Mese: agosto 2017

NO ALL’ECO TRASS A MORTARA

NO ALL’ECO TRASS A MORTARA

Come nelle migliori tradizioni italiche, le peggiori decisioni vengono sempre prese nel mese di Agosto.

Nei giorni scorsi, la Conferenza dei Servizi dell’Area Vasta (ex provincia di Pavia) ha autorizzato l’Ecotrass ad installare un suo impianto di produzione di fanghi nel territorio del Comune di Mortara, nell’area Cipal.

Contro questa scelta, ci siamo sempre battuti come Rifondazione Comunista Mortara, a fianco dei vari comitati e dei cittadini del territorio.

Abbiamo da sempre considerato la scelta di favorire produzione e spargimento di questi fanghi come un vero e proprio attentato alla salute dei cittadini di tutta la Lomellina, e un lucroso affare per i soliti noti.

Infatti, con l’aumento dei fanghi sparsi nel territorio, avremo ancor più pesanti ricadute negative sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni.

In questi anni, abbiamo assistito ad un vergognoso scaricabarile tra i vari livelli Istituzionali (Comune, Provincia e Regione).

Tutti a parole erano contro l’Ecotrass, ma nei fatti nessuno ha messo in atto atti concreti per impedire questo scempio.

A partire dal sindaco di Mortara, che confermando la scelta delle precedenti amministrazioni di uscire dalla gestione CIPAL (per motivi di poltrone) si è in questo modo precluso qualsiasi possibilità di opporsi alla Ecotrass.

Sindaco che si è sempre rifiutato di introdurre nel Piano di Governo del Territorio una norma che preveda espressamente che “sul territorio comunale non siano possibili insediamenti di trattamento fanghi o rifiuti”

Non ha emesso nessuna ordinanza che imponga distanze adeguate (500 metri) dalle abitazioni, nonchè un limite ai quantitativi.

Da tutto questo deduciamo che l’opposizione del Sindaco era una pura finzione per ingannare la popolazione in vista delle elezioni.

Dalla Provincia di Pavia che, non avendo, volutamente, nessuna politica di programmazione del territorio di fatto favorisce le scelte della regione Lombardia. Erano sufficienti linee guida che ponessero dei limiti quantitativi allo spargimento e alla produzione dei fanghi per impedire l’istallazione dell’ECOTRASS.

Alla stessa regione Lombardia, che nonostante suoi rappresentanti politici locali si siano vantati pubblicamente di opporsi risolutamente, nei fatti sono stati scavalcati dalla giunta Regionale.

Come Partito della Rifondazione Comunista rimaniamo convinti oppositori di queste politiche scellerate contro le quali continueremo a batterci.

31 agosto 2017 Mortara

Teresio Forti

Gianni De Poli

Giuseppe Abbà

G20 di Amburgo: una delegazione del circolo di Rifondazione Comunista di Partinico incontra Emiliano Puleo

G20 di Amburgo: una delegazione del circolo di Rifondazione Comunista di Partinico incontra Emiliano Puleo
Pubblicato il 29 ago 2017

Partinico 29 agosto 2017 –

Pochi giorni fa una delegazione del circolo di Rifondazione Comunista di Partinico si è recata ad Amburgo per far visita al compagno Emiliano Puleo, detenuto ormai da circa due mesi nel carcere di Billwerder della città tedesca.

L’incontro con Emiliano si è svolto in un clima di forte emozione. Nonostante la prigionia si trova però in buone condizioni anche se la lunga detenzione comincia ormai a farsi sentire. Le lunghe giornate di noia sono alleviate dalle numerosissime lettere che gli arrivano dai compagni siciliani e da ogni parte d’Europa. Il calore e la solidarietà che arrivano all’interno del carcere stanno aiutando ad affrontare la detenzione con maggiore forza e dignità nella consapevolezza di essere dalla parte del giusto. Le assurde restrizioni che la direzione del carcere aveva, inizialmente, imposto sono state allentate e, di conseguenza, i detenuti possono ricevere i libri che, data la situazione in cui si trovano, rappresentano un importante momento di “evasione”.

In Germania l’opinione pubblica tedesca sta cominciando lentamente a prendere consapevolezza di cosa è realmente accaduto nei giorni del G-20 e di come la polizia ha condotto la gestione dell’ordine pubblico. Alcuni filmati, forniti per altro dalla stessa polizia, smentiscono molte delle ricostruzioni che coinvolgono i manifestanti arrestati in quei giorni.

La delegazione ha inoltre incontrato il deputato della “Die Linke” Martin Dolzer , portavoce Giustizia del gruppo della sinistra tedesca nel Parlamento di Amburgo. Il parlamentare ha spiegato che, proprio a ridosso del vertice, sono state inasprite le norme che regolano le manifestazioni di piazza; ha sottolineato come il capo della polizia tedesca si sia contraddistinto per la sua linea dura e poco rispettosa dei diritti umani. Ha inoltre rilevato un atteggiamento di accanimento, soprattutto nei confronti degli “stranieri”, da parte dei giudici tedeschi; questa linea dura proprio ieri ha fatto la prima vittima. Il processo nei confronti di un manifestante olandese si è concluso infatti con la condanna, senza il beneficio della condizionale, a due anni e sette mesi di detenzione, pena perfino più elevata di quella richiesta dal pubblico ministero stesso che era di un anno e nove mesi. Cogliamo l’occasione per esprimere la nostra solidarietà e vicinanza al compagno olandese, vittima designata di una giustizia che, in questa occasione, si sta dimostrando estremamente iniqua. Se queste pesanti condanne saranno applicate anche nei prossimi processi, conclude Martin Dolzer, ciò si configurerebbe come un attacco inaccettabile e preoccupante sui diritti fondamentali.

Nei prossimi giorni la difesa di Emiliano sarà affiancata da un secondo difensore per garantire al nostro compagno la massima tutela nella fase processuale. Nel frattempo continuiamo con le manifestazioni di solidarietà e sostegno morale a Emiliano; dopo l’iniziativa svolta domenica scorsa a Partinico, giorno tre settembre in Piazza Verdi a Palermo si terrà un presidio contemporaneamente a un sit-in che si svolgerà davanti al carcere di Billwerder di Amburgo.

–Ufficio stampa PRC Partinico–

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Il programma della festa nazionale di Rifondazione: C’è bisogno di Rivoluzione!

