Mese: novembre 2015

Omicidio di Tahir Elci dimostra assenza di ogni garanzia democratica in Turchia

Turchia: l’ omicidio di Tahir Elci, capo dell’associazione degli avvocati di Diyarbakir, e difensore dei kurdi, dimostra come nel paese oramai non esista più nessuna garanzia democratica. Gli oppositori di Erdogan sono oggetto quotidiano di intimidazioni,  attentati e omicidi impuniti. E’ vergognoso il silenzio della comunità internazionale, a partire dall’UE, su quanto sta avvenendo in Turchia, un paese con un governo che aiuta ISIs e le altre bande armate jiadiste in Siria, mentre reprime ogni forma di dissenso interno. Cosa si aspetta per applicare sanzioni contro il sultano Erdogan e la sua criminale politica?

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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L’uccisione di  Tahir Elci è un altro tassello della politica terroristica del governo di Ankara

il comunicato della Rete Kurdistan Italia

L’avv. Tahir Elci, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Diyarbakir, è stato proditoriamente ucciso dalle forze di polizia turche perché era da sempre un nemico delle politiche repressive dell’AKP e del governo, perché era uno strenuo difensore dei diritti del popolo curdo e della democrazia, perché non aveva mai taciuto di fronte alla barbarie e alle ingiustizie, ed in ultimo perché aveva avuto “l’ardire” di dichiarare pubblicamente, appena qualche settimana fa, che il PKK, il partito nel quale si riconoscono milioni di curdi, e non solo in Turchia, non è una formazione terrorista, frase che gli era già costata la carcerazione ed una condanna a sette anni di carcere.

Ma evidentemente per i fascisti e per i corpi di polizia, diretta emanazione del governo di Erdogan, non bastava; la voce di Tahir Elci doveva essere messa a tacere per sempre.

E’ stato ucciso mentre, con altri colleghi avvocati, denunciava la barbara azione compiuta dalle forze armate turche, nei giorni del coprifuoco nel quartiere popolare di Sur – Dyarbakir, di danneggiamento dello storico minareto artistico. Come tutti i sinceri democratici e gli amanti della libertà, Tahir Elci amava la bellezza, difendeva il patrimonio artistico della sua terra, denunciava il vandalismo di chi distrugge la storia, oltre che le persone e la natura, pur di difendere un potere ingiusto e disumano.

Facciamo appello a tutti i democratici, ai sinceri amanti della libertà, ai difensori dei diritti umani, all’avvocatura italiana, che ha già condannato con fermezza l’omicidio, perché la morte di Tahir Elci non sia dimenticata, perché la bandiera delle sue battaglie, dalla difesa dei diritti del suo popolo, alla condanna delle politiche neofasciste del governo turco, alla cancellazione del PKK dalla lista delle formazioni terroristiche, sia raccolta e tenuta in alto, in Italia come in Turchia e ovunque ci sia una voce che si leva a difesa dell’umanità e della giustizia.

Facciamo nostra la proposta di una giornata nazionale di mobilitazione in difesa dei diritti umani e contro la repressione in atto in Turchia da parte del governo di Ankara contro il popolo curdo e contro tutti i democratici per il 10 dicembre 2015.

Chiediamo con forza ai nostri governanti di esprimere una condanna esplicita e ferma di questo efferato omicidio e di ogni altro atto di negazione dei diritti fondamentali posto in atto dal Governo Turco e dalle sue forze di polizia e di sicurezza.

