupera Keynes e pensa che occorra difendere il capitalismo da se stesso, riformarlo radicalmente. Il crollo del capitalismo, il “tanto peggio tanto meglio” non va bene poiché non esiste sinistra, uomini e programmi, capace di prendere in mano e prospettare e realizzare un nuovo assetto della società, dell’economia e della convivenza umana. Tutto opinabile, sicuramente.
Ma fondato, serio, con una tradizione alle spalle. Ma non è questo il punto. Il punto è che Varoufakis dice che i funzionari di detto capitalismo sono dei banditi. L’ala ultrà della finanza, delle banche, del Fondo Monetario Internazionale, i responsabili della crisi contemporanea. Egli è impegnato, con Tsipras e Syriza, a salvare la Grecia nell’immediato. E il capitalismo in ultima istanza, come si dice sopra, e deve frequentare costoro. Sedersi a tavola e cenare con costoro. Dei “bastardi”, dice letteralmente. Marx usava un’altra metafora: “barbari civilizzati”. Gente in doppiopetto, puliti, educati, anche colti. Aggiungo personalmente, la metamorfosi dello scimmione primordiale con il femore come clava, che picchia e infierisce nei dieci minuti iniziali, indimenticabili, della “alba dell’umanità” di 2001 Odissea nello spazio di Kubrick.
Varoufakis cita Brecht dall’Opera da tre soldi. “Perché mandare un killer quando la stessa cosa la si può fare con un ufficiale giudiziario?”. Pulitamente, educatamente. La violenza metamorfizzata. Come sono molte le cose nella storia e nella società, nella cultura umana, in economia, nella politica, nella sinistra anche, nella nostra cultura profonda. Una “seconda natura”, ormai inconscia, inconsapevole, non riflettuta.
Frei Betto ha subito definito l’enciclica di papa Francesco “olistica”. Quando è stata rivelata da “L’Espresso”, ho pensato alla dialettica, alla grande acquisizione marxista dell’interdipendenza, della necessaria visione globale dei fenomeni. Non una semplice enciclica “verde”, “ecologista” e via semplificando. Essa si configura come un’epocale ridefinizione contemporanea della “dottrina sociale della Chiesa”. Siamo di fronte a un documento che segna uno spartiacque. Non citati mai, ma sicuramente un retroterra in questo documento, la teologia della liberazione, il “grido della terra e il grido dei poveri” di Leonardo Boff. Ricordiamolo: “documento”. Altro sono e saranno “le opere e i giorni”, cosa se ne farà realmente.
Ma ci vuole tanto a vedere che nel mondo, nel capitalismo realmente esistente, “tutto si tiene”? Che non si può separare ciò che non è separabile? Allora, una salutare lezione per ecologisti puri, per animalisti puri, per sindacalisti puri, per economisti puri, per produttivisti puri, per decrescisti puri, per crescisti puri ecc. ecc. La questione ambientale, la questione sociale e la questione planetaria (centri e periferie separate, scisse, ma interdipendenti) non separabili. La natura e gli esseri umani, la povertà, l’ingiustizia, il denaro, le banche, la finanza, il debito ecologico dei paesi dominanti ecc. E il capitalismo così com’è.
L’enciclica riprende il discorso originario, almeno in Tommaso D’Aquino, dei beni comuni, della funzione sociale della proprietà privata. Una bestemmia per quel centrosinistra, nostrano ed europeo, fattosi rappresentante politico delle banche e della finanza.
Sciascia, Pasolini e altri dicevano che in realtà l’Italia era un paese di cattolici, non di cristiani. La stessa Chiesa essendo cattolica e non cristiana. In gioco oggi, almeno per questo papa, non per la curia, è il recupero del cristianesimo là dove avrebbe dovuto vivere, svilupparsi.
Così come avviene o dovrebbe avvenire per il marxismo. Non tanto il recupero della lettera e dello spirito originari in Marx. Ma quali strumenti e metodi mettiamo in campo, noi, per tentare di risolvere i problemi che ci troviamo di fronte. La dialettica, la visione, non armonizzabile, non narcotizzabile, non occultabile, della irrimediabile scissione del mondo. La “casa comune” in cui viviamo, la rapacità di risorse, di natura e di esseri umani di una parte dell’umanità e la povertà, l’esistenza dolorosa e grama di un’altra. La dialettica della non separabilità della dignità della natura e della dignità umana.
Allora, oltre i documenti, oltre alle solenni dichiarazioni, quali programmi reali dei partiti di sinistra, quali dibattiti nei loro congressi. Nelle discriminanti della loro composizione e nella selezione dei gruppi dirigenti. Oltre alla composizione oligarchica, per gruppi e correnti. Alcuni in verità cercano di fare coerentemente il loro lavoro, ma sono condannati alla esiguità, alla marginalità nella rappresentanza politica e istituzionale. Condannati come sono a essere oscurati nella visibilità mediatica. Ma le due ispirazioni di cui sopra possono aiutare ad accumulare forze e cultura per una ricomposizione tanto auspicata della sinistra italiana. Coalizione culturale, coalizione sociale, coalizione politica. Nell’ordine.

Bubbiano: quest'anno è la VENTICINQUESIMA festa del circolo di zona di Rifondazione

Quest’anno è la VENTICINQUESIMA festa del circolo di zona di
Rifondazione Comunista, un bel traguardo nel panorama territoriale.

Le entrate della festa con il contributo dato dal tesseramento ci permettono
di svolgere attività politica nei paesi della zona ( campagne per i beni
comuni, contro il TITP, antimafia, lista Tsipras, ecc) e di sostenere il
partito nei livelli superiori.

