Mese: giugno 2017

Scioperi FCA, Prc: “Contro Marchionne, lavorare meno lavorare tutti”

Scioperi FCA, Prc: “Contro Marchionne, lavorare meno lavorare tutti”

Oggi, 30 giugno, ci saranno scioperi su tutti i turni presso gli stabilimenti FCA di Termoli, Cassino, Pomigliano, Melfi e della Sevel di Atessa.
Non solo. L’1 e il 2 luglio gli Operai Autorganizzati Molise e la Rsa Usb di Termoli, dando seguito agli scioperi del 2016 contro il sabato lavorativo, bloccheranno la produzione nello stabilimento di Termoli.
Le lavoratrici e i lavoratori lottano contro i pesantissimi ritmi di lavoro, contro l’aumento dei turni portati a venti, contro l’uso dei trasfertisti, per la stabilizzazione dei precari.

Insomma contro il modello Marchionne. In effetti la gestione della produzione FCA, che impone il lavoro straordinario di sabato e domenica per parte dei lavoratori mentre mantiene altri a casa in Cassa integrazione, è l’esempio lampante di come la proposta della riduzione dell’orario di lavoro “lavorare meno, lavorare tutti” e dell’aumento generalizzato dei salari sia non un semplice slogan, ma una necessità reale, praticabile da subito e non più rinviabile.

Si tratta di una lotta che può unire i lavoratori della logistica a quelli delle fabbriche, comprendendo i lavoratori all’estero quali, ad esempio, quelli dello stabilimento FCA in Serbia.
L’unità dei lavoratori può costruirsi a partire dalle comuni gravi condizioni di lavoro e dai bassi salari dei lavoratori FCA, in Italia e all’estero.
E soprattutto nella consapevolezza della necessità di contrastare le politiche di governi che hanno regalato alle imprese provvedimenti come la riforma Fornero ed il Jobs act.
Rifondazione Comunista appoggia convintamente tutte le mobilitazioni per riconquistare diritti, migliori condizioni di lavoro e salario.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-Se
Enrico Flamini, segreteria nazionale Prc, responsabile lavoro
 

Trenord: storytelling della vergogna

Trenord: storytelling della vergogna
Adriano Arlenghi
Lo diceva Terzani parlando ovviamente di geopolitica e di avvenimenti internazionali. Diceva : ci sono momenti nella storia in cui accadono cose per cui capisci che da quel momento in poi nulla sarà come prima, che la storia quella con la esse maiuscola avrà una accelerazione e modificherà i comportamenti individuali e collettivi.
Così a mio parere sta accadendo oggi sulla capacità di Trenord e di regione Lombardia di gestire le linee che fanno capo alla lomellina. D’accordo dicono alcuni abbiamo il treno diretto a Shangai dove le merci viaggiano veloci e sicure, ci piacerebbe che anche per chi lavora e studia ci fosse un trattamento meno disumano.La goccia che a mio avviso farà traboccare il vaso della rassegnazione è avvenuto ieri pomeriggio. Pioggia, un temporale, uno schianto di alberi sulla linea . Cinque ore di blocco alla circolazione, migliaia di pendolari abbandonati con un’ informazione posticcia e vergognosa, burocratica e inutile. Pensate: parlava persino di “relazione” per indicare una tratta ferroviaria bloccata. I video che ormai nel tempo del digitale in tempo reale corrono per il web raccontano della vergogna dello sfascio di Trenord, della sua incapacità di gestire la minima emergenza. Pendolari rassegnati ma anche decisamente arrabbiati. Non è possibile dicevano alcuni che davanti ad una emergenza come quella di ieri, davanti a migliaia di persone allo sbando non abbiano una “risorsa umana” da inviare sul luogo a gestire la marea crescente del casino.In mille come al tempo di Garibaldi ho scritto nell’attesa sui tanti social che ormai parlano di questa linea con ironia, frecce della risaia appunto, di un treno fantasma.

“Ormai la linea è ridotta ad un colabrodo. La politica sta a guardare e i pendolari assistono impotenti al tempo di attesa che si allungano nei tabelloni al neon. Cinque ore per i più sfigati. Informazioni criptiche, gente rassegnata. La linea è ormai al collasso totale nell’ indifferenza di tutti. Alcuni scherzano facendosi un selfie, viaggiano in rete le immagini di una donna che non riesce a scendere da un treno abbandonato fuori dalla stazione di Corsico, una signora minuta e triste è seriamente preoccupata perché non ha nessuno che vada a ritirare i bambini piccoli all’asilo. Molti dicono con determinazione ora basta. Succederà qualcosa nelle prossime settimane? Che so una promessa, una proposta.. oppure come sempre il popolo lomellino ingoierà e metterà nel dimenticatoio anche queste settimane d’inferno? I treni delle 16 intanto riescono ad Mortara con alcune carrozze al buio, però in compenso fa freddo e dunque una volta tanto l’aria condizionata non serve, alle 22,20. Adriana che abita ad Albonese dice: sembra quasi di essere in discoteca.

Alla stazione di Mortara si sgattoia via veloci, facce arrabbiate, facce che si vergognano di avere una dirigenza, quella di Trenord, dall’aspetto impresentabile. Sarà anche la sfiga , sarà che i temporali si accaniscono contro di noi , che guidatori impazziti si schiantino sui passaggi a livello , che vandali improvvisati azionino le porte di sicurezza, sarà anche questo ma rimane il fatto che la linea , le linee afferenti a Mortara hanno raggiunto ormai un livello di decenza e di efficienza molto più basso degli anni ottanta. Quando i comitati pendolari erano forti e alzavano la voce. E ottenevano risposte.

“Tutti a protestare a Palazzo di Lombardia” dice qualcuno. Io propongo invece di chiedere nel frattempo un consiglio comunale aperto urgente a Mortara da cui nasca la delega affinchè un impegno istituzionale coerente e continuativo del Comune, del Sindaco permetta di garantire diritti e sicurezza ai suoi cittadini che viaggiano. La richiesta di andare a battere i pugni, in senso simbolico ma con determinazione, sui tavoli appropriati di Regione Lombardia e di Trenord.

Ci sono momenti in cui la storia diceva Tiziano Terzani ha una accelerazione. Questo è uno di quei momenti. Non è tempo di cronaca, di pazienza, di attesa di mondi migliori. La politica svolga il suo compito. Si attivi. Prima che sia tardi, prima che la gente perda definitivamente la pazienza e si sostituisca ai decisori politici per chiedere ciò che le spetta. Che poi non è tanto: semplicemente la possibilità di avere certezza di un orario, condizioni di viaggio almeno simili a quelle del ‘900, capacità di gestione delle emergenze, la possibilità di viaggiare sulle carrozze senza dovere tenere aperto l’ombrello.

Amministrative 2017 – sul risultato di Padova

Smaltita, abbastanza velocemente, la moderata euforia per quella che è pur sempre una vittoria, forse si può cominciare a fare qualche considerazione senza troppe pretese sul voto amministrativo a Padova.

A chi non vive qui immagino possa sembrare strano che, con tutte le sue contraddizioni, la pura e semplice sconfitta delle destre sia comunque da considerare in sé un successo.

Bisogna però tenere conto che questa non è una qualunque città dove la saldatura tra lega e destra ha governato il comune, per fortuna solo per meno di 3 anni, facendo danni paragonabili a tante altre amministrazioni di colore diverso. Questo è stato un autentico laboratorio avanzato per sperimentare le politiche di divisione, emarginazione, taglio dei servizi, chiusura degli spazi di democrazia, istigazione alla guerra tra poveri che sono alla base della strategia politica di Salvini&C.

L’amministrazione Bitonci non si è limitata a prendere i provvedimenti razzistico-folkloristici, come la limitazione degli orari di apertura dei kebab, che hanno avuto risonanza nazionale.

Ha tagliato dal bilancio dieci milioni destinati alla spesa sociale.

Ha cambiato il regolamento per l’assegnazione delle case popolari, escludendo nei fatti non solo i migranti “stranieri”, come sbandierava, ma anche quelli interni, proprio nel momento in cui la crisi portava sempre più persone a non poter più pagare l’affitto, ma anche i mutui, e praticamente azzerato le assegnazioni.

Ha chiuso ogni servizio di assistenza e accoglienza.

Ha ridotto il problema delle periferie ad una questione esclusivamente di ordine pubblico.

Ha sistematicamente soffiato sul fuoco del razzismo, della paura del diverso, delle divisioni tra “noi” e “loro”.

E come se non bastasse ha tentato in tutti i modi di eliminare ogni espressione di dissenso, vietando, per quanto le competeva, qualunque manifestazione di piazza, politica, culturale e persino ambientalista; ha cambiato il regolamento del consiglio comunale azzerando di fatto ogni dibattito; ha ignorato il crescente inquinamento (Padova è una delle città in cui limiti delle polveri sottili vengono sforati maggiore sistematicità), non prendendo alcun provvedimento ed al contrario incentivando il traffico privato e svilendo quello pubblico; ha tagliato alberi e spinto la cementificazione, affidato parchi pubblici a privati che ci fanno profitti e costruito rotonde, progettato stadi inutili e nuovi ospedali faraonici (in questo, bisogna dirlo, fortemente spronato dalla amministrazione regionale)… L’elenco di nefandezze più o meno eclatanti potrebbe continuare a lungo, ma per brevità si può riassumere il tutto dicendo che non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte, non ha migliorato nulla, ha peggiorato tutto.

D’altra parte non si può certo far finta di ignorare quanto il PD ha contribuito, a tutti i livelli, a creare le condizioni sulle quali la destra ha costruito il suo, per ora momentaneo successo. È stata la precedente amministrazione di “centro-sinistra” a cedere ai privati l’acqua, a mettere le basi per la privatizzazione del trasporto pubblico che poi la destra ha completato, a mettere in vendita parte degli appartamenti di proprietà del comune, ad aumentare il costo dei buoni pasto per gli alunni delle scuole,  e via così elencando. Bitonci e compagnia brutta, sicuramente più beceri negli atteggiamenti, nel razzismo, nella mancanza di rispetto per la democrazia formale e sostanziale, non hanno però fatto scelte poi tanto diverse dal centrosinistra per quanto riguarda le politiche sociali ed economiche.

E neppure si può trascurare quanto decisioni e indirizzi della politica nazionale, dal patto di stabilità ai tagli ai finanziamenti (per restare strettamente su esempi che hanno diretta attinenza con l’attività degli enti locali), abbiano contribuito a fornire alibi e coperture a cattivi amministratori ed agli interessi economici, più o meno leciti, più o meno occulti, che rappresentano, ma anche a fare perdere la fiducia nel concetto stesso di “sinistra”, spingendo molti elettori nelle braccia dei Bitonci e dei suoi simili. E l’insuccesso della lista del PD, che all’interno del suo cartello prende un misero 13%, dimostra come tutto ciò sia stato effettivamente percepito dagli elettori.

Però al di là delle enfatizzazioni giornalistiche, e delle strumentalizzazioni politiche, è nella volontà di reagire a questa situazione che l’esperienza di Coalizione Civica ha trovato le ragioni e la forza per mettere insieme, e far cooperare alla ricerca di una sintesi possibile, persone che non avevano mai fatto politica, persone che sono tornate a farla dopo molto tempo, associazioni, rappresentanze del lavoro, forze politiche e sociali organizzate. Componenti che pure hanno tra loro differenze anche rilevanti, dai cattolici ai centri sociali, da alcuni sindacati di base a parti significative dei sindacati confederali.

È stata unificante l’idea che non si potesse accettare per la città il futuro pianificato da Bitonci, ma che neppure si potesse avere come unica alternativa il PD, il suo progetto liberista e gli interessi che lo appoggiano.

Certo limiti, difficoltà, differenze esistono. E, certo, non si tratta, almeno per il momento, della concretizzazione dell’idea che molti di noi hanno di ciò che dovrebbe essere l’aggregazione della sinistra antiliberista ed alternativa al PD.

Ma altrettanto certamente si è trattato di un percorso, in larga misura autentico, di partecipazione, discussione e costruzione aperto e dal basso, che ha stimolato il coinvolgimento delle persone ed il confronto delle idee. Per questo anche Rifondazione non poteva non partecipare e dare il suo contributo.

Inevitabilmente il meccanismo a doppio turno delle elezioni comunali, ed anche l’eccezionale e forse inatteso risultato numerico ottenuto da Coalizione al primo turno hanno costretto a prendere una posizione netta per il ballottaggio. Una parte, maggioritaria, di Coalizione non ha avuto nessun dubbio o esitazione sull’apparentamento con il centrosinistra, una parte minoritaria avrebbe voluto marcare una differenza più netta tra le due diverse componenti dell’opposizione a Bitonci.

Ha prevalso alla fine, per quanto riguarda Rifondazione ma non solo, la volontà di non introdurre divisioni, non per considerazioni tattiche, ma perché ad insistere sulla priorità assoluta della necessità di cacciare Bitonci  c’era la maggior parte di coloro che pure nella idea di sinistra alternativa e nel rifiuto delle politiche del PD si riconoscono, quelli che le lotte e l’opposizione sociale praticano quotidianamente, ampie fette di elettorato popolare, a cominciare dai migranti, che hanno sperimentato sulla propria pelle gli effetti peggiori della weltanschauung leghista.

I risultati del ballottaggio, vinto per poco più di tremila voti, hanno confermato che, in una città pesantemente spaccata, qualunque divisione avrebbe potuto aprire le porte al ritorno delle destre. Il contributo di tutti, ciascuno per la parte che voleva e poteva rappresentare, ciascuno per le garanzie di credibilità che poteva offrire, è stato determinate.

E la folla festante che dopo la vittoria ha pacificamente rioccupato il municipio, cantando Bella Ciao e, molti, alzando il pugno, conferma che la sinistra dentro Coalizione c’è.

A questo punto si guarda al futuro. Fin dall’inizio Rifondazione, in accordo con una parte numerosa degli aderenti a Coalizione Civica, ha detto chiaramente di non essere disponibile ad accordi di governo, ed ha sostenuto la assoluta necessità di presentarsi con liste e programmi autonomi, come poi in effetti è avvenuto al primo turno.

Coerentemente con questo non chiederemo né accetteremo incarichi di governo di alcun tipo, perché riteniamo che sia il modo migliore per lavorare affinché il programma di CCP, elaborato da commissioni e approvato da assemblee cui hanno partecipato centinaia di persone, e contenente sostanziali elementi di rottura rispetto alle pratiche consolidate delle amministrazioni precedenti, abbia la più ampia applicazione possibile.

Però perché il progetto abbia un senso ed una possibilità di futuro, l’assemblea è, deve essere, sovrana: se deciderà per l’entrata nella giunta noi resteremo nel percorso e continueremo coerentemente a partecipare a tutte le sue articolazioni interne, in particolare a quelle che lavoreranno allo sviluppo ed all’approfondimento del programma, nel rispetto dello spirito con cui Coalizione è nata.

 

Giuseppe Palomba, segretario provinciale PRC Padova

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Amministrative 2017 – sul risultato di Belluno

Una breve riflessione sul voto nel Comune di Belluno –

di Moira Fiorot, segretaria della federazione PRC SE di Belluno e Gino Sperandio

Il Comune di Belluno crediamo sia l’unico capoluogo dove, in queste elezioni, il sindaco uscente, Jacopo Massaro, presentatosi con una coalizione di liste civiche di centro sinistra in contrapposizione con il PD, che correva con la propria lista e un proprio candidato, ha vinto.

E’ stato uno dei pochi candidati sindaci del centro sinistra che sono stati confermati al ballottaggio, tra l’altro in una realtà come il Veneto assai difficile per il fronte progressista.

Ci pare che si possa affermare che da Belluno possano giungere indicazioni che possono essere ritenute coerenti con le tendenze nazionali.

Il dato generale è di un aumento della disaffezione al voto, con un astensionismo di quasi il 50% degli elettori che non si sono recati al voto al primo turno, somma che è aumentata al secondo turno per raggiungere quasi il 60%.

Un candidato autonomo e alternativo al PD della sinistra vince sia al primo turno (dove ottiene più del 46% dei voti) che al ballottaggio dove prende quasi il 65 % dei voti anche grazie al suo smarcamento dal partito di Renzi.

Questa affermazione è collegata al disastro del PD, che a fatica raggiunge il 10% e con un candidato che sta sotto tale soglia, a fronte di un risultato precedente che vedeva il PD e le liste a se collegate superare il 25%.

Ciò si accompagna ad una debacle del Movimento 5 Stelle che non riesce ad entrare in consiglio comunale, prendendo meno del 4%, perdendo i due terzi dei voti rispetto alle comunali precedenti e i 4/5 dei voti ottenuti alle politiche.

I voti persi dai 5 Stelle sono quasi interamente assorbiti dalla Lega, mentre il salasso subito dal PD viene incassato dalle liste sostenitrici dal Sindaco uscente e riconfermato.

In questo quadro una lista civica di sinistra nata dall’esperienza del NO al Referendum Costituzionale “Insieme per Belluno”  raggiunge quasi il 14% dei voti diventando la seconda forza in Consiglio Comunale con 6 consiglieri eletti.

Insomma, a fronte di un forte recupero della destra che in gran parte assorbe il voto grillino in uscita, una coalizione di sinistra autonoma dal PD riesce a frenare il consenso crescente della destra xenofoba proprio grazie alla sua palese e sventolata autonomia dal PD.

Infatti  insieme per Belluno era una lista civica ma dichiaratamente di sinistra nata, come già ricotdato, dalla battaglia per il NO ai referenum del 4 dicembre; in essa come Rifondazione erano presenti alcuni compagn* e vogliamo sottolineare l’ottimo risultato in termini di preferenze della compagna Cristina Muratore e l’entrata in consiglio del nostro simpatizzante Massimo De Pellegrin, da noi sostenuto.

Con un po’ di cura si è riusciti a costruire le condizioni per una lista civica di sinistra che ha come suo fatto costitutivo l’alternatività alle politiche renziane dimostrando sia attrattività che credibilità ove vengano superati personalismi e settarismi, difficilmente comprensibili dagli elettori.

Noi crediamo che questo possa essere un primo passo sulla strada giusta.

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Sul risultato delle elezioni Comunali di Mortara

Mortara – 27 giugno 2017

SUL RISULTATO DELLE ELEZIONI COMUNALI DI MORTARA (Pv)

Mortara è un centro, nel cuore della Lomellina, in provincia di Pavia che, per la prima volta, ha votato con il sistema in uso per i Comuni con più di 15.000 abitanti, quindi con il doppio turno.

Mortara è al centro di una vasta zona agricola, soprattutto riso e mais, ma l’agricoltura attuale occupa pochissime persone, mentre una volta era numeroso il proletariato agricolo. Questo centro aveva anche numerose fabbriche tessili, alimentari, della lavorazione del legno, calzaturiere, metalmeccaniche con una classe operaia numerosa e combattiva.

Un grande processo di deindustrializzazione, simile a quello di molte altre parti d’Italia, ha sostanzialmente distrutto gran parte di questo tessuto produttivo.

Negli anni ’70 il Partito Comunista superava di solito il 40% dando vita ad amministrazioni di sinistra, ma, dal 1992 in poi, anche in coincidenza con lo scioglimento del Partito Comunista, si insediarono amministrazioni di destra variamente declinate: la Lega, Forza Italia, Forza Italia e Lega, poi solo la Lega.

Nonostante la prevalenza della destra la presenza dei comunisti è rimasta significativa esercitando una ferma opposizione alle politiche di privatizzazione, di taglio dei servizi, urbanistiche e ambientali che hanno favorito i potentati economici.

Attualmente il nostro circolo ha 44 iscritti ed è attivo sia sulle tematiche locali che su quelle nazionali ed internazionali.

Nelle elezioni dell’11 giugno abbiamo presentato una lista con il simbolo del Partito formata da compagni in parte protagonisti delle lotte operaie precedenti, in parte collegati ai nuovi movimenti sull’ambiente, per i migranti, ecc.

La nostra lista si è collegata con la lista “Mortara bene comune” essenzialmente formata da compagni usciti dal Partito Democratico che non hanno accettato la deriva renziana e che, nel caso di Mortara, erano fermamente contrari all’accordo della maggioranza del Pd locale con Forza Italia (un accordo poi saltato non per iniziativa del Pd, ma per intervento della Gelmini, era troppo persino per Forza Italia regionale, ma poi mandato avanti nel ballottaggio facendo confluire voti sul candidato del Pd).

Candidato sindaco sia del Partito della Rifondazione Comunista che di “Mortara bene comune” è stato il compagno Giuseppe Abbà, già sindaco comunista negli anni ’70 e ’80 e per molti anni segretario della federazione del nostro partito.

La campagna elettorale è stata condotta sviluppando i temi sui quali abbiamo svolto l’opposizione in città, al di fuori del consiglio comunale, in quanto dal 2012 non eravamo più rappresentati nel consiglio cittadino, pur avendo preso allora quasi il 10% dei voti, a causa delle leggi elettorali antidemocratiche vigenti.

Abbiamo sollevato i problemi della casa di riposo, collegandoci con parte dei dipendenti e dei parenti dei ricoverati, delle case popolari sfitte, ambientali (contro i fanghi in agricoltura), dei tagli ai servizi sanitari, contro le privatizzazioni e la vendita del depuratore con presidi itineranti e volantinaggi.

Il risultato elettorale è stato buono: complessivamente il candidato sindaco Giuseppe Abbà ha attenuto 749 voti pari all’11,71% di cui 518 voti, pari al’8,47% per la lista del nostro partito.

Alla lista di sinistra “Mortara bene comune” sono andati 179 voti pari al 2,93% e 52 voti sono stati dati direttamente al candidato sindaco.

Al ballottaggio, al quale non abbiamo partecipato dichiarando che non avremmo appoggiato né il sindaco uscente leghista, né il candidato del Pd in quanto sostenuto da parte della destra di Forza Italia, ha vinto la Lega Nord.

L’astensionismo è stato molto forte. Comunque il nostro candidato sindaco Giuseppe Abbà è entrato in consiglio comunale.

Dopo 5 anni abbiamo di nuovo una rappresentanza che, partendo dalla ferma opposizione alla giunta leghista, può contribuire a rafforzare le nostre iniziative in città.

Secondo noi si dimostra che, dove si è radicati sul territorio, dove si affrontano i problemi concreti, dove si è chiaramente alternativi non solo alle destre, ma al Partito democratico e alle sue politiche, si può ottenere un buon risultato che può servire a ridare forza all’attività del nostro Partito.

E’ chiaro che ci opponiamo “in direzione ostinata e contraria” in un ambiente difficile, ma pensiamo di continuare a gettare semi per il futuro.

Gianni De Paoli

Segretario del circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

Giuseppe Abbà

Candidato sindaco 

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PD e MDP (di nuovo assente) votano si al CETA con Forza Italia… e contro l’Italia

Dopo l’accelerazione in commissione, basta con il silenzio sul Ceta

Ceta e Ttip. Questo silenzio urla quando, come in questi giorni, come campagna Stop Ttip Italia, insieme a un’ampia coalizione che va da Coldiretti a Cgil, dall’Arci a Acli terra, da Greenpeace a Legambiente alle principali associazioni dei consumatori, ci stiamo battendo con un Libro bianco comune e a colpi di dossier con cifre e fatti, contro la ratifica affrettata da parte del Parlamento italiano del trattato Ceta di liberalizzazione degli scambi tra Europa e Canada

Se la sinistra nel nostro paese è pronta a battersi, scomunicarsi e frazionarsi fino all’ultimo dei suoi atomi su tutte le condizioni, interne e esterne, che la portano a istituirsi, da molti anni è considerata indiscutibile da molti opinion leader l’arena in cui ci si gioca l’assetto produttivo e industriale del paese.
È come se la direzione in cui ci sta portando l’Europa – schiacciamento sull’export senza alcuna attenzione per la densità produttiva, manifatturiera e industriale, del paese, figuriamoci per l’occupazione o per l’ambiente – sia non negoziabile o trascurabile.
Questo silenzio urla quando, come in questi giorni, come campagna Stop Ttip Italia, insieme a un’ampia coalizione che va da Coldiretti a Cgil, dall’Arci a Acli terra, da Greenpeace a Legambiente alle principali associazioni dei consumatori, ci stiamo battendo con un Libro bianco comune e a colpi di dossier con cifre e fatti, contro la ratifica affrettata da parte del Parlamento italiano del trattato Ceta di liberalizzazione degli scambi tra Europa e Canada.
E ieri la commissione Affari esteri del Senato, mentre noi eravamo in piazza del Pantheon a chiedere ai senatori di fermare la ratifica del trattato e riaprire in Europa una discussione più intelligente sulla struttura e la funzione del commercio al servizio delle comunità, dei diritti e dell’ambiente, una maggioranza Pd-Forza Italia-Ap-Autonomie batte Si, M5s e Lega, con Mdp assente e ufficialmente silente, stava consegnando il trattato all’Aula. Poco importa se il 5 luglio un ancor più ampio cartello di realtà associative, produttive e sindacali manifesterà di nuovo e con più forza a Montecitorio, perché ritiene questo gesto irresponsabile.
Se a Bari c’è ferma una nave cargo con tonnellate di grano canadese con problemi sanitari gravi, ultimo caso su decine di altri. Se questo grano cattivo deprime il prezzo nazionale e mette in ginocchio centinaia di aziende a Sud. Se in Canada siano perfettamente legali 99 principi attivi, tra i quali glifosate e paraquat, che l’Italia ha messo fuorilegge vent’anni fa dopo morti bianche di braccianti. Poco importa che la Tuft University statunitense abbia valutato che oltre 30mila posti di lavoro siano a rischio con l’entrata in vigore del Ceta, e ci sia un evidente problema di dumping salariale in molti settori manifatturieri e industriali.
Non si discute che i presunti benefici per pochi settori produttivi – grandi gruppi agroalimentari, la moda che di italiano ci mette solo il marchio, l’energia – li pagheremo con un indebolimento dei nostri principi costituzionali. Anzi: c’è chi rivendica di essere liberista nell’economia e «socialista» nel sociale, come se questo fosse in concreto possibile, e se le disuguaglianze irreparabili nel nostro paese non dipendano anche dall’allegria con cui si sono aperti a una competizione irrealistica interi settori, aumentando il numero di aziende che chiudono, il deficit commerciale, oltre che la conflittualità sociale e la disoccupazione. 106 parlamentari francesi socialisti, di sinistra e verdi, hanno presentato un ricorso alla Corte costituzionale denunciando che il Ceta colpisce i pilastri della loro democrazia primo tra i quali le «Condizioni di base di esercizio della sovranità nazionale», visto che i governi dei Paesi membri non sono solo impegnati a limitare la portata della propria libertà legislativa così da facilitare l’accesso al proprio mercato a «investitori canadesi», ma anche di associare strettamente il Canada e le sue imprese nel processo di sviluppo delle norme nazionali. Denunciano anche che il «Principio di indipendenza e l’imparzialità dei giudici», a fronte dell’istituzione di una Corte internazionale per gli investimenti (ICS) venga danneggiata visto che si mette in piedi un sistema di regolazione delle controversie aperto agli «investitori dell’altra Parte», in un tribunale arbitrale composto da 15 membri nominati dal Comitato misto che gestisce l’applicazione Ceta, è nominato da Commissione Ue e governo canadese e quindi di necessità a rischio di cooptazione e influenze esterne.
Anche il partito socialista spagnolo ha annunciato che ritirerà il suo appoggio alla ratifica del trattato. Ma il Pd e chi lo vuole compiacere non ascolta, non ragiona, e quando non fa comodo dell’Europa fa anche a meno.
La cosa più suggestiva è che si indica nel premier canadese un paladino dell’Accordo di Parigi sul clima, in chiave anti-Trump: peccato che il Canada, mancherà sia il proprio impegno di riduzione delle emissioni per il 2020 sia l’obiettivo al 2030; spende 3,3 miliardi di dollari l’anno in sussidi pubblici ai combustibili fossili, tra cui l’inquinante petrolio da sabbie bituminose.
Per di più le Nazioni unite hanno svolto un’ispezione nelle aree di estrazione e minerarie canadesi nelle scorse settimane e hanno richiamato lo Stato «che esorta le autorità canadesi e il settore delle imprese a rafforzare i loro sforzi per prevenire e affrontare gli impatti negativi sui diritti umani delle attività produttive in patria e all’estero».
La delegazione ha inoltre sottolineato «l’importanza di proteggere i difensori dei diritti umani e gli ambientalisti dalle aggressioni e dalla violenza e la necessità per il governo di rafforzare l’accesso agli strumenti legali di ricorso per le vittime di abusi di diritto» visto che ben 30 persone sono morte in questi contesti denunciando pratiche delle imprese canadesi in patria e fuori.
Sinistra italiana, qualche voce sparsa di Articolo 1, ammutolita dall’assenza al voto in commissione, fuori dall’emiciclo Rifondazione e Altraeuropa, sono i pezzi della sinistra istituita, insieme a M5s e alle destre , che hanno preso la parte del buon senso. Il Ceta, il Ttip, ma più in generale l’impatto e il cambiamento di queste agende distruttive sono, per tante e tanti invece, il cuore e il senso delle relazioni con la politica nelle istituzioni. Si può non essere d’accordo nel merito, e discutere fino allo sfinimento. Ma il silenzio no, non se lo possono più permettere.

Venezuela, Prc: «Governo italiano e UE condannino terrorismo, smettetela di sostenere opposizione golpista»

Venezuela, Prc: «Governo italiano e UE condannino terrorismo, smettetela di sostenere opposizione golpista»

«Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea condanna energicamente i fatti accaduti ieri nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, con un attacco armato alle sedi del Tribunale Supremo di Giustizia e del Ministero per il potere popolare degli Interni, Giustizia e Pace, che si trovano entrambi a Caracas.
Esigiamo dal governo italiano un’esplicita condanna del terrorismo, il rispetto dei poteri istituzionali legittimi, la non ingerenza negli affari interni del Venezuela e l’appoggio al dialogo tra le parti che ha avuto il sostegno del Papa e di ex-Presidenti.
Quanto sta accadendo dimostra il carattere golpista di una parte dell’opposizione che è stata con troppa superficialità e in maniera irresponsabile appoggiata da diversi governi europei ed anche dal PD, nonostante gli appelli e gli avvertimenti dello stesso Papa Francesco.
Perfino il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani si è avventurato in dichiarazioni contro il legittimo governo venezuelano che di fatto hanno legittimato i golpisti.
In troppi stanno sostenendo le medesime posizioni di Trump invece di lavorare per il dialogo.
Il PD e le altre forze politiche devono spiegare al Paese se stanno dalla parte dei golpisti o da quella della pace. Non c’è spazio per ambiguità, né per l’uso strumentale della comunità italo-venezuelana.
Il PRC-SE riafferma la propria solidarietà al legittimo governo del Presidente #Maduro e fa appello ai propri militanti e ai sinceri democratici a dar vita a manifestazioni, dibattiti, iniziative pubbliche contro il golpe in atto».

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc
Marco Consolo, responsabile Esteri Prc

Al ‘popolo del Brancaccio’ e a tutti quelli che si uniranno

Al ‘popolo del Brancaccio’ e a tutti quelli che si uniranno

di Anna Falcone e Tomaso Montanari

Vogliamo per prima cosa ringraziare tutte e tutti per l’entusiasmo, l’intelligenza e la passione civile con la quale avete partecipato all’assemblea di domenica, e poi al dibattito sulla rete e nelle tante occasioni di incontro che hanno punteggiato questa settimana.

Crediamo che il più importante risultato di questo nostro impegno comune sia stato aver riunito, dopo tanto tempo, quella ‘maggioranza invisibile’ che con la crisi è scivolata nella precarietà e nel disagio, che non è più ascoltata dalle istituzioni, e che, però, continua a mandare avanti, con immensi sacrifici, questo Paese. La stessa maggioranza a cui è stato fatto credere che non ci fosse alternativa ai tagli alle politiche sociali, alla scuola, alla mercificazione del lavoro e all’azzeramento dei diritti.

E invece l’alternativa c’è, e lo hanno dimostrato a gran voce le tante donne e uomini che il 18, sul palco del Brancaccio hanno dato voce ai problemi più urgenti e alle possibili soluzioni alternative, al dramma della diseguaglianza e alla speranza della rinascita.

A partire dalla rivendicazione dei diritti costituzionali. Che non è da estremisti, ma è il traguardo minimo a cui ambire per costruire un’idea di società e un futuro, per l’Italia e per l’Europa, alternativo al ‘turboliberismo’ e al pensiero unico dominante.

Abbiamo detto a gran voce, e tutti insieme, che il re è nudo. Il re di una politica fatta dall’alto, sulle sigle e sulla spartizione del potere: quel re è nudo. Perché fuori della porta del potere c’è un popolo che vuole davvero ripartire dalle esperienze civiche per costruire l’unità non della vecchia Sinistra, ma della Sinistra che non c’è ancora. E la vuole costruire in modo che non si rompa: e cioè dal basso, sulle cose e sulle persone. Convergendo su un progetto che convinca per concretezza e respiro.

Il 18 giugno, per la prima volta dopo tanto tempo, le forze civiche e di Sinistra che vogliono lavorare costruttivamente a questo progetto hanno iniziato a tratteggiare una piattaforma comune, mettendosi dietro le spalle una stagione di identitarismi, divisioni e personalismi. Fine delle passerelle, delle sigle e della vecchia politica: tutti i partecipanti hanno indicato priorità e idee innovative su cui lavorare per ricostruire la nostra idea di Paese, la nostra idea di progresso e di sviluppo. Un progresso e uno sviluppo umani.

Con un obiettivo finale: la realizzazione di una democrazia compiuta, in cui la libertà, l’idea di giustizia, l’uguaglianza e l’equità sociale, la possibilità di costruire il proprio percorso di vita e felicità sia condizione di tutti, non privilegi per pochi. E uno intermedio, e ad esso funzionale: la ricostruzione della partecipazione politica, della fiducia nelle istituzioni, di una libera e autorevole rappresentanza parlamentare, e l’organizzazione di una azione comune e condivisa nella società, sui territori.

Ora è il momento della proposta. Più che discutere di cosa stiamo costruendo, ci serve concentrarci sul progetto necessario per cambiare la vita delle persone.

Per questo invitiamo tutte e tutti coloro che si riconoscono negli obiettivi emersi dall’assemblea al Teatro Brancaccio a farsi promotori nel proprio territorio di assemblee sul programma aperte alla più ampia partecipazione dei cittadini, convocate e condotte secondo i principi di massima trasparenza, apertura, pluralità e democraticità interna.

Non chiedete il permesso a nessuno, non aspettate segnali dal centro, non perdiamoci nelle nebbie dei giochi politicisti: usiamo l’estate per avviare un grande percorso di ascolto e confronto sui temi!

Vi proponiamo di organizzare dal basso, coinvolgendo tutte le realtà potenzialmente interessate e già attive (singoli cittadini, associazioni, comitati, movimenti, partiti), tutti coloro che possono contribuire alla discussione e alla costruzione di proposte serie ed efficaci. Appuntamenti tematici, possibilmente all’aperto, nelle piazze e nei luoghi di incontro, in tempi e orari in cui donne e uomini, giovani e meno giovani, possano partecipare per fornire idee, mettere a disposizione competenze ed elaborazioni, raccogliere adesioni e discutere tutti insieme di proposte credibili, chiare e innovative.

In questi anni comitati, forze politiche, esperienze civiche e sociali, movimenti, non si sono limitati a protestare contro le politiche di austerità e precarizzazione che hanno impoverito milioni di persone, ma si sono organizzati, hanno analizzato, discusso, elaborato idee e soprattutto soluzioni: ora dobbiamo mettere a sistema, coordinare e affinare questo straordinario patrimonio di idee e proposte.

Da ciascun appuntamento potranno uscire richieste, problemi, nodi, proposte, soluzioni che verranno messi a disposizione del percorso nazionale.

Noi due non potremo essere ovunque: e non vogliamo neanche farlo, perché questo processo parte senza leaders e senza protagonismi. Per continuare a lavorare insieme cercheremo di rendere il sito più efficiente in attesa di darci, in un’assemblea autunnale, una organizzazione condivisa.

Ispiriamoci alla grande figura di Stefano Rodotà, che già ci manca così dolorosamente. Ispiriamoci alla sua capacità di mostrare che il mondo è irriducibile al mercato, alla forza con cui ha messo la conoscenza al servizio della costruzione di una società diversa, al suo stile dolce e fermo.

Non vogliamo in alcun modo limitare il dibattito a temi prestabiliti – anzi, il nostro questionario, già distribuito in sala il 18, rimarrà on line per continuare a raccogliere le vostre idee e i vostri suggerimenti – ma vi segnaliamo una serie di nodi sui quali crediamo che dovremo comunque riflettere insieme.

1) Attuazione della Costituzione

(Sovranità popolare; uguaglianza sostanziale; parità di genere; la democrazia nei partiti e nei movimenti – la separazione fra cariche politiche e cariche istituzionali; cancellazione del pareggio di bilancio nell’articolo 81)

2) Lavoro

(Ripristino dell’articolo 18 ed estensione delle tutele a tutte le forme di lavoro; reddito di dignità – partendo dalla proposta di Libera; lotta alla precarizzazione del lavoro e delle professioni intellettuali; riforma delle 6 ore lavorative e diritto al tempo)

3) Redistribuzione della ricchezza e giustizia sociale

(Riaffermazione del ruolo dello Stato in economia, nelle strategie di sviluppo, nella tutela dei diritti e nella erogazione dei servizi pubblici; diritto a un’equa retribuzione e parità di retribuzione fra uomini e donne: equità e progressività fiscale; strategie di contrasto all’evasione fiscale: tassa patrimoniale; tassa di successione sui grandi patrimoni)

4) Economia, Fiscalità e diritti sociali

(Diritto alla salute e potenziamento della prevenzione; accesso alla diagnostica genetica e alle cure più all’avanguardia; diritto all’assistenza sociale; sostituzione della politica dei “bonus” con servizi socio-assistenziali garantiti; diritto all’abitare e recupero del patrimonio immobiliare esistente)

5) Istruzione pubblica e libertà di manifestazione del pensiero

(Abrogazione della Buona Scuola; gratuità dell’università, da finanziare con la tassa di successione sui grandi patrimoni; potenziamento della ricerca pubblica; accesso alla conoscenza e alle reti informatiche; pluralismo e libertà dell’informazione)

6) Ambiente e patrimonio culturale

(Riconversione energetica ed energie verdi; consumo di suolo zero; un’unica grande opera pubblica: il risanamento ambientale, e la messa in sicurezza del territorio; abrogazione della riforma della conferenza dei servizi contenuta nella Legge Madia; abrogazione della riforma Franceschini e ricostruzione della tutela pubblica)

7) I migranti

(Una politica attiva di accoglienza; cittadinanza; integrazione; attuazione dell’articolo 10 della Costituzione; corridoi umanitari)

8) Giustizia

(La giustizia come “diritto sociale”: politiche di prevenzione, accorciamento dei tempi, certezza della pena, ampliamento dell’assistenza legale ai soggetti deboli e ai non abbienti; avvocati pubblici; contrasto attivo alla violenza di genere; condizioni di vita, sicurezza e diritti dei carcerati; ampliamento delle pene alternative)

9) Politica internazionale

(Il ruolo nell’Italia nel contesto internazionale; l’Italia ripudia la guerra – attuazione dell’articolo 11 della Costituzione; l’Europa: revisione dei trattati, l’euro, la costruzione della cittadinanza europea; no al CETA)

10) Lotta alle mafie e alla corruzione

(Prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata; interdizione definitiva dai pubblici uffici e dalle cariche pubbliche per i condannati per reati contro la P.A.; impiego sociale dei patrimoni confiscati; reinserimento sociale).

Buon lavoro, e a presto

Anna Falcone , Tomaso Montanari

www.perlademocraziaeluguaglianza.it

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L’intervento del nostro segretario nazionale Maurizio Acerbo e gli altri interventi all’assemblea del Brancaccio li trovate qui

Festa al museo contadino

Adriano Arlenghi
Una festa per una associazione culturale è un momento per guardarsi attorno e cercare di capire la complessità del mondo e il piacere della relazione. Una festa per una piccola associazione che tuttavia a Mortara ha inventato nuovi percorsi che sono poi stati realizzati come i gruppi di cammino , anche notturni, oppure il piedibus per i bambini che vanno a scuola. Ancora che ha raccontato la poesia in mille sedi pubbliche e private e cercato di stupire o far pensare con la musica e con i temi scottanti di questo nostro tempo. Una festa perchè Esteban crede di avere ancora molte cose da raccontare. Da qui parte l’invito a tutti di venire a festeggiare con noi, a parlare di cultura in una sede prestigiosa come il Museo di Olevano, ad assaporare la voglia d’estate e giocare con i sogni e con le espressioni più intriganti della letteratura. Altro…
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Ballottaggi / Patta (Prc/SE Lombarda):«La lezione del voto in Lombardia. Alle regionali liste alternative e contrapposte al Pd e al Centro Sinistra».

 

Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea Lombardia

Ballottaggi / Patta (Prc/SE Lombarda):«La lezione del voto in Lombardia. Alle regionali liste alternative e contrapposte al Pd e al Centro Sinistra».

Il secondo turno delle elezioni in Lombardia segna il crollo del PD che trascina con sè anche i propri alleati in coalizioni di centro sinistra variamente articolate.

Nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti il Partito Democratico perde il controllo di 14 governi locali scendendo dai 22 amministrati a 8, mentre il centro destra conquista 13 Comuni,passando da 3 a 16 .

Si tratta di un risultato che è conseguenza in primo luogo delle politiche neoliberiste dei governi Pd degli ultimi anni, con i continui tagli agli enti locali che hanno profondamente minato il ruolo sociale dei comuni resi inutili rispetto alla crescita di disagi, marginalità sociale e perdita di diritti.

E’ anche l’effetto di politiche amministrative, di una gestione del territorio e dei rapporti con i potentati economici locali nei quali il PD è apparso spesso indistinguibile dal centro destra.

La Sinistra antiliberista, pur non vincendo nessun ballottaggio, ha avuto i successi più significativi, andando ben oltre il suo insediamento tradizionale, nei comuni dove ha saputo costruire proposte unitarie radicate nelle società locali nettamente alternative al PD ed ai centri sinistra variamente declinati.

Quanto avvenuto rappresenta una lezione importante per le imminenti elezioni regionali per le quali Rifondazione Comunista è impegnata nella costruzione di liste unitarie alternative al Pd della Sinistra antiliberista, dei soggetti sociali e dei movimenti che in questi anni si sono distinti nell’opposizione alle politiche antipopolari portate avanti sia dai governi nazionali a guida pd che dalla giunta regionale guidata dalla Lega e dalle destre.

Milano, 26 giugno 2017