Mese: dicembre 2017

«Il Prc/SE per una lista della Sinistra di alternativa alle elezioni regionali lombarde».

Il Comitato Politico Regionale del Prc/SE della Lombardia riunitosi il 30 dicembre 201, dopo ampia discussione relativa alle prossime elezioni regionali sottolinea la gravità della situazione dal punto di vista della democrazia e della libertà di voto, inquinata e stravolta dall’esorbitante numero di firme da raccogliere per la presentazione delle liste elettorali regionali e dalle regole per la certificazione che si configura come una vera e propria selezione a monte della libera espressione della volontà degli elettori e delle elettrici e una tutela impropria di chi è già presente nelle istituzioni.
La denuncia di questo vulnus costituirà un tratto fondante della nostra campagna elettorale a difesa della Costituzione e della democrazia.
Il Cpr da pieno mandato alla Segreteria per procedere alla costruzione di una lista unitaria della sinistra di alternativa insieme a tutte quelle forze e quei soggetti che condividono la nostra collocazione politica e che, al di là del nome che verrà scelto, si dichiareranno disponibili a costruire insieme a noi una lista antiliberista.
[O.d.g Approvato ad unanimità dal Comitato Politico Regionale del 30/12/2017]
«Ordine del Giorno approvato ad unanimità dal Comitato Politico Regionale del Prc/SE Lombardia riunitosi il 30/12/2017».

Il Comitato Politico Regionale del Partito della Rifondazione Comunista della Lombardia, riunitosi il 30/12/2017 denuncia con forza il gravissimo vulnus alla democrazia perpetrato tramite l’abnorme numero di firme necessarie per la presentazione delle liste elettorali e la modalità prevista per la autenticazione delle firme stesse.
Per le elezioni regionali le forze politiche non attualmente presenti in consiglio regionale con propri gruppi sono obbligate a presentare circa 20 mila firme certificate, praticamente equivalenti a quelle necessarie per le elezioni politiche in tutta Italia.
Questo non è un fatto tecnico, è una scelta politica di quelle forze già presenti nelle istituzioni che corrompe la libera competizione elettorale e la possibilità di un ricambio nella rappresentanza politica, un privilegio ignobile e antidemocratico di conservazione dell’esistente.
Tollerare in silenzio che questo accada in Lombardia e non farne un caso nazionale è una cecità politica che tutte le forze che si richiamano alla Costituzione stanno avallando.
Rifondazione Comunista non sta in questo coro e farà di questo punto un tratto della propria battaglia politica nazionale e regionale.
[approvato ad unanimità dal Comitato Politico Regionale del 30/12/2017]

DAL 1° GENNAIO AUMENTI DI CLASSE PER LE BOLLETTE

MAURIZIO ACERBO

DAL 1° GENNAIO AUMENTI DI CLASSE PER LE BOLLETTE
Dal prossimo 1 gennaio, la bolletta di una famiglia tipo aumenterà del 5,3% per le forniture elettriche, per gas del 5%. Mediamente una spesa maggiorata per famiglia di 79 euro.
Saranno colpiti i clienti domestici, ma anche le piccolissime imprese, i negozi, le botteghe artigiane.
Famiglie e piccola imprenditoria pagheranno aumento agevolazioni per le industrie manifatturiere più energivore
deciso pochi giorni fa dal Ministero dello sviluppo economico.
Una scelta di classe a favore dei più ricchi e potenti!
Ovviamente aumentano anche i pedaggi delle autostrade privatizzate.
Questi sono gli effetti di 25 anni di politiche di privatizzazione sostenute da centrodestra e centrosinistra.
Come si fa a non unirsi a #poterealpopolo per dire basta?
https://poterealpopolo.org/potere-al-popolo/manifesto/

Quelli di Potere al popolo già in strada: «Non si vive per lavorare!»

In venti città gli attivisti di Potere al popolo contestano la liberalizzazione (imposta da Bersani e poi da Monti) degli orari dei centri commerciali
di Checchino Antonini

Lavorare per vivere, non il contrario: la questione del tempo di vita da sottrarre ai carichi di lavoro crescenti per chi ha un’occupazione ridiventa centrale nelle vertenze e, dalle vertenze, si riverbera sulla campagna elettorale che entrerà nel vivo non appena sarà ufficiale lo scioglimento delle Camere. Oggi, 26 dicembre, gli attivisti e le attiviste di “Potere al Popolo“, unica anomalia a sinistra nel prossimo scenario elettorale, sono fuori agli esercizi commerciali per opporsi alle aperture domenicali e nei festivi. Si tratta anche di un elemento visibile di polemica con chi ha imposto i dictat del neoliberismo (in questo caso le lenzuolata di liberalizzazioni) e poi si candida a ripararne i danni.

Il programma della lista è piuttosto esplicito quando chiede la riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali, tanto più necessaria a fronte dei processi in atto di automazione delle produzioni e la riduzione dell’orario di lavoro nell’arco della vita, cancellando la controriforma Fornero.

In venti città (Reggio Calabria, Cosenza, Lecce, Napoli, Roma, Torino, Pescara, Genova, Pavia, Padova, Bergamo, Molfetta, Mantova, Salerno, Milano, Livorno, Termoli, Piombino, Castelli Romani, Grosseto) si sono svolti volantinaggi e speakeraggi fuori ai maggiori centri commerciali aperti (solo per nominarne alcuni: Ikea, Carrefour, Auchan, Coop, Conad).

4-e1514331385259Moltissimi clienti hanno consegnato alla cassa il volantino preparato per la giornata per dimostrare la solidarietà alle migliaia di lavoratori e lavoratrici costretti sul luogo di lavoro anche in un giorno festivo come questo, che dovrebbe essere dedicato alla vita, agli affetti, al riposo.

«E’ importante- scrivono i promotori – ricominciare a conquistare spazi e tempi per la socialità e gli affetti. In Italia il processo di liberalizzazione delle attività commerciali comincia con il decreto Bersani e continua con Berlusconi e Monti. La chiamano liberalizzazione ma la libertà è solo quella dei proprietari della grande distribuzione di tenere i centri commerciali aperti più a lungo, senza nuove assunzioni, senza pagare il lavoro notturno e tagliando il costo del lavoro. Chi va a fare la spesa di notte o nei festivi non lo fa per piacere ma spesso perchè sono gli unici momenti in cui può farlo, dovendosi barcamenare tra più lavori, precarietà e flessibilità crescente».
L’invito di oggi, quindi, è per costruire una campagna di opposizione consegnando alla cassa il volantino preparato per la giornata per dimostrare la solidarietà alle migliaia di lavoratori e lavoratrici costretti sul luogo di lavoro anche in un giorno festivo come questo, che dovrebbe essere dedicato alla vita, agli affetti, al riposo.manifestazione ikea potere al popolo

«Oggi – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – siamo con la lista “Potere al popolo” davanti a tanti centri commerciali, a volantinare contro le aperture natalizie dei centri commerciali e in solidarietà con lavoratrici e lavoratori da 4 anni senza contratto. La liberalizzazione selvaggia delle aperture nel settore del commercio è stata un regalo dei governi Berlusconi e Monti alla grande distribuzione. Con il voto del Pd, diretto allora da Bersani, e del centrodestra di Berlusconi e Meloni si è consentito alle imprese della grande distribuzione organizzata, gdo, di spremere lavoratori 365 all’anno e di fare strage degli esercizi di vicinato che non possono competere. Nessun risultato sul piano della riduzione dei prezzi ma perdita del diritto al riposo e alla festa per lavoratrici e lavoratori, nonché ulteriore desertificazione dei nostri centri abitati.2-e1514331423961

Il far west del commercio – mentre in Europa a partire dalla Germania il settore rimane regolato – è uno dei tanti esempi di politiche condivise da centrodestra e centrosinistra. Quel che conta è il profitto e si può aprire non solo il 25 aprile o il Primo Maggio ma persino a Natale. Abolire la liberalizzazione del commercio e le leggi che hanno precarizzato lavoro, fermare dilagare grande distribuzione, restituire vita a città e paesi non è impossibile. I consumatori possono essere accontentati con una turnazione delle aperture regolamentata a secondo delle esigenze territoriali e salvaguardando diritti. Stiamo partecipando e promuovendo la lista “Potere al popolo” perché in Italia c‘è bisogno di un‘alternativa popolare alle politiche neoliberiste degli ultimi 25 anni».

