Mese: marzo 2016

MORTARA SULLA ROGGIA REGOLA

Tratto da: l’INFORMATORE del 31/03/2016

MORTARA SULLA ROGGIA REGOLA

Strada ristretta dal cedimento.

L’intervento di Rifondazione

Mortara – La sponda della Roggia Regola, tra Via Albonese e Via Beldiporto quando tra pochi giorni tornerà l’acqua per l’irrigazione dei campi, continuerà ad erodersi, con grave pericolo per la circolazione dei mezzi.

L’esponente mortarese di Rifondazione Comunista TERESIO FORTI su questo tema osserva:

“Rimango trasecolato dalle affermazioni dell’assessore ai lavori pubblici Marco Vecchio, il quale afferma che “non di è ancora capito chi paga”, che “ci sarebbero lungaggini burocratiche”, che “costerebbe 100.000 euro”.

Insomma si esibisce in un perfetto scaricabarile”. Il problema è annoso. “Ricordo che ci capitò di sollevare parecchie volte il problema – dice Forti – con proposte precise. Più di un anno fa, l’8 marzo 2015, proponemmo di destinare i soldi per la viabilità, invece che alla rotonda del campo sportivo, alla riparazione della strada franata a causa della Roggia Regola”.

Sempre Forti il 5 ottobre 2014 chiese “un interessamento particolare per riparare la strada”. “Potremmo ricordare altri nostri interventi sulla questione Roggia Regola – strada, ma credo che i due sopra ricordati dimostrino che il problema esiste ormai da troppo tempo, senza che l’Amministrazione Comunale intervenga.

E’ questa l’attenzione alle periferie promessa dall’Amministrazione al tempo delle elezioni?”.

La clamorosa bufala sui Rolling Stones a Cuba

Tratto dal blog di Maurizio Acerbo: http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?p=4708

Il tg di Rainews24 ha per una giornata intera comunicato agli italiani una clamorosa bufala: con lo storico concerto  concerto del 25 marzo gli Stones sono “la prima band a rompere il divieto per la musica straniera a Cuba”. La stessa solfa pare sia stata ripetuta anche dal TG1 e non escludo che altri abbiano fatto lo stesso.

C’è da chiedersi come possa accadere che tra i titoli di un tg finisca una corbelleria del genere.

Tutti sanno che a Cuba c’è persino statua dedicata a John Lennon, inaugurata anni fa da Fidel Castro in persona e persino i più distratti dovrebbero aver saputo che a Cuba suona da anni un sacco di gente da tutto il mondo e che il “divieto nei confronti della musica straniera” è una pura invenzione.

Innumerevoli sono i musicisti italiani che hanno suonato nel corso degli anni a Cuba e ne cito solo qualcuno a memoria.

 

Non pretendo che questi giornalisti ricordino che gli Area di Demetrio Stratos suonarono a Cuba nel 1978 o che il Banco del Mutuo Soccorso nel 1982 fece una tour su invito del governo:

[youtube]https://youtu.be/Ssd5zCYvxTU[/youtube]

O che Pino Daniele partecipò al Festival di Varadero del 1983: “L’Avana è un posto indimenticabile, mi ricorda insieme Palermo e Napoli”.

Magari ci si aspetterebbe che almeno si ricordassero dei Nomadi, ma probabilmente anche il 1994 è troppo lontano:

[youtube]https://youtu.be/jMK4mKv6vG8[/youtube]

Scontato che non sappiano del  live in Plaza De la Revolucion dei torinesi Statuto nel 1997:

[youtube]https://youtu.be/lnjNOO08MXU[/youtube]

Ma che non sappiano neanche di  Jovanotti che insieme a tanti altri suonò davanti a un pubblico forse pari a quello degli Stones è davvero strano:

Possibile che non abbiano saputo nemmeno di  Zucchero Fornaciari?

[youtube]https://youtu.be/CBa–u8BOc0[/youtube]

E Manu Chao l’avranno scambiato per cubano?

Certo tanta superficialità fa cadere le braccia.

La notizia non è fondata neanche se ci si limita alla scena rock anglo-americana.  Le redazioni hanno dimenticato di scrivere o riferire che più che da un fantomatico bando al rock da parte di Fidel Castro gli artisti nord-americani e le loro case discografiche sono  stati frenati dall’embargo e dalle leggi che vietavano ai cittadini statunitensi di andare a Cuba.

Infatti bisogna risalire alla presidenza Carter che riaprì qualche canale di dialogo con i cubani per un evento oggi dimenticato dall’informazione mainstream.  Mi riferisco alla mitica Havana Jam del 1979, il festival di tre giorni al teatro Karl Marx   che vide suonare insieme il meglio della scena musicale cubana con satr dell’epoca come Stephen Stills (CSN&Y), Billy Joel, Kris Kristofferson, i Weather Report e tanti altri. Eccovi un assaggio di Jaco Pastorius  John McLaughlin:

[youtube]https://youtu.be/qMNOAItxvwE[/youtube]

I cubani Irakere andarono a suonare negli States ricevendo anche un Grammy e la CBS portò una parte dei suoi artisti a Cuba con il beneplacito dei due governi.

In rete trovate non solo l’audio dell’esibizione di Stills ma anche una ricostruzione dei fatti.

L’anno dopo vinse le elezioni Ronald Reagan che riprese e intensificò la tradizionale aggressività verso Cuba e l’America Latina e quindi quei canali si chiusero.

Qualcuno si domanderà: ma come si può diffondere una tale bufala? Io una risposta ce l’ho.

Oltre alla superficialità e all’ignoranza credo che questa vicenda dimostri per l’ennesima volta quanto la nostra informazione dipenda dai media nordamericani. Infatti sono stati proprio i media mainstream americani a diffondere la balla.

La cosa ha suscitato più di una rimostranza da parte di chi l’embargo l’ha rotto senza attendere la benedizione del presidente degli Stati Uniti.

Infatti con un tour esplicitamente antiembargo nel 2005 furono gli Audioslave, il supergruppo dell’ex-Rage Against The Machine Tom Morello e dell’ex cantante dei Soundgarden Chris Cornell, la prima rock band americana a suonare a Cuba (dopo  il dimenticato festival del 1979).
Gli Audioslave in quel momento avevano il loro disco numero uno nella classifica americana e fecero una precisa scelta politica: «Siamo andati a Cuba per interrompere un embargo che riguarda anche la cultura e l’ arte. è stato un grande onore essere la prima band americana a suonare a Cuba e crediamo di aver così aperto la strada ad altri. Eravamo molto nervosi, anche se siamo abituati a suonare di fronte a grandi folle. A “La Tribuna” c’ erano 70 mila spettatori per il nostro concerto gratuito» (intervista a Repubblica).

Tom Morello degli Audioslave con un tweet ha giustamente rivendicato il merito: “AMO gli Stones, ma Audioslave tennero un enorme concerto a Cuba, fracassarono l’embargo del rocknroll  da parte degli Stati Uniti e fecero REALMENTE la storia”.

Quel concerto davanti a 70.000 cubani nella Tribuna Antimperialista a L’Avana è documentato da cd, dvd e un documentario ma evidentemente non c’erano redattori musicali in tv che ne sapessero qualcosa.

[youtube]https://youtu.be/_OsRvuNzYew[/youtube]

I Rolling Stones non sono neanche la prima rock band britannica perché salvo smentite notoriamente sono stati i gallesi Manic Street Preachers a suonare nel 2001 a L’Avana con Fidel Castro in persona ad ascoltarli.
Ovviamente anche loro hanno ironizzato sulla bufala con un tweet: “L’altra notte ho fatto un sogno stranissimo: tenevo un concerto gratuito all’Avava, a Cuba, al Karl Marx Theatre, ed era 15 anni fa!”

Il concerto dei Rolling Stones è stato certamente un evento storico trattandosi della più famosa e/o importante rock band del pianeta e soprattutto avendo suggellato la svolta impressa da Obama alla politica americana verso l’isola caraibica.

Ricordo che gli Stones suonarono in Cina proprio all’inizio della politica di “riforme” di Deng Xiao Ping (conservo ancora il numero della bellissima rivista Musica ’80  del 1979 con la copertina sull’evento).

Ma non è stato il primo concerto rock né tantomeno di artisti stranieri! E soprattutto non vi era alcun bando alla “musica straniera” prima del concerto del 25 marzo da parte del governo cubano.

La vicenda dimostra che i media italiani ci informano con il copia e incolla da quelli che Chomsky o Sanders chiamano “corporate media” americani e questo non è davvero rassicurante. Se raccontano balle sul rock figurarsi su guerre o economia!

Di sicuro anche la CNN aveva preso analoga cantonata. Al tweet “Rolling Stones became the first international rock band to play a concert in Cuba since the revolution” hanno  immediatamente  risposto gli stessi followers ricordando Audioslave e Manic Street Preachers.

La bufala evidenzia la maniera distorta con cui l’informazione racconta Cuba.

Infatti è evidente che l’ostacolo all’ingresso di Cuba nel circuito dei concerti delle star internazionali sono stati l’atteggiamento dell’amministrazione e della politica americana  e l’embargo. Non è stato il fanatismo ideologico di Fidel Castro a rendere difficile l’arrivo di gruppi rock o di altro genere a Cuba ma piuttosto quello degli Stati Uniti che per 50 anni anche ricorrendo al terrorismo hanno cercato di strangolare la rivoluzione cubana.

E’ lecito pensare che gli Stones finora non c’erano andati a suonare a Cuba per non suscitare malumori e ritorsioni negli States o che comunque abbiano voluto meritoriamente supportare la politica di Obama.

Nel raccontare la visita di Obama e il concerto degli Stones poco si è sottolineato che nonostante il nuovo clima permane il blocco economico  condannato ripetutamente dall’assemblea delle Nazioni Unite e tutte le misure odiose ad esso connesse.

 

P.S.: sarebbe interessante ricostruire vicende dei sixties ma il post sarebbe interminabile. Prossimamente…forse.

Mi scuso con tutti i musicisti stranieri che hanno suonato a Cuba che non ho citato.

Frente Amplio (Uruguay): Dichiarazione sulla situazione in Brasile

Pubblicato il 25 mar 2016

Di fronte alla situazione politica che oggi vive la Repubblica Federale del Brasile, la Mesa Politica del Frente Amplio DICHIARA:

1) Già da prima delle elezioni che hanno conferito, per volontà dei cittadini, la presidenza alla Presidente Dilma Rousseff, si era sviluppata, attraverso mezzi di comunicazione molto potenti, una forte campagna contro la sua rielezione e poi, dopo l’inizio del suo incarico l’1 gennaio 2015, contro il fatto che potesse continuare a svolgerlo.

2) Questa campagna conta di un nuovo capitolo, nel quale forze e attori politici vogliono portare avanti un processo politico controla Presidente Rousseff , a causa di un presunto ritiro di una norma fiscale. Questo processo politico presenta, tra i suoi principali istigatori, un settore del Potere Giudiziario ed il Presidente della Camera dei Deputati il quale, a sua volta, è stato denunciato per atti di corruzione ed è attualmente sottoposto ad una commissione di etica dello stesso organo.

3) Se questi tentativi di destituzione della Presidente Dilma Rousseff diventassero concreti, nel difficile scenario economico che il Brasile sta affrontando, il Partito dei Lavoratori passerebbe all’opposizione, e candiderebbe l’ex presidente Lula nelle elezioni del 2018. Per questo motivo la Destra, così come il settore conservatore e reazionario, hanno dato impulso, in quest’ultimo periodo, a un’offensiva politica contro l’ex Presidente Lula ed il Partito dei Lavoratori.

A quest’offensiva, sviluppatasi attraverso i mass media, partecipano attori politici e membri del Potere Giudiziario, tra i quali si trova il Giudice Federale dello Stato di Paraná, Sergio Moro.

4) E è stato precisamente il Giudice Moro che, nell’ambito dell’operazione Lava Jato contro la corruzione in Petrobras, a portare l’ex Presidente Lula a testimoniare, con un’enorme operazione di polizia, con l’obiettivo di intaccare la sua popolarità, nonostante l’ex Presidente Lula fosse già comparso volontariamente a testimoniare in quattro occasioni nello stesso giudizio. Perciò, importanti giuristi hanno contestato l’azione del Giudice Moro per violazione dei principi costituzionali; le stesse accuse sono state mosse dall’Ordine degli Avvocati di San Paolo.

5) La Presidente Dilma Rousseff ha designato l’ex Presidente Lula come membro del Gabinetto, con l’incarico di Ministro della Presidenza. Questa investitura non lo esonera da eventuali responsabilità davanti alla Giustizia, ma lo sottomette al giudizio giurisdizionale del Tribunale Supremo di Giustizia.

6) La lotta aperta alla corruzione qualunque sia la sua origine —che d’altro canto, è un connotato identitario irrinunciabile per la sinistra— è stata rinforzata significativamente durante i governi del Presidente Lula e della Presidente Rousseff, attraverso misure amministrative e quadri normativi nuovi, come non si era verificato mai nella storia del Brasile.

Di fronte a questa situazione, la Mesa Politica Nacional del Frente Amplio MANIFESTA:

1) ll suo rifiuto categorico di tutti i tentativi di destabilizzazione istituzionale in Brasile, propiziati o portati avanti da Potere Giudiziario, settori politici e responsabili di mass media.

2) La sua solidarietà con la Presidente Dilma Rousseff , con l’ex Presidente Lula e con il Partito dei Lavoratori del Brasile, artefici dell’inclusione nel loro ruolo di cittadini di milioni di brasiliani, precedentemente esclusi dalle èlites che oggi pretendono di riprendere la guida del paese.

 3) Il suo appoggio alle azioni portate avanti dal Presidente Tabaré Vázquez come Presidente Protettore de UNASUR, a difesa delle istituzioni della sorella Repubblica Federale del Brasile.

 

APPROVATA ALL’UNANIMITÀ

Montevideo, 18 marzo 2016

http://www.frenteamplio.org.uy//index.php?Q=articulo&ID=1987

Referendum 17 aprile sulle trivelle, il comitato nazionale risponde al ministro dell’Ambiente Galletti

Pubblicato il 23 mar 2016

– Il Comitato del Referendum 17 aprile “Vota SI per fermare le Trivelle” che racchiude tutte le Associazioni ambientaliste,
i Comitati locali e della società civile, e risponde al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che ha espresso pubblicamente l’intenzione di votare NO al Referendum del 17 Aprile sulle Trivelle o auspicando l’astensione definendo un pericolo il raggiungimento del quorum.

Rivolgendosi a chi sostiene il Referendum il Ministro dell’Ambiente ha parlato di una “consultazione ideologica” e di voler discutere di trivellazioni su un piano scientifico e di opportunità rispetto al dato occupazionale.

“Accogliamo volentieri l’invito del Ministro Galletti e ricordiamo che si intende abrogare una norma che è stata introdotta dal governo il 1 gennaio di quest’anno con l’ultima Legge di Stabilità. Fino al 31 dicembre 2015 le concessioni avevano durata massima di 30 anni. Anche per questa ragione risulta incomprensibile come una vittoria del SI possa causare la perdita anche di un solo
posto di lavoro”.

Il Referendum del 17 Aprile sulle trivelle in mare vuole infatti abrogare la norma per cui le compagnie che dispongono di titoli abilitativi per estrarre idrocarburi possono sfruttare i giacimenti “sine die” e non alla scadenza dei contratti, entro le 12 miglia dalle coste italiane, praticamente sotto costa. scrive il Comitato referendario.

Il Ministro ha citato la Norvegia tra i Paesi che in Europa sono più favorevoli alle fonti fossili. Il dato è facilmente smentibile, perchè se è vero che il paese scandinavo ha basato in passato la sua ricchezza su petrolio e gas, oggi sta modificando il modello energetico, incentivando forme di economia “green”.
Ne è la riprova il fatto che anche a causa del crollo del greggio, l’amministrazione di Oslo ha deciso di disinvestire, intervenendo sul proprio fondo pensione, dotato di circa 10 miliardi di euro di risorse, da tutte le società attive nel settore dei combustibili fossili, cioè carbone, petrolio
e gas.

Obiettivi principali: fissare un profilo d’investimento più etico
e sostenibile nonché ridurre l’inquinamento e contrastare i
cambiamenti climatici.


A questo proposito – prosegue la nota del Comitato del
Referendum
17 aprile Vota SI per fermare le Trivelle – ricordiamo al Ministro Galletti le sue parole e l’impegno preso alla Conferenza del Clima di Parigi di pochi mesi fa durante la quale asseriva la ‘…ferma determinazione collettiva di raccogliere la sfida che abbiamo di fronte e avviare un processo serio di decarbonizzazione delle nostre economie“.

Prosegue la nota del Comitato “Chiediamo al Ministro Galletti come il Governo italiano intenda rispettare l’impegno preso di contenere l’aumento del clima di soli 2 gradi centigradi con l’incremento delle trivellazioni e di una strategia basata sulle fonti fossili”.

Il Comitato precisa inoltre che la norma attualmente in vigore consente di costruire nuove piattaforme, in quanto il divieto riguarda solo il rilascio di nuovi permessi e concessioni per cercare ed estrarre idrocarburi entro le dodici miglia marine. La norma fa dunque salvi i “titoli abilitativi già rilasciati” enell’ambito dei titoli già rilasciati è sempre possibile costruire nuove
piattaforme.

Il Ministro dell’Ambiente afferma che non ci sono
“dati scientifici che 
provano che le trivelle fanno male alla costa”. Per questo rimandiamo al rapporto diGreenpeace Italia  in cui per la prima volta, vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi all’inquinamento generato da oltre trenta trivelle
operanti nei nostri mari.

Le concentrazioni di queste sostanze inquinanti sono, in oltre il 70%
dei casi, oltre i limiti di legge.
I
dati mostrano una grave contaminazione da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti. Molte di queste sostanze sono peraltro in grado di risalire la catena alimentare fino a raggiungere gli esseriumani.

Il
Comitato
nazionale “Vota SI’ per fermare le trivelle”
unisce
le forze di tutte le organizzazioni sociali e produttive affinché la
Campagna referendaria diventi
l’occasione per mettere al centro del dibattito pubblico le scelte
energetiche strategiche che dovrà fare il nostro Paese, per
un’economia più giusta e innovativa.

Il
Comitato promotore del Referendum abrogativo sulle trivelle in mare
sono
9
Regioni italiane: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche,
Molise, Puglia, Sardegna e Veneto.

fermaletrivelle-logo

Il nostro cordoglio per le vittime di Bruxelles. Per combattere l’Isis non dobbiamo comportarci come l’Isis

Pubblicato il 22 mar 2016

di Paolo Ferrero –

Voglio esprimere il mio cordoglio e quello di tutto il Partito della Rifondazione Comunista ai familiari delle vittime della strage di Bruxelles. Voglio esprimere il mio orrore per la strage terroristica: lascia senza parole questa allucinante pulsione di morte, totalizzante, che coinvolge se stessi e le altre persone, che riduce tutti e tutte a simboli da annientare. Da ultimo voglio dire con chiarezza che questa barbarie si combatte non accettando il terreno della guerra di civiltà: per combattere l’ISIS, non dobbiamo comportarci come l’ISIS. Per questo l’unico modo di vincere questa guerra è quella di costruire ponti di dialogo, corridoi umanitari per i profughi, è quella di costruire la pace smettendola di provocare, finanziare e alimentare la guerra nel Mediterraneo.

Cosa sta succedendo in Brasile?

Pubblicato il 17 mar 2016

di Teresa Isenburg

Da mesi, cioè dall’insediamento della Presidente signora Dilma Roussef al suo secondo mandato il 1° gennaio 2015, il Brasile è trascinato in un processo di destabilizzazione promosso dal principale partito di opposizione PSDB (Partido da Socialdemocracia Brasileira) e da una collaborazione fra settori della magistratura, della polizia federale e parte prevalente dei mass media (denominati nel linguaggio corrente PIG Partido da Impresa [stampa] Golpista). Per le forze di centro-destra la permanenza, da oltre dodici anni, di uno governo di centro-sinistra, moderatamente riformista e non avverso all’inclusione sociale e al ruolo dello Stato in economia, è insopportabile. Per capire gli accadimenti del paese è necessario tenere presente questo contesto eversivo costruito artificialmente attraverso un utilizzo deformato delle procedure istituzionali e giudiziarie e un impiego ingannevole dei mass media diffondendo notizie false, incomplete, alterate, irrispettose  ed incitando alla violenza e all’odio primitivo dell’avversario. A giustificazione di questo comportamento viene invocata, secondo un vecchio e già visto copione, la necessità di combattere la corruzione. Ma gli strumenti disponibili consentono di reprimere senza problemi la corruzione, attraverso processi che seguono le procedure, la presentazione delle prove, il rispetto del segreto istruttorio: cose tutte in continuazione violate in molte sedi.

Negli ultimi giorni si è dato un salto di qualità, con l’ordine, emanato dal  giudice federale di Curitiba Sérgio Moro di accompagnamento coatto, e totalmente illegittimo, dell’ex presidente Luis Inacio Lula da Silva per deporre e il suo trasferimento ancora più illegale in un aeroporto. Pochi giorni dopo un giudice statale di San Paolo ha addirittura chiesto l’arresto dell’ex presidente adducendo motivazioni prive di fondamento giuridico. Moltissime sono state le prese di posizione del mondo del diritto criticando questo modo di procedere e mettendo in evidenza l’infondatezza giuridica di esso. Nessun giurista ha addotto giustificazioni giuridiche di tutto ciò. In questo contesto le forze di opposizione e del centro-destra hanno convocato per la giornata del 13 marzo, manifestazioni in tutte le città conto la presidente eletta, contro il PT (Partido dos Trabalhadores) ecc.

Il monopolio televisivo ha martellato per giorni, incitando alla partecipazione e parlando in modo violento e aggressivo. Le manifestazioni hanno avuto luogo, con una partecipazione di circa 450.000 (probabilmente 350.000) a San Paolo, la più numerosa. I dati riportati  dalla stampa monopolistica parlano di numeri molto alti, è meglio consultare i blog che, in una situazione pesantissima di concentrazione dell’informazione, sono ormai  importanti, spesso di buona qualità e con costanza informativa. Si propone qui di seguito la traduzione di un articolo del giornalista Rodrigo Vianna che dà una lettura politica della manifestazione di San Paolo di ieri: il fatto cioè che si sia trattato di una manifestazione di estrema destra, del ceto medio paolistano bianco, con affioramenti fascisti. Come viene spiegato, questo pone il principale partito di opposizione, PSDB, in una situazione politica difficile.

 

Teresa Isenburg, 14 marzo 2016

 

Giorno 13:  Aécio è scacciato dalla Paolista e il PSDB lascia le strade alla estrema destra

di Rodrigo Vianna, giornalista della Record e organizzatore del blog Escrevinhador.

 

Il 13 marzo rimarrà come il giorno in cui i tucani (del partito PSDB)  e i piemmedebisi (del partito di governo PMDB) del golpe hanno perso il controllo delle strade a favore della estrema destra. Moro è diventato un semidio, o un mostro, che minaccia la democrazia perché ormai non si sottomette ad essa: ha a disposizione masse furiosi che prestano servizio al sua impeto di  giustiziere.

Il giorno 13 iniziò come ci si aspettava: la Globo (TV monopolista) dava ampia copertura alle manifestazioni di strada di Brasilia, Belo Horzonte, Rio e delle capitali del Nordeste. Una scaldatina per chiamare la massa di classe media al grande atto del pomeriggio, nella Avenida Paulista.

Fatta eccezione per Rio de Janiero (dove chiaramente questa volta più gente è scesa in strada), nelle altre città la presenza non è stata superiore a quella prevista: la classe media infuriata ci metteva la faccia, in un misto di deliri, autoritarismo e odio, da molto tempo seminato dalla Globo/Veja e dallo stesso leader dell’opposizione, Aécio Neves ( un nano politico che pone in rischio la stabilità democratica non volendo accettare la  sconfitta nelle urne nell’autunno 2015).

La manifestazione a San Paolo era così importante che Aécio e altri dirigenti tucano hanno cercato di farsi dare un passaggio. E a quel punto la narrazione ha cominciato a uscire dai binari programmati dall’opposizione …

Aécio Neves e Geraldo Ackmin (governatore dello Stato di San Paolo) sono stati espulsi dalla Paolista al grido di “buffoni”, “opportunisti”. (…)

I principali dirigenti dell’opposizione hanno dovuto andarsene di corsa. Marta Suplicy, che ha abbandonato il PT per imbarcarsi nel PMDB di Eduardo Cuha (presidente eversivo della Camera dei Deputati) chiedendo l’impeachment, è stata presa a calci: ha dovuto nascondesi nell’edificio della Fiesp (la Confindustria).

Bolsonaro (senatore di estrema destra fascistizzante) non è stato male accolto a Brasilia. Neppure Malafaia (pastore di una chiesta pentecostalista su posizioni fascistizzanti). Caiado (agrario fascista) ha ricevuto ovazioni a San Paolo. Ma al di sopra di tutti loro sta la figura di Sérgio Moro. Trasformato in una specie di semidio della morale e dei costumi, appoggiato dalla TV Globo di Ali Kamel, il giudice Moro potrebbe impiantare ghigliottine a Curitiba già in settimana e trasmettere esecuzioni pubbliche alla TV. Sarebbe appoggiato dalla massa profumata che ha occupato le strade. (…)

L’imponderabile ha dunque  dato le sue carte. Il PSDB, in verità, ha visto il suo margine di manovra ridursi nelle strade: chi votò Aécio comincia ad allontanarsi, chi ha votato Dilma sta fermo, guarda.  (…)

Il mostro della destra che ha ruggito nelle strade non vuole accordi di palazzo. Vuole qualcuno che arresti e schiacci.

Aécio e Serra corrono il rischio di diventare i lacerda (golpista degli anni ’50, poi a sua volta colpito) del XXI secolo: hanno alimentato l’odio e all’ultimo momento rimarranno da esso travolti. Moro è diventato un ente politico. Chi potrà controllarlo?

Adesso il dubbio è il seguente: il PSDB può radicalizzarsi ancora di più verso destra per accontentare la massa furiosa della Paolista? (…)

Senza dubbio la marcia della Paolista è stata imponente, maggiore di quella del marzo 2015. (…) Datafolha parta di 450.000 persone.

Chi è passato di lì non ha dubbi: la gente per strada era in maggioranza bianca, di classe media e conservatrice. Il popolo che ha votato Dilma e che critica il governo non si è fatto vedere nella Paolista.

In questo senso, la marcia del giorno 13 è si un ulteriore segnale di allarme per il governo Dilma… Ma il giorno 13 è senza dubbio più drammatico per l’opposizione.

TURCHIA – FERRERO (PRC-SINISTRA EUROPEA):

Pubblicato il 15 mar 2016

Paolo Ferrero , segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

«Il Prc aderisce al presidio indetto dalla Rete Kurdistan in Italia che si terrà domani, mercoledì 16 marzo alle ore 15.30 in Piazza delle Cinque Lune a Roma.
La mobilitazione è indetta in prossimità della riunione del Consiglio Europeo che si terrà a Bruxelles in settimana e in cui verranno garantiti finanziamenti al governo turco per fermare i profughi provenienti dalla Siria e definire un vero e proprio piano di deportazione per chi è in Grecia. Risorse che non serviranno, come ipocritamente si vuol far credere, ad accogliere i profughi ma a sostenere la guerra condotta contro le forze di autodifesa delle Ypi e Ypg uniche a contrastare l’avanzata del Daesh. Quello messo in atto da Erdogan è un ricatto attraverso cui intende, indisturbato, proseguire nei suoi tentativi di annientamento del popolo kurdo e di qualsiasi forma di agibilità democratica nel Paese. Fino a quando in Turchia non verrà garantita la libertà di ognuno, il rispetto dei diritti umani e politici, la pace e la democrazia, nessun tipo di accordo può essere stipulato sulla pelle dei popoli ed è dovere politico boicottare ogni forma di cooperazione e di investimento che le aziende europee e italiane in particolare, realizzano con il regime.
In ragione di questo e a fianco della proposta di federalismo democratico del popolo kurdo, saremo domani in piazza».  

15 marzo 2016

TU CHIAMALA SE VUOI… FREGATURA. GIU’ LE MANI DALL’OSTETRICIA DI VIGEVANO!

Fregatura. Come definire altrimenti la vicenda della possibile chiusura del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Vigevano?

A farne le spese saranno i cittadini, e la “fregatura” porta la firma del Governatore della Regione Lombardia, che oggi promette il suo interessamento dopo che per anni le politiche attuate dal Pirellone hanno costantemente svilito il ruolo e l’attività del servizio sanitario pubblico, a tutto vantaggio dei soggetti privati.

