Mese: settembre 2016

Antonello Patta e Roberta Fantozzi:«Sostegno allo sciopero e partecipazione al presidio dei lavoratori dei trasporti»

COMUNICATO STAMPA
Il Partito della Rifondazione Comunista è stato al fianco, con i suoi iscritti, dei lavoratori della Lombardia che in molte aziende si sono mobilitati spontaneamente in risposta all’uccisione durante un presidio di Abdesselem El Danaf, operaio e padre di cinque figli, sindacalista di USB, che si batteva per i diritti dei lavoratori. Si batteva soprattutto contro l’estrema precarietà che costituisce la cifra di un settore, la logistica, in cui rappresenta la base per condizioni di sfruttamento selvaggio, basse retribuzioni, mancanza delle minime condizioni di sicurezza, illegalità diffusa. Perciò il Prc ritiene importante e sostiene lo sciopero di un’intera giornata dei lavoratori dei trasporti della Lombardia indetto per il 30 Ottobre da Filt Cgil, Fit Cisl, e Uil trasporti in seguito alle mobilitazioni spontanee dei lavoratori e parteciperà al presidio indetto dalle stesse organizzazioni sindacali davanti alla prefettura di Milano. Rifondazione sostiene le lotte nella logistica perché vengano affrontate le questioni di fondo del settore, a partire da un intervento legislativo urgente sul sistema degli appalti che ripristini diritti e tutele cancellate in questi anni. La rivendicazione della piena agibilità delle libertà sindacali, l’unità delle lotte e di tutti i lavoratori del settore, sono decisive per battere le divisioni create ad arte dalle aziende e conquistare diritti in un comparto in cui le condizioni di lavoro sono estreme e i lavoratori sottoposti a ogni ricatto.
Antonello Patta (Segretario regionale Prc/SE Lombardia)
Roberta Fantozzi (Responsabile nazionale Lavoro Prc/SE)

PIENO SOSTEGNO ALLA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA CAMERON-SCHUMBERGER DI VOGHERA

 

PIENO SOSTEGNO ALLA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA CAMERON-SCHUMBERGER DI VOGHERA

 

I lavoratori della Cameron di Voghera, colpiti dalla decisione padronale di chiedere 160 “esuberi” su 600 dipendenti, hanno dato vita ad importanti iniziative di lotta che hanno ottenuto una adesione generale, non solo da parte degli interessati, ma anche di gran parte dell’opinione pubblica vogherese e della provincia di Pavia.

Iniziative di lotta che continueranno fino ad una soluzione positiva della vicenda. Dal canto nostro facciamo notare che la parola “esuberi” vuole dire licenziamenti e che, al di là dei freddi numeri, si tratta di persone in carne ed ossa che si troveranno in grave difficoltà a provvedere alle loro famiglie. Respingiamo quindi l’esprimersi “asettico” rispetto a queste questioni. Esprimiamo il nostro pieno appoggio alla lotta intrapresa dai lavoratori per salvaguardare il posto di lavoro.

LA CAMERON-SCHUMBERGER E’ UNA MULTINAZIONALE CHE HA MOLTISSIMI PUNTI PRODUTTIVI SPARSI IN MOLTI PAESI, LE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA COME SI DICEVA L’ANNO SCORSO OPPURE LA DOMANDA DI MERCATO COME ACCAMPATO IN QUESTI GIORNI APPAIONO PRETESTI PER RIDIMENSIONARE GRAVEMENTE LA FABBRICA DI VOGHERA.

Non siamo, ovviamente, d’accordo con sanzioni che riportano il mondo nella “guerra fredda”, oltre a provocare danni evidenti alla nostra economia, ma la CAMERON ha il dovere di presentare un piano industriale adeguato e credibile affinché non sia ridotto il personale.

Questo a norma della Costituzione Repubblicana che garantisce il lavoro. Da gran tempo, purtroppo, l’Italia e in particolare la provincia di Pavia sono sottoposte a un grave processo di deindustrializzazione, in quanto in generale il padronato ha preferito investire i profitti d’impresa nella speculazione finanziaria piuttosto che nelle attività produttive.

OCCORRE UNA SVOLTA NELLE POLITICHE INDUSTRIALI A LIVELLO NAZIONALE.

Per quanto riguarda la nostra Provincia occorre che, al di là di giuste e doverose dichiarazioni di solidarietà, gli enti locali, la Provincia e la Regione appoggino concretamente dei piani di rinascita del nostro territorio non esitando ad aprire, assieme alle forze sindacali e sociali interessate, una vera e propria vertenza territoriale nei confronti del padronato e del Governo.

