Mese: novembre 2016

La riforma della Costituzione è come la Fornero: un cambiamento negativo

Pubblicato il 30 nov 2016

di Maurizio Acerbo*

SOLO UNA TRUFFA IL RITORNELLO SUL CAMBIAMENTO
Sentire usare argomenti anticasta da parte del Pd è offensivo. Tagliassero i privilegi, non il nostro diritto di eleggere i parlamentari

Siete mai stati in Germania, Norvegia, Danimarca o Olanda? Lì «la sera delle elezioni» nessuno sa chi ha vinto perché si vota con sistema proporzionale.

Avete presente l’Ungheria di Orban e la Grecia che ha ereditato Tsipras? Si vota con un premio di maggioranza assai simile (ma assai meno consistente) a quello previsto dal Porcellum e imposto di nuovo con voto di fiducia da Renzi con Italicum dopo che la Corte Costituzionale l’aveva cancellato.

Secondo voi in quali dei Paesi citati lo stato funziona meglio? Meglio non dare per scontate quelle che De Andrè definiva «le verità della televisione», mai come in questo periodo occupata dal governo. E non facciamoci incantare dal ritornello sul cambiamento a sostegno del Sì. Come accaduto per «riforma», parole che avevano un valore positivo si sono trasformate da tempo nel loro contrario. Il cambiamento d’altronde non è un valore in sé, bisogna sempre verificare se si tratta davvero di un miglioramento. La Restaurazione o la conquista del potere da parte di Hitler o dei talebani rappresentarono certamente dei cambiamenti, ma difficilmente qualcuno li considera come dei progressi. Sono almeno venticinque anni che in Italia in nome del cambiamento si torna indietro. Prendiamo la riforma Fornero: sicuramente un cambiamento per milioni di persone, ma credo che la maggior parte di loro la vivano giustamente come una disgrazia. Napolitano minaccia: «Se vince il No, niente più riforme». Vien da esclamare «magari!» viste quelle che ha sponsorizzato. Accusare di conservatorismo chi è contrario a questa riforma è un vecchio trucco. Proporre in un sol colpo la modifica di 47 articoli è un modo per non consentire ai cittadini di esaminare e decidere. Ma «c’è la globalizzazione», intimano. Appunto! Abbiamo bisogno di esecutivi forti che eseguono velocemente i diktat della troika e della finanza o di istituzioni rappresentative che debbano tener conto degli interessi popolari e dei territori? Tre esempi. Gli abruzzesi che hanno condotto grandi mobilitazioni in questi anni contro petrolizzazione selvaggia, impianti inquinanti e/o pericolosi, infrastrutture energetiche in zone ad alto rischio sismico dovrebbero bocciare una modifica del titolo V che raccoglie proprio la richiesta di petrolieri e multinazionali di centralizzare decisioni in materia energetica per aggirare proteste delle popolazioni. Dopo il commissariamento della sanità, è facile intuire che centralizzare serve per continuare a tagliare e per far pagare sempre più prestazioni prima gratuite. Noi che abbiamo assistito a tanti scandali dovremmo diffidare di una “deforma” che consente a sindaci e politici regionali diventati senatori di non essere più oggetto di indagini giudiziarie senza previa autorizzazione del Senato. Sentire usare argomenti anticasta da parte del Pd è poi offensivo. Tagliassero i privilegi non il nostro diritto di eleggere i parlamentari. D’Alfonso aveva preso l’impegno di tagliarsi lo stipendio e parla di riforme? Renzi può tagliare emolumenti senza toccare Costituzione. Se voti No fai il gioco di Berlusconi? Singolare argomento in bocca a chi ha cancellato l’articolo 18. Se vince il No, come accadde nel 2006, manterremo una Costituzione perfettibile ma che se non piace a J.P.Morgan e Goldman Sachs è bene tenerci stretta. Dopotutto ci ha garantito alcuni decenni di progresso economico e sociale ed è stata scritta da politici assai diversi da Verdini.

* segreteria nazionale Rifondazione Comunista

A tre mesi dal terremoto: il lavoro di Rifondazione al fianco delle Brigate di solidarietà attiva

Pubblicato il 29 nov 2016

di Andrea Ferroni –

A tre mesi dal sisma del 24 agosto e a quasi un mese dalla scossa del 30 ottobre che ha colpito le popolazioni del centro Italia, interessando Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo, vogliamo partire dal ringraziare il lavoro che tante compagne e tanti compagni del nostro Partito stanno mettendo in campo al fianco delle Brigate di Solidarietà Attiva (BSA), presenti dai primi minuti dopo l’accaduto e organizzando capillarmente in tutto il territorio nazionale punti di raccolta e stoccaggio di generi di prima necessità.
Ad oggi le BSA sono presenti in tutto il cratere. Ad Amatrice con una tensostruttura di 200 mq che è in parte spaccio popolare di beni alimentari e non solo ed in parte sportello informativo e spazio solidale. Uno spazio sociale e ricreativo che vede la presenza di iniziative e di momenti assembleari dei comitati locali.
A Roccafluvione ugualmente è attivo uno spaccio popolare, a Colli del Tronto gestiamo i magazzini di raccolta alimenti. Sul versante del nuovo sisma siamo intervenuti nei primi giorni a Ussita, Visso, Camerino, Gagliole, San Ginesio, Fiastra, Sellano, Muccia portando materiali su richiesta diretta della popolazione e siamo presenti a Norcia con uno spaccio popolare e uno sportello dei diritti del cittadino.
Su tutto il cratere sono stati distribuiti mangimi per animali a piccoli allevatori e consegnate 2 case mobili e 38 fra camper e roulotte in accordo con gli enti locali, per far alloggiare situazioni particolari impossibilitate a stare in tenda nella prima fase dopo il sisma del 24 agosto e per dar loro una sistemazione in attesa delle promesse del Governo nella seconda fase dopo il sisma del 30 ottobre.
A stretto contatto con la popolazione si è riusciti a costruire un intervento che non solo abbraccia le diverse aree del cratere ma si sostanzia in tre servizi di supporto alla popolazione: lo spaccio popolare e la volante rossa, la filiera antisismica e lo sportello dei diritti del cittadino.
La Volante Rossa, che parte dagli spacci popolari, è funzionale alla consegna dei beni di prima necessità in modo capillare frazione per frazione, persona per persona, creando quindi una mappatura del territorio e delle esigenze utili al proseguo dell’intervento e al funzionamento dello sportello del cittadino.
La Filiera Antisismica nasce a fronte dell’analisi del tessuto economico nei luoghi del cratere, che si regge principalmente sulle piccole aziende agroalimentari e ha come scopo quello di mettere in contatto i produttori della filiera con i Gap, Gas, Gasp, ristoranti e botteghe rionali presenti in tutta Italia. I prodotti sono facilmente riconoscibili perchè marchiati anche dal simbolo “Filiera Antisismica”.
Non di minor importanza è lo sportello “Diritti del Cittadino”, che ha lo scopo di diffondere i diritti della popolazione colpita dal sisma così da informare e formare su come accedere alle sovvenzioni previste e promuovere pratiche di autorganizzazione.
Proprio attraverso quest’ultimo servizio si sta improntando un lavoro politico volto al miglioramento delle condizioni materiali dei terremotati proponendo momenti di discussione collettiva nelle varie frazioni. Nascono comitati grazie ai quali le problematiche del singolo diventano battaglie condivise sul sentiero comune di riappropriazione della libertà di scelta. Queste comunità non vogliono abbandonare il proprio territorio ed in esso hanno profonde radici.
Il centro Italia è, come noto, un territorio ad alto livello sismico e per quanto la storia non ci riporta a gestioni dell’emergenza encomiabili da parte dello Stato, c’è un punto nella gestione del terremoto del 1997 che merata attenzione. In quel caso furono consegnati moduli abitativi ad uso di singole famiglie.
Strada ben diversa è quella perseguita a fronte del sisma di questi mesi. Con la scossa del 24 agosto le famiglie colpite hanno alloggiato un mese in tendopoli provvisorie e potevano successivamente fare richiesta per il CAS (Contributo Autonoma Sistemazione) per andare in affitto altrove o di alloggio negli alberghi messi a disposizione in zone lontane dal cratere. Il piano prevedeva poi il ritorno sul territorio a primavera con la costruzione di villaggi di casette (SAE). La logica è stata simile a quella di Berlusconi di L’Aquila 2009 con la famosa frase: “dalle tende alle case”. E’ stata completamente persa di vista la necessità di buona parte della popolazione di rimanere sul proprio territtorio per i più svariati motivi: da esigenze lavorative al mantenimento degli animali da allevamento. Dopo qualche protesta gli allevatori ottengono dei moduli abitativi per rimanere vicini alle loro attività. Molti rimangono in sistemazioni improvvisate o sono costretti a sfollare. Gli sfollati però sono “solo” 4000 e la pratica sembra gestibile per il governo.
Con la scossa del 30 ottobre, il governo si trova costretto a fare un passo indietro: il numero di sfollati è ben più alto del previsto e una buona parte della popolazione inizia a constatare l’impossibilità di rimanere sul territorio.
Nasce così la nuova proposta di alloggi in container predisposta dal governo, una sorta di dormitori che arrivano ad ospitare fino a 96 persone con bagni e cucina comuni. Ha lo scopo di far alloggiare sul territorio quanti ne faranno richiesta fino all’arrivo delle casette SAE. Molti cittadini stanno rifiutando questa tipologia di alloggio perchè ledono il diritto alla privacy, alla libertà, all’intimità e all’autonomia personale. Soprattutto non si capisce perchè non ci sia, con il contributo dello Stato, la possibilità di scegliere in maniera regolamentata una autonoma sistemazione in container o non vi siano container monofamigliari come avvenne nel 1997.
Per questo il lavoro dei comunisti e delle comuniste al fianco delle Brigate di Solidarietà Attiva e in sostegno delle popolazioni colpite dal sisma continua. Per aiutarci c’è bisogno di sostegno economico e di volontari. Sul profilo facebook Brigate di Solidarietà Attiva – Terremoto Centro Italia (https://www.facebook.com/terremotocentroitalia) trovate tutte le indicazioni per sostenere il nostro intervento. I riflettori dei media si sono spenti ma i comunisti non vanno via e restano insieme alle popolazioni colpite dal sisma.

 

MI SUN DE CHI

Cassolnovo (pv )

TEATRO VERDI

SABATO 3 DICEMBRE ORE 21,00

MI SUN DE CHI

Commedia in 3 atti di Michele Goderecci Compagnia Teatrale i MATT’ATTORI di CATY ENTRATA AD OFFERTA LIBERA

Dopo lo scorso intenso emozionante fine settimana dedicato a teatro e musica con gli spettacoli dei detenuti di Opera e Bollate , quello sul femminicidio Bambole Rotte di Turrisi ,Loi, Campisi e l’ultimo concerto SU DI TONO con l’applauditissimo concerto jazz da tutto esaurito del quartetto di Francesa DE MORi col vigevanese Tazio FORTE ,un altro interessante e i divertente appuntamento ci sarà sabato prossimo 3 dicembre al Teatro Verdi a Cassolnovo.

Nell’ambito della rassegna IL TEATRO AL VERDI promossa dall’Amministrazione comunale che ha riportato una stagione teatrale in paese dopo numerosi anni ,la compagnia di dei Matt’ Attori di Tavazzano (LO)mette in scena la divertentissima commedia MI SUN DE CHI .

Si tratta di una farsa semi dialettale in tre atti…in omaggio ai dialetti originari e quelli modificatisi negli anni, perchè come dicono loro “ c’è chi il dialetto lombardo lo conosce bene e chi crede di conoscerlo bene, rinnegando le proprie origini meridionali, solamente perché sono tanti anni che vive al nord”.

La vicenda è quella di Vito, detto Tino, e della sua famiglia, una trama che parte da canovacci classici del malinteso, da uno spaccato di vita quotidiana della gente di paese tra slanci di generosità e pregiudizi, con l’intento di unire idealmente le persone, senza confini geografici.

Sulla via tracciata dai Legnanesi della prima ora, quelli dai risvolti sociali che tanto piacevano e venivano promossi da Dario Fo ,. Battute divertenti, luoghi comuni, piccole grandi verità per intrattenere gli spettatori piacevolmente, spesso trascinato in vorticosi sonore salutari risate …

L’autore della commedia che è anche uno degli attori protagonisti Michele Goderecci ha dapprima concepito lo spettacolo come atto unico, per poi ampliarlo sviluppando i caratteri dei personaggi, la regia dinamica e raffinata è di Fabio Paraluppi.

A portarla in scena è La Compagnia Teatrale “I Matt’attori di Caty”, così chiamata in ricordo della fondatrice del gruppo prematuramente scomparsa, nasce nel 2005, quando un gruppo di genitori decide di mettersi insieme per divertire i propri figli nelle recite scolastiche di fine anno.

Col passare degli anni i figli sono cresciuti, ma i componenti del gruppo hanno continuato a recitare sia per i bambini, che per gli adulti e al nucleo originario avvicendatosi nel tempo si sono aggiunti anche molti altri attori di varia provenienza.

Oggi il gruppo è diventata una sorta di comune con mille attività, molte dedicate alla promozione ed animazione della lettura ma molte rivolte anche a scopi sociali.

I mattattori di Cathy in definitiva rimangono una compagnia dilettantistica ma col tempo hanno maturato una solida compattezza recitativa che nulla ha da invidiare a compagnie di professionisti del palcoscenico, caratterizzandosi sempre più per originalità nei loro liberi adattamenti ricchi di trovate sceniche fantasiose e comiche a copioni classici come Pin’Occhio” – “Allarme nel Presepe” – “I Promessi Sposi: chi li ha visti? “ – “Gianburrasca” – “Ulisseide” – “Robin Hood” Non Ti pago

L’entrata al Teatro Verdi in via Oberdan 6 a CASSOLNOVO alle ore 21 come al solito è ad offerta libera .

Pubblichiamo la risposta del compagno Paolo Cattaneo alla lettera di Angelo Ciocca del 19 Novembre pubblicata sulla Provincia Pavese.

Pubblichiamo la risposta del compagno Paolo Cattaneo alla lettera di Angelo Ciocca del 19 Novembre pubblicata sulla Provincia Pavese.

Mi dispiace dover tornare sui fatti del 5 Novembre che sono già stati riportati con precisione dagli organi d’informazione.
Nonostante gli interventi sgangherati di Centinaio, Alessandro Cattaneo e vari
esponenti della destra pavese, mi ero ripromesso di tacere per non alimentare il teatrino delle dichiarazioni contrapposte.
Però la lettera di Angelo Ciocca del 19 Novembre pubblicata sulla Provincia Pavese travalica il limite della decenza.
Alcune affermazioni nella lettera sono semplicemente false e diffamatorie, altre politicamente scandalose.
Il 5 Novembre non c’è stato alcun ‘anti corteo’ ma più semplicemente è stato
organizzato un presidio antifascista a Piazzale Ghinaglia per protesta contro il corteo fascista autorizzato da prefetta e questrice.
Il sindaco Depaoli non si è ‘schierato a capo’ di un inesistente corteo, ma si è unito al presidio convocato dalla Rete Antifascista.
L’unica sicurezza messa a repentaglio è stata quella dei manifestanti antifascisti manganellati duramente da polizia e carabinieri senza che ve ne fosse alcun motivo (eravamo in fondo a Strada Nuova e lì siamo rimasti e il corteo è stato deviato comunque).
Diversi manifestanti sono ricorsi alle cure dei sanitari e due al Pronto Soccorso, nessun operatore delle forze dell’ordine ha riportato alcunchè.
La cosa peggiore è che nella lettera non si cita mai la parola ‘fascista’, un lettore poco attento non capirebbe perche’ mai un gruppo di cittadini scende in piazza il sabato sera sotto la pioggia a rischiare manganellate.
Noi rivendichiamo con orgoglio il nostro presidio per la difesa del valore antifascista della costituzione repubblicana e della resistenza che ne è ha fondamento.
Angelo Ciocca, in compagnia della prefeta e questrice, semplicemente la ignora, limitandosi a una interpretazione burocratica delle legge anche se contraria allo spirito costituzionale.
Il risultato è che una marcia fascista diventa una legittima manifestazione mentre fascisti e antifascisti sono messi sullo stesso piano come opposti estremisti.
Niente di sorprendente per l’esponente di un partito che ha mandato in parlamento europeo Mario Borghezio, punto
di riferimento del neofascimo italiano ed europeo e che non si fa scrupolo di invitare Casa Pound ai propri cortei.
Davvero ridicola la difesa della legalità burocratica dall’esponente di un partito che organizza ed appoggia blocchi stradali contro i profughi in tutta Italia, ha appoggiato blocchi stradali per proteggere i truffatori delle quote latte dell’Unione Europea e che solo qualche anno fa farneticava di secessione
armata.

Paolo W. Cattaneo Partito Rifondazione Comunista, Pavia

Con emozione altissima, compagno Fidel

Pubblicato il 28 nov 2016

di Fabio Amato –

Una piccola isola dei Caraibi, a poche miglia dal più potente paese del mondo, la più grande potenza economica e  militare del pianeta, è diventata dal Gennaio del 1959, da quando i Barbudos, guidati dal giovane Fidel Castro entrarono nella capitale l’Avana,  una nazione protagonista della politica mondiale, rispettata, ammirata,  temuta e da alcuni odiata.

E’ stata rispettata per la sua determinazione nel difendere la sua indipendenza dagli Stati Uniti, dall’Imperio, che la portò ad essere addirittura pronta ad ospitare missili nucleari, pur di allontanare la pesante minaccia del poderoso e arrogante vicino, che pochi mesi prima aveva tentato di far morire la giovane rivoluzione con il noto piano della CIA dell’invasione nella Baia dei Porci.

Una determinazione grazie alla quale ha resistito (e resiste) all’embargo imposto dagli Stati Uniti, che, nonostante molti credano il contrario, rimane purtroppo intatto anche oggi, dopo la ripresa delle relazioni diplomatiche avvenuta con Obama, e nonostante la quasi totalità delle nazioni del mondo ne chieda da anni nell’assemblea generale dell’ONU la fine.

Una determinazione che l’ha portata a resistere al crollo di tutte le sue relazioni economiche e commerciali con il resto del mondo, frutto della scelta del legame con il campo socialista (pur facendo parte del blocco dei paesi non allineati), quando da dopo il 1989 si trovò allo stremo, e seppe eroicamente resistere, mentre qualsiasi altro stato o nazione al mondo si sarebbe presto arreso di fronte alla difficoltà estrema.

Tutti si aspettavano che Cuba sarebbe caduta. Questione di mesi, dicevano. Forse qualche anno. Ed invece ha resistito e tenta ora di introdurre cambiamenti che possano far riprendere l’economia, affrontare i problemi della doppia moneta e dello sviluppo, mantenendo intatte le conquiste della sua Rivoluzione, quelle per cui è ammirata.

E’ ammirata per gli indici di sviluppo umano da paese del primo mondo, nonostante non lo sia, per i suoi successi nell’educazione, nella medicina, nella biologia, nello sport. Per la sua musica, la sua poesia, il suo cinema.

E’ ammirata perché Cuba esporta medici. Non armi. Esporta farmaci e medicine. Non bombe. Ha inviato soldati all’estero. Lontano, in Africa. Non per occupare paesi terzi, ma per lottare contro il mostro dell’apartheid e per la liberazione dal colonialismo. Senza ricevere nulla in cambio, se non la riconoscenza e l’ammirazione del mondo di sotto, dei paesi africani, delle ex colonie, di chi aspirava alla liberazione dal giogo secolare dell’imperialismo e del colonialismo.

Ecco spiegato perché da alcuni è temuta. Perché hanno paura che altri potessero seguire il suo esempio. Quelli che vogliono stati docili con elite politiche pronte a soddisfare i desideri delle multinazionali che Cuba espropriò.

Da alcuni odiata perché testarda nel voler mantenere l’idea di una società che non sia fondata solo sul primato del profitto e del denaro.  La odiano gli apologeti della globalizzazione, del liberismo, della privatizzazione dei beni comuni, della distruzione della sanità e della scuola pubblica, in nome del loro Dio unico, il mercato.

Parlo di Cuba, mentre mi accingo a partire per L’Avana, per rappresentare il PRC e la Sinistra Europea nella celebrazione di massa che si terrà martedì per salutare il comandante in capo della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro. Un onore ed un privilegio. Perché chi parla di Fidel come dittatore, gli sciacalli che in queste ore si affrettano a lanciare anatemi sulla sua figura, dai nemici di sempre ai voltagabbana pentiti dell’ultima ora, dai pennivendoli al soldo di qualche potente ai mediocri scopiazzatori di veline, non ha capito che Fidel è stato un grande leader mondiale perché Cuba e il suo popolo sono stati al suo fianco in tutti questi anni.

Costoro, dai loro comodi salotti, dalla sicurezza di appartenere a quella poca parte di mondo che controlla e concentra nelle sue mani gran parte delle ricchezze, non capiscono quanta umanità e civiltà vi sia in un paese e una rivoluzione che cura l’infanzia e la vecchiaia, che non lascia soli i suoi cittadini nella disperazione del non poter dare istruzione o cibo ai propri figli, o cure e carezze ai loro vecchi. Che non ti chiede assicurazioni per curare la tua malattia.

Certo che vi sono stati errori, limiti, ed anche ingiustizie, a Cuba. Ma ció che rimarrà nella storia è ben altro. Certo che con Fidel scompare un protagonista del ’900. Ma chi si affretta a voler chiudere la pagina della liberazione dal colonialismo, di cui Cuba e Fidel sono simbolo e orgoglio, sappia che l’eresia della quale è stata ed è portatrice, di una società di liberi ed uguali, l’aspirazione alla giustizia sociale e all’indipendenza,  anche se non è stata raggiunta nel ’900, non si chiude con la morte di Fidel. Le sue idee e la sua tenacia, vivranno e continueranno a vivere nella lotta per  una società migliore di quella fatta solo di pubblicità e marketing, di antidepressivi, violenza, guerra e solitudini.

E come avrebbe detto il nostro caro compagno Paolo Vinti, con emozione altissima, compagno Fidel, hasta la victoria, siempre!

 

Vigevano: i professori del Costa senza contratto e senza stipendio da giugno

Tratto da: http://inforete.it/module/news/page/entry/id/9268/

I docenti dell’Istituto musicale questa mattina hanno illustrato, durante una conferenza stampa (nella foto) a San Dionigi, la loro situazione lavorativa di assoluta precarietà, che sta mettendo a rischio lo stesso futuro della scuola.

Il loro ultimo contratto è scaduto a giugno. Quest’anno le lezioni sono regolarmente partite, ma i professori non hanno ancora firmato un regolare contratto. E non hanno neppure incassato uno stipendio. «Siamo intenzionati a continuare – spiegano i docenti – vogliamo comunque garantire ai nostri allievi la regolarità delle lezioni, non possiamo mollare nel bel mezzo di un anno scolastico. Ma è una situazione davvero snervante, che priva di dignità il nostro lavoro. Non ci sono garanzie neanche sul futuro dell’Istituto». Finora i diversi incontri tra i docenti e il Comune non hanno portato a una soluzione, solo promesse disattese dopo poche settimane. L’impasse sembrerebbe essere stato causato dal Jobs Act, che abolisce dal 2017 i co.co.co (contratto di collaborazione coordinata e continuativa), la forma contrattuale che veniva ogni anno utilizzata per la maggior parte dei docenti dell’Istituto musicale. E le altre soluzioni finora prospettate – come quella dei voucher lavoro – non sembrerebbero percorribili. Alla conferenza stampa erano presenti anche diversi genitori. «Dal Comune non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale per avvertirci di questa situazione, solo una mail per i pagamenti della prima retta» hanno fatto presente. Nessun rappresentante della maggioranza era presente, solo alcuni consiglieri di minoranza. «Presenteremo – hanno annunciato Valerio Bonecchi (gruppo Per Vigevano) e Luca Mazzola (M5S) – una mozione consiliare, il Costa deve rimanere un patrimonio della città. Il testo del documento sarà condiviso con i docenti dell’Istituto».

i.d.

LE SPONDE DELLA ROGGIA REGOLA E ALTRE CRITICITA’ SULLE STRADE CITTADINE

MORTARA, 26 novembre 2016

LE SPONDE DELLA ROGGIA REGOLA E ALTRE CRITICITA’ SULLE STRADE CITTADINE

Da tempo, come opposizione nella città, il nostro Partito ha sollevato problemi che sono molto sentiti dalla popolazione.

La tattica dell’Amministrazione però è stata sempre quella di ignorare le richieste, senza neanche cercare di spiegare o, quantomeno, di giustificarsi.

Naturalmente la tattica di nascondere la polvere sotto il tappeto non aiuta a risolvere le criticità esistenti. Ad esempio: ignorare la critica della mancata pulizia dei tombini non porta, miracolosamente, a fare in modo che questi tornino a drenare acqua. Lo stesso dicasi per la sponda franata della Roggia Regola: da gran tempo (da anni ormai) il crollo della sponda in via Belvedere ha determinato un marcato restringimento della sede stradale, attualmente reso ancora più pericoloso da un incidente occorso, che ha demolito parte del guard-rail ed ha prodotto degli spuntoni che sporgono in modo pericoloso per l’incolumità dei passanti.

La questione è stata segnalata dai cittadini, ma l’Amministrazione è completamente sorda a tale proposito.

Cosa aspettano? Che qualcuno si faccia male? A suo tempo segnalammo, con una proposta precisa, che i soldi concessi per la viabilità dalla “Terna” potevano essere utilmente impiegati per riparare la sponda della Roggia Regola e per allargare la sede stradale; invece l’Amministrazione ha preferito spenderli nella, quantomeno non prioritaria, rotonda del campo sportivo.

Anche le circa 80 mila euro spese per dotare i vigili urbani delle attrezzature per “fare cassa” con le multe potevano essere diversamente ed utilmente impiegati per intervenire sui tanti problemi della viabilità, che ormai da anni interessano la nostra città.

Teresio Forti

Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

Ferrero: immenso dolore per la morte di Fidel Castro

Pubblicato il 26 nov 2016

“Immenso dolore per la morte di Fidel Castro, rivoluzionario vittorioso a cavallo di due secoli, che ha difeso l’umanità dalla barbarie.

Fidel ha saputo guidare la lotta per la liberazione di Cuba dalla dittatura di Batista e l’ha saputa trasformare in una rivoluzione socialista. Fidel è stato protagonista della difesa della rivoluzione cubana dagli attacchi degli USA, da quelli militari come quelli economici tutt’ora in vigore con il bloqueo. In questa difficile situazione ha saputo trovare la strada per la costruzione del socialismo, dell’eguaglianza, della dignità e della libertà del popolo cubano. Ciao compagno Fidel, comunista non pentito, grazie per quel che hai fatto, riposa in pace. Continueremo la tua lotta per la dignità dei popoli, la giustizia e la libertà”.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

26 novembre 2016

Maltempo, Ferrero: «Perchè il governo invece di terrorizzare il Paese non fa un piano per riassetto idrogeologico?»

Maltempo, Ferrero: «Perchè il governo invece di terrorizzare il Paese non fa un piano per riassetto idrogeologico?»

di Paolo Ferrero –

Mentre Renzi invece di governare va in giro a terrorizzare il paese sui disastri che produrrebbe la vittoria del NO – cioè il mantenimento della più bella Costituzione del mondo – il disastro in Italia lo fa la pioggia! Perchè il governo Renzi si rifiuta pervicacemente di fare un piano di riassetto idrogeologico del territorio che affronti la principale emergenza del paese e cioè la sua fragilità nei confronti di pioggia e terremoti? Renzi pensa solo al mantenimento del suo potere, non al bene del paese, questa è la verità!