Mese: gennaio 2016

SUI PARCHEGGI “GRATUITI” AGLI ULTRA-SETTANTACINQUENNI.

Mortara, 31 gennaio 2016

 

SUI PARCHEGGI “GRATUITI” AGLI ULTRA-SETTANTACINQUENNI.

 

Avevo letto dell’iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Mortara per consentire il parcheggio gratuito agli ultra-settantacinquenni.

Dapprima, rinunciando in questa circostanza ad essere un incallito oppositore delle politiche di questa giunta, mi ero detto “vuoi vedere che stavolta ne hanno fatta una giusta?”

Ho dovuto rapidamente ricredermi in quanto alcuni cittadini interessati mi hanno fatto presente le sconcertanti modalità per ottenere il contrassegno.

Intanto si deve presentare domanda in carta da bollo da 16  euro, poi si deve guidare una macchina intestata al titolare del permesso, poi le soste dovranno essere “BREVI” e al Comando dei Vigili non hanno saputo precisare la durata.

Ora alcune domande si pongono:

  • Non era possibile una domanda in carta semplice come, ad esempio, si fa per gli altri spazi pubblici in modo da evitare la spese della marca da bollo? Con 16 euro di spese l’interessato può pagarsi con una vigente tariffa oraria di 50 centesimi ben 32 ore di sosta!
  • Se un signore di oltre 75 anni usa la macchina intestata alla moglie non può usufruire di questa sosta gratuita. Una semplice soluzione sarebbe stata quella di collegare l’agevolazione alla patente, non al possesso dell’automobile.
  • L’incertezza della durata della sosta che deve essere “BREVE” senza ulteriori precisazioni rende ulteriormente problematica l’operazione “PARCHEGGIO GRATUITO”.

Possibile che “lorsignori” non abbiano pensato a queste semplicissime questioni?

Purtroppo sì, presi come sono a farsi propaganda invece di risolvere i problemi!

Non posso fare a meno di farmi venire in mente una frase che un tempo campeggiava in certi esercizi pubblici : “SI FA CREDITO SOLO AI NOVANTENNI ACCOMPAGNATI DAI GENITORI”

 

 

  Teresio Forti

       Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

Le disavventure di Pidocchio

A qualcuno, dotato di una sbrigliata fantasia potrebbe venire in mente il burattino di Collodi… presto o tardi però dovremo trovare un nuovo Collodi che racconti ai bambini la storia del nostro passato. Ma chi sarà in grado di avvicinare il cuore infantile, senza ferirlo con lo spettacolo del male, e mettendolo al tempo stesso al riparo dai pericoli, dalle tentazioni del futuro?

Boris Pahor, Necropoli.

Le disavventure di Pidocchio

Una favola che è stata tragica realtà

C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei pochi e piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era il re, ma era fuggito. Non aveva invece potuto scappare un giovane contadino, ma non così giovane da sfuggire alla leva militare.

-Ma quella la dovevano fare tutti, almeno un tempo, volontari o meno – diranno i miei lettori piccoli e pochi.

Il suo nome non era Pidocchio, ma Fortunato, purtroppo il suo nome non gli portò fortuna, invece il soprannome glielo affibbiò chi diventò padrone del suo corpo e aveva terrore dei pidocchi e del tifo, che il suo corpo poteva ospitare.

Ma questo è il finale della storia. Ricominciamo dall’inizio. Il nostro Fortunato un giorno sfortunato ricevette una cartolina che gli ordinava di presentarsi al più vicino distretto militare. Non sapendo come fare si rivolse al capo del villaggio, che lavorava per gli invasori che avevano occupato non solo il suo ma tutti i paesi del Nord, sperando di trovar lavoro presso casa e di essere esonerato dal servizio militare. Ma appena gli parlò, questi si mise a urlare che si doveva servire la patria, che bisognava salvare l’onore perduto, che non c’era posto per gli imboscati, e via sbraitando.

“Urla pure come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno in guerra, e per amore o per forza mi toccherà combattere; e io, a dirtela in confidenza, di combattere non ne ho voglia e di morire ancora meno”.

Ma non fece a tempo Fortunato a finire la frase che fu ammanettato e messo in prigione e il giorno dopo portato al distretto militare.

Fortunato, per fortuna, non era tipo da farsi scoraggiare. Dopo due mesi di ammaestramento era diventato abbastanza capace di capire la vita militare e aveva intuito che il giorno dopo l’avrebbero portato nel paese degli invasori per imparare a combattere i suoi stessi connazionali, quelli che avevano disertato, quelli che si erano ribellati e si erano rifugiati in montagna. Allora disse al suo camerata: “Tu pensala pure come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a sparare contro i miei fratelli, e per amore o per forza mi toccherà combatterli e io, a dirtela in confidenza, di combatterli non ne ho voglia e di uccidere ancora meno. Fuggiamo, viene anche tu”. Ma il camerata era una persona infida e lo tradì, così il giorno dopo non partì con i commilitoni per un altro addestramento ma per il carcere militare.

Qui trovò tanti come lui, che avevano disertato, erano fuggiti, erano renitenti alla leva.

“Siamo in prigione, ma siamo tra di noi, non con i traditori” disse a quello che sembrava il più anziano. “Non illuderti troppo. Siamo qui di passaggio, se non finirà presto la guerra, deporteranno anche noi nel paese invasore,  non come guerrieri ma come prigionieri e ci divideranno secondo i loro bisogni. Tu che mestiere fai? – Il povero- rispose il povero contadino – Di’ che sei un operaio, contadino povero, così potrai magari lavorare in fabbrica, come schiavo ma al chiuso, e non a picco e pala all’aperto nell’inverno dell’Europa”.

Purtroppo la profezia dell’anziano militare disertore si avverò, e pochi giorni dopo furono tutti caricati su un treno. Un treno che non aveva carrozze passeggeri, ma carri bestiame, non posti a sedere, ma solo in piedi per il gran numero di persone che erano ammonticchiate in ogni vagone. Il viaggio fu lungo e penoso, senza acqua da bere e cibo per mangiare, senza un posto per i bisogni e senza niente di cui si aveva bisogno.

Ma l’incubo era appena iniziato. Appena arrivati i nostri soldati, che non volevano la guerra, incontrarono orchi urlanti e furono subito picchiati e denudati e rasati in tutto il corpo e a suon di urla inquadrati, cacciati in una baracca di legno per cavalli e infilati in letti a castello come pezzi di legno in una catasta.

Dopo la rasatura era avvenuta la doccia, prima caldissima poi freddissima e l’ispezione del corpo alla ricerca dei pidocchi. Fortunato, per fortuna, non aveva né lendini né pidocchi e quindi gli fu dato un numero, un saio a righe e un lavoro. Ma il numero bisognava sempre ricordarlo nella lingua straniera, perché il nome doveva scordarselo se no arrivavano botte dai burattini degli orchi. Questi burattini erano stati uomini e anche loro avevano subito l’arresto, il trasporto, la chiusura nelle baracche, la spogliazione di tutto ciò che avevano di umano, ed erano diventati capi degli altri burattini che erano ancora umani.

Per il lavoro da un sole all’altro all’aperto, il freddo, la fame, le urla, le botte, a Fortunato la pelle era diventata di pergamena, la testa un cranio, il petto una gabbia, le gambe pezzi di legno. Un giorno sfortunato gli fu trovato un pidocchio e gli fu appioppato quel soprannome, che però era usato contro tutti gli abitanti di quel campo di lavoro e sofferenza, e prima ancora era stato affibbiato a chi non aveva la stessa religione, la stessa idea, la stessa patria.

Cercarono di disinfestarlo, come l’Europa. Poi fu rimandato a lavorare, ma gli venne la febbre. Inutile fu il ricovero in infermeria, anzi letale fu il ricovero in infermeria. Altri scheletri febbricitanti come lui scambiavano microbi e lamenti finché finivano i loro giorni e le loro pene, venivano portati al forno crematorio e passavano per il camino.

I campi degli orchi erano costruiti per lo sterminio, fin dall’entrata nel loro ventre cavernoso. La morte era il mezzo e il fine. Il barbiere radeva la morte, il magazziniere la vestiva, il capo burattino l’avvicinava, l’infermiere la spogliava, lo scritturale segnava delle croci accanto ai numeri dopo che, per ciascuno di essi, l’alto camino aveva fumato in abbondanza.