LA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA CAMERON DI VOGHERA DEVE DIVENTARE UN PUNTO DI RESISTENZA IMPORTANTE PER SALVARE I POSTI DI LAVORO, PER IMPEDIRE NUOVE DISMISSIONI, PER UNA RIPRESA DI VOGHERA, DELL’OLTREPO’ E DELLA PROVINCIA DI PAVIA

 

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

FEDERAZIONE DI PAVIA

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Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti: un libro dei sogni. Ed i sogni sono pure sbagliati!

Lettera al Direttore dell’Informatore di Vigevano

Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti: un libro dei sogni. Ed i sogni sono pure sbagliati!

Gentile Direttore, apprendiamo dall’Informatore di giovedì 23 settembre 2016 i contenuti del nuovo Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti approvato martedì 21 settembre dal Consiglio del Pirellone e chiediamo gentilmente spazio per una doverosa riflessione e valutazione politica del circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista.
Nel nuovo Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti, oltre all’autostrada Broni-Mortara (bocciata anche dalla Provincia di Pavia), sono stati indicati numerosi interventi viabilistici tra cui il collegamento Milano-Magenta (compreso il nuovo ponte sul Ticino a Vigevano) e l’impegno per la realizzazione del doppio binario della linea ferroviaria Milano-Mortara, senza per altro specificare dove verranno presi i fondi per portare a termine quest’ultimo progetto.
In buona sostanza, il piano prevede per i prossimi cinque anni investimenti per 2,2 miliardi di euro per il trasporto su gomma (95%) e soltanto 115 milioni di euro per il trasporto pubblico locale.
Si tratta di un vero e proprio “libro dei sogni”. Ed i sogni sono pure sbagliati!
Ancora una volta si sperperano i soldi di tutti i contribuenti per opere inutili e dannose, inquinando e devastando sempre più il territorio.
Allo stesso tempo, non c’è nessuna conferma di impegni finanziari e politici per rendere più efficiente la linea ferroviaria Milano-Mortara, mentre i nostri pendolari sono sempre più esasperati dai disservizi quotidiani, dai tanti ritardi e dai frequenti guasti ai treni. E dire che molti di loro negli ultimi anni hanno votato la Lega, che ora ricambia con questa politica antipopolare!
Questi provvedimenti non sono stati richiesti dalla popolazione lombarda, ma rappresentano semplicemente la disponibilità e la volontà della Giunta Maroni di accogliere le richieste fameliche di profitto di chi vorrebbe asfaltare tutta la regione.
Ogni giorno sentiamo ripetere da gran parte dei mass-media, dal Governo guidato da Renzi e dal Presidente della Banca Centrale Europea Dragi che le risorse non ci sono, che è necessario pagare il debito pubblico, che bisogna privatizzare tagliando servizi pubblici come asili, scuole, ospedali, che si deve andare in pensione a settant’anni e che occorre bloccare i contratti pubblici e privati. Eppure per realizzare autostrade inquinanti i soldi ci sono. Questa è l’ennesima beffa che vogliono propinarci!
La Lega continua ad alimentare la guerra tra i poveri con la scusa dell’immigrazione e sollevando polveroni pieni di demagogia, ma non è capace di risolvere i problemi concreti dei cittadini. In Regione preferiscono gonfiare i conti dei “padroni dell’asfalto”, dimenticandosi delle vere necessità dei territori.

Partito della Rifondazione Comunista
Circolo “Hugo Chavez Frias” di Vigevano

Autostrada Broni Mortara Stroppiana: la Regione Lombardia dorme

Autostrada Broni  Mortara Stroppiana: la Regione Lombardia dorme

Non è chiaro se in Regione Lombardia abbiano solo  i riflessi lenti, oppure se tentano ancora di rinviare decisioni ineludibili per chiudere il capitolo autostrada Broni-Mortara-Stroppiana.  Infatti proprio nei giorni scorsi il Consiglio Regionale ha approvato l’aggiornamento del  programma di mobilità e trasporti e, guarda un po’, ricompare la Broni-Mortara al  sottotitolo “in fase conclusiva la procedura di VIA”. Peccato che tale procedura si sia conclusa nel luglio scorso con una piena – e irrecuperabile – bocciatura dei due ministeri competenti. Risulta dunque che quel progetto è da archiviare definitivamente.

Da oltre un decennio il progetto viene riproposto con continui adattamenti, modifiche, integrazioni, soluzioni alternative pur di farlo passare come compatibile con il territorio, senza mai ottenere un nulla osta. In tutti questi anni il  coordinamento dei Comitati No alla autostrada ha operato con continuità e determinazione, confidando che alla fine sarebbe prevalsa la logica e la razionalità. Ci sono troppi elementi  che supportano una valutazione negativa di impatto (anche economico) mentre la Regione, tramite Infrastrutture Lombarde, ha continuato ad insistere su due sole ragioni: la coerenza del progetto rispetto alla programmazione regionale della mobilità e un mai dimostrato supporto allo sviluppo (!).

Sorprende anzi l’attitudine schizofrenica che emerge nei vari provvedimenti di Giunte Regionali via via adottati negli anni; infatti giusto i pareri allegati a detti provvedimenti, redatti dalle diverse strutture interne regionali, evidenziano le numerose e insuperate criticità. In particolare – è scritto nero su bianco nei pareri dei vari settori regionali interessati –  non risulta rispettato il criterio di proporzionalità costi-benefici  anche in relazione alla perdita definitiva del paesaggio peculiare lombardo, in generale vengono evidenziate forti criticità di impatto su paesaggio, uso del suolo, la difesa idrogeologica,  biodiversità/vic e altre criticità tecniche quali rumore – siti contaminati, piano utilizzo, materiali da scavo, salute pubblica. Ma soprattutto, scrivono i tecnici regionali, “ appare pertanto evidente che la maggiore penalizzazione cadrà sul comparto agro-silvo-pastorale e che la previsione e l’attuazione delle azioni di mitigazione e compensazione descritte nel progetto definitivo, non siano sufficienti a tutelare la componente agricola e la multifunzionalità che essa svolge.”

Da notare che nel frattempo (dal lontano 2006) è mutato il consenso istituzionale e di alcuni portatori di interesse nei confronti del progetto. All’inizio furono i consiglieri provinciali del PRC Teresio Forti e Giuseppe Invernizzi i principali attori del raccordo fra le proteste dei Comitati peri il NO alla autostrada e la Provincia, riuscendo a far modificare radicalmente la posizione dell’Ente da un iniziale consenso fino ad una  ferma e decisa bocciatura. Oggi, nonostante alcuni Sindaci siano ancora attardati sul  nastro d’asfalto e il settore imprenditoriale continui a insistere su un ipotetico impatto positivo per lo sviluppo economico e produttivo dell’area, oggi si può rilevare una generale soddisfazione  del territorio per la bocciatura del progetto . Fra i pareri negativi espressi in sede di VIA (oltre a quelle di comitati e associazioni ambientaliste), citiamo in particolare: i Comuni di Alagna, Bastida Pancarana, Bressana Bottarone, Dorno, Sommo, e poi l’Ente Nazionale Risi, Il Parco Lombardo della Valle del Ticino, Provincia di Pavia, Associazione Irrigazione Est Sesia nonché le criticità segnalate dai Comuni di Carbonara al Ticino, Cava Manara, Tromello e dalla Autorità di Bacino fiume Po.

 

Si capisce, certo, che la Regione  Lombardia nel prendere atto della situazione dovrà evidenziare in bilancio i costi per ripianare le perdite di Infrastrutture Lombarde. Perciò stenta  ad assumersi le responsabilità di una avventura iniziata con il paraocchi di un progetto pensato per un’altra epoca  e non compatibile con la tutela di salute e ambiente e  con l’economia territoriale e non coerente con a volontà degli abitanti, dei comitati e delle istituzioni.

E che si tratti di progetto pensato per un’altra epoca si desume,  ancora una volta, dalle analisi che la Giunta Regionale stessa ha presentato in sede di aggiornamento del Programma di mobilità e trasporti; dai loro prospetti risulta infatti che:

  • si registra un trend di crescita costante della domanda di trasporto collettivo, con un incremento annuale medio superiore al 4% in termini di numero di passeggeri negli ultimi 3 anni,
  • ciò si accompagna ad un fenomeno generale di contrazione degli spostamenti, in particolare in auto, …. . Il numero di passeggeri*km ha subito una contrazione del 13% dal 2002 al 2014,
  • per quanto riguarda le merci, analizzando i dati ISTAT del Trasporto merci su strada riportati dall’Annuario Statistico Regionale3 , si riscontra una tendenza al calo delle tonnellate*km (riduzione di circa il 35% al 2012 rispetto ai valori che caratterizzavano i primi anni 2000), legata soprattutto alla contrazione della lunghezza media degli spostamenti (da circa 130 km nei primi anni 2000 a circa 93 nel 2012).

Dunque, che dire ? L’autostrada Broni-Mortara-Stroppiana era e resta  infattibile, inutile e dannosa.

Resterebbero da fare alcune considerazioni sulle famose opere da realizzare con fondi privati, ma rimandiamo ad una prossima occasione.

Antonietta Bottini

Segretaria del circolo

del Partito della Rifondazione Comunista  “Ermanno Gabetta” di Voghera

LIBIA E “OPERAZIONE IPPOCRATE” BASTA CON GLI INTERVENTI MILITARI ALL’ESTERO

LIBIA E “OPERAZIONE IPPOCRATE” BASTA CON GLI  INTERVENTI MILITARI ALL’ESTERO

Nei giorni scorsi, annunciata in “pompa magna “dal governo  Italiano è partita la cosiddetta operazione “Ippocrate”.

Sarebbe un facile gioco di parole definirla operazione ipocrita in quanto, con il pretesto di un intervento sanitario, si mandano sul terreno libico 60 tra sanitari e personale infermieristico, ma con 135 uomini a supporto logistico, 100 paracadutisti della “Folgore”, i droni e i cacciabombardieri della base di Trapani e la portaerei Garibaldi.

Quindi IPPOCRATE, l’illustre medico dell’antichità, non c’entra nulla. Ancora una volta il nostro Paese, nascondendosi dietro un pretesto umanitario, partecipa ad una guerra fuori dai propri confini.

LA LIBIA E’ NEL CAOS, SI CONTRAPPONGONO SCHIERAMENTI E MILIZIE DIETRO LE QUALI CI SONO IN REALTA’ LE PRINCIPALI POTENZE IMPERIALISTE. DIETRO IL GOVERNO DI TOBRUK CI SONO LA FRANCIA, CHE SI COLLEGA ALLE CRISI AFRICANE DELLE SUE EX COLONIE MALI, CIAD E NIGER, NONCHE’ L’EGITTO E I PAESI DEL GOLFO.

Stati Uniti e altri paesi puntano sulla carta del governo di Tripoli.

In realtà è in atto un processo di spartizione della Libia per mettere mano alle sue fonti petrolifere.

Nel 2011 l’intervento NATO, con la partecipazione dell’Italia, abbattè Gheddafi che, quanto meno, garantiva l’unità della Libia.

Oltre al controllo del petrolio da parte delle multinazionali, l’intervento voleva impedire che, con i fondi sovrani della Libia, si creasse una moneta africana svincolata dall’Euro, dal Dollaro e dalla Sterlina.

ECCO PERCHE’ INVIARE ORA TANTI SOLDATI A COPERTURA DI UNA ESIGUA MISSIONE SANITARIA VUOL DIRE PARTECIPARE ALLA SECONDA GUERRA CIVILE LIBICA.

OLTRETUTTO L’ONDATA DI PROFUGHI CHE SI RIVERSA DA NOI E’ PROPRIO PROVOCATA DALLA DISTRUZIONE DI QUESTI STATI.

In Libia fino al 2011 trovavano lavoro oltre 2 milioni di persone dell’Africa subsahariana. A queste persone, diventate prive di mezzi di sussistenza e perseguitate dalle varie milizie, non è rimasta nessun alternativa che cercare scampo in Europa.

L’ITALIA AVREBBE TUTTO L’INTERESSE  A UNA POLITICA DI PACE NEL MEDITERRANEO.

DICIAMO DI NO AGLI INTERVENTI MILITARI IN ALTRI PAESI, COMUNQUE MASCHERATI.

VIA LE BASI MILITARI AMERICANE E NATO DALL’ITALIA!

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA FEDERAZIONE DI PAVIA

CICLOSTILATO IN PROPRIO corso Garibaldi 38 pavia

 

 

 

Salute, Forenza: «Nuova campagna Lorenzin gravissima e ridicola: si dimetta. Basta propaganda sul corpo delle donne»

Pubblicato il 21 set 2016

COMUNICATO STAMPA

SALUTE – FORENZA (ALTRA EUROPA –  GUE): «NUOVA CAMPAGNA CONTRO I “CATTIVI COMPAGNI” RIDICOLA E GRAVISSIMA. LORENZIN SI DOVREBBE DIMETTERE»

«Perseverare è diabolico: la ministra Lorenzin torna a promuovere il fertility day, questa volta con immagini di gioventù che fanno ricordare la difesa della razza degli anni Trenta. Non è solo ridicolo, è gravissimo che una campagna del Ministero della Salute punti il dito contro i  cattivi COMPAGNI” sdoganando con ogni evidenza un immaginario razzista  – dichiara Eleonora Forenza, deputata europea de L’Altra Europa – gruppo GUE/NGL, esponente della Commissione FEMM per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere del Parlamento Europeo -. In un colpo solo ecco riemergere proibizionismo e razzismo, insieme ad un familismo che considera la riproduzione un destino e un dovere.
La ministra Lorenzin dovrebbe dimettersi. Occuparsi della salute delle donne implica in primo luogo garantire il diritto alla salute, anche sessuale e riproduttiva, e alla libertà di scelta. Domani tante donne ripeteranno alla ministra ‘io decido’ : basta propaganda sul corpo delle donne».

21 settembre 2016

La nostra solidarietà a Nicoletta Dosio agli arresti domiciliari. Ora e sempre No alla Tav, ora e sempre Resistenza!

Pubblicato il 22 set 2016

«La nostra piena solidarietà a Nicoletta Dosio – ha dichiarato il segretario del Prc, Paolo Ferrero – del movimento NO TAV che da stamattina è agli arresti domiciliari a Bussoleno per aver disobbedito ai precedenti provvedimenti restrittivi. Tra le altre cose è accusata di aver partecipato ad una iniziativa di Rifondazione Comunista contro la TAV. La scelta di Nicoletta di disobbedire alle misure restrittive non è un incidente di percorso ma una scelta politica e come tale noi la sosteniamo: la TAV non è solo inutile e dannosa, uno spreco di denaro pubblico finalizzato agli affari dei soliti noti, ma è un laboratorio di militarizzazione del territorio della val di Susa e di repressione del movimento di lotta. Lo scontro sulla TAV è quindi una rappresentazione plastica di come il potere si comporta verso il conflitto sociale quando questo dura nel tempo e sedimenta identità antagonista. Sosteniamo quindi e condividiamo la scelta politica di Nicoletta, perché la sua disobbedienza mette a nudo, più di mille discorsi, la brutalità di un sistema subalterno ai poteri forti ed arrogante e repressivo con i popoli».

Anche Eleonora Forenza, eurodeputata dell’Altra Europa – gruppo GUE/NGL, ha espresso la sua «solidarietà» a seguito della nuova misura che ha colpito l’attivista No Tav, inviando un «abbraccio alla compagna Nicoletta», con la quale, tra l’altro, l’europarlamentare ha visitato il sito dell’alta velocità, visita durante la quale Nicoletta si era incatenata alle barriere del cantiere di Chiomonte.

«Tutto procede nella più completa cecità burocratica giudiziaria – ha aggiunto Ezio Locatelli, Prc Torino -. La disobbediente No Tav Nicoletta Dosio è stata posta questa mattina agli arresti domiciliari per non avere ottemperato all’obbligo di dimora nel comune di Bussoleno per delle ipotesi di reato risibili riferite a proteste e contestazioni di un anno fa. Nicoletta , in questo periodo, ha partecipato a diverse iniziative di discussione – tra cui la Festa Nazionale di Rifondazione Comunista di Firenze –   sulle ragioni della lotta No Tav in Valsusa e anche a sostegno della campagna per il No allo stravolgimento della Costituzione nata dalla lotta di Liberazione.  L’aggravamento delle misure restrittive disposto dall’autorità giudiziaria di Torino ha il sapore di un atto vendicativo visto che viene motivato con “l’entità del numero e della frequenza delle violazioni, le quali evidenziano una personalità estremamente negativa, intollerante delle regole e totalmente priva del minimo spirito collaborativo”.  A Nicoletta la solidarietà piena e incondizionata di Rifondazione Comunista. Disobbedire contro misure ingiuste e ingiustificate non è reato! Adesso denunciateci tutti per favoreggiamento».

Per Fabio Panero, segretario regionale Prc del Piemonte:«Stamane alle 6 la Questura di Torino si è presentata a casa di Nicoletta Dosio, storica attivista e lider No Tav e nostra candidata alle ultime elezioni europee per l’Altra Europa, notificandole la misura cautelare degli arresti domiciliari in sostituzione a quella dell’obbligo di dimora. Nicoletta fu sottoposta il 23/06 alla misura di obbligo di presentazione quotidiana ai carabinieri di Susa, mai ottemperata, e che in data 27/07 tale misura, su ricorso di Rinaudo, fu aggravata con quella dell’obbligo di dimora in Bussoleno. Nicoletta in tour in giro per l’Italia con “Io sto con chi Resiste”, tour che cominciò proprio a Cuneo in un bellissimo incontro nella Federazione provinciale di Rifondazione Comunista, ha violato sistematicamente anche questa applicazione e dichiarato pubblicamente, in molte occasioni, la sua volontà di non rispettare queste ingiuste imposizioni. A seguito della segnalazione di violazione da parte della polizia proprio per quel primo incontro cuneese, tra le tante, emerge dalle carte consegnate oggi a Nicoletta come ella abbia commesso reato “nonostante avesse ben compreso il contenuto della misura cautelare e delle relative prescrizioni (che ha espressamente dichiarato di rifiutare), addirittura non presentandosi all’interrogatorio di garanzia fissato …” e come “tali condotte dimostrano che la misura originariamente applicata) e nonostante i divieti le fossero stati espressamente ribaditi ella ha ripreso, o meglio, ha continuato a “tresgredire”. Risulta evidente che parlare in giro per l’Italia di grandi opere inutili come la TAV e del malaffare che ci sta dietro è considerato pericoloso. Io sto con chi resiste».

INIZIO D’ANNO CON LA “BUONA SCUOLA”: UN DISASTRO ANNUNCIATO ANCHE IN LOMBARDIA

 di Pierluigi Tavecchio

19 settembre 2016

L’ Applicazione della legge 107, meglio nota come la “buona scuola”, sta producendo effetti negativi che mettono in crisi anche le certezze dei suoi più convinti sostenitori.

L’effetto più recente e abbondantemente documentato dagli organi di informazione riguarda il reclutamento degli insegnanti che doveva essere il fiore all’occhiello della riforma ideata da Renzi e da Giannini.

Erano stati infatti promessi decine di migliaia di nuovi assunti , la fine del precariato  così come la fine delle supplenze e della girandola infinita di professori e maestri nelle scuole di ogni ordine grado. Nell’ultimo mese l’intera opinione pubblica si è accorta che stava succedendo esattamente l’opposto. Il MIUR ha allestito una farraginosa macchina burocratica  che avrebbe dovuto assegnare  gli insegnanti agli ambiti territoriali nei quali esistevano cattedre libere rispettando  le richieste  e tenendo conto di punteggi e titoli già acquisiti  da docenti , molti dei quali con decine di anni di esperienza ma ancora precari.

La mancanza di trasparenza nel funzionamento del famoso algoritmo che avrebbe dovuto assegnare automaticamente le cattedre , lascia aperti tutti i dubbi sul fatto che le assegnazioni siano state fatte commettendo irregolarità, errori e malversazioni. Il risultato paradossale che spesso si è  verificato è quello di insegnanti che avendo indicato come scelta principale un certo ambito territoriale si trovano assegnati d’ufficio in sedi che avevano indicato come quarta o quinta alternativa, per poi scoprire che i posti  che avevano indicato risultano ancora scoperti. Alla fine di agosto, dopo i trasferimenti, la situazione in Lombardia era la seguente: nella scuola dell’ infanzia c’erano  ancora 630 posti liberi, nella scuola primaria 934 posti, nella scuola media 4.017 posti e nella scuola superiore 1.852 posti liberi.

Le migliaia di ricorsi che sono stati prodotti dagli insegnanti interessati ( quasi 1500 in Lombardia) hanno avviato le cosiddette procedure di conciliazione attraverso le quali il Ministero intende pervenire ad accordi individuali.Questo però significa che le situazioni si definiranno in tempi necessariamente lunghi e che le cattedre in questione saranno occupate ancora una volta da supplenti , alla faccia del precariato e della fine della ‘ supplentite ‘ . Cattedre vuote , supplenti e situazioni di precarietà  ci saranno anche a causa dei ritardi nella valutazione delle prove degli aspiranti insegnanti che avevano deciso di affrontare il concorso necessario per trovare i sostituti di chi andrà in pensione nel prossimo triennio. Non solo le commissioni d’esame non riescono a costituirsi perché i docenti esaminatori si rifiutano di lavorare con retribuzioni ridicole ( si calcola una media di 50 cent. ad elaborato corretto) ma ad impedire il completamento ci sarà anche il fatto che complessivamente meno della metà dei candidati ha superato le prove scritte e che i promossi alla fine non saranno sufficienti ad occupare i posti disponibili.

In Lombardia lascia molto perplessi che al concorso in alcune discipline  i candidati, tutti in possesso di un’abilitazione all’insegnamento , siano stati “bocciati”  in percentuali superiori all’80% . Il risultato paradossale sarà quello di cattedre affidate, ad anno scolastico abbondantemente iniziato, a docenti supplenti, magari gli stessi che hanno appena subito l’onta di essere dichiarati non idonei…

Va inoltre ricordato che comunque, secondo le organizzazioni sindacali,  per coprire adeguatamente  l’ offerta formativa servirebbero nella nostra regione altri 700 insegnanti rispetto a quelli indicati dal  MIUR.

In Lombardia avremo anche , a fronte di un aumento del numero degli studenti di oltre 5000 unità, una insufficiente dotazione di personale ausiliario, tecnico e amministrativo.  Il personale ATA, indispensabile per il funzionamento della scuola ma del tutto ignorato dalla legge107, è  evidentemente concepito dal governo come costo da tagliare e come servizio da esternalizzare, con tutto quello che ne potrà conseguire.

È facile immaginare che le conseguenze si faranno sentire anche sulla qualità dell’insegnamento, sulla continuità didattica, sulla assenza di  motivazioni facilmente spiegabile in lavoratori privi di un’occupazione stabile e di prospettive personali certe. A pagarne le conseguenze saranno ovviamente anche alunni e studenti per i quali l’offerta didattica sarà evidentemente minore per qualità e quantità.

Se questi sono stati gli ultimi colpi inferti alla scuola pubblica italiana dalla coppia Renzi Giannini, altre pesanti  trasformazioni si erano già manifestate nel corso dell’anno scolastico 2015 /2016. Sulla testa degli studenti è caduta l’obbligatorietà dell’alternanza scuola lavoro , ovvero di ore che ,anziché essere svolte in classe , sono come previsto della 107, da impiegare in attività gestite direttamente da enti e aziende esterne. La quantità di ore destinate obbligatoriamente all’alternanza scuola-lavoro (per i licei sono quasi tre settimane all’anno) diminuisce ulteriormente un monte ore  demagogicamente diminuito ai tempi del riordino Gelmini. Si prevedono meno ore per istruirsi ma soprattutto si  obbligano gli  studenti del terzo quarto e quinto anno della scuola secondaria superiore  a lavorare gratuitamente e ricoprendo mansioni  che, nella maggior parte dei casi ,poco o nulla aggiungono alla preparazione culturale e professionale dei giovani se non l’esperienza del lavoro subordinato e quella dell’arbitrio esercitato da datori di lavoro senza scrupoli.

Sulla testa dei docenti invece sono cadute misure che riguardano la retribuzione , generando anche in questo caso ingiustizie, divisioni e malcontento. Ricordiamo che gli insegnanti hanno un contratto non rinnovato e una retribuzione ferma da sette anni . Invece del rinnovo del contratto Renzi e Giannini hanno introdotto in modo propagandistico   misure economiche  che vogliono dividere la categoria che si riassumono  nella mancia di 500 € distribuita nella primavera 2015 con l’obbligo di essere spesa “per  l’aggiornamento” , pena la sua restituzione integrale,  ma soprattutto , nel corso dell’ estate , nelle somme distribuite  per “valorizzare  i docenti meritevoli” ( ovviamente date solo ai docenti di ruolo, come se fossero gli unici a lavorare)

Ogni scuola aveva disposizione risorse corrispondenti a circa 500 € per ogni docente di ruolo. Questi soldi sono stati assegnati in base a criteri stabiliti da appositi gruppi di lavoro, chiamati comitati di valutazione, ma ogni decisione, ed in molti casi é stato così, poteva essere modificata dalla volontà del dirigente scolastico. Di fronte a questa pratica che,per legge ,si è estesa a tutte le scuole d’Italia , la risposta è stata in ordine sparso. Solo in pochi casi si è tentata una mediazione, “tollerata ” dai dirigenti scolastici , nella quale il collegio dei docenti o l’assemblea sindacale sono riusciti almeno a suggerire criteri che, invece di premiare i docenti ‘ più meritevoli ‘, semplicemente chiedevano di impiegare questi soldi per  retribuire il lavoro gratuito  o sottopagato che gli insegnanti  già svolgono al di fuori delle ore di lezione e delle attività collegiali. Sono stati molto più frequenti gli  episodi in cui i dirigenti scolastici hanno esercitato fino in fondo il loro arbitrio  distribuendo premi ad personam , ergendosi a giudici unici e alimentando, in presenza di criteri di valutazione molto soggettivi, basati sull ‘osservazione (?)o su segnalazioni di studenti e famiglie (?!), sospetti di soprusi e favoritismi.

La “valorizzazione del merito”ha prodotto come risultato la  competizione fra i docenti che rappresenta culturalmente e politicamente la conseguenza più nefasta della legge 107 . I docenti messi  l’uno contro l’altro a sgomitare per ricevere qualche euro in più,  di fatto tolto al vicino , finiscono per essere ancora più subalterni. In questa gara per apparire meritevoli smettono di chiedere collettivamente ed in modo equo un rinnovo del contratto che riconosca il lavoro effettivamente svolto ma ancora non retribuito e sottopagato. Con la 107 gli insegnanti sono passati dalla condizione di missionari volontari , che per il bene della scuola lavorano ore e ore in più perché altrimenti la scuola andrebbe a rotoli senza preoccuparsi di ricevere l’adeguato compenso, a quella di concorrenti impegnati  nel mettere in mostra i propri meriti esibendosi in gare talvolta patetiche in cui ci si inventa attività dal nome altisonante ma che hanno la stessa consistenza dell’aria fritta.

L’obiettivo politico e culturale di Renzi e di Giannini si basa sul luogo  comune ,diffuso anche nella scuola, dell’insegnante bravo contrapposto all’insegnante fannullone che non si merita  lo stesso stipendio. Renzi e Giannini vogliono mettere in piedi il baraccone della riconoscimento del merito perché questo è molto meno costoso per le casse dello Stato del pieno e totale riconoscimento economico del lavoro effettivamente  svolto. Si preferisce scatenare una guerra fra poveri , cancellando, specialmente nella coscienza  dei docenti più giovani  , la consapevolezza che che si possa collettivamente contrattare le proprie condizioni di lavoro e il proprio stipendio. Già nella scorsa primavera, in un comunicato ufficiale, l’ associazione nazionale  presidi  – Lombardia si era entusiasticamente espressa in favore dell’esclusione di ogni forma di contrattazione per la distribuzione di queste somme  ( che sono comunque salario aggiuntivo) facendosi così promotrice di una interpretazione della legge in chiave antisindacale. Renzi vuole realizzare nella scuola il sogno di rendere sterili e inutili i rappresentanti sindacali dei lavoratori e l’ idea stessa della contrattazione collettiva.