 Rete Kurdistan Italia

Sull’assassinio di Tahir Elci avvocato curdo

Comunicato dei Giuristi Democratici

Mentre era in corso a Torino la Conferenza nazionale dell’Avvocatura italiana siamo stati raggiunti dalla drammatica notizia dell’uccisione di Tahir Elci, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Diyarbakir.
Il nostro collega è stato ucciso mentre teneva una conferenza stampa, all’aperto, circondato da numerosi colleghi, in difesa dei diritti della popolazione Kurda duramente colpita dalla repressione del Governo turco.
Tahir Elci era stato da poco arrestato per il reato di propaganda in favore del PKK, ritenuto organizzazione terroristica; scarcerato, stava subendo il processo nel quale l’Accusa aveva richiesto per tale reato la condanna ad anni 7 di reclusione.
Ma incarcerarlo era, evidentemente, troppo poco!
Tahir Elci era noto in Turchia e all’estero come strenuo difensore dei diritti civili e umani ed in tale veste aveva partecipato a numerosi processi sia in difesa di  attivisti di movimenti di opposizione al governo Erdogan, sia contro esponenti dell’apparato governativo responsabili di gravi violazioni di quei diritti.
Il suo assassinio rappresenta un’offesa ed un attacco a tutta l’Avvocatura ed un monito perché essa non disturbi l’esercizio del potere.
Ma il compito dell’Avvocatura è sempre stato, e continuerà ad essere, quello di garantire ai cittadini il pieno rispetto della legalità e dei principi universali  che sanciscono i diritti fondamentali dell’uomo.
Chiediamo che tutta l’Avvocatura italiana si mobiliti in segno di solidarietà con i colleghi turchi, manifestando lo sdegno e l’indignazione per questo vigliacco attacco ad un uomo che rappresentava gli ideali che devono guidare la nostra professione.
Torino-Padova-Bologna-Roma-Napoli 29 novembre 2015.
“Noi porteremo le ultime parole di Tahir Elci come una bandiera di pace…Noi non vogliamo guerra, sangue, morte; noi vogliamo vivere liberamente nelle nostre terre”
 Selahattin Demirtas HDP
“Mio fratello non è il nostro primo martire e non sarà neppure l’ultimo. In quanto intellettuale curdo è stato ucciso dallo stato. Abbiamo visto questo stato assassinare gli intellettuali curdi nel corso della storia. Ma noi non ci arrenderemo e vinceremo”.
Ahmet, fratello di Elci
funerale curdo

Lo stato turco ha ucciso Tahir Elçi, il presidente degli avvocati curdi

 

 «Colpito a morte dalla polizia», il presidente dell’ordine forense di Diyarbakir Tahir Elçi è stato assassinato «dalle forze oscure dello stato turco».

di Checchino Antonini

 

Il Presidente dell’Ordine Forense di Diyarbakir, Tahir Elci, è stato colpito, mirando alla testa, ed è stato assassinato durante una conferenza stampa, questa mattina a Diyarbakir. Lo spiega un comunicato del Knk, Congresso Nazionale Kurdo. Dall’agenzia Anf, si apprende che l’avvocato di Elçi, Yunus Murat ha confermato che l’esponente curdo è stato colpito a morte dalla polizia. Secondo Akan, Elçi è stato colpito da un proiettile della polizia nella testa. Il suo corpo di Elçi è stato portato all’ospedale di stato Selahattin Eyyubi. Dopo l’omicidio, il coprifuoco è stato imposto in 6 quartieri del distretto di Sur a Diyarbakir (Cevatpaşa, Dabanoğlu, Fatihpaşa, Hasırlı, Savaş, Cemal Yılmaz nella via di Gazi fino a nuova comunicazione).

In mattinata molte persone si erano riunite a Sur per l’appello dell’ordine forense di Diyarbakir per protestare contro l’attacco al Minareto delle Quattro Colonne. Dopo il comunicato la polizia ha aperto il fuoco sulla gente. Pochi giorni fa a Diyarbakir, lo storico minareto a quattro colonne è stato colpito con armi pesanti dalle forze governative e gravemente danneggiato. Così è stata convocata una conferenza stampa da Tahir Elci e da un gruppo di avvocati per condannare quell’attacco. L’aggressione si è verificata nel quartiere di Sur, durante la conferenza, e Tahir Elci è stato ucciso. Il filmato di una tv curda, Rudaw, mostra diversi corpi sanguinanti a terra e si possono sentire gli spari in sottofondo. Almeno tre giornalisti e tre poliziotti sono stati segnalati tra i feriti. Elçi è rimasto ucciso mentre chiedeva la tregua tra le forze di sicurezza turche e i combattenti del PKK.

Tahir Elçi era nel mirino del governo dell’AKP e dei poteri dello stato da molto tempo per via della sua lotta di un quarto di secolo per i diritti umani, la libertà e la pace. È diventato palesemente un obiettivo dopo aver dichiarato qualche settimana fa in un programma televisivo, che il PKK non è un’organizzazione terroristica.

Aveva dichiarato alla Cnn turca che il Pkk «è un movimento politico che ha importanti domande politiche e che gode di vasto supporto, anche se alcune sue azioni sono di natura terroristica». Per questa dichiarazione il legale è stato prima arrestato il 19 ottobre a Diyarbakir e quindi rinviato a giudizio e condannato a sette anni e mezzo, con l’accusa di propaganda di organizzazione terroristica. Oggi è stato assassinato da coloro i quali hanno ritenuto che questo fosse insufficiente!

inoltre, un altro giornalista turco, il terzo in pochi giorni, è stato arrestato per il suo lavoro. A dare notizia dell’arresto di Ertugul Ozkok, giornalista del quotidiano Hurriyet, è l’agenzia di stampa Dogan, dopo che due giorni fa altri due reporter sono finiti in manette. Ozkok rischia fino a cinque anni e quattro mesi in carcere con l’accusa di aver insultato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. «Hey grande uomo, vergognati di te stesso», sono le parole contenute nel pezzo incriminato firmato da Ozkok, pubblicato a settembre da Hurriyet. Nell’articolo non viene mai fatto il nome di Erdogan. Due giorni fa sono stati arrestati il direttore del giornale turco Cumhuriyet, Can Dundar, e il capo della redazione di Ankara, Erdem Gul, nell’ambito delle indagini su uno scoop del quotidiano che a maggio svelò come l’intelligence turca, il Mit, avesse fornito armi in segreto a gruppi ribelli siriani.

«Siamo abituati a questo tipo di attacchi – riprende il Knk, a proposito dell’omicidio di Elçi – fino ad ora migliaia di politici curdi sono stati assassinati nello stesso modo dalle stesse forze oscure. Conosciamo i responsabili, i responsabili sono coloro i quali non potevano sopportare le posizioni di Tahir Elci, la sua lotta e la sua personalità. I responsabili sono il governo dell’AKP e le altre forze oscure che hanno già massacrato migliaia di politici e attivisti curdi! Nessuno deve cercare colpevoli altrove! Questo è un attacco ai politici curdi, al popolo curdo e al movimento di liberazione del popolo curdo. Condanniamo l’atroce attacco e i suoi responsabili. Esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia di Tahir Elci e a tutto il popolo del Kurdistan, ai suoi amici e colleghi. Continueremo la lotta di Tahir e perseguiremo i suoi obiettivi. Con questo facciamo appello alla nostra gente perché commemori la lotta del martire Tahir e si sollevi nella lotta per la libertà.Facciamo appello all’opinione pubblica democratica in Turchia e nel mondo, che è dalla parte della pace, della democrazia e dei diritti umani, affinché siano solidali con la lotta di liberazione del popolo curdo e si opponga a questi brutali attacchi barbarici».

Mentre scriviamo sono in corso scontri anche a Istanbul.

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I bambini di Vigevano…

Tratto da: Articolo 3

In occasione della Giornata Internazionale dell’Infanzia
Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano che chi non ha sufficienti risorse economiche non ha gli stessi diritti.

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano che chi è diverso, povero, straniero, è uno “sfigato”.

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano ad aver vergogna se sei povero, diverso, straniero.

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano che se hai disponibilità economiche puoi buttare il tuo pranzo nella spazzatura e affermare sprezzante “la frittata è una spugna per lavare i piatti! non la mangio quella schifezza”

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano che se non hai disponibilità economiche mangi quello che ti viene concesso di portare da casa e non fai tante storie…

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano a guardare sprezzanti chi non indossa capi firmati e afferma, altezzoso, rivolto a taluni suoi compagni: “ma ti vesti alla Caritas”?

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano a meravigliarsi della potenza fisica di chi non frequenta le palestre per affermare con sicumera “i neri sono naturalmente portati per la corsa…”

Ricordiamo all’Assessore che siamo tutte insegnanti, le affermazioni riportate vengono dalla viva voce dei nostri alunni, futuri FELICI cittadini vigevanesi.

C’è da sperare solo in un INTERVENTO SOPRANNATURALE perchè le parole e le letture –si sa- da sole non bastano. Sono gli atteggiamenti e i fatti che generano cambiamenti, soprattutto nei bambini e negli adolescenti…

L’Articolo3valeancheperme

Che fare?

di Lidia Menapace

Cominciamo coi no: LA GUERRA NO, in qualsiasi forma mascherata.

Le operazioni di polizia sì, soprattutto di intelligence cooperanti: é una occasione da non perdere per avviare un piccolo pezzo di Europa, applicando il secondo comma dell’art.11cost., cioè rinunciando reciprocamente a pezzi di sovranità nazionale per fare un pezzo di Europa federale. NO invece a iniziative prese unilateralmente da singoli paesi europei, le quali accentuano il carattere oligarchico delle istituzioni europee.

Queste sono le cose che si possono fare subito.

Ma più importanti sono quelle di lunga lena e però necessarissime per togliere terreno scuse giustificazioni irrazionali simpatie luoghi di arruolamento per giovani aspiranti terroristi. Culturalmente bisogna riconoscere che i tentativi di accordo, dialogo, vera e propria cittadinanza comune, addirittura integrazione accolta sono fin qui falliti, bisogna dunque ripassarli e con l’aiuto di antropologia sociologia politica cercare strade, magari molte differenti varie, adatte ad islamisti di prima generazione europea o seconda o terza.

Insomma quella rivoluzione culturale che appare anche la sola operazione politica atta ad “uscire dal capitalismo in crisi”, come appunto consiglia un grande economista arabo di cultura francese, stato professore alla Sorbona e che ora a Dakar  presiede il Forum mondiale delle Alternative, ha da aggiungre ai suoi temi quello che stiamo considerando. Seguiamo dunque i suggerimenti appunto di Samir Amin, che ha pure scritto di recente un bellissimo saggio sulle spinte fasciste che il capitalismo lasciato alla spontaneità della sua crisi produce. C’è lavoro e gloria per tutte e tutti.

Che ci fanno?

Intendo teste di cuoio francesi e americane nella capitale del Mali? Secondo me, ogni potenza excolonale non dovrebbe mai essere autorizzata a prendere parte ad operazioni nei territori delle proprie excolonie, dato che di solito ciò che da loro è stato fatto dovrebbe essere cancellato. Il fatto che invece facciano guerre a favore o contro fazioni nate nelle excolonie, indica che stanno ancora giocando un ruolo da potenza occupante.

 Integrazione o assimilazione?

Quelli e quelle che straparlano nei talk show ogni pomeriggio mattina e sera in tv, si scandalizzano virtuosamente perchè “gli islamici non si integrano”.

Integrarsi non è un dovere, nè una legge. In ogni caso non può essere imposta e deve essere reciproca: che “integrazione” è se il bambino o la bambina araba deve imparare l’italiano e i bambini e bambine italiane non debbono nemmeno imparare a dire buon giorno e grazie? Questa si chiama “assimilazione” e non è affatto una buona pratica.

Un signore intervistato per strada ha detto pari pari che lui segue il modello inglese, che accetta di integrare le varie “subculture” ecc.ecc. Subculture? La cinese sarebbe una subcultura? L’araba sarebbe una subcultura? Intanto ambedue sono parlate da una enormità di persone, niente di paragonabile alle dimensioni  d’uso dell’italiano, che pure è una importante lingua culturale.  Inoltre hanno letterature filosofie fiabe racconti poesie.

Se i filosofi arabi non avessero tradotto Aristotele dal greco anche in latino, mai san Tommaso avrebbe potuto scrivere la Summa, dato che non sapeva il greco. E Dante ammirava tanto la filosofia sapienza grandezza dei filosofi arabi che li mette al Limbo, sembrandogli impossibile e ingiusto che dovessero finire all’inferno così onesti innocenti e bravi, solo perchè non erano stati battezzati, essendo arabi e islamici.

Se a nostra volta approfittassimo delle orrende tragedie terroristiche per fare un qualche ripasso di storia, ne avremmo vantaggi e la finiremmo di dire sciocchezze eurocentriche.

 

Le donne di ReteKurdistan: La Rivoluzione delle donne comincia in Rojava e non ha confini

Nel nord nella Siria c’è una regione che da più di tre anni ha proclamato l’autogoverno: il Rojava. In quella regione le donne kurde – che combattono contemporaneamente contro la violenza di Isis/Daesh, dello stato turco e dell’intero sistema
patriarcale – sono protagoniste della trasformazione in tutti i campi e da loro ci arrivano importanti suggestioni.

Dall’autodifesa, all’economia, all’educazione, ci hanno mostrato come sia possibile essere presenti in tutti gli ambiti senza perdere la propria specificità di genere; la gineologia ha fornito un nuovo paradigma per rifondare le scienze e la vita comunitaria in senso non oppressivo, cercando di ristabilire i legami tra conoscenza e libertà che erano stati lacerati; l’autodifesa ha confermato che l’unica vera sicurezza per le donne è autodeterminata e solidale.

Donne per il confederalismo democratico, contro iL patriarcato

Lo stato–nazione è l’istituzionalizzazione del dominio patriarcale e capitalista, nei paesi occidentali come in quelli mediorientali e in tutto il resto del mondo. Al contrario, la rivoluzione in atto nel Rojava si fonda sul confederalismo democratico, cioè sulla convivenza pacifica e non gerarchica tra diversità e sul rispetto e la tutela dell’ambiente naturale come fonte di vita per tutte e tutti. E, soprattutto, sull’abolizione di ogni forma di schiavitù, a partire dall’asservimento delle donne che è il modello di ogni altra schiavitù: “L’assoggettamento e la violenza sono ritratti come se appartenessero alla natura dell’umanità e sono presentati come fatti insormontabili. La scienza viene utilizzata in questo senso e i pilastri del sistema vengono così rafforzati”, spiega l’approccio della gineologia.

Le donne Kurde ce L’hanno insegnato: iL patriarcato va eliminato!

In Turchia, il corpo della guerrigliera kurda Ekin Van, orrendamente profanato dopo esser stato ferito a morte, così come gli stupri, le torture e le esecuzioni sommarie di attiviste politiche nelle proprie case, nelle strade, nelle carceri e nelle caserme, dimostrano che la violenza femminicida è sia uno strumento della guerra contro le donne, che uno strumento per controllarci e renderci remissive attraverso il terrore.

A Genova nel 2001, così come in Valsusa, nelle caserme, nei tribunali e nei Cie, la violenza dello stato patriarcale contro le donne si è mostrata in tutta la sua crudezza, legittimando le violenze quotidiane che le donne vivono in famiglia, nelle strade, nei posti di lavoro e di studio, così come nelle relazioni. La gestione statale della “sicurezza delle donne”, in nome della quale sono state militarizzate le strade, ha portato all’aumento di molestie e stupri da parte di uomini in divisa, come all’Aquila. I giudici che condannano le donne che reagiscono alla violenza domestica uccidendo i mariti per autodifesa, e quelli che si permettono di processare le donne stuprate per i loro comportamenti ci dicono molto della “giustizia” patriarcale.

Per questo non ci stancheremo mai di ripetere che la lotta delle donne contro la violenza maschile non può che essere autodeterminata e che la liberazione delle donne sarà la liberazione della società da ogni forma di oppressione.

Milano, 28 novembre Manifestazione
contro La violenza maschile, al fianco delle donne Kurde
ore 16.30, partenza dai giardini di via palestro

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Ancora su Parigi e sulle periferie del mondo. Elogio del silenzio, con una postilla su Pier Paolo Pasolini