Tutto questo avviene mentre a livello nazionale il Governo Renzi, esecutore materiale delle politiche antisociali volute dall’Unione Europea, sta “strozzando” la sanità pubblica con pesanti tagli e scelte di stampo “aziendalistico” che guardano solo ai numeri e che riducono il paziente al ruolo di cliente. Sempre che abbia i soldi per pagare ticket e prestazioni specialistiche, naturalmente…

Si tratta quindi di una doppia fregatura, che deve essere contrastata e respinta, con l’obiettivo di garantire il diritto alla salute per tutti e di impedire la chiusura di un reparto indispensabile e di grande valore per la città.

Davanti a tutto ciò il sindaco leghista di Vigevano resta a guardare, tentando di far credere che confida nell’azione di un Governatore, Maroni, che non ha saputo assicurare fino ad oggi una sanità lombarda trasparente, efficiente e dalla parte dei cittadini.

Ogni azione politica e sociale deve quindi essere al più presto intrapresa a livello locale per garantire la difesa e la valorizzazione del patrimonio sanitario pubblico.

Giù le mani dall’Ostetricia di Vigevano!

 

Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista
Lista “L’Altra Vigevano a Sinistra”

Senza confini

SENZA CONFINI:

DUE GIORNI A MILANO SULL’EUROPA E PER LA SINISTRA IN ITALIA

Due giorni, promossi da L’Altra Europa con Tsipras, per rilanciare l’esigenza, per noi ovvia che, in Italia si compia il processo costituente di un unico e unitario soggetto politico della sinistra che sappia rispondere all’enorme domanda di quanti non si rassegnano al disfacimento della nostra democrazia costituzionale.

Lo rilanciamo mettendo al centro del dibattito politico i grandi temi: l’Europa, la vergogna delle barriere contro i migranti, i venti di guerra nel mediterraneo nei giorni in cui a passi felpati e a occhi bendati l’Italia si avvia alla guerra.

Solo col confronto su questi grandi temi e con l’azione conseguente possiamo uscire dalle mille piccole nostre storie. Perché una sinistra in Italia non può non avere una dimensione di questo respiro, al minimo europea. E nello stesso tempo una radicata presenza quotidiano nei territori, concentrandosi sulle azioni/sfide immediate dei prossimi mesi: le amministrative e i referendum.

Per questo dedicheremo un grande spazio alle città e alle esperienze unitarie a sinistra che saranno protagoniste delle elezioni del prossimo giugno in alternativa al PD, alle destre e ai 5 stelle.

E grandissima attenzione alla sfida per la democrazia con la contesa referendaria che da aprile, con l’inizio della raccolta referendaria e il voto del 17 aprile sul quesito No Trivelle, ci porterà al referendum costituzionale del prossimo autunno.

Ponendo il confronto, il più largo possibile, sulle grandi tematiche e agendo fattivamente sulle scadenze immediate possiamo dare un contributo forte a tenere aperto lo spazio per un lavoro di una sinistra credibile capace di agire anche in Italia con l’intelligenza, la credibilità e la forza necessarie per essere all’altezza delle sfide.

Per questo il programma del nostro appuntamento, organizzato con il gruppo Gue/Ngl del Parlamento Europeo, sarà ricco di interventi europei e di approfondimenti sulle prossime scadenze.

Vi aspettiamo

L’Altra Europa con Tsipras
www.listatsipras.it

https://www.facebook.com/AltraEuropaConTsipras/

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PROGRAMMA
SENZA CONFINI
non abbiamo da perdere altro che i nostri confini
Assemblea dell’Altra Europa con Tsipras
per il processo costituente unico e unitario IN ITALIA di un soggetto europeo
dedicata a Giulio Regeni
 
Milano 19-20 marzo 2016

SABATO 19 marzo
SEDE: HOTEL MICHELANGELO PIAZZA LUIGI DI SAVOIA, 6 ( Stazione Centrale)
 
Ore 11: Apertura: per GIULIO REGENI
Vogliamo la verità su Giulio, per rendere giustizia ai tanti come lui, perché non si ripeta mai più
ore 11:15 SENZA CONFINI- SENZA RETI
MIGRANTI, IL PUNTO ZERO DELLA COSCIENZA POLITICA DELL’EUROPA
Testimonianze ed esperienze

Interverranno Tasia Christodoulopoulou (vicepresidente del parlamento greco, già viceministro delle politiche sull’immigrazione), Can Guelcue (attivista del movimenti austriaci per l’accoglienza), Moni Ovadia (in video), Filippo Miraglia (vice presidente Arci Nazionale), Eleonora Forenza, Michele Negro (esperienza di accoglienza in Friuli), Matteo Pucciarelli (giornalista di Repubblica), Hazal Koyuncuer, (portavoce Comunità Kurda di Milano), Rosamaria Vitale (medico HUB Milano) e Milano Senza Frontiere.

Coordina Bia Sarasini
ore 13 SENZA CONFINI
PERCHÉ L’ASSEMBLEA
Saluto di AET Milano
Intervento di Marco Revelli
Pierre Laurent- presidente del Partito della Sinistra Europeo (video)
 
13.30- 14.30 PAUSA
ORE 14.30 SENZA CONFINI ripresa dei lavori – sessioni di lavoro
[per ogni sessione relatori max 8′ ciascuno – poi dibattito max 5′ciascuno, che continua se ci sono richieste la domenica mattina]
LE CITTÀ– sessione
 

Interverranno Curzio Maltese, Stefano Fassina (candidato sindaco a Roma), Giorgio Airaudo (candidato sindaco di Torino), Federico Martelloni (candidato sindaco a Bologna), Raffaella Sutter (candidata sindaco a Ravenna), Luigi De Magistris (sindaco di Napoli- in video), Riccardo Petrella (beni comuni e città), Elena Mazzoni (No TTIP nella mia città), Stefano Galieni (migranti e città)

coordina Massimo Torelli
Obbiettivi: confronto e presentazione della sfida nelle città, impegni pratici per il governo delle città (TTIP, beni comuni, accoglienza)
ORE 17.00 SENZA CONFINI
DIRITTI, DEMOCRAZIA, VITA QUOTIDIANA- sessione
I referendum che cambiano la vita, e restituiscono la democrazia ai cittadini italiani

Interverranno Massimo Villone (referendum Costituzionale e Italicum), Maria Boscaino e Vito Meloni (referendum scuola e sociali), Enzo Di Salvatore (referendum No Triv del 17 aprile), Franco Martini(Cgil- segreteria nazionale- referendum lavoro), Fabrizio Bocchino, Marcello Scipioni (Fiom-Cgil Milano), Andrea Maccarrone (su legge Unioni Civili)

Coordina Alfonso Gianni
Obbiettivi: informare e sostenere tutti i referendum, a partire dalla scadenza del 17 aprile 2016
ORE 18.30-20.30 SENZA CONFINI
UNA POLITICA FELICE- sessione
SOGGETTO E/O PARTITO dal nome alla vita – PARTECIPARE come e per chi?
Sessione introduttiva sulle Forme della politica, con interventi iniziali (max 8′) e dibattito (max 5′)
Coordinano Chiara Giunti e Rosa Rinaldi
Primi interventi Beppe Caccia, Loris Caruso, Luca Raffini
Obbiettivi concreti: confrontare nel merito alcune idee di fondo sulle forme costitutive di un soggetto politico unitario e innovativo della sinistra a dimensione europea, aprire un percorso di autoformazione alla partecipazione come pratica non episodica ma costante e fondante del processo e del soggetto.
Domenica 20 MARZO ore 9.30 –
SEDE: AUDITORIUM “STEFANO CERRI” VIA VALVASSORI PERONI,56 ( Lambrate)
9,30-11,15
·Sessione partecipata sulle Forme del soggetto e della partecipazione. Discussione partecipata  su tre “domande-temi”  emersi con particolare interesse nella sessione seminariale del sabato pomeriggio. In forma di un World Café con tavoli da 10 persone.
In contemporanea in sala plenaria può continuare il confronto sulle sessioni tematiche del sabato (città e referendum).
11.30 SESSIONE CONCLUSIVA Senza confini.
L’Europa, la sinistra e la politica che vogliamo (anche in Italia)
Confronto tra esperienze europee e italiane
 

Interverranno Tasia Christodoulopoulou (Grecia, vicepresidente del Parlamento), Eleonora Forenza, Norbert Hagemann (Linke), Paolo Ferrero, Lorenzo Marsili (Diem), Curzio Maltese, Francesco Martone, Maite Mola (Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea), Joana Mortagua (Portogallo, Bloco De Izquierda), Paolo Cento, Sergio Cofferati (in video)

Coordina: Roberto Musacchio
 
Saluto Finale di Marco Revelli

ORE 13.30

Pranzo con il GAS di Novate Milanese

 

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Logistica
Per la mappa delle sedi dell’appuntamento
http://www.listatsipras.eu/blog/item/3174-senza-confini-le-sedi-del-19-e-20-marzo-info-per-dormire.html


Il referente de L’Altra Europa Milano per l’ospitalità è:
Alessandro Brambilla Pisoni (alessandrobrambilla@tiscali.it) che
segue sia l’ospitalità gratuita presso case di compagne/i di Milano che le convenzioni con gli alberghi.

CONVENZIONE ALBERGO

hotel Perugino (di Via Perugino 14)
Singola Euro 50 Doppia Euro 70 Tripla Euro 99. Pernottamento e prima colazione a buffet.
Tel. 02.55189164
Convenzione (da indicare all’atto della prenotazione): “ALTRA EUROPA”.