IL RITARDO NEL PAGAMENTO DELLE PENSIONI E ALTRE CONSIDERAZIONI SULL’ATTACCO AL SISTEMA PENSIONISTICO

MORTARA 10 gennaio 2016

IL RITARDO NEL PAGAMENTO DELLE PENSIONI E ALTRE CONSIDERAZIONI SULL’ATTACCO AL SISTEMA PENSIONISTICO
Chi si è recato in posta o nelle banche durante il mese di dicembre ha potuto notare un “minaccioso” cartello dove si comunicava che le pensioni del mese di gennaio sarebbero state accreditate e pagate non il primo gennaio, ma il 4 gennaio 2016. Chi si è recato a prelevare la pensione il 4 gennaio nelle banche si è trovato di fronte ad un rinvio per il giorno dopo, 5 gennaio. Anche l’accredito sui conti correnti è partito il 5 gennaio 2016, mentre alla posta l’accredito e i pagamenti sono avvenuti il 4 gennaio, secondo il mandato INPS.
Potrà sembrare poca cosa per le (poche) persone benestanti, ma per chi (ed è la grande massa) deve far quadrare i conti ed è sempre più in difficoltà ad arrivare a fine mese il ritardo di 5 giorni ha creato problemi seri. Pensiamo a chi aveva, ad esempio, mutui o rate di varia natura in scadenza in quei primi giorni di gennaio o a chi, il 4 gennaio o nei giorni festivi precedenti, aveva bisogno di contanti attraverso il bancomat per capire lo sconcerto e la difficoltà di non poter prelevare il dovuto.
Questa vicenda si presta ad amare considerazioni. Intanto: quanto hanno guadagnato le banche sul ritardo, considerato il grande numero dei pensionati e la massa monetaria da erogare? Evidentemente molto. E quanto ha guadagnato l’INPS per i 4 giorni di ritardo? Purtroppo al capitale finanziario viene permesso di agire indisturbato, favorito dai vari governi a discapito della povera gente. E poi continua l’attacco alle pensioni, partito dalla cosiddetta “riforma Dini”, proseguito con lo “scalone Maroni”, con la “legge Fornero”, fino all’attuale campagna sul retributivo-contributivo. Ogni cosiddetta riforma è stata accompagnata, a suo tempo da mirabolanti promesse. In realtà le pensioni sono state intaccate, in futuro saranno sempre più ridotte e si andrà in pensione sempre più tardi. Ricordiamo che le pensioni non sono un favore che viene fatto alla popolazione anziana in quanto sono “salario differito”.
Infine: sarebbe del tutto possibile, vista la potenza produttiva attuale, lavorare meno quindi ridurre l’orario di lavoro e il tempo complessivo di vita da dedicare ad esso, se non fosse che le classi dominanti si appropriano dell’enorme ricchezza prodotta. Non ci deve essere contrapposizione tra giovani ed anziani come si cerca di far passare. L’unica vera contrapposizione, come sempre, è quella di classe.

Giuseppe Abbà
Segretario Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista