Giorno: 8 aprile 2018

Centinaia di palestinesi ai funerali del fotoreporter palestinese Yasser Murtaja, 31 anni, morto dopo essere stato colpito da un cecchino israeliano

Centinaia di palestinesi hanno partecipato questa mattina ai funerali del fotoreporter palestinese Yasser Murtaja, 31 anni, morto dopo essere stato colpito da un cecchino israeliano nel secondo venerdì di proteste organizzate ieri, 6 aprile, dal gruppo islamista Hamas sulla linea di demarcazione tra la Striscia di Gaza ed Israele, nell’ambito della cosiddetta “Marcia del ritorno” avviata lo scorso 30 marzo. “Mi chiamo Yaser Murtaja, ho 30 anni, vivo a Gaza, e non ho mai viaggiato”, si legge sulla pagina Facebook del fotoreporter ucciso. Secondo quanto si apprende, Murtaja – che lavorava per l’agenzia di stampa “Ain Media” – era a oltre 100 metri dal confine e indossava una giacca antiproiettile con la scritta “Press” quando è stato colpito in un’area scoperta sotto l’ascella.

Le forze israeliane hanno aperto il fuoco da oltre confine, uccidendo almeno dieci palestinesi e ferendone oltre 500 secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano “Jerusalem Post”. Secondo l’Ong britannica “Journalist Support Committee”, altri cinque giornalisti sono rimasti feriti ieri durante le proteste al confine: Adham al Hajjar, cameraman dell’emittente “Medi1TV” ferito da un proiettile al piede; Ezz Abu Shanab, giornalista freelance colpito al piede; Khalil Abu Athreh, cameraman di “Al Aqsa Tv” ferito a una gamba; Ibrahim Zanuon, fotoreporter freelance colpito a una mano; Saber Noureddine, giornalista di un’agenzia di stampa tedesca, colpito da due proiettili all’addome. Decine di altri giornalisti sono rimasti intossicati dai gas lacrimogeni.
Le proteste lungo la linea di separazione tra Gaza e Stato ebraico andranno avanti per circa sei settimane, fino alla Giornata dell’indipendenza di Israele che cade in 14 maggio ed è considerata per i palestinesi la “Nakba”, la catastrofe. Le località coinvolte sono: l’ingresso nord di Ramallah e al-Bireh, dove decine di giovani palestinesi hanno incendiato pneumatici e lanciato pietre ai soldati israeliani; Budrus, Ni’lin e al-Mazra’a al-Gharbiya, nel distretto di Ramallah; l’ingresso nord della città di Betlemme; Tuqu; la Città Vecchia di Hebron/al-Khalil; Azzun e Kafr Qaddum, a Qalqiliya. A Abu Dis, nel distretto di Gerusalemme, sono stati feriti 21 palestinesi.
Le manifestazioni del venerdì in Cisgiordania e Gerusalemme sono state lanciate in solidarietà con la popolazione di Gaza e in segno di protesta contro le aggressioni israeliane in generale.
Al termine della preghiera del venerdì, nel campo profughi “al Masira” di Khan Younes, nella Striscia di Gaza, durante il suo sermone, l’imam ha invitato i fedeli a “combattere per difendere la nostra terra e le nostre rivendicazioni legittime e andare avanti fino alla liberazione di tutta la Palestina”. La guida religiosa ha quindi invitato i fedeli a recarsi in massa alla manifestazione in corso in queste ore lungo la linea di demarcazione con Israele.

Solidarietà del Prc a Lula, al PT e a tutte le forze progressiste e democratiche brasiliane

Solidarietà del Prc a Lula, al PT e a tutte le forze progressiste e democratiche brasiliane
Pubblicato il 6 apr 2018
COMUNICATO STAMPA

LULA – PRC: «NESSUNA GIUSTIZIA NELLA DECISIONE DI CONDANNARE LULA: STRACCIATA LA COSTITUZIONE, CONTRO IL BRASILE E LA SUA SOVRANITA’»
Maurizio Acerbo e Marco Consolo, segretario nazionale e responsabile nazionale Esteri di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, dichiarano:
«Il Supremo Tribunale Federale brasiliano ha compiuto un altro passo del golpe e una violenza contro il dirigente piu popolare del paese, l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva.
Con la condanna di Lula la Costituzione, che sancisce la libertà fino a condanna definitiva, è stata stracciata.
A Lula è stato negato L’Habeas corpus, cioe il diritto di ogni cittadino di difendersi in libertà fino alla ultima istanza. Il STF si è piegato alla scandalosa pressione della Rete Globo, dei settori fascisti della società e del ricatto dei settori reazionari e golpisti delle stesse FFAA.
Non c’è giustizia in questa decisione. C’è una combinazione di interessi politici ed economici, contro il paese e contro la sua sovranità, contro il processo democratico. Sappiamo che Lula è innocente ed è stato condannato senza prove, in un processo illegale in cui giudici notoriamente parziali non sono neppure riusciti ad ottenere uno straccio di prova.
Il PRC ribadisce la propria solidarietà a Lula, al PT ed a tutte le forze progressiste e democratiche brasiliane».
6 aprile 2018

dossier Brasile:
Il processo a Lula: ingiustizia è fatta
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BRASILE: RESISTERE AL GOLPE, A FIANCO DELLA LEGITTIMA PRESIDENTA DILMA
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