Ancora su Parigi e sulle periferie del mondo. Elogio del silenzio, con una postilla su Pier Paolo Pasolini

di Giorgio Riolo

Nel gennaio scorso, dopo i fatti di Charlie Hebdo, richiamavo, in un breve intervento, la sacrosanta definizione data da Judith Butler, filosofa e attivista femminista americana, sulla diversa modulazione della indignazione, del dolore, della compassione, a seconda che le vittime fossero a Parigi o in qualche posto del mondo, fuori dall’Occidente. Lei parlava di “indignazione ineguale”.
Noi dobbiamo pacatamente osservare oggi che forse occorrerebbe stare zitti, praticare saggiamente il silenzio. I chierici contemporanei, giornalisti, politici di professione, sedicenti intellettuali, officiano ogni giorno nei talk show, nel circo mediatico. Ci spiegano, ci turlupinano, ci confondono le menti. Ci chiamano alla guerra, si adoperano per arruolarci. Con le dovute eccezioni, dal loro lato, e con le dovute eccezioni, nel farci manipolare e turlupinare, dal lato nostro. No, grazie.
Molta controinformazione, molta analisi seria, molto giornalismo serio esistono, per fortuna, in Italia e nel mondo, e pertanto non occorre ripetere a oltranza o dire la propria, a mo’ di pisciatine animali per marcare il territorio.
Modestamente vorrei fare qui solo alcune considerazioni, al solo fine di portare qualche contributo in più alle pregevoli analisi e alla controinformazione di cui sopra.
In primo luogo, l’eterno, inveterato, granitico eurocentrismo. La macelleria storica è enorme. La guerra esiste da sempre, addirittura da secoli, nella “zona delle tempeste”, nei vari angoli del mondo. Il colonialismo e l’imperialismo ne hanno prodotte e ne producono su scala industriale. Ma non ci toccano. Pensiamo solo a come Francia e Inghilterra sistemarono, a inizio Novecento, disegnando a tavolino, con righello e matita, i confini di paesi e di aree nella loro spartizione dell’ormai in agonia Impero Ottomano. Una sistemazione foriera di guerre e di lutti.
La guerra in atto oggi fa vittime in Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen e via elencando. Nessun minuto di silenzio, per rimanere ai recentissimi massacri, a ridosso del massacro di Parigi, per le povere donne yazide schiavizzate, stuprate e uccise (l’ultima fossa comune trovata dai curdi liberatori nella Sinjar liberata dai jihadisti dell’Is), per i 224 russi nell’aereo fatto precipitare, per i 43 morti e i 239 feriti libanesi sciiti di Beirut per le autobombe dello Is, per i tanti yemeniti uccisi dai bombardamenti fatti da quel grazioso paese di gentiluomini che è l’Arabia Saudita. Quella Arabia Saudita fonte primaria di questa storia. Culla del wahhabismo, fucina del moderno salafismo, all’origine dei fondamentalismi sunniti. La petromonarchia assolutista, al pari di Qatar e paesi del Golfo, e al pari della Turchia, anch’essi coinvolti in questa vicenda, amica dell’Occidente e finanziatrice dei vari mostri, dalla prima Al-Qaida in Afghanistan all’odierno Stato Islamico.
È probabile che tra i fischi nello stadio turco, nel minuto di silenzio, molti di questi fischi fossero di nazionalisti turchi filo Is, ma moltissimi sicuramente di gente di quelle parti del mondo che giustamente non sopportano l’indignazione ineguale, la gerarchia mondiale della sofferenza e della pietà. E dei minuti di silenzio. La riparazione storica di questo torto della gerarchia mondiale della pietà ci obbligherebbe, qualora dovessimo riparare qui in Occidente, a fare giornate, settimane di silenzio.
Si diceva Afghanistan. Un piccolo richiamo, per rifarci i fondamentali, a quel crogiolo di tagliagole tribali, lapidatori di donne e di ragazze non osservanti le loro turpi norme consuetudinarie, sempre in lotta tra loro. Lo sciagurato intervento dell’Urss nel 1979 fece il miracolo di unirli, di coalizzarli, di richiamare altri tagliagole provenienti dal mondo islamico e arabo, i famosi, e venerati in Occidente, mujahidin. I quali poi torneranno, dopo il ritiro sovietico del 1989, nei paesi di origine, chiamati “afghani”, a tagliare gole, in Algeria, in Bosnia, in Kosovo, in Cecenia, in ogni dove. Tutti “combattenti della libertà”, foraggiati e armati da Usa e Occidente e dall’internazionale sunnita, a guida Arabia Saudita, attraverso il fidato alleato Pakistan.
Un piccolo episodio emblematico, solo sempre per non dimenticare. All’inizio dell’intervento sovietico, Zbigniew Brzezinski, allora consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, incontrò i capi tribali afghani in Pakistan e alla fine dell’incontro, mettendosi in testa un turbante, disse “Siamo tutti mussulmani”. Osama Bin Laden era in quella internazionale sunnita combattente in Afghanistan e lì creò il primo nucleo di Al-Qaida. Cose, queste ultime, di Bin Laden e di Al-Qaida, sapute e risapute.
L’uso inveterato di questi strumenti, pericolosi da maneggiare anche da parte di chi ne vuole beneficiare, è costante nella storia del colonialismo e dell’imperialismo. Degli Usa in particolare. I famosi “apprendisti stregoni”, di cui parlammo nel precedente intervento.
Allora, calma ragazzi. Prima si creano gli orrori, in primo luogo la manomissione di equilibri, precari sì, anche sotto l’egida di dittature, ma equilibri comunque, tra etnie, religioni, tribù, clan ecc., con le milionate di morti in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Siria. Si creano anche le condizioni della distruzione di patrimoni storici e artistici di inestimabile valore, come in Iraq e Siria, e poi ci si vuole tutti arruolati. Si tratta invece di aiutare, e non di ostacolare o di boicottare, chi realmente combatte, anche con coraggio e valore, lo Is, i curdi, gli iraniani, gli hezbollah, i russi, l’esercito siriano.
La postilla su Pasolini non è fuori luogo. Come sempre in queste cose, come il terrorismo, la chiamata alla guerra di civiltà e di religione, la paura, diffusa a piene mani, di invasione di pretese orde di migranti ecc. occorre mobilitazione, azione politica, di movimento, di società civile. Ma occorre in primo luogo lucidità, coscienza critica, autonomia di pensiero. Nell’epoca della strabordante capacità dei dominanti, attraverso il consumismo, attraverso i loro potenti strumenti culturali e massmediatici, di influenzare, di operare la mortale manipolazione culturale e antropologica.
È stato un bene il ricordare degnamente, nel quarantesimo dell’assassinio, una figura così importante come Pasolini. Coscienza critica della cultura e della politica italiane, come Leonardo Sciascia e pochi altri nella storia nostra recente. Ma il problema risiede nel fatto che non si ricordi Pasolini solo in un anniversario. Passato il quale tutto torna come prima. Si tratta invece di riprendere e fare propria la sua lezione. Ogni giorno, nella quotidianità. Il lavoro intellettuale che rischia, che fatica (mai comunque come il contraltare del lavoro manuale o, peggio, del nessun lavoro), che ricerca, che non si autocompiace narcisisticamente, che generosamente si metta in gioco e abbandoni i salotti, il circo mediatico, l’essere chierici al servizio dei dominanti.
Il lavoro intellettuale, insomma, nella sua nobile e popolare importanza. Così è, pensando a Pasolini, nostro contemporaneo, “confortatore e combattitore” (Francesco De Sanctis, riferito a Leopardi, morto giovane, per i giovani delle barricate delle rivoluzioni del 1848).