«Avevamo detto che la nostra campagna elettorale sarebbe stata diversa – spiega Savatore Prinzi, del centro sociale Je so’ pazz, da cui è scoccata la scintilla che ha convocato le assemblee per la lista – che sarebbe stata una lotta, un dare voce a chi non ha voce, un fare apparire le esigenze di noi non-rappresentati. Quello che già facciamo ogni giorno, ma meglio. Per noi “vincere” in questa campagna elettorale vuol dire innanzitutto parlare a centinaia di migliaia di persone, imporre al paese, anche per un giorno solo, i nostri temi e le nostre soluzioni – invece di stare sempre a inseguire le stronzate reazionarie di PD, 5Stelle, fascisti… Eccoci qui. Non sappiamo nemmeno se raccoglieremo le firme in tutta Italia, ma già siamo nelle piazze e nei luoghi di lavoro».

«Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, chiede a tutte le istanze le dimissioni del Sindaco di Como Mario Landriscina».

L’ordinanza emanata dal Sindaco di Como Mario Landriscina, sostenuto da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, viola i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica e lede la dignità umana.

Pensare che, anziché combattere le cause della Povertà, il compito di un sindaco sia quello di nascondere l’esistenza dei poveri, vietando la permanenza nel centro cittadino a chi è in condizioni di disagio ed impedendo alle organizzazioni di volontariato di fornire supporto e assistenza, mediante la repressione, è un fatto gravissimo.

Dal famigerato “prima gli italiani” cavallo di battaglia della lega di Salvini si è passati al “prima i ricchi” perché evidentemente i poveri, anche se “italiani” disturbano gli acquisti natalizi.

Questa ordinanza antisociale arriva dopo una serie di provvedimenti che avevano l’obbiettivo di rendere sempre peggiori le condizioni di vita delle persone in condizioni di grave marginalità.

Come Partito della Rifondazione Comunista, crediamo che tutto questo sia inaccettabile e che un Sindaco, una volta eletto e dopo aver giurato sulla Costituzione Antifascista nata dalla Resistenza, debba impegnarsi a tutelarne i principi anche se ciò può risultare di fatto non gradito alle forze politiche che lo hanno sostenuto.

Per tali ragioni il nostro Partito reputa Mario Landriscina non idoneo a ricoprire la carica di primo cittadino e ne chiede quindi, a tutte le istanze le immediate dimissioni».

[Stefano Rognoni, segretario circolo territoriale, Gigi Tavecchio, segretario provinciale Como, Nello Patta, segretario regionale Lombardia, Stefano Galieni, responsabile nazionale Pace e politiche migratorie, Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc/Se].

2×1000: Rifondazione Comunista +32,29%

Pubblicato il 23 dic 2017
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in questi giorni è stato comunicato il dato complessivo ed erogata dal MEF la seconda tranche del “2X1000″relativo ai redditi del 2006 denunciati nel 2017.
Il dato relativo alle indicazioni “L19″, in favore del PRC-SE è positivo, anche rapportandolo ai dati precedenti:
– nel 2015(redditi 2014) abbiamo registrato 46.564 indicazioni “L19″ nel 2015 per 342.732€;
– nel 2016(redditi 2015) abbiamo registrato 46.399 indicazioni “L19″per 459.970€;
– quest’anno, 2017(redditi2016) registriamo 61.383 indicazioni “L19″ per 611.337€.
Il lavoro svolto dal nostro Partito, dalle Federazioni, dai Circoli, dai Regionali, da tutte/i le/i compagne/i ha prodotto un risultato particolarmente significativo ed importante: +32,29% di indicazioni a sostegno del PRC-SE (+14.984 cittadine/i che hanno indicato L19 nella loro denuncia dei redditi) con un incremento di 151.337 € rispetto all’anno precedente (+32,9%).
Il dato è significativo e potremo approfondire ed articolare le nostre valutazioni e riflessioni una volta che il MEF avrà fornito e pubblicato i dati generali e le indicazioni espresse per ogni singola Regione (dati oggi non ancora resi disponibili).
In attesa di questi dati il nostro ringraziamento va al lavoro positivo e capillare svolto dalle compagne e dai compagni di Rifondazione e da tutte/i coloro che ci hanno aiutato a raggiungere questo importante obiettivo: un ulteriore dato che ci spinge a lavorare per rafforzare il nostro radicamento e la nostra iniziativa politica di comuniste/i per la ricostruzione della sinistra di alternativa in Italia, una sinistra antiliberista e anticapitalista che faccia riferimento al GUE/NGL e al Partito della Sinistra Europea.
Nello stesso tempo si evidenzia come vi sia ampio margine di miglioramento e recupero di sostegno ed indicazioni in favore del PRC-SE scrivendo “L19″nella propria dichiarazione dei redditi, rafforzando l’autonomia anche politica del nostro Partito, allargando il sostegno, l’appoggio, la condivisione della nostra azione, contribuendo a procedere nell’azione di risanamento e “messa in sicurezza” finanziaria ed organizzativa del PRC-SE, che purtroppo richiede ancora numerosi sacrifici e grande impegno.
Il dato registrato è significativo e ci consente, ad oggi, di garantire la nostra attività per i primi mesi del 2018.
Occorre ora proseguire migliorando i risultati raggiunti attraverso:
– un potenziamento e miglioramento della prossima campagna sul “2X1000-L19″;
– l’incremento del tesseramento, la raccolta dei “rid“ ed il potenziamento di tutte le iniziative di autofinanziamento individuate, praticate e di nuove azioni possibili da avviare;
– l’attuazione degli obiettivi di risanamento, risparmio e migliore utilizzo del patrimonio immobiliare, fissati nel bilancio preventivo approvato all’unanimità dalla Direzione Nazionale.
Tutto ciò anche a fronte delle prossime scadenze politiche ed elettorali.
Quello raggiunto è dunque un risultato importante, non sufficiente, ma che contribuisce al nostro risanamento e che indica una strada da proseguire.
Abbiamo 14.984 ragioni in più per continuare ad andare in direzione ostinata e contraria.
E’ un buon augurio per il prossimo 2018!
Grazie a tutte/i!

Maurizio Acerbo
Segretario nazionale PRC-SE

Marco Gelmini
Tesoriere nazionale PRC-SE

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Domani scioperano i lavoratori della Grande distribuzione, da quattro anni senza contratto. Prc: "Non facciamo la spesa"

I sindacati del commercio di Cgil, Cisl e Uil confermano la protesta proclamata per domani ultimo venerdì prima di Natale a sostegno del rinnovo del contratto della distribuzione cooperativa e e della definizione di quello della grande distribuzione. I lavoratori impegnati nella grande distribuzione organizzata sono circa 300 mila mentre quelli delle Coop sono circa 5omila.

La protesta sarà declinata a livello territoriale, e vedrà moltissimi lavoratori impegnati in presidi e manifestazioni programmate nei pressi di centri commerciali e Coop o Ipercoop.
Il mancato rinnovo del contratto Nazionale (scaduto ormai da quattro anni) tanto delle aziende associate a Federdistribuzione quanto a quelle della Distribuzione Cooperativa ha portato i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs a proclamare uno sciopero proprio nella settimana calda degli acquisti di Natale.
Le iniziative programmate nei territori (in fase di aggiornamento):
– a Roma lavoratrici e lavoratori si ritroveranno a Piazza San Silvestro alle 9;
– a Milano si svolgerà un presidio davanti la sede di Federdistribuzione. Da qui partirà un corteo diretto a piazza della Scala;
– a Bologna, un corteo partirà dalla Despar di via Stalingrado per arrivare alla sede della Legacoop;
– a Cagliari, presidio e manifestazione davanti La Rinascente di via Roma.

Rifondazione comunista sostiene lo sciopero.

“Il contratto nazionale è scaduto da quattro anni – si legge in una nota della segreteria nazionale – e le aziende non solo si rifiutano di stipulare un contratto nazionale del settore, ma si ostinano a non rinnovare nemmeno il contratto nazionale Confcommercio. Questa situazione generale, che riguarda anche la cooperazione, ricade in maniera pesante sui lavoratori sia dal punto di vista salariale che dei diritti. Basti pensare alle recenti vicende che tra licenziamenti, disdette di contratti di secondo livello e adozione di modelli organizzativi unilaterali, testimoniano chiaramente che le condizioni dei lavoratori continuano a peggiorare. Per questo, in solidarietà e a sostegno della mobilitazione, il 22 dicembre non facciamo la spesa”.

LA FORZA DEL CONFLITTO E DELL’ORGANIZZAZIONE DAL BASSO

Pubblicato il 19 dic 2017

Intervista ai lavoratori del Coordinamento della logistica della Filt-Cgil di Vicenza.

Lunedì18 dicembre. Ho intervistato alcuni militanti del coordinamento della logistica della Filt-Cgil di Vicenza. Da tempo avevamo deciso di documentare il valore di questa esperienza. Le ragioni risulteranno evidenti per chi ancora crede nelle lotte, nel conflitto organizzato, come via necessaria e fondamentale per rovesciare i rapporti di forza con i padroni, oggi decisamente a loro favore.

“Partiamo dalle vostre condizioni di lavoro”.

Paolo, Rsa Filt-Cgil di Vicenza, lavoratore dell’UPS – “Quando ho cominciato a lavorare, circa 17 anni fa, il mio turno cominciava alle 6 o alle 7 di mattina. Finiva quando finivano le consegne. Il furgone era sempre pieno. Dieci-dodici ore prima di poter fare una pausa decente; ma le ore potevano diventare anche tredici… La paga era mensile, calcolata su 168 ore. Se ti prendevi una giornata libera ti toglievano 74-76 euro, se invece ne facevi una in più la maggiorazione era di 66. Tanto per fare un esempio delle sperequazioni. I primi tre giorni di malattia, che da contratto dovevano essere a carico dell’azienda, non ci venivano retribuiti. I contributi, invece, quelli se li trattenevano. I giorni di ferie erano 10, due settimane lavorative. Potevamo farne anche di più, ma senza salario…”.

Manuel, delegato della GLS – “Il nostro è un lavoro che fai se ti piace. Quando ho iniziato non mi pesavano le 12-13 ore di lavoro giornaliero. Ma con il passare del tempo ti accorgi che diventa più difficile. Arrivano i primi guai. Ti vengono le emorroidi per le tante ore passate alla guida, i dolori articolari, il mal di schiena, devi fare i conti con lo stress”.

Paolo, lavoratore UPS – “Ti faccio un esempio per farti capire quanto sia duro il nostro lavoro. Proprio in periodi come questo, di feste natalizie, arrivano nei magazzini lavoratori di una certa età, in genere vicini alla pensione. Vengono perché hanno bisogno di maturare i contributi necessari. Sono senza divisa e con il badge dell’azienda. Caricano anche 100 pacchi nel furgone per le consegne. Non ce la fanno, vanno in confusione, il giorno dopo non li vedi più…”.

Manuel – “Con l’esperienza, bene o male te la cavi, ma non è un lavoro facile”.

Paolo – “Con le lotte abbiamo strappato condizioni di lavoro più dignitose. Adesso facciamo le nostre otto ore di lavoro, parlo per la mia ditta e in quelle dove abbiamo imposto il rispetto del contratto nazionale di lavoro. Questo non vale però per quelli che vengono in questo periodo, i cosiddetti natalini, o quelli che hanno un contratto a termine. Questi continuano a fare le stesse ore che facevamo noi prima. Finiscono quando finiscono le consegne. Hanno un buon salario perché godono delle nostre conquiste, ma sono sotto ricatto. Cercano di farsi vedere, di fare tutto quello che gli viene richiesto perché sperano così di essere assunti a tempo indeterminato. Io capisco che un giovane abbia anche bisogno di guadagnare di più, per sistemarsi ecc.., ma non si può lavorare gratis. Se fai lo straordinario devi fartelo pagare!”.

“Come avete costruito le vertenze, il vostro percorso di lotte e di organizzazione?”.

Paolo – “Abbiamo cominciato in Ups anche con l’aiuto di una brava compagna, Carmen, della segreteria provinciale della Filt-Cgil di Vicenza; lavora negli uffici della mia ditta. Mi ha messo in contatto con il coordinamento Ups che si era costituito in altre realtà. Como, Roma, Firenze, Torino, Milano. Siamo stati i primi a partire, due anni fa. Esattamente il 4 dicembre 2015 abbiamo costretto a sedersi al tavolo la Multinazionale Ups. Da lì è partito il nostro percorso di lotte”.

Manuel – “Questo è stato possibile all’interno della Filt di Vicenza perché il nostro segretario, i nostri dirigenti vengono dalla produzione, conoscono bene le nostre condizioni di lavoro. Il nostro segretario è un ex corriere; riesce facilmente a dialogare con i lavoratori e le lavoratrici, a far comprendere quelli che sono i nostri diritti, quello che non si può accettare”.

Paolo – “Dopo aver portato Ups al tavolo della trattativa abbiamo dato avvio al percorso di costruzione del coordinamento”.

Massimo, del Coordinamento Logistica Vicenza (già segretario provinciale della Filt, oggi in pensione ma sempre attivo nel sostegno ai suoi compagni) – “Abbiamo costruito una piattaforma che poi non era altro che la richiesta di applicazione del contratto nazionale di lavoro aggiungendo anche alcune richieste di natura previdenziale e assicurativa. Abbiamo cominciato a fare assemblee e ad aprire vertenze. Abbiamo fatto assemblee anche con 100 lavoratori in un singolo deposito. Il coordinamento è costituito da rappresentanti di tutte le aziende in cui interveniamo. Uno strumento di direzione ma anche di organizzazione”.

“Come agite praticamente”

Massimo – “Ti faccio un esempio. Se una ditta non concede l’assemblea, oppure licenzia un lavoratore, oppure non vogliono trattare con noi, è tutto il coordinamento che si muove che si mobilita”.

Paolo – “A Bassano abbiamo bloccato il traffico di mezza città per la vertenza con la Bartolini. Ci siamo messi a volantinare in strada, a megafonare, a presidiare i cancelli”.

Massimo – “La stessa cosa abbiamo fatto alla Valentino per la cooperativa che lavora per loro. Siamo andati in 50 per avere un tavolo per la trattativa. Ci siamo piazzati lì davanti. Una cosa enorme per Vicenza. La Valentino è considerata intoccabile”.

Manuel – “Devi capire che noi abbiamo una chat con 300 persone, quasi tutti iscritte al nostro sindacato, e poi ci sono gruppi più ristretti a livello aziendale. Siamo sempre in contatto tra di noi, pronti a mobilitarsi se è necessario. Lo abbiamo fatto anche recentemente, durante un incontro in prefettura”.

Massimo – “Vale il principio ‘Tutti per uno, uno per tutti!’. Siamo arrivati al punto che basta che annunciamo una mobilitazione per ottenere un tavolo di confronto o poter fare un’assemblea. Questo dipende anche dal fatto che le lotte in corso nel nostro settore hanno creato preoccupazione nelle istituzioni e nella politica. Il perché si capisce perfettamente: questo settore è in forte sviluppo con all’interno contraddizioni esplosive, dove i lavoratori stanno alzando la testa”.

“Mi pare che la vostra sia un’esperienza anomala, se così si può dire nel panorama del sindacato confederale, Cgil compresa”.

Massimo – “Noi siamo un sindacato di strada. Siamo, vogliamo rappresentare i lavoratori e i loro interessi, e questo passa necessariamente anche attraverso pratiche conflittuali. C’è una cosa che va messa subito in chiaro. La Filt di Vicenza nei suoi congressi ha votato, a larghissima maggioranza, per la mozione di minoranza ‘Il sindacato è un’altra cosa’. Le nostre pratiche, le nostre modalità di intervento non sono condivise a livello regionale. Non corrispondono ad un certo modo di fare sindacato. Non parlo di Cisl e Uil che non contano nulla e soprattutto non fanno nulla, parlo anche della stessa Cgil. Non corrisponde al loro modo di fare sindacato di tipo verticistico. In Cgil, il calo degli iscritti viene imputato alla crisi. Secondo noi non è così. Da noi gli iscritti sono in aumento. Non puoi far finta di lottare come si è fatto con la riforma delle pensioni della Fornero. Non servono piattaforme lunghe tante pagine. Servono obiettivi chiari, parole d’ordine precise per mobilitare le lavoratrici e i lavoratori. Forse qualcosa sta cambiando. Per il contratto nazionale appena siglato abbiamo fatto 3 giorni di sciopero”.

“Quali sono i vostri prossimi obiettivi”.

Paolo – “Adesso valutiamo i risultati dell’ultimo contratto nazionale. Dopo cominceremo a lavorare per estendere a livello nazionale il nostro coordinamento. Pensiamo di fare una grande assemblea, magari a Vicenza, aperta a tutti/e per organizzare dal basso il nostro settore”.

Manuel – “Noi siamo gente che si muove, abbiamo molti contatti. Io ho parenti a Bologna; anche tramite loro cerco di contattare quelli che fanno il nostro stesso lavoro”.

Paolo – “Il settore è in forte crescita”.

Manuel – “Con lo sviluppo dell’e-commerce – Zalando, Amazon, Alibabà e altri – il lavoro è esploso! A Milano, Amazon porta anche il pane nelle case. Immagina cosa vuol dire fare queste consegne in una città piena di traffico. A Bassano, siamo passati da 40 autisti a 65 e non bastano”.

Paolo – “Tempo fa, facevo 50/55 consegne e ritiri in una giornata. Oggi avevo 78 colli più i ritiri. Adesso nei piccoli paesi fanno ordini di una penna, di uno stendino da 3 euro, con Amazon. Devi capire che siamo di fronte ad una grande trasformazione che non riguarda solo noi. Vado da una ditta qui in provincia di Vicenza a ritirare acquari. Amazon li manda nei suoi centri logistici e li vende poi su internet a prezzi più che competitivi. Vado anche in una fabbrica che fa selle di bicicletta: le mandano in Inghilterra, nei pacchi c’è scritto UK; le vendono a 70 euro; nei negozi costano 100/110; ci vado quasi tutti i giorni. Al proprietario ho detto: “Ti vanno bene gli affari allora”. Mi ha risposto: “Qua ghe xe solo el can grosso che magna”.

Manuel – “Qui cambia tutto. C’è la corsa agli acquisti online. Anche se la gente capisce che qualcosa non va, che ci fanno correre come matti, che le piccole botteghe chiudono, trovano una grande comodità nel farsi portare le cose a casa a prezzi più che competitivi. Non devono vestirsi per uscire né prendere la macchina… e questo nei piccoli paesi è una grossa comodità”.

“Qual è il vostro giudizio sulle vertenze che in tanti magazzini sono state dirette dai sindacati di base, anche nel Veneto e nella stessa provincia di Vicenza?”.

Paolo (parla della sua di Grisignano, dove cè stata una vertenza dura gestita da Adl-Cobas) – “È facile dire che sono andati oltre nelle forme di lotta, ma bisogna conoscere le condizioni di lavoro in quel magazzino. C’erano lavoratori che facevano turni di 14 ore per una paga di 900/1000 euro al mese con contratti part-time di 4 ore. Adesso per rappresaglia vengono chiamati alle 5 del mattino, quando sono già pronti per andare a lavorare, e gli dicono che possono restare a casa, e che lavoro non ce n’è. Non si può andare avanti così”.

Massimo – “In generale mi sento di dire che il sindacato di base ha coperto un vuoto che noi abbiamo lasciato. Bisogna comprendere i bisogni dei lavoratori, dare risposte. Sono stati commessi degli errori, una sottovalutazione o, peggio, c’è stato disinteresse per le condizioni a cui erano e sono costretti in molte realtà”.

“Siamo in Veneto, nella provincia di Vicenza. La composizione della forza lavoro è chiaramente multietnica. Ci sono state tensioni per questo?”.

Massimo – “Tutti mangiamo. Quando arriva il messaggino che abbiamo raggiunto dei risultati in una trattativa, oppure si è aperto un tavolo di trattativa, questo vale per tutti. Nel lavoro le differenze non si vedono”.

