Mese: dicembre 2016

Almaviva Contact, Prc: “Vicenda vergognosa con molti complici”

Pubblicato il 30 dic 2016

Ricatto e rappresaglia sono i soli termini che descrivono la vicenda Almaviva Contact. La rappresaglia, con cui l’Azienda rifiuta di riaprire la trattativa per il sito di Roma, per punire chi ha osato dire di No. Il ricatto, agito in tutta la vertenza nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori, tanto del sito di Roma che di quello di Napoli: o accettate, in deroga al contratto nazionale, un altro taglio del salario ed un altro taglio dei diritti, o siete fuori da subito.

Un ricatto agito nei confronti di persone che lavorano da anni in condizioni di precarietà e con salari bassissimi, tra part-time imposto e ammortizzatori sociali.

Un ricatto agito dalla multinazionale che nel frattempo ha aperto nuove sedi in Romania e assunto con contratti interinali in altre filiali.

Sono molti i complici dell’azienda in  una vicenda che è vergognosa. A partire da chi come il governo, non ha ritenuto di dover introdurre norme capaci di contrastare effettivamente le delocalizzazioni, né di vietare il massimo ribasso o di imporre le clausole sociali, a partire dalle molte stazioni appaltanti pubbliche.

La vicenda Almavica Contact in questo contesto rischia di non essere che l’inizio dell’ulteriore deregolamentazione del settore, in una rincorsa al ribasso senza fine, in cui non esiste più neppure la possibilità di parlare di diritto al lavoro o di diritti del lavoro, ma solo di un ricatto che si fa sempre sempre più pervasivo, mentre le persone che lavorano sono ridotte alla condizione servile.

Non ci stupisce tutto questo da parte del governo dei voucher e del Jobs Act.

Ma tutta la vicenda chiede di rilanciare l’iniziativa da subito: perché vengano date risposte alle lavoratrici e ai lavoratori licenziati, per impedire che quanto accaduto dilaghi in altre situazioni, per rimettere in discussione le cause di fondo di questa situazione.

Daremo tutto il nostro sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori dei call center,  ci batteremo per nuove regole che contrastino effettivamente le delocalizzazioni, come per nuove norme sugli appalti, come ci batteremo per cancellare le norme peggiori del Jobs Act nel prossimo importantissimo appuntamento referendario.

Vanno battute le politiche neoliberiste, che stanno portando ad una condizione di imbarbarimento senza precedenti. Vanno riaffermati i diritti del lavoro, senza i quali, non esiste democrazia.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, vicepresidente della Sinistra Europea,

Roberta Fantozzi, responsabile nazionale Lavoro di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

30 dicembre 2016

Valsusa: illegittimi gli arresti No Tav. la Cassazione rimette in libertà Nicoletta Pubblicato il 30 dic 2016

Pubblicato il 30 dic 2016

di Ezio Locatelli* 

Adesso non ci sono più dubbi. Gli arresti domiciliari a carico di Nicoletta Dosio, arresti decisi dalla Procura di Torino, erano del tutto mancanti di fondamento giuridico, detto in altre parole erano una misura arbitraria, vessatoria, priva di qualsiasi ragion d’essere. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che in ragione di ciò ha provveduto anche ad annullare le varie ordinanze applicative delle varie misure restrittive poste a carico di Nicoletta e di Fulvio, altro attivista NoTav. La disobbedienza di Nicoletta portata vanti in questi mesi sottraendosi a misure restrittive illegittime  – la sua “evasione” dichiarata, esibita –  ha sortito un risultato importante: la demistificazione e l’annullamento di provvedimenti intimidatori rivolti contro la lotta portata avanti dal  movimento NoTav in Val Susa . La Procura di Torino si faccia un esame di coscienza sulla linea di condotta repressiva portata avanti in tutti questi anni nei confronti del  movimento Notav.  Da oggi Nicoletta è a tutti gli effetti libera. Come Rifondazione Comunista gioiamo di un risultato che da rinnovata forza alla lotta contro la linea di AV Torino Lione, uno spreco colossale di denaro pubblico per un’opera inutile.

* segretario provinciale PRC Torino e membro segreteria nazionale Prc-Se

Torino, 30.12.2016

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DEL DEPURATORE DI MORTARA

Mortara, 29 dicembre 2016

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DEL DEPURATORE DI MORTARA

 

Apprendiamo che, nel Consiglio Comunale del 27 dicembre 2016, la maggioranza consiliare leghista ha votato, con il pretesto di dover trovare i mezzi per l’ammodernamento dell’impianto di depurazione, l’autorizzazione all’ AS Mortara di consentire l’ingresso di privati.

Constatiamo che, ancora una volta, si usa il solito metodo di portare provvedimenti controversi tra Natale e Capodanno (altre volte a Ferragosto) senza alcun dibattito preliminare.

Eventualmente si spera nella disattenzione dell’opinione pubblica . Se verrà realizzato questo piano sarà completato lo smantellamento di una azienda pubblica come l’ASM costruita negli anni 80 e che aveva, in questi anni, gestito attivamente la rete e la distribuzione del metano, l’acquedotto e la depurazione.

Ricordiamo che fu estesa la rete del gas e dell’acqua (superando anche l’emergenza idrica del 1986) anche nelle più lontane periferie e nelle frazioni.

Dopo decenni di amministrazione leghista e di destra cosa resta di un’azienda pubblica che aveva risolto numerosi problemi e procurato notevoli utili al Comune?

L’acqua è passata a Pavia acque, la gestione del gas è stata data ai privati, la spazzatura delle strade viene rinnovata per pochi mesi alla volta e non si conosce il futuro di questo servizio ne’ la sorte degli addetti.

Rimaneva il depuratore, per altro utilizzato in modo molto diverso rispetto agli scopi originari. Difatti, all’inizio, il depuratore trattava solo la fognatura cittadina, il residuo della depurazione della Marzotto, nonché i “bottini” delle fosse biologiche.

Poi, con la gestione leghista, il depuratore accetta carichi provenienti da tutta l’Alta Italia, con tutte le conseguenze del caso: puzze persistenti e disagi nei quartieri limitrofi, depuratore che lavora ai limiti e, alcune volte, li ha superati.

In sostanza un evidente aggravio della situazione ambientale.

E ora si vorrebbe addirittura introdurre i privati? Immaginiamo che i privati vorranno ricavare utili e quindi non osiamo immaginare come sarà utilizzato ulteriormente il depuratore.

Inoltre il patrimonio pubblico sarà impoverito ancora una volta e il controllo di importanti questioni economiche ed ambientali da parte della collettività sarà gravemente indebolito.

Infine facciamo notare la grave scorrettezza da parte dell’Amministrazione leghista nel prendere provvedimenti di tale portata a pochi mesi dalla scadenza amministrativa (si voterà nella primavera del 2017), così da impegnare in modo irreversibile le amministrazioni future.

Invitiamo l’opinione pubblica ad opporsi risolutamente a tali metodi e a mobilitarsi per difendere quello che resta del patrimonio pubblico.

Giuseppe Abbà e Teresio Forti                                                                                                                                                  

della Segreteria Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Lavorazione della carne, beccata in Polonia un'azienda italiana accusata di false fatturazioni, caporalato e azzeramento dei diritti

Lavorazione della carne, beccata in Polonia un’azienda italiana accusata di false fatturazioni, caporalato e azzeramento dei diritti

Novecento lavoratori di cooperative, di cui 440 stranieri e 386 senza contratto di lavoro. 8 milioni di euro di frode fiscale, attraverso false fatturazioni a società fittizie per evadere l’IVA. Questo è il risultato di una vasta operazione condotta da oltre 200 agenti di diversi servizi. Non è accaduto in Italia ma in Polonia, presso il macello Pini di Kutno, il 5 dicembre scorso, come si apprende da notizie di stampa italiana ed estera.

L’azienda italiana Pini, che ha dichiarato di voler collaborare con gli inquirenti, oltre ad essere proprietario del macello Ghinzelli di Mantova, è anche un importante importatore di cosce suine presso molti distretti alimentari emiliano romagnoli, in particolare quello modenese.Sono decine di migliaia di cosce suine polacche, macellate nello stabilimento di Kutno, che ogni giorno varcano le frontiere italiane per arrivare in alcuni impianti di sezionamento, di rifilatura e salumifici. Cosce suine con prezzi estremamente concorrenziali che da una parte mettono fuori mercato le imprese che lavorano carne italiana, ma anche quelle che comprano materia prima da fornitori che rispettano contratti di lavoro e leggi di ogni Stato europeo, e dall’altra producono precarietà totale e capolarato ai danni dei migranti.

Sono carni che diventano italiane perché lavorate e trasformate in Italia, utilizzate da alcune fra le più grandi imprese della salumeria italiana, con sfavillanti codici etici e urlate dichiarazioni di “responsabilità sociale”. “Carne macellata, lavorata e importata nelle condizioni scoperte in Polonia – sottolinela Umberto Franciosi, segretario generale Flai Cgil Emilia Romagna – che fa aumentare i fatturati di qualche impresa e che crea, indirettamente, la devastazione di un grande pezzo della filiera agroalimentare del nostro Paese (dagli allevamenti agli impianti di sezionamento, passando dai macelli).

Le imprese della lavorazione delle carni italiane e le loro associazioni, invece di dire basta, a questa concorrenza sleale, isolando questi importatori, cosa fanno? Avvallano sistemi di organizzazione del lavoro simili a quelli scoperti in Polonia: appalti a false cooperative, irregolarità diffuse nelle applicazioni contrattuali, sfruttamento dei lavoratori fino a forme di “nuovo caporalato” e evasioni d’IVA, come scoperto dalla Guardia di Finanza di Modena nel 2014 e 20152.

Se anche gli imprenditori, quelli che subiscono pesantemente questa concorrenza sleale e le loro associazioni – aggiunge Franciosi – non dicono basta, continuiamo a ribadirlo: è a rischio tutta la filiera della lavorazione delle carni italiana. E’ a rischio perché quella carne, lavorata da lavoratori che hanno un costo del lavoro pari ad 1/4 di quello italiano, con quelle irregolarità e illegalità riscontrate dalle forze di polizia polacche, non possono essere prese come pretesto per giustificare i modelli organizzativi presenti nei macelli italiani”.

Aria bassa

Aria Bassa

 

(inverno 2020 a casa della nonna in un paesino della Bassa Lombardia)

Nipote. Ciao nonna, sono venuta a trovarti. Come stai?

Nonna. Oh ciao Giuliana.

Nipote. Come mai sei a letto? Non riesci a camminare?

Nonna. No, a fatica, qualche passo in casa lo faccio, ma è il respiro. Mi manca il fiato. Era ora che ti ricordavi della vecchia nonna.

Nipote. Se ci sentiamo sempre col cell. A proposito, hai imparato a usare quello che ti ho regalato per Natale?

Nonna. No, uso ancora quello vecchio del 2013, il tuo se te lo vuoi riprendere…

Nipote. Ma nonna, è un regalo. Se ti riportassi tutti i tuoi?

Nonna. Sì hai ragione, scusa, ma sai noi non siamo come voi, nativi, siamo… tardivi digitali.

Nipote. A proposito della tard… come si dice in italiano? Saprei dirlo in inglese, ma in italiano com’è?

Nonna. Ritardo. Tardiva in lingua!

Nipote. Tu parli in dialetto, sì un dialetto europeo, ma ormai… non si può conoscere bene tutte le lingue locali, basta l’inglese.

Nonna. Una volta qui nella Bassa parlavamo davvero tutti in dialetto, ma ormai neanche più noi vecchietti, se no non ci capisce più nessuno.

Nipote. What is this? Cos’è questa Bassa?

Nipote. Ma la nostra terra, quella dov’è nato anche tuo papà, non ti ricordi che venivi a passare le vacanze da piccola?

Nipote. Sì che mi ricordo, ma non mi so spiegare il nome. O sì, forse per la vostra aria, sembra che ci sia sempre la nebbia. Infatti papà non mi ha fatto più venire a passare l’estate da te, diceva che mi ammalavo.

Nonna. Pensa d’inverno con tutti i riscaldamenti accesi, e il traffico, che nessuno vuole andare a piedi o in bici col cattivo tempo.

Nonna. Come, e noi allora? Guarda che quando son partita era sereno a Milano, con un bel cielo blu.

Nonna. Ma se qui sembra di essere in mezzo a una nuvola, sarà la nebbia, come dici te.

Nipote. O l’inquinamento.

Nonna. Per quello anche voi, mi ricordo, tu eri piccolina, che ogni tanto chiudevano la città al traffico.

Nipote. Oggi non lo fanno più.

Nonna. Sì non l’ho più sentito dire, forse dovrebbero farlo qui da noi. Ma chissà perché? Spiegamelo tu che studi.

Nipote. Te lo spiegherò invertendo un attimo i ruoli. Ti racconterà una favola.

Nonna. Visto che te sei diventata grande e io piccola. Quando i figli diventano grandi, i genitori – e i nonni- diventano ignoranti!

Nipote. Allora. Once upon a time… scusa, dialettofona. C’era una volta una valle. Era molto grande, ma come tutte le valli era chiusa da tre lati da montagne e non era percorsa, se non raramente, da venti forti. I suoi abitanti erano molto industriosi e avevano incominciato ad abbattere i boschi per fare il carbone di legna. Erano sorte carbonaie ovunque sopratutto vicino al villaggio principale, che non era sulle rive del fiume che percorreva il fondo valle, ma era attraversato da diversi canali che facilitavano il trasporto delle merci.

Con passare degli anni le piante erano diventate sempre meno e i comignoli sempre più numerosi. D’inverno, quando anche nelle case si accendevano i camini, l’aria diventava irrespirabile. La nebbia si mischiava al fumo. Per di più in quegli anni erano stati inventati due nuovi tipi di veicoli. Il primo a combustione interna ai muscoli, il secondo a certi cilindri. Il primo non solo non inquinava ma era benefico per la salute di chi lo usava, il secondo al contrario cominciò a procurare sempre più morti, immediate o a distanza di tempo. Il primo mezzo di trasporto primeggiò per molti anni, anche per questione di costi, ma il secondo pian piano lo superò ampiamente e prese sempre più spazio, non solo nei desideri delle famiglie, ma anche nelle strade, e pensare che ogni esemplare di quest’ultimo prendeva il posto di diciotto di quell’altro.

Tu dirai, ma come mai?

Era più veloce? Certo ma non all’interno dei villaggi, dove veniva abbondantemente superato da quello a energia umana.

Era più confortevole? Sì, certo, ma fino a fare impoltronire la gente sempre più grassa e pigra, che lo usava anche per andare a far la spesa, portare i figli a scuola, andare a prendere il caffè.

Il cielo ormai non era più blu, salvo le giornate di vento, che però, come abbiamo detto, erano poche. Non si vedeva neppure più la corona delle montagne dal villaggio al centro della valle.

Un bel giorno, o forse è meglio dire un giorno brutto, come cielo, ma bello come idee, venti ragazzi di vent’anni acquistarono venti duecicli, ecco come si chiamavano i veicoli a motore umano, bloccarono il traffico e arrivarono fino al palazzo del capo del villaggio per chiedere provvedimenti. Gli amministratori ascoltarono i giovani e cominciarono a tracciare piste ciclabili lungo le strade e addirittura a ordinare zone chiuse alle macchine.

Quasi subito si notarono miglioramenti: l’aria pian piano diventò più respirabile e addirittura i duecicli superarono nelle vendite i cilindromobili inquinanti.

Ma non bastava, alcune volte, specie d’inverno, quando i camini erano tutti accesi, l’aria ristagnante tornava a caricarsi di piccole particelle che entravano nei polmoni. Ecco che allora si mise allo studio una commissione di saggi che preparò un piano per gli amministratori del villaggio.

Ci vollero anni e battaglie nel consiglio dei capifamiglia ma alla fine si riuscì a ridurre i fumi dovuti al riscaldamento.

Innanzitutto fu costruita una grande caldaia fuori dal villaggio che scaldava acqua portata poi nelle singole case, rendendo superflui tanti piccoli camini domestici. Naturalmente questa caldaia fu dotata di filtri per il comignolo e di tutte le più moderne tecnologie per renderla più efficiente e meno inquinante.

Si pensò poi di tornare a sfruttare la corrente dei corsi d’acqua per ricavare un’altra corrente, da immettere in fili metallici, che permetteva di far funzionare pompe che catturavano il calore dell’aria per mandarlo dentro le case.

Naturalmente si cominciò a installare sui tetti grandi vetri che catturavano l’energia del sole, così molte case e molti edifici pubblici passarono da divoratori a fornitori di energia.

Così l’acqua calda e quella fredda, la corrente nei fiumi e quella nei fili, contribuirono a migliorare la qualità dell’aria. Così (canticchiando) il pomeriggio tornò ad essere azzurro, azzurro per noi… anche quando non c’erano i venti (ma perché i 20 erano diventati migliaia).

Pulita l’aria, sgombra la via

dimmi la tua che ho detto la mia.

Ti è piaciuta la fiaba nonna?

Nonna. Ma è una favola! Così, da voi, il cielo è tornato blu, salvo qui nella Bassa.

Nipote. E allora datevi da fare se non volete che i vostri paesi diventino ghost-villages, come sta succedendo in Cina.

Bilancio comunale: serve una svolta, liberare Roma dai vincoli

Pubblicato il 21 dic 2016

di SINISTRA PER ROMA

La bocciatura del bilancio preventivo del Comune di Roma da parte dell’Oref testimonia come non sia possibile garantire a Roma i servizi essenziali rispettando le prescrizioni del piano di rientro, senza incidere sul debito pregresso ed in particolare sui pesantissimi interessi che la città paga alle banche e senza incrementare le entrate con una seria lotta alla evasione fiscale.
Il ripristino del fondo passività – che era stato ridotto da 306 a 8 milioni – ai livelli pregressi, che sembra essere la richiesta principale dell’Oref, comporterebbe necessariamente un ulteriore taglio dei servizi che Roma non si può permettere.
E’ quindi sbagliata la risposta che ha dato l’assessore al bilancio Mazzillo che raccoglie “la sfida del rigore” e si fa carico dei rilievi dell’Oref invece di aprire una vertenza politica con il governo sui vincoli di bilancio che sono stati imposti a Roma e rimettendo in discussione il Piano di rientro.
Nella giornata di ieri c’è stata una importantissima sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto che la garanzia dei servizi essenziali da parte dei comuni viene prima del pareggio di bilancio. Su questa base occorre ripensare un bilancio che garantisca i servizi anche forzando i vincoli e chiamando la città alla mobilitazione per riconquistare sovranità sulle proprie finanze.
Ripetiamo quanto abbiamo già detto: o si svolta o è meglio tornare a votare.
Del tutto fuori luogo è invece lo starnazzare della destra e del Partito Democratico che hanno accettato, firmando il piano di rientro imposto dal MEF, il commissariamento della città che l’ha ridotta nello stato miserevole in cui si trova oggi.

Coordinamento cittadino Sinistra X Roma

Approvato l’accordo per Torino Lione? Ne abbiamo viste tante e non ci demoralizziamo, tranquilli

Con 285 voti favorevoli, 103 contrari e 3 astenuti la Camera ha ratificato l’accordo di Parigi 2015 e Venezia 2016 relativi al progetto Torino-Lione, ovvero il via libera a progettare e realizzare il tunnel trasfrontaliero di 57 km, quello che non esiste e per molto tempo, politica e informazione, hanno spacciato al posto del tunnel esplorativo esistente oggi.

Hanno votato a favore Pd, Forza Italia, Ap-Ncd, Lega Nord, Civici e Innovatori, Ala-Scelta Civica, Democrazia Solidale-Cd, Fdi-An. Contrari M5s, Sinistra Italiana-Sel, Alternativa Libera.

Ci teniamo a ribadire i voti e nei prossimi giorni non mancheremo di pubblicare i nomi dei votanti perchè, su di loro gravano enormi responsabilità del presente e del futuro del nostro Paese. Bisognerà ricordarsi di loro ogni volta che ci sarà un terremoto, un alluvione, un tetto di una scuola che crolla o semplicemente un esame all’ospedale che non si potrà prenotare prima di un anno; tutte le volte che ci chiameranno a fare dei sacrifici perchè “non ci sono i soldi”.

Perchè con questa scelta il sistema dei partiti e i politici che campano di questo ha determinato quali siano le priorità, secondo loro, del paese: indebitare ulteriormente l’Italia per un’opera dimostrata inutile, costosa e  dannosa (al territorio e alle casse pubbliche). La politica del palazzo ha determinato le priorità, ma per chi dovremmo chieder loro? Perchè quest’opera garantisce continuità con il sistema delle grandi opere che ha da sempre foraggiato non solo mafie e malaffare, ma interi ceti politici e industriali, che con disinvoltura e facendosi le leggi, le hanno usate come bancomat per prelevare denaro pubblico (anche quello europeo lo è) per autofinanziarsi e finanziare ditte amiche.

Il progetto del corridoio 5, quello che alcuni hanno citato in aula oggi, è naufragato da molto tempo: Lisbona, Kiev e i vari angoli del corridoio sono falliti da tempo e una ferrovia internazionale collega già l’Italia e la Francia, solo che non ci sono merci che devono viaggiare (nemmeno sui tir).

Inoltre, quelli che oggi si riempiono la bocca del “bene dell’Italia” dovranno poi spiegare a tutti perchè hanno finanziato un progetto che non ha ancora un costo certo e come mai l’Italia paga buona parte della tratta di competenza della Francia e come mai ogni km della galleria di base costa quasi 5 volte più della Francia.

Ora, sono 25 anni che spieghiamo con scrupolo (e siamo sempre pronti a farlo) tutte le ragioni tecniche, economiche, ambientali e sociali sul perchè ci opponiamo a questa grande inutile opera dannosa. Lo continuiamo a fare anche dopo tutti i modi messi in campo per fermarci, mandando la magistratura avanti a fare il lavoro sporco che la politica ha sempre rifiutato di fare perchè perso in partenza.

Abbiamo visto passare apporre di firme, presidenti del consiglio, presidenti della Repubblica, politici e giornalisti eppure siamo ancora in splendida forma e pronti a studiare i nuovi scenari di conflitto che si apriranno sul nostro territorio, ci siamo già portati avanti da tempo!

Il tempo è dalla nostra parte del resto non ci saremmo mai aspettati che la città di Torino uscisse dall’Osservatorio tempo fa; non avremmo pensato di vincere un referendum e far traballare il trono di Renzi e quindi siamo fiduciosi e diciamo di avere calma e pazienza, le cose che non sono così definitive come vorrebbero farci credere.

Detto questo, lasciamo sbraitare chi oggi ha da festeggiare, ma vogliamo dirlo a tutti: ricordatevene perchè festeggiano sulla nostra pelle, sulle nostre pensioni, sul futuro di tutti perchè ogni euro speso per il Tav è un euro rubato a qualcosa di utile per tutti e tutte.

Ci fanno pena quei giornalisti che finalmente sono riusciti a scrivere l’articolo della vita, e parlano della Torino Lione come se fosse la scoperta di una cura alla malattia del secolo.

Detto questo, come sempre, ci si vede sulle barricate.

Ora e sempre notav!

http://www.notav.info/post/approvato-laccordo-per-la-torino-lione-ne-abbiamo-viste-tante-e-non-ci-demoralizziamo-tranquilli/

“Gli operai sono stati uccisi due volte, dai padroni e dai giudici"

Tutti assolti con formula piena i nove ex manager di Pirelli accusati a Milano di omicidio colposo e lesioni gravissime, per i 28 casi di operai morti o ammalati a causa dell’amianto, dopo aver lavorato negli stabilimenti milanesi dell’azienda tra gli anni ’70 e’80.
Lo ha deciso il giudice della quinta sezione penale del Tribunale, Annamaria Gatto.
In tribunale uno striscione: “Gli operai sono stati uccisi due volte, dai padroni e dai giudici”.
Molto duro il commento della Cgil: “La sentenza Pirelli Bis è un vero e proprio calcio al diritto alla salute, un brutto messaggio al mondo del lavoro. Mentre altrove si pone il problema amianto, vedi l’ultima decisione del governo canadese, in Italia si torna indietro e passa il principio per cui, in nome del capitale, è permesso fare tutto, persino mettere in pericolo vite umane e provocare la loro morte rimanendo impuniti. Noi non ci fermeremo, intendiamo continuare a lottare per la giustizia, nel rispetto di chi subisce i danni provocati e di chi per amianto è morto”, commenta Claudio Iannilli, responsabile amianto della Cgil
Fonte: controlacrisi.org

Tav, Ferrero: «Gli scialacquatori hanno deciso: i soldi per la Tav ci sono, quelli per il reddito ai disoccupati no!»

15589751_1380788181945761_4793670940265925850_nPubblicato il 20 dic 2016

Paolo Ferrero –

Oggi, con una determinazione degna di miglior causa, è stata colpevolmente votata la ratifica dell’accordo tra Francia e Italia sulla Torino-Lione: una pagina vergognosa per questo paese, una “grande” opera inutile e dannosa, contestata da vent’anni dalla popolazione del territorio. Una spesa di miliardi che vanno anche a coprire parte dei costi francesi, evidenziando così come questa opera sia voluta solo dal governo italiano e non da quello francese. I parlamentari che hanno votato a favore si assumono una responsabilità, gravissima, di aver deciso che i soldi ci sono per la TAV ma non ci sono per il reddito minimo per i disoccupati. La battaglia però non è per nulla chiusa da questo voto di scialacquatori del denaro pubblico: continuiamo a sostenere le mobilitazioni contro questo progetto assurdo, pagato dai cittadini e voluto solo dai poteri forti.

L’Europa… tedesca minaccia Tsipras perché ha ripristinato la 13esima!

Pubblicato il 15 dic 2016

Schäuble rispetta i patti, giù le mani dai nostri pensionati, dice il primo ministro greco.
di Argiris Panagopoulos

“Dovete rispettare gli accordi”. Questo è la risposta del primo ministro greco all’Europa neoliberista e specialmente al ministro delle Finanze tedesco e al presidente dell’Eurogruppo sottolineando che “i sacrifici del popolo greco devono essere rispettati. Tutto quello che facciamo rientra negli accordi e i nostri partner devono rispettare questi accordi”.
L’Europa neoliberista blocca per il momento le misure di breve periodo per alleggerire il debito greco per punire Tsipras perchè ha ripristinato la tredicesima ai pensionai con pensioni basse!
Il portavoce dell’ufficio stampa dell’Eurogruppo Michel Reijns ha scritto sul suo conto di Twitter che “le istituzioni hanno concluso che le azioni del governo greco non sono nel quadro degli accordi. Questa visione hanno anche alcuni Stati membri, con il risultato che non c’è il consenso unanime per l’applicazione delle misure per il debito”.
Secondo Reijns l’Eurogruppo aspetterà il rapporto delle istituzioni per la questione.. in gennaio.

 

Atene ricattata dall’Eurogruppo: congelato l’accordo sul debito

I falchi dell’austerity . Nel mirino i provvedimenti del governo Tsipras: aumento delle pensioni e sgravi alle isole per l’accoglienza ai migranti

La notizia è di quelle che lascia, praticamente, senza parole. L’Eurogruppo ha deciso di rimangiarsi la parola data il 5 dicembre, quando è stato raggiunto l’accordo sul parziale alleggerimento del debito greco, con l’allungamento delle scadenze e tassi di interesse più bassi. Ora, questa decisione viene congelata, praticamente per punire la Grecia e il governo di Alexis Tsipras, che ha annunciato un aumento delle pensioni più basse.

Una settimana fa, infatti il leader di Syriza aveva annunciato che più di 600 milioni di euro dell’avanzo primario verranno redistribuiti a 1 milione e 600 mila pensionati con reddito inferiore a 800 euro al mese. Una misura resa possibile dal superamento degli obiettivi fissati assieme ai creditori: l’avanzo primario dello Stato greco, per quest’ anno, si sarebbe dovuto attestare allo 0,5%, mentre, alla fine, si è riusciti ad arrivare all’1,9%. E quindi Tsipras ha deciso di usarne una parte per sostenere chi è a rischio di esclusione sociale o è di fatto sotto la soglia della povertà, dopo sette anni di durissima crisi.

Nonostante questo, i ministri delle finanze dell’Euro, hanno deciso di mettersi di traverso, intervenendo pesantemente e limitando – ancora una volta – l’autonomia di iniziativa politica del governo di Atene. Michel Reijns, portavoce del presidente dell’Eurogruppo, ha reso noto tramite twitter che «le istituzioni creditrici sono arrivate alla conclusione che le azioni del governo greco sembrano non essere in linea con gli accordi». Ha aggiunto, inoltre, che anche alcuni Stati membri vedono la questione in questo modo e quindi, al momento, non c’è unanimità per applicare le misure a breve termine sul debito». Il tutto viene congelato sino a gennaio, «in attesa di un rapporto dettagliato delle istituzioni creditrici».

Si tratta, praticamente, dell’ennesimo ricatto politico. Nel momento in cui la Grecia cerca di ripartire, con previsioni di crescita del Pil del 2,7% per il 2017, i falchi provano a bloccare qualunque misura concreta che possa rafforzare le politiche sociali. Tsipras ha sempre ripetuto, negli ultimi giorni, che nessuno può dire alla Grecia come usare i soldi delle sue casse pubbliche, dal momento che gli obiettivi pattuiti con i creditori sono stati rispettati e ampiamente superati. Ci si aspetta, tra l’altro, che affronti l’argomento nei colloqui che avrà con molti leader europei nel vertice dei capi di Stato e di governo oggi a Bruxelles e ovviamente domani, nell’incontro bilaterale che avrà a Berlino con Angela Merkel.

Oltre agli aiuti ai pensionati più poveri, il primo ministro greco si è anche impegnato a rimandare l’aumento dell’Iva nelle isole dell’Egeo che più hanno contribuito, in questi mesi, ad affrontare l’emergenza profughi. Molti esponenti del centrodestra greco, tuttavia, avevano criticato, nei giorni scorsi, le misure del governo, lasciando intendere che avrebbero potuto innervosire i partner. Una posizione fortemente condannata da Tsipras, ma che potrebbe spiegare, alla luce delle alleanze europee in campo conservatore, la reazione – ai limiti dell’intromissione – di alcuni governi formati da partiti che appartengono all’area del Partito popolare europeo.

In tutto ciò, c’è in ballo anche la conclusione della seconda valutazione, da parte dei creditori, su come la Grecia ha applicato le misure pattuite nell’estate del 2015. Come mezzo di ulteriore pressione, potrebbe slittare, per non permettere ad Atene di usufruire del Quantitative Easing, di tornare sui mercati e stabilizzare la ripresa. Il fronte dell’austerity, continua a cercare di andare all’offensiva, incurante degli enormi danni già causati.

Teodoro Andreadis Synghellakis, Fabio Veronica Forcella

fonte: il manifesto 15 dicembre 2016