Questa favola purtroppo non è una favola, ma è stata la realtà. Ve l’ho raccontata non per ferirvi con lo spettacolo del male, ma per  mettervi al riparo dal pericolo di farvi inoculare il disprezzo per chi è ritenuto di “razza inferiore”, dalle tentazioni di un futuro con orchi che rinascono dalle ceneri e vogliono di nuovo  ridurre in cenere chi è diverso da loro.

LO SPAZZAMENTO DELLE STRADE A MORTARA E IL FUTURO DEI DIPENDENTI “TRE MORTARA”

LO SPAZZAMENTO DELLE STRADE A MORTARA E IL FUTURO DEI DIPENDENTI “TRE MORTARA”

Abbiamo appreso delle incertezze dell’Amministrazione Comunale di Mortara e dei vertici dell’AS Mortara sul futuro dello spazzamento stradale e dei dipendenti della “TRE MORTARA”(la società al 51% di AS Mortara e del 49% della Municipalizzata di Voghera incaricata dello spazzamento stradale e spazi pubblici della città).
A oggi è avvenuta la 3^ proroga a detta società per 6 mesi, mentre si stanno avviando manovre poco chiare per il futuro. Non vorremmo, come sarebbe probabile, che le proposte dell’Azienda si ripercuotessero sull’organico addetto allo spazzamento.
Ora dobbiamo rilevare alcune questioni:

1° – Secondo noi l’organico di 7 dipendenti per lo spazzamento del territorio di Mortara non solo non dovrebbe essere ridotto, ma dovrebbe essere incrementato. Un buon criterio sarebbe, secondo studi effettuati in varie realtà, di avere un addetto ogni 1.000 abitanti.
Come è noto Mortara ha più di 15.000 abitanti e, per di più, ha un territorio vasto con 7 frazioni, ecc. ; inoltre i dipendenti della “TRE MORTARA” sono adibiti anche a raccogliere rifiuti non ritenuti idonei per la differenziata e quindi lasciati sul posto dal servizio del CLIR. In questo modo il servizio diventa insufficiente, tanto è vero che, da un po’ di tempo, viene “esternalizzato” lo spazzamento con l’intervento della Ditta ABONECO. Esternalizzare parte del servizio non ci sembra una buona politica sia per i costi che per la stessa qualità dell’intervento.

2° – Invece di continue brevi proroghe sarebbe molto meglio che al servizio di spazzamento fosse data una certezza almeno decennale, mantenendolo sempre in mano pubblica , con attrezzatura e dipendenti in numero adeguato così da evitare interventi da parte di ditte esterne.

Teresio Forti
del Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

L’ALTRA VIGEVANO A SINISTRA E RIFONDAZIONE COMUNISTA: MOBILITARCI PER IMPEDIRE LA CHIUSURA DI ASILI NIDO E SCUOLE MATERNE COMUNALI

L’ALTRA VIGEVANO A SINISTRA E RIFONDAZIONE COMUNISTA: MOBILITARCI PER IMPEDIRE LA CHIUSURA DI ASILI NIDO E SCUOLE MATERNE COMUNALI

Costruire insieme una manifestazione di piazza ed un’ampia mobilitazione delle famiglie, delle associazioni, delle realtà locali e delle forze politiche democratiche per ottenere il ritiro della delibera della giunta leghista che stabilisce la cancellazione di tre asili nido e di tre scuole materne comunali entro il 2019.

E’ questa la strada che proponiamo di percorre alla città per contrastare l’ennesima gravissima decisione dell’amministrazione comunale di Vigevano.

La giunta guidata dal sindaco Sala è l’esecutore materiale delle politiche antisociali volute dall’Unione Europea e tradotte in pratica con i tagli agli Enti Locali imposti dal Governo Renzi e dalla giunta regionale di Maroni, che sperperano soldi in opere inutili e penalizzano il settore pubblico ad esclusivo vantaggio dei privati.

Il sindaco leghista continua nella sua azione di “distruzione” del bene pubblico e dei servizi sociali che hanno rappresentato il “fiore all’occhiello” di Vigevano fino agli anni Novanta.

Il Comune di Vigevano non può e non deve rinunciare al suo ruolo primario, che è quello di garantire alla città servizi diffusi sul territorio, di qualità e con costi contenuti.

Proprio in questi tempi di pesante crisi economica, il settore educativo rappresenta l’ambito d’azione in cui occorre investire di più per aiutare le famiglie, riducendo drasticamente le spese superflue e gli sprechi del Comune. La politica dei tagli finisce per mettere in difficoltà prima di tutto le fasce più deboli della popolazione, a partire dai bambini.

Per tutte queste ragioni affermiamo con forza la nostra netta contrarietà alla riduzione del numero di asili nido e scuole dell’infanzia comunali a Vigevano. Ci impegniamo già nei prossimi giorni a costruire in città un’ampia mobilitazione con i singoli e con tutte le forze disponibili a condurre questa lotta di civiltà, per garantire la difesa e la valorizzazione del patrimonio sociale pubblico.

L’Altra Vigevano a Sinistra
Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista

PIENO APPOGGIO AL PRESIDENTE EVO MORALES AYMA.

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea esprime il proprio appoggio e la propria solidarietà al Presidente Evo Morales Ayma ed al processo di trasformazione da lui guidato da quando è Presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia. Un appoggio ed una solidarietà che rinnoviamo in questa fase politica importante, in cui il popolo boliviano verrà chiamato ad un referendum, previsto per il prossimo 21 febbraio. L’obiettivo della consulta sarà l’approvazione o meno del progetto di cambiamento costituzionale per permettere al Capo dello Stato o al Vice-Presidente boliviano di ricandidarsi per un altro mandato alla guida del Paese. Questo referendum non lede in alcun modo il profondo processo democratico in atto nel Paese andino. La decisione sovrana spetterà al popolo boliviano, che potrà esprimere la propria volontà e dare o meno la fiducia al Presidente Evo Morales Ayma nella prossima scadenza elettorale. Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea appoggia in maniera convinta la possibile ricandidatura del Presidente Evo Morales Ayma, per consolidare il processo di cambiamento che si sta realizzando in tutto il Paese e nel continente. Un processo democratico che ha permesso il riscatto e l’inclusione di ampli settori storicamente marginati dalla vita economica, sociale e politica del Paese, e che ha riconosciuto i diritti delle minoranze e della “madre terra”. Per questo motivo sosteniamo il SI al referendum sulla riforma costituzionale. ¡Jallalla Bolivia !!! ¡Jallalla compañero Evo !!!

Paolo Ferrero

Fabio Amato

Giuseppino Castoldi, un impegno genuino

Il ricordo
Giuseppino Castoldi, un impegno genuino

A ventun’anni dalla tragica scomparsa di Giuseppino Castoldi, avvenuta
il 19 gennaio 1995, ancora una volta ricordiamo con commozione il
costante impegno di Giuseppino a fianco dei lavoratori all’interno
della Cgil e la sua appassionata militanza politica prima nel Pdup, poi
nel Pci ed infine in Rifondazione Comunista. Un impegno ed una
militanza davvero genuini, che rappresentano – oggi come ieri – un
significativo esempio per quanti vogliono costruire una società libera
dalle ingiustizie e dallo sfruttamento.
Così come ricordiamo con grande affetto tutto ciò che Giuseppino ha
lasciato in termini di umanità e di amicizia e per questo il suo
ricordo resterà sempre vivo in chi lo ha conosciuto ed apprezzato per
il rigore morale e politico che ha caratterizzato tutta la sua esistenza.
Le compagne e i compagni del Circolo del Partito della Rifondazione
Comunista “Hugo Chavez Frias” di Vigevano

C’è una Rosa che non appassisce

15 gennaio 1919 * 15 gennaio 2016

 Per Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, trucidati dalla socialdemocrazia .

Noi non dimentichiamo .

Socialismo o barbarie

”… E nel buio sorrido alla vita, come se conoscessi un qualche segreto magico che sbugiarda tutto il cattivo e triste e lo trasforma in chiarità e felicità. E io stessa cerco la causa di questa gioia, ma non trovo niente, e di nuovo non posso che sorridere di me stessa. Credo che il segreto non sia altro che la vita stessa…”.

Così scriveva Rosa Luxemburg nel dicembre del 1917 dal carcere di Breslavia, dove stava scontando il suo terzo anno consecutivo di prigionia.

“Nonostante tutto”, è la conclusione di quella lettera. “Nonostante la morte, il sangue e le sofferenze che la guerra sta producendo. Nonostante il revisionismo, la disfatta degli eserciti proletari. Nonostante la coazione carceraria. Tentare di rovesciare il corso degli eventi, provare a produrre da soli un nuovo corso della storia, anche se l’esito è sempre incerto, è sempre possibile: è una necessità”.

…”Questa guerra «è la barbarie»: è la manifestazione dispiegata di un aut aut che il capitalismo cova da decenni nel suo seno…: socialismo o barbarie, appunto. Guerra o rivoluzione. Regresso o percorso verso il socialismo”.

 

Collettivo Culturale Rosa Luxemburg

Vigevano

 

 

 

IL RITARDO NEL PAGAMENTO DELLE PENSIONI E ALTRE CONSIDERAZIONI SULL’ATTACCO AL SISTEMA PENSIONISTICO

MORTARA 10 gennaio 2016

IL RITARDO NEL PAGAMENTO DELLE PENSIONI E ALTRE CONSIDERAZIONI SULL’ATTACCO AL SISTEMA PENSIONISTICO
Chi si è recato in posta o nelle banche durante il mese di dicembre ha potuto notare un “minaccioso” cartello dove si comunicava che le pensioni del mese di gennaio sarebbero state accreditate e pagate non il primo gennaio, ma il 4 gennaio 2016. Chi si è recato a prelevare la pensione il 4 gennaio nelle banche si è trovato di fronte ad un rinvio per il giorno dopo, 5 gennaio. Anche l’accredito sui conti correnti è partito il 5 gennaio 2016, mentre alla posta l’accredito e i pagamenti sono avvenuti il 4 gennaio, secondo il mandato INPS.
Potrà sembrare poca cosa per le (poche) persone benestanti, ma per chi (ed è la grande massa) deve far quadrare i conti ed è sempre più in difficoltà ad arrivare a fine mese il ritardo di 5 giorni ha creato problemi seri. Pensiamo a chi aveva, ad esempio, mutui o rate di varia natura in scadenza in quei primi giorni di gennaio o a chi, il 4 gennaio o nei giorni festivi precedenti, aveva bisogno di contanti attraverso il bancomat per capire lo sconcerto e la difficoltà di non poter prelevare il dovuto.
Questa vicenda si presta ad amare considerazioni. Intanto: quanto hanno guadagnato le banche sul ritardo, considerato il grande numero dei pensionati e la massa monetaria da erogare? Evidentemente molto. E quanto ha guadagnato l’INPS per i 4 giorni di ritardo? Purtroppo al capitale finanziario viene permesso di agire indisturbato, favorito dai vari governi a discapito della povera gente. E poi continua l’attacco alle pensioni, partito dalla cosiddetta “riforma Dini”, proseguito con lo “scalone Maroni”, con la “legge Fornero”, fino all’attuale campagna sul retributivo-contributivo. Ogni cosiddetta riforma è stata accompagnata, a suo tempo da mirabolanti promesse. In realtà le pensioni sono state intaccate, in futuro saranno sempre più ridotte e si andrà in pensione sempre più tardi. Ricordiamo che le pensioni non sono un favore che viene fatto alla popolazione anziana in quanto sono “salario differito”.
Infine: sarebbe del tutto possibile, vista la potenza produttiva attuale, lavorare meno quindi ridurre l’orario di lavoro e il tempo complessivo di vita da dedicare ad esso, se non fosse che le classi dominanti si appropriano dell’enorme ricchezza prodotta. Non ci deve essere contrapposizione tra giovani ed anziani come si cerca di far passare. L’unica vera contrapposizione, come sempre, è quella di classe.

Giuseppe Abbà
Segretario Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista