Mese: giugno 2016

Festa del sole rosso. Festa annuale di Rifondazione di Mortara


IMG_0824Domenica 10 luglio 2016 si fa festa.

E’ la festa del Sole Rosso. Festa annuale di Rifondazione di Mortara, festa che si fa per stare bene insieme , per ridere e mangiare in convivialità , per cantare e ballare, per raccontare e raccontarsi, per parlare di poesia e della voglia di un nuovo sogno globale.

E’ la festa dell’avvenire, dei diritti, della solidarietà, della difesa della Costituzione Italiana, è la festa per esprimere la voglia di un mondo con meno fame e meno guerre.

Il denaro raccolto servirà a promuovere campagne per aumentare la sfera del bene comune in Lomellina e incrementare una volta tanto non il Pil ma la felicità collettiva. La felicità del resto si sa è un bene comune, o è
di tutti oppure non è.

Alla festa ci sarà la partecipazione straordinaria di Malang che viene dal Senegal e che chiede rifugio e protezione accoglienza a questa nostra terra.

Suonerà percussioni insieme al gruppo dei Gandaranda con Cinzia Reina voce e Franco Brasca violino.

Chi partecipa deve obbligatoriamente portare entusiasmo e poesie, giochi e musica.

La festa , a inviti ,si svolgerà in una location privata a un paio di chilometri da Mortara in località Remondo’.

Per tutte le Info : Adriano 3400667971

 

IMG_0855IMG_0831
IMG_0838

Pessimo risultato delle elezioni spagnole

Pubblicato il 28 giu 2016

di Ramon Mantovani –

Le elezioni anticipate (convocate dopo mesi di sterili trattative per formare il governo) si sono risolte con un’avanzata del Partito Popolare (PP), con una tenuta del Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe), con un secco arretramento di Unidos Podemos (coalizione composta da Podemos, Izquierda Unida, Equo e da coalizioni più ampie e comprendenti forze locali in Catalunya, Galicia, Pais Valencià e Illes Baleares), e con un più modesto arretramento di Ciudadanos (C’s). Le forze indipendentiste e nazionaliste catalane e basche hanno confermato sostanzialmente gli stessi voti del turno precedente.

Vediamo i risultati nel dettaglio per le forze principali.

La partecipazione al voto è calata dal 73,20 % al 69,84 % con un milione e duecentomila elettori in meno.

Il PP passa da 7.236.265 voti (28,71 %) a 7.906.185 voti (33,03 %) e da 123 a 137 seggi.

Il Psoe passa da 5.545.315 voti (22,00 %) a 5.424.709 voti (22,66 %) e da 90 a 85 seggi.

Unidos Podemos passa da 6.146.527 voti (24,47 %) a 5.049.734 voti (21,10 %) conservando i 71 seggi della tornata precedente. Nella tornata precedente Podemos e Izquierda Unida si presentarono divise tranne che in Catalunya e Galicia. E nelle Isole Baleari la forza locale MES si presentò da sola.

C’s passa da 3.514.528 voti (13,94 %) a 3.123.769 voti (13.05 %) e da 40 seggi a 32.

È bene sapere che le incongruenze fra voti e seggi sono dovute al sistema elettorale spagnolo che è diviso in 52 circoscrizioni (50 province e 2 città autonome, Ceuta e Melilla) in ognuna delle quali vengono attribuiti i seggi con il sistema D’Hondt e con uno sbarramento del 3 %. Non esistendo un collegio unico statale per riequilibrare il rapporto voti-seggi i voti che non riescono ad eleggere nelle singole province sono dispersi.

Il segretario di Ciudadanos nel primo commento dopo il voto ha lamentato la ingiustizia del sistema elettorale, come del resto hanno fatto per 40 anni il PCE e Izquierda Unida. Ed ha portato l’esempio della regione Castilla y Leon, dove nelle 9 province che la compongono, Ciudadanos con il 14,15 % dei voti elegge 1 deputato, Unidos Podemos con il 15,50 % ne elegge 3, il Psoe con il 23,17 ne elegge 9, mentre il PP con il 44,33 ne elegge ben 18.

Detto questo passiamo ai miei modesti commenti.

La destra spagnola è forte.

Nessun sondaggio ha previsto l’avanzata del Partido Popular. Né alcun commentatore. Né, tantomeno, nessun altro partito avversario.

Dopo le elezioni precedenti il Presidente del PP Mariano Rajoi propose un governo di coalizione con il Psoe e, forse, con Ciudadanos. Avendo ottenuto risposte negative da entrambi rifiutò l’incarico del RE di tentare di formare il governo, prevedendo di non avere i voti sufficienti per essere investito dal parlamento come Presidente del governo.

Affinché i lettori italiani comprendano meglio è bene che sappiano che il parlamento spagnolo accorda la fiducia (investidura) al solo Presidente del governo, che solo dopo averla ottenuta forma il governo, senza che questi debba ottenere a sua volta la fiducia. In altre parole può essere, come è successo più volte nella storia parlamentare spagnola, che vi siano partiti che, con il voto favorevole o con l’astensione, partecipano all’elezione del capo del governo per poi rimanere all’opposizione. Permettendo in questo modo un governo sorretto da una minoranza parlamentare, che sui singoli provvedimenti si allarga poi a geometria variabile.

Rajoi, accusato di immobilismo dalla gran parte dei commentatori, si mantenne in questa posizione fino alla fine, ribadendo la sua proposta di governo di grande coalizione con il Psoe. E osservando compiaciuto il fallimento del tentativo, del quale parleremo più avanti, del segretario socialista di ottenere i voti di Ciudadanos e Podemos per essere investito Presidente.

Bisogna sapere che prima ed anche dopo la campagna elettorale del 20 novembre del 2015 il PP è stato travolto da potentissimi scandali per corruzione. Con dirigenti nazionali ed interi gruppi dirigenti locali incarcerati e/o incriminati per reati gravissimi. Pochi giorni prima del voto del 26 giugno, inoltre, il quotidiano digitale di sinistra “el Publico” ha diffuso le registrazioni di conversazioni fra il Ministro degli Interni ed un giudice incaricato di dirigere l’ufficio anticorruzione catalano. Il contenuto delle conversazioni restituisce con evidenza inequivocabile che erano in corso manovre giudiziarie, e diffusione delle stesse, volte a screditare i due maggiori partiti indipendentisti catalani (Esquerra Republicana de Catalunya e Convegencia Democratica de Catalunya) per inesistenti casi di corruzione e il gruppo dirigente di Podemos per presunti, ed ovviamente inesistenti, casi di finanziamento illecito di Podemos ad opera dei governi venezuelano ed iraniano. Ovviamente questa specie di caso “watergate” ha provocato la reazione di tutti i partiti, e perfino dei sindacati di Polizia e Guardia Civil, che unanimemente hanno chiesto le immediate dimissioni del ministro. Il quale però non si è nemmeno sognato di darle ed ha ottenuto, invece, la piena solidarietà del Presidente del Governo per la diffusione di registrazioni illegali delle sue conversazioni con un giudice.

Viene davvero da chiedersi come sia possibile che un partito al governo nel tempo della crisi sociale più grave della storia spagnola, travolto da casi gravissimi di corruzione e preso con le mani nel sacco ad ordire trame illegali, utilizzando a questo fine strutture dello stato, contro i propri avversari politici, possa non solo non crollare elettoralmente (anche se a dire il vero il crollo lo aveva avuto nelle precedenti elezioni passando da quasi 11 milioni di voti (44,63 %) a 7 milioni e 200mila voti (28,72%) e dalla maggioranza assoluta con 186 seggi a 123) ma perfino risalire in voti assoluti e seggi.

Non è facile rispondere a questa domanda. Si tratta di qualcosa di molto profondo e complesso che sarà necessario, per le forze della sinistra spagnola, analizzare molto bene.

Ma possiamo dire che il PP ha utilizzato alla perfezione una strategia elettorale che ha funzionato.

Una strategia con tre assi fondamentali.

1) vantare successi economici (crescita del PIL e diminuzione della disoccupazione) pur riconoscendo la persistente crisi sociale. Addebitandola però al governo Zapatero e alla pesante eredità che questo governo aveva lasciato. Si tratta di una bufala, perché anche dal punto di vista liberista rimane un grave deficit e debito pubblico e perché in realtà la diminuzione della disoccupazione è solo formale in quanto per effetto delle “riforme” del mercato del lavoro di Zapatero e poi del PP si tratta di un incremento occupazionale dovuto esclusivamente a contratti precari per il 90 % inferiori a una settimana. Ma se ben presentata insieme alla prospettiva di un salto nel buio (l’esempio della Grecia è stato il leit motiv ripetuto) rappresentato da un governo diretto o con la partecipazione di Unidos Podemos (sempre definito estremista, comunista, chavista e soprattutto amico di Syriza), ha evidentemente avuto il successo sperato fra le classi medie impoverite ma terrorizzate da prospettive più buie. Senza contare la conservazione del consenso attraverso le più classiche politiche clientelari sociali e territoriali.

2) elevare alla massima potenza il messaggio nazionalista spagnolo. Mostrando una totale intransigenza contro le aspirazioni nazionali di baschi e catalani, anche rinverdendo contenuti chiaramente franchisti e utilizzando la repressione giudiziaria contro gli indipendentisti. Il fine giustifica qualsiasi mezzo per impedire agli indipendentisti e ai comunisti di distruggere la sacra nazione spagnola. Perciò lo scandalo della trama ordita contro gli indipendentisti catalani e contro Podemos alla fine si è risolta a favore del PP. Allo stesso tempo si è mostrato totalmente e acriticamente europeista (gli argomenti antieuropei in Spagna non hanno nessuna popolarità). Sulla base di tutto questo ha accusato gli avversari di voler minare l’unità della Spagna e di voler aprire una controversia con l’Unione Europea che si sarebbe risolta con un disastro economico, come in Grecia. A questo fine la proposta di governo di grande coalizione è stata sempre accompagnata dagli esempi di grandi coalizioni in altri paesi europei, a cominciare dalla Germania.

3) minimizzare i casi di corruzione ed utilizzando i casi analoghi, anche se meno gravi, del Psoe e della destra catalana, e quelli falsi ed inesistenti di Podemos, per generalizzare il problema. Insomma, è vero che c’è molta corruzione, ma lo fanno tutti, e comunque le leggi e la giustizia funzionano visto che i casi del PP sono stati perseguiti di più con il PP al governo.

Il PP per quanto sia ben lungi dal riprendersi la forza che ebbe nel 2011 esce certamente vincitore da queste elezioni. I problemi sociali, economici, istituzionali e politici del paese restano tutti, e il PP non potrà che aggravarli nei prossimi anni, sia obbedendo alla Troika, sia producendo uno scontro frontale con il governo indipendentista catalano, ma intanto ha superato il momento più difficile della sua storia.

Ciudadanos fa parte della destra spagnola a tutti gli effetti, sia per la condivisione sostanziale della politica economica del PP, con accenti anche, se possibile, più liberisti, sia per la vocazione nazionalista spagnola e nemica giurata del diritto all’autodeterminazione di baschi e catalani. Anche a naso è evidente che i voti persi da Ciudadanos sono andati al PP. Certamente a causa della disponibilità di C’s a votare l’investitura del segretario socialista Pedro Sanchez nelle trattative degli scorsi mesi. E probabilmente, ma quasi certamente, perché il profilo “nuovo”, “moderno”, anticasta e anticorruzione esibito contro Rajoi e il PP non ha funzionato in una campagna elettorale estremamente polarizzata. Paradossalmente Ciudadanos ha fatto un enorme autogol partecipando fortemente alla campagna contro Podemos, utilizzando più di altri le false accuse di finanziamento illecito, e descrivendo un governo con Unidos Podemos come un salto nel buio. In questo modo ha semplicemente alimentato la paura che ha spinto elettori reazionari e conservatori a turarsi il naso e votare il vero baluardo anticomunista rappresentato dal PP.

Il Psoe tiene ma esce indebolito dalle elezioni.

La crisi del Psoe non è esplosa, visto che il sorpasso di Unidos Podemos non c’è stato, ma non si è nemmeno arrestata.

Il risultato elettorale del Psoe è infatti il più basso della storia, sia dal punto di vista dei voti che dei seggi.

La campagna elettorale del Psoe è stata incentrata sulla giustizia sociale, ma presentando disoccupazione, precarietà, diseguaglianze e tagli sociali come effetti unicamente delle politiche del PP, e senza mai mettere in discussione né le vere cause della crisi, a cominciare dalle politiche neoliberiste del governo socialista di Zapatero che accellerò la deindustrializzazione del paese e favorì un’enorme bolla speculativa edilizia, né le politiche di austerità imposte dalla UE. Con contorno di difesa dei diritti civili, sui quali il Psoe è indubbiamente progressista.

Insomma, un profilo apparentemente più di sinistra e sociale del Psoe di Zapatero, ma in realtà in totale linea di continuità con l’impianto liberista delle politiche economiche dominanti.

Sulla questione catalana il Psoe ha proposto una riforma costituzionale federale, ma senza mai precisare di che tipo, ed ha comunque negato anche solo l’ipotesi di un referendum consultivo in Catalogna. Proposta difesa fino a due anni fa anche dal Partito dei socialisti catalani, che poi se la sono rimangiata subendo per questo una scissione ed una grave crisi.

Ma, a mio avviso, l’arma vincente che ha permesso a Pedro Sanchez e al Psoe di impedire la crescita di Unidos Podemos e il previsto sorpasso è stata l’accusa, ripetuta ossessivamente da tutti i candidati socialisti in tutti i dibattiti televisivi, a Podemos di non aver voluto sostenere un governo guidato dai socialisti dopo le precedenti elezioni favorendo così il PP, e imputando questa scelta alla presunzione, arroganza e sete di potere di Pablo Iglesias.