Che fare allora? La situazione per l’anno scolastico appena iniziato lascia intravedere almeno due obiettivi e conseguentemente due terreni in cui praticare il confronto politico e sindacale. Il primo è quello  proposto vanamente nel corso degli ultimi anni: il rinnovo del contratto nazionale e la  profonda revisione e integrazione delle voci che concorrono alla formazione dello stipendio del lavoratore della scuola. Il  secondo è quello più legato ad un ragionamento politico complessivo necessario in attesa che la Corte di Cassazione si pronunci sulla possibilità di sottoporre a referendum i quesiti proposti dai comitati contro la buona scuola e che hanno visto la presentazione nello scorso luglio di oltre 2 milioni di firme .

I quesiti riguardano, oltre che il finanziamento alle scuole private, anche l’abolizione dell’obbligatorietà dell’alternanza scuola lavoro, i super poteri attribuiti al dirigente scolastico in materia di assunzione e di retribuzione, e infine il bonus per gli insegnanti meritevoli . Si tratta di continuare l’impegno e la mobilitazione in attesa che la  Corte di Cassazione si pronunci ricordando costantemente a docenti strapazzati e trasferiti a casaccio, mal retribuiti e sottoposti alle angherie dei dirigenti scolastici, a genitori  degli studenti obbligati ad un lavoro gratuito non qualificante e inutile ,che esiste  la possibilità  di cambiare le cose.

Occorre quindi diffondere consapevolezza in vista di questa scadenza e tenere alto il livello di attenzione perché non si  arrivi al punto di trasformare la scuola in un’eterna rissa su una nave alla deriva dove ognuno pensa solo a salvare sé stesso.

Pier Luigi Tavecchio

Bandiere rosse al vento, ci ammazzano un compagno ne nascono altri cento.

Autore: Alaa Nasser

Bandiere rosse al vento, ci ammazzano un compagno ne nascono altri cento.

Nella tarda serata del 14 settembre 2016, Abd Elsalam Ahmed Eldanf, 53 anni e padre di 5 figli, operaio egiziano presso il magazzino GLS di Piacenza è stato ucciso da un camion lanciato contro il picchetto allestito dai lavoratori durante la difficile trattativa in corso con l’azienda per il rispetto degli accordi sottoscritti e puntualmente disattesi. 

Abd Elsalam, pur non essendo un lavoratore precario, infatti, era assunto con un contratto a tempo indeterminato ed è uno dei rappresentanti per il sindacato USB. Partecipava attivamente alla lotta contro la precarietà dei suoi colleghi e per il rispetto degli accordi sottoscritti tra lo stesso USB e la GLS. 

La gravità di ciò che è accaduto a Piacenza, segna una svolta drammatica nei rapporti tra lavoratori e padronato. Un rapporto che vede il profitto dominare su tutto anche sulla vita delle persone. Un padronato che ormai non guarda più in faccia nessuno e questo grazie anche alla complicità e l’implicito sostegno garantitogli degli ultimi governi e dall’assenza totale di qualsiasi opposizione di sorta da parte dei sindacati confederali. 

Le responsabilità dell’azienda sono quantomeno inconfutabili, visto il braccio di ferro con il sindacato USB che dura ormai da diversi mesi e l’instaurazione di un sistema ricattatorio nei confronti dei lavoratori, riducendoli, di fatto, a uno stato di schiavitù. In un settore, quello della logistica, che è divenuto una giungla senza regole, dove il profitto è l’unico comun denominatore, trova anche nella magistratura un valido aiuto, che come abbiamo visto dalle dichiarazioni rilasciate, si vuole liquidare il tutto come omicidio stradale.

Le precise responsabilità del Governo Renzi nello smantellamento dei diritti dei lavoratori e la totale complicità di tutte le altre sigle sindacali, CIGIL, CISL e UIL in testa, sono le vere cause dell’assassinio del povero Abd elsalam ahmed eldanf. 

Per queste ragioni, la Federazione di Pavia del Partito della Rifondazione Comunista, è scesa in piazza a Piacenza Sabato 17 settembre, per esprimere piena solidarietà e per sostenere i lavoratori della logistica in lotta, per chiedere il ritiro del cosiddetto Jobs-Act, per abolire l’infame legge Fornero e per i diritti e le tutele vere a tutti i lavoratori.

Socialismo o barbarie..