Paolo – “Noi parliamo di lavoro: solo questo conta. È chiaro che siamo da una certa parte. Se non fosse così non saremmo qui a parlare con te. Cerchiamo di mantenere la più larga unità, cerchiamo di tenere fuori la politica. Ogni tanto capita che qualcuno, tra le centinaia di persone che sono nelle nostre chat, mandi video sull’islam, sulla gente di colore. Si scatena il putiferio, ma poi la cosa muore lì. Non passa. Quello che ci unisce sono le stesse condizioni di lavoro e lottiamo per migliorarle”.

Intervista a cura di Paolo Benvegnù, segretario regionale Prc del Veneto

Vicenza, 18 dicembre 2017

Potere al popolo, Acerbo: «Ieri è nata l’unica vera lista di linistra: potere al popolo!»

COMUNICATO STAMPA

POTERE AL POPOLO – ACERBO (PRC): «IERI è NATA L’UNICA VERA LISTA DI SINISTRA: POTERE AL POPOLO»

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

«Ieri con tante realtà di movimento, centri sociali, su iniziativa dell’ex Opg occupato Je so pazz, abbiamo presentato la lista Potere al popolo: noi siamo l’unica vera lista di sinistra, nata dal basso, che nulla ha a che vedere coi vari D’Alema e Bersani e tantomeno col PD renziano.

Siamo antiliberisti e con un programma chiaro, rivolto a chi non ha voce, agli sfruttati, alla maggioranza delle cittadine e dei cittadini colpiti da 25 anni di politiche condivise da centrodestra e centrosinistra.

Siamo stati felici non solo per la piena riuscita dell’assemblea che si è svolta ieri al teatro Ambra Jovinelli a Roma, ma anche per le parole di incoraggiamento del coordinatore di Unidos Podemos Alberto Garzon e di Jean-Luc Melenchon: anche in Italia c’è bisogno di una sinistra popolare e noi cominciamo a costruirla».

info: http://poterealpopolo.org

«MILANO 19 DICEMBRE ORE 10:00 PRESIDIO DAVANTI AL PALAZZO DELLA REGIONE PER LA LIBERTA’ DI VOTO E LA DEMOCRAZIA».

COMUNICATO STAMPA:

«MILANO 19 DICEMBRE ORE 10:00 PRESIDIO DAVANTI AL PALAZZO DELLA REGIONE PER LA LIBERTA’ DI VOTO E LA DEMOCRAZIA».
Domani , martedì 19 dicembre alle ore 10, saremo davanti al Consiglio della Regione Lombardia per chiedere al Presidente e a tutti i consiglieri un intervento urgente per garantire la democrazia nella prossima competizione elettorale
In Lombardia il numero di firme richiesto alle forze non presenti in consiglio regionale  per la presentazione delle liste alle elezioni regionali è così  grande  da impedire di fatto la partecipazione di nuovi soggetti.
Basti considerare che il numero di  firme da raccogliere nella sola Lombardia  è la metà di quello previsto nelle elezioni politiche per tutto il territorio nazionale.
Un fatto aberrante in sé, reso ancora più grave considerando la collocazione  della Lombardia  nel nord del paese e la concomitanza della raccolta firme col periodo più freddo della stagione invernale, quando, specie nelle valli alpine, si possono determinare condizioni proibitive.
Siamo di fronte a un fatto gravissimo, un attacco alla democrazia  a tutela dei partiti esistenti che impedisce il ricambio democratico, favorisce l’astensionismo e l’ulteriore distacco dei cittadini dalle istituzioni.
Chiediamo al Presidente della Regione e al Consiglio Regionale un intervento urgente per sanare questo meccanismo antidemocratico, lesivo del principio della libertà di voto,  assumendo due provvedimenti:
-La riduzione drastica del numero di firme necessarie allineandolo  a quello previsto per le elezioni politiche, a seguito del dimezzamento approvato dalla competente commissione della Camera.
– una norma che preveda la delega dei Sindaci nei confronti di cittadini indicati dai comitati elettorali che li autorizzi a certificare le firme per la presentazione delle liste.
Milano, 18/12/2017
La Segreteria Regionale Prc/SE Lombardia