Milano, 19 novembre 2015

GLI ATTENTATI DI PARIGI E GLI APPRENDISTI STREGONI DELL’IMPERIALISMO

GLI ATTENTATI DI PARIGI E GLI APPRENDISTI STREGONI DELL’IMPERIALISMO

• Prima di tutto cordoglio e solidarietà al popolo francese. Niente può giustificare l’uccisione di persone innocenti a Parigi come a Tunisi, a Beirut come ad Ankara o sull’aereo russo sopra il Sinai, neanche la religione che è usata solo come pretesto per gruppi di potere.

• Come sono nati i vari gruppi fondamentalisti islamici (i Talebani, in una prima fase Hamas, adesso l’Isis)?

Sono stati creati, addestrati, riforniti di armi e finanziamenti da parte degli Stati Uniti, di Israele, dell’Arabia Saudita, del Qatar, degli Emirati Arabi, del Kuwait, per distruggere i regimi progressisti com’era quello dell’Afghanistan fino ai primi anni novanta, per demolire la Libia, per smembrare la Siria, per mettere in difficoltà il popolo palestinese.

La Libia aveva un regime discutibile, ma era indipendente e controllava le proprie risorse petrolifere.

La Siria è alleata dell’Iran e la creazione dell’Isis doveva servire contro l’alleanza dei musulmani Sciiti. Poi l’Isis è in parte sfuggita al controllo.

• La distruzione dell’Iraq e della Libia attraverso le guerre imperialiste non ha affatto portato libertà e democrazia, anzi ha favorito la nascita delle milizie. Adesso molti protagonisti di allora (ad esempio Tony Blair) dicono che sono stati interventi sbagliati, ma evidentemente, ormai è tardi.

• Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar e Kuwait sono regimi feudali che vietano i partiti politici, che opprimono le donne, che tagliano mani e teste, eppure sono fedeli alleati dei governi occidentali. Finanziano l’Isis, ma permettono alle compagnie occidentali lo sfruttamento del petrolio e acquistano armi per miliardi di dollari. Pochi giorni fa Renzi si è incontrato con i monarchi dell’Arabia Saudita ai quali Finmeccanica vende armi.

CHIEDIAMO:

1. No alla chiusura ai profughi che fuggono, perché sono vittime dello stato islamico
2. Appoggio a chi combatte veramente l’Isis come i Curdi della zona autogestita siriana (collegati con il PKK di Ocalan)
3. Isolare il governo dell’Arabia saudita e gli altri Stati del Golfo che finanziano il terrorismo da molti anni.
4. Contrastare l’occupazione dei territori palestinesi da parte del governo israeliano
5. Sostenere tutte le esperienze democratiche che, tra mille difficoltà, resistono nel Nord Africa e in Medio Oriente

“Il capitalismo porta con sé la guerra come la nube l’uragano” diceva Jean Jaures (un esponente socialista francese assassinato nel 1914, perché era contrario alla guerra)

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione Provinciale di Pavia
C.I.P. Pavia, Corso Garibaldi 38 – 19 novembre 2015

Fiom: manifestazione nazionale a Roma, contro il terrorismo e le guerre

PER
GLI INVESTIMENTI, IL LAVORO E I DIRITTI
• investimenti pubblici e privati e nuova occupazione stabile;
• uno Statuto dei diritti di tutto il mondo del lavoro.
IL CONTRATTO NAZIONALE PER TUTTI
• un Contratto nazionale che tuteli tutte le forme di lavoro, garanzia del potere d’acquisto e soglia del salario minimo che affermi la democrazia nei luoghi di lavoro.
LO STATO SOCIALE
• garantire il diritto alla salute, alla scuola pubblica, alla formazione;
• introdurre il reddito di dignità;
• estendere la cassa integrazione e i Contratti di solidarietà.
LA QUALITÀ DEL LAVORO
• ridurre gli orari e ridistribuire il lavoro;
• una nuova legge sugli appalti;
• una legge sulla rappresentanza per far entrare la democrazia nei luoghi di lavoro;
LE PENSIONI
• ridurre l’età pensionabile e dare lavoro ai giovani;
• ripristinare le pensioni di anzianità;
• avere pensioni dignitose per tutti, oggi e domani;
IL FISCO GIUSTO
• ridurre le tasse al lavoro, combattere l’evasione fiscale e la corruzione;
• introdurre una tassazione progressiva sui grandi patrimoni.
L’EUROPA E LA COSTITUZIONE
• cancellare il pareggio di bilancio imposto dalle politiche di austerità;
• affermare e realizzare i princìpi della nostra Costituzione.

CONTRO
• LA LEGGE DI STABILITÀ;
• IL JOBS ACT CHE HA RESO PIÙ FACILI I LICENZIAMENTI;
• LO SBLOCCA ITALIA;
• LA BUONA SCUOLA ;
• LA POLITICA DELLA DISEGUAGLIANZA.

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