Il programma della festa nazionale di Rifondazione: C’è bisogno di Rivoluzione!
Pubblicato il 25 ago 2017
Il programma completo della Festa nazionale di Rifondazione Comunista, dal 6 al 10 settembre a Firenze:
Mercoledì 6 settembre
Ore 18.30
Apertura della festa in ricordo di Lorenzo Bargellini, a cura del Movimenti di Lotta per la Casa di Firenze. Assemblea ed interventi.
Ore 22.00
Concerto degli Ivanoska (Ska/Pung/Reggae)
Giovedì 7 settembre
Ore 19.00
Di centenario in centenario. L’Ottobre ed il Biennio Rosso
Paolo Favilli, Storico
Roberto Bianchi, professore Università di Firenze
Introduce e coordina Daniele Lorini, PRC Firenze
Ore 22.00
Concerto de LaRoboterie (techno queer project)
Venerdì 8 settembre
ore 16.00
DECRETO MINNITI, DALLA REPRESSIONE DEL DISSENSO ALLA CRIMINALIZZAZIONE DELLA POVERTÀ. QUALI RISPOSTE POLITICHE
Introduce e coordina: Andrea Ferroni, Coordinatore Nazionale Giovani Comunisti/e
Intervengono: Italo Di Sabato, Coordinatore Osservatorio Nazionale Repressione; Fina Fontana, mamma di Emiliano Puleo ancora detenuto ad Amburgo; Davide Rosci, ex detenuto politico per gli scontri di Roma del 15 ottobre 2011
Conclude: Gianluca Schiavon, Responsabile Nazionale Giustizia Prc
ore 18.30
SCUOLA UGUALE PER TUTTE/I E DI FORMAZIONE GENERALE. UTOPIA E/O NECESSITÀ?
Introduce e coordina: Loredana Fraleone, responsabile scuola, università e ricerca
Intervengono: Andrea Bagni ins. sup. Firenze – Altra Europa; Giovanna Montella, docente Diritto pubblico – La Sapienza Roma; Marina Boscaino insegnante superiori Roma – portavoce coord. naz. LIP; Filippo Vergassola resp. naz. Scuola Università e Ricerca GC
ore 18.30
AMERICA LATINA SOTTO ATTACCO
Intervengono: Lucio Manisco, ex giornalista Tg3; un rappresentante Ambasciata della repubblica Bolivariana del Venezuela; Marco Consolo, resp. dipartimento esteri Prc-Se; Geraldina Colotti (giornalista)
Modera: Fabio Sebastiani, direttore ControLaCrisi
ore 21.00
SINISTRA: COME, DOVE E QUANDO.
Intervengono: Tomaso Montanari, storico dell’arte; Paolo Berdini, urbanista, Nicola Fratoianni, segretario nazionale Sinistra Italiana; Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC; Chiara Giunti, L’Altra Europa; Francesca Fornario, giornalista e scrittrice
Sabato 9 settembre
ore 10.30 – LA COMUNICAZIONE POLITICA FRA VECCHI E NUOVI STRUMENTI
Introduce Elisa Corridoni, responsabile comunicazione
ore 10.30 – DIRITTO ALLA CASA E ALL’ABITARE
introduce Monica Sgherri, responsabile casa
ore 15.00 – SOGGETTIVITÀ CONFLITTUALI VERSO I G7
introduce Loredana Marino, responsabile partito sociale.
Intervengono esponenti movimenti, associazioni, forze politiche e sindacali varie
ore 15.00 – ACCOGLIENZA, LAVORO, CITTADINANZA, DIRITTI
introduce Stefano Galieni, responsabile pace, immigrazione, movimenti.
Intervengono: Daniela Padoan, Adif; Federico Oliveri, Centro interdisciplinare Scienza per la pace, Università di Pisa, Amalia Chiovaro, cons. comunale Vinci (Adif), Sergio Bontempelli, Africa Insime-Adif
ore 16.00 – DALLA SANITÀ PER TUTTI ALLA SANITA PER POCHI? INVERTIAMO LA ROTTA
Organizziamo insieme il nostro lavoro
introduce Rosa Rinaldi, responsabile sanità e politiche sociali
ore 16.00 – RIPARTIAMO DAL LAVORO
introducono Roberta Fantozzi, responsabile politiche economiche e del lavoro/programma; Enrico Flamini, responsabile lavoro
ore 19.00 – spazio libreria
Presentazione del libro “I signori della cenere”, con gli autori (Collettivo Tersite Rossi) e Nando Mainardi
Introduce Pietro Casu, PRC Firenze
ore 21.00
CONTRO LA GUERRA, IL RAZZISMO E IL TERRORISMO: PER UNA NUOVA UMANITÀ
intervengono: Carlo Cefaloni, movimento dei focolari, redattore di Città Nuova – Manlio Dinucci, Comitato NO guerra NO NATO –  Paolo Ferrero,  Vice Presidente del Partito della Sinistra Europea – Izzeddin Elzir, Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (U.CO.I.I.) – Lidia Menapace, Partigiana – Letizia Tomassone, Pastora Valdese.
A seguire DJ set Molesti Crew
Domenica 10 settembre
ore 10-16 ASSEMBLEA NAZIONALE DEI SEGRETARI E DELLE SEGRETARIE REGIONALI, PROVINCIALI, DI CIRCOLO PRC-SE
introduce Ezio Locatelli, responsabile organizzazione.
Intervengono Lidia Menapace, partigiana, femminista, saggista; Loris Caruso, studioso movimenti sociali, teoria politica, conflitti del lavoro; Ciccio Auletta, rete delle Città in Comune; Roberta Fantozzi, responsabile programma.
Conclude: Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc-Se
ore 18,30 discutiamo di reddito e lavoro
a partire dal libro di Giuliana Comisso e Giordano Sivini “Reddito di cittadinanza. Emancipazione dal lavoro o lavoro coatto?”
con gli autori, Emiliano Brancaccio, Francesco Caruso, Roberta Fantozzi, Eleonora Forenza
Ore 20.00
Concerto Italica Tarantella Street Band
ore 21.00
Comizio conclusivo
Dmitrij Palagi, segretario provinciale Prc Firenze; Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc.
a seguire:
GANG in concerto

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Migranti, Acerbo: “Di Maio parla come un fascistello. Ormai la gara in Italia è a chi è a più a destra”

Migranti, Acerbo: “Di Maio parla come un fascistello. Ormai la gara in Italia è a chi è a più a destra”

Pubblicato il 25 ago 2017 COMUNICATO STAMPA

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, ha dichiarato: “Di Maio parla come un fascistello. Ormai la gara in Italia è a chi è più a destra.

Se il PD con Minniti mette in pratica le ricette di Salvini a suon di idranti e manganellate, il M5S fa proprio anche il linguaggio di Casa Pound e dei leghisti.

Dopo i fatti gravissimi accaduti ieri, Salvini e Di Maio riescono a difendere persino il funzionario di polizia che incitava a spaccare le braccia. Siamo di fronte a politicanti senza scrupoli assai più pericolosi di quel funzionario che andrebbe sospeso immediatamente.

Per giustificare l’ignavia della giunta Raggi sulla vicenda Di Maio usa il solito slogan fascioleghista: la Raggi deve occuparsi ” prima dei romani”.

Cosa oltremodo grottesca visto che la sindaca M5S nulla ha fatto – per un anno non ha nemmeno attribuito la delega – per affrontare l’emergenza abitativa dei romani come dei migranti.

Se questo è il candidato premier del M5S possiamo dire che purtroppo questo partito ha scelto definitivamente di essere una formazione della peggiore destra.

Noi domani saremo in piazza coi rifugiati, a Roma, alla manifestazione indetta dopo l’indecente sgombero e le violenze di ieri”.

25 agosto 2017

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Migranti, Acerbo: "Di Maio parla come un fascistello. Ormai la gara in Italia è a chi è a più a destra"

Migranti, Acerbo: “Di Maio parla come un fascistello. Ormai la gara in Italia è a chi è a più a destra”

Pubblicato il 25 ago 2017 COMUNICATO STAMPA

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, ha dichiarato: “Di Maio parla come un fascistello. Ormai la gara in Italia è a chi è più a destra.

Se il PD con Minniti mette in pratica le ricette di Salvini a suon di idranti e manganellate, il M5S fa proprio anche il linguaggio di Casa Pound e dei leghisti.

Dopo i fatti gravissimi accaduti ieri, Salvini e Di Maio riescono a difendere persino il funzionario di polizia che incitava a spaccare le braccia. Siamo di fronte a politicanti senza scrupoli assai più pericolosi di quel funzionario che andrebbe sospeso immediatamente.

Per giustificare l’ignavia della giunta Raggi sulla vicenda Di Maio usa il solito slogan fascioleghista: la Raggi deve occuparsi ” prima dei romani”.

Cosa oltremodo grottesca visto che la sindaca M5S nulla ha fatto – per un anno non ha nemmeno attribuito la delega – per affrontare l’emergenza abitativa dei romani come dei migranti.

Se questo è il candidato premier del M5S possiamo dire che purtroppo questo partito ha scelto definitivamente di essere una formazione della peggiore destra.

Noi domani saremo in piazza coi rifugiati, a Roma, alla manifestazione indetta dopo l’indecente sgombero e le violenze di ieri”.

25 agosto 2017

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Sacco e Vanzetti, quando gli italiani erano “bastardi”

Sacco e Vanzetti, quando gli italiani erano «bastardi»

Stati Uniti. Novant’anni fa l’esecuzione dei due anarchici immigrati dal nostro Paese: condannati non solo perché ritenuti sovversivi, ma anche per le loro origini.

Oggi, nell’era di Trump, sono discriminati i nativi, gli ispanici e i musulmani Il 23 agosto 1927, nel penitenziario di Charlestown a Boston, furono giustiziati gli anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.

Al termine di un contestatissimo iter giudiziario, il cui esito aveva suscitato proteste non solo negli Stati Uniti ma anche nel resto del mondo, i due erano stati ritenuti responsabili del duplice omicidio di un contabile e di una guardia giurata, avvenuto il 15 aprile 1920 durante una rapina.

Le prove a loro carico erano indiziarie e forse manipolate a loro danno, un reo confesso del doppio assassinio li aveva scagionati e il giudice che li aveva mandati sulla sedia elettrica non si era fatto scrupolo di definirli «bastardi». Però, nulla di tutto ciò era valso a ottenere una revisione del processo o un provvedimento di clemenza. Solo mezzo secolo più tardi, nel 1977, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis avrebbe riabilitato la loro memoria, riconoscendo i pregiudizi che avevano determinato il verdetto di colpevolezza.

La cattura di Sacco e Vanzetti e la successiva condanna maturarono nell’ambito della Red Scare (la paura rossa), la capillare e draconiana campagna contro i sovversivi che le autorità americane scatenarono nel biennio 1919- 1920, in risposta all’eco della rivoluzione bolscevica in Russia, per il timore che le forze della sinistra estremista conquistassero il potere anche negli Stati Uniti.

In aggiunta a Sacco e Vanzetti, la «caccia alle streghe» del governo mieté ulteriori vittime. Oltre a migliaia di arresti e alla deportazione sbrigativa nei paesi d’origine per più di 500 immigrati radicali privi della cittadinanza americana, due giorni prima che fossero fermati Sacco e Vanzetti, il 3 maggio 1920, un terzo anarchico italiano, Andrea Salsedo, aveva perso la vita, precipitando dalla finestra di un commissariato, in circostanze mai chiarite, nel corso di un interrogatorio.

Come quattro milioni di altri italiani giunti negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e il primo dopoguerra, Sacco e Vanzetti immigrarono in America nel 1908 nella speranza di migliorare le proprie condizioni economiche e di condurre un’esistenza meno precaria di quella che avrebbero vissuto in patria.

Sacco, insofferente della monarchia parlamentare sabauda, fu perfino attratto dalle istituzioni repubblicane statunitensi, alle quali all’inizio attribuì un maggiore rispetto dei diritti individuali e dell’eguaglianza tra le persone. Ben presto, però, in entrambi subentrò la disillusione. Ai loro occhi, gli Stati Uniti non si rivelarono né la terra del benessere né la nazione della libertà. L’America si dimostrò, invece, il paese dove il capitalismo sfrenato provocava lo sfruttamento selvaggio e indiscriminato dei lavoratori. Questa consapevolezza indusse Sacco e Vanzetti a radicalizzare la loro posizione politica.

Aderirono così alla corrente antiorganizzativa dell’anarchismo, che si rifaceva a Luigi Galleani, anch’egli destinato a essere espulso dagli Stati Uniti nel 1919, e alle sue teorie sulla legittimità del ricorso agli attentati politici per distruggere il capitalismo e abbattere lo Stato.

Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale i due si trasferirono temporaneamente in Messico per sottrarsi alla coscrizione, rifiutandosi di fungere da carne da cannone in uno scontro che attribuivano alla mera rivalità tra paesi imperialistici.

Al rientro negli Stati Uniti si ritrovarono invischiati nella repressione governativa che sfruttò l’incitamento di Galleani alla violenza come pretesto per sradicare un movimento quanto mai scomodo nella nazione trasformata dalla vittoria contro la Germania nella principale potenza capitalistica mondiale. La fede anarchica e la renitenza alla leva resero Sacco e Vanzetti i bersagli ideali della crociata contro il radicalismo di sinistra.

A segnare la loro sorte, però, non fu tanto l’ideologia politica quanto l’origine italiana.

Nell’America postbellica era in gioco non solo il futuro del capitalismo, ma anche la natura della società statunitense. La ripresa dell’immigrazione alla fine del conflitto accrebbe la presenza di stranieri provenienti dall’Europa orientale e meridionale e accentuò la reazione xenofoba della popolazione di ascendenza anglosassone.

Gran parte dell’opinione pubblica riteneva che l’appartenenza agli Stati Uniti fosse una questione di sangue e non accettava i nuovi arrivati, ritenendoli individui etnicamente inferiori e inassimilabili perché le loro radici non affondavano nell’Europa settentrionale, a differenza dei discendenti dei colonizzatori dell’America del Nord e della maggioranza degli immigrati giunti fino agli anni Ottanta dell’Ottocento.

In particolare, gli italiani erano accusati di essere incivili, sporchi, violenti, dediti al crimine e, in un’ipotetica gerarchia razziale, più simili e vicini ai neri che ai bianchi a causa del colore olivastro della pelle di molti meridionali e dei loro plurisecolari rapporti con i nordafricani.

Non a caso, tra il 1886 e il 1910, almeno 34 immigrati italiani, in prevalenza siciliani, vennero linciati, cioè furono colpiti da quella forma di giustizia sommaria popolare che nel Sud razzista si accaniva sugli afroamericani. In tale contesto, Sacco e Vanzetti divennero i capri espiatori della protesta nativista contro gli immigrati che non erano di ceppo anglosassone. La loro esecuzione si configurò come una sorta di linciaggio legale, successivo di pochi anni al varo delle misure per limitare gli arrivi da paesi sgraditi come l’Italia, culminate nel Johnson-Reed Act che nel 1924 chiuse l’epoca dell’immigrazione di massa. A novant’anni di distanza, mentre gli incidenti di Charlottesville hanno riacceso la diatriba su chi possa essere considerato un «vero» statunitense e l’appartenenza alla nazione di afroamericani, ispanici e mussulmani è messa in discussione nell’America di Trump, la vicenda di Sacco e Vanzetti resta a monito delle aberrazioni dell’intolleranza xenofoba che periodicamente riaffiora nel paese che ambirebbe a essere la terra degli immigrati per antonomasia.

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=30599

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Incontro dei pendolari della linea Ferroviaria Mortara – Milano e delle altre linee del nodo mortarese

ADRIANO ARLENGHI

Invito!
Incontro dei pendolari della linea Ferroviaria Mortara – Milano e delle altre linee del nodo mortarese.

Palazzo Cambieri Sala conferenze Domenica 3/9/2017 alle ore 10 esatte. Primo Piano. Cartelli indicatori sul posto.

L’incontro è stato voluto da diversi viaggiatori per creare un comitato di utenti capace di dialogare e “battere i pugni” sui tavoli negoziali di regione Lombardia e di Trenord per avere condizioni di trasporto migliori. L’incontro inoltre servirà a dare vita ad un comitato permanente formato da utenti di tutte le città sulla linea, un comitato capace di esprimere la protesta e trasformarla in forza negoziale, capace di chiedere ai sindaci delle diverse città di assumere con più forza la questione delle condizioni di trasporto dei loro cittadini, costretti per motivi di lavoro e di studio a usare il treno.
Palazzo Cambieri dove si svolgerà l’incontro ha un centinaio di posti ed è un edificio storico di Mortara . Si trova in Corso Garibaldi, al civico 48. E’ l’edificio di fronte al Teatro Comunale e ad una piazza denominata e capirete il perchè “Piazza delle palle”.
Lo si raggiunge comodamente in sei minuti a piedi dalla Stazione ferroviaria lungo Via Garibaldi, la grande strada che si snoda proprio di fronte alla stazione. Oppure dal Municipio percorrendo sempre Corso Garibaldi, a piedi ,verso la stazione in sei minuti.
Parcheggi a trecento metri dalla stazione – uscendo sulla destra sino al sottopasso in cui tuttavia occorre girare attorno alla strada e percorrere un centinaio di metri con posti sicuramenti liberi e gratuiti. In alternativa parcheggi liberi in Piazza Silvabella e Piazza Trento e Trieste , gratuiti .
Gli organizzatori dell’evento si riservano di modificare la sede dell’incontro in caso di valutazione di un forte afflusso di persone. Per questo chiediamo di confermare la vostra presenza alla mail : comitato.mimoal@gmail.com

Il costituendo comitato pendolare

Invita i tuoi amici di viaggio, c’è un tempo per arrabbiarsi e un tempo per costruire e dare forma e valore alla tua protesta. Questa è l’occasione! Non mancare il 3/9/2017 a Mortara!

COMUNICATO STAMPA

“Chiediamo un intervento preciso, efficace e prioritario per valutare la situazione sulla tratta ferroviaria Alessandria – Mortara – Milano, realizzare una fotografia dello stato di degrado dell’esistente e determinare misure adeguate atte a ripristinare un risanamento delle condizioni di sicurezza, certezza, informazioni almeno normali nel trasporto pubblico” questo chiedono i viaggiatori della Mortara Milano.

Ormai la linea è ridotta ad un colabrodo dicono in tanti. La politica sta a guardare e i pendolari assistono impotenti al tempo di attesa che si allunga sui tabelloni. Gli ultimi mesi sono stati tutti così. La rabbia dei viaggiatori cresce ogni giorno ed una petizione promossa su Avaaz.org due masi fa ha in soli tre giorni totalizzato circa 1.500 firme di adesione e venti pagine di protesta. Per questo nasce dal basso la voglia di contare di più sui tavoli negoziali, per questo si è pensato di creare un Comitato dei pendolari formato da tutti coloro che usano il treno per lavoro, per studio, per svago e che in progress raccolga anche tutti i bisogni delle linee che transitano per il nodo mortarese. Un comitato rappresentativo delle diverse stazioni sulle tratte che porti alle controparti Trenord e Regione Lombardia l’esigenza di uno sguardo meno distratto e risorse adeguate.

Il giorno 3 settembre, domenica mattina per potere favorire la partecipazione di tanti, viene indetto un incontro pubblico alle ore 10 a Palazzo Cambieri a Mortara, per confrontarci e studiare iniziative e proposte e creare un comitato che ci rappresenti.

I pendolari dicono ancora : non costringeteci a dovere usare l’automobile. E’ un problema di sicurezza, di economicità , di ambiente.

Ogni giorno , i dati sono del 2016, sono quasi 5,5 milioni le persone che prendono i treni per spostarsi per ragioni di lavoro o di studio. Di questi sono 2milioni e 832mila i passeggeri che usufruiscono del servizio ferroviario regionale, divisi tra 1,37 milioni che utilizzano i convogli di Trenitalia e 1,46 milioni quelli degli altri 20 concessionari ,tra cui 712mila Trenord in Lombardia.

Puntare sul trasporto pubblico, noi crediamo , non significa puntare sul passato. Negli ultimi decenni è avvenuto in Italia un cambiamento sociale forte , con centinaia di migliaia di persone che sono andate a vivere nei Comuni intorno ai grandi centri.

L’immagine dice in un suo rapporto Legambiente è quella di un Paese che in treno viaggia sempre di più a velocità  differenti, con prospettive, problemi e speranze molto diverse. L’alta velocità  per gli affari e ” la freccia delle risaie”, così è  il titolo di una pagina su Facebook che raccoglie ogni giorno le proteste dei pendolari lomellini, vigevanesi, abbiatensi per i poveri cristi.

Leggere dentro questi cambiamenti è importante. Lo è perché incrocia i grandi temi dell’attualità  e i problemi che vivono ogni giorno le famiglie, di contrazione della spesa per l’aumento del costo dei trasporti e in particolare proprio di quello legato all’automobile, di inquinamento e congestione delle città ma anche di impegni del nostro Paese nella lotta ai cambiamenti climatici,

Insomma noi crediamo che la lotta sul trasporto pubblico, per un trasporto pubblico più efficiente sia una battaglia di civiltà, un atto di amore verso l’ambiente e la sua gente. I viaggiatori hanno tutto il diritto di poter viaggiare  in modo umano. Questo oggi è solo una delle tante promesse  da Pinocchio che da lustri si riversano sulla tratta. Le immagini del signore che viaggia in treno con l’ombrello aperto, della signora che fa fatica a scendere da un treno rotto in aperta campagna, i trentatré gradi di un termometro dentro ad un vagone sigillato e senza aria condizionata dimostrano in modo visivo e meglio di tante parole il bisogno di un intervento forte,  efficace ed immediato.

Costituendo comitato pendolari linea Alessandria -Mortara – Milano

 

Sgombero con idranti all'alba a Roma è barbarie. Minniti, Raggi e Meloni uniti contro i rifugiati

Sgombero con idranti all’alba a Roma è barbarie.

Minniti, Raggi e Meloni uniti contro i rifugiati

Pubblicato il 24 ago 2017

Maurizio Acerbo segretario nazionale e Stefano Galieni, responsabile Movimenti, Pace ed Immigrazione di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiarano: “Lo sgombero dei rifugiati che dormivano in piazza Indipendenza a Roma, dopo essere state cacciati 4 giorni fa dallo stabile che occupavano, è semplicemente una barbarie. Le immagini delle forze dell’ordine che con gli idranti e le cariche si scagliavano contro un gruppo in cui erano presenti anche donne e bambini sono vergognose.

In questo agosto dell’infamia governo e opposizioni fanno a gara nella guerra ai migranti, con la Meloni che rivendica il merito delle operazioni della polizia del governo PD.

Ricordiamo che nel 2016 l’allora ministro degli Interni Alfano aveva messo lo sgombero dell’immobile di via Curtatone tra gli obiettivi prioritari della Prefettura.

La giunta Raggi si rende corresponsabile di un nuovo episodio di repressione inaudita verso chi invece aveva diritto all’accoglienza.

Con colpevole ignavia la giunta Raggi non ha contrastato uno sgombero che aveva come scopo solo quello di garantire un’operazione immobiliare speculativa, sul solito immobile pubblico svenduto a privati negli anni scorsi e di non aver predisposto un’alternativa per gli sgomberati.

Come Rifondazione Comunista parteciperemo e invitiamo a partecipare alla manifestazione con i rifugiati sabato 26 alle 15 da Piazza Esquilino“.

“Tagliano il pubblico per favorire il privato. Così saltano anche le cure d’emergenza”

Ivan Cavicchi: “Tagliano il pubblico per favorire il privato Così saltano anche le cure d’emergenza”

Pubblicato il 23 ago 2017 di Fabrizia Caputo L’esperto di politiche sanitarie e la crisi drammatica dei presidi ospedalieri   “Dovrebbe essere il luogo d’accesso alle prime cure e agli accertamenti necessari, per essere poi trasferiti nei reparti competenti, ma molto spesso non è così”.

Per il professor Ivan Cavicchi, docente di Sociologia delle organizzazioni sanitarie all’Università di Roma Tor Vergata “il pronto soccorso è la cartina tornasole di tutto il sistema sanitario” e le condizioni in cui versa non lasciano spazio all’immaginazione.

Qual è il ruolo del pronto soccorso all’interno del Sistema Sanitario nazionale?

Si tratta dell’unico elemento di certezza che ha un cittadino perché se non trovo il medico di base corro al pronto soccorso dove sono sicuro che alla fine troverò qualcuno in grado di aiutarmi. Questo accade perché il territorio non risponde e quindi il pronto soccorso svolge anche la funzione di ammortizzatore sociale.

La situazione però è complicata: dai posti disponibili fino al personale.

Direi che non solo è complicata, ma è peggiorata notevolmente perché ai tagli non sono seguite poi le integrazioni: hanno tolto senza compensare e il risultato è quello che vediamo, con i pronto soccorso intasati, e la carenza di personale. Si registrano 60 mila operatori sanitari in meno negli ultimi 10 anni e negli ospedali romani la mortalità nei pronto soccorso è aumentata. Ma non si dovrebbe morire lì, nel caso dovrebbe avvenire nei reparti competenti. Perché tutti questi tagli alla spesa sanitaria secondo lei?

La spesa per la sanità è stata volutamente ridimensionata in favore del welfare aziendale. Questa tendenza è notevolmente aumentata con Renzi. L’obiettivo della sua politica è quello di ridurre l’incidenza della spesa pubblica sanitaria e, allo stesso tempo, defiscalizzare datori e lavoratori grazie al welfare aziendale, dove in sostanza il lavoratore rinuncia ad una parte della retribuzione che andrà a coprire la sua assicurazione sanitaria. L’incentivo sta nella soppressione delle imposte.

In sostanza una penalizzazione del pubblico in favore del privato?

Esatto. In Italia lo Stato va ad incentivare il privato, attraverso le mutue e le convenzioni con le aziende. Il problema è che in Italia si è indebolito troppo il settore sanitario. Ci sono persone che rinunciano alle cure, le liste di attesa sono lunghe perché i posti sono pochi, come il personale del resto, costringendo il cittadino a mettere mano al portafogli per ricorrere alle strutture private.

Una tendenza che però non è certo iniziata con il governo Renzi.

No, il progetto è stato messo in campo precedentemente da Berlusconi con il suo “sistema multi pilastro”, che riguardavano appunto le mutue. Renzi non ha fatto altro che proseguire e attuare questo disegno: ridurre la spesa sanitaria e garantire delle tutele tramite il welfare aziendale e tutto questo ai danni del sistema pubblico.

Quanti lavoratori sono coperti dal welfare aziendale?

Attualmente copre circa 19 milioni di lavoratori. Il dato include anche i famigliari del dipendente, perché hanno la possibilità di usufruire della copertura assicurativa. Rimango però dell’idea che l’assistenza pubblica sia ancora superiore nonostante le difficoltà, perché non deve tener conto di altri fattori come invece devono fare le aziende private che tramite le convenzioni, devono rispettare e rimanere all’interno di determinate tariffe.

Questa tutela aziendale però è rivolta solo a chi un posto di lavoro ce l’ha?

Sì, chi non lavora è completamente escluso dal welfare aziendale, ma per i soggetti più deboli rimangono le strutture pubbliche, le attese e i posti insufficienti.

Il Fatto quotidiano, 22 agosto 2017