Mese: marzo 2017

No tubo

Maurizio Acerbo

Ho passato alcune delle più belle estati della mia vita nel Salento con fratelli come Antonio Djwar Conte e un mare e un territorio bellissimi. Solo una casta governativa asservita a interessi privati poteva autorizzare un’opera contro quelle popolazioni. Il Salento è uno dei luoghi che tutta Europa ci invidia per radici, natura, cultura e l’aggressione che sta subendo è l’emblema del carattere predatorio che ormai ha assunto il capitalismo intrecciato con la politica. I salentini che stanno prendendo manganellate in queste ore e stanno subendo la violenza di un apparato repressivo statale messo al servizio di interessi privati stanno lottando per tutta Italia non solo perchè difendono una delle zone più belle del paese.
1)quel tubo attraverserà tutta Italia e in Molise, Abruzzo, Umbria e Marche attraverserà zone di bellezza paesaggistica notevole che andavano e vanno salvaguardate
2) in molti tratti il mega-tubo sarà collocato in zone ad alto rischio sismico come la Valle Peligna
3) quel tubo non serve agli italiani ma il gas finirà in un gigantesco deposito sotterraneo per servire il nord Europa.
Questo è lo sviluppo che una classe dirigente di venduti a interessi economici privati immagina per l’Italia in declino: fare da bombolone del gas per la Germania e altri paesi.
4) quando aggiungono poi che serve per renderci autonomi dalla Russia dicono una balla ma se fosse vera vorrebbe dire che stiamo procedendo verso un’inasprimento dell’escalation da guerra fredda in Europa invece di puntare su pace e cooperazione come sarebbe interesse comune. In tal caso difendendo gli ulivi i salentini difendono anche la pace!
Un abbraccio fortissimo al Salento che resiste.
#NoTubo

Da venerdì 31 marzo a domenica 2 aprile a Spoleto il X Congresso di Rifondazione Comunista: «C’è bisogno di rivoluzione!»

Da venerdì 31 marzo a domenica 2 aprile a Spoleto il X Congresso di Rifondazione Comunista: «C’è bisogno di rivoluzione!»

COMUNICATO STAMPA

SINISTRA – DAL 31 MARZO AL 2 APRILE A SPOLETO IL X CONGRESSO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA “C’E’ BISOGNO DI RIVOLUZIONE”

IL SEGRETARIO USCENTE PAOLO FERRERO: «TRE NODI AL CENTRO DEL CONGRESSO: L’ATTUALITA’ DEL SOCIALISMO COME ALTERNATIVA ALLA BARBARIE CAPITALISTA, LA NOSTRA PROPOSTA PER USCIRE DALLA CRISI E LA COSTRUZIONE DI UN SOGGETTO UNITARIO DELLA SINISTRA DI ALTERNATIVA»

Si terrà da venerdì 31 marzo a domenica 2 aprile a Spoleto, in provincia di Perugia, presso l’Albornoz Palace Hotel (viale Matteotti 16), il decimo congresso nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, presentato oggi a Spoleto nel corso di una conferenza stampa.

«I nodi politici di questo decimo congresso saranno in sintesi tre – dichiara Paolo Ferrero, segretario uscente di Rifondazione Comunista – . In primo luogo la presa d’atto della fine della spinta propulsiva del capitalismo, la sua tendenza alla stagnazione e alla guerra e il conseguente rilancio del tema del socialismo come alternativa alla barbarie. In secondo luogo la nostra proposta per l’uscita dalla crisi. Abbiamo intitolato il congresso 2017 «C’è bisogno di rivoluzione» perché occorre rovesciare le politiche economiche neoliberiste che sono all’origine della crisi. Serve un forte intervento pubblico in economia finalizzato alla drastica riduzione dell’orario di lavoro, alla redistribuzione della ricchezza, alla riconversione ambientale delle produzioni, allo sviluppo del welfare. In terzo luogo, la proposta di dar vita ad un soggetto unitario della sinistra di alternativa, quella che si oppone alle politiche europee come a quelle del governo Gentiloni, per costruire un’alternativa ai partiti amici di banchieri, speculatori e razzisti».

Il programma del congresso prevede:

 

venerdì 31 marzo
ore 10 incontro con le Brigate di solidarietà attiva impegnate ad aiutare le popolazioni colpite dal sisma
ore 13.30 accoglienza delegate/i
ore 15 relazione del segretario Paolo Ferrero

ore 18 saluti degli ospiti internazionali e nazionali

 

sabato 1 aprile
dibattito, commissioni, votazioni modifiche statuto

domenica 2 aprile
ore 9 – 11.30 dibattito

ore 11.30 conclusioni

ore 13 votazioni

ore 16 chiusura del congresso

 

I lavori del congresso saranno trasmessi in streaming su rifondazione.it

29 marzo 2017

Il pacchetto di Minniti è liberticida, copia le peggiori destre. E sbaglia

Pubblicato il 28 mar 2017

di Giacomo Russo Spena

La sinistra, o presunta tale, che copia la destra populista su temi fondamentali come sicurezza e immigrazione. Una storia che viene da lontano. Una storia perdente. Eppure una storia che continua a ripetersi. Questa volta ad assumere tale paradigma è il ministro degli Interni, Marco Minniti. L’uomo che lo scorso sabato avrebbe sventato, insieme al questore Marino, un ipotetico piano dei black bloc per distruggere Roma, di cui ancora oggi non esiste traccia né prova al di là delle campagne allarmistiche dei media.

L’unica certezza resta il fermo preventivo – in stile Minority Report – di 122 persone che volevano andare in piazza a manifestare. Condotti negli uffici di polizia di Tor Cervara per l’orientamento ideologico (come recita un articolo della Costituzione ai più sconosciuto). Per Minniti “è stata una bella giornata per l’Italia e l’Europa”.

Mentre il Giornale si compiaceva, il giorno dopo, del suo operato, finalmente un uomo col pugno duro contro gli attivisti (e la libertà di manifestare): “C’è finalmente un ministro, al Viminale, e ieri se ne sono accorti tutti. Roma non è stata messa a ferro e fuoco da no global o black bloc, il vertice europeo non è stato devastato dal temuto attentato terroristico, cani sciolti e kamikaze si sono tenuti alla larga, ad antagonisti e facinorosi di qualche centri sociale è stata messa la museruola”. Qui, in questo caso, Voltaire non va più di moda. Ma chi è Minniti, questo ministro che prende i complimenti della stampa destrorsa e populista per la sua gestione di piazza?

Storico dalemiano, tra la cerchia dei fedelissimi, poi veltroniano, ora è renziano doc. Negli ultimi anni, per il Pd, è diventato l’uomo dei servizi. Marco Minniti ha alle spalle una vita nella politica e nelle istituzioni. Classe 1956, da giovanissimo si iscrive alla Figc per compiere il consueto percorso dei postcomunisti: Pds, Ds e Partito democratico. Eletto deputato per la prima volta alle elezioni del 2001, nel 2006 entra a far parte del governo Prodi che lo nomina viceministro dell’Interno.

Nel 2009 diventa presidente e animatore della Fondazione Icsa (Intelligence culture and strategic analysis) mentre alle elezioni politiche del 2013 viene eletto al Senato e nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega proprio ai servizi segreti nel governo Letta e successivamente Renzi. Adesso è il nuovo inquilino del Viminale. Aneddoto vuole che, nei ritagli di tempo libero, scappi appena possibile al Circolo Montecitorio, con le sue racchette, per giocare a tennis con la propria scorta. Un giocatore tosto. Così ha scelto la linea dura anche da ministro.

Da poco ha presentato il suo piano, pensato insieme al ministro Orlando, che si muoverà in due direzioni: il primo pacchetto di misure sull’immigrazione, il secondo sulla sicurezza urbana.

Provvedimenti che, tra i molteplici aspetti, prevedono la riapertura di nuovi Cie; lo stanziamento di 19 milioni di euro per il potenziamento dei rimpatri, attraverso accordi con Sudan, Libia, Mali e Nigeria; l’eliminazione del secondo grado di giudizio in caso di diniego dell’istanza di domanda; l’introduzione dei lavori socialmente utili per i richiedenti asilo. Poi la parte sul decoro urbano, dove si apre ai Daspi e a ordinanze che mirano a colpire più i poveri che la povertà, nell’era delle enormi disuguaglianze sociali.

Sembra essere tornati nella fase dei sindaci sceriffo: sanzioni contro coloro che praticano accattonaggio, che rovistano tra i rifiuti (a Roma, tra l’altro, l’unico modo per praticare la raccolta differenziata), sequestro di merci e attrezzature, e in più la confisca amministrativa, per i venditori ambulanti. Poi hanno tratti discutibili l’arresto “in flagranza” dopo 48 ore (ossimoro) e, infine, la reintroduzione di alcuni aspetti della Fini/Giovanardi dichiarati incostituzionali che ritornano nell’art. 13 di questo pacchetto sicurezza. Più una guerra ai tossicodipendenti che alle tossicodipendenze.

In un’intervista al Corriere Minniti ha spiegato come questo provvedimento serva per non regalare l’Ue alle destre xenofobe e razziste: “Bisogna essere decisi e severi in materia di gestione dei flussi migratori, per non lasciare spazio alle destre e ai populismi che altrimenti vincerebbero ovunque e distruggerebbero l’Europa”.

Siamo alle solite. Minniti parla come se non ci fossero stati gli ultimi 20 anni. Come se tali principi non avessero poi portato allo snaturamento delle socialdemocrazie europee. Come dimenticarsi, per esempio, che i dirigenti del centrosinistra italiano sono stati i primi a precarizzare il mondo del lavoro o a proporre le detenzioni come risposta agli esodi massicci e inarrestabili di migranti? Come dimenticarsi del pacchetto Treu? Come dimenticarsi delle guerre umanitarie in Kosovo?

Dopo il trentennio glorioso per le ragioni del lavoro e dell’avanzamento dei diritti, dopo le prime avvisaglie liberiste con il tatcherismo e il reaganismo, dal 2000 sono stati proprio i socialisti europei ad attaccare e smantellare i diversi sistemi di Stato sociale. La destra ha continuato su un terreno già ben concimato. La sinistra ha fatto da apripista per misure che, oltre a non funzionare in termini elettoralistici perché hanno spianato la vittoria delle destre, sono anche del tutto inefficaci. Difficili, se non impossibili, da applicare.

Il pacchetto sicurezza prevedrebbe sanzioni amministrative per chi dorme sulle panchine della stazione. Bene, quella persona che per dormire per strada è evidentemente povera e disperata, veramente avrà la possibilità di pagare una multa? Non credo. “Sicurezza è libertà”, dice Minniti sottovalutando che il suo piano rischierà di essere invece liberticida e che non porterà a nessuna sicurezza per i cittadini. Quale differenza sostanziale tra il suo provvedimento e quello di un ipotetico populista?

Se si accetta il piano delle peggiori destre, si ha già perso da un punto di vista socio-culturale. Su quel piano non si può competere. Su Repubblica sorprendeva un commento molto quotato, sotto l’articolo che esplicitava il piano Minniti-Orlando: “Questi sono degli incapaci, i clandestini vanno rispediti al volo a casa e chi commette reato venga punito come si deve! Lo Stato italiano è alla frutta! Finirà male!”.

Finirà male, le avvisaglie ci sono tutte. E Minniti, l’uomo forte del Viminale, ha imboccato la strada sbagliata: dice di voler fermare le destre populiste, senza rendersi conto che così le avvantaggia e basta. La sicurezza, che tutti i cittadini pretendono, è in un’altra direzione: ci vuole più politica – per gestire alcuni delicati fenomeni – e meno misure liberticide.

fonte: Huffington Post

Ezio Locatelli (Prc-Se): continua l’attività persecutoria nei confronti dei disobbedienti Notav. Solidarietà ai 12 nuovi condannati

Pubblicato il 28 mar 2017

Contro il movimento Notav della Valsusa è sempre più repressione allo stato puro, una repressione degna dei peggiori Stati autoritari liberistici. Oggi dodici attivisti, tra cui Nicoletta Dosio, sono stati condannati in primo grado ad una pena detentiva di due anni ciascuno, oltre a una richiesta di risarcimento danni, per una protesta di cinque anni fa svoltasi in maniera del tutto pacifica nei pressi di casello autostradale della A32 in Valsusa. Anche se non c’è stato alcun blocco stradale, ma solo rallentamento del traffico e un invito agli automobilisti a far pagare il pedaggio autostradale al governo Monti in carica a quel tempo, questo non ha impedito al Tribunale di Torino di usare la mano pesante. Per i disobbedienti Notav questo e altro. L’attività persecutoria è spinta al massimo fino a sfiorare il senso del ridicolo. Rifondazione Comunista nell’esprimere solidarietà ai Notav condannati conferma il proprio impegno, oggi più che mai, nella lotta contro  la realizzazione di una delle opere più insensate e dispendiose del nostro Paese.