Si tratta di una falsità, o meglio di una mezza verità.

Podemos propose per primo un governo di coalizione concordato fra Psoe, Podemos, Izquierda Unida e le tre liste unitarie di Catalunya, Galicia e Pais Valencià (Confluencias), con la ricerca di sostegno (visto che la somma dei deputati delle forze di governo non raggiungeva la maggioranza) fra le forze basche e catalane. Queste ultime già in campagna elettorale avevano dichiarato che avrebbero sostenuto, anche con il voto a favore se necessario, un governo che si impegnasse a permettere referendum di autodeterminazione. Ma Pablo Iglesias commise, a mio avviso, l’errore di presentare questa proposta corredandola della richiesta della vicepresidenza del governo per se stesso (dopo aver detto nei mesi precedenti che mai avrebbe personalmente accettato di far parte di un governo del quale non fosse presidente) e di un lungo elenco di ministeri, fra i quali interni e difesa.

Il Psoe ebbe così modo di rispondere che i socialisti erano interessati a discutere di programma e che erano meravigliati del fatto che Podemos dimostrasse una tale brama di poltrone.

Le richieste programmatiche di Podemos, che pure erano state esposte, sparirono dalla discussione sui mass media e l’immagine di Podemos e di Pablo Iglesias subì un duro colpo.

In seguito il Psoe precisò la propria posizione dicendo che era necessario un governo di cambiamento ed avviando trattative separate con Ciudadanos da un lato e con Podemos, IU e le Confluencias dall’altro. Ma anche dicendo che si rifiutava di ricercare appoggi esterni di partiti indipendentisti catalani e nazionalisti baschi.

Firmò con Ciudadanos un programma di governo e chiese, con un chiaro ricatto, a Podemos, IU e Confluencias di sostenerlo dall’esterno.

Ovviamente questi ultimi rifiutarono ribadendo la proposta del governo progressista e gli stessi partiti baschi e catalani riproposero la propria disponibilità a sostenerlo. Ma fu inutile.

Nel corso dei due dibattiti parlamentari (ritrasmessi dalle tv in diretta) sulla “investidura” di Sanchez, Iglesias alternò discorsi durissimi contro il Psoe con discorsi improntati al clima di “amore” necessario fra se stesso e Sanchez, corredati da volgari ed inascoltabili allusioni a un presunto flirt fra una deputata del PP e un deputato di Podemos (sic).

Come è noto alla fine il tentativo di Sanchez di formare il governo fallì per il voto negativo della maggioranza del parlamento.

Tutto ciò, però, permise a Sanchez di glissare sulle questioni programmatiche, visto che i mass media diedero eco enorme sia agli attacchi di Iglesias al Psoe sia alle curiose note “di colore” provocate dal discorso di Iglesias sull’amore, e di ribadire la critica a Podemos di aver impedito un governo alternativo al PP.

Ripeto, per mesi e in modo ossessivo, in campagna elettorale il Psoe ha insistito sul fatto che Podemos “ha impedito il cambiamento”, “ha fatto un favore al PP” con il quale, se non un accordo tacito, “ha in realtà un interessa comune” che “è impedire al Psoe di governare” anche a costo di provocare nuove elezioni nella speranza di aumentare i propri voti.

Naturalmente questa versione dei fatti di Sanchez è stata enormemente amplificata dal potente dispiegamento dei mass media dei poteri forti vicini al Psoe, a cominciare dal quotidiano “el Pais”.

Va da sé che questa campagna ha ottenuto il doppio risultato di mobilitare, o almeno di contenere la smobilitazione, degli elettori socialisti, e di deprimere una parte degli elettori di Podemos, che sono, non va dimenticato, in grande maggioranza voti di opinione fortemente influenzabili, nel bene ma anche nel male, dall’immagine di Podemos e del leader sui mass media.

La sinistra ora è più debole?

Se si concepisce la politica come marketing elettorale e si affida tutto all’immagine del leader, e alla suggestione del cambiamento nel quale il conflitto sociale è evocato ma non protagonista, è chiaramente più debole.

Se, al contrario, si è coscienti che per motivi contingenti, e spesso irripetibili, si può “sfondare” elettoralmente, nel periodo della crisi, ma che bisogna unire, consolidare, allargare, e soprattutto motivare il conflitto sociale e culturale con una strategia realistica per conquistare il governo, perdere una battaglia può anche essere salutare.

I dirigenti di Podemos e IU, delle Confluencias, hanno già detto che l’unità raggiunta non è messa in discussione dalla sconfitta elettorale.

Come sempre, sia dentro Podemos sia dentro Izquierda Unida, quelli restii o contrari all’unità proveranno a metterla in forse, utilizzando argomenti specularmente contrapposti.

Gli uni dicendo che l’unità con IU ha offerto il fianco a chi ha descritto Unidos Podemos come forza estremista, comunista, e incapace per questo di porsi l’obiettivo di conquistare la maggioranza del popolo. E gli altri dicendo che la diluizione di IU in una forza leaderistica, eclettica, e priva di radici reali nel tessuto sociale e nel conflitto è un’avventura che può disperdere un patrimonio storico e di lotta importante.

Si badi bene, io penso che entrambe queste posizioni, che non condivido, contengano però un nucleo di verità.

Era da mettere nel conto che PP, Psoe e Ciudadanos, oltre che alla grancassa massmediatica dei poteri forti, avrebbero giocato la carta dell’accusa di estremismo e di veterocomunismo per appannare l’immagine di una forza nuova, priva di precedenti sconfitte, che per questo per due anni è stata descritta come il “nuovo che avanza” da tutti.

Come è evidente che per militanti ed elettori orgogliosi della propria identità di sinistra e comunista, è di difficile digestione l’unità con un partito che si dichiara un giorno né di destra né di sinistra, un altro giorno populista di sinistra, un altro ancora veramente socialdemocratico, e così via.

Negare o sminuire queste cose è fuggire dalla realtà. Ma assolutizzarle sarebbe una fuga dalla realtà ancora più precipitosa e fallimentare.

Per il semplicissimo motivo che ci sono 5 milioni di persone in carne ed ossa, il 99 % delle quali rimarrebbe irrimediabilmente delusa da divisioni che non comprenderebbe in nessun modo, che sono convinte, magari superficialmente e confusamente, che la crisi è stata prodotta dal capitalismo, che bisogna difendere le conquiste in pericolo, che bisogna democratizzare le istituzioni e rendere la politica non un “affare” appannaggio delle élites privilegiate con il popolo spettatore passivo, bensì uno strumento di trasformazione della propria condizione materiale.

È indispensabile rimanere in sintonia con questi 5 milioni di persone, molti dei quali, per altro, sono direttamente impegnati in lotte durissime.

Ma per farlo non si devono scambiare i propri desideri con la realtà.

Una cosa è avere il vento in poppa con un’opinione pubblica favorevole, con i mass media amici che osannano il leader, con prospettive suggestive di cambiamento facile e subitaneo. Un’altra è avere i mass media che tentano di demolire il leader, e soprattutto affrontare scelte che comportano comunque prezzi elettorali. Come per esempio votare no al Psoe e lasciare il PP a governare. O come votare si al Psoe e rinunciare a molti dei propri contenuti. Non esistendo una terza presentare una delle due scelte come risolutiva e senza controindicazioni è una sciocchezza in termini logici e un crimine da imbroglioni di quarta categoria in termini politici.

Una cosa è resistere, anche eroicamente, e attraversare un deserto fatto di sconfitte e delusioni, senza avere mai la possibilità, per colpa di cause oggettive ed estranee alla propria volontà, ma non per questo meno reali come per esempio sistemi elettorali nemici, di incidere realmente dalle istituzioni nella realtà sociale, senza capire che così si può essere percepiti come parte del problema invece che come parte della soluzione. Ed un’altra è resistere per il tempo necessario, avendo coscienza dei propri limiti, senza mai perdere di vista l’obiettivo di unire tutto il possibile per un cimento che è e deve essere considerato come parziale e mai come totale. Quello elettorale.

La sconfitta di Unidos Podemos non è una disfatta. E ci sono tutte le condizioni per procedere nella costruzione di un’unità strategica, che non imponga a nessuno di rinunciare alla propria identità ed organizzazione e che al tempo stesso costruisca dal basso uno spazio democratico e partecipato. Che tenga conto degli errori fatti e che man mano si liberi di timori e soprattutto di facili illusioni.

Non sta certo a me approfondire questo tema e tanto meno indicare soluzioni politiche ed organizzative.

Come ho già detto in passato, però, penso che il modello della coalizione catalana En Comù Podem, che non per caso ha ribadito il proprio successo, che è profondamente e direttamente legata ai forti movimenti di lotta di cui i dirigenti sono espressione diretta, che agisce in una società densa di partecipazione e funziona collegialmente, e che ha saputo unire tutti i partiti e piccole organizzazioni della sinistra fin dalle scorse elezioni, sia un esempio valido.

Anche per la sinistra degli altri paesi europei.

Val di Susa: basta angherie contro i No Tav. La presenza di Rifondazione Comunista oggi a Bussoleno

Pubblicato il 29 giu 2016

di Ezio Locatelli

Oggi pomeriggio una folta delegazione di Rifondazione Comunista parteciperà al presidio permanente in atto a Bussoleno nell’ambito delle iniziative in solidarietà degli attivisti No Tav, una ventina, tra cui persone anziane, colpiti nei giorni scorsi da misure restrittive: arresti in carcere, arresti domiciliari, obbligo di firma. Gli attivisti No Tav sono incolpati, ad un anno di distanza, a conclusione di una manifestazione popolare, di aver danneggiato le reti che circondano il cantiere Tav di Chiomonte e di aver lanciato oggetti vari. Un atto di protesta trattato dalla Magistratura alla stregua di un atto criminale. Alcuni attivisti, tra cui la storica esponente del movimento No Tav Nicoletta Dosio, hanno dichiarato la loro indisponibilità a sottostare alle misure del tutto ingiuste e arbitrarie adottate dall’autorità giudiziaria. Rifondazione Comunista, tramite il segretario provinciale Prc-Se Ezio Locatelli, esprime piena solidarietà agli attivisti No Tav:“Bisogna smetterla con le angherie nei confronti di chi conduce una lotta sacrosanta per la difesa del proprio territorio, contro lo spreco di denaro pubblico, contro un’opera inutile e dannosa. La disobbedienza nei confronti di misure palesemente ingiuste assume la valenza di un atto di dignità e di civiltà. Per questo diamo tutto il nostro sostegno alle iniziative di mobilitazione e di disobbedienza in atto in Val di Susa contro l’ennesimo atto di criminalizzazione del dissenso e della protesta popolare. Per questo saremo presenti al presidio di oggi pomeriggio”. In serata Rifondazione Comunista, alla presenza del segretario provinciale Locatelli, terrà un incontro con gli iscritti di Rifondazione Comunista presso la Credenza dove ha sede il locale Circolo Prc-Se.

Torino, 29 giugno 2016

Cordoglio per le vittime di Istanbul e per tutte le vittime dei massacri di Erdogan contro il popolo curdo

Pubblicato il 29 giu 2016

di Paolo Ferrero –

Voglio innanzitutto esprimere il mio cordoglio per le 39 vittime dell’attentato suicida avvenuto nell’aeroporto di Istanbul ed estenderlo a tutte le vittime sconosciute che la guerra del governo turco contro i Curdi semina quotidianamente. La scelta di colpire indiscriminatamente coloro che erano in aeroporto, con l’unico scopo di seminare la morte e il terrore, ci parla della totale barbarie di chi progetta e realizza un simile gesto terroristico. L’attentato non è stato rivendicato ma da più parti si ipotizza che dietro vi sia l’ISIS e la cosa pare abbastanza verosimile.
Innanzitutto perché il governo turco è stato uno dei principali sostenitori dell’ISIS ma negli ultimi mesi le pressioni statunitensi hanno portato la Turchia a ridurre il doppio gioco nei confronti dello stato islamico. Il governo Erdogan è stato obbligato ad allinearsi alla politica USA in Siria dove – dopo aver abbondantemente foraggiato la nascita dell’ISIS – gli USA stanno ora combattendo a fianco della Russia per debellare lo stato islamico sfuggito al loro controllo. E’ quindi evidente che l’ISIS si sta vendicando del voltafaccia di Erdogan: da un lato semina il terrore, dall’altro spinge le forze integraliste presenti in Turchia ad agire per far pressioni sul governo. L’attentato ad Istanbul è uno degli effetti perversi della criminale politica di Erdogan.
La modifica di posizione della Turchia riguardo alla guerra in Siria e i criminali accordi tra Unione Europea e Turchia per bloccare i profughi dalla Siria hanno però un corrispettivo chiarissimo: la piena mano libera data ad Erdogan dagli USA e dall’occidente in generale nella repressione dei Curdi in territorio turco e delle istanze democratiche in Turchia in generale. L’esercito turco combatte una vera e propria guerra contro la popolazione curda nel sud est del paese e per questo non solo non viene condannato ma sui media occidentali non viene nemmeno data notizia di questi massacri. Che l’esercito turco utilizzi le armi che riceve in quanto membro della NATO contro il suo popolo e che addirittura vengano utilizzati gli aerei per bombardare la popolazione non viene nemmeno fatto rilevare dagli alleati occidentali di Erdogan. Sono centinaia le vittime civili della guerra terroristica che il governo turco fa contro la sua popolazione. In questo stesso quadro va letta la repressione del pride di qualche giorno fa e il fatto che i parlamentari dell’HDP sono stati privati dell’immunità parlamentare.
Il cordoglio per le vittime dell’attentato all’aeroporto di Istanbul si accompagna quindi al cordoglio per le centinaia di vittime della guerra che Erdogan ha scatenato contro i Curdi con la piena corresponsabilità dei suoi alleati occidentali, a partire dal governo italiano.

A proposito delle elezioni amministrative e dei ballottaggi

Pubblicato il 27 giu 2016

ELEZIONI AMMINISTRATIVE E BALLOTTAGGI :CROLLO CLAMOROSO  DEL PD E DELLA POLITICA LIBERISTA DI RENZI; SCONFITTA DELLA DESTRA; AFFERMAZIONE DEL M5S IN 18 COMUNI AL BALLOTTAGGIO A PARTIRE DA ROMA E TORINO; LIMITATA MA SIGNIFICATIVA  AFFERMAZIONE DELLE LISTE DELLA SINISTRA ALTERNATIVA ED ANTILIBERISTA .

LAVORIAMO  A COSTUIRE  ENTRO META’ LUGLIO UN INCONTRO NAZIONALE DELLE/DEI CONSIGLIERI E DELLE/DEI  CANDIDATE/I  DELLE LISTE DELLA SINISTRA ANTILIBERISTA .

di Raffaele Tecce,  responsabile Enti locali della segreteria nazionale del PRC SE

I ballottaggi in centinaia di Comuni superiori ai 15000  abitanti ed in  20 capoluoghi di domenica 19 giugno hanno evidenziato un dato assolutamente clamoroso e positivo : Il crollo elettorale del PD che.  dopo aver  perso  al primo turno  complessivamente oltre il 7 % dei consensi,  rispetto ai risultati  delle precedenti amministrative  nei comuni interessati  ( oltre il 15% rispetto ai dati delle europee ), perde clamorosamente moltissimi ballottaggi passando da 84  sindaci a 45, mentre il centro destra passa da 29 a 37 ed il M5S ne  conquista 19. Insomma i risultati del secondo turno accentuano il crollo del PD .   Si tratta di milioni di elettori che non vedendo più nel PD – giustamente – alcuna istanza di cambiamento si rifugiano o nell’ astensione o nel voto ai 5 stelle ed in maniera assai più limitata ed a macchia di leopardo nelle liste della sinistra alternativa . Questo crollo è assai più marcato nelle grandi città come Roma, Torino, Bologna, Napoli e, complessivamente, nel sud .

Si tratta di un risultato che accogliamo positivamente in quanto evidenzia la correttezza  dell’ opzione politica su cui ci siamo mossi come PRC dando vita a tante liste unitarie della sinistra antiliberista, liste  costruite  in stretta relazione tra soggettività politiche della sinistra (PRC,  Altra Europa con Tsipras, Sinistra Italiana, Possibile,  Pcdi  ecc) e movimenti sociali, attraverso ampi processi partecipativi  : l’ opzione dell’ alternativita’  al PD, alle sue  politiche antipopolari di austerità e di attacco ai diritti, alla democrazia  ed alla Costituzione .

Certo il risultato delle nostre liste,  pur significativo ed articolato, è largamente insoddisfacente – al di la degli  aspetti numerici – perché non intercetta in maniera significativa il crollo del PD .

Si tratta di un risultato differenziato fra i vari Comuni,  che comunque garantisce la presenza di consiglieri comunali antiliberisti in tutte le grandi città (a Torino con il 3,7%, a Milano con il 3,56%, a Bologna con il  7%, a Roma con il 4,5% ed a Napoli con il 5,4% ) e che evidenzia successi significativi in realtà dove queste liste erano state preparate per tempo,  con un ampio confronto e partecipazione di tutte le soggettività politiche e sociali come a  Ravenna (6,5% ), Brindisi (14%) ecc.

Sono anche molto positivi i risultati a Savona dove con il 5% viene eletto Marco Ravera ,candidato sindaco della lista “ Rete a Sinistra Savona che vorrei “, segretario regionale del PRC ligure,  ed a Napoli, nel quadro della importante vittoria della coalizione guidata da de Magistris, dove eleggiamo con il 5,4% quattro consiglieri della lista “Napoli in Comune  A Sinistra “ fra i quali la compagna Elena Coccia ed il compagno Sandro Fucito del PRC .

A Finale Emilia sfioriamo il 10% eleggendo il compagno Stefano Lugli ,segretario del PRC dell’ Emilia Romagna .

Significativi sono anche tanti risultati della sinistra antiliberista in molti Comuni medi e piccoli :a Fiorenzuola d ‘ Arda con il 14,48% viene eletto il compagno Mainardi, della segreteria nazionale; a Tocco da Casauria, in provincia di Pescara, è stato  eletto sindaco il nostro compagno Biziero Zaccagnini; ad Aiello in provincia di Udine  è stato eletto sindaco l’ ex parroco Andrea Bellavite, protagonista di tante battaglie; ad Elmas  in provincia di Cagliari viene eletta consigliera con il 16 % la nostra compagna Giulia Suella .

Una novità  di grande significato e potenzialità è stata l’ affermazione al ballottaggio  di Sindaci e coalizioni  unitarie della sinistra alternativa, in alleanza con esperienze civiche,  in contrapposizione al PD, a Sesto Fiorentino, Sansepolcro (Arezzo ), Grottaglie (Taranto )e Sinnai (Cagliari ). In questi comuni, al di la di differenze fra le varie situazioni, si è determinata una significativa spaccatura nel Pd  proprio sui temi sociali che ha permesso alle coalizioni alternative di vincere sulla base di un grande rapporto di partecipazione e confronto con i soggetti più colpiti dalla crisi. Può essere un indicazione di valore generale : quando si costruiscono per tempo percorsi e programmi partecipati, legati anche a lotte  a tutela dell’ ambiente, del territorio  e dei diritti, con l’ impegno di movimenti e comitati, si può intercettare il malessere delle cittadine e dei cittadini dando loro una concreta possibilità di cambiamento e sconfiggendo passivizzazione ed astensionismo. Non è un caso che in questi 4 Comuni il M5S non raccoglie risultati significativi – o come a Grottaglie è assente –in quanto la spinta al cambiamento  ed al rinnovamento della politica viene concretamente interpretata dalla sinistra alternativa. Nei prossimi giorni pubblicheremo sul sito riflessioni più ampie ed articolate su queste realtà .

In questo quadro assume particolare rilievo la vittoria a Napoli della coalizione guidata da Luigi de Magistris che viene riconfermato Sindaco. A Napoli si afferma, infatti, una coalizione,  composta da ben 12 liste, centrata sull’ alleanza fra liste civiche – prevalentemente promosse dallo stesso Sindaco – e Sinistra antiliberista. Sono evidenti anche le specificità locali : de Magistris divenne sindaco nel 2011 dopo l’ annullamento delle primarie del centro sinistra per gravissime scorrettezze dei candidati PD e pericoli di inquinamento del risultato stesso, col contributo determinante dell’ IDV, allora partito del Sindaco,  e quello  del PRC-FDS, che ebbe il coraggio di puntare decisamente sulla sua candidatura a Sindaco dopo il fallimento delle primarie (a differenza di Sel che allora scelse, nonostante tutto, il centro sinistra ) incoraggiandolo fortemente a scendere in campo in una situazione non certo scontata in partenza  . La vittoria del 19 giugno – pur condizionata dall’ elezione in consiglio di alcuni consiglieri comunali, nelle liste civiche, dichiaratamente di centro – esprime sicuramente una grande caratterizzazione  antigovernativa ed antisistema, nella proposta di costruire- a partire dal Sud – un Movimento Popolare di Liberazione . Sarà compito nostro – del PRC e della lista “Napoli in Comune “- lavorare perchè questa esperienza si sviluppi e cresca come alleanza fra forze civiche e sinistra antiliberista,  facendo diventare sempre più gli accenti populisti accenti di partecipazione popolare e di costruzione di iniziative di massa con  il contributo  dei soggetti organizzati politici e sociali  .

L’ altra grande novità emersa dalle amministrative è la generale affermazione del Movimento 5 Stelle che non solo aumenta i suoi voti ma spesso raccoglie buona parte della crisi del Pd, vincendo 18 ballottaggi su 19 ed in particolare eleggendo due donne sindaco a Roma con Virginia Raggi ed a Torino con Chiara Appendino . Si può ipotizzare che tale affermazione  è speculare alla pesante sconfitta  del partito di Renzi, percepito giustamente come fattore determinante  della crisi economica e dell’ attacco alla democrazia, dell’impoverimento e delle disuguaglianze crescenti, della distruzione del territorio, dell’arroganza del comando, oltre che delle ingiustizie e della corruzione.

 

Va, in ogni caso, tenuto presente che le liste della sinistra alternativa – che come PRC abbiamo contribuito a costruire – ottengono circa 70 consigliere/i nei comuni superiori e moltissimi nei comuni piu’ piccoli sulla base di programmi precisi e con una chiara collocazione politica di alternatività al PD : si tratta di un risultato significativo  che,  pur fra evidenti limiti, è un punto di partenza per costruire una rete di queste esperienze  che valorizzi alcune battaglie programmatiche  e rilanci  in modo partecipato  un percorso costituente di un soggetto della sinistra antiliberista, unitario e plurale. In queste liste,  infatti, Rifondazione Comunista  partecipava  a pieno titolo con la sua ispirazione autonoma ed unitaria senza dover subire nessuna richiesta di “superamento “della propria identità strategica.

Né, d’altra parte, il voto si può qualificare per questo come una ripicca contro Renzi. Al fondo ci sono motivazioni sociali profonde,  cui la sinistra antiliberista non è stata in grado di dare risposte convincenti e credibili in termini di presenza e di radicamento popolare, come dimostra il voto a valanga per la Raggi nelle periferie romane.

Pensiamo, ad esempio,  ai temi del lavoro, della precarietà e delle povertà : centrosinistra e centrodestra si sono, in questi anni,  sostanzialmente equivalsi   nella cancellazione di un’autonoma e libera rappresentanza politica del lavoro, della precarietà giovanile e delle povertà, ma la  sinistra alternativa ed antiliberista   non è stata ancora  in grado di incidere significativamente. Peraltro l’equivalenza  liberista  tra centrodestra e centrosinistra, con i lavoratori fuori dai giochi, è stata pienamente confermata a Milano,  dove i due candidati a sindaco, Sala e Parisi, erano espressione dei medesimi interessi dominanti, seppure su posizioni elettoralmente diverse.

Va, ovviamente, fatta una riflessione seria e non moralista  sul tema dell’ aumento dell’ astensionismo , soprattutto in alcune grandi città ed al secondo turno . Quando va  a votare  metà dell’elettorato, i governi locali e centrali diventano espressione stabile di una minoranza, evidenziando soprattutto l’ esclusione sociale di tanti soggetti colpiti dalla crisi che non vedono nel voto la possibilità di un cambiamento delle proprie condizioni di vita .

È la manifestazione inequivocabile della crisi della democrazia rappresentativa e dei partiti, della degenerazione della politica in sistema di potere a tutela dei più forti. La democrazia non è più governo del popolo, si trasforma in oligarchia. Una tendenza che si rafforzerebbe se vincesse il sì nel referendum costituzionale, e non fosse respinta la legge ipermaggioritaria voluta da Renzi  contro la quale siamo impegnati con la raccollta firme e con una campagna di massa per la vittoria del No al referendum  di ottobre,  per difendere la costituzione e battere le politiche antidemocratiche e liberiste del PD e di Renzi .

Questi risultati elettorali, quindi, meritano una riflessione più ampia nel Partito e nella sinistra, riflessione che porteremo avanti anche nel CPN del 2 e 3 luglio ed a livello delle federazioni e dei circoli .

Nell’ immediato penso si possa partire da due indicazioni :

1)E’ necessario lavorare in tutti i Comuni dove è possibile a  dare continuità alle esperienze di aggregazione politica e sociale rappresentate dalle liste unitarie della sinistra antiliberista  costruendo associazioni che garantiscano sia la gestione unitaria delle rappresentanze elettive in rapporto con i movimenti ed i comitati,   sia la sperimentazione di un modello di costruzione dal basso e partecipato di una nuova soggettività della sinistra alternativa al PD, anche per contrastare una tendenza presente in Sel ed in Sinistra Italiana, di guardare, magari dopo l’ auspicabile sconfitta di Renzi nel referendum, alla riedizione del centro sinistra .

2)Costruire una rete nazionale di queste liste per aumentarne anche il peso politico e la necessaria identificazione mediatica su battaglie programmatiche comuni, essenziali per dare frutti concreti alla stessa presenza istituzionale locale,  costruendo una vertenzialità contro le politiche governative che, con la controriforma degli EELL,  hanno pressoché azzerato l’autonomia degli EELL prevista dalla Costituzione sostituendola con misure di stabilità e compatibilità in sintonia con i trattati europei.

Proponiamo, infatti,  a tutte le liste di sinistra alternativa un “patto contro il patto di stabilità “ contestando la natura del debito in molti Comuni –frutto di scelte sbagliate , di sprechi e di fallimentari privatizzazioni – e rivendichiamo la necessità di risorse per salvaguardare il carattere  pubblico dei servizi  .

E’ possibile partire dai punti programmatici presenti in tutti i programmi locali che sono stati costruiti, dai quali emerge una sostanziale omogeneità –ancor più significativa essendo frutto di percorsi locali dal basso- di proposte caratterizzanti : garantire servizi e diritti universali di welfare a tutti i cittadini a partire dai piu’ deboli, contrastare la privatizzazione, tutelare l’ ambiente e la vivibilità delle città scegliendo l’ opzione cemento 0, favorire momenti partecipativi a partire dal rilancio dell’ esperienza del bilancio partecipativo, valorizzare i dipendenti pubblici conto l’attacco ai diritti dei lavoratori.

Solo così, a mio avviso, questa significativa  presenza di consigliere e consiglieri delle liste unitarie della sinistra antiliberista  può assumere  un significato importante  offendo a tutti i soggetti più colpiti dalla crisi un riferimento nelle battaglie per imporre una nuova vivibilià delle città a partire dai bisogni delle cittadine e di cittadini di inclusione e cittadinanza sociale .

E’ infine importante segnalare,  in questa direzione della costruzione di una reta nazionale, che  si sta lavorando per avere per sabato 9 luglio a Roma un INCONTRO  NAZIONALE  delle “CITTA’ IN COMUNE”, come  primo momento di confronto, di riflessione e di organizzazione di iniziative sulla base di un appello che si sta preparando  da parte di molti consigliere/i  comunali e di candidate/i  delle  liste antiliberiste.

A questa assemblea  nazionale come PRC guardiamo con molto interesse e siamo impegnati nella sua preparazione .Nei prossimi giorni diffonderemo l’ appello di convocazione e daremo ulteriori e più precise informazioni .

 

Alla festa cittadina di Rifondazione Comunista di Vigevano l’intervento del segretario nazionale Paolo Ferrero

Tratto da: L’INFORMATORE del 23 giugno 2016

Ospite anche LIDIA MENAPACE: le modifiche Costituzionali rappresentano un attacco alla democrazia

IMG_5665 (2)
Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, ha chiesto “un piano per l’occupazione per creare posti di lavoro veri”

“UNA SINISTRA IN ALTERNATIVA AL PD”

Vigevano- Le battaglie per sconfiggere la crisi da sinistra e la mobilitazione in difesa della Costituzione.

Sono stati questi i temi al centro degli interventi svolti da Paolo Ferrero e Lidia Menapace in apertura dell’ottava edizione della festa del Partito della Rifondazione Comunista che si è tenuta nella scorso fine settimana presso la cooperativa Portalupi alla frazione sforzesca.

Molto duro l’intervento pronunciato da Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, che ha esordito sottolineando che “con la balla” dei soldi che mancano, i poteri forti impediscono alla gente di reagire. Secondo l’esponente di Rifondazione, per uscire dalla crisi occorre cambiare radicalmente linea recuperando risorse non dai “soliti noti”. “Si deve far pagare ai ricchi – ha affermato Ferrero – con una patrimoniale progressiva sui redditi superiori agli 800 mila euro, così come occorre mettere un tetto agli “stipendi d’oro” dei parlamentari e dei dirigenti pubblici. Invece di spendere soldi in opere inutili e dannose come la Tav, è necessario investire risorse in un piano per l’occupazione che permetta di creare posti di lavoro veri”.

Il segretario del Prc ha concluso il suo intervento alla Portalupi affrontando il “nodo” dei rapporti tra i partiti: “Occorre costruire una sinistra alternativa a questo Partito Democratico – ha sostenuto – perché è necessario offrire una sponda politica al malcontento sempre più diffuso. In questo momento di crisi le persone scelgono i 5 Stelle perché pensano che possono incidere sulle scelte politiche, ma un movimento così trasversale farà fatica a Governare il Paese. Come sinistra anticapitalista potremo diventare il punto di riferimento importante soltanto se costruiremo una coalizione ampia, aperta e credibile”.

IMG_5616 (2)
Lidia Menapace, staffetta Partigiana e saggista, alla festa di Rifondazione di Vigevano ha spiegato le ragione del “no” al referendum

LIDIA MENAPACE, staffetta Partigiana, politica e saggistica, ha invece sottolineato che i valori fondanti della Costituzione sono alla base della convivenza democratica e che le modifiche imposte dal Governo Renzi rappresentano un attacco molto pesante alla democrazia e alla partecipazione. “Come sancisce il primo articolo della Carta Costituzionale – ha ricordato Menapace – la sovranità appartiene al popolo, e nessun Governo può quindi manomettere in questo modo la nostra legislazione e gli strumenti democratici”.

Sette operai che sfidano il colosso vile, la Marcegaglia. Sosteniamoli

Da un lato la prepotenza e la vendetta della Marcegaglia, uno dei grandi nomi del capitalismo italiano, dall’altro sette operai che resistono al ricatto occupando una palazzina dell’azienda

di Giorgio Cremaschi

 

Marcegaglia è il nome di una dinastia industriale potente e ricca. La più conosciuta della famiglia è la figlia del fondatore del piccolo impero siderurgico,Emma. Che è stata presidente della Confindustria e ora presiede l’ENI per volontà di Matteo Renzi, amico e sponsor ricambiato del gruppo. Un gruppo forte sui mercati e negli agganci con il palazzo, che ha ora deciso di usare la sua forza contro sette operai. Operai che lavoravano nello stabilimento di Milano, che è stato smantellato, e ai quali ora la Marcegaglia vorrebbe imporre il trasferimento forzato. Nonostante che il gruppo conservi stabilimenti attivi vicino a Milano, ai sette l’azienda ha ordinato di trasferirsi nella provincia di Alessandria. Questo per loro è impossibile, mi hanno raccontato, senza trasferire tutte le famiglie, cambiare casa, accollarsi costi sociali ed economici insostenibili per chi vive di salario operaio. L’azienda sa benissimo tutto questo e proprio per questo ha fatto ai sette una proposta che non potevano che rifiutare.Una deportazione che non è altro che un licenziamento mascherato. Ancora più vile perché la Marcegaglia vuole che siano gli operai stessi ad andarsene, in modo che la sua immagine politica ed industriale non ne sia scalfita.
Ma perché tanto accanimento? Semplice, per vendetta contro sette compagni della FIOM e della CUB che, fino a che lo stabilimento milanese del gruppo è rimasto in piedi, hanno guidato le lotte per il lavoro e per la salute e sicurezza sul lavoro. I padroni tornati padroni, grazie a tutti i governi che li hanno sostenuti fino a quello attuale, hanno oggi lo spirito e la mentalità dei baroni della terra, dei signori delle ferriere di due secoli fa; essi vogliono schiavi e puniscono esemplarmente i ribelli.
Andatevene con una manciata di soldi ha intimato la Marcegaglia. Ma i sette non si sono piegati e , dopo essersi incatenati davanti ai cancelli, sono entrati in una palazzina di uffici aziendali e lì restano.
Da un lato la prepotenza e la vendetta di uno dei grandi nomi del capitalismo italiano, dall’altro sette operai. Lo scontro è totalmente impari, anche perché finora la Marcegaglia è riuscita a fare sì che i mass media (ma non Popoff) tacessero su questo suo vergognoso comportamento. Ma gli operai mi hanno oggi confermato l’intenzione di non arrendersi mai e chiamano a sostenerli nel presidio In via Giovanni Della Casa 12, da dove non si muoveranno finché non avranno giustizia e rispetto. Sosteniamoli, e diciamo grazie per il loro coraggio che aiuta tutti.

Solidarietà ai No Tav colpiti da misure cautelari: basta criminalizzazione del dissenso!

Per Ezio Locatelli, segretario Prc Torino: «Le misure cautelari disposte questa mattina nei confronti di una ventina di No Tav a seguito di altrettante perquisizioni – nove arresti domiciliari, due arresti in carcere, nove obblighi di firma – assumono la valenza di un atto persecutorio, di intimidazione. I No Tav sono incolpati, nientepopodimeno, di avere danneggiato le reti che circondano il cantiere Tav di Chiomonte e di aver lanciato oggetti a conclusione della grande manifestazione che si è tenuta in Valsusa il 28 giugno del 2015. Un atto di disobbedienza e di protesta contro la militarizzazione e l’assedio di una Valle, contro la realizzazione di un’opera speculativa e distruttiva di un intero territorio a cui si è risposto, ad un anno di distanza, con una raffica assurda di misure cautelari, segno della volontà di continuare con la strategia della repressione invece che intraprendere la scelta del dialogo politico. Tra le persone colpite da misure cautelari Nicoletta Dosio, storica esponente del movimento No Tav. Nell’esprimere la nostra solidarietà al movimento No Tav ribadiamo la nostra ferma volontà, come Rifondazione Comunista, a sostenere la protesta sociale contro la linea della vergogna, dello sperpero di denaro pubblico, la linea dell’AV Torino-Lione. Costruiamo tutti insieme una risposta partecipata, di massa all’ennesimo atto di intimidazione e repressione».

«La mia solidarietà a Nicoletta Dosio e a tutti gli attivisti No Tav colpiti in queste ore da misure cautelari a Torino, perchè ritenuti responsabili di “tensioni” al cantiere della Torino-Lione, a Chiomonte, il 28 giugno dello scorso anno – ha dichiarato l’eurodeputata Eleonora Forenza – . Il movimento No Tav non si fermerà di fronte a quest’ennesimo tentativo di criminalizzare il dissenso, legittimo e sacrosanto, della popolazione della Val di Susa. Come eurodeputata e come militante continuerò a stare al loro fianco».

«La nostra piena solidarietà ai No Tav – ha commentato Paolo Ferrero – oggetto oggi a Torino di varie misure cautelari. Questa giustizia a orologeria e che funziona con due pesi e due misure è intollerabile: stop alla repressione e alla criminalizzazione del dissenso contro un’opera inutile e dannosa. La mobilitazione della Val Susa non si arresta!».

 

Ballottaggi, Ferrero: «Scoppolone galattico al Pd di Renzi è dato fondamentale e positivo di queste elezioni. Vittoria De Magistris indica strada per sinistra antiliberista»

Ballottaggi, Ferrero: «Scoppolone galattico al Pd di Renzi è dato fondamentale e positivo di queste elezioni. Vittoria De Magistris indica strada per sinistra antiliberista»

di Paolo Ferrero –

I ballottaggi delle comunali ci consegnano un ottimo risultato con il PD che si becca uno scoppolone galattico. Con ogni evidenza la volontà dell’elettorato di punire il PD è il dato fondamentale di queste elezioni e tutto il resto dei risultati ne è una conseguenza. Si tratta adesso di bissare questo risultato con la raccolta firme sui referendum e con la vittoria del NO alla manomissione della Costituzione.

Per quanto riguarda la sinistra, la vittoria di De Magistris, che si accompagna a quella di Grottaglie e Sesto Fiorentino, ci indica la strada per la costruzione della sinistra antiliberista a livello nazionale: chiara alternativitá al PD e unità tra forze civiche e forze della sinistra politica.

PDL CASA SALA-MARONI. PATTA E CARENZA (PRC/SE LOMBARDIA): «Aderiamo con forza alla manifestazione del 21 giugno indetta dai sindacati inquilini contro il pdl Sala-Maroni sulla casa.

Il Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea della Lombardiaaderisce con forza alla manifestazione del 21 giugno indetta dai sindacati inquilini contro il pdl Sala-Maroni sulla casa.

Con questa legge la Lega, Forza Italia e Maroni in primis decidono di scaricare i costi del debito e della cattiva gestione delle Aler lombarde, di cui sono i diretti responsabili, sugli inquilini assegnatari delle case popolari, oltre 450 milioni di euro di perdite solo in minima parte dovute a morosità.

La destra ripropone il refrain del “privato è meglio” spacciando questo come garanzia di efficienza e contenimento dei costi, quando gli inquilini sanno molto bene quali aumenti di spese, errori di calcolo delle fasce di canone e oneri in bolletta comportarono in anni passati le gestioni di Edil Nord, Romeo e Pirelli e, cosa ancor più grave, estendendo e accelerando il piano di dismissioni e vendite all’asta degli alloggi pubblici in tutta la Regione, oltre 10 mila in programma.

Spariscono le assegnazioni in deroga alle famiglie sotto sfratto e solo una minima parte di alloggi verrà assegnata a cooperative e enti no profit per progetti di accompagnamento sociale a favore di soggetti in emergenza abitativa, con quali criteri di equità e livelli di trasparenza non è ancora chiaro.

Le risorse stanziate dalla Regione con gli ultimi provvedimenti sono del tutto inadeguate a far fronte al bisogno di casa in Lombardia, che vede ancora 56000 famiglie in graduatoria per un alloggio a canone sociale e oltre un quarto degli sfratti eseguiti in Italia concentrati nella nostra regione.

Quel che è certo è che con questa legge in vigore diminuiranno le assegnazioni di case popolari e una parte crescente del patrimonio ERP, quand’anche non fosse venduta per fare cassa, non riceverà le cure manutentive necessarie, con la solita scusa che mancano le risorse!

Serve in Lombardia un Piano Casa da almeno 1 Miliardo di euro nei prossimi 5 anni, e la metà di questi fondi possono essere reperiti da Fondi statali ed europei, come già sta succedendo con vari progetti in fase di realizzazione.

Rispediamo al mittente la proposta di legge della Giunta regionale, rafforziamo e radicalizziamo le lotte per una nuova legge sulla casa che attribuisca centralità alle politiche pubbliche per l’accesso al welfare abitativo garantendo a chiunque ne abbia diritto una casa popolare o in alternativa un canone sostenibile e  incentivando l’autorecupero degli stabili abbandonati, come l’esperienza del residence “Aldo dice 26 X 1” insegna, attraverso progetti e bandi regionali.

BASTA PERSONE SENZA CASA E CASE SENZA PERSONE!

BASTA SFRATTI E SGOMBERI, E’ TEMPO DI GIUSTIZIA SOCIALE!

Milano, 20 giugno 2016

Antonello Patta – Segretario Regionale Prc/SE Lombardia

Giovanni Carenza – Responsabile Commissione Casa Prc/SE Lombardia