Vi invitiamo a partecipare alla festa in particolare nella serata di
VENERDI’ 3 luglio con il concerto della “CORTE DEI MIRACOLI”
per ascoltare della buona musica, come sempre si potrà mangiare del buon cibo, stare
insieme e condividere un percorso difficile ma necessario per costruire una
sinistra all’altezza dei problemi che dobbiamo affrontare ogni giorno.

 

Gianni Radici


Festa Bubbiano

DAL 20 GIUGNO CAMPAGNA DEL PRC “BASTA TICKET” – LA SALUTE E’UN DIRITTO NON UNA MERCE

Su iniziativa del Comitato Regionale Lombardo del PRC, il 20 giugno parte una campagna politica sulla sanità in tutta la Lombardia. In particolare si vuole mettere in evidenza la necessità dell’abolizione dei ticket, (che comportano un introito pari a solo il 3% della spesa) e per la riduzione dei tempi di attesa a volte creati ad arte per sollecitare il ricorso a strutture private.

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Dal 24 giugno al 5 luglio Festa in Rosso Regionale. Area feste Ex-ISMES, via Pastrengo, Seriate. Tutte le sere ottima cucina, ottimi dibattiti e ottima musica.

Dal 24 giugno al 5 luglio  Festa in Rosso Regionale. Area feste Ex-ISMES, via Pastrengo, Seriate. Tutte le sere ottima cucina, ottimi dibattiti e ottima musica.

 

Venerdi 26 giugno, ore 21. Musica dal vivo: MILITANT HIP HOP (hip hop sociale e politico by Spin That Shit Click, giovane crew bergamasca)

Sabato 27 giugno

ore 18.30. Dibatitto: “L’Europa cambia davvero?”. Intervengono: Eleonora FORENZA (Eurodeputata della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica); Fanis  KOUREMPES (dalla Grecia deputato di Syriza – Coalizione della Sinistra Radicale)

ore 21. Sound system (Musica diffusa) Reggae, Dub, Jungle, Bass music by Quickly Burnin’ Sound System, al micofono Baro e Willy Valanga.

Domenica 28 Giugno

ore 15. Dibatitto: “A vent’anni dalla piattaforma di Pechino. Il movimento delle donne affronta la crisi: teorie e pratiche”. Intervengono: Patrizia ARINABOLDI, Giovanna CAPELLI, Silvia DRADI, Cecè DAMIANI, Emanuela GARIBALDI, Anita GIURIATO, Gabriella LIBERINI, Lidia MENAPACE, Nicoletta PIROTTA, Anita SONEGA.

ore 18.30. Dibattito: “14 anni dalla notte cilena della Diaz a Genova 2001: giustizia non è fatta!”. Intervengono: Vittorio AGNOLETTO, Giuliano GIULIANI (padre di Carlo Giuliani assassinato). Interverrà tra gli altri: Arnaldo CESTARO, il compagno che ha vinto il ricorso a Strasburgo contro lo Stato italiano per le violenze subite nel pestaggio alla scuola “Diaz”.

ore 21. Musica dal vivo: UNITA’ DI PRODUZIONE (musica Post-Punk / New Wave / Alternative Rock italiane e non)

Martedi 30 Giugno, ore 21. Matteo PUCCIARELLI (giornalista di “Repubblica” e blogger su MicroMega) intervista Moni OVADIA (attore teatrale, drammaturgo, scrittore, compositore e cantante italiano della cultura yiddish).

Mercoledi 1 Giugno, ore 21. Musica diffusa con Djset I TARZANELLI (musica trash  anni ’70, ’80 e ’90)

Venerdi 3 Luglio, ore 18.30. Dibatitto: “Nuovo antifascismo contro razzismo e nuove destre”. Interviene: Saverio FERRARI (Osservatorio milanese sulle nuove destre), Matteo CEFIS (Ribelli della Montagna), un rappresentante del ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Bergamo

ore 21 Freestyle rap e hip hop, giovani reppers bergamaschi si alterneranno alla disco-console improvvisando rime.

Sabato 4 Luglio

ore 18.30. Dibatitto: “Syriza, Podemos: la sinistra anti-liberista vince. Ora tocca all’Italia”. Interviene: Paolo FERRERO (Segretario nazionale di Rifondazione Comunista), Marco REVELLI (Altra Europa con TSIPRAS) altri esponenti nazionali delle forze politiche e sociali di sinistra.

Ore 21. Musica dal vivo: Moreless (cover band di alternative rock)

Domenica 5 Luglio

da ore 10, per tutta la giornata. “Eurosolidarity: assemblea per un coordinamento europeo delle pratiche mutualistiche”.

ore 10, per tutta la mattinata. Assemblea della Rete per Autorganizzazione Popolare (RAP) e delle pratiche mutualistiche italiane (Gruppi Acquisto Popolare, Comitati anti-sfratti, Scuole popolari, Sportelli sociali autogestiti, ecc..). Intervengono rappresentanti da Lombardia Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia, Toscana, Abruzzo, Umbria, Molise, Puglia.

Pausa pranzo

da ore 14.30 per tutto il pomeriggio. Workshop: “Nuove forme di mutualismo e di economia solidale”. Sono previsti interventi di rappresentanti di Solidarity For All (Grecia), Solidariedad Popular (Spagna)

Coordinano: Andrea Viani (GAP-Lodi) e Vincenzo Vasciaveo (GAS-Milano). Interverrano tra gli altri: Francesco Piobbichi (RAP), Fabio Sebastiani (Controlacrisi.org). Conclude: Paolo FERRERO (Segretario nazionale Rifondazione Comunista).

ore 18.45. Comizio conclusivo della festa: Ezio LOCATELLI, Nello PATTA, Francesco MACARIO