Torino, 28 marzo 2017

Lombardia- nuovo attacco della giunta Maroni al diritto a una maternità libera e consapevole

Antonello Patta – Segretario Regionale Prc/SE Lombardia ha dichiarato: 

«Con la delibera 6131 La Regione Lombardia aggiorna il tariffario delle prestazioni nei consultori introducendo due novità gravissime.

Viene cancellato per le giovani donne, a partire dal primo di aprile, il diritto di accedere gratuitamente alle visite ginecologiche nei consultori

Negli stessi consultori tutte le visite post interruzione volontaria di gravidanza e post parto  non saranno più esenti da ticket.

Dopo il ticket pieno sull’eterologa, l’abnorme diffusione dell’obiezione di coscienza nei confronti dell’interruzione di gravidanza, la chiusura dei consultori pubblici, La giunta del leghista Maroni prosegue nell’attacco ai diritti, alla libera sessualità e alla salute delle donne.

La vocazione sessista e antipopolare del centrodestra lombardo non arretra neanche di fronte alla ripresa del triste fenomeno degli aborti clandestini, specie fra le giovani, rischiosi per le donne e vantaggiosi per strutture che li praticano in condizioni sanitarie spesso poco sicure.

Chiediamo il ripristino immediato dell’accesso libero e gratuito ai consultori per le visite ginecologiche delle giovani donne e per le visite specialistiche dopo l’interruzione volontaria di gravidanza e post parto. Invitiamo tutti a mobilitarsi per la riapertura e il potenziamento dei consultori pubblici tramite il rilancio della loro funzione originaria di promozione del benessere psicofisico delle persone e dello sviluppo di sessualità, affettività e maternità consapevoli  anche attraverso la ripresa degli interventi sul territorio».

Milano, 28 Marzo 2017
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea_Lombardia
Milano, Via Benaco n°16
www.rifondazionelombardia.it
prclombardia@gmail.com

2 x 1.000

Cari compagni e care compagne,
in questo periodo siamo tutti impegnati a produrre le nostre denuncie dei redditi, come compagni/e della sezione territoriale di Rifondazione Comunista ti offriamo l’opportunità di sostenere il lavoro del partito senza nessun costo aggiuntivo.
Nell’allegato puoi trovare le semplici modalità per aderire al 2 x mille indicando il codice di riferimento L19 , per noi è un contributo importante che ci permette di continuare il lavoro intrapreso per rialzare le sorti della Sinistra, a fianco dei movimenti, per costruire una vera alternativa al capitalismo.
In questi anni siamo stati determinanti nella costruzione dell’Altra Europa con Tsipras, nella battaglia per difendere la Costituzione e da sempre per la sua piena attuazione.
Negli ultimi anni abbiamo registrato un progressivo aumento del contributo, questo ci ha permesso di sanare alcune situazioni, sostenere le sezioni e le federazioni per l’uso delle sedi.
Nel salutare vi ringrazio anticipatamente e ci prendiamo l’impegno di fornire i dati della raccolta e la sua destinazione.
Un abbraccio
Gianni Radici

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Eurostop, gli «scontri» erano una fake news. Sospeso il diritto di manifestare

di Roberto Ciccarelli

Contro il vertice Ue. Sfila da Testaccio a Bocca della verità il corteo “Eurostop”. Lo spezzone più stigmatizzato circondato a Bocca della Verità in una città militarizzata e deserta. 122 manifestanti provenienti da Piemonte, Nord Est e Marche trattenuti per ore a Tor Cervara. Gli è stato negato il diritto di manifestare

La sospensione del diritto di manifestare è stata dichiarata ieri a Roma, dentro e fuori il raccordo anulare. Una fortezza ampia decine di chilometri quadrati ha inglobato la Capitale per proteggere capi di stati e primi ministri europei asserragliati nel Campidoglio, dietro le grate e una quarantina di mezzi anti-sommossa schierati in massa in via Petroselli. Duemila persone sono state controllate, trenta i fogli di via che hanno colpito altrettanti manifestanti, sia al corteo del mattino «La nostra Europa», sia a quello del pomeriggio «Eurostop». In possesso dei manifestanti sarebbero stati trovati pericolose felpe con il cappuccio, kway, fumogeni.

Centoventidue persone sono state bloccate ai varchi di Roma Nord a bordo di pullman e auto e sono state trasferite alla questura di Tor Cervara con motivazioni pretestuose. Provenivano da Torino, dal Nord Est, dalla Toscana e dalle Marche e sono state trattenute per almeno sei ore. I manifestanti bloccati hanno organizzato un corteo di protesta in un parcheggio vuoto e assolato. In diretta telefonica con lo spezzone del corteo «Eurostop», aperto da una gigantesca bandiera con lo slogan «Generazione ingovernabile», uno degli attivisti ha denunciato la detenzione preventiva e selettiva, quello che nel decreto Minniti è stato definito «Daspo urbano». Dopo un’attesa di tre ore, solo grazie a una telefonata con il prefetto Mario Morcone, l’europarlamentare Eleonora Forenza è riuscita a entrare in un ufficio che è sembrato essere usato per l’identificazione dei migranti insieme a Nicoletta Dosio e al giornalista Checchino Antonini. Dopo le 19 erano trattenute ancora 24 persone, cinque rinchiuse dietro una vetrata chiusa per accertamenti. Avevano precedenti, ma nessuna condanna. A un manifestante è stato trovato un coltellino per tagliare il formaggio.

Sono questi gli elementi che hanno causato una sospensione dello stato di diritto e il divieto preventivo a manifestare, in una giornata che ha confermato la rappresentazione oligarchica di un’Unione Europea separata dai cittadini e che tratta il dissenso schierando 5 mila agenti e mezzi come in una guerra civile.

Il corteo «Eurostop», circa 5 mila persone, è partito da piazzale Ostiense con un paio d’ore di ritardo a causa del blocco preventivo dei manifestanti. Ha sfilato dentro Testaccio in un clima surreale, serrande abbassate, vetrine di banche sigillate, mentre qualcuno faceva capolino dalle persiane socchiuse. È questo il frutto della più clamorosa, e infondata, narrazione tossica degli ultimi tempi: quella su «scontri» animati da «black block» che, com’era prevedibile, non ci sono stati. Una manifestazione eterogenea, con posizioni che andavano dalla richiesta di uscita dell’Italia dall’Ue e dall’euro alla lotta contro sovranismi, populismi e nazionalismi, è riuscita a non scrivere la sceneggiatura già pronta condita da un allarmismo apocalittico criticato anche dal questore di Roma Guido Marino.

Il corteo si è snodato velocemente tra le stradine di Testaccio e, giunto sul lungo Tevere ha incontrato il primo schieramento di Carabinieri sul ponte Sublicio. Tre file di camionette e di uomini rivestiti di armature, caschi calati sul volto. Una volta defluita la testa del corteo, tra bandiere del sindacato di base Usb e quelle dei movimenti per la casa, in coda al corteo lo spezzone «generazione ingovernabile» ha indugiato per qualche minuto sul lungotevere Aventino. A quel punto si è creata una distanza di almeno cinque-seicento metri con il resto del corteo che già svoltava per Bocca della Verità verso il Circo Massimo. Lo spezzone di un migliaio di persone era immobile, non aveva alcuna intenzione offensiva, nessuno indossava caschi o foulard, e non ha tentato alcuna deviazione. Dietro i carabinieri del ponte Sublicio ostruivano la via di fuga.

All’improvviso, dalla curva del Circo Massimo, è spuntato un camion idrante seguito da due camionette e agenti in piena carica. Sul lungotevere si è avvicinato minaccioso un camion idrante e altri agenti con i manganelli. Un’operazione immotivata che ha circondato lo spezzone più stigmatizzato. La foga della carica ha spaventato manifestanti inermi che hanno provato a scappare per la salita di Vicolo di Rocca Savella inseguiti da agenti con caschi e manganelli. Un’operazione che ai presenti, e in diretta Tv, è sembrata del tutto gratuita. «Una provocazione» l’hanno definita i manifestanti. Che, invece, sono rimasti lucidi e fermi, mentre alcune persone – tra cui uno dei promotori di «Eurostop», Giorgio Cremaschi – si sedevano tra i mezzi blindati e i poliziotti per impedire le violenze contro i manifestanti. Alla fine i mezzi sono arretrati per centinaia di metri e lo spezzone è riuscito a entrare in piazza della Bocca della Verità presidiata centinaia di agenti in attesa dello scontro finale. Per la questura di Roma è stato «sventato un chiaro progetto di devastazione della città». Più probabilmente è stata sdoganata la presunzione di colpevolezza basata su suggestioni mediatiche e non fatti.

Roggia Regola, lavori e campagna elettorale

Roggia Regola, lavori e campagna elettorale

Finalmente il Comune di Mortara ha deciso di mettere mano alla sponda della Roggia Regola nel tratto tra Via Belvedere e Via Albonese.

Ricordo che ciò avviene dopo che, per anni ed anni, le proteste dei residenti sono rimaste inascoltate.

Innumerevoli sono state anche le nostre prese di posizione, corredate da proposte precise.

Ad esempio, proponemmo a suo tempo, che i soldi dati al Comune per la compensazione dell’elettrodotto destinati alla viabilità fossero utilizzati in via prioritaria, per la sistemazione della sponda della Roggia Regola.

L’Amministrazione Comunale, come usa fare di solito, ha sempre evitato di risponderci direttamente, preferendo, ogni tanto, parlare di “competenze non chiarite con l’Est Sesia”, sostenere che “non c’erano i soldi”, eccetera, lasciando, così, marcire il problema.

Adesso, poiché le elezioni comunali sono imminenti, si provvede.

Tuttavia, come al solito, sarebbe stato possibile, visto che si metteva mano ai lavori, agire diversamente: ad esempio riteniamo che sarebbe stato molto più efficace coprire il tratto di roggia tra la fine di Via Belvedere e la vecchia strada per la Madonna del Campo.

Ciò avrebbe permesso di allargare le strade in questione che, al momento risultano essere oltre che molto strette, anche pericolose poiché la strada per la Madonna del Campo che costeggia la  Roggia Regola è priva di guard-rail.

Quando ho fatto presente questo aspetto al Direttore dei lavori, questi mi rispose che “mancavano i soldi”.

La solita scusa!

Mi rendo conto che i Comuni sono stati sottoposti a tagli consistenti da parte dei vari Governi nazionali (compreso quello di cui, a suo tempo, faceva parte la Lega Nord), ma l’Amministrazione Comunale ha speso ben 100 mila euro per la cosiddetta “sicurezza” (senza ottenere alcun risultato apprezzabile neppure su tale versante).

In campagna elettorale si parla spesso di “attenzione alle periferie”, ma l’Amministrazione Comunale dimostra con i fatti di tenere in alcun conto.

TERESIO FORTI

Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista


Articolo tratto da L’Informatore

Tratto da: l’INFORMATORE del 31/03/2016

MORTARA SULLA ROGGIA REGOLA

Strada ristretta dal cedimento.

L’intervento di Rifondazione

Mortara – La sponda della Roggia Regola, tra Via Albonese e Via Beldiporto quando tra pochi giorni tornerà l’acqua per l’irrigazione dei campi, continuerà ad erodersi, con grave pericolo per la circolazione dei mezzi.

L’esponente mortarese di Rifondazione Comunista TERESIO FORTI su questo tema osserva:

“Rimango trasecolato dalle affermazioni dell’assessore ai lavori pubblici Marco Vecchio, il quale afferma che “non di è ancora capito chi paga”, che “ci sarebbero lungaggini burocratiche”, che “costerebbe 100.000 euro”.

Insomma si esibisce in un perfetto scaricabarile”. Il problema è annoso. “Ricordo che ci capitò di sollevare parecchie volte il problema – dice Forti – con proposte precise. Più di un anno fa, l’8 marzo 2015, proponemmo di destinare i soldi per la viabilità, invece che alla rotonda del campo sportivo, alla riparazione della strada franata a causa della Roggia Regola”.

Sempre Forti il 5 ottobre 2014 chiese “un interessamento particolare per riparare la strada”. “Potremmo ricordare altri nostri interventi sulla questione Roggia Regola – strada, ma credo che i due sopra ricordati dimostrino che il problema esiste ormai da troppo tempo, senza che l’Amministrazione Comunale intervenga.

E’ questa l’attenzione alle periferie promessa dall’Amministrazione al tempo delle